Duri come Iron

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Scunthorpe United Football Club
Anno di fondazione: 1899
Nickname: the Iron
Stadio: Glanford Park, Scunthorpe
Capacità: 9.183

Perchè poi uno debba venire a Scunthorpe non si sa. Classica cittadina che potrebbe prendere in prestito l’insegna di benvenuto frutto della genialità di Matt Groening, il papà dei Simpsons: “Welcome to Scunthorpe. We were born here, what’s your excuse?”. Li era Winnipeg, ma il concetto rimane quello così come rimane la domanda: perchè siamo a Scunthorpe? Perchè semplicemente siamo troppo innamorati del calcio inglese per lasciarci sfuggire l’occasione di rovistare nella periferia calcistica albionica, lontana dai lustrini e dal glamour internazionale della Premier ma costellata di realtà che trasudano storia, tradizione e senso di appartenenza. Per cui, eccoci qui. A Scunthorpe un cartello di benvenuto c’è veramente e recita: “Welcome to Scunthorpe, Industrial Garden Town of North Lincolnshire”. Sicuramente industrial, sicuramente town, di garden in realtà se ne percepisce un filo meno la presenza tant’è che qualche bontempone si è divertito a fare una foto a suddetto cartello, annerito dal fumo, con sullo sfondo le ciminiere delle locali acciaierie. Ed eccolo, l’acciaio. Volente o nolente è l’anima della città dal giorno in cui Rowland Winn si accorse che nei terreni di proprietà del padre si poteva estrarre l’ematite, ovvero il minerale del ferro. Era il 1859, qualcuno portò il carbone che in Inghilterra abbondava e le acciaierie cominciarono a spuntare come funghi fino a far diventare Scunthorpe la capitale inglese dell’acciaio, il che comporta il rovescio della medaglia, ovvero la nomea di città non esattamente appetibile al turista. A meno che non si capiti da queste parti per lo Scunthorpe United, come nel nostro caso.

GlandfordPark3Glanford Park sorge poco fuori città, ad accogliervi trovate un arco metallico (ma c’erano dubbi?) che vi dà il benvenuto nel primo dei tanti stadi nuovi che sorgono in Inghilterra. Correva l’anno 1988, Hillsborough doveva ancora arrivare ma l’incendio di Bradford aveva già avuto il suo impatto sull’opinione pubblica e sul legislatore britannico, che come forse avrete intuito è un filo più attento ed equilibrato rispetto al nostro. Lo Scunthorpe, da sempre di casa all’Old Showground, nella difficoltà di adeguare l’impianto alle nuove norme e nella prospettiva di cedere i terreni a una catena di supermercati, optò per il trasferimento e se Dio vuole Glanford Park è distante anni luce dai nuovi impianti fatti con lo stampino, anzi conserva ancora i pali di sostegno alle tribune che danno quel tocco antico che non guasta mai. Piccolo, perchè è piccolo, 9 mila spettatori con 5mila di media nell’ultimo anno in Championship, ma grande quanto basta per lo United e i suoi tifosi, espressione di una comunità di 70mila anime equidistante da Doncaster, Hull e Grimsby. Naturalmente anche l’Old Showground era bello, quel romanticismo old, la tribuna principale con le sponsorizzazioni quasi sempre legate all’acciaio, tra cui il “buy British Scunthorpe Steel” che conserva un certo fascino inspiegabile ancora oggi. E poi era comunque la casa dello Scunthorpe fin dalla sua nascita, il che dovrebbe conferire – e conferisce – il massimo del fascino possibile.

