Around the football grounds – A trip to Newcastle upon Tyne

Si vola verso nord, più precisamente verso nord-est, con la nuova tappa della nostra rubrica alla scoperta degli stadi inglesi. In questa puntata il nostro aereo immaginario fa tappa nel Tyne and Wear, sulla sponda nord del fiume Tyne, a poco meno di 9 miglia dal Mar del nord: come avrete capito, siamo a Newcastle, città di circa 300.000 abitanti che nel tempo ha saputo rinnovarsi e non restare ancorata alla rivoluzione industriale ed al carbone, nella quale svolse un ruolo di primo piano. I suoi simboli, conosciuti in tutto il mondo, sono la Newcastle Brown Ale, una nota birra inglese; il Tyne Bridge aperto nel 1928 e da subito icona della città ed infine il Newcastle United F.C., il club di football più importante dell’intero Nord-est.

Immagine aerea di Newcastle

LA STORIA

Parlare dei campi da gioco del Newcastle è quanto di più bello ci possa essere per un appassionato perchè nella sua lunghissima storia il club ha disputato tutte le sue partite interne in un unico impianto, il St. James’ Park, il più vecchio stadio di tutta la Premier League. Le prime tracce storiche del terreno su cui sorgerà successivamente lo stadio si possono già trovare nel Medioevo, essendo questo una postazione strategica, rialzata rispetto ai terreni circostanti: nel 1357 questa zona formava il confine sud di Town Moor, una enorme area di 1200 acri i cui diritti di sfruttamento furono donati ai Freemen della città proprio in quell’anno (per i non avvezzi alla storia medievale, i Freemen erano coloro i quali non eranno sottoposti ad alcun vincolo feudale). Scorrendo avanti le lancette del tempo e sfogliando i libri di storia, troviamo più volte citata quest’area, che fu utilizzata come base per attacchi alla città (da parte degli scozzesi) e, soprattutto, come sito per le esecuzioni pubbliche: si narra addirittura che nel 1829 la pena capitale per un’assassina abbia attratto più di 20mila persone! Nello stesso altro inoltre l’area iniziò ad essere sviluppata in senso residenziale, con la costruzione del Leazes Terrace (una sorta di condominio di lusso in stile Georgiano) sul lato est del terreno, segnando la fine delle esecuzioni (che continueranno però fino al 1844 nei terreni limitrofi).

Uno scorcio dei Leazes Terrace oggi

E proprio sui lembi di terra prossimi alla nuova, enorme, costruzione, si iniziarono ad intravedere le prime attività calcistiche. Siamo nel 1880 e i Newcastle Rangers furono il primo club a creare qui un campo da calcio, che misurava 120 yards in lunghezza e 60 in larghezza, con la caratteristica di una lieve inclinazione. I Rangers rimasero qui fino al 1882, dopodichè per alcuni anni il campo rimase inutilizzato: toccò al Newcastle West End riaprire St. James’ Park (già allora fu scelto tale nome, in omaggio al vicino St. James Terrace) e apportare le prime migliorie sottoforma di una riduzione della pendenza del terreno e la prima vera delimitazione del campo di gioco tramite recinzioni alte circa 2.5 metri. Siamo comunque ben lontani dall’avere uno stadio perchè altri confort, sia per il pubblico, sia per i giocatori, non c’erano: gli spogliatoi infatti erano situati all’esterno dell’impianto, in particolare per la squadra di casa erano situati in un piccolo Inn, il Lord Hill, sul lato opposto del terreno (Barrack Road) mentre gli ospiti erano costretti a cambiarsi in un pub in centro e ad essere successivamente accompagnati al match tramite carrozze. Successivamente furono aggiunte assi di legno nelle zone destinate al pubblico e addirittura una piccola sala stampa sul lato del Leazes Terrace, grazie al permesso dei Freemen.

