The cross-border derby

Torna a collaborare con noi Jacopo Ghirardon e lo fa con un pezzo sul derby Wrexham-Chester, che si è giocato oggi (per la cronaca, 2-0 Chester). Buona Lettura!

 

Il weekend calcistico che a breve inizierà propone due dei derby più famosi all’interno del panorama calcistico Inglese: uno è il “derby d’Inghilterra”, tra le due squadre più famose e probabilmente conosciute anche nel resto del mondo, ossia Liverpool contro Manchester United, e uno locale, ossia uno dei tanti derby di Londra, tra Tottenham ed Arsenal, anche se questo è il North London Derby, una rivalità pazzesca seconda probabilmente soltanto a West Ham-Millwall. Si giocherà poi un terzo derby in questo weekend, ai più sconosciuto, ma in realtà una delle rivalità più forti e sentite dell’intero panorama calcistico britannico, relativamente alle categorie minori. Britannico, non Inglese, perché le squadre in questione, pur partecipando allo stesso campionato (la Skrill Premier, per i nostalgici la Conference National), appartengono a due paesi diversi: il Wrexham è infatti una delle 6 squadre Gallesi che gioca in Inghilterra, mentre Chester è l’ultima città prima del confine col paese del Dragone, con buona pace del Regno Unito che, almeno a livello calcistico, non ha poi tutta questa importanza.

Chester

La storia dei due club. Come vedremo, la storia dei due clubs presenta diversi avvenimenti in comune. Cominciamo dalla squadra che giocherà in casa questo derby, chiamato appunto per la posizione geografica particolare “cross border derby”. Il Wrexham è uno dei club britannici più antichi della storia, visto che è stato fondato nel 1864, con la prima partita giocata al Denbigh County Cricket Club contro i Prince of Wales Fire Brigade. Curiosità della gara è che verrà giocata in un terreno che poi sarà lo stesso su cui verrà costruito il Racecourse Grounds, attuale stadio del Wrexham dal 1872: sono in corso ricerche per capire se lo stadio è stato utilizzato anche prima, il che renderebbe i Dragoons il club più antico al mondo a giocare da sempre nel suo stadio di appartenenza. Nel 1877 il Racecourse ospita la prima gara internazionale, contro la Scozia, mentre l’anno dopo il Wrexham partecipa alla prima competizione ufficiale, ossia la prima edizione della FAW Cup, in cui batteranno in finale il Druids di Cefn Mawr (il club più antico del Galles, fondato nel 1861, che per altro nello scorso anno ha esordito in Europa League dopo aver ottenuto la finale di Coppa del Galles) per 1-0. Nel 1883 l’esordio in FA Cup, dove il Wrexham cede all’Oswestry Town (altra squadra che in Galles sta avendo molta fortuna negli ultimi anni, sotto il nome di The New Saints). Nel 1890 il Wrexham venne invitato a partecipare alla Combination, la categoria subito successiva alla Football League. Nel 1894 la squadra retrocede in Welsh League (che fino al 1992 sarà parte della piramide inglese, prima di diventare separata con l’affiliazione alla UEFA). Il Club risale nel 1900 in Combination, e nel 1921 ottiene la promozione nella Football League, esattamente nel neonata Third Division North, step 3 del calcio Inglese. Nel 1933 sfiorano la promozione in Second Division, ma perdono il duello con l’Hull City nel finale della stagione. Il club vivacchia nella categoria per 30 anni, ottenendo il quarto turno di FA Cup contro il Machester United, che si impone davanti agli oltre 35mila spettatori del Racecourse per 0-4. Gli anni ’60 sono quelli dello yo-yo tra Third e Fourth division, mentre gli anni ’70 danno nuovo splendore ai Dragoons, che grazie alla possibilità di competere in Welsh Cup, intraprendono diverse cavalcate Europee emozionanti. Nel 1972 l’esordio in Coppe Coppe, dove eliminano il Zurigo prima di essere eliminato per la regola dei goal in trasferta contro l’Hajduk Spalato. Nel 1973 arrivano fino ai quarti di finale di FA Cup, perdendo contro il Burnley. L’anno successivo rivincono la Coppa del Galles, e tornano in Coppa delle Coppe dove si arrendono ai quarti contro l’Anderlecht. Nel 1979, finalmente, la tanto sospirata promozione in Second Division, a coronare un decennio di grandi successi per i Gallesi. L’inizio degli anni ’80 è drammatico, con una doppia retrocessione in Fourth Division. Ci si deve ancora aggrappare alla gloria Europea, che torna nel 1984 quando il Wrexham viene eliminato dalla Roma negli ottavi della Coppa delle Coppe, a cui il Wrexham parteciperà ancora nel 1986 e nel 1991, con l’eliminazione subita dal Manchester United. Ma questa stagione, che vede i Dragoni impegnati nella lotta per non retrocedere nella Conference, vede uno dei cupset in FA Cup più famosi di sempre, il 2-1 inflitto all’Arsenal al terzo turno, che consegna alla leggenda il club Gallese. Gli anni ’90 portano alla promozione nella Third Division, mentre gli anni 2000 sono quelli più travagliati della storia dei Dragoni, che nel 2004 entrano in amministrazione controllata, con il presidente Alex Hamilton che porta il club sull’orlo del fallimento. Nel 2005 il club, nonostante la vittoria nel Football League Trophy, retrocede in League 2, e solo con l’intervento di Neil Dickens viene scongiurato il fallimento. La stagione è difficile, e la salvezza viene ottenuta solamente all’ultima giornata, con lo “spareggio” contro il Boston United vinto per 3-1 davanti a quasi 30mila spettatori. La retrocessione arriverà la stagione dopo, mettendo fine a 87 anni consecutivi di permanenza nella Football League. Nel 2011 finiscono gli incubi a livello economico, col Wrexham Supporters Trust che compra il club e sana tutti i debiti. La stagione 2012-13 vede il trionfo nell’FA Trophy, ma la sconfitta nella finale playoff nel derby contro il Newport County.

Fondato nel 1885 con la fusione di Chester Rovers e Old Kings Scholars, il Chester City nel 1890 ottiene l’iscrizione alla Combination, giocando inizialmente le sue partite al The Old Showgrounds, spostandosi definitivamente a Sealand Road nel 1906. Il club vincerà la Combination nel 1910, unico risultato di rilievo fino al 1931 quando la squadra ottiene la promozione in Football League, ai danni del Nelson FC. Nel 1933 la vittoria nella FAW Cup: visto la posizione esattamente al confine col Galles, il club poteva partecipare alla Coppa del Galles. In finale viene battuto, neanche a dirlo, il Wrexham, dando di fatto inizio alla forte rivalità tra i due clubs. Di fatto per 40 anni il Chester resta senza successi di rilievo, rimanendo l’unico club all’interno della Football League a non aver mai ottenuto una promozione. L’incantesimo si rompe nel 1974, quando la squadra allenata da Ken Roberts ottiene la promozione ai danni del Lincoln City alla Third Division. La stagione fu anche quella della clamorosa semifinale di League Cup, dove vennero eliminati per 5-4 dall’Aston Villa, dopo aver eliminato giganti come Leeds United o Newcastle United nei turni precedenti. Gli anni successivi sono di consolidamento, con il Chester che ottiene ottime deep runs in FA Cup e lanciano un giovane Ian Rush verso il calcio che conta. Il Club resta in Third Division (che diventerà nel contempo Second Division con la nascita della Premier League) fino al 1994, quando tornano in Third Division. La stagione 1995 vede la sconfitta contro lo Swansea nella finale playoff. Intanto nel 1992 viene costruito il nuovo stadio, il Deva Stadium, che ha la caratteristica di trovarsi esattamente al centro del confine tra Galles e Inghilterra: tre tribune si trovano in territorio Gallese, quella centrale e più capiente in quello Inglese. Curioso pure il nome dello stadio, che riprende il nome del Castrum Romano Deva Victrix, antico nome della città di Chester appunto. Nel 1998 il club entra in amministrazione controllata, visto anche le enormi spese per la costruzione del nuovo stadio, e nonostante l’acquisizione del club da parte dell’Americano Terry Smith, scendono in Conference nel 2000 dopo 69 anni di militanza consecutiva in Football League. Nel 2003 questi problemi sembrano superati, e il club torna in Football League vincendo la Conference alla penultima giornata con un 1-0 allo Scarborough. Curiosamente, è l’unico campionato vinto nella storia del Chester City FC. La stagione 2008-09 è quella del ritorno in Conference, perdendo all’ultima giornata a Darlington per 2-1. La retrocessione è drammatica, e lo spettro del fallimento torna più vivo che prima, e l’iscrizione al campionato viene garantito solamente alla seconda giornata, quando il Chester City 2009 LTD riesce ad iscrivere con l’aiuto della FA il club alla Conference, nonostante 25 punti di penalizzazione. Ma l’agonia continua, e dopo una stagione ovviamente iper complicata, il club a Febbraio si trova ancora a -3 punti, e i giocatori, dopo numerosi mesi senza ricevere stipendio, entrano in sciopero: la neonata società non riesce a gestire la situazione ed è costretta a chiudere, a campionato in corso, il 10 Marzo 2010. La società tenta un colpo di coda, cercando di iscirvere, a campionato praticamente concluso, il club alla Welsh Premier League, cosa che però viene respinta dal board del campionato Gallese. I tifosi presero in mano la situazione, e nell’estate successiva rifondano il Chester FC, vecchio nome del club nelle sue origini. Ottengono dalla FA l’autorizzazione a partecipare alla Norhern Premier League Division 1, step 8 del calcio Inglese, e l’entusiasmo sale, con la prima gara in assoluto, l’amichevole contro l’Aberystwyth Town, che segna il nuovo inizio dell’ultracentenario club. La stagione è un successo, con la promozione ai danni dello Skemersdale Town ottenuta all’ultima giornata. La stagione successiva in Northern Premier League è un vero trionfo, con 100 punti realizzati ai danni di squadre prestigiose come Northwich o FC United of Manchester. Nell’ultima stagione arriva la promozione in Confernce National, con il trionfo in Conference North, strapazzando tutti i record: 107 punti totalizzati, 103 goal segnati, differenza reti di +74.

Il Cross Border Derby. 12 Miglia separano le due città, ma come abbiamo visto c’è di mezzo pure un confine che a livello calcistico conta eccome. La rivalità tra i due club è pazzesca, con ripetuti scontri tra entrambe le fazione, per altro ben note per le loro azioni violente specialmente negli anni ’80, portano sempre un numero elevatissimo di forze dell’ordine per garantire il regolare svolgimento della partita ed evitare che le due tifoserie entrino in contatto. Il primo derby si giocò nella FA Cup del 1888, quando il Wrexham si impose per 2-3 a Faulkner Street, vecchio stadio del Chester. Complessivamente ci sono stati 145 incontri tra le due squadre, con 65 vittorie per i Reds, 49 per il Chester e 30 pareggi. 26 di queste sfide si sono svolte nella FAW Cup, mentre 9 nella FA Cup. Il derby di oggi sarà il primo tra le due squadre dopo essere stati acquistati dai propri tifosi. Basterà questo per calmare gli animi? Non si sa, comunque sia, this is the Cross Border Derby!

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Footballshire: il calcio nelle contee inglesi. Seconda puntata

Continuiamo il nostro viaggio nelle contee inglesi. Oggi Cambridgeshire, Cheshire, Cornwall e County Durham

Cambridgeshire

Il Cambridgeshire, la 15esima contea come superficie e la 28esima come popolazione dell’Inghilterra, è una contea dell’est del paese dove ha sede la famosa città universitaria che alla stessa da il nome (tra le altre città val la pena nominare almeno Peterborough, anche se ormai è un’unitary authority). Tutto, bene o male, ruota intorno all’università di Cambridge da queste parti, ma siccome non vogliamo limitarci a ciò cerchiamo qualche curiosità circa la contea, come per esempio quella di essere sede per così dire del punto geografico più basso del Regno Unito, Holme, 9 piedi sotto il livello del mare. Ci sarebbero poi tutte le personalità legate al Cambridgeshire, che includerebbero premi Nobel vari che dell’università sono stati o sono professori, ma la scelta di includere solo persone nate nelle contee che trattiamo li esclude di diritto; anche così, però, possiamo trovare due nomi che han fatto la storia, uno della politica inglese, l’altro dell’economia: Oliver Cromwell e John Maynard Keynes. Se invece preferite la musica, a Cambridge sono nati David Gilmour e Syd Barrett, due nomi che qualcosina dovrebbero dirvi. Come in molte altre contee del sud (e fino ad ora siamo rimasti nel sud dell’Inghilterra), domina il Partito Conservatore, che detiene sei delle sette constituency della contea (l’altra è dei LibDem).