Quando le ruspe hanno demolito l’Old Showground un pezzo di storia dello United se ne è quindi andato. Era cominciata nel lontano 1899, quando il Brumby Hall (Brumby è uno dei cinque sobborghi che nel 1936 han dato vita alla città odierna. Gli altri quattro sono Scunthorpe, Frodingham, Crosby e Ashby) unì le forze a un club locale il cui nome è perso nelle nebbie del tempo. Il calcio nella cittadina dell’acciaio era già arrivato, ma come spesso accadeva non tutte le nuove società sopravvivevano all’entusiasmo iniziale. Ci provarono appunto con lo Scunthorpe United e ci riuscirono, ci proverà il North Lindsey fondato nel 1902 e non ci riuscì, tanto che nel 1910 a sua volta si unirà allo United dando vita allo Scunthorpe & Lindsey United. Il nuovo club passò nel 1912 al professionismo contestualmente all’ingresso in Midland League, che nella testa dei dirigenti doveva essere solo una tappa intermedia verso la Football League. I piani del club non trovarono riscontri però in una realtà che vedrà lo Scunthorpe tentare inutilmente l’ingresso in the League per anni, anni e anni ancora. Vi riuscirà solo nel 1950, quando la Football League decise per l’espansione. La Midland League a quel punto rimase come buon ripiego e i Nuts, anzi i Knuts la vinceranno due volte (1926/27, 1938/39). Non Iron, Knuts, con una K comparsa da non si sa dove ma sostanzialmente il significato è quello, “noci”: questo era in quegli anni il soprannome del club. L’origine la si deve al reverendo Cryspin Rust, che nel premiare il club al Frodingham Charity Trophy definì i giocatori “tough nuts to crack”, noci difficili da rompere. Duri. Come l’acciaio, o se preferite il ferro che con il tempo è diventato il soprannome ufficiale del club. Iron compare anche nel simbolo, uno stemma che uno potrebbe pensare essere stato scippato all’arte sovietica e copiato pari pari nel North Lincolnshire, con la mano chiusa a pugno nel brandire la sbarra d’acciaio che sembra incitare il proletariato alla rivoluzione.

p11806132Il quesito che ci siamo posti inizialmente è: perchè uno dovrebbe venire a Scunthorpe? Una domanda che se fai l’osservatore tendi a non porti, e infatti non se la pose nemmeno Geoff Twentyman. Mr Twentyman lavorava per il Liverpool ed era uno a cui Bill Shankly dava più ascolto che ad altri. Quando il nostro fece presente che nello Scunthorpe United giocava un ragazzotto dal sicuro avvenire, il grande Bill si fidò. Per 35.000 sterline concluse l’affare. D’altronde quattro anni prima dallo Scunthorpe aveva già prelevato il suo portiere, Ray Clemence: perchè non riprovarci? Ci riprovò, e funzionò anche stavolta, perchè quel ragazzotto si chiamava Kevin Keegan e verrà incoronato re ad Anfield. Clemence e Keegan. Due ragazzi cresciuti con lo Scunthorpe, vero, ma rimasti in prima squadra per troppo poco tempo per poterli annoverare tra le leggende del club. Due stagioni Ray, tre Kevin. E d’altronde una squadra dalla scorza dura come Iron è giusto che tra i suoi eroi abbia Jack Brownsword, difensore definito da Sir Stanley Matthews “the best defender in the Second Division”. Nel natio Yorkshire Jack faceva il minatore nelle miniere di carbone e con la maglia claret & blue giocherà per 18 stagioni. Gli attaccanti avversari? Una passeggiata rispetto ai turni in miniera. Lui, sì, duro come l’acciaio. O Jack Haigh, condottiero di mille battaglie, o ancora Barrie Thomas, eccellente attaccante la cui cessione a metà della stagione 1962 metterà fine al sogno First Division per lo Scunthorpe, che giungerà quarto per quello che rimane il miglior piazzamento nella storia del club. Questi giocatori non ebbero tutti il privilegio di indossare la maglia claret & blue del club, stile Aston Villa, perchè questa dal 1959 in contemporanea con il cambio di nome (sparì il “Lindsey”) divenne prima bianca con  risvolti blu, poi interamente rossa tant’è che ironia della sorte Kevin Keegan passò da un club con la divisa interamente rossa ai Reds di Liverpool. Nel 1982 qualcuno ebbe l’intuizione e furono reintrodotti i colori originari, peraltro nella splendida variante a strisce verticali.

