Una tappa a Bermondsey, SE16, London

Torniamo a parlare del Fisher, squadra che abbiamo a cuore da tempo per diverse ragioni. Una realtà un tempo importante (Conference) sprofondata nel sottobosco del calcio inglese, senza più uno stadio, totalmente gestita dai tifosi. Per quanto riguarda lo stadio dovremmo esserci, il ritorno a Bermondsey è cosa fatta (al momento dividono lo stadio con il Dulwich Hamlet, Champion Hill). Per la risalita, si vedrà. Ma il Fisher esiste ancora, portato avanti dalla passione dei suoi tifosi e dei suoi giocatori.
Questi due video ci consentono di tuffarci in questa realtà, lontana dai riflettori e dai soldi della Premier League. Calcio vero, sano, genuino.

Diamo il giusto merito ai ragazzi di Copa90, per l’eccellente lavoro che svolgono.

Non league football (e non-league day): Northamptonshire

Sabato 6 settembre si celebra il non-league day. La pausa del calcio di alto livello causa Nazionali lascia spazio alle squadre della porta accanto, e invece di farsi miglia in treno per andare a vedere il Tottenham o il Manchester United gli appassionati sono invitati a svoltare l’angolo e recarsi al campo vicino a casa per sostenere il proprio local team. A nostro modo celebriamo il non-league day con una rassegna sulle quattro squadre principali di non-league aventi sede nel Northamptonshire (contea scelta assolutamente a caso, per chi se lo chiedesse): Brackley Town, Corby Town, Kettering Town e Daventry Town (nel Northamptonshire devono avere una particolare predilezione per il suffisso “Town”, basti pensare alla squadra di Northampton).

Brackley Town Football Club
Anno di fondazione: 1890
Nickname: the Saints
Stadio: St. James ParkCapacità: 3.500

Il Brackley Town si sta godendo le stagioni migliori della sua storia, essendo giunto in Conference North e rimanendovi per la terza stagione consecutiva. The Saints, i santi, vennero fondati nel 1890 e tra l’indifferenza generale passarono la stragrande maggioranza della propria storia in leghe minori: Oxfordshire Senior Football League, e poi dopo la Seconda Guerra Mondiale North Bucks & District League. Brackley, 13mila abitanti nel sud della contea, se siete appassionati di Formula 1 potreste già conoscerla: qui ha sede la scuderia Mercedes. E qui aveva sede una di quelle manifatture di Stato (workhouses) introdotte con le Poor Laws del 1834, così, per fare un po’ di storia socio-economica del Regno, che non guasta mai. Torniamo al Town. Nel 1977, trasferiti armi e bagagli al St James Park (l’impianto attuale), i Saints approdarono in Hellenic League, passando poi alla United Counties League nel 1983. Vinsero la Division One al primo tentantivo, ottenendo così la promozione in Premier, dove tuttavia faticarono ad ambientarsi, usando un eufemismo. Nel 1994, dopo tre ultimi posti consecutivi, il ritorno in Hellenic League. Finalmente nel 1997 l’esordio in Southern League, dopo aver vinto la Hellenic. A guastare i festeggiamenti giunsero i soliti problemi economici, che ciclicamente affliggono il 90% delle squadre di non-league: il Brackley Town venne salvato per un soffio dall’estinzione, dovendo però rinunciare alla Southern League, e facendo ritorno in Hellenic. La data di svolta è il 2004, quando i Saints rivinsero l’Hellenic, conquistando la promozione in Southern League Division One. Da quel momento è stato un susseguirsi di promozioni: 2007 in Southern Premier, 2012 in Conference, il tutto intervallato da ottime stagioni, spesso finite ad un istante dalla gloria (nel 2006 persero all’ultimo minuto la finale playoff contro l’Hemel Hempestead, ad esempio).

Corby Town Football Club
Anno di fondazione: 1948
Nickname: the Steelmen
Stadio: Steel Park, Corby
Capacità: 3.893

Corby, cittadina di 60mila abitanti, la città inglese con il più elevato tasso di crescita demografica degli ultimi anni. Conosciuta anche come “Little Scotland”, perchè qui arrivavano gli immigrati scozzesi a lavorare nell’industria dell’acciaio, che fino agli anni ’70 era l’anima stessa della città. Lo si capisce da tanti piccoli particolari, ma per quel che interessa a noi lo si capisce dal nickname della squadra cittadina, il Corby Town Football Club, per gli affezionati “the Steelmen”. Appunto. E lo stadio in cui giocano? Ovviamente Steel Park, ma non poteva essere altrimenti. Fondato tardi, nel 1948, il Corby Town raccolse l’eredità che gli lasciò lo Stewarts & Lloyds FC, squadra dell’omonima azienda di…indovinate un po’? Acciaio, naturalmente. Di base a Occupation Road (rimarrà fino al 1985 la casa degli Steelmen), il Corby Town iniziò la sua vita in United Counties League, di cui vinse il titolo due volte nel giro di pochi anni. L’exploit gli valse, in un’epoca di promozioni bloccate, l’ammissione alla Midland League, passando poi dopo cinque stagioni in Southern League. Essendo una delle leghe principali di non-league, il Corby provò in diverse occasioni a chiedere l’ammissione alla Football League, vedendo tuttavia i propri tentativi sempre respinti. E così la Southern League rimarrà per decenni la casa del Corby, in un’altalena tra Premier Division e Division One; nel frattempo un nuovo impianto, chiamato The Triangle, venne inaugurato nel 1985. L’epopea in Southern terminò, finalmente, nel 2009, quando fu archiviata una storica promozione in Conference (North), anche se dall’anno scorso la Southern League è tornata a essere la dimora prediletta degli Steelmen, retrocessi dopo quattro stagioni. E’ cambiato anche lo stadio, che adesso è appunto Steel Park, un impianto da quasi 4mila spettatori tra posti in piedi e posti a sedere. Una curiosità, per finire: nello stemma è rappresentata, dal 2008, una statua ammirabile nel centro di Corby. A chi è dedicata la statua? Non scherziamo…ovviamente ai lavoratori dell’acciaio. Welcome to Corby.

