Around the football grounds – A trip to Fulham

Prima o poi avremmo dovuto fare la prima tappa nella capitale inglese, una delle città più incredibili del mondo intero sia per la sua intrinseca e meravigliosa bellezza, sia per la sua cultura calcistica e l’innumerevole numero di squadre che hanno sede nei suoi quartieri. Londra la toccheremo più volte nel corso di questo lungo viaggio nella storia degli stadi inglesi ed è giusto che la prima tappa tocchi uno degli stadi più caratteristici di tutta la città. Ci rechiamo quindi nel Borough di Hammersmith e Fulham, all’inizio della zona ovest di Londra, una delle zone più benestanti e tranquille della capitale d’Oltremanica. Qui hanno sede diversi club calcistici con i loro rispettivi stadi tutti situati a pochissima distanza tra loro, ma quello più storico e caratteristico è senza ombra di dubbio Craven Cottage, la casa del Fulham.

Scorcio del Putney Bridge londinese, la zona del Fulham

LA STORIA

A differenza di quanto tutti noi possiamo credere, Craven Cottage non è sempre stata la casa del Fulham, anzi. Nei primi anni di vita del club, fondato nel lontano 1879, molti sono stati i campi da gioco utilizzati dalla squadra, anche se a volte le informazioni su questi terreni sono imprecise e frammentarie: d’altra parte parliamo di campi da gioco di oltre 130 anni fa! Il primo campo da gioco del team dovrebbe essere stato (usiamo il condizionale proprio perchè non vi sono informazioni certe) Hurlingham Park, un’area del quartiere di Fulham che ancora oggi è utilizzata per partite di rugby o eventi di atletica. Ai tempi dell’utilizzo come impianto del Fulham (allora formato principalmente da fedeli della locale Chiesa Anglicana) sembra vi fossero pure dei posti a sedere; tuttavia attualmente il sito è ricordato soprattutto per un famoso sketch dei Monty Phiton (The 127th upper class twit of the year) e già nel corso del 1879 la squadra si trasferì a Star Road, non troppo distante dalla zona dove il club fu fondato. Su questo campo da gioco non abbiamo proprio alcuna informazione, sappiamo solo che il Fulham vi rimase dal 1879 al 1883 prima di trasferirsi, per soli 2 anni (1883-84), a Eel Brook Common, un parco situato nella zona di Chelsea del Borough che esiste a tutt’oggi e che è stato completamente riqualificato con l’aiuto del comune e, beffa delle beffe, del Chelsea, che l’ha fatto sostanzialmente suo sistemando nei vari impianti sportivi presenti un astroturf blu, in onore dei colori Chelsea. Su questo parco ci sono molte curiosità, la più macabra delle quali è il fatto che nella storia fu utilizzato anche come sorta di cimitero durante le epidemie di peste bubbonica che colpirono l’Europa Medievale.

Eel Brook common oggi, uno scorcio

Nel 1884 nuovo trasferimento per il Fulham, stavolta a Lillie Rec, altro parco ancora esistente situato nella zona di Hammersmith, quindi più a nord rispetto ai precedenti. Oggi qui si disputano ancora partite amatoriali, a testimonianza della voglia e della passione per il calcio degli abitanti di questo quartiere. Non c’è nemmeno il tempo di abituarsi a questo campo che già l’anno successivo, nel 1885, la squadra cambia di nuovo sede e si trasferisce al Putney Lower Common, ampio parco che per darvi un’idea si trova sull’altra sponda del Tamigi rispetto a Craven Cottage. Si hanno pochissime notizie su come fosse organizzato allora il sito, che invece attualmente è enorme e conta al suo interno numerosi campi da calcio e zone dove praticare sostanzialmente qualsiasi tipo di sport, pure il frisbee a squadre. Nemmeno qui comunque la squadra trovò pace e già nel 1886 abbiamo un nuovo impianto casalingo, il Ranelagh Ground, utilizzato fino al 1888 e localizzato all’interno del quartiere di Chelsea. Il sito, come gran parte dei parchi londinesi, ha una storia secolare alle sue spalle e il nome nasce da uno dei benefattori dell’ospedale di zona che sul finire del 1600 si fece costruire una meravigliosa dimora da un immigrante italiano, la Ranelagh House, che negli anni divenne famosa per aver ospitato un giovanissimo Mozart (all’età di 9 anni) e per aver al suo interno dipinti di un certo Canaletto (e nonostante io non sia un appassionato d’arte, è impossibile non rimanere colpiti dai suoi quadri). Non vi sono immagini dell’epoca in cui vi giocò il Fulham, vi possiamo solo dire che attualmente il tutto è stato completamente riqualificato e rappresenta uno dei mille polmoni verdi di Londra, sede tra l’altro di un importante show floreale. Nel 1888-89 il club abbandonò il Ranelagh Ground per giocare le sue partite interne a Barn Elms, area nel Borough di Richmond Upon Thames, adiacente alla zona di Fulham e confinante con Putney Lower Common a sud: siamo quindi proprio di fronte a Craven Cottage e i campi da rugby presenti attualmente si possono vedere dallo stadio! L’area attualmente fa anche da sede a diversi club amatoriali, tra i quali spicca lo Stonewall F.C, il primo football club interamente gay, a dimostrare per l’ennesima volta la meravigliosa capacità di Londra di integrare tutto il mondo senza distinzioni.