E il calcio? La squadra principale, attualmente, del Cambridgeshire è il Peterborough United (League 1), ed è per la verità anche l’unico league-club della contea dopo che il Cambridge United è precipitato in Conference. Proprio il Cambridge United nei primi anni ’90 è andato vicino ad essere il primo club della contea al massimo livello del calcio, centrando i playoff promozione nel 1991/92, oltre a due quarti di finale di FA Cup e uno di League Cup; nella mente di molti però è ricordato per essere la “seconda squadra” di Nick Hornby, il quale in Fever Pitch dedica allo United alcuni capitoli del libro. Un gradino più sotto, per la precisione in Conference North, gioca l’Histon, squadra di un paesino di 7.000 anime (Histon & Impington). Più in basso troviamo i “cugini” dello United, il Cambridge City (Southern League Premier) e, nella stessa categoria, il St Neots Town. In Isthmian League Division one North (livello 8) gioca invece il Soham Town Rangers; sempre al livello 8 della piramide ma in Southern League Central fa quest’anno giocherà il St Ives Town (promosso dalla United Counties). Al livello 9, infine, l’Ely City e il Godmanchester Rovers in Eastern Counties Premier, mentre in United Counties Premier troviamo Yaxley, Huntingdon Town e l’altra squadra di Peterborough, il Peterborough Northern Star. Le squadre sono affiliate alla Cambridgeshire F.A., il cui torneo principale è la Cambridgeshire Invitation Cup.

Cheshire

Finalmente andiamo a nord. Cheshire, confine nord del Galles, sotto la città di Liverpool. La 19esima contea in quanto a popolazione, la 25esima in quanto a superficie. Legeceasterscir (“The shire of the city of legions“) come viene nominato negli Anglo-Saxon Chronicles (documento importante per la storia anglosassone dei regni pre-Inghilterra), la contea con la riforma del 1974 ha perso alcuni centri, “ceduti” alla Greater Manchester (Altrincham, Stalybridge e altri): attualmente i più importanti sono Chester, la ex county-town (dal 2009 la contea è stata divisa in due unitary authority, che si sommano a quelle già esistenti di Warrington e Halton), Warrington, la città più grande, la railway-town di Crewe (questa ci interessa per il calcio), Macclesfield, Runcorn. A molti il Cheshire farà pensare al Cheshire Cat di “Alice nel Paese delle Meraviglie”: Lewis Carroll, non a caso, è nativo proprio di questa terra. Altri figli del Cheshire sono Daniel Craig, l’ultimo James Bond in ordine di tempo, il cantante dei Take That Gary Barlow, il membro degli One Direction Harry Styles e, per tornare al calcio, il pallone d’Oro Michael Owen. La contea è divisa in undici distretti elettorali: al momento, otto sono in mano ai Tories, tre al Labour.

Alexandra Stadium

Nel calcio l’unica squadra di Football League della contea è il Crewe Alexandra (League One), un Football League Trophy in bacheca e una vita con Dario Gradi sulla panchina dei railwaymen (1983-2007). Un passato in Football League lo aveva anche il Chester City, fallito nel 2010 e rimpiazzato dal Chester FC, squadra di proprietà dei tifosi che quest’anno è tornata a giocare in Conference Premier (tre promozioni in tre anni), la stessa categoria in cui troviamo anche il Macclesfield Town. In Conference North troviamo invece il Vauxhall Motors, squadra della società automobilistica omonima, fondata nel 1963 quando venne aperto il nuovo stabilimento a Ellesmere Port. Al livello 7, in Northern Premier League Premier Division, troviamo invece Nantwich Town (ne abbiamo parlato QUI), vincitori di un FA Vase, e Witton Albion, squadra di Northwich. Rimaniamo a Northwich, per un livello più in basso (Northern Premier Division One North) troviamo il Northwich Victoria, squadra da un passato ben più glorioso dei rivali cittadini: basti pensare che è stata tra le fondatrici della Second Division della Football League; nello stesso campionato troviamo il Warrington Town, espressione della città più grande della contea: 202.000 abitanti e una squadra all’ottavo livello della piramide. Chiudiamo con il livello 9, dove in North West Counties Premier troviamo ben cinque squadre. In primo luogo le due di Runcorn, Runcorn Town e Runcorn Linnets: se i secondi sono nati dopo il dissolvimento del precedente club, il Runcorn Halton, nel 2006, i primi cambiarono nome da Mond Rangers nel 2005/06 per puntare a un pubblico maggiore. Le altre tre squadre del nono livello sono Winsford United, Alsager Town e Congleton Town. Le squadre sono affiliate alla Cheshire FA che organizza il torneo principale, la Senior Cup: l’attuale detentore è il Chester FC.

Cornwall

Ah, la Cornovaglia. Terra di paesaggi magnifici e di gente fiera, che vorrebbe qualcosa di più che lo status di ceremonial county e unitary authority; d’altronde qui si parla anche cornico, per cui siamo in Cornovaglia sì ma anche in Kernow, una delle nazioni celtiche, con un movimento nazionalista e il sogno se non altro di ottenere i privilegi che spettano alle Home Nations (Galles, Scozia, Irlanda del Nord). Come capite non siamo nella classica contea, anche se, classificata come tale, è la dodicesima come superficie e la 40esima come popolazione (536.000). Il titolo di Duca di Cornwall (il più antico del Regno, 1337) spetta di norma al figlio più grande del sovrano e al consorte: l’erede al trono Sua Altezza Reale il Principe del Galles è quindi l’attuale Duca, con Camilla attuale Duchessa (prima lo era Diana, ovviamente). Alla ceremonial county della Cornovaglia appartengono anche le Isole Scilly, nonostante da più di un secolo abbiano una loro autonomia amministrativa. Della Cornovaglia ci sarebbe moltissimo da dire, a cominciare dal fatto che paesiggisticamente è uno dei posti più belli dell’Inghilterra, e il turismo rappresenta forse il settore di maggior sviluppo in un’area che, tuttavia, è tra le più povere del Regno. Ci sarebbe poi da parlare dell’identità, della St Piran’s Flag, del cornico, ma lo spazio è poco. Ci limitiamo qui a dire che l’unica città con lo status di city è Truro, la county-town. Sei sono i distretti elettorali, tre in mano ai Tories e tre ai LibDem: il Labour quasi non esiste, qui.

E il calcio? Nessuna squadra pro, e questo era noto. Ma nessuna nemmeno nei primi nove livelli, fatta eccezione per il Truro City, già in Conference South e ora in Southern Premier. Un FA Vase in bacheca e un tifoso italiano illustre, il nostro Jacopo Ghirardon che del Truro ci ha parlato ampiamente QUI. Per trovare altri club dobbiamo scendere, prima volta, al livello dieci, dove finalmente in South West Peninsula Premier troviamo diversi club cornici: AFC St Austell, St Blazey, Saltash United, Torpoint Athletic, Bodmin Town, Camelford, Godolphin Atlantic (vincitori dell’ultimo campionato, squadra di Newquay), Launceston, Liskeard Athletic, Newquay AFC, Falmouth Town. Al livello 11, in South West Peninsula Division One West, squadre di posti meravigliosi come Penzance e Porthleven. Insomma, se capitate per turismo in Cornovaglia e vi volete togliere lo sfizio di un bel match di non-league, la scelta è ampia, così come i derby che sono numerosi. Le squadre sono affiliate alla Cornwall County F.A. e disputano come torneo principale la Senior Cup, le cui ultime edizioni sono andate tutte al Bodmin Town.

County Durham

Torniamo al Nord. County Durham, appena sotto il Tyne & Wear, a est del Cumbria, a nord del North Yorkshire. 19esima contea in quanto ad area e 23esima in quanto a popolazione, la county-town è Durham ma la città principale è Darlington; altre città importanti sono Bishop Auckland, Hartlepool, Stockton-on-Tees. La contea è divisa in quattro autorità unitarie: County Durham, Darlington, Stockton-on-Tees, Hartlepool. Curiosità: Durham è l’unica contea inglese in cui viene usato il “County” prima del nome. Venendo all’aspetto turistico, da ammirare sicuramente tra le altre cose le High Force, cascate situate presso Middleton-in-Teesdale sul fiume Tees, oltre alle città, dalla stessa Durham sulle rive del Wear passando per Barnard Castle. County Durham è la contea natale di Mr Bean, alias Rowan Atkinson, da Consett; nella musica Janick Gers, degli Iron Maiden; nel calcio invece ha dato i natali a Bryan Robson e a Sir Bobby Robson, due nomi mica da ridere, specie il secondo. E a proposito di ridere, anche se non nacque qui ma in Cumbria, a Bishop Auckland crebbe un certo Stan Laurel, a cui la città ha recentemente dedicato una statua. La contea è divisa in sette collegi elettorali, tutti in mano al Labour Party (e ormai una cosa l’abbiamo imparata, ovvero che il Labour è forte nel nord mentre i Tories nel sud).

Feethams

Veniamo al calcio. L’unica squadra di Football League, da queste parti, è l’Hartlepool Utd (League 2), che gioca le sue partite al Victoria Park. Non ne troviamo nessuna in Conference, e per trovarne un’altra dobbiamo scendere in Northern Premier League Division One (livello 8), dove da quest’anno gioca il Darlington 1883, erede del Darlo fallito (uno dei casi in cui un nuovo, inutile impianto da 25.000 posti ha causato più guai che altro…era tanto bello Feethams!); ci aspettiamo un ritorno del club quantomeno in Conference nel futuro prossimo. Per finire scendiamo in Northern League Division One, dove troviamo un bel numero di squadre: due di Billingham, il Billingham Town e il Billingham Synthonia, il Bishop Auckland, club da un discreto passato (dieci FA Amateur Cup in bacheca), lo Shildon AFC, lo Spennymoor Town fresco vincitore dell’FA Vase, il West Auckland Town, il Consett AFC, il Newton Aycliffe, la squadra di Durham, il Durham City, e da quest’anno il Crook Town vincitore della Division Two la passata stagione. La locale FA è la Durham County F.A. che comprende anche squadre al di fuori della contea, come Sunderland e Gateshead: la coppa principale, la Challenge Cup, vede la partecipazione ad esempio della squadra riserve dei Black Cats. Il vincitore più recente della competizione è lo Spennymoor Town.

2013-14 Premier League preview

Finalmente un po’ di incertezza!

Dopo anni di dominio Manchester United, la stagione della Premier League, che si apre il 17 agosto con l’anticipo Liverpool-Stoke City, presenta tutte le carte per essere una delle più intriganti di sempre.

Molti fattori contribuiscono a tutta questa anticipazione ed a questa imprevedibilità. Innanzitutto i cambi di manager sulle panchine dei club giunti ai primi tre posti lo scorso anno (Man Utd, Man City e Chelsea), su quella dell’Everton e su quella dello Stoke City. Ci sono poi le situazioni ancora tutte da definire, entro il 31 agosto, per tre stelle (Gareth Bale, Luis Suarez e Wayne Rooney) che potrebbero spostare di molto i valori in campo. Infine l’arrivo di tre nuovi club (Crystal Palace, Hull City e Cardiff City) e di tanti nuovi giocatori da praticamente tutto il mondo. Valutare tutto sarà impresa complessa.

Jose Mourinho ritorna al Chelsea per vincere subito.

Jose Mourinho ritorna al Chelsea per vincere subito.

Fare una previsione/figuraccia, stilando la classifica finale, è però un dovere.

1. Chelsea
Il ritorno del grande portoghese a Stamford Bridge è stato il tormentone della scorsa stagione. Alla fine, come ampiamente previsto, Josè Mourinho è ritornato sul luogo del delitto. Ritrova Peter Cech, John Terry e Frank Lampard della vecchia guardia. Ma trova soprattutto un’accoppiata formidabile a centrocampo: Juan Mata ed Eden Hazzard. Trova Oscar e l’attaccante Romelu Lukaku (un remake di Didier Drogba?), trova una grande squadra. Mou sceglie sempre dove andare per tentare di vincere. Vorrebbe anche Wayne Rooney, mentre il Barcellona vuole David Luiz. Anche senza quei due quello che ha può bastare.
Chelsea campione.

2. Manchester United
Decisivi due elementi: il futuro di Wayne Rooney e la salute di Robin Van Persie. Sostituire Sir Alex Ferguson è praticamente impossibile. David Moyes ci proverà. Ha tentato e sta tuttora tentando di riportare in Inghilterra Cesc Fabregas. È ovvio che pensa che allo United manchi ancora qualcosa. Come scrissi lo scorso anno, secondo me, lo United può soffrire molto in difesa e se infila una partenza sfortunata…
Secondi di un soffio davanti al City.