Kettering Town Football Club
Anno di fondazione: 1872
Nickname: the Poppies
Stadio: Latimer Park, Burton Latimer
Capacità: 2.100

La squadra che ha segnato più goal nella storia della FA Cup? La prima squadra ad aver messo uno sponsor sulle proprie maglie? La risposta a queste domande è una sola: il Kettering Town. In effetti parlare dei Poppies qui è quasi riduttivo: sono una squadra di non-league dalla grande storia. Fondato nel 1872, il Kettering Town è stato recentemente agli onori della cronaca per aver rischiato il fallimento dopo 141 anni di storia, salvato solo grazie all’intervento dei tifosi, dei Poppies ma non solo loro. Gioca in Southern League Division One, in uno stadio che non è il suo e in una città che non è Kettering (51mila abitanti), ma la vicina Burton Latimer. Nella speranza di un veloce ritorno a casa, la storia del Kettering Town racconta ben altro. Passati al professionismo nel 1891, i rossi di Kettering fecero della Midland League, come si conviene ad ogni club della zona, il palcoscenico principale su cui cominciare la propria avventura, vincendola nel 1896 e nel 1900. Da qui, dopo un passaggio in United Counties League (o, all’epoca, Northants League), l’ingresso in Southern League, in cui rimarranno per anni salvo una parentesi in Birmingham League nel secondo dopoguerra. E proprio in Southern League i Poppies scrissero pagine della loro storia. Innanzitutto la vinsero tre volte, due delle quali guidati in panchina da Tommy Lawton (sì, la star di Chelsea e Notts County), nel 1957, e da Ron Atkinson (sì, quello che allenò il Manchester United, il WBA, l’Aston Villa etc..) nel 1973. Poi, nel 1976, per la precisione il 24 gennaio, divennero in una partita contro il Bath City la prima squadra inglese con uno sponsor sulle maglie, la Kettering Tyres. L’idea? Del manager (e chief executive) Derek Dougan (sì, quello coi baffoni e con la maglia dei Wolves). Piccolo problema: la trovata non piacque alla Football Association, che multò di 1.000 sterline il club salvo, un anno più tardi, legalizzare gli sponsor sulle maglie. Ah! Nel 1979, non dopo aver cercato l’ammissione alla Football League (fallita, nel 1974, per soli cinque voti) i Poppies divennero membri fondatori della Alliance Premier League, che si trasformerà poi in Football Conference: fino al 2000/01, il regno del Kettering, che giungerà secondo ben quattro volte. Ma il nuovo millennio è stato avaro di fortune in campionato, tra retrocessioni, brevi ritorni (vennero anche ripescati nella neonata Conference North) fino al disastro economico e sportivo attuale, l’abbandono del secolare impianto di Rockingham Road e l’adattamento alla Southern League Division One, punto più basso dopo decenni.
La FA Cup, oltre al record di goal, ha regalato qualche altra soddisfazione al club, che ha raggiunto gli ottavi nel 1901, ma in epoca moderna il quarto turno nel 1988/89 e il terzo turno nel 1991/92. Meno soddisfazioni ha regalato, invece, Wembley, sul cui leggendario prato il Kettering ha perso due volte la finale di FA Trophy, nel 1979 (contro lo Stafford Rangers) e nel 2000 contro il Kingstonian.

Daventry Town Football Club
Anno di fondazione: 1886
Nickname: the Purple Army
Stadio: Communications Ground, Daventry
Capacità: 3.000

Il Daventry Town è club antico, ma dal recente successo. Fondato nel 1886, gran parte della storia della Purple Army si perde nelle tenebre della Northampton League. Nel 1987 fa capolino in Northants Combination, di cui vince la Division One e la Premier in back-to-back, tant’è che nel 1990 il club è ammesso alla United Counties League. Qui comincia un’altalena tra le due divisioni che compongono la lega, tra promozioni, retrocessioni, promozioni rese vane dalle condizioni dello stadio (The Hollow, lo stadio, non raggiungeva i requisiti richiesti, e il nuovo Elderstubbs non era ancora pronto). Nel 2005/06 a complicare le cose sopraggiunse un improvviso quanto catastrofico incendio della clubhouse e degli spogliatoi del nuovo impianto, e solo l’intervento di uno sponsor, la Go Mobile, salvò il club e le relative finanze (l’impianto è stato ora ribattezzato Communications Ground). L’intervento della Go Mobile coincise, nemmeno troppo casualmente, con la rapida ascesa del club, che vinse, anzì stravinse la UCL Division One nel 2008, e vincendo la Premier (con relativa promozione in Southern League) nel 2010. Qui ha allenato anche Mark Kinsella, senza grosse fortune, nel 2011; e qui, nella stagione appena conclusa, hanno potuto celebrare il raggiungimento, prima volta nella storia, del primo turno di FA Cup.
Piccola curiosità, infine. A Daventry aveva sede anche un altro club, il Daventry United, fallito nel 2012. Il manager dello United, Darran Foster, venne dapprima assunto al Town come assistente di Kinsella, divenendone poi il successore, attualmente in carica.

Le interviste di EFS – Too Good To Go Down

Abbiamo avuto il piacere di rivolgere sei domande a Paul, blogger di Too Good To Go Down (QUI), premiato a livello nazionale la passata stagione ai Football Blogging Awards in qualità di miglior blog di non-league. Ah, ovviamente domande riguardanti la sua squadra del cuore: il Grimsby Town! Integriamo così la storia della squadra del Lincolnshire. Ringraziamo Paul per la gentilezza mostrataci e gli auguriamo successi personali e per i suoi amati Mariners!

cropped-cropped-photo12Paul, gestisci un blog vincitore di un premio (meritatissimo) sul Grimsby Town e gestisci una rubrica settimanale sul Grimsby Telegraph, motivo per cui sei in contatto con molti tifosi del GTFC. Devo ammettere che adoro il simbolo del Grimsby e la connessione tra la città e il mare, ma la connessione tra la città e il club è ancora forte? (p.s. il Grimsby Town ha una media spettatori migliore di tutte le squadre di Lega Pro italiana tranne sei)

Grazie per le parole gentili! Il Grimsby Town ha avuto 10 anni travagliati e come tifosi questo è stato molto difficile da affrontare. Siamo andati da essere nei primi posti del Championship e con una chance di promozione in Premier League alla retrocessione in non-league. Nel 2001 giocavamo contro squadre come il Manchester City – e ora giochiamo contro l’Hyde United! Ma le medie spettatori sono ancora molto buone per il campionato che disputiamo, solo che ieri in FA Cup abbiamo avuto 6.500 spettatori e la nostra media stagionale è di quasi 4.000. E’ stato molto difficile ma i tifosi rimangono fedeli alla squadra e tutti noi speriamo che un giorno ricominceremo a scalare i vari campionati una volta ancora.