Uno scorcio dell’attuale parco di Barn Elms, tra le mille sedi del Fulham

Il peregrinare del Fulham prosegue con l’ennesimo trasferimento, questa volta a Parsons Green Park nel 1889, area del quartiere attualmente adiacente alla omonima stazione della Tube e dove la squadra rimase sino al 1891. Il passo successivo fu quello di muoversi al The Half Moon, campo da gioco che si trovava dietro ad uno dei pub storici di Londra, l’Half Moon Pub, che dagli anni 60 divenne famoso anche per la musica avendo ospitato gente come i Rolling Stones, i Who e gli U2; allora però in quella zona l’attrattiva principale era il calcio e il pubblico di fede Fulham stava crescendo: si narra che gli spettatori presenti alle partite a quell’epoca avevano superato il migliaio a match, un bel traguardo per una squadra sostanzialmente sconosciuta. Tutto questo portò gli allora proprietari ad avere idee di espansione e di grandezza e per realizzarle ci voleva un impianto stabile, un luogo dove iniziare a costruire la propria storia. La ricerca portò nel 1894 all’acquisto di Craven Cottage, un edificio al centro di un’area boschiva abbandonata da qualche anno e ad un punto tale di degrado che servirono ben 2 anni per rendere quest’area utilizzabile. In questo lasso di tempo la squadra non rimase all’Half Moon, ma si trasferì a West Brompton, area del Borough di Kensington and Chelsea, nelle vicinanze di Fulham. E finalmente, nel 1896, ebbe inizio la meravigliosa storia di Craven Cottage, la casa dei “Cottagers”.

Immagine d’epoca del Craven Cottage col celeberrimo Rabbit Hutch

La storia di Craven Cottage nasce ben prima dell’avvento del Fulham: l’edificio originale, che diede il nome a tutto, fu costruito nel 1780 da William Craven, sesto barone Craven della dinastia e si trovava in quello che oggi è il cerchio di centrocampo del campo di gioco. La dimora era circondata da boschi, zona prediletta di caccia di Anna Bolena circa 200 anni prima, e divenne successivamente una residenza di lusso, che vanta di aver ospitato al suo interno personaggi del calibro di Sir Arthur Conan Doyle, la regina Vittoria e Florence Nightingale (che vi cito per deformazione professionale, visto che fu la madre del moderno sistema infermieristico) prima di venir distrutta da un incendio nel maggio del 1888 e successivamente abbandonata. Come detto, lo stato di degrado era tale che ci vollero due anni per rendere il terreno presentabile ed la prima partita ufficiale, il 10 ottobre 1896 contro il Minerva nella Middlesex senior Cup, fu disputata senza nessuna stand per il pubblico. La prima stand comparve poco dopo e fu soprannominata “The Rabbit Hutch”, letteralmente la conigliera dato che la conformazione era tale da sembrare una grande gabbia per conigli. Si trattava di quattro strutture di legno, affiancate l’una all’altra, in grado di contenere circa 250 persone ciascuna a forma di triangolo appoggiato su uno dei lati. Tutti i posti, fatto incredibile per l’epoca, erano coperti tramite un tetto sostenuto da un sistema di pali e travi. Purtroppo la struttura non era troppo sicura e il Concilio Londinese iniziò ad interessarsi della sicurezza dell’impianto, minacciandone la chiusura: siamo nel 1904 e l’inghippo fu risolto nel 1905 con l’assunzione di Archibald Leitch (nome che ormai dovrebbe esservi noto) per rinnovare completamente lo stadio.

Craven Cottage subito dopo l’intervento di Leitch

Leitch costruì due strutture apparentemente semplici, ma che faranno la storia del Fulham: la Stevenage Road Stand e il Pavillion immediatamente di fianco alla Stand. Furono spese 15mila sterline dell’epoca per realizzare il capolavoro in mattoncini rossi che caratterizza lo stadio e quello che attualmente è conosciuto semplicemente come il Cottage, nato, incredibilmente, per un errore. Leitch infatti nel suo progetto si era dimenticato che i giocatori avevano bisogno di uno spazio dove cambiarsi e da quella riflessione nacque l’edificio antistante, che all’epoca servì proprio da spogliatoio.

Craven Cottage nel 1923

Nonostante la bellezza dell’impianto, il Fulham non riusciva ad imporsi a livello nazionale e ci furono più progetti da una parte per portare il Fulham ad un livello superiore (si parlava di una fusione con l’Arsenal negli anni antecedenti alla I° guerra mondiale) e dall’altra per costruire da zero un nuovo stadio da 80 mila persone. Fortunatamente entrambi i progetti furono abbandonati, il secondo a causa della grande depressione seguita all’ottobre nero delle borse nel 1929; la popolarità della squadra non ne risentì e a vedere la squadra negli anni 30 si narra che vi fossero in media più di 45 mila spettatori ad affollare le tribune. Di questo periodo esistono molti filmati, ma non di partite di football league, bensì di manifestazioni di beneficenza che erano molto in voga e Craven Cottage era il luogo prediletto per questi eventi. Si può allora vedere bene come fosse la struttura dell’impianto, con la Stevenage Road Stand unica vera e propria tribuna a posti in piedi, con i caratteristici pali a sorreggere tutta la copertura mentre sugli altri 3 lati c’erano semplicemente i caratteristici terraces inglesi. Nello stadio era facile entrare scavalcando passando dal Bishop Park antistante che confinava con una delle end dello stadio: non tutti comunque entravano gratis perchè versavano una piccola quota ma non nelle casse del club, ma direttamente ai giocatori che nascondevano il tutto nelle scarpe: boot money, termine caratteristico e pieno di storia che serviva allora per ricompensare proprio gli atleti. Nell’immediato dopo guerra Craven Cottage fu utilizzato per molti match di football nelle Olimpiadi di Londra del 1948, il ritorno alla vita del mondo sportivo dopo la sanguinosa 2° guerra mondiale; nel 1949, con la squadra finalmente nella first division della football league, si iniziò ad ammodernare l’impianto.