3. Manchester City
Da ricostruire principalmente il rapporto con i giocatori. Manuel Pellegrini (ex-Malaga) è arrivato anche per questo. Come si inseriranno Jesus Navas, Alvaro Negredo, Stevan Jovetic e Ferdinandinho? Tutto dipenderà ancora da Yaya Tourè e David Silva. Matija Nastasic sarà fuori per il primo mese. Annunciata l’intenzione di espandere l’Etihad Stadium da 47,000 a 60,000.
Con un pizzico di fortuna potrebbero anche vincere il titolo. Ma sarà un combattuto terzo posto, appena dietro ai rivali cittadini.

4. Tottenham Hotspur
Vendere Gareth Bale non avrebbe alcun senso. Potrebbe davvero essere finalmente l’anno buono per gli Spurs e non ci si priva del giocatore dell’anno. Hanno mantenuto, unica tra le top 4, il loro manager. Paulinho e Roberto Soldado possono essere i due elementi decisivi per Andres Villas-Boas. Arrivati pure Nacer Chadli ed Etienne Capoue. Recuperato Younès Kaboul. Top 4 garantito.

5. Arsenal
Ancora una volta stagione decisiva per Arsene Wenger! Non è arrivato nessun nome di rilievo. Hanno cercato Gonzalo Higuain ed offerto £ 40,000,001 per Luis Sanchez per rinforzare l’attacco, ma anche il centro della difesa necessita di migliorie. Molti giovani che possono fare bene, ma sono davvero forti?
Europa League.

6. Liverpool
Continuità è la parola chiave per la stagione del Liverpool di Brendan Rodgers. C’è la nube Luis Suarez, che salterà le prime sei partite per squalifica, ma il problema è più profondo. Serve ripetere le prestazioni buone, che ci sono state lo scorso anno, ogni settimana. Sono arrivati Iago Aspas e Kolo Tourè a creare stabilità a centrocampo e proprio nelle ultime ore anche Aly Cissokho in prestito dal Valencia. Giocatori che dovrebbero garantire la diminuzione di quei cali di tensione che hanno pesato lo scorso anno. Simon Mignolet deve confermare sotto la Kop le buone stagioni fatte al Sunderland. Sesto posto (quantomeno sarebbero davanti all’Everton), ma il proprietario John W. Henry spera finalmente di finire nei top 4. Se arrivasse un altro bomber.

7. West Ham
Sam Allardyce sprizza ottimismo da tutti i pori. Se Andy Carroll finalmente diventerà l’attaccante che può essere per gli Hammers ci saranno grandi soddisfazioni. L’arrivo di Stewart Downing ha messo le basi per una bella accoppiata là davanti. Ed a rafforzare la difesa è giunto Razvan Rat dallo Shakhtar Donetsk. Esagero perché mi piace Sam e li metto al settimo posto.

Per £15 milioni Andy Carroll passa dal Liverpool al West Ham.

Per £15 milioni Andy Carroll passa dal Liverpool al West Ham.

8. Newcastle United
Non credo in un collasso simile alla scorsa stagione. Alcune delle ultime partite hanno mostrato un Newcastle molto migliore della classifica finale. Interessantissimo l’arrivo di Loic Remy. Papiss Cisse e Shola Ameobi sapranno rimpiazzare Ba? Credo di sì. Top 8.

9. Swansea
Non sono più una sorpresa. Dalla bancarotta alla Premier League sarà anche un film sul grande schermo.
Ad aiutare Michu arriva l’ivoriano Wilfried Bony e dal Liverpool ecco Jonjo Shelvey. Hanno giocato un calcio bellissimo lo scorso anno e per quanto ripetersi sia difficile il talento non sparisce nel nulla. Michael Laudrup vuole completare il lavoro. Meritano di ritornare in Europa, ma non sarà facile, però un nono posto non sarebbe poi così male.

10. Everton
Nell’esatto momento in cui David Moyes ha firmato per il Man Utd, Roberto Martinez è diventato il favorito per rimpiazzarlo all’Everton. Il lavoro fatto da Martinez con il Wigan è stato strepitoso. E allora è facile presumere che farà lo stesso a Goodison Park. La mia domanda è: potrà fare meglio? Ma prima viene un’altra questione: riuscirà a trattenere Leighton Baines e Maroune Fellaini? Per ora offerte respinte al mittente. Intanto è arrivato Gerard Deulofeu dal Barcellona.
Top 10, ma se scappano in troppi verso Old Trafford (in estate o in gennaio), Martinez rischia di sprofondare.

11. West Bromwich Albion
Hanno perso Romelu Lukaku. Hanno firmato Nicolas Anelka e preso in prestito Matej Vydra (Watford via Udinese). Steve Clarke farà di tutto per ripetere l’ottavo posto dello scorso anno, ma non sarà facile. Sono calati pesantemente nella seconda metà di stagione. È arrivato pure Diego Lugano ed ha firmato un contratto fino al 2017 il centrocampista Youssouf Mulumbu.
Appena fuori dalle prime dieci, ma difficile ottenere qualcosa di più.

12. Aston Villa
Non credo ad una stagione disgraziata come la scorsa. Ed a fine stagione la cura Paul Lambert cominciava a dare i suoi frutti, infatti sono state le ultime dieci partite che hanno salvato il Villa. La notizia dell’estate è stata la permanenza di Christian Benteke, che sembrava volesse andarsene. Una non-mossa chiave, direi. Decisivo anche il contributo di Matthew Lowton (confermato dopo l’arrivo dallo Sheffield United). In un paio d’anni potrebbero puntare a ritornare in Europa.

13. Sunderland
Paolo Di Canio. Un nome, una nuova disciplina. Con tutta l’estate per lavorare, con molti nuovi arrivi c’è aria di grande cambiamento allo Stadium of Light. Nuovo staff di allenatori e preparatori, molti italiani. E dall’Italia arriva Emanuele Giaccherini. Dall’Arsenal viene il nuovo portiere Vito Mannone. Di Canio ha conquistato Sunderland con uno strepitoso 3-0 nel derby contro il Newcastle e poi ha completato l’opera con la salvezza. Ora deve confermarsi. Lucky 13.

Paolo Di Canio ha portato un po' d'Italia a Sunderland: ecco Emanuele Giaccherini.

Paolo Di Canio ha portato un po’ d’Italia a Sunderland: ecco Emanuele Giaccherini.

14. Southampton
Lavoro efficace di Mauricio Pochettino. La proprietà lo riconosce affidandogli fondi per firmare il difensore del Lione Dejan Lovren ed il centrocampista Victor Wanyama dal Celtic. Rimane pure il diciottenne Luke Shaw, terzino sinistro. Ma il momento è tutto per Rickie Lambert che, alla bella età di 31, ha esordito e segnato con l’Inghilterra. La facile partenza dovrebbe garantire una salvezza tranquillissima ai Saints.
Per essere da top 10 hanno bisogno di un altro attaccante. Arriverà?

15. Fulham
Mohamed Al Fayed dopo 16 anni vende il club a Shahid Khan, proprietario dei Jacksonville Jaguars della NFL.
Vedremo che cosa vorrà dire da un punto di vista finanziario. Nel frattempo Arne Riise vuole andarsene, mentre Darren Bent resterà. Interessante anche l’arrivo di Maarten Stekelenburg. Martin Jol ha fatto un buon lavoro lo scorso anno, ma credo non avrà vita facilissima. Molto dipenderà da Dimitar Berbatov ed il suo umore. Un nome da tenere d’occhio quello del marocchino Adel Taarbat, centrocampista giunto dal QPR. Salvezza tranquilla.

16. Norwich City
C’era preoccupazione a Carrow Road. E così Chris Hughton è andato sul mercato ed ha fatto la spesa. Sono arrivati Ricky van Wolfswinkel dallo Sporting Lisbona, 24-enne olandese e Gary Hooper dal Celtic. Devono portare gol, pochi dubbi. Speranze anche per il giovane Nathan Redmond, giunto dal Birmingham City. Un altro olandese sarà Leroy Fer, che doveva andare all’Everton. Restano dubbi sulla qualità e la zona retrocessione si fa pericolosamente vicina.

17. Cardiff City
L’obiettivo è la sopravvivenza (e vincere i due derby con il Swansea). Il proprietario della Malesia, Vincent Tan, ha messo qualche milione e sono arrivati dal Tottenham il difensore Steven Caulker e dalla Corea del Sud il nazionale Kim Bo Kyung. Tutto però girerà attorno all’energia di Craig Bellamy.
È molo raro che tutte le tre neopromosse retrocedano, ma se c’è una stagione in cui può accadere è questa. Il Cardiff tenterà di evitare che ciò accada. Il manager Malky Mackay ha chiesto il pieno appoggio del pubblico, soprattutto nei momenti di difficoltà, e ce ne saranno, garantito. Salvi per un punto.

18. Stoke City
L’era di Tony Pulis è finita. Saprà Mark Hughes cambiare la mentalità di un club che faceva della difesa e della brutalità la propria forza? Lavoro molto complesso. Ma chi segnerà i gol per evitare la retrocessione? Forse nessuno. Chi sono Juan Agudelo, Marc Muniesa ed Erik Pieters?
I Potters hanno un ottimo portiere in Asmir Begovic. Ne avranno bisogno e forse non basterà.

Mark Hughes riuscirà a cambiare la mentalità dello Stoke City?

Mark Hughes riuscirà a cambiare la mentalità dello Stoke City?

19. Crystal Palace
Davvero la squadra che meritava di salire in Premier League era probabilmente il Watford, ma si sa, ai playoff, tutto può accadere. Su 38 partite invece accade quello che deve accadere. Il proprietario Steve Parish vuole affrettare i tempi per i lavori a Sellhurst Park. Servono fondi per restare in Premier League. Nel frattempo nuovi contratti sono stati firmati da Owen Garvan, Peter Ramage e Danny Gabbidon. A parte questo non è arrivato nessun nome di rilievo. Il piano era portare Darren Bent per sostituire Wilfried Zaha che ora è al Man Utd. Occhio allo spagnolo Jose Campana, giunto dal Siviglia. E poi c’è sempre Kevin Phillips a togliere le castagne dal fuoco (un quarto d’ora a partita la sua autonomia però). Bello rivedere le Eagles in Premier League, Ian Holloway è un bravo manager e la sua precedente esperienza con il Blackpool sicuramente sarà utile, ma guardatele bene perché potrebbe essere un one-year show.

20. Hull City
Il miracolo di Steve Bruce non si ripeterà. Però Bruce ha alcune colonne su cui lavorare: il portiere Allan McGregor, dalla Scozia via Besiktas, il centrocampista Tom Huddlestone ed il prestito Jake Livermore (gli ultimi due entrambi dal Tottenham). Poi Ahmed Elmohamady dal Sunderland, così come Danny Grahham. Servirà lavoro di amalgama. La cosa positive è che hanno speso con giudizio per cui se dovesse arrivare la retrocessione si eviterà anche il collasso finanziario.

E per concludere in bellezza, tre nomi per il Championship, Watford, Nottingham Forest e Leicester City.

La sconfitta dei maestri

Riceviamo e pubblichiamo con molta gioia ed orgoglio questo splendido racconto di uno degli episodi più celebri ed allo stesso tempo tristi della storia sportiva della nazionale dei 3 leoni. L’autore è Sir Simon, utente attivo sul forum di Rule Britannia ed esperto di tutto quanto riguarda la Gran Bretagna (tanto da aver scritto un libro con innumerevoli storie calcistiche britanniche, “British corner”, che potete trovare nelle migliori librerie sportive). Vi invitiamo ad andare a leggere altri suoi lavori sul forum in questione, con la speranza di ritrovarlo presto anche su queste pagine. Buona lettura.                                                         PS: abbiamo scelto volutamente di non inserire immagini, per lasciare libero sfogo alla vostra fantasia ed all’immersione nelle parole di Sir Simon

Una giornata grigia, quella. Fosca. Dopo la pioggia finissima dei giorni precedenti, l’aria era diventata più pesante e umida. I lampioni accesi della prima mattina riflettevano la propria luce sulla superficie delle pozzanghere. La nebbia londinese non avrebbe concesso tregua alzandosi prima del previsto, galleggiando sulle strade e sul fiume, avvolgendo e riempiendo ogni cosa, dal Big Ben, fino al fornello della pipa che il capitano di una nave ancorata sul Tamigi stava per accendersi rintanato nella sua cabina. Era il 25 novembre 1953, da cinque mesi Elisabetta II era seduta sul trono del paese.  Un avvenimento storico, si dice, è sempre preceduto da inaspettati portenti naturali che ne alimentano
la leggenda. Fu così, che improvvisamente il sole si fece largo, squarciando la bruma che avviluppava la città, e i suoi raggi scesero lentamente insieme ai tifosi alla fermata della metropolitana di Wembley Park, camminando con loro, e fermandosi a illuminare come per dovere morale, le due torri biancheggianti dell’Empire Stadium. Tra qualche minuto si sarebbe giocata la partita del secolo: Inghilterra- Ungheria.