Qual è stato il momento migliore della tua vita calcistica – e perchè?

Sono stato fortunato abbastanza da vedere il Grimsby Town vincere a Wembley. Non molte squadre del livello del Grimsby hanno giocato a Wembley – noi lo abbiamo fatto quattro volte negli ultimi 15 anni il che è più di alcune squadre di Premier League! Comunque, la mia partita preferita del Grimsby non può che essere quando abbiamo battuto il Liverpool 2-1 ad Anfield nella Coppa di Lega 2001. Abbiamo resistito sullo 0-0 e portato la gara ai supplementari. Siamo andati sotto 1-0 ma abbiamo rimontato e vinto 2-1 con Phil Jevons, un tifoso dell’Everton, che ha segnato da 30 yards all’ultimo minuto. E’ stato un momento che non dimenticherò mai.

Capitolo nuovo stadio. Se non sbaglio, tu sei favorevole all’idea di un nuovo stadio. Per me Blundell Park è un bellissimo stadio con un ancora molti elementi antichi presenti, ma perchè secondo te è ora per il Grimsby Town di spostarsi in un nuovo impianto?

Blundell Park ha più di 100 anni. Alcune tribune sono fatte di legno e sfortunatamente va detto che il suo meglio lo ha già dato. Blundell Park è uno stadio da calcio tradizionale e quando ci trasferiremo in un nuovo impianto mancherà a tutti, e saremo tutti molto tristi. Ma la capacità è solo di 8.000 spettatori e le strutture semplicemente non sono abbastanza buone per il 21esimo secolo. E la speranza è che lo spostamento in un nuovo stadio porterà nelle casse del club più soldi permettendoci di competere a un livello più alto.

Quali sono le principali differenze tra la Football League e la non-league? Stile di gioco, avversari, l’adattamento a un nuovo campionto etc

Molte persone pensano che ci sia un enorme gap tra la League Two e la non-league ma non è così. Le migliori squadre di Conference sarebbero sicuramente competitive nel campionato superiore. Mansfield e Newport, promosse la scorsa stagione, stanno entrambe facendo bene quest’anno. Le squadre migliori hanno un buon gioco di passaggi e lo standard è decisamente buono. Due anni fa Jamie Vardy è stato il miglior giocatore del campionato ed è stato ceduto al Leicester per 1 milione di sterline. In definitiva non è così male come si può pensare – ma meno si parla degli arbitri meglio è!

Quali sono per te i vostri più grandi rivali e perchè?

I nostri rivali principali sono Scunthorpe e Lincoln City per la vicinanza geografica. E quest’anno li abbiamo battuti entrambi – 2-1 e 2-0 rispettivamente. Sì, è stato decisamente un buon anno fin qui!

Ultima domanda: il prezzo dei biglietti. Che ne pensi?

I biglietti in Inghilterra sono cari. Per esempio costa circa 18/19 euro vedere il Grimsby Town, il che è tanto. Puoi vedere alcune partite di Premier League per lo stesso prezzo, o per un prezzo simile. So ad esempio che il calcio tedesco è molto più conveniente, e speriamo che sia una lezione che possa essere imparata dal calcio inglese in generale perchè il costo dei biglietti di Chelsea e Arsenal sta allontando le famiglie dagli stadi il che è veramente vergognoso!

Non-league football: Oxford City

Oxford_City_F.C._logoOxford City Football Club
Anno di fondazione: 1882
Nickname: the City
Stadio: Marsh Lane, Marston, Oxford
Capacità: 2000 (250 seated)

La squadra più famosa di Oxford è certamente l’Oxford United, che in bacheca ha tra l’altro una coppa di lega, mica poco. Però il calcio nella città universitaria non l’han portato loro, bensì l’altra squadra cittadina, l’Oxford City. Il City nasce infatti undici anni prima dello United, nel 1882. Il club divenne da subito uno dei leader della zona, e nel 1906 alzerà la prestigiosissima FA Amateur Cup di cui disputerà altre due finali (1903 e 1913), la competizione più importante a livello amatoriale. L’anno seguente, il club entrò in Isthmian League. Purtroppo però il successo iniziò a scemare, così come il primato cittadino. L’Headington United passò al professionismo (1949), mossa che ovviamente gli permise di scavalcare il City nelle gerarchie cittadine: quella squadra cambierà il nome da Headington a Oxford United e il resto della storia la conoscete.

Venne allora fatto un tentativo di far diventare il City una limited company, ma la mossa non ottenne i risultati sperati. Con un colpo di scena si provò un’altra mossa: nominare come manager tale Bobby Moore, si, quel Bobby Moore, quello della coppa al cielo di Wembley. Come assistente? Harry Redknapp, quel Harry Redknapp, compagno di Moore al West Ham. Il risultato non poteva che essere uno solo: ovviamente, fu un flop totale. Nel 1988 altra doccia fredda: il padrone del White House Ground, il Brasenose College, chiamò i dirigenti del club una mattina: “sapete come accadono in fretta ‘ste cose..beh ecco abbiamo venduto il terreno di gioco a un’impresa edile. Arrivederci!”. Il club fu costretto a lasciare l’Isthmian League e fino al 1990 non disputò partite di calcio senior.