Detto dei giocatori, qui ultimamente gli eroi sono però gli allenatori. Il primo è Brian Laws, come spesso accade ex giocatore del club e reduce da un’esperienza da manager con i vicini e mai amati del Grimsby Town, passata alla storia più che altro per il lancio di un piatto a Ivano Bonetti. Laws, in sella dal 1997, portò lo Scunthorpe a Wembley per la prima volta dopo 7 anni, solo che a differenza del precedente questa volta fu un trionfo per i clarets & blue, un trionfo che riapriva le porte della Second Division, la terza serie. Durò poco, ma qualche stagione più tardi gli uomini di Laws, con il secondo posto nel 2005, riguadagnorono sul campo la terza serie, diventata nel frattempo League One. Questo dopo che nel 2004 Laws aveva lasciato per tre settimane il club, peraltro sull’orlo della Conference: tornerà e lo United finirà terzultimo e salvo. Tornato in terza serie, stavolta lo Scunny non si fermò, nonostante le sirene provenienti da Hillsborough che attirarono Brian Laws, il quale fatti i bagagli per la vicina Sheffield salutò Glanford Park. A quel punto le chiavi della squadra vennero lasciate in mano al…fisioterapista. Ed ecco il secondo manager che ha fatto la storia recente del club. “Who needs Mourinho, we’ve got our physio”, il coro che si alzava dagli spalti. Quel fisioterapista si chiamava, e si chiama, Nigel Adkins e porterà per ben due volte lo Scunthorpe in Championship, oltre che due volte a Wembley per un Football League Trophy perso contro il Luton Town e una finale di playoff vinta (entrambe nello stesso anno). Adkins lascerà però il club per andare ad allenare il Southampton e pian piano si tornerà in League Two, con l’ultima retrocessione avvenuta nel 2012/13.

soccer-football-league-division-four-scunthorpe-unitedLa stazione di Scunthorpe è come Glanford Park: piccola. Arrivando in treno da Doncaster, si può già scorgere sulla sinistra lo stadio, visto che questi sorge alla periferia ovest della città. Dalla stazione situata in centro a Glanford Park la strada è quindi piuttosto lunga se la si vuole fare a piedi, ma come sempre ne vale la pena. Una realtà per conoscerla va respirata a pieni polmoni, metaforicamente magari perchè l’aria di Scunthorpe non è proprio la più salutare del Regno – ma se non altro le acciaierie sorgono dalla parte opposta della città rispetto allo stadio. Ecco, non proprio la città turistica dei vostri sogni. Ma se si ama il calcio inglese, una tappa a Scunthorpe la si può fare tranquillamente. Per vedere questa squadra dal guscio duro come quello delle noci, o dura come l’acciaio, se preferite.

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We only sing when we’re fishing! La storia del Grimsby Town

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Grimsby Town Football Club
Anno di fondazione: 1878
Nickname: the Mariners
Stadio: Blundell Park, Cleethorpes
Capacità: 9.546

Pescherecci, gabbiani, magazzini, docks. L’odore del pesce appena pescato, l’odore del pesce lavorato, magari affumicato, specialità locale certificata dall’Unione Europea. E poi ancora gabbiani, che volano intorno ai pescherecci mentre questi rientrano in porto. Non ci sono molte alternative a Grimsby, da sempre. E d’altronde siamo nella capitale della pesca inglese, 70% della produzione nazionale, alla foce dell’Humber, il freddo Mare del Nord che si estende di fronte: cosa aspettarsi di diverso? C’è la Dock Tower, che garantiva l’energia idraulica per aprire i cancelli dei docks, appunto. Garantiva, perchè dal 1892 la torre rimane solo come simbolo, e si erge maestosa con i suoi mattoncini rossi sul porto, e la sua sagoma, in lontananza, dà un senso di sicurezza alla città. 87.000 abitanti che tra pesce e gabbiani hanno una passione a cui dedicarsi al Sabato: il Grimsby Town Football Club, l’orgoglio cittadino, nello stemma il peschereccio stilizzato e i pesci. Le radici non si rinnegano, mai. E perchè farlo poi? C’è solo da esserne fieri di quel retaggio marinesco. La casa è Blundell Park e Blundell Park, per la verità, non sorge a Grimsby, ma nella vicina Cleethorpes, motivo per cui gli avversari rivolgono ai Grimbarians, con ironia, la frase: “you play away every saturday“. Ma poco importa.