Particolare di Craven Cottage nell’era pre Taylor report

Il Cottage fu l’ultimo impianto delle squadre di First Division ad installare i riflettori, cosa che avvenne nel 1962 con quelli che furono definiti i riflettori più costosi e moderni d’Europa. Furono posizionati ai quattro angoli dello stadio, con un’altezza che arrivava a 50 metri al di sopra del campo di gioco, un sistema molto simile a quello utilizzato sui campi da cricket; altra particolarità è che dalla Riverside Stand sventolavano tutte le bandierine dei club di First Division sul Tamigi. Contemporaneamente fu installato il tabellone elettronico nella Riverside Stand e due anni dopo, grazie alla vendita di Alan Mullery agli Spurs per 72.500 sterline, fu costruita la copertura sulla Hammersmith End. Nei primi anni 70 fu la Riverside Stand ad essere sistemata: all’epoca era tristemente nota (per gli appassionati di calcio) perchè il pubblico che la assiepava per le partite del Fulham nel giorno della “Boat Race” (la famosissima gara di canotaggio tra Oxford e Cambridge) dava le spalle alla partita per godersi lo spettacolo e la rivalità tra le due università più famose d’Inghilterra. Tutto ciò terminò con la sua demolizione e la costruzione di una nuova stand, denominata “Eric Miller Stand” in onore del director dell’epoca: 4200 posti a sedere, 334.000 sterline il prezzo della sua costruzione e fu aperta nel 1972 con un’amichevole contro il Benfica di Eusebio. Il nome Eric Miller sicuramente non vi dice nulla perchè dopo cinque anni fu ricambiato il nome ritornando a quello originale: Eric Miller infatti si suicidò in seguito ad un grosso scandalo finanziario e nel cercare di salvarsi economicamente cercò disperatamente di spostare il Fulham da Craven Cottage, una mossa che non andò assolutamente giù ai tifosi ed ai suoi successori tanto da far togliere il suo nome dalla stand.

Altro scorcio di Craven Cottage con le migliorie degli anni 60

Dopo aver realizzato anche questa miglioria, lo sviluppo dell’impianto si interruppe, con la Putney End a rimanere l’unica vecchia terrace non coperta di tutto lo stadio. La situazione rimase tale per lunghi anni, anche perchè la squadra navigava nelle divisions inferiori inglesi, con le acque smosse solamente dal famoso disastro di Hillsborough e dal successivo Taylor Report. Il proprietario di allora, Jimmy Hill, pensò ad uno stadio all-seater, ma le sue ambizioni si scontrarono con la reticente realtà locale che non voleva assolutamente toccare Craven Cottage. La situazione venne tollerata perchè la legge prevedeva che solamente i club che giocavano in Premier League ed in Championship dovevano avere uno stadio completamente all-seater. Nel momento in cui il Fulham raggiunse la Championship, con Al-Fayed già proprietario del club da 2 anni, arrivò l’ultimatum: 3 anni per far diventare Craven Cottage all-seater oppure l’inagibilità. Incredibilmente fu l’immobilismo a farla da padrone e il 27 aprile del 2002 il Leicester City chiuse ufficialmente il vecchio Craven Cottage alla Premier League. Prima di andare in esilio furono giocate altre 2 partite di Intertoto, poi armi e bagagli furono trasferiti a Loftus Road, lo stadio del QPR, del quale non vi raccontiamo nulla per rispetto ai tifosi del Fulham, che presero malissimo (a ragione) il trasferimento tanto da rifiutarsi di andare a Loftus Road per vedere le partite, assistendo solamente ai match in trasferta della squadra. Fu creata l’associazione di tifosi “Back to Cottage”, che successivamente divenne la “Fulham Supporter Trust”, per mettere pressione ai proprietari e per affermare a gran voce che l’unico stadio del Fulham era Craven Cottage. Dopo un anno e mezzo di esilio ancora non ci furono sviluppi, ma nel dicembre 2003 vennero finalmente svelati i piani per l’ammodernamento di Craven Cottage secondo i requisiti della Premier League: come sempre succede in Inghilterra, una volta presentati i piani i lavori partirono celermente già dal gennaio 2004 ed il 10 luglio 2004 venne inaugurato, in un’amichevole contro il Watford, l’attuale Craven Cottage ponendo allo stesso tempo fine all’umiliante esilio a Loftus Road.

Il cottage

L’IMPIANTO ATTUALE

Visione d’insieme di Craven Cottage, con la splendida location sul Tamigi

Dal 2004 quindi Craven Cottage assume l’attuale forma, uno degli impianti più piccoli della Premier League con 25.700 posti a sedere e un fascino unico nel suo genere. Da tradizione abbiamo 4 stands separate tra loro: angoli vuoti, ad eccezione dell’angolo tra la Riverside Stand e la Putney End, dove è situato il caratteristico Cottage.

THE JOHNNY HAYNES STAND

La statua di Johnny Haynes

La main stand dell’attuale Craven Cottage è ancora la stessa stand progettata da Archibald Leitch nel 1905, solamente ammodernata e dedicata a Johnny Haynes, leggendaria punta del Fulham deceduta nell’ottobre 2005 in seguito ad un incidente stradale, proprio nel centenario della Stevenage Road Stand che da allora prese il suo nome. Tutta la stand rappresenta un edificio classificato Grade II nella scala inglese, il che vuol dire sostanzialmente che questa struttura è un patrimonio nazionale e non si può abbattere, un qualcosa di unico e significativo per un paese che spesso si rinnova in ambito sportivo, demolendo posti storici quali Highbury e Wembley. La facciata della stand è completamente costituita da mattoncini rossi con delle colonnine decorative in grigio nelle quali è incastonato lo stemma del club; nella stand vi è inoltre incastonata una stone commemorative per il Fulham 2000 e per il ritorno al Cottage della squadra nel 2004. Gli ingressi all’impianto sono strettissimi come ho potuto sperimentare personalmente e sono decisamente caratteristici; sempre qui sono situati sul lato dell’Hammersmith End il cottage, il ticket office e l’ingresso delle squadre, mentre sul lato della Putney End abbiamo il piccolo, ma fornitissimo, club shop (anche se io, dopo aver visto Fulham-Wigan nel 2010, volevo la maglia di Dempsey ma non c’era la possibilità perchè avevano finito le E da stampare nel post-partita).

La storica facciata della stand

Andando nella tribuna vera e propria, non possiamo non notare come vi siano ancora i vecchissimi seggiolini in legno datati 1905: ne sono presenti 3571, tutti solidi come fossero appena stati installati e situati nella parte alta della tribuna. La visuale è disturbata dai piloni di supporto della copertura, ma è una cosa a cui ormai i tifosi hanno fatto il callo e che non baratterebbero mai con una struttura senza piloni ma nuova. Caratteristico sulla copertura, esattamente a metà della stand, il triangolino con lo stemma del club e la scritta “Fulham Football Club” a dare quel tocco in più al capolavoro di Leitch. Tornando all’esterno, all’angolo con la Hammersmith End, proprio dove scendono i giocatori all’arrivo al campo con il pullman, c’è anche la statua di Johnny Haynes, un altro doveroso ricordo per la storica figura di questo club, un punto di ritrovo per gli appassionati di calcio.