Ripartì in quell’anno dalla South Midlands Division One, che vinse al primo colpo. Nel 1993 tornò a casa, ovvero in Isthmian League, mentre due anni più tardi il City perse la finale dell’FA Vase contro l’Arlesey Town a Wembley. In FA Cup, invece, il triplo replay contro il Wycombe Wanderers fu la prima e ultima volta in cui si andò oltre il secondo replay dopo che la FA cambiò la regola. Come mai? Per colpa di un allarme antincendio che suonò mentre le squadre erano in procinto di calciare i rigori nella seconda partita. Niente in confronto ai SEI replay che ci vollero per stabilire la vincente tra City e Alvechurch nel 1971, un vero record. Nel 2005 il City retrocesse nuovamente in South Midlands, ma fu promosso al primo tentativo.

Non fu più Isthmian League, ma Southern League. Promozione dalla Division One South & West nel 2008, sesto posto nel primo anno in Southern Premier. Nel 2011/12 il club sembrò in grado di vincerla, la Southern Premier, ma mancò di pochi punti il primo posto. Per sua fortuna esistevano ed esistono i playoff, nella cui finale il City ebbe la meglio dell’AFC Totton: per la prima volta nella sua storia l’Oxford City approdava in Conference (North). La prima stagione in Conference è stata esaltante, con un decimo posto finale ben oltre le aspettative.

Il club, che ha una splendida divisa stile QPR, ha attualmente più di trenta formazioni, dalla senior alle giovanili alla squadra femminile. Vi dà anche l’opportunità di effettuare provini, basta registrarsi qui: http://www.oxfordcityfc.com/trials/. Il campo di gioco è Marsh Lane, a Marston, nei pressi di Oxford. Ah, in tutto ciò il City ha comunque vinto per 31 volte la Oxfordshire Senior Cup. Se passate dalle parti di Oxford una partita del City potrebbe essere un bel modo per passare un Sabato pomeriggio.

Twitter: @OxCityFC
Sito ufficiale: http://www.oxfordcityfc.com

Non-league football: Maidstone United

Altra tappa di non-league, andiamo con Marco a Maidstone, la county-town del Kent e uno dei pubblici più numerosi di non-league. Club che fallì nel 1992 ma che nello stesso anno rinacque come Maidstone Invicta prima di riprendere la denominazione originale.

Maidstone United Football Club
Anno di fondazione: 1897 (rifondato 1992)
Nickname: the Stones
Stadio: Gallagher Stadium
Capacità: 2.226

Il club “originale” venne fondato nel 1897, e prenderà partite negli anni a vari campionati della Non League, tra cui Corinthian, Athenian e Isthmian League. Nella stagione 1971/72 entrò però nella Southern League, il maggior campionato semi-professionista del sud dell’Inghilterra. La prima stagione fu conclusa alla grande con un terzo posto, mancando di poco la promozione finendo alle spalle di Waterloovile e Ramsgate. Gli spettatori aumentarono, toccando le 2,000 unità in occasione dei derbies contro il Tonbridge e il Gravesend & Northfleet. Nella successiva stagione il Maidstone finì al primo posto e fu promossa nella Southern League Premier Division. La squadra si stava regalando ottime soddisfazioni e nei successivi sei anni chiuse la stagione per ben cinque volte nelle prime quattro. Nel 1979 gli Stones furono tra i fondatori della Alliance Premier League (ora Conference) e vinsero il campionato due volte, nel 1984 e 1989. Nel 1988 lo Stones vendette il proprio stadio alla MFI (una catena di mobili) in quanto lo stadio non era a norma per la Football League appena conquistata; dovette perciò andare a giocare a Dartford. Questo portò a un inevitabile calo di presenze: si passò dalle 2,400 alle 1,400 presenze. Alla prima stagione in Fourth Division (nel 1984 era ancora in vigore il sistema dell’elezione in FL, cosa che sbarrò la strada agli Stones, mentre nel 1989 erano già state introdotte le promozione e retrocessioni automatiche), il Maidstone inizio’ con un avvio incerto, ma riuscì a raggiungere i play-off. In semifinale trovò il Cambridge United (che poi vinse quei playoff) e fu un match al cardiopalma, vinto dal Cambridge solo ai supplementari, grazie a due reti di Dion Dublin. La loro forma nella successiva stagione passò da ottima a scarsa, e portò all’esonero del Manager Keith Peacock.

Il club stava perdendo un sacco di soldi era sul rischio della bancarotta. Aveva speso molti soldi con la Football League e continuava a spendere soldi. Pochissime entrate arrivavano dalla vendita dei biglietti, e nonostante un grosso debito, il club comprò per £ 400,000 un terreno a Maidstone per costruire un nuovo stadio. Il club pensava che con un terreno di gioco a Maidstone si sarebbe riusciti a continuare a stare nella Football League, ma la licenza edile per costruire non fu concessa dal comune e questo fece precipitare la situazione. L’intera squadra fu messa in vendita con l’obiettivo di fare cassa. Durante la stagione 1991/92 il club stesso fu messo in vendita. Ma con un grosso debito, senza stadio ed una squadra impoverita, era ben difficile trovare un compratore. Solo un consorzio del Nord/Est era interessato, ma voleva spostare il club nel Tyneside e fonderlo al Newcastle Blue Star FC. A livello calcistico, Graham Carr fu esonerato dopo poche giornate dall’inizio della stagione 1991/92, per scarsi risultati, la squadra fu presa in mano dal suo assistente Bill Williams, il quale riuscì pian piano verso fine anno a portare gli Stones in una zona piu’ tranquilla, anche se non ci sarebbero state comunque retrocessioni a fine stagione, in quanto la Football League si sarebbe allargata. Finirono 18 su 22 club (l’Aldershot dichiarò bancarotta il 25 Marzo 1992 e tutti i suoi match furono annulati). Nella stagione 1992/93 nacque la Premier League (era la vecchia Division One), la vecchia Second Division divenne Division One, la vecchia Third Division divenne Division Two e la Fourth Division divenne Division Three. Gli Stones erano i nuovi membri della Division Three, ma con l’inizio della nuova stagione alle porte, gli Stones stavano rischiando di non iniziarla, dato la loro situazione finanziaria che stava sempre di più peggiorando. l’esordio stagionale era fissato per il 15 Agosto 1992 in casa dello Scunthorpe United, ma il Maidstone United aveva solo due giocatori registrati, anche se la societò garantì il regolare svolgimento dei futuri match. Ma non fu cosi: il 17 Agosto 1992, il Maidstone United scomparve dalla scena.