L’Inghilterra, umiliata da Spagna e Stati Uniti al Mondiale brasiliano, voleva riaffermare la sua dichiarata supremazia continentale e per farlo sfidò i campioni olimpici di Helsinki. “Una vittoria per il mio regno..” mutuando sportivamente, il “Riccardo III” di William Shakespeare. I maestri non erano mai stati sconfitti in casa, almeno dalle formazioni che venivano al dì fuori delle isole britanniche. E Wembley era qualcosa più di una semplice casa. Era il tempio che accoglieva i seguaci del culto, i devoti al Dio unico del calcio
inglese, imbattibile e ineguagliabile, tanto da rifiutarsi per decenni di partecipare all’inutile competizione per squadre nazionali chiamata Coppa del Mondo. Eppure le ataviche convinzioni stavano scricchiolando. Qualcosa stava cambiando, come Londra stessa. La capitale inglese uscita dalla guerra si stava rivelando un mondo in subbuglio, anticonformista, in un continuo slalom tra governi conservatori e laburisti. Ma il calcio inglese non doveva temere. Non doveva temere, di non essere più il tenutario della verità. Almeno così speravano i suoi tifosi. In oltre centomila si accalcarono sulle tribune, per sostenere i tre leoni, e per esorcizzare la paura, tra frasi di circostanza, pronostici, e battute scherzose. Il tutto, per allentare la tensione. Un’angoscia mai così fondata da quando il 30 novembre 1872 la selezione in maglia bianca fece il suo esordio, nello 0-0 contro la Scozia all’Hamilton Crescent di Glasgow. A dire il vero, un sonoro campanello d’allarme era suonato tre settimane prima dell’arrivo degli ungheresi. La Fifa, per festeggiare il novantesimo anniversario della Federazione, aveva mandato a Wembley una
formazione di campioni internazionali che aveva veramente impressionato pubblico e addetti ai lavori, chiudendo la gara sul 4-4. Ci furono grandi elogi per lo juventino Giampiero Boniperti e per l’esule ungherese Ladislav Kubala, ma con il pareggio l’onore della patria era stato salvato. Qualcosa però era nell’aria. Arrivava nelle folate spinte da un vento corredato non solo da reti e dribbling ma anche da violenti fermenti sociali che avevano il loro epicentro nell’Europa continentale.

L’Ungheria come detto, aveva vinto le Olimpiadi del 1952, e i posteri diranno che avrebbe perso malamente, e con tanti, troppi rimpianti, la finale mondiale dell’anno seguente contro la Germania Ovest a Berna, chiudendo una striscia d’imbattibilità, lunga ben trentadue gare. La storia racconta che il tecnico ungherese Sebes, mesi prima della partita, si sia fatto regalare alcuni palloni da Rous, presidente della FA. Il pallone usato in terra d’Albione era, infatti, differente da quello a disposizione a Budapest, e Sebes lo capì una mattina osservando l’allenamento della squadra inglese. I preliminari di una partita internazionale sono una cerimonia solenne. Lo furono anche quella volta. Forse in misura ancora maggiore.  Gli inni nazionali, i saluti, gli scambi degli enormi gagliardetti, come enormi
erano i calzettoni dei due capitani, Billy Wright dei Wolverhampton Wanderers, e Ferenc Puskas della Honved di Budapest, per i magiari. In mezzo, lo sguardo attento dell’arbitro olandese Leo Horn. William “Billy” Ambrose Wright, faceva il calciatore, ma a tutti gli effetti poteva fare anche il santo, se è vero com’è vero, che in 541 partite non è mai stato ammonito, né, tanto meno, espulso. Un gentiluomo. Nato a Ironbridge, poco fuori da Telford, il 6 febbraio del 1924. Eppure, pare che anche un uomo gentile e riflessivo come lui quel giorno commise un’imprudenza, una sovversione del suo codice deontologico, additando Puskas come un nanetto grassoccio dal quale non ci sarebbe stato granché da temere. Non si saprà mai se quelle parole uscirono dalla sua bocca. Si sa perfettamente invece, chi con lui il commissario tecnico Walter Winterbotton fece scendere in campo.
Gil Merrick il portiere del Birmingham City, Alf Ramsey del Tottenham Hotspur, Bill Eckersley del Blackburn Rovers, Jimmy Dickinson del Portsmouth, il fantastico blocco del Blackpool composto da Harry Johnston, Stanley Matthews , Ernie Taylor e Stan Mortensen, Jackie Sewell  dello Sheffield Wednesday, e George Robb anche lui come Ramsey degli Spurs. Mancava solo il geniale Tom Finney, il simbolo del Preston North
End. Winterbottom era nativo di Oldham. Divenne allenatore ufficialmente nel 1947. Prima era un mite professore dallo sguardo disincantato e dal ciuffo ribelle che dirigeva la squadra dell’Università di Chester e, contemporaneamente, giocava a calcio a livello amatoriale. Nel 1936 la svolta. E ‘ingaggiato dal Manchester United, diventando così professionista del pallone a tempo pieno.  Nello stesso anno, giocò la sua prima
partita, per poi diventare uno dei membri che raggiunse la promozione in First Division dello United. Con i Red Devils accumulò ventisei presenze, prima di interrompere la sua carriera da calciatore ed essere nominato prima dirigente, e poi responsabile tecnico della nazionale l’anno successivo. Mai prima di lui l’Inghilterra ne aveva avuto uno. E gira e rigira, lo stesso Walter, vista la sua scarsa carriera agonistica, era visto dal gruppo più come espressione burocratica, che come un allenatore vero e proprio. La squadra era sempre stata gestita da una commissione federale che diramava le convocazioni, e anche durante il suo mandato sulla panchina, l’ombra lunga di Sir Stanley Rous e dei suoi collaboratori, si fece sentire in maniera a dir poco evidente.

Nel silenzio composto si avvertiva l’insofferenza del pubblico, ansioso di vedere come quell’avversario così declamato avrebbe trattato il pallone. Un impatto nuovo per Wembley. Quasi un’occhiata feticista, mirata a ricavare un giudizio immediato sulle forze in campo, traendone auspici, come un vecchio druido celtico. E non erano passati sessanta secondi sul cronometro, che il pallone già s’insaccava nella porta inglese, imparabile. I nervi della folla già tesa si spezzarono.  Un nome, un incubo. Nándor Hidegkuti: L’Ungheria era in vantaggio. Il suo marcatore Harry Johnston lo guardava stralunato come un ragazzino cui un adulto aveva per scherzo rubato dalla tasca una caramella. L’eco di disappunto in cui piombò lo stadio fu cupo e lungo: il primo pezzo dell’ormai secolare mito del calcio inglese stava crollando. Ma i bianchi, non vollero arrendersi agli eventi.  Il ruggito di Wembley allora riprese vigore, ardimento, l’antico orgoglio: “l’Inghilterra non ha mai perso in casa..”,- dicevano-, “e non perderà nemmeno questa volta”. Quando Jackie Sewell, il giocatore che le Owls di Sheffield pagarono 34500 sterline per farlo arrivare dal Notts County, pareggiò la partita, la fiducia riapparve sui volti di pubblico e giocatori, e con essa il sorriso. n sorriso però vacuo, instabile, provvisorio. Si capiva che non sarebbe durato troppo a lungo. Il pendolo umorale dei tifosi inglesi ondulò rapidamente dalla gioia allo sconforto. Gli ungheresi correvano di più e si aggiravano per il rettangolo di gioco con la palla incollata nei piedi. Una danza magiara. Illusioni e magie da zingari del pallone che abbagliarono l’Inghilterra, e quest’ultima, inevitabilmente si arrese. Ancora Hidegkuti, poi due volte Puskas. Stan Mortensen, con un suo assolo accorciò le distanze prima dell’intervallo, ma nei primi dieci minuti del secondo tempo, Josef Bozsik , e il terzo centro di Hidegkuti
avevano portato a sei le reti ungheresi. Nel finale un rigore di Alf Ramsey causato da un fallo su George Robb, chiuse la gara sul tennistico 6-3. E Wimbledon era molto più a sud. Il pubblico dapprima incredulo e poi affascinato dall’undici in maglia rossa che si era permesso di violare il santuario, accettò la loro bravura e non ringhiò. Anzi, partirono applausi verso entrambe le formazioni, in una dimostrazione di grande sportività.
Il dado era tratto. La battaglia aveva un vincitore indiscutibile. E tuttavia, il migliore fra i ragazzi di Winterbotton, prodigo nell’evitare un passivo ancora più pesante con diversi interventi degni di nota, fu il portiere Gil Merrick. Non fu colpa sua se quei ragazzi venuti dall’Est sbucavano da tutte le parti. Trentacinque tiri in porta contro soli cinque furono statistica chiarissima e solenne. Intendiamoci i leoni non giocarono male. Nessuno lo disse nemmeno la stampa più spinosa. Si capì distintamente che ebbero di fronte un avversario più forte e dotato. Nemmeno Stanley Matthews, il celebre “baronetto” riuscì a portare troppi pericoli alla porta di Grosics. A parte una bella serpentina nel primo tempo, e qualche cross e punizione teoricamente pericolosi, l’uomo di Hanley lasciò poche tracce
sul match. L’Ungheria è troppo superiore anche per il povero Sir Stan. Lo “splendido isolamento” aveva in pratica portato a un’involuzione di quello che era stato il movimento più forte sino a qualche anno prima, e impedito ai giocatori britannici di sviluppare i possibili anticorpi derivanti dall’osservazione di quanto avveniva presso altre nazioni.

Fuori, il sole era scomparso per lasciare nuovamente spazio all’inclemente autunno. Intorno allo stadio, taxi neri e migliaia di automobili, s’imperlavano di goccioline d’umidità o forse d’ansia. L’occhio ellittico dei televisori di quei pochi che lo possedevano sbatteva immagini inconsuete in faccia a perplessi telespettatori, mentre i microfoni tremavano nelle mani degli speaker, indecisi se esprimere la loro angoscia o la loro ammirazione. Qualcuno di loro disse al termine dell’incontro: “Abbiamo esitato troppo ad ammetterlo durante la cronaca: L’Ungheria è davvero la squadra più forte del mondo in questo momento”. Anche Bobby Robson un giorno dirà: “Abbiamo visto uno stile di gioco, un sistema, che non avevamo mai visto prima. Pensavamo di essere i maestri e invece eravamo gli alunni..” A rendere ancora più amara la sconfitta contribuirono le dichiarazioni post gara, con po’ di veleno nella coda, del presidente della federazione ungherese che rivelò: “Molto di ciò che sappiamo a proposito del calcio, c’è l’ha spiegato un inglese.. Jimmy Hogan..” Hogan aveva girato per anni l’Europa danubiana insegnando football, e quel giorno si trovava in tribuna con i ragazzi dell’AstonVilla.  Aveva settantuno anni e proprio la sua età divenne, formalmente, la causa ostacolante al suo passaggio sulla panchina dell’Inghilterra come fu prontamente proposta da chi possedeva quel briciolo di umiltà sufficiente per comprendere le grandi lezioni impartite della storia. In realtà, da quel giorno Jimmy Hogan fu spesso osteggiato da una certa parte dell’opinione pubblica, che non gli avrebbe mai perdonato l’indiretta umiliazione ricevuta.
L’Inghilterra pianse, ma purtroppo il peggio doveva ancora arrivare nella rivincita di Budapest. E comunque per gli acclamatissimi ungheresi, come spesso succede, la nemesi era in agguato. Il massimo della gloria già conteneva il germe della fine…

Footballshire: il calcio nelle contee inglesi. Prima puntata

Cominciamo oggi il breve giro a spasso per le contee inglesi per conoscerne a grandi linee le squadre, le caratteristiche, le particolarità. Cominciamo con Bedfordshire, Berkshire, Bristol e Buckinghamshire.