La tribuna allo stato attuale

PUTNEY END

L’attuale Putney End

Si tratta della stand più recente, costruita con i lavori di rinnovo avvenuti nel 2004 sulla vecchia terrace quasi centenaria. Qui vi sono i posti riservati ai tifosi ospiti e, unico caso in tutta la Gran Bretagna, i tifosi neutrali. Essendo il Fulham un club che non ha conosciuto l’esperienza hooligans e che ha sempre goduto di tifosi tranquillissimi, mischiati tranquillamente agli avversari, la FA ha dato la deroga più unica che rara per istituire questa sezione dello stadio, dove chiunque può vestire qualsiasi flag, qualsiasi maglia, qualsiasi vessillo della propria squadra del cuore, anche non strettamente impegnata nel match in corso. La costruzione è stata mantenuta simile a quella dell’opposta Hammersmith End, in continuità con tutta la struttura ispirata da Leitch cento anni orsono. La copertura è sostenuta da pali che si trovano nella parte medio-alta della stand, dando solamente a pochi posti la restricted view. Sopra gli ultimi posti c’è lo scoreboard elettronico, piccolino a dir la verità; all’esterno si può addirittura camminare “dentro” la stand ed è un percorso obbligato per recarsi alla Riverside Stand, dove, nell’angolo costituito dalle due stand, si trova un albero, unico albero nel perimetro di uno stadio inglese. Dietro la stand si trova il Bishop Park; i seggiolini, tutti neri, compongono il nome del club in bianco. Una piccola appendice al confine con la Riverside Stand contiene i vari executive boxes per i clienti VIP, senza tuttavia chiudere l’angolo tra le due tribune.

RIVERSIDE STAND

L’attuale Riverside Stand

Se la Johnny Haynes stand ha dalla sua il fascino della storia, la Riverside Stand ha dalla sua la particolarità di essere a pochissimi passi dal Tamigi, quasi a strapiombo sul fiume. Location affascinante e unica, alla quale si accede dagli ingressi delle altre stand proprio perchè le vie di accesso dal lungofiume sono chiuse. Esternamente, da lontano, è abbastanza anonima, una sorta di prefabbricato bianco a cavallo del fiume; nella parte esterna però si trovano un ristorante ed un cafè aperti durante la settimana, dove chiunque può andare a cenare in una location a dir poco suggestiva. All’interno troviamo la tribuna stampa e la “tribuna VIP”; come nel resto dell’impianto troviamo i soliti pali di sostegno alla copertura dando anche qui dei posti a restricted view. Sui seggiolini campeggia la scritta Fulham FC, interrotta nella parte centrale. Sulle pareti campeggiano le scritte degli sponsor, unico modo di arrotondare data la limitata disponibilità di box per le aziende. Curiosità finale è che in corso c’è la campagna per riportare le flag sulla Stand a sventolare sul Tamigi, un’idea che ha tutta la approvazione di chi vi scrive. Come vedremo successivamente infine, questa stand potrebbe subire un profondo rinnovamento nei prossimi anni.

HAMMERSMITH END

E anche l’Hammersmith End in tutto il suo splendore

La stand più a nord dello stadio, quindi più vicina ad Hammersmith (da qui il nome) è la parte riservata ai tifosi di casa “più calorosi”. Come per la Putney End, anche qui fino al 2001/2002 c’erano i cari vecchi terraces mentre adesso i posti sono tutti completamente a sedere. La copertura era già presente e il tutto si integra perfettamente nella struttura dell’impianto; a differenza della Putney End qui il sostegno alla copertura è centrale e non laterale, ostruendo un po’ la visuale a buona parte del pubblico. Ai lati della stand abbiamo gli executive boxes mentre nell’angolo col Tamigi c’è lo striscione permanente “We are Fulham”; i seggiolini compongono la scritta Fulham e fino a qualche anno fa sul tetto c’erano le bandiere delle nazioni dei giocatori del Fulham, simpatica idea ora sparita per motivi non ben precisati.
THE COTTAGE

Il cottage dall’interno dello stadio

La struttura più famosa dell’intero stadio, come vi abbiamo scritto, nacque per errore e da tempo è sede di un piccolo balcone dove è possibile assistere alla partita sui vecchi seggiolini in legno in luogo invidiabile, tra la Putney End e la Johnny Haynes Stand. Non è comunque una sezione aperta al pubblico, in quanto il Fulham tiene a precisare che è l’area riservata alle famiglie dei giocatori. All’interno si tenevano meetings del board esecutivo sino a qualche tempo fa ed ancora sede degli spogliatoi e della clubhouse del club. Gli spogliatoi, come i più appassionati di voi ricorderanno, sono stati duramente criticati da Alex Ferguson alcuni anni orsono perchè troppo piccoli, una critica forse legittima, ma quantomai fuori luogo in un impianto che è al di fuori di ogni logica e di ogni tempo.