Gallagher Stadium

La rinascita

Il Maidstone Invicta viene fondato alcuni giorni dopo l’esclusione dalla Football League dello United. Il club fu retrocesso 7 divisioni nella Piramide, e nella stagione 1993/94 iniziò la sua avventura nella Kent County League Fourth Division. Non esattamente la Football League. Come campo da gioco fu utilizzato quello usato dal Maidstone per gli allenamenti e per i match delle riserve, vicino all’originale London Road Stadium. Inizialmente fu Jim Thompson presidente, ma fu bannato dal calcio al seguito dei fallimenti del Maidstone e del Dartford e Paul Bowden prese la carica, in cui rimase fino al 2010. La squadra era formata dai giovani che avevano formato il blocco del Youth Team nel vecchio Maidstone e senza problemi vinsero la Fourth Division, sotto la guida di Jack Whitley e Bill Turcker. Vinsero anche la West Kent Challenge Shield e Tunbridge Wells Charity Cup. Durante la chiusura della stagione 93/94, il club guadagnò la promozione in Division Two grazie alla ristrutturazione della Kent League; vinse la Division Two e la Kent Junior Cup. Gli Stones nel 1997 ritornarono al loro nome originale, Maidstone United Football Club. Dopo quattro anni e sei Manager il club arrivò alla Kent League Premier Division, in cui nel 1999/00 finalmente esordì, chiudendo con un ottimo terzo posto. Nella successiva stagione il Maidstone era diretto da Matt Toms, altro ex giocatore degli Stones, chiuse al secondo posto e divenne un club Senior. Voleva puntare alla Kent League, e fece l’application per entrarci; venne accettata e gli Stones nella stagione 2000/01 entrano nella Kent League. Comunque lo stadio di Maidstone non presentava i minimi requisiti dalla Kent League e quindi si trasferirono a Sittingbourne al Central Park. La prima stagione andò alla grande, vinsero la Kent League e la Coppa, ma non furono promossi alla Southern League East Division, in quanto il Central Park non era a norma.

Nela stagione 2002/03 il Maidstone entrò per la prima volta in FA Cup, e il club partecipò al programma delle BBC “Road to Cardiff”. Il club arrivò al Secondo Turno Qualificazione, dopo aver superato 3-2 il Tonbridge Angels, in un derby emozionante con tripletta di Steve Butler. In campionato gli Stones erano partiti alla grande, ma ebbero un calo, e in più si aggiunse anche l’esclusione del Faversham Town (di conseguenza i risultati annulati): il maidstone perse così il campionato in maniera strana per 0.14 di punto, in quanto la lega decise che il campionato sarebbe andato al club con più punti e Maidstone e Thamesmead Town fecero 63 punti in 30 partite, il Cray Wanderers 62 punti ma in 29 partite e quindi si aggiudicò il campionato. Comunque arrivarono dei trofei, la Kent Senior Trophy e la Kent Charity Cup, ma i problemi per una nuova casa continuavano, e questo bloccava l’accesso alla Southern League. Dal 2003 al 2005, gli Stones fecero due identiche stagioni: in entrambe chiusero al 4 posto, mentre in FA Cup raggiunsero il 3 Turno di Qualificazione. Mentre fuori dal campo, finalmente il 4 Novembre 2004 arrivò il permesso per costruire il nuovo campo a James Whatman Way a Maidstone. Il via ai lavori doveva essere ancora posticipato, finchè non arrivò l’ok dal proprietario del terreno, ovvero il Ministero della Difesa. Nela stagione 2005/06 vinse finalmente la Kent League, dopo un lungo testa a testa con il Beckenham Town, e la vittoria arrivò solo all’ultima giornata. Finalmente arrivò così la promozione allo Step 4 della Non League Pyramid, ed entrarono nell’Isthmian Division One South. Ma un’altra vittoria fu per lo stadio: fu firmato un contratto di locazione per 99 anni per il terreno a James Wathman Way. Ora si poteva costruire il ritorno a casa.

Al primo colpo vinse il campionato Isthmian Division One South. Nelle stagioni successive il Maidstone ha lottato per non retrocedere, tra nuovi problemi finanziari e ritardi nella costruzione dello stadio. La retrocessione è arrivata alla fine nel 2011, ma, finalmente nel 2012/13, il Maidstone ha inaugurato il suo nuovo stadio, il Gallagher Stadium, e nemmeno troppo casualmente la stagione è coincisa con la nuova promozione in Isthmian Premier, terminando al secondo posto il campionato di Isthmian League South alle spalle del Dulwich Hamlet.
I colori sociali del club sono il giallo e il nero.

Trofei (dal 1992)

  • Isthmian League Division One South: 2006–07
  • Kent League Premier Division: 2001–02, 2005–06
  • Kent League Premier Division Cup: 2001–02, 2005–06
  • Kent League Premier Challenge/Charity Shield: 2002–03, 2003–04
  • Kent County League Premier Division: 2000–01
  • Kent County League Division One Winners: 1998–99
  • Kent County League Division Two Winners: 1994–95
  • Kent County League Division Four Winners: 1993–94
  • Kent Senior Trophy: 2002–03
  • Weald of Kent Charity Cup: 1999-00, 2000–01
  • Kent Junior Cup: 1994–95
  • Tunbridge Wells Charity Cup: 1993–94

Un Groundhopper a Londra – In giro per stadi con London Football

Con immenso piacere ospitiamo sulle nostre pagine Gianni Galleri, di London Football (QUI la pagina Facebook, QUI il sito), che condivide con noi la passione per il calcio inglese e, in questo caso specifico, la sua esperienza da groundhopper londinese. Sperando di collaborare nuovamente in futuro, buona lettura! Chiudete gli occhi e immaginate il Tube, gli autobus a due piani, e tutto ciò che è Londra….

Un Groundhopper a Londra – In giro per stadi con London Football

«E poi voglio assolutamente vedere alcuni stadi di non League». «Che sarebbe, la nostra Eccellenza?» «Beh, più o meno Promozione e Prima Categoria, anche se la piramide della FA è diversa dalla nostra». Lo sguardo dell’amico di turno traboccherà di un misto di compatimento e ironia. E’ il duro mestiere del groundhopper. Noi lo sappiamo, sono loro che non ci capiscono.

