Una gita a Portsmouth

[Riceviamo e pubblichiamo un racconto inviatoci da Stefano Galligani]

La partita doveva essere un’altra.

Da tempo ci eravamo ripromessi una ”zingarata” nella vecchia, cara Inghilterra alla ricerca di atmosfere ed emozioni perdute ed oggi sempre più difficili da rivivere.

Un rapido consulto tra noi ed il parere dell’amico Matthew Bazell ci portano a decidere per Portsmouth, per lo storico Fratton Park e per la partita casalinga contro il Wimbledon. Due squadre che per i frequentatori ed appassionati del calcio inglese non hanno bisogno di presentazioni. Due tifoserie che noi di Lucca United, sostenitori convinti di un maggior coinvolgimento dei tifosi nelle vicende del calcio attraverso l’azionariato popolare, sentiamo particolarmente vicine.

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Nella nostra ricerca di un calcio ancora genuino, lontano dalle devastazioni del calcio moderno, questa sarebbe stata la partita perfetta. Sarebbe stata. Perché il maledetto calcio di Sky ci attendeva al varco per punire la nostra ribellione e la nostra caparbietà nel gridare che un altro calcio è possibile.

Circa tre settimane prima della partenza ci accingiamo a comprare i biglietti per il match e scopriamo che la partita è stata spostata alla domenica pomeriggio. Fregati. Il nostro aereo riparte da Londra alle 13 di domenica, ed è già pagato, così come il treno per Londra. Deve essere Portsmouth, per forza. Dobbiamo trovare una qualche altra partita nelle vicinanze. Esclusa la Premier League perché quel calcio non ci interessa, spostiamo la nostra attenzione sulla Championship e sulla League 1 e 2. Plymouth sarebbe il top ma gioca a York, altre ricerche sono infruttuose ed allora vediamo cosa offre la National League South…Trovato! C’è una squadra che sabato gioca in casa, è il Gosport Borough FC il cui miglior risultato nella propria storia è appunto la National League South. Il calcio professionistico lo ha conosciuto solo nelle amichevoli estive (Portsmouth in primis of course). Lo stadio si chiama Privett Park ed ha un ampio bar aperto prima, durante e dopo le partite. Si serve una buona ale. Aggiudicato.

Portsmouth ci accoglie un venerdì sera, non piove ma tira un discreto venticello. Scendiamo a Fratton (il nostro albergo è a due passi da Fratton Park) e dopo aver attraversato la sopraelevata e percorso 100 metri siamo tutti d’accordo: qui il tempo si è fermato, dai negozietti che incontriamo lungo il cammino alle abitazioni del quartiere sembra di essere tornati agli anni ’80 ,’90. Ai tempi della 6.57 crew… Troppo bello. Se non fosse per il Macdonald’s ed il KFC accanto al nostro hotel potremmo giurare di essere tornati ad epoche storiche ben piu’ gloriose..in tutti i sensi. Lasciati i bagagli ci facciamo consigliare un pub nelle vicinanze. Seicento metri e ..bingo. Entriamo e ..scordatevi i pubs di Londra tutti fighettini che mandano in brodo di giuggiole i turisti globalizzati/griffati/omologati. Lo Sheperd’s Crook sembra più un vecchio bar dei nostri tempi andati. Diviso in tre sale , vede la prima stanza occupata da un ampio tavolo da biliardo sul quale si affrontano due stagionati avventori rinforzati da un paio di ragazzotti. Un caminetto spento serve a dare una qualche illusione di tepore ad un cane sdraiato lì davanti su una coperta. Lo stesso cane che un’ora più’ tardi riaccompagna a casa uno dei due vecchietti , stralunato dalle numerose Stella Artois bevute.. Come si faccia ad ubriacarsi con quella birra è un mistero che non scopriremo mai. Noi ci accomodiamo nella seconda stanza, dove si trova il bancone e vecchi divani in pelle che hanno tutta l’aria di aver visto l’Inghilterra vincere il suo unico mondiale. Le pareti sono tappezzate di foto del Portsmouth Fc di tutte le epoche e non possono mancare i ricordi della FA CUP vinta ad Wembley nel 2008 contro il Cardiff. Poco prima di mezzanotte suona la mitica campanella che avverte che si può’ fare un ultimo ordine prima della chiusura, cosa che riporta alla memoria una lunga estate trascorsa in Inghilterra nel 1981..gli anni di Brian Clough, Trevor Francis e le due coppe dei campioni appena vinte.. Il calcio dei magnati russi o degli imprenditori asiatici era pura fantascienza…

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Ci congediamo facendoci consigliare un posto dove poter fare una “traditional english breakfast “ il mattino seguente. Sugli schermi del locale notiamo distrattamente immagini dello Stade de France con la gente in campo ma siamo troppo presi dalle nostre emozioni per soffermarci a riflettere. Poco dopo in hotel, accendiamo la tv e capiamo fin troppo bene cosa sia appena accaduto a Parigi…Sgomenti, increduli, ma ancora più nostalgici di altre epoche e momenti storici di cui fortunatamente siamo stati testimoni.