L’interno del Cottage

PROGETTI FUTURI

Dedichiamo una sezione a parte sul futuro di questo impianto proprio per la sua particolarità e per il suo essere un’istituzione nel panorama calcistico inglese e mondiale. Negli ultimi anni la capienza di Craven Cottage ha iniziato ad andar stretta al Fulham, soprattutto grazie all’ottima competitività della squadra, con l’affluenza media vicina al 100% della capacità dell’impianto. Logico quindi che si pensi di aumentare i posti e l’unico modo per farlo (cambiare stadio è totalmente fuori discussione, per fortuna) è ristrutturare una parte del Craven Cottage senza modificarne la fisionomia originale. L’unico modo per farlo, almeno così hanno pensato tutti coloro che si sono occupati di progettare il tutto, è quello di sistemare la Riverside Stand rendendola finalmente completa ed un tutt’uno con l’ambiente circostante. Vi diciamo già che il progetto è stato approvato il 26 luglio 2012 e quindi i lavori dovrebbero partire nell’immediato futuro senza alterare la normale attività sportiva della squadra e diminuire la capienza dello stadio. Non è facile provare a spiegarvi quello che succederà, ma ci proviamo: parlando di interno, sarà aggiunto un anello all’attuale stand mediante l’ampliamento della base esterna che sarà completamente rifatta così come la facciata. Verranno tolti i pali che ostruiscono la visuale e verrà rifatta tutta la copertura in materiale ambient-friendly. Il tutto verrà reso più moderno dall’installazione di schermi tv e nuove tecnologie per quella che dovrà essere la tribuna fulcro dello stadio; in più il tutto sarà realizzato in maniera tale da evitare riflessi di sole che possano disturbare la visuale delle persone assiepate nella Johnny Haynes Stand.

Il progetto di espansione della stand

Andando invece a guardare il progetto dall’esterno, la cosa che colpisce di più è sicuramente l’idea di rendere lo spazio tra la Stand e il fiume un’area viva in ogni momento. Verranno tolti i blocchi al lungo fiume e questo verrà ampliato così come verranno potenziate le “difese” nel caso di una piena del Tamigi. L’intera facciata della stand sarà rifatta con un design decisamente “esagerato”, nel senso che rispetto ad adesso sarà una cosa che colpirà sicuramente chi osserverà da lontano. Nelle idee degli architetti il tutto dovrebbe sposarsi meglio con l’ambiente, noi abbiamo qualche dubbio. Saranno modernizzati ed aumentati i bar ed i ristoranti, sarà rifatto un club shop molto più grande e vi saranno anche le hospitality areas. La capacità dell’impianto salirà a 30 mila posti e sicuramente aumenterà il comfort degli spettatori in quest’area. Si tratta di un progetto in cui il Fulham crede molto, così come i residenti e, sembra, anche gli stessi tifosi: staremo a vedere cosa ne uscirà una volta che saranno iniziati i lavori e scopriremo se il Cottage perderà o meno parte della sua magia.

E come sarà la nuova stand dall’esterno

L’ATMOSFERA

Per parlare di atmosfera a Craven Cottage dobbiamo fare un doveroso distinguo (come ci capiterà di fare in alcuni altri stadi) tra l’atmosfera creata dal pubblico e l’atmosfera creata dall’impianto stesso. Quest’ultima spero di avervela trasmessa raccontandovi la storia dell’impianto, una storia che non appena si arriva in visione di Craven Cottage ti appare davanti in tutta la sua fascinosa bellezza. Dentro e fuori è una sensazione difficile da spiegare per un’amante del calcio inglese, un must sicuramente da vedere e da vivere. L’atmosfera creata dal pubblico invece è tra le più “scarse” in Premier League, non a livello di Wigan ma non siamo troppo lontani. C’è differenza, perchè alla squadra i tifosi ci tengono e parecchio anche, ma non vivono la partita in maniera vocale, viscerale come invece accade da altre parti. Si respira un’aria di tranquillità nell’impianto, una tranquillità che permette nella Putney End di vedere tifosi di entrambe le squadre mischiati, una tranquillità interrotta da qualche incitamento proveniente dalla Hammersmith End ma nulla di trascendentale. Sicuramente colpa anche della presenza di moltissimi turisti, ma anche del fatto che Fulham è incastrata tra i territori di Chelsea e QPR, che dall’alto della loro gloriosa storia hanno attratto molti più sostenitori. Proprio con queste due squadre la rivalità è più accesa, soprattutto con il Chelsea per la strettissima vicinanza: ma attenzione, non parliamo di rivalità al livello di quelle West Ham – Millwall o Spurs – Arsenal, anche se in queste due partite qualche momento di tensione fuori lo si può vivere. L’esperienza è comunque piacevole al Cottage, all’ingresso in campo solitamente vengono distribuiti dei cartocini da far “suonare” sulle note di Palladio degli Escala, canzone che rende benissimo in quel momento. Durante la partita il pubblico non è molto partecipe, nemmeno nelle esultanze ed è questa la pecca maggiore (fatto salvo per Chelsea e QPR). Ma tutto è superato dalla bellezza dell’esperienza completa di una giornata di calcio a Craven Cottage, che va sicuramente vissuta anche per il solo fatto di vedere i giocatori scendere dal pullman praticamente in mezzo alla gente, sia locali, sia avversari.

CURIOSITA’

Craven Cottage è stato uno dei primi stadi ad ospitare amichevoli tra nazionali in campo neutrale ed attualmente è utilizzato soprattutto per le amichevoli “Europee” dell’Australia, anche per la presenza di una nutrita comunità Aussie nel quartiere. Ma qui si sono visti pure la Selecao (in un match amichevole col Ghana), la nazionale irlandese e addirittura quella Koreana. Qui, nel 2011, si è anche disputata la finale di Champions League femminile con la vittoria del Lione 2-0 sulle tedesche del Potsdam.
Anche il rugby ha trovato il suo spazio, in particolare negli anni 80: qui sono stati di casa i giocatori del Fulham Rugby League Club, attualmente conosciuti come London Broncos (o Harlequins); pure l’università di Oxford ha tenuto alcuni suoi match qui. Infine, e qui andiamo nell’extra sport, è possibile trovare all’interno del perimetro dello stadio una statua dedicata a Michael Jackson, inaugurata da Al-Fayed nel 2011 per la sua amicizia col cantante e per il fatto che il re del pop aveva assistito ad una partita del Fulham divertendosi tantissimo. Inutile dirvi che la statua ha attirato moltissime critiche e proteste da parte dei tifosi.