Comincia così il mio viaggio a Londra dell’agosto 2013. Fra la perplessità degli amici e una ragazza che mi aspetta a Londra e che, indaffarata com’è, mi lascerà un sacco di ore per girarmi le periferie più sperdute in cerca di ground da ammirare e da fotografare. Un viaggio che mi porterà a visitare 13 stadi per un totale di 16 squadre, dalla Premier, fino alla Isthmian Division One. Ma andiamo con ordine.

Il sud e l’ovest

Afc Wimbledon, Kingstonian, Tooting & Mitcham United, Corinthian Casuals, Crystal Palace e Dulwich Hamlet

Da quando ho aperto il sito e la pagina facebook di London Football ho avuto il piacere di conoscere moltissima gente interessante. Uno di questi è Gary, responsabile della comunicazione dei Corinthian Casuals, gloriosa squadra dal pedigree e dalle imprese degne di un Real Madrid o di un Benfica.

Insomma, Gary mi invita a vedere i Pink & Chocolate. La partita è in trasferta, per la precisione a Mitcham, nella casa del Tooting & Mitcham United. L’incontro inizia alle due e io mi prendo tutto il tempo necessario per fare qualche giretto. Prendo il treno alla stazione di Brentford e da lì mi dirigo a Clapam Junction. Coincidenza verso Sud e scendo a Norbiton. I più esperti hanno già capito. Sto per andare al Prato del Re. L’ormai famoso Kingsmeadow, casa dell’AFC Wimbledon.

Arrivo nella bella zona e decido di farmi a piedi il pezzo che mi divide dallo stadio. Percorro una grande arteria piuttosto trafficata, quando all’improvviso me lo ritrovo sulla destra.

Già l’entrata è uno spettacolo con la cancellata ad annunciare l’impianto. Mi dirigo verso la Club House per chiedere se qualcuno mi fa visitare lo stadio. Davanti a una pinta di sidro provo a fare due chiacchiere, ma più che tifosi, sembrano normali bariste impegnate a pulire. Cerco qualcun altro, ma con il mio inglese traballante riesco solo a farmi trattare male da una signora bionda.

Sto quasi per rinunciare quando mi viene un’idea. Andiamo da quelli del Kingstonian che con i Dons dividono l’impianto (prima erano i proprietari, adesso sono affittuari – NdR l’impianto è passato dal Kingstonian alla famiglia Khoslas, per poi passare ai Dons che, peraltro, lo affittano al Kingstonian per una cifra inferiore di quella pagata ai Khoslas).

Sorpresa delle sorprese, trovo un signore e un ragazzo gentilissimi che senza problemi mi guidano dentro per fare due foto. Prima andiamo sul terreno di gioco e poi, con mio sommo piacere, negli spogliatoi. Mi invitano a rimanere per l’incontro pomeridiano, ma non c’è tempo. Ringrazio i miei amici e me ne vado verso Mitcham. Gary mi aspetta là, e ha con sé il mio pass della Isthmian League. Per una volta sono un ospite di riguardo.

Il KNK Stadium, casa dei Terrors, è una struttura ben al di sopra delle aspettive. Dalle nostre parti potrebbe fare tranquillamente una serie C1. Un’enorme tribuna coperta e 3 terraces circondano il campo. La partita è poco favorevole all’amico Gary, i bianco-neri asfaltano gli ospiti con un netto 5-1. La mia prima partita di non League si conclude con un’altra birra nella club house dove il numero 10 locale viene premiato come migliore in campo. Fra gli applausi delle due tifoserie.

Ma il nostro giro a sud non è ancora finito. Il giorno seguente, dopo una mattinata trascorsa al British Museum, convinco la mia ragazza – che spesso mi accompagna, appassionata di calcio com’è – ad andare a Selhurst Park, casa del Crystal Palace.

Anche stavolta dobbiamo prendere il treno. La fermata ha lo stesso nome dello stadio, Selhurst. Prendiamo una stradina stretta, una via residenziale fino alla fine, ed eccoci a poche centinaia di metri dallo stadio. La prima impressione è che sembra molto più grande di come ce lo aspettavamo. La tribuna spicca altissima tra le case. Gli giriamo intorno, arriviamo allo shop. Vorrei comprarmi la seconda maglia, ma hanno solo la prima che sembra la brutta copia di quella del Barcellona.

Alla reception chiediamo di visitare l’interno dello stadio e un vigilantes ci accompagna dentro. C’è un forte odore di erba tagliata che dà quasi fastidio, ma appena voltato l’angolo ci troviamo dentro, sommersi da un’enorme quantità di rosso e blu. Il nostro accompagnatore è sinceramente stupito che degli italiani vogliano visitare questo stadio, ci dà qualche informazione di servizio e poi ci accompagna fino alle panchine, dove con mio grande piacere mi siedo e scatto diverse foto. C’è una rete che ci divide dal campo. Il vigilantes ci chiede di fare attenzione, perché è elettrificata: sembra che le volpi di notte entrino in campo e danneggino il manto.

Uscendo dallo stadio mi divido dalla mia ragazza. Lei tornerà in zona Brentford con il treno, io farò il giro con la metro. Lei lo sa, ma fa finta di niente. Sa che mi fermerò da qualche altra parte, ma se ne torna volentieri a casa.

Arrivando a Selhurst station, siamo passati di fronte a Dulwich East. Il passo è breve. Ci vuole una visita allo stadio degli Hamlet. Il campo è veramente a pochi passi dalla fermata e da lontano spicca il suo famoso “frontone” con le iniziali DHFC. C’è da rendere omaggio alla squadra di EFS. E’ tutto aperto e io mi faccio una passeggiata in solitaria. Visito campo e club house (vuota). Faccio una serie di foto e mi incammino verso la stazione. Sono le 18.35, se mi sbrigo posso attraversare tutta Londra e andare a vedere il nuovo stadio del Barnet, dall’altro capo della Jubilee. Ma ne parleremo un’altra volta.

Champion Hill

Nord-Ovest

Barnet, Wealdstone, Harrow, Hendon, North Greenford United e Wembley Fc.