grimsby-docks-1040x387Qui motivi di cui essere orgogliosi ce ne sono, Cleethorpes o no. Innanzitutto, con buona pace di Lincoln City, Scunthorpe United etc, i mariners (questo il nickname della squadra, ma c’erano dubbi?) sono la squadra più vincente del Lincolnshire; da qui sono anche transitati grandi nomi, su tutti tal Bill Shankly di cui avrete sentito parlare; da qui un anno sono scesi due volte a Wembley, ritornando nel nord con due trofei in valigia; ma soprattutto sono l’unica squadra della contea ad aver disputato la massima serie del campionato inglese. Scusate se è poco. Tutto ciò ha un inizio, ovviamente. 1878, piena epoca vittoriana, il calcio si sta diffondendo a macchia d’olio e arriva anche sulla costa dell’Humberside. Vi arriva una sera di tarda estate del 1878, quando al Wellington Arms di Freeman Street un raduno di cittadini interessati a quel che diventerà the beautiful game da vita al Grimsby Pelham. A quel raduno vi partecipò anche una rappresentanza del Worsley Cricket Club, preoccupati per l’inverno alle porte che significava niente cricket, e il calcio sembrava essere un divertente diversivo. Perchè Pelham? Pelham era il nome della famiglia che spadroneggiava in zona in quanto a terreni e proprietà, anche noti, anzi soprattutto noti come Conti di Yarborough. Conti o non Conti, il nome non ebbe successo, e come dice la Fanzine dei tifosi (COD almighty, per chi fosse interessato) “realising that “We are Pelham” would be a very silly chant indeed, the club discards its original suffix and adopts the name Grimsby Town“. Era il 1879. Humour del nord-est, ma evidentemente il nome nobiliare non piaceva a una città di pescatori che si alzavano in piena notte e Dio solo sa quando – e se – tornavano a casa.

Clee Park, Cleethorpes. Il primo campo, situato tra la strada per Grimsby e il mare. Cleethorpes entrava da subito nel destino del club, semplicemente perchè disponeva di terreni usufruibili ai fini sportivi. Da Clee Park il Grimsby Town se ne andò nel 1889 quando il contratto d’affitto scadde, e passò una decina d’anni a Grimsby, ad Abbey Park, gli unici della sua storia, prima di tornare a Cleethorpes: Blundell Park stavolta, e non se ne andrà mai più. Poche miglie di distanza da Clee Park e soprattutto dal mare, anche perchè il Grimsby Town con uno stadio nell’entroterra non sarebbe degno di quel simbolo cucito al petto. Dal punto di vista sportivo si tentò l’ingresso in Football League, ripiegando poi sulla Football Alliance; quando questa venne inglobata da The League, il Grimsby si trovò ad essere un membro fondatore della Second Division. Era il 1892. Qualche anno prima il Preston North End, sì, quel Preston North End, era arrivato sulla costa a giocare una partita di FA Cup e a Clee Park, in quella che fu l’ultima partita per l’impianto, si presentarono in 8.000! Ben oltre le aspettative del club, che evidentemente era già entrato nel cuore della città. Il Grimsby nel giro di poco tempo si ritrovò anche in Division One, ad inizio ‘900: momento magico che non durò a lungo, e da lì a qualche anno dovette chiedere la ri-elezione in Football League perchè la stagione l’aveva chiusa dalla parte sbagliata della classifica di Division Two. Ri-elezione negata e fu Midland League. Oddio, niente drammi: i fishermen, come erano chiamati all’epoca – ed è un peccato non sia più quello il nickname – vinsero in carrozza il campionato e la Football League li riaccolse a braccia aperte. A Grimsby, come ad Hull, si giocava anche a Natale: erano gli unici col permesso ufficiale della Federazione, perchè la pesca non dava possibilità di riposarsi e il Boxing Day i pescherecci erano già al largo delle coste inglesi; col tempo il pesce si è cominciato a importarlo e i pescherecci sono rimasti ormeggiati in porto, e la tradizione è sparita. Altri tempi.GrimsbyUn po’ di altalena tra Division Two, One e occasionalmente Three (north), poi improvvisamente il quinto posto nella massima serie, il miglior risultato di sempre, nel 1935; e prima della sciagurata invasione tedesca della Polonia con tutto ciò che ne seguì, due-semifinali-due di FA Cup, 1936 contro l’Arsenal a Leeds Road e 1939, contro il Wolverhampton. In campo bomber Pat Glover, implacabile gallese che segnerà 180 reti con il club, sugli spalti nella semifinale del 1939 ad Old Trafford 76.962 spettatori, che resta tuttoggi un record per il Theater of Dreams. Come dicono da queste parti, “74 years later Manchester United are increasingly desperate to stick in a few extra seats and end their embarrassment”. Il Grimsby Town perderà entrambe quelle semifinali e il treno per la storia non ripasserà più. Anzi, la guerra terminò e due stagioni dopo i Mariners dissero addio alla First Division, in cui non faranno mai più ritorno. Finirono anche in Division Three e lì li prese in consegna William “Bill” Shankly, che spenderà sempre parole di entusiastico elogio per quella squadra nonostante l’obbiettivo promozione fallì sempre, anche di poco – tipo 3 punti dagli odiati cugini del Lincoln City: “pound for pound, and class for class, the best football team I have seen in England since the war. In the league they were in they played football nobody else could play. Everything was measured, planned and perfected and you could not wish to see more entertaining football”. Se ne andrà nel 1954 a Workington, per avvicinarsi alla sua Scozia e per lasciare una dirigenza che non sembrava disposta ad assecondarlo.