Capacità: 25.700

Misure del campo: 100 x 65 metri

Record attendance: 49.335 (1938 – Division Two vs Millwall)

Record attendance attuale: 25.700 (2009 – Premier League vs Arsenal)

FONTI

Football ground guide

Fulham official site

Wikipedia

Craven Cottage development site

Groundhopping

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Viaggio nella Londra del calcio: Fulham

Fulham Football Club
Anno di fondazione: 1879
Nickname: the Cottagers (o The Whites)
Stadio: Craven Cottage, Stevenage Road, London SW6
Capacità: 25.678

Il calcio londinese è bello anche per questo: la vicinanza tra le squadre. E allora, a pochi passi, ma davvero pochi, da Stamford Bridge, casa di un Chelsea ormai diventato squadra “di moda” nel Mondo, c’è Craven Cottage, lo stadio dove gioca il Fulham. La sceneggiatura perfetta a questo punto prevederebbe una squadra in rovina, sconosciuta e un po’ sfigata, mentre il Fulham è invece una realtà tornata alla ribalta da qualche anno, con una solida fanbase, ma che tutto sommato stride lo stesso col Chelsea, le cui magliette vengono indossate in Cina o chissà dove da gente ignara della storia se non dell’esistenza stessa dei Cottagers, almeno fino alla finale di Europa League contro l’Atletico Madrid. Eppure di cose ne avrebbero da dire i Whites, l’altro soprannome della squadra, che tra le altre cose è la più antica tra quelle della capitale, essendo nata nel 1879. Craven Cottage è lì, sul Tamigi, uno stadio a parere nostro fantastico anche per il quartiere che ne fa da contorno, forse il migliore insieme a Chelsea, con la Johnny Haynes Stand che conserva dentro (con i mitici pali in legno che caratterizzano qualsivoglia tribuna abbia la pretesa di definirsi “storica”) e fuori (costruzione di mattoni, più inglese del fish & chips e frutto della geniale mente di Archibald Leitch) un fascino di vecchio calcio, e pazienza per il restyling subito in anni recenti (il Fulham dovette trasferirsi a Loftus Road, casa dell’odiato QPR, per un certo periodo). 15 minuti a piedi, che scorrono via tra alberi e case, dalla stazione di Putney Bridge (District Line) e si arriva a Craven Cottage.

Il Fulham venne fondato nel 1879 dai fedeli della chiesa anglicana della Star Road, West Kensington. Nome originale: Fulham St Andrew’s Sunday School, insomma, un modo per insegnare a giovani anglicani anche nei fine settimana, con la scusa del calcio che stava prendendo piede in tutta la Nazione. Una placca posta presso la chiesa commemora tuttoggi la fondazione della squadra, che nel 1888 divenne semplicemente Fulham FC. Una West London Cup, una West London League – preistoria delle competizioni calcistiche per club – e nel 1898 il passaggio al professionismo e alla ormai arcinota a tutti Southern League. Prima però un passaggio fondamentale vide il Fulham trasferirsi, nel 1896, a Craven Cottage, sua attuale casa, dopo un girovagare tra 8 impianti degno del QPR (dev’essere un’usanza west-londinese). Nei primi anni, fino al 1901, la maglia fu bianco-rossa, prima a due metà, stile Blackburn ma col rosso al posto del blu, poi in stile Arsenal, abbinata dapprima a pantaloncini blu e in seguito bianchi. Nel 1901 il cambio, anche stavolta definitivo: si optò per maglia bianca e pantaloncini neri, e non si tornò più indietro. Nel corso degli anni comparirà del rosso, soprattutto nei calzettoni, in ricordo dei colori originali, ma la sostanza rimarrà quella, purtroppo fino a quest’anno quando la Kappa, in barba alle tradizioni, ha proposto i pantaloncini bianchi, interrompendo una striscia di 110 anni di pantaloncini neri. Nel 1905/1906 e 1906/1907 arrivarono nel frattempo due titoli di Southern League.

Craven Cottage visto dall’alto, con gli sponsor sul tetto stile Griffin Park

Il 1907 coincise anche con l’adesione alla Football League, e una semifinale di FA Cup in cui i Cottagers vennero spazzati via 6-0 dal Newcastle United. Insomma, un club piuttosto vincente, tanto che un uomo d’affari, Gus Mears, dopo aver acquistato lo Stamford Bridge athletics stadium provò a portarci a giocare proprio il Fulham, ma il rifiuto dell’allora proprietario Henry Norris convinse Mears, che evidentemente non la prese troppo bene, a crearsi la sua squadra, che immagino tutti sapete quale sia. La vicinanza, dicevamo, ma questa è altra storia e qui si parla di Fulham. Dal 1907 al 1928 i Cottagers giocarono in Division 2, la seconda serie; alla fine della stagione 1927/1928 retrocessero però in Division 3 South, creata come visto nei viaggi precedenti nel 1920, da cui risaliranno solo al termine della stagione 1931/1932, per farsi poi altri 17 anni in Division 2 (con l’intermezzo doloroso della guerra). Nel frattempo un’altra semifinale di FA Cup, persa nel 1936 contro lo Sheffield United al Molineux di Wolverhampton, interruppe i sogni di gloria del Fulham, che comunque poteva vantare giocatori nel giro delle nazionali come Albert Barrett e Len Oliver (nato a Fulham, peraltro), entrambi 1 cap con l’Inghilterra nel 1929. In questi anni il Fulham passò alla storia sia per il primo giocatore straniero in Football League (l’egiziano Hegazi) sia per il primo giocatore a trasferirsi all’estero, John Fox Watson che nel 1948 lasciò Craven Cottage direzione Real Madrid. Furono anche la prima squadra a vedere hot-dog sugli spalti (1926), ma questo lo diciamo a titolo di mera curiosità.