Da Dulwich ad Canons Park ci vuole un’oretta di metro. Fortunatamente con me ho un gran bel libro: British Corner di Simone Galeotti. Una piccola perla che parla di storie di calcio britannico, scritte veramente bene. Mi ritrovo quasi a piangere mentre leggo del Manchester United e del disastro di Monaco e a emozionarmi per le due squadre di Dundee. Arrivo alla fermata dello stadio del Barnet che il sole sta tramontando. Già di per sé è un quadro romantico.

Ma non rende abbastanza l’idea. C’è bisogno di sforzare un attimo l’immaginazione e creare un ambiente idilliaco dove un campo sportivo corre dietro all’altro, in una distesa verde di prati, all’inglese. La luce arancione dà un senso di calore e rilassatezza. Mi tolgo le scarpe e passeggio sull’erba andando incontro all’alveare.

The Hive è il più nuovo degli stadi delle squadre professionistiche di Londra (anche se Barnet è uscito dalla Football League, rimane ancora professionista). La sua adozione ha portato più di qualche polemica, ma il colpo d’occhio e la location ripagano lo stanco tifoso che arriva a vedere la partita. Entro nello shop e cerco una maglia, anche dell’anno prima. Ma oltre a non essere bellissime, hanno prezzi un po’ altini. Mi accontento di una spilla. La vera sorpresa è la club house. Ha una finestra enorme che affaccia direttamente sul campo. Mi prendo una London Pride e mi rilasso al sole.

Purtroppo è già tempo di ripartire, mi aspettano per cena. Rifaccio la strada all’indietro quando, in uno dei campi che compongono il complesso del centro sportivo, mi becco Qpr-Barnet, giovanili femminili. Prima il piacere e poi il dovere. C’è sempre tempo per il calcio.

Mentre stavo alla stazione di Canons Park, lontano, sfocato dalla distanza l’ho visto: l’Arco. La storia del calcio era distante solo pochi chilometri. Wembley mi chiamava. Ovvio che il giorno dopo ho organizzato la mia mattinata per visitare lo stadio degli stadi. Partenza come al solito da Northfields: Piccadilly Line fino ad Acton Town e da lì cambio di ramo e, sempre la stessa linea, ma in direzione Uxbridge, fermata Ruislip, zona 6. L’obiettivo è lo stadio del Wealdstone, omaggio all’amico Marco Parmigiani. Devo dire però che ultimamente le Stones sono anche entrate nel mio cuore, soprattutto grazie all’acquisto di uno dei miei giocatori preferiti: Glen Little, il Pirlo della Conference.

La zona è meravigliosa. Calma. Ricca. Verde. La passeggiata verso l’impianto è un piacere. Arrivo al Grosvenor Vale in un caldo e assolato mattino. Non c’è nessuno con l’esclusione di una persona che si allena al tiro con l’arco. Scatto qualche foto, faccio il giro e arrivo dall’altra parte del campo. Mi prometto di venire a vedere una partita.

Mentre cammino cerco un pub, ma la zona è assolutamente residenziale e non c’è niente. Mi convinco, sono nell’estrema periferia ovest, non mi ricapiterà: devo fare il giro completo. Prossima tappa Earlsmead Stadium, casa dell’Harrow Borough e, per quest’anno, dell’Hendon. Paradossalmente la zona sembra ancora più ricca e immacolata. Anche questo stadio purtroppo è vuoto, ma a differenza di quello delle Stones, isolato e pacifico, questo sorge fra le villette e non si vede praticamente niente. C’è un signore che pulisce gli spogliatoi, ma forse parla meno inglese di me e dopo un paio di tentativi ci rinuncio e riprendo a camminare. Non troppo lontano gioca il North Greenford United.

Quello che mi trovo davanti quando giro l’angolo dell’ultima via abitata è un immenso parco che corre in salita, con un prato che dopo qualche centinaio di metri diventa bosco. Il campo è pieno di gente che corre e più in là c’è un’insegna, accanto a un baracchino di legno. E’ una società sportiva gaelica, o qualcosa del genere. Cinquanta metri più in là, in mezzo a due ali di alberi, c’è un cancello e sopra un cartello. Siamo arrivati.

Stavolta è tutto aperto; mi siedo sulla stand dietro la porta e scatto qualche foto. Inutile dirlo il manto è meraviglioso e anche la club house sembra carina. Purtroppo non c’è nessuno e devo accontentarmi, rimanendo con la sete.

Prima di andare a Wembley vero e proprio, proprio perché mi trovo a passarci davanti, visito anche lo stadio del Wembley FC. Devo premettere che è una squadra che mi sta molto antipatica, una trovata pubblicitaria (hanno preso vecchi giocatori e hanno uno sponsor importante – ma vale solo per la FA Cup, ndr) e in più un amico mi aveva messo in guardia. Insomma riesco a malapena a fare due foto da fuori e scappo verso il più famoso Wembley Stadium.

Non mi dilungherò troppo sullo stadio degli stadi. In molti ne hanno parlato prima e meglio di come potrei fare, però vi garantisco che l’emozione di scendere dalla metro, percorrere quella scalinata e trovarsi di fronte quell’arco è una cosa per cui vale la pena andare a Londra. Fidatevi.

Est e Sud-Est

Dagenham and Redbridge, Charlton Athletic, Welling United e Erith and Belvedere.

Se a Londra dici Est, nel calcio, la gente capisce solo West Ham. I più appassionati possono anche immaginarsi Leyton Orient, ma nessuno – o solo un groundhopper – penserà al Dagenham and Redbridge. Dopo una colazione con una vecchia amica che non vedevo da anni, parto da Liverpool Street, verso Hornchurch, fermata Dagenham East. Appena scendo prendo a sinistra, oltrepasso la caserma della polizia e cammino sulla via principale finché non trovo il cartello che mi indica Victoria Road.

Il primo impatto è molto buono. Lo stadio ha un bell’ingresso, c’è un bel parcheggio con lo shop in mezzo. Tuttavia una volta entrato nella club house mi ritrovo di fronte due signore piuttosto cafone che a malapena alzano la testa dai loro affari. Mi servono una pinta di sidro, ma di visitare lo stadio o di aprirmi lo shop non se ne parla nemmeno.