Ma da queste parti non c’è spazio per affezionarsi a personaggi di quella levatura. Qui si amano i John McDermott, terzino capitato quasi casualmente a Grimsby nel 1987 e rimastovi per venti stagioni consecutive, disputando qualcosa come 754 partite con la maglia bianconera indosso. SetteCinqueQuattro. Qui si impazzisce per le sfide contro Lincoln City e Scunthorpe, odiatissimi rivali al pari dell’Hull City, diversa contea ma stessa vocazione marinara, e non fatevi ingannare dalla recente ascesa dei Tigers perchè, qui, the Humberside team è e sempre sarà il Grimsby Town. Qui si adora Alan Buckley, lui sì il Manager con la maiuscola, altro che Shankly o Lawrie McMenemy, uno che se ne andrà da Grimsby in tempo per vincere una FA Cup a Southampton. Alan Buckley, colui che guidò due volte i mariners nel tempio di Wembley e ne tornò vincitore: era il 1997/98, quel Grimsby Town vinse Football League Trophy e finale dei playoff di Division Two. In 35.000 scesero a Londra, andata e ritorno e ancora andata e ritorno. La pesca poteva aspettare e aspetterà, c’era da celebrare il Grimbarians Pride, l’orgoglio di appartanere a questa città, quelli che da decenni vivono all’ombra della Dock Tower a guardare il mare, perchè anche se si pesca decisamente meno che un tempo una qualche eredità genetica deve essere rimasta visto che ancora oggi si scruta l’orizzonte in cerca di presagi, come se si dovesse partire il giorno seguente. Il più recente viaggio a Wembley, in FA Trophy, non è andato altrettanto bene, ma le sciarpe bianconere ancora quel giorno sventolavano fiere e festose, intonando il “we only sing when we’re fishing” che è coro di genialità pura. Per non parlare del pesce gonfiabile, Harry Haddock, vero must per ogni tifoso Grimsby che si rispetti.

43-wembley244-484147_478x359Già, bianconere. E con il simbolo, il peschereccio e i tre pesci; fino agli anni ’70 c’erano tre pescherecci, ma la sostanza non cambia, è ancora la comunità che si esprime tramite la squadra. Ma il bianco-nero non fu sempre il colore del club. Al principio fu il bianco-blu, righe sottili e orizzontali: i colori della famiglia Pelham. Via il nome, via i colori: si passa al chocolate & blue, e per il marrone si impazziva a quei tempi per motivi che sinceramente ci sfuggono: pare fossero i colori della locale abbazia. Tant’è che da lì a poco via anche il cioccolato e l’azzuro: maglia completamente rosa salmone, e qualche spiritosone si azzarderà a ipotizzare che fosse un omaggio alla locale industria del pesce affumicato. Pare che invece fosse un cambio dettato solo dalla ricerca della fortuna, e il salmone era un altro colore in voga all’epoca: da questo punto di vista, per fortuna i tempi sono cambiati. Prima che nel 1911 le attuali divise vedessero la luce, comparve anche il rosso che sarà destinato a rimanere come “terzo” colore (calzettoni e risvolti), solo che comparve su una maglia totalmente bianca. Come detto finalmente nel 1911 arrivò il bianco-nero e non abbandonò mai più i mariners.