Bedfordshire

Il Bedfordshire è situato, geograficamente, a Nord di Londra, tant’è che l’aeroporto di Luton è considerato uno scalo che serve la Capitale. Proprio Luton è la città più grande della contea (che in quanto a popolazione è la 36esima dell’Inghilterra con 617.000 abitanti), seguita da Bedford da cui invece prende il nome. Il fiore simbolo della contea è la Vesparia o Fiord di Vespa (in inglese Bee Orchid), mentre il soprannome degli abitanti è Clangers, nome che deriva da un piatto tipico locale. Dal 2009 non esiste più un consiglio di contea, sostituito dalle tre autorità unitarie di Bedford, Luton e Central Bedfordshire. La contea elegge sei membri della Camera dei Comuni, secondo questi distretti elettorali: Bedford, Luton North, Luton South, Mid Bedfordshire, North East Bedfordshire, South West Bedfordshire (allo stato attuale quattro sono membri del Partito Conservatore, due – quelli eletti a Luton – del Partito Laburista)

Logo della Bedfordshire County FA

Veniamo al calcio. La squadra più importante è certamente il Luton Town, attualmente in Conference Premier ma in passato vincitrice di una Coppa di Lega e militante nella massima serie. La squadra è come prevedibile quella con il maggior seguito nella contea, e Kenilworth Road è lo stadio più grande del Bedfordshire. Al livello 7 troviamo Bedford Town (QUI) e Arlesey Town, entrambe in Southern Premier: Bedford è una delle città inglesi più popolose a non avere una squadra professionistica, mentre al contrario l’Arlesey Town rappresenta una cittadina di appena 5.000 abitanti. L’Arlesey Town vanta in bacheca anche un FA Vase, vinto nel 1995 a Wembley contro l’Oxford City. Al livello 8, in Southern League Division One Midlands, troviamo Barton Rovers, Biggleswade Town e Leighton Town. Al livello 9, infine (ci limitiamo qui, ma ci sono altre squadre) AFC Dunstable, Biggleswade United, Dunstable Town e Stotfold in Spartan South Midlands, e Potton United in United Counties Football League.

La Bedfordshire Senior Cup (organizzata dalla Bedfordshire Football Association a cui fan riferimento tutte le squadre) si disputa dal 1894. Il campione in carica è il Biggleswade Town, che nell’ultima finale ha sconfitto il AFC Dunstable.

Berkshire

Bandiera non ufficiale, visto che la contea non ne ha una propria

Il Berkshire, o meglio The Royal County of Berkshire, come istituito dalle lettere patenti del 1974: questo perchè nella contea ha sede il castello di Windsor, e non perchè la moglie del futuro Re d’Inghilterra, la Duchessa Kate Middleton, è originaria del Berkshire, anche se ultimamente si parla più della bella Kate che del castello, va detto. Il Berkshire è la 26esima contea in quanto a popolazione (800mila circa), di cui la maggior parte abitanti della città principale, Reading; seguono Slough, Bracknell, Maidenhead. Se per il Bedfordshire era difficile trovare personalità note ai più, per il Berkshire il problema non si pone, visto che ha dato i natali a, spaziando tra i vari generl, la già citata Catherine Middleton, Re Edoardo III (1312-1377), Re Enrico VI (1421-1471) e, passando allo spettacolo, Kate Winslet e il comico Ricky Gervais. Il Berkshire elegge otto membri del Parlamento, di cui ben sette membri del Partito Conservatore, e in una contea così legata alla corona non ci stupisce (qui il Labour è il terzo partito dietro anche ai LibDem, per dire). Corona e nobiltà varia che ha un suo punto storico di incontro proprio nel Berkshire, più precisamente all’ippodromo di Ascot, poche miglia dal Windsor Castle e famoso per i cappelli “sobri” sfoggiati dalle dame.

York Road

Ma a noi interessa il calcio. L’unica squadra professionistica della contea è il Reading, appena retrocesso dalla Premier. La squadra che tormentò l’infanzia di Hornby (che non è nella lista dei nativi della contea perchè è nato nel Surrey, non ce lo siamo dimenticato) è dunque la più popolare della contea, e la stessa Duchessa di Cambridge pare esserne simpatizzante. Più giù troviamo il Maidenhead United (QUI) in Conference South, che gioca nello stadio di calcio più vecchio al mondo (utilizzato con continuità), York Road, aperto nel 1871. Al livello 8 invece giocano Slough Town (Southern One Central, con un passato in Conference) e Thatcham Town (Southern One South & West). Al livello 9 infine ci sono Windsor FC (Combined Counties Premier, soprannominati the Royalist, il legame è evidente e inevitabile), Ascot United (Hellenic Premier) e Newbury FC, e qui ci soffermiamo. Perchè? Perchè a Newbury ha sede la Vodafone, che fino al 2006 sponsorizzava il club (AFC Newbury); quando l’azienda si è fatta da parte, il club è fallito: oggi gioca in Hellenic Premier come Newbury FC. Il Berkshire non ha una propria FA, ma la divide con il vicino Buckinghamshire. La Berks & Bucks Senior Cup si disputa dal 1878/79, e vi partecipano tutte le squadre (Wycombe e MK Dons con riserve o giovani, come vedremo) tranne il Reading che si è ritirato nel 2001/02. Gli attuali campioni sono quelli del Beaconsfield SYCOB (Buckinghamshire).

Bristol

Bristol, caso unico di città-contea, con i suoi 428.000 abitanti è la 43esima contea inglese, ma anche la decima città come grandezza. Situata sul fiume Avon (appena sotto al Galles e all’inizio del Bristol Channel), storicamente è stata una delle 4 città più grandi del Regno dopo Londra e insieme a Norwich e York, prima che la rivoluzione industriale ingrandisse le città del nord. Da sempre la città ruota intorno al suo porto, naturale sbocco verso l’Atlantico per le merci trasportate via fiume dall’interno del Paese: un legame, quello con il mare, simbolicamente testimoniato da un suo famoso cittadino (come pare ormai certo), Edward Teach meglio noto come Barbanera, uno dei pirati più famosi di sempre. Cambiando genere, la città ha dato i natali anche a uno degli attori più grandi di tutti i tempi: Archibald Alexander Leach, meglio noto come Cary Grant. Bristol è suddivisa in quattro distretti elettorali, con due parlamentari del Labour e uno a testa per Tories e LibDems. La particolarità di essere una città-contea risale al Medioevo: è stata brevemente persa nel 1974, quando divenne parte della contea dell’Avon, ma quando questa venne abolita nel 1996 Bristol riguadagnò la sua posizione unica all’interno del panorama inglese.

Passando al calcio, Bristol è sede di due squadre professionistiche, e ne abbiamo già parlato QUI e QUI. Il Bristol City (League One) è tra le due quella che, nel corso della storia, ha avuto maggior successo, sebbene non sia mai riuscita a vincere un trofeo tra quelli principali. Cosa che ovviamente non ha mai fatto neanche il Bristol Rovers, l’altra squadra cittadina professionistica, attualmente in League Two. Le due squadre si affrontano nel Bristol Derby, e anche se esistono altre rivalità (il City con il Cardiff City, ad esempio) la partita è ovviamente sentitissima. Scendendo di livello, Bristol vanta tre squadre al livello 9, tutte nella Western League Premier. La prima è il Bristol Manor Farm, che gioca a The Creek, lungo la Portway, nella zona tra la città vera e propria e il quartiere portuale di Avonmouth; vi è poi il Brislington, squadra dell’omonimo quartiere nel sud-est cittadino; e l’Hengrove Athletic, che gioca a Whitchurch, estremo sud della città di Bristol. Due casi borderline sono il Mangotsfield United e il Longwell Green Sports, in quanto situati appena aldilà del confine della città-contea di Bristol nel South Gloucestershire. Mangotsfield Utd che è anche il campione in carica della Gloucestershire Senior Cup, alla quale partecipano anche le squadre di Bristol, in quanto affiliate alla Gloucestershire Football Association.

Buckinghamshire

Chiudiamo questa prima puntata con il Buckinghamshire, contea che geograficamente collega le già citate Bedfordshire e Berkshire ed è quindi perfetta per chiudere il pezzo. E’ la 30esima contea in quanto a popolazione (756.000 circa), e tra le città principali si annoverano Milton Keynes (che ora è una autorità unitaria), High Wycombe, Aylesbury. Proprio quest’ultima è la county town (il capoluogo, se proprio vogliamo italianizzare la cosa) e pare che Enrico VIII decise in tal senso (escludendo così la città di Buckingham che alla contea dà il nome) perchè il padre di Anna Bolena possedeva alcune proprietà in città e pare che il re stesso la amasse particolarmente (la città, con Anne Boleyn finì diversamente). Cosa fare nel Buckinghamshire? QUI potete farvi un’idea, siamo in piena campagna inglese, Milton Keynes non deve essere uno spettacolo di città ma qualcosa da fare e da ammirare lo si trova comunque, come per esempio le Chiltern Hills, area entrata a far parte delle “Area of Outstanding Natural Beauty”. Per il resto il Buckinghamshire dipende molto da Londra, tant’è che ancora oggi molti sono i pendolari che vivono nel Bucks ma lavorano nella metropoli. I collegi elettorali sono sette: Aylesbury, Beaconsfield, Buckingham, Chesham & Amersham, Milton Keynes North, Milton Keynes South, Wycombe, tutte appannaggio del partito Tory.

Come detto, i club del Buckinghamshire dipendono dalla Berks & Bucks FA. La squadra attualmente più in alto nella piramide è il Milton Keynes Dons, sulla cui storia non ci soffermeremo più: giocano in League 1 dopo il trasferimento del Wimbledon. Un livello più in basso il Wycombe Wanderers, che dal 1993 è una costante nelle serie professionistiche facendo ultimamente la spola tra terza e quarta serie. Queste sono le uniche due squadre professionistiche della contea. Per trovare le successive bisogna arrivare alla Southern Premier, dove giocano Burnham FC e Chesham United; sempre nella Southern, ma un livello più in basso (division One Central, livello 8) troviamo diverse squadre: Marlow (neopromossa dalla Hellenic), Chalfont St Peter, Beaconsfield SYCOB (campione in carica della Berks & Bucks Senior Cup), e i due club di Aylesbury, Aylesbury FC e Aylesbury United. Per finire, al livello 9 troviamo tre squadre, distribuite in altrettanti campionati. Il Newport Pagnell Town in United Counties Premier, l’Holmer Green in Spartan South Midlands Premier e infine il Flackwell Heath in Hellenic Premier. Si noterà facilmente, dai simboli delle squadre, il quasi costante riferimento al cigno incatenato (animale simbolo della corona inglese, la Regina ultimamente ha presenziato al censimento de cigni del Tamigi, per dire) emblema di contea: una curiosità che si perde nella nebbia dei secoli, quando il Buckinghamshire forniva alla corona esemplari del pregiato animale.

Around the football grounds – A trip to Swansea

Il nostro aereo immaginario è pronto a partire nuovamente e questa volta la destinazione è, per la prima volta, al di fuori dei confini inglesi. Come avrete intuito, se conoscete la Football Association, il nostro volo farà scalo in Galles, precisamente nella seconda città più popolosa della nazione, Swansea. Con i suoi 239mila abitanti infatti è seconda solo a Cardiff e si trova nell’angolo sud-ovest dello stato, nella contea di Glamorgan, con sbocco sul mare; fu una delle città maggiormente trasformata dalla Rivoluzione Industriale, ma del periodo storico rimane ben poco a causa dei massicci bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale. Attualmente è sede di importanti aziende operanti nel settore terziario, tra le più importanti delle quali citiamo la Virgin e, soprattutto, Amazon britannico, che tutti noi abbiamo imparato a conoscere ed amare. In più qui ha sede anche l’equivalente della Motorizzazione Civile italiana per la Gran Bretagna. A livello sportivo a Swansea trova casa lo Swansea City A.F.C., salito alla ribalta negli ultimi anni per essere stata la prima squadra gallese in Premier League e per aver vinto nel 2013, primo trofeo della sua storia, la Coppa di Lega.

Panoramica di Swansea

LA STORIA

Il viaggio nella storia degli impianti dello Swansea non ha molte tappe perchè sono “solamente” due le case del club dal 1912 (anno di fondazione del club) ad oggi. In una città fedelmente devota al rugby, il calcio fece la sua comparsa in ritardo e solo nel 1909 si iniziò a parlare di un team, quando la Southern League venne aperta anche alle squadre gallesi; nonostante la squadra non ci fosse ancora, già si sapeva dove sarebbe andata a giocare perchè la scelta non poteva non ricadere sul Vetch Field. Questo terreno era parecchio conosciuto in città, al punto da essere inserito nelle mappe già nel 1843, indicato come la zona dove cresceva una pianta di legumi, la Vicia.