Il 1949 vide finalmente i Cottagers esordire nella massima serie del calcio inglese (abbiamo già detto che in bacheca non ci sono trofei? Era scontato, ma ve lo anticipiamo comunque, e per ora in cinque viaggi abbiamo visto solo una misera League Cup), peraltro senza eccellere nei risultati ma il traguardo era comunque storico per i discendenti dei giovani anglicani della Domenica. La retrocessione arrivò nel 1952, il ritorno in massima serie nel 1959, un intermezzo che vide la terza semifinale di FA Cup nella storia del club (1958) condita dalla terza sconfitta, 2-2 a Villa Park e 3-5 nel replay giocato a Highbury contro il Manchester United. Il ritorno in Division 1 durò, questa volta, più a lungo, nove anni per l’esattezza fino alla nuova retrocessione avvenuta nel 1968. Facciamo una piccola pausa dalla narrazione dei fatti riguardanti la squadra per concentrarci su un giocatore, che proprio in questi anni costruì la sua carriera nel Fulham: Johnny Haynes. Haynes è “il Giocatore”, è Mr Fulham, è il più grande ad aver indossato la casacca bianca e i pantaloncini neri. Nato a Kentish Town, Camden, firmò da giovanissimo per i Cottagers, di cui divenne ben presto capitano e con cui colleziono 657 presenze totali, di cui 594 in campionato. Primo giocatore a guadagnare 100 sterline a settimana, giocò anche in Nazionale, collezionando 56 caps e capitanando i Leoni 22 volte, salvo perdersi però, causa incidente, i vittoriosi Mondiali del 1966. Un’icona, la cui statua campeggia fuori da Craven Cottage dopo la morte avvenuta nel 2005 a causa di un incidente stradale.

La statua in memoria di Johnny Haynes

Se Johnny Haynes è l’icona in quanto a giocatori, manca invece un manager che abbia segnato la storia del Fulham in modo netto. Quello che ha guidato per più anni i Cottagers è Phil Kelso, scozzese, dal 1909 al 1924 in plancia di comando a Craven Cottage, ma come visto la storia è avara di soddisfazioni (leggasi: vittorie), che generalmente connotano positivamente la carriera, e quindi il ricordo, di un manager. Torniamo alla storia, che da qui fino a fine anni novanta vedrà il Fulham fare la spola tra secondo e terzo livello del calcio inglese, con un picco negativo che vedremo in quarta serie. Un ambizioso programma messo in atto nella prima metà degli anni ’70 vide l’arrivo a Craven Cottage del manager Alec Stock, uno che aveva fatto la fortuna dei rivali del QPR, e addirittura di Bobby Moore, a fine carriera ma comunque capitano dell’Inghilterra campione del Mondo e del West Ham. E curiosamente proprio il West Ham si mise tra il Fulham e la gloria, vincendo 2-0 la finale di FA Cup del 1975, raggiunta come visto dopo vari tentativi dai Cottagers. Da allora si sta ancora aspettando dalle parti di Stevenage Road. La sconfitta non mise fine ai programmi ambiziosi del club, che videro il ritorno di Rodney Marsh (già al Fulham dal 1962 al 1966, poi “tradito” per andare a dare gloria al QPR) e addirittura di George Best, che giocò due stagioni (dal 1976 al 1978) a Craven Cottage, 42 presenze e 8 goal. Gli sforzi furono però vani, e il Fulham non tornò a respirare aria di massima serie.

Gli anni ’80 cominciarono con nuove ambizioni, rispecchiate anche nella decisione di fondare una squadra di Rugby associata ai Cottagers, che giocò le prime partite proprio a Craven Cottage e che oggi, dopo cambi di nome vari (Fulham Rugby League Club, Broncos, Harlequins), è diventata London Broncos. La squadra di calcio nel frattempo ottenne la promozione dalla Division Three alla Division Two con un nucleo solido di giocatori in campo (Gale, Houghton, Peyton, Lewington) che sfiorò addirittura il back-to-back, svanito all’ultima giornata con una sconfitta 1-0 contro il Derby County, partita segnata anche da una lunga interruzione causata da un’invasione di campo. Quella squadra venne smembrata e i sogni di gloria, ancora una volta, dovettero essere messi nel cassetto. La nuova retrocessione (1985/1986) in Division Three era solamente il preludio al periodo più nero nella storia del Fulham. Otto anni di terza serie, diventata nel frattempo Second Division (la Premier league portò al cambio del nome di seconda, terza, quarta serie, come immagiamo sia noto a tutti), e quando sembrava non ci fosse più speranza di tornare a livelli maggiormente consoni alla squadra arrivò addirittura la retrocessione in Third Division, il quarto livello del calcio inglese, il punto più basso della storia del Fulham.

Saha festeggia la promozione in Premier

Era il 1994. L’inferno durò tre anni, fino al 1997, quando la squadra ottenne la promozione come seconda classificata, a pari punti col Wigan campione, a causa di un cambio di regole (invece della differenza reti, il discriminante in caso di arrivo a pari punti venne stabilito fosse il numero di reti segnate) che il proprietario della squadra per ironia contribuì a far entrare in vigore. Nel 1996 il Fulham era penultimo in Third Division, a un passo dalla Conference e l’addio alla Football League. Si salvò per miracolo. Proprietario in quegli anni tal Jimmy Hill, che si fece indietro nella stessa estate del 1997, post-promozione, quando il club venne acquistato dall’uomo d’affari egiziano Mohamed Al-Fayed. Era l’inizio della risalita. L’ambizioso programma di Al-Fayed mirava entro cinque anni a tornare nella massima serie; venne nominata alla guida della squadra (al posto di Micky Adams, fautore della promozione) una coppia d’assi, Ray Wilkins e Kevin Keegan, ma Wilkins lasciò dopo breve tempo causa diverbi con la proprietà e il Re divenne l’unico manager, portando il Fulham alla promozione stravincendo di fatto il campionato con 101 punti (grazie anche ad acquisti come Paul Peschisolido, 1.1 milioni di euro, record per la terza serie). Era il ritorno al secondo livello del calcio d’Albione, ma non finiva lì, non doveva finire lì secondo i piani di Al-Fayed. Keegan lasciò per rispondere alla chiamata irrinunciabile della Nazionale, e venne nominato manager Paul Bracewell.