E degli sponsor non ne parliamo? Direte voi giustamente, perchè parlare degli sponsor? Perchè ci dicono molto del club e della città, se ancora non si fosse capito. Il primo marchio a comparire sulle maglie bianconere fu la Findus, nel 1979. Sì, quella dei bastoncini, che in UK ha ovviamente sede a Grimsby e che oggi sponsorizza la tribuna principale di Blundell Park. Su questo mondo c’è chi ha il season-ticket per la Findus Stand. Il gruppo svedese è anche proprietario della Young’s, l’attuale sponsor, che naturalmente si occupa di pesce surgelato: 3.000 dipendenti, giusto per mettere in chiaro le cose, praticamente 1/3 della capacità di Blundell Park. Sede sociale? Dai, non scherziamo.

Da qui è transitato anche un italiano, Ivano Bonetti, passato in poco meno di una stagione da idolo dei tifosi a ritrovarsi con uno zigomo fratturato da un piatto tiratogli dal manager Brian Laws, che come potete intuire non fu felicissimo della prestazione dell’Ivano nostro in un Luton Town – Grimsby. Fece scalpore quel trasferimento, perchè qui non si è abituati a giocatori stranieri, figuriamoci se arrivavano dalla Serie A italiana e avevano collezionato presenze in Nazionale. Impensabile. Nel 2001 l’ultimo, grande sussulto di gloria. League Cup, Anfield. Grimsby in seconda divisione, Liverpool beh, il Liverpool, reduce da una stagione in cui vinse praticamente ogni coppa disputata. Partita ai supplementari, segna McAllister su rigore ma il Town la pareggia e l’away end, stracolma di tifosi giunti dall’Humberside, esplode al goal di Jevons. Esplode. Giornata Indimenticabile, che stona con l’attualità. Oggi infatti fa male vedere i mariners in non-league. Avevano già rischiato il crollo nel 2009 e lo evitarono al pelo, salvo poi salutare la Football League la stagione successiva e si ritrovarsi dopo un secolo in Conference National. Ma il pubblico non abbandona il Grimsby, anzi arriva a Cleethorpes numeroso specie per un incontro di vertice, o un Lincolnshire Derby, come quello disputato di recente contro lo Scunthorpe in FA Cup o come quelli contro gli Imps, impaludati come il Town in non-league. I quasi 4.000 di Blundell Park rappresentano d’altronde la seconda media spettatori di non-league, dietro solo al Luton Town. Away every saturday? Anche no. Sono sempre tutti lì. Con quello sguardo fisso a scrutare l’orizzonte, lasciatogli in eredità dagli avi pescatori, in cerca tra le onde di qualche segno premonitore per il loro Grimsby Town.

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Footballshire: il calcio nelle contee inglesi. Settima puntata

Lincolnshire

Il Lincolnshire è una contea grande, la seconda come superficie, ma “solo” la diciottesima come popolazione. Geograficamente è nel nord-est, non troppo nord, sicuramente est, sul Mare del Nord, Midlands orientali. Prima curiosità: confina con il Northamptonshire per la bellezza di…20 yards! Detto ciò, il Lincolnshire prende forma nel 1974 con l’unione di Lindsey, Holland e Kesteven, che sin dal 1888 avevano mantenuto amministrazioni separate (Lindsey era anche il nome che veniva dato all’intera zona, come emerge dal Domesday Book – documento fondamentale della storia inglese). Nel 1996 ha poi inglobato alcune zone dell’Humberside, che venne abolita in quell’anno. Le città principali sono Lincoln, Grimsby, Scunthorpe (ma anche Boston, figli della quale emigrarono nel New England con evidenti conseguenze), che sono anche le zone in cui non è l’agricoltura a farla da padrona. Grimsby è stato per anni il maggior porto per quando riguarda la pesca del mondo, e nonostante il declino è ancora il centro inglese del pesce, mentre Scunthorpe è la capitale inglese dell’acciaio, ed è interessante notare come queste attività si riflettano negli stemmi delle rispettive squadre.