Il Vetch Field prima del 1912

Su questo campo lo sport fece capolino sul finire del secolo, quando venne aperta una pista per le corse di animali (soprattutto cavalli). L’attività non ebbe grande successo e i proprietari del terreno, la Gas Light Company, iniziarono a pensare alla costruzione di un impianto per lo sfruttamento del gas proprio nel periodo in cui a Swansea l’idea di un club di calcio stuzzicava tutti. La Gas Light preparò il suo progetto, lo presentò e fu rifiutato, lasciando quindi il via libera alla nascita del football club, che aveva nella concessione del Vetch Field l’unico ostacolo alla sua nascita. Con il rifiuto del progetto della Gas Light l’accordo fu trovato velocemente e per 75 sterline l’anno il terreno fu lasciato in concessione allo Swansea City, che nacque ufficialmente nel giugno 1912. Con la stagione alle porte, i tempi furono ridottissimi e fu già un successo allestire un terreno di gioco accettabile nei mesi estivi. In realtà il club non ci riuscì e la prima vera partita della squadra fu disputata su un campo occasionale in città adattato per l’occasione (e quindi, ufficialmente, saranno 3 gli stadi nella storia) mentre l’opening dello stadio fu rimandato al 7 settembre 1912, con il derby contro il Cardiff City. Eravamo ben lontani da uno stadio come intendiamo al giorno d’oggi: non vi erano tribune artificiali, ma solo naturali e il campo non era d’erba, ma di laterizio (clinker), materiale durissimo a tal punto che i giocatori durante la prima stagione dovettero indossare protezioni per le ginocchia pur di riuscire a giocare. Nonostante tutto questo, all’esordio 8 mila persone assistettero all’incontro, spingendo quindi il club nella giusta direzione, quella di migliorare ad ogni costo la propria casa. Contro lo scetticismo degli esperti dell’epoca, che ritennero impossibile la crescita dell’erba su quel terreno, la seconda stagione dello Swansea iniziò su un vero campo da calcio, arricchito da una tribuna sul lato sud, costruita per festeggiare la vittoria della Welsh Cup al primo tentativo. La South Stand fu progettata dall’architetto Benjamin Jones ed era in grado di ospitare 1.100 spettatori seduti e riparati dalle intemperie grazie ad una copertura a gable (di cui potete vedere uno schema qui sotto, in italiano è intraducibile). La costruzione della stand fu limitata dalle case retrostanti su Glamorgan Street e, soprattutto, non copriva l’intera lunghezza del campo, ma solamente i due terzi, lasciando quindi uno spazio per i terrace a livello dell’angolo sud-ovest, davvero piccolo perchè la zona era dominata dal Territorial Army drill hall situato nelle immediate vicinanze.

Altro scorcio del Vetch Field

La presenza di questo edificio non riuscì comunque ad impedire la nascita di una nuova stand, un corner per l’esattezza, nel 1920, in occasione della fondazione della Third Division di cui lo Swansea fu uno dei membri originari. Il 1921 fu l’anno in cui la nazionale gallese giocò per la prima volta al Vetch Field, contro l’Irlanda (in precedenza l’impianto scelto fu il St. Helen’s, multisport ground di Swansea che tuttavia non fu mai preso in considerazione come casa del club cittadino di football) e pochi anni dopo arrivò la promozione in Division Two.

Il Vetch Field nel 1929

Sull’onda dell’entusiasmo generato fu sistemata l’area del North Bank con la demolizione della Vetch Field Infants School situata subito dietro. La capienza arrivò a 31mila spettatori e nel 1927 iniziarono a vedersi i contorni di un vero stadio con la costruzione della West Stand su Richardson Street, direttamente in collegamento con la già esistente South-West Stand. Al costo di 5.540 sterline fu innalzata una double-decker stand in grado di ospitare 2.120 spettatori seduti al coperto che dominava completamente l’impianto. Gli anni 30 non portarono modifiche sostanziali all’impianto e durante il periodo di guerra lo Swansea Town (l’allora denominazione del club) fu costretto a traslocare temporaneamente perchè il Vetch Field fu trasformato in zona di contr’aerea, grazie soprattutto alla posizione vicinissima al mare (circa 300 yards).

La Centre Stand negli anni 30

Il trasloco non portò molto lontano la squadra, visto che fu affittato l’impianto cittadino utilizzato per rugby e cricket, il St. Helen’s, che tuttavia non può essere considerato una vera e propria casa (e, tornando al conteggio degli stadi, questo porta comunque il numero a 4). L’esilio forzato durò fino al 1944 ed il rientro al Vetch Field fu festeggiato con la più alta media spettatori all-time nella stagione 1948-49, quando più di 22mila persone a partita videro il team tornare in Division Two. Nonostante questo e nonostante numerosi impianti stessero fiorendo nel medesimo periodo, non furono apportate ristrutturazioni e/o miglioramenti.

Immagine aerea del Vetch Field prima della nascita della East Stand

Si dovette aspettare il 1959 per vedere realizzata la copertura del North Bank, grazie alle 16 mila sterline raccolte dal Supporters Club; l’anno successivo sempre i tifosi permisero l’installazione dei rilfettori, utilizzati per la prima volta contro gli Hearts nel settembre 1960. In questi anni comunque i risultati non furono dalla parte del club e nel 1967 vi fu il crollo in Fourth Division, con la media spettatori sotto 6mila unità a partita; questo non impedì di registrare la miglior affluenza di pubblico all-time grazie alla FA Cup, che attirò 32.769 spettatori per la partita contro l’Arsenal nel febbraio 1968.

Immagine della prima partita alla luce artificiale

Questo non bastò comunque a risollevare le sorti di un club in declino, così come non ci riuscì il cambio di denominazione (da Town a City) e nel 1974 le difficoltà finanziarie ebbero la meglio: il Vetch Field fu venduto alla città assieme alle tre club houses situate dietro l’East terrace (che definirlo terrace è tanto visto che si trattava di un bank naturale) per una cifra di circa 50mila sterline a fronte di un valore stimato di circa 1 milione di sterline. La Città salvò comunque il club concedendo un credito di 150 mila sterline, ma non fu così magnanima con la ri-concessione dell’impianto, affittato per 5 anni a 3mila sterline l’anno con la clausola di cessazione del contratto qualora lo Swansea fosse uscito dalla Football League.

Vetch Field, 1975

E il club ci andò vicinissimo, ma riuscì a sopravvivere e risorgere grazie anche all’arrivo di John Toshack, che tra gli anni 70-80 iniziò una clamorosa cavalcata che portò la squadra addirittura nella massima serie del calcio britannico. La scalata portò tuttavia alla luce i grossi limiti del terreno di gioco, che iniziò a subire i primi ritocchi con l’emanazione del Safety of Sports Grounds Act. Finalmente, nel 1980, furono iniziati i lavori per la costruzione della quarta stand, la East, che si trovava ancora allo stato brado: a causa della presenza di case e giardini a livello dell’angolo nord-est dell’impianto, il progetto dovette essere adattato e ne uscì una tribuna del tutto particolare, che iniziava a 30 yards di distanza dal corner per terminare attaccata, ma senza soluzioni di continuità, alla ormai vetusta South Stand in maniera del tutto asimmetrica.

La East Stand

Ancor più strano fu il posizionamento del riflettore, messo nell’unico angolo della copertura a partire dal tetto con una struttura talmente alta e pacchiana da costringere alle lamentele i residenti della zona, che si vedevano completamente alterato il panorama visibile dalle loro finestre. Iniziò un contenzioso che alla fine vide il club dover pagare 32mila sterline di risarcimento ai facenti ricorso, contro tuttavia una richiesta di ben 107 mila sterline.

Il Vetch Field nel 1981

Dalle stelle si andò…alle stalle. Così come l’ascesa al top del calcio inglese fu rapida, altrettanto lo fu la discesa, con i debiti che presto si accumularono fino a portare al rischio di fallimento, da cui il club fu salvato quasi per miracolo durante la stagione 1985-86. In una situazione del genere pensare ad ulteriori miglioramenti dello stadio fu ovviamente impossibile ed a complicare le cose arrivarono i noti avvenimenti che sconvolsero il calcio inglese nella seconda metà degli anni 80. I fatti di Braford portarono alla chiusura dell’upper tier della West Stand, con la riduzione della capacità dell’impianto a soli 20.960 posti. Un ulteriore colpo al Vetch Field arrivò dal Taylor Report,che portò in città i primi rumors di un nuovo stadio in altra zona. Fu immediatamente identificata l’area ideale a Morfa, zona periferica della città e sede di un nuovissimo impianto per l’atletica all’interno di un centro sportivo polifunzionale, ben collegato con le principali arterie stradali cittadine, ma gli ostacoli che si presentarono furono insormontabili: da un lato l’ostilità dei fans, poco avvezzi allo spostamento periferico e all’abbandono del Vetch Field, dall’altro la difficoltà di erigere un nuovo stadio in quella zona assieme a dei costi spropositati (si parlò di 10-11 milioni di sterline per un catino da 16mila posti). Questo nonostante da più parti arrivarono incentivi e anche offerte di aiuto finanziario (Millwall, Huddesfield, Middlesbrough, Oxford offrirono supporto e soldi nel caso il progetto fosse stato approvato). Fu inoltre proposto anche il borough di Lliw Valley (adiacente a Swansea) come sede di un nuovo impianto, ma il concilio cittadino non prese nemmeno in considerazione questa ipotesi. Negli anni 90 quindi, nonostante il Taylor Report e l’anzianità strutturale del Vetch Field, lo Swansea non cambiò casa e non riuscì nemmeno a ristrutturare l’impianto. L’unico cambiamento effettuato fu la demolizione dell’upper-tier della West Stand nel 1990, che era già stato chiuso tempo addietro; nel 1992 il club riuscì a rimediare fondi per sistemare definitivamente anche il North Bank con la creazione di 6.500 posti a sedere e la messa in sicurezza della stand, ma tutto fu frenato da un lato dalle discussioni sulla relocation, dall’altro dalla ferma opposizione dei residenti della zona, che spingevano per il non ampliamento del Vetch Field. Di conseguenza, fino alla fine dei suoi giorni, lo stadio rimase così, con poche occasionali migliorie effettuate e una crescente sensazione di vecchio e abbandonato. Ma il fascino che il Vetch Field era in grado di trasmettere fu unico ed assieme ripercorriamo quindi la sua struttura finale e le sue caratteristiche. L’ingresso allo stadio per giocatori, arbitri e stampa avveniva dalla Centre Stand (la South), il cui cancello era situato tra due case, come a rappresentare l’ingresso in un giardino privato; un’entrata più consona, ma molto meno affascinante era presente nell’angolo della east stand.

L’ingresso alla Centre Stand

Restando sulla main stand, questa era divisa principalmente in due tronconi: quello storico esistente sin dal 1912 occupante i 2/3 della lunghezza del campo, e quello moderno (la Jewson Family Stand), realizzato successivamente per ampliare la capienza e colmare il vuoto. La struttura storica era in gran parte invariata, con il gable centrale a spiccare su tutto il resto, al cui interno si trovava un orologio, in piena tradizione inglese. Al di sotto del gable si trovavano i posti vip, ma non vi erano assolutamente executive boxes o simili; non mancavano nemmeno i classici pali a sostenere la copertura, che impedivano la visuale completa del campo sostanzialmente a tutti gli spettatori. Lungo la stand si trovavano anche le panchine delle squadre e l’ingresso in campo; non vi era la tribuna stampa, che si può invece trovare nella Jewson Family Stand. Fortunatamente questa appendice fu costruita seguendo le linee architettoniche originali, non modificando quindi la struttura (soprattutto la copertura) eccezion fatta per i seggiolini grigi, dall’aspetto più moderno e ricercato rispetto ai seggiolini rossi della Centre Stand (e i bianchi della tribuna autorità). Come accennato, qui si trovava la tribuna stampa che tuttavia non era compresa nella stand, ma era al di sopra di questa, sulla copertura, con una sorta di prefabbricato incastonato nel tetto.

La centre stand con la sua appendice

Il famoso gable

Al termine della stand “moderna” si trovava, con un angolo aperto, occupato da uno dei riflettori, la West Stand Terrace. Anche questa era una stand totalmente coperta, mai convertita in seating stand, all’interno della quale era possibile osservare le scale in legno che portavano all’upper-tier, demolita, come detto, nel 1990. Le scale venivano poi inglobate nella copertura, strutturalmente difficile da apprezzare così come di dubbio gusto il colore bianco lucente in aperto contrasto con il resto dell’impianto. La pancia della stand lasciava assolutamente a desiderare, con strutture vecchie e decadenti così come i turnstiles, strettissimi come pochi altri e rappresentati quasi l’ingresso ad una prigione più che ad uno stadio. Anche per gli spettatori che qui si assiepavano, la visuale era limitata dai pali di sostegno; inizialmente la stand era dedicata solamente ai tifosi ospiti ma nell’ultimo anno di vita, il 2005, fu splittata per consentire un maggior afflusso dei tifosi locali. Caratteristica unica, riscontrabile solo a Wembley, la presenza di un tunnel pedonale passante al di sotto del terreno del gioco.