Bracewell non finì nemmeno la stagione, sollevato dall’incarico a causa di una posizione a metà classifica che non rispecchiava le aspettative, e che “costrinse” il Fulham a un ulteriore anno in First Division. Al-Fayed optò allora per il francese Jean Tigana, il quale costruì un nucleo di giocatori giovani e forti (su tutti, Louis Saha) e che condusse il Fulham alla promozione in Premier League dopo 33 anni (in realtà era l’esordio in Premier, il ritorno dopo 33 anni era relativo alla massima serie, specifichiamo sempre). Capitano era Chris Coleman, futuro manager della squadra (dovette lasciare l’attività a causa di un incidente), in campo anche quel Sean Davis che giocò con la maglia dei Whites in tutte e quattro le serie professionistiche, un piccolo record condiviso con pochi nella storia. Le prime stagioni in Premier furono segnate dal rifacimento di Craven Cottage, che costrinse il Fulham a emigrare a Loftus Road (2002/2003 e 2003/2004) e condivere lo stadio con gli odiati rivali; si rischiò anche la retrocessione, nel 2002/2003, con Tigana sostituito da Chris Coleman appunto, e la salvezza ottenuta per il rotto della cuffia. Dopo qualche stagione tranquilla, il 2006/2007 fu nuovamente a rischio retrocessione, Chris Coleman venne sostituito ad Aprile con Lawrie Sanchez (il contratto di Coleman, già stabilito che non venisse rinnovato, venne terminato il 10 Aprile). La salvezza arrivò alla penultima giornata, 1-0 contro il Liverpool. L’esperienza di Sanchez terminò invece a stagione 2007/2008 in corso, con la squadra ancora in lotta per la sopravvivenza in Premier; venne sostituito da Roy Hodgson.

Un giorno che i tifosi Fulham non dimenticheranno mai: ottavi di finale, Europa League 2009/2010

Hodgson faticò tantissimo, tant’è che, a fine primo tempo della terzultima partita, il Fulham era virtualmente retrocesso; si giocava contro il Manchester City, e i Cottagers erano sotto 2-0. Una doppietta di Diomansy Kamara (visto anche al Modena) spianò la strada al 3-2 finale, cui seguì la vittoria casalinga contro il Bimingham City e la vittoria a Portsmouth, con il goal di Danny Murphy a 15 minuti dalla fine che significò salvezza. Roy Hodgson divenne un’icona dalle parti di Stevenage Road, con il settimo posto della stagione successiva che significava accesso all’Europa League, mutazione genetica della Coppa UEFA. Ma siamo alla storia recente, con il Fulham finalista della competizione e sconfitto di misura (1-2) in finale da un Atletico Madrid che poteva contare su Aguero, Forlan e altri giocatori di livello Mondiale. Hodgson lasciò direzione Liverpool (esperienza destinata a fallire), sostituito da Mark Hughes a sua volta sostituito, quest’anno, dall’ex manager del Tottenham, l’olandese Martin Jol. Il Fulham continua a vivere stagioni tranquille, forte di una squadra senza stelle (per quanto Dempsey sia giocatore che ci fa impazzire) ma solida, che abbiamo visto dal vivo a Manchester a Febbraio, partita peraltro proibitiva contro il Manchester City schiacciasassi.

Ci risiamo. Una storia piuttosto piatta, direbbe qualcuno poco avvezzo a narrare di storie non riguardanti vittorie, come quella del Millwall, o del Brentford viste in precedenza. Niente trionfi, niente imprese. Però il Fulham, come le altre squadre che abbiamo già vi visto, è lì, 132 anni dopo quel giorno in cui i fedeli di una chiesa anglicana diedero vita alla squadra, ed è l’anima di un quartiere della Londra tranquilla e da film (a proposito, Hugh Grant è un grande tifoso dei Cottagers). Perchè forse quello che abbiamo imparato fin qui è che vincere conta, ma non è tutto; forse le radici contano di più, il rapporto con la comunità, il sapere che c’è una squadra che ti rappresenta, il sostenerla, come quel ragazzo incontrato di recente a Londra che si incamminava verso Craven Cottage, sciarpa bianconera al collo giù per Shepsherd’s Bush Road. Tifare una squadra deve prescindere dalle vittorie, deve essere un legame indissolubile verso qualcosa in cui credi e che ti rappresenta, e si ritorna al solito discors, che prometteremmo di non fare più se sapessimo di mantenerla, la promessa, ma siccome siamo convinti del contrario non promettiamo nulla. Però d’altro canto il nostro viaggio londinese ci sta insegnando proprio questo, oltre a conoscere a grandi linee la storia di una squadra ci fa capire come, a Londra ma in ogni città dell’Inghilterra, tifare una squadra vuol dire tifare per le tue radici.

Clint Dempsey, miglior elemento del Fulham attuale

Precisiamo una cosa, per evitare di cadere nella retorica. Quando il Fulham navigava in cattivissime acque, allo stadio la media spettatori era di 4.000 anime (sempre di più che le nostre squadre di C2, o Lega Pro Seconda Divisione, comunque); dato impietoso se paragonato agli oltre 20.000 attuali. Ma è disaffezione normale e umana, che trascende dall’attaccamento alla squadra. Immaginiamo ci fossero tifosi che, sebbene lontani dallo stadio, soffrissero per le sorti del Fulham, invece di fregarsene come accade qui quando una squadra sprofonda nella categorie minori, salvo poi ricordarsi di tifare per quella quando ritorna a livelli maggiori. E allora viva il Fulham, il suo stadio che si fa beffe degli impianti nuovi di zecca, che è lì a sorvegliare il fiume da più di un secolo e a proteggere quelle maglie bianche, a custodire la magia di una squadra e del suo quartiere. Ritorniamo verso la District Line, seguiamo l’insegna westbound, scendiamo ad Upton Park. West Ham United.

Records

  • Vittoria più larga: 10-1 v Ipswich Town (Division 1, 26/12/1963)
  • Sconfitta più larga: 0-10 v Liverpool (League Cup, 23/09/1986)
  • Maggior numero di spettatori: 49.335 v Millwall (Division 2, 8 Ottobre 1938)
  • Maggior numero di presenze in campionato: Johnny Haynes, 594
  • Maggior numero di goal in campionato: Gordon Davies, 159

Rivali: Queens Park Rangers, Chelsea, Brentford

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