Il simbolo del Grimsby Town: l’attività principale cittadina si nota immediatamente

Le squadre, appunto. Lo Scunthorpe United è attualmente l’unica in Football League (League Two), ma un passato nemmeno troppo lontano in FL ce l’hanno anche Lincoln City e Grimsby Town che ora però si contendono il derby in Conference Premier. In Conference North il derby invece lo giocano Boston United e Gainsborough Trinity. Oh, le squadre del Lincolnshire vanno a coppie: in Northern Premier League Premier (step 7) troviamo Grantham Town e il neopromosso Stamford AFC. Altra coppia, ovviamente, in Northern Premier South: Brigg Town e Lincoln United, la seconda squadra cittadina ci verrebbe da dire. Livello 9 infine, dove le squadre della contea si dividono essenzialmente in due campionati: Northern Counties East Premier e United Counties Premier. Nella prima troviamo Winterton Rangers, Lincoln Moorlands Railway (altra squadra della città di Lincoln), Barton Town Old Boys; nella seconda Holbeach United, Sleaford Town, Spalding United, Boston Town e Deeping Rangers. Ovviamente c’è anche qui la coppa di contea, ma particolare rispetto alle altre contee: è infatti divisa in Senior Cup, a cui partecipano le squadre pro (non più di Football League, visto che è rimasto solo lo Scunthorpe), Senior Trophy e Senior Shield (livelli 5-8 e 9-11 rispettivamente).

Merseyside

Il Merseyside è il contrario del Lincolnshire: piccolo come superficie (43esima), ma grande come popolazione (nona). A molto contribuisce Liverpool ovviamente, con i suoi dintorni (anche se a dir la verità non è che si estende molto di più la contea). Contea recente peraltro, nata nel 1974 in seguito al Local Government Act del 1972, e divisa in cinque distretti: Liverpool, Sefton, Knowsley, St Helens, Wirral, che peraltro è l’unico situato a sud dell’estuario del Mersey. I distretti sono stati trasformati in autorità unitarie nel 1986, ognuna con il proprio consiglio per cui la contea in quanto tale esiste solo formalmente, anche se a ben vedere esistono ancora organismi “di contea”, come la polizia. Economicamente si sa: Liverpool, le industrie, ma soprattutto il porto, lo sbocco a mare dei prodotti del nord dell’Inghilterra, la concorrenza che si trasformerà in rivalità con Manchester. Culturalmente, si sa ancora di più, visto che qui è stata scritta la storia della musica moderna e il nome Beatles dovrebbe suggerirvi qualcosa. Politicamente, ovviamente, domina il Labour, a parte a Wirral West (dal 2010 Tory) e Southport, saldamente LibDem.

La casa del Marine FC

Calcisticamente hanno sede qui due tra le squadre più importanti dell’Inghilterra intera, Liverpool e Everton di cui abbiamo ampiamente parlato QUI e QUI. Abbiamo anche parlato del Tranmere Rovers (QUI), League One e sede a Birkenhead, Wirral. Poi, scendendo più in giù, troviamo il Southport in Conference National e, due step più in basso, il Marine in Northern Premier League Premier (Marine che tra l’altro ha sede nel distretto di Liverpool). In Northern Premier Division One troviamo invece Prescot Cables e Cammell Laird, quest’ultima con sede a Birkenhead come il Tranmere. Infine in North West Counties Premier giocano Bootle, St Helens Town e AFC Liverpool, squadra fondata dai tifosi dei Reds come forma di protesta contro il caro biglietti/abbonamenti ad Anfield. La squadra gioca a Valerie Park, lo stadio del Prescot Cables, e ha la curiosità di un simbolo che ricorda quello di un CSKA dei Paesi ex-comunisti. La competizione più importante è la Liverpool Senior Cup, che vede partecipare anche le squadre riserve di Liverpool, Everton e Tranmere.