Dopo la fallimentare prima esperienza a est, provo a rifarmi con una bella passeggiata nel Sud Est. Siamo ormai all’ultimo giorno. Fra ventiquattro ore dovrò essere a Stansted per tornarmene in Italia; il corpo, ma soprattutto la mente mostrano i primi segni di stanchezza. La scusa è una gita a Greenwich con ragazza annessa: galeone, università, osservatorio. La realtà si chiama The Valley. La casa del Charlton Athletic.

Si arriva con un autobus, un cheeseburger a un fast food a 100 metri dallo stadio e via. Prima tappa allo shop. L’ho puntata da due mesi: la away di quest’anno dev’essere mia. Investo 42,50 pound in una meravigliosa casacca da trasferta, e faccio conto tondo con 2,50 sterline per la spilletta. Purtroppo lo stadio è chiuso e non c’è nessuno che può farci entrare. Ma ci fermiamo di fronte alla statua di Sam Bartram e scattiamo qualche foto da lì. L’impressione, anche dall’esterno, è ottima e si respira un’aria di quartiere popolare che emoziona e infiamma.

L’ultimo stadio del nostro lungo viaggio ci serve per chiudere il cerchio (in attesa del Vicarage Road, troppo lontano per ora) degli stadi dalla Premier alla Conference. L’obiettivo è Park View Road. Da Charlton non è lontano, ma neanche così vicino come sembra sulla cartina. Ci mettiamo mezz’ora di autobus, e quando arriviamo la struttura non è che ci esalti particolarmente. Intanto è chiusa la club house e lo shop neanche si vede; e la parte dell’Erith & Belvedere, che con le Wings (il Welling United) divide la struttura, non è proprio accessibile. Almeno possiamo avvicinarci al terreno di gioco e scattare qualche foto, ma niente di più.

Il rientro a casa serve solo per fermarsi da Lilywhites e spendere le ultime sterle per prendere quella maglia dei Rangers in offerta che mi guarda da quando sono arrivato a Londra.

Gianni Galleri

Non league football: Tooting & Mitcham United

Torniamo con il calcio di non-league, torniamo con un club londinese, per la precisione del borough di Merton, sud-ovest della capitale britannica: il Tooting & Mitcham United

imagesTooting & Mitcham United Football Club
Anno di fondazione: 1932
Nickname: the Terrors
Stadio: Imperial Fields, Morden
Capacità: 3.500 (612 a sedere)

Come suggerisce il nome, l’origine del club avviene tramite l’unione di due squadre preesistenti: il Tooting (1887) e il Mitcham Wanderers (1912). L’unione venne dettata da una constatazione della realtà: le due squadre, vicine, si facevano troppa concorrenza nell’area. Meglio dunque unire le forze, e nel 1932, dopo due anni di discussioni, nacque l’attuale club. L’incontro avvenne in un pub, più precisamente al Forester Arms di Mitcham Road, in quel di Tooting: il gestore del pub, mister John Beard, divenne il presidente del nuovo club, che prese il nome di Tooting & Mitcham FC. Il suffisso United verrà aggiunto solo qualche stagione dopo. La prima divisa del club consisteva in una maglia interamente bianca, e solo negli anni ’50 comparirà la tenuta a strisce bianco-nere che ancora oggi caratterizza il club. Le partite venivano giocate all’impianto di Sandy Lane, che fino al 2002 sarà la casa della squadra.

La storia del Tooting & Mitcham è fatta, in ben dieci occasioni, dal raggiungimento del primo turno di FA Cup. Nel 1959, giunti al terzo turno, i Terrors vennero sorteggiati contro il Forest: a Sandy Lane si portarono addirittura sul 2-0, prima di venire raggiunti sul 2-2 e poi sconfitti, a Nottingham nel replay, davanti a più di 40.000 spettatori. Nel periodo che va dagli anni ’40 a fine anni ’50 vennero messe in bacheca tre London Senior Cup, cinque Surrey Senior Cup (alle quali nel corso degli anni se ne aggiungeranno altre quattro), due titoli di Athenian League e due di Isthmian League. Furono indubbiamente gli anni d’oro dei Terrors.

Nel 1961 un local boy, di ruolo portiere, fece l’esordio per il club: Alex Stepney, che passerà poi al Millwall fino ad arrivare a vestire le maglie di Chelsea e Manchester United, oltre a quella della Nazionale inglese, e ad alzare una Coppa dei Campioni. Anche Dario Gradi, mitologico manager del Crewe Alexandra, giocò per un breve periodo nel Tooting & Mitcham. La metà degli anni ’70 segnò un nuovo periodo d’oro del club che, oltre alle coppe locali (tre Surrey Senior Cup) stabilì i propri record di avanzamento in due trofei: FA Cup e FA Trophy. Nella Coppa per eccellenza, i Terrors giunsero al quarto turno, dopo aver eliminato Romford, Leatherhead e Swindon Town (al replay), per poi perdere contro il Bradford City a Valley Parade. In FA Trophy la corsa si arrestò invece ai quarti di finale.

La collocazione del club

La collocazione del club

Ultimamente i Terrors sono tornati a far parlare di loro, con la vittoria dell’Isthmian Division Two nel 2000/01 e con la promozione in Isthmian Premier nel 2008 (sconfitto il Cray Wanderers nella decisiva partita), a cui vanno aggiunte una Surrey Senior e due London Senior consecutive, nel 2006/07 e 2007/08. Dal 2002 la squadra gioca a Imperial Fields Stadium (KNK Stadium), dopo l’abbandono di Sandy Lane a causa delle carenti condizioni della struttura e i pericoli d’incendio per un impianto totalmente in legno.

Trofei

  • Athenian League: 1949–50, 1954–55
  • Isthmian League: 1957–58, 1959–60
  • Surrey Senior Cup: 1937–38, 1943–44, 1944–45, 1952–53, 1959–60, 1975–76, 1976–77, 1977–78, 2006–07
  • London Senior Cup: 1942–43, 1958–59, 1959–60, 2006–07, 2007–08

Sito ufficiale