La West Stand

L’interno della West Stand, visibili ancora le scale per l’upper-tier

Continuando la nostra camminata, dopo un altro angolo aperto arriviamo alla North Bank, la casa dei tifosi più vocali e fedeli del club. Come la West Stand, stiamo parlando di un terrace coperto, quasi intimidatorio per lo spettatore. All’arrivo dall’esterno vi erano innanzitutto i turnstiles old-style e il muro col filo spinato; all’interno il retro della tribuna realizzato con colori spenti, incrostato e vetusto faceva pensare a tutto tranne che ad un campo di calcio. Anche la scritta “Welcome to Swansea City AFC” campeggiante sul retro aveva un qualcosa di sinistro, quasi a far pensare ad un ingresso non ad un stadio, ma in qualche luogo ben più triste. L’interno invece non si discostava dal terrace standard, con una copertura triangolare, le barriere per la sicurezza delle persone, i pali di sostegno e la scritta Swansea City sul muro posteriore con i colori sociali del club. Con il giro di vite sugli stadi, la sua capienza fu diminuita, salvo venir ampliata negli ultimi anni grazie a piccoli lavori di riqualificazione (ed il settore era quasi sempre esaurito).

L’ingresso alla North Bank

La North Bank

Manca solo la East Stand, che dalla North Stand era separata da un angolo apertissimo dovuto alle case retrostanti, con la tribuna che iniziava quasi dalla porta anzichè dal calcio d’angolo. La struttura rimase sostanzialmente intatta dalla sua costruzione ad oggi, con i posti a sedere nella parte superiore ed i terraces nella parte inferiore. Dai terraces la visuale era sostanzialmente pessima, visto che si trovavano, perlomeno le prime file, al di sotto del livello del campo e quindi solo gli spettatori in fondo risucivano quantomeno a vedere tutta la superficie del terreno; dai posti a sedere invece la visuale era perfetta per l’assenza dei pali di sostegno, bilanciata però, a livello estetico, dallo stranissimo riflettore di cui vi abbiamo già parlato e dal modo in cui la stand si collega alla Centre Stand adiacente. Dentro si faceva sentire il peso dell’età nonostante si trattasse della stand più recente dell’intero Vetch Field.

La East stand

Nell’angolo aperto invece, sulle case immediatamente retrostanti (e più alte della struttura) era usuale trovare accampati alcuni spettatori, che in questo modo riuscivano a godersi gratis la partita (e spesso con una visione migliore di tanti paganti). La cosa migliore della East Stand tuttavia era la vista: gli spettatori nell’upper-tier godevano di uno splendido panorama cittadino, con la prigione alla loro sinistra e i fari di St. Helen’s (l’impianto del rugby), la torre Guildhall (costruita negli anni 30) e tutta la città in lontananza.

Immagine dall’alto del Vetch Field

Il fascino dell’intero impianto tuttavia non poteva bilanciare la sua totale mancanza di confort e, nonostante numerose vicissitudini sul campo, finalmente fu abbandonato in favore del Liberty Stadium, inaugurato nel 2005. L’ultima partita di campionato disputata fu contro lo Shrewsbury Town il 30 aprile 2005, con la stagione che terminò la settimana successiva a Bury con la vittoria per 1-0 e la promozione in League One; tuttavia l’ultima partita ufficiale fu la finale della defunta FAW Premier Cup (competizione organizzata dalla Lega Gallese), vinta 2-1 contro il Wrexham grazie al gol decisivo di Andy Robinson. L’ultima stagione fu quella con l’affluenza più alta in tutta la League Two e nella sua venerabile storia il Vetch Field ospitò 18 volte la nazionale gallese, 6 volte la nazionale gallese di Rugby e 2 volte match della British Rugby League. Da non dimenticare anche l’incontro per il titolo dei pesi Welter del Commonwealth disputato il 9 maggio 1960 tra il local hero Brian Curvis e George Barnes, con la vittoria di Curvis. Anche a livello musicale il Vetch Field conserva ricordi memorabili grazie al concerto degli Who nel 1976 e a quello di Stevie Wonder nel 1984.

Malinconica immagine del Vetch post-abbandono

Dopo l’abbandono il Vetch Field fu lasciato al suo destino per 4 anni prima di essere messo finalmente in vendita. Furono presentati diversi progetti, ma alla fine si arrivò alla demolizione dell’impianto solamente nel 2011 e senza che fosse approvato un progetto di riqualificazione. Si partì dal North Bank e, romanticamente, la demolizione fu completata quando lo Swansea fu promosso in Premier League, come a chiudere un lunghissimo cerchio iniziato nel 1912. Furono conservate le memorabilia dell’impianto (l’orologio in particolare) e, allo stato attuale delle cose, non è in programma nessun progetto per costruire su quel terreno, dove troviamo i cosidetti allotments, cioè delle aree che il comune di Swansea ha concesso a privati cittadini per realizzare il proprio giardino. L’unica clausola, romantica e malinconica, è quella di non toccare l’area circolare al centro del terreno, corrispondente al cerchio di centrocampo, dove ancor oggi vengono sparse le ceneri dei defunti.

Le tristi immagini del cantiere per la demolizione

Il Vetch Field oggi, con il cerchio di centrocampo conservato

L’IMPIANTO ATTUALE

Il Liberty Stadium

Date le difficoltà oggettive di ristrutturare completamente il Vetch Field, la necessità di un nuovo impianto per lo Swansea divenne impellente. Purtroppo però finanziariamente il club non era, nei primi anni 2000, rose e fiori e quindi la necessità di un nuovo stadio si scontrava apertamente con la dura realtà economica. Nella medesima situazione si trovava anche l’altro club sportivo cittadino, gli Ospreys, un’istituzione del rugby in Galles. Il loro impianto, il St. Helen’s (lo stesso usato per qualche tempo dallo Swansea durante gli anni dk guerra) era vetusto quanto il Vetch Field e lo stesso si poteva dire anche per il vicino The Gnoll, altra struttura da 5 mila posti che poteva essere usata per il rugby (e che ospitava la squadra che successivamente si è fusa con il team cittadino a formare appunto gli Ospreys); allo stesso modo anche gli Ospreys non avevano i mezzi per costruirsi da soli il proprio stadio. Il concilio cittadino, finalmente diventato sensibile alla questione, si trovava anch’esso con pochi soldi a disposizione, ma con un’enorme asso nella manica. Di sua proprietà infatti era il Morfa Athletic Stadium, all’interno del complesso multisportivo che già negli anni 90 era entrato nell’immaginario collettivo come sede di un possibile nuovo impianto. Allora però non se ne fece nulla, ma dopo 10 anni in cui si era capito che non aveva avuto affatto successo, l’area divenne l’obiettivo per la costruzione del nuovo stadio. Come fare? La risposta fu la presentazione, da parte della città, di un enorme progetto coinvolgente tutto il sito di Morfa comprendente da un parte il nuovo stadio da circa 20mila posti, dall’altra un immenso parcheggio di circa 355.000 piedi di area per permettere il finanziamento dello stadio e il ritorno economico ai vincitori dell’appalto. La StadCo, azienda operante nel settore automobilistico, prese in mano il progetto e lo sposò: affidandosi alla compagnia edilizia Interserve fu possibile la posa della prima pietra nel 2003, con lo stadio che reso agibile in tempo per l’inizio della stagione 2005-2006. Il 10 luglio 2005 fu ufficialmente affidato alle due squadre sportive più importanti della città, il 23 luglio 2005 ci fu l’apertura ufficiale in un’amichevole contro il Fulham davanti a 10mila spettatori, la capienza massima consentita per quella partita (che terminò 1-1, con il primo gol segnato da Steed Malbranque). Ovviamente questa partita fu un evento,organizzato non solo per l’apertura del nuovo stadio, ma anche per celebrare Alan Curtis, leggenda dello Swansea e del calcio gallese e per festeggiare Chris Coleman, manager del Fulham e figlio di Swansea; pre-match ci furono i concerti di Bonnie Tyler (autrice della hit Total Eclips of the heart negli anni 80) e Lisa Scott Lee (ex membra degli Steps, gruppo che spopolò nel Regno Unito sul finire degli anni 90) ed inoltre arrivò anche un messaggio di buona fortuna da Catherine Zeta-Jones, una delle figlie più famose di Swansea.

Altra immagine aerea

Come in tutti gli stadi di nuova costruzione, fu decisamente importante la caccia al nome. Inizialmente venne proposto “White Rock”, dal colore dei lavori in rame che storicamente esistevano sul terreno dove sorge lo stadio: il nomignolo fu tale per tutta la durata dei lavori prima di essere scartato in favore della moda di associare lo stadio ad uno sponsor. All’inizio non fu facile trovarlo e lo stadio rimase conosciuto come “New Stadium Swansea”, ma ad ottobre del 2005 si fece avanti un’azienda immobiliare locale, la Liberty Properties PLC e da allora nacque il “Liberty Stadium”.

Dall’alto il Liberty si può apprezzare in tutta la sua semplicità: un catino da 20.520 posti senza spazi aperti e costruito senza azzardi architettonici su una sponda del fiume Tawe (sull’altra sponda invece troviamo il parcheggio che ha finanziato lo stadio). Non vi sono differenze di altezza o sproporzioni, tutte le strutture sono simmetriche e della stessa altezza e nell’insieme l’impianto mantiene comunque una certa imponenza nonostante sia attualmente (per la stagione 2013-2014) il più piccolo di tutta la Premier League. Particolare il terreno di gioco, costituito da diversi strati con l’erba naturale rinforzata da fibre sintetiche (Desso Grassmaster), un sistema drenante perfetto e, ovviamente, il riscaldamento sotterraneo; tutto questo per permettere una maggior durata considerato che viene utilizzato non solo per il calcio, ma anche per il rugby, sport che mette a dura prova la tenuta dell’erba. Essendo recentissimo, le varie stand non possono di certo avere alle spalle una storia con aneddoti e leggende, ma vediamole comunque una per una con le loro caratteristiche.

WEST STAND

L’esterno della West Stand

Si tratta della main stand dell’impianto, all’esterno della quale abbiamo l’ingresso ufficiale allo stadio, l’ingresso dei giocatori e l’accesso agli uffici del club. Dall’esterno è la stand più imponente (effettivamente anche in altezza è leggermente più alta) per la sua struttura rinforzata visto che contiene anche la sala stampa e tutta la zona reception per i tifosi più facoltosi, ma all’interno è del tutto identica alle altre zone. Abbiamo due anelli con l’upper-tier più grande del lower, divisi da un’ampia via di fuga. Sull’upper-tier trovano posto gli executive boxes lungo tutta la lunghezza del terreno di gioco; nella parte centrale abbiamo la zona stampa, la zona vip e, in campo, il tunnel di ingresso con le due panchine. I seggiolini sono colorati con un’alternanza di bianco e nero, come in tutto il resto dello stadio; infine sui pilastri esterni troviamo il cigno, simbolo del club, lo stemma gallese, del club e quello dello sponsor. Infine, per l’inizio della stagione 2013-2014, dovrebbero essere realizzati dei piccoli lavori di ristrutturazione per rifare la zona dedicata ai media ed all’accoglienza, riuscendo allo stesso tempo ad aumentare la capienza dell’impianto a 22.500 posti.

L’interno della West Stand

SOUTH STAND

La South Stand

La prima delle due end ha struttura del tutto simile alla West Stand, double-tier stand con l’anello superiore più grande dell’inferiore. Non vi sono executive boxes, ma qui abbiamo nel lower-tier i seggiolini che formano la scritta Swans. Sulla sommità della copertura è collocato uno dei due tabelloni elettronici dello stadio, tuttavia è proprio il tetto il protagonista di questa stand. E’ stato infatti realizzato con materiale trasparente in questa End per permettere all’erba di avere più luce, con un’estensione di esso anche nella West stand. All’esterno, al confine con la West Stand, troviamo non solo il ticket office ed il club shop, ma anche la statua dedicata a Ivor Allchurch, il golden boy del calcio gallese scomparso nel 1997 ed autore di 164 gol in 445 partite con la maglia Swansea e famoso per aver trascinato il Galles ai quarti di finale nei mondiali del 1958.