Norfolk

Quinta contea come area, 26esima come popolazione, il Norfolk è contea immersa nell’East Anglia. Zona storicamente popolosa dell’Inghilterra medievale come si evince dal Domesday Book, con le modifiche portate dallo sviluppo di un’economia industriale ha perso questa caratteristica, anche se, va detto, a livelli di occupazione il Norfolk è nella media nazionale (settori energetico e manufatturiero su tutti). Attrazione principale della contea il paesaggio, in cui spicca “the Broads”, area fluvial-lacustre al confine col Suffolk che ha lo status di parco nazionale. Le città invece, a parte Norwich, county-town, si limitano a Yarmouth e King’s Lynn, entrambe comunque sotto i 70 mila abitanti. Ecco, il Norfolk però ha dato i natali a due dei più influenti inglesi di sempre, a cui aggiungiamo da amanti di storia il primo Prime Minister della storia, Sir Robert Walpole: questi due personaggi portano il nome di Horatio Nelson e tal Diana Spencer, Principessa del Galles e icona generazionale se ce n’è una, complici le battaglie umanitarie e la favola finita tragicamente. Politicamente invece domina il Partito Conservatore, con alcuni “sprazzi” Whig che renderebbero fiero Walpole stesso.

Calcisticamente, invece, it’s all about Norwich City. I Canaries sono infatti l’unica squadra pro della contea. Per trovarne un’altra bisogna scendere fino al livello 7, in Northern Premier League Premier, dove gioca il King’s Lynn Town, erede del King’s Lynn dissolto nel 2009. In Isthmian League Div One North (siamo in una zona di confine tra Northern Premier e Isthmian League come si vede) giocano invece Wroxham e Dereham Town. Il livello 9 è invece monopolizzato dalla Eastern Counties Premier, dove troviamo Norwich United, Thetford Town, Diss Town e Gorleston. Alla Norfolk Senior Cup, a differenza di altre competizioni locali, il Norwich City non partecipa.

Northamptonshire

bandiera provvisoria

Chiudiamo questa puntata con il Northamptonshire, contea centrale dell’Inghilterra (South Midlands), 24esima come area e 33esima come popolazione. La città principale nonchè county town è Northampton, altri centri sono invece Kettering e Corby su tutti. In passato la contea era famosa per le industrie di scarpe che, però, han chiuso nel corso degli anni e di quel passato ora non rimane che la sede centrale della Griggs & co. Ltd, ovvero l’azienda che produce le Dr.Martens. Ma una cosa del Northamptonshire la conoscete tutti: Silverstone, il circuito che ospita il Gran Premio del Regno Unito di Formula 1 e che è anche sede del team Force India; un altro team, quello Mercedes, ha invece sede a Brackley. La contea è parte del progetto di sviluppo della regione delle South Midlands (South Midlands Growth Area), insieme a Milton Keynes e al Bedfordshire, progetto che conta entro il 2020 di aumentare la popolazione di queste zone di pari passo coi posti di lavoro. Politicamente domina anche qui il partito conservatore.

Sixfields

L’unica squadra di Football League è il Northampton Town, una stagione in First Division e l’orgoglio di contea. Per il resto molte squadre, sparse nei livelli di non-league. Si parte col Brackley Town, Conference North, dove giocava anche il Corby Town fino alla passata stagione (ora in Southern League Premier). In Southern Div One Central gioca invece il Kettering Town, che si è salvata dal fallimento a Ottobre (per fortuna), squadra dal passato in Conference, insieme al Daventry Town. Le squadre del Northamptonshire, al livello 9, dominano invece la United Counties Premier. Qui troviamo Cogenham United, Desborough Town, Long Buckby, Northampton Sileby Rangers, AFC Rushden & Diamonds, l’erende del R&D dissolto nel 2011 (squadra che ho sempre detestato a Football Manager 2001, non chiedetemi perchè), Stewarts & Lloyds Corby, Wellingborough Town.