L’indomani siamo pronti per scoprire Portsmouth, non prima di aver rigorosamente rispettato il rito della English breakfast in un locale degno del pub della sera precedente. Inizia a piovere ed a tirar vento in ossequio alla stagione. Il kway di Lucca United si mostra un ottimo rimedio contro la pioggia ed il vento. Test superato. Facciamo un salto a Fratton Park (purtroppo chiuso e sprangato) per toccarne i muri ed una rapida quanto fruttuosa (per le casse del club, meno per il nostro portafoglio) incursione nello store del Pompey. Qualche souvenir va pure comprato. Il nostro amico Matthew ci ha raggiunto da Londra assieme a Kevin e ci aspetta alla stazione di Portsmouth Harbour, un abbraccio, pacche sulle spalle e ci facciamo guidare alla scoperta della zona. Ci aggiorniamo sui fatti calcistici delle nostre squadre ( Matt tifa Arsenal, Kevin Aston Villa ) e poi ci sediamo in un caffè a fare ancora due chiacchere. Alle 13 ci salutiamo e ci diamo appuntamento per un paio di pinte post partita ( ottime ! ) in un pub nella zona del porto. Andiamo a scoprire il Gosport Borough FC.

Un piccolo traghetto parte accanto alla stazione di Portsmouth Harbour ed è solo questione di imbarco/sbarco. In due/tre minuti siamo sull’altra sponda e c’è solo da trovare Privett Park. Non così scontato perché a piedi è lontano ed l’autista dell’autobus sembra avere solo una vaga idea di dove si trovi.. forse è nuovo della zona. Dopo una decina di minuti siamo a destino. Ora parlare di stadio può far sorridere i più, diciamo impianto sportivo dove due comode tribune coperte ( una storica e l’altra più recente da 300 posti tutti a sedere ) sono sufficienti per ospitare gli appassionati locali che oggi sono presenti in 387 unità ( come da prassi nel secondo tempo lo speaker comunica all’altoparlante il numero ufficiale dei paganti) Diciamo in tutto poco più di 400 spettatori tra cui tre pazzi italiani ( probabilmente i primi visti da queste parti dal 1936, data di fondazione del club ). Avevamo annunciato la settimana prima la nostra visita e già l’addetto al tornello ci saluta e ci fa entrare quali graditi ospiti. L’ingresso sarebbe costato 13 sterline che abbiamo risparmiato ed investito nell’acquisto del match program ( giornalino dettagliatissimo e ricco di informazioni sul club ) e soprattutto in un numero di pinte che non ricordiamo molto bene . Siamo accolti da Mark Hook ,presidente del club e da Alex Spike, il direttore generale ,al Gosport dal 2006. Dopo avergli spiegato che tifiamo Lucchese, che siamo fondatori di LUCCA UNITED , azionariato popolare, facciamo dono di un gagliardetto della nostra amata Lucchese e di due sciarpe di Lucca United. Riceviamo in cambio le loro sciarpe ed un bel libro sui primi 70 anni del club . Espletate le formalità di rito, il presidente ci accompagna a visitare gli uffici, la zona hospitality che puo’ accogliere fino a 16 persone durante la partita ( soprattutto gli sponsors che sono numerosi ) , il locale dove si trova il merchandising , ci presenta ad altri dirigenti. Ci informa sul budget annuale, sulle numerose squadre giovanili , sulle ambizioni di un club che vorrebbe un giorno “fare la storia “ ed arrivare nel calcio professionistico. Un piccolo club molto ben strutturato ed organizzato con una comunità locale pronta a dare una mano attraverso tanti sponsors e contributi volontari. E siamo a due passi da Portsmouth, squadra per la quale ovviamente tutti ( o quasi ) tifano .Nel 2013 il Gosport è arrivato a Wembley ( sì’ avete capito bene ). Ha giocato la finale della FA Trophy ( trofeo della serie D ) contro il Cambridge che allora era nei dilettanti. 19mila spettatori, 4 a zero per il Cambridge e tutti a casa felici e contenti. Con i soldi dell’incasso il Gosport ha costruito nuovi uffici e migliorato il proprio impianto. Ogni paragone con il calcio italico ci pare fuori luogo e superfluo.

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La partita sta per iniziare, qualcuno del nostro ristretto gruppo preferisce accomodarsi nell’ampio bar posto alle spalle di una delle due porte e seguire la partita dalle ampie finestre che si affacciano sul campo, con una pinta ( talvolta due ! ) a portata di mano . Noi ci accomodiamo nella tribuna principale sorseggiando una calda e piccante zuppa acquistata al chiosco posto accanto alla tribuna. Piove e tira un gran vento ma noi resistiamo fino alla fine. Un manipolo di giovani tifosi rinforzati da qualche adulto sostiene calorosamente la squadra con il supporto di un tamburo ed una tromba in un clima rilassato e festoso. La partita è una partita di serie D, senza infamia e senza lode. Non troverà grande menzione negli annali del calcio. La risolve su rigore l’eroe di casa, Justin Bennet ,al quattordicesimo goal in campionato e goleador storico del club. Una leggenda da queste parti. L’avversario? Vi interessa proprio ? Il Weston Super Mare, squadra del Somerset.

La partita finisce, ci congediamo rapidamente salutando alcuni giovani tifosi con i quali avevamo stretto amicizia. Piove ancora e ci affrettiamo a raggiungere la fermata del bus, il traghetto e Matthew che ci aspetta per una pinta. Alla quale ne seguiranno altre. Molte altre. In un fiume di sensazioni, ricordi, emozioni che, se permettete, teniamo per noi. Irriducibili naviganti nel calcio che fu. Archeologi dei tempi andati di quando, come scrive Matt nel suo libro , il football era ancora the people’s game, il gioco del popolo. Come a Gosport e dintorni..

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