La statua di Ivor Allchurch

EAST STAND

Il retro della East stand

Speculare alla West, eccezion fatta per i boxes, ha la caratteristica (come Craven Cottage) di aver dietro di sè un corso d’acqua, il fiume Tawe. Pur non essendo affascinante come la struttura londinese, sicuramente è suggestivo l’accesso a questa tribuna che di particolare ha solamente le due scritte sui seggiolini: sull’upper-tier campegga infatti la scritta Swansea, mentre sul lower troviamo la scritta “Abertawe”, che altro non è che il nome gallese della città, letteralmente “alla foce del Tawe”. Qui inoltre dovrebbero concentrarsi i primi lavori per l’ampliamento a 33mila posti del Liberty Stadium; dalla fine della stagione 2013-2014 infatti dovrebbe partire il cantiere per la costruzione di un nuovo anello (di circa 3.800 posti) senza i corners, che, nei progetti del club, saranno aggiunti negli anni successivi assieme ad un nuovo anello sia sulla North stand, sia sulla South stand. Allo stesso tempo saranno sistemate anche le vie di accesso allo stadio ed i parcheggi, in maniera tale da accogliere il maggior numero di spettatori previsto.

La East Stand

NORTH STAND

L’altra end dello stadio è adibita innanzitutto ad ospitare i tifosi ospiti, con un massimo di circa 2000 fans (in caso di team con basso seguito il numero di biglietti fornito è 1000). In altro troviamo il secondo tabellone elettronico dello stadio che è, caratteristica inspiegabile, più grande del precedente; in più sui seggiolini campeggia la scritta Ospreys, a rappresentare l’altro club sportivo che utilizza l’impianto. All’angolo con la West Stand troviamo gli uffici del club.

La North Stand

L’ATMOSFERA

Il Liberty Stadium è praticamente sempre esaurito, quasi scontato se pensiamo alla ridotta capienza e all’entusiasmo per una squadra che da qualche anno a questa parte sta letteralmente volando. Il fatto di giocare contro le inglesi ovviamente accende lo spirito cittadino e patriottico, garantendo al club un deciso seguito e interesse da parte di tutta la città e dei dintorni. La conformazione del Liberty garantisce che all’interno il tifo possa rimbombare ed apparire ancor più rumoroso, con i tifosi più accaniti che si collocano solitamente all’angolo nord-est della struttura, vicino a quelli ospiti proprio per controbattere meglio con i cori e creare una partita nella partita. Peccato che da più parti si legga che ha fatto il suo ingresso anche un tamburo, che spesso prevarica le voci e rovina parzialmente l’atmosfera magica che altrimenti si respirerebbe. Nel pregame il livello di adrenalina è alzato grazie ad alcune canzoni messe ad arte negli altoparlanti, tra queste citiamo sicuramente Thunderstruck degli Ac/Dc (un must per qualsiasi appassionato di musica rock) e Carnival de paris, resa famosa nei mondiali di Francia 98. Tuttavia lo scorso anno, prima della finale di Carling Cup, è stata creata una canzone da una band locale, gli Who’s Molly, divenuta successivamente hit su youtube, dedicata proprio alla competizione, dal titolo “Bringing it home”. Durante i match il pubblico dello Swansea è in grado di farsi sentire a gran voce, merito anche dell’identità gallese con l’inno nazionale (Land of our fathers) cantato più volte a squarciagola da tutto lo stadio. Tuttavia l’atmosfera descritta durante i match al Vetch Field era ben altra cosa (di cui vi proponiamo un video commemorativo), da mettere letteralmente soggezione agli avversari nonostante non parliamo di folle oceaniche.

Per quanto concerne invece le rivalità, la più grande e sentita è ovviamente quella con la squadra della capitale gallese, il Cardiff. La partita è conosciuta come il South Wales derby ed al momento è andato in scena 105 volte; quest’anno, per la prima volta nella storia, avremo il derby in Premier League con l’augurio che l’atmosfera resti elettrica solo per i cori e la tensione della partita, non per gli episodi di violenza che purtroppo sono stati più volte protagonisti in questo derby, anche negli ultimi anni. Inutile dirvi che sarà una partita caldissima, dall’atmosfera unica con i biglietti che in entrambi i match andranno probabilmente esauriti in pochissimi minuti. Altre partite molto sentite dai tifosi sono quelle con il Bristol City ed il Bristol Rovers, mentre l’altra squadra gallese, il Newport County, non è vista come una vera e propria rivalità anche per la rarità delle sfide, data l’enorme differenza di categoria delle due squadre.

CURIOSITA’ E NUMERI

Oltre allo Swansea, il Liberty Stadium ha livello calcistico ha ospitato diverse partite della nazionale gallese, principalmente amichevoli, ma anche 2 partite di qualificazione (una agli europei 2012 ed una ai mondiali 2014). A livello rugbystico invece lo stadio è utilizzatissimo dato che è la casa anche degli Ospreys, che riescono a portare ad ogni partita poco meno di 10mila spettatori (e la loro popolarità è in aumento). Nell’extrasport negli ultimi anni si sono tenuti diversi concerti importanti, tra cui gli Who, Elton John e Rod Stewart (ci sarebbero anche Pink e i JLS, che vi cito seppur siano lontani anni luce dalla vera musica).

Capacità: 20.750

Misure del campo: 105 x 68 metri

Record attendance: 32.796 (1968 – FA Cup vs Arsenal)

Record attendance attuale: 20.650 (2012 – Premier League vs Manchester United)

FONTI

Wikipedia

Football ground guide

Swansea City official site

Liberty stadium official site

Groundhopping

Tim92 blog

– Simon Inglis: Football Grounds of Britain (1997 – Collins Willow)

La piramide del calcio inglese

Prima di entrare nello specifico delle contee, visto che tratteremo di livello 1 5 8 9 giusto precisare cosa intendiamo, per i pochi che non lo sapessero. Dunque, come ogni sistema calcistico (almeno europeo, ad esempio in MLS non esistono promozioni e retrocessioni) anche quello inglese partendo dal livello più alto arriva al più basso (noi ci fermeremo al 9 nel viaggio tra le contee inglesi, ma ce ne sono altrettanti e in questo caso ci fermiamo al livello 10, ovvero il livello da cui le squadre prendono parte alla FA Cup). Vediamo di elencarli brevemente, sperando di schiarire le idee a tutti.

Livello 1: Premier League
Promozione in: – (campione d’Inghilterra)
Retrocessione in: Football League Championship (3 squadre)

Nata nel 1992, la Premier League ha sostituito come massimo campionato la vecchia First Division. Le altre tre serie professionistiche assunsero il nome di First, Second e Third Division, almeno fino al 2004

Livello 2: Football League Championship
Promozione in: Premier League (3)
Retrocessione in: Football League One (3)

Dal 2004 la First Division è diventata The Championship; di conseguenza, Second e Third Division sono diventate League One e League Two

Livello 3: Football League One
Promozione in: Football League Championship (3)
Retrocessione in: Football League Two (4)

Livello 4: Football League Two
Promozione in: Football League One (4)
Retrocessione in: Conference Premier (2)

Livello 5: Conference Premier
Promozione in: Football League Two (2)
Retrocessione in: Conference North/South (4)

La Conference è nata nel 1979, fondata da alcuni team provenienti dalla Northern Premier e della Southern League. Fino al 1987 la vincitrice della Conference doveva essere eletta dai membri della Football League, non avendo quindi la promozione garantita dalla vittoria del campionato

Livello 6: Conference North/South
Promozione in: Conference Premier (2 e 2)
Retrocessione in: Northern Premier (dalla Conference North), Southern Premier (da entrambe), Isthmian Premier (dalla Conference South) (3 e 3)

Conference North e South nascono nel 2004

Livello 7: Northern Premier, Southern Premier, Isthmian Premier
Northern Premier League Premier
Promozione in: Conference North (2)
Retrocessione in: Northern Premier Division One North (2) e Northern Premier Divison One South (2)
Southern Football League Premier
Promozione in: Conference North (1) e Conference South (1)
Retrocessione in: Southern League Central (2) e Southern League South & West (2)
Isthmian League Premier
Promozione in: Conference South (2)
Retrocessione in: Isthmian League Division One North (2) e Isthmian League Division One South

Livello 8: Northern Premier League Division One North/South, Southern League Central/ South & West, Isthmian League Division One North/South
Northern Premier League Division One North/South
Promozione in: Northern Premier League Premier Division (2 e 2)
Retrocessione in: North-West Counties Football League, Northern Counties East League (da entrambe), Northern League Division One (dalla Norther Premier Div. One North), Midland Football Alliance (dalla Norther Premier Div. One South) (2 e 2)
Southern League Central/South & West
Promozione in: Southern League Premier (2 e 2)
Retrocessione in: Combined Counties League, Hellenic League, Midland Alliance, Spartan South Midlands League, United Counties League, Wessex League, Western League (2 e 2)
Isthmian League Division One North/South
Promozione in: Isthmian League Premier (2 e 2)
Retrocessione in: Combined Counties League, Eastern Counties League, Essex Senior League, Kent League, Spartan South Midlands League, Sussex County League (3 e 3)

Riassunto livello 7-8: La Northern Premier (da non confondere con la Northern League, che è livello 9) raggruppa tradizionalmente le squadre del nord dell’Inghilterra. La Southern League copre invece la zona dal centro-nord al sud-ovest, mentre la Isthmian la zona del sud-est. Londra è una zona di confine, anche se per la maggior parte le squadre della capitale competono nella Isthmian League (solo alcune squadre, per esempio l’Uxbridge, dell’ovest londinese partecipano alla Southern). Va sempre ricordato che, a seconda delle promozioni dal livello 9, la composizione delle leghe può cambiare, con un team che passa da Southern a Isthmian o viceversa, sempre per mantenere il criterio geografico alla base

I team del Livello 7 e 8 (verde Norther Premier, blu Southern League, rosso Isthmian League)

I team del Livello 7 e 8 (verde Norther Premier, blu Southern League, rosso Isthmian League)

Livello 9
Combined Counties League Premier Division
22 clubs
Eastern Counties League Premier Division
20 clubs
Essex Senior Football League
19 clubs
Hellenic Football League Premier Division
20 clubs
Midland Football Alliance
22 clubs
Northern Counties East Football League Premier Division
23 clubs
Northern League Division One
– 23 clubs
North West Counties Football League Premier Division – 22 clubs
Southern Counties East League
17 clubs
Spartan South Midlands Football League Premier Division
22 clubs
Sussex County Football League Division One
20 clubs
United Counties Football League Premier Division
20 clubs
Wessex League Premier Division
22 clubs
Western League Premier Division
21 clubs

Le promozioni (una per campionato) seguono criteri geografici, per cui una lega può essere “feeder” sia della Southern che della Isthmian, per esempio. E’ quindi inutile fare l’elenco lega per lega. Va specificato che la riforma della non-league della stagione appena conclusa ha cambiato un po’ le cose: ad esempio la Kent League è stata portata al livello 10, mentre prima era al livello 9 sostituita dalla Southern Counties East League.

Arancione: Combined Counties League
Giallo tenue: Eastern Counties League
Verde scuro: Essex Senior League
Rosa: Hellenic League
Amaranto: Kent League (ora Southern Counties East)
Azzurro scuro: Midland Alliance
Azzurro chiaro: North West Counties League
Verde luminoso: Northern Counties East League
Rosso: Northern League
Viola: Spartan South Midlands League
Blu: Sussex County League
Marrone: United Counties League
Giallo: Wessex League
Verde: Western League

Mappa del livello 9

Livello 10
Combined Counties League Division One16 clubs
Eastern Counties Football League Division One19 clubs
East Midlands Counties Football League18 clubs
Hellenic Football League Division One East14 clubs
Hellenic Football League Division One West16 clubs
Kent Invicta Football League16 clubs
Midland Football Combination Premier Division19 clubs
Northern Counties East Football League Division One22 clubs
Northern League Division Two22 clubs
North West Counties Football League Division One19 clubs
South West Peninsula League Premier Division20 clubs
Spartan South Midlands Football League Division One20 clubs
Sussex County League Division Two17 clubs
United Counties League Division One21 clubs
Wessex League Division One17 clubs
Western League Division One22 clubs
West Midlands (Regional) League Premier Division22 clubs

Le coppe
Rimane in sospeso l’eleggibilità per i vari trofei. Eccoli

FA Cup: dal livello 1 al 10 (occasionalmente 11)
League Cup: dal livello 1 al 4
Football League Trophy: livello 3 e 4
FA Trophy: dal livello 5 al 8
FA Vase: dal livello 9 all’11
FA Inter-League Cup: livello 11

P.S. vi invitiamo a partecipare al nostro fantasy sul sito della Premier League. Il codice da inserire è 41166-201474 se volete partecipare al fantasy con partite testa a testa (quindi affrontando ogni giornata un avversario) oppure 41166-204404 se volete partecipare alla classico fanta. Potete anche farli entrambi. Vi aspettiamo!