I primi veri lavori sul campo, datati 1899

L’avventura del West End finì nel maggio 1892, ma St. James’ Park non rimase inutilizzato perchè prima di saltare definitivamente, il club contattò i rivali dell’East End per invitarli ad ereditare l’affitto e l’utilizzo del terreno. La proposta fu accettata con entusiasmo, ma i primi tempi non furono facili perchè arrivarono subiti gli scontri con i Freemen: il club costruì immediatamente una nuova stand senza interpellare questi ultimi e, a malincuore, la stand dovette essere rimossa. Il debutto avvenne il 3 settembre 1892 con un’amichevole contro il Celtic di fronte a 6 mila persone; 4 mesi dopo il nome del club fu cambiato e nacque il Newcastle United. A quell’epoca la capienza dell’impianto era di circa 15mila persone e il Newcastle iniziò presto a sfruttarla pienamente: fu chiaro che bisognava ampliare lo stadio, ma ancora una volta i Freemen fecero ostruzione permettendo solo minimi miglioramenti e non concedendo un abbassamento dell’affitto nonostante i problemi finanziari del club. Come spesso succede, fu un evento tragico a smuovere le acque: il club raggiunse la promozione nel 1898 e la stagione successiva, contro il Blackburn, lo stadio fu pieno all’inverosimile, tanto che la calca causò il collasso delle recinzioni con numerosi ragazzi feriti. Questo, e la fermezza del club e dei fans in città durante il dibattito sull’utilizzo di St. James Park (i residenti in zona avevano inoltrato lamentele ufficiali per i rumori durante le partite) spinsero i Freemen ad aumentare il terreno a disposizione del club, che si trovò quindi nelle condizioni ideali per riprogettare l’intera zona: fu infatti spostato il terreno di gioco permettendo di ricavare dei Terraces sia sulla End prossima a Leazes Park, sia sulla Leazes Side con miglioramenti anche alla piccola stand presente nella end opposta.

Un altro scorcio dei lavori del 1899

La capacità raggiunse quota 30mila, ma si era ancora ben lontani da un campo di buon livello. Gli eventi a testimoniare tutto questo risalgono nei primissimi anni del 900: nel febbraio del 1901 il campo divenne un’immensa sabbia mobile dopo una gelata, il posizionamento di paglia sul campo e la successiva pioggia con sabbia buttata sul terreno per cercare di evitare il disastro totale, che peraltro avvenne. Tuttavia questo non impedì, il mese successivo, di ospitare il primo match internazionale contro il Galles. Ma, purtroppo, non fu l’unico evento disastroso: tre settimane dopo arrivò il Sunderland in città e già allora la rivalità era talmente aspra che 35mila persone affollarono lo stadio, con molte altre fuori in attesa di entrare: fu un attimo sfondare le recinzioni ed il campo divenne proprietà delle schermaglie tra tifosi. Partita mai giocata, ma che fu importante per far capire che il seguito del club stava decisamente crescendo ed era ora di mettere veramente mano a St. James’ Park. Il 1905, con la conquista della finale di Coppa e, soprattutto, la vittoria del primo titolo nazionale, fu l’anno decisivo per l’ammodernamento: i dirigenti del club, dopo aver visitato gli impianti del Celtic Glasgow e del QPR subito dopo l’intervento di Archibald Leitch, decisero di rifare tutto lo stadio. Non fu però assunto Leitch in persona, tuttavia i progetti furono ispirati decisamente ai suoi lavori. I lati est, nord e sud dello stadio, occupati da terrace in legno, furono completamente demoliti e rifatti in cemento, con una fune metallica (perdonate la traduzione letterale di wire-rope) a fare da barriera, sulla scorta del modello scozzese. Sul lato ovest invece nacque la nuova West Stand, realizzata sul modello della nuova stand del Middlesbrough aperta due anni prima. Sviluppata lungo tutta la lunghezza del campo di gioco, era dotata di 4680 posti a sedere preceduti da una vasta area, il paddock, dedicato ai posti in piedi. La copertura, totale per i posti a sedere, era caratterizzata da una nicchia centrale al cui interno vi era una spaziosa sala stampa, alla quale si accedeva tramite una scala a chiocciola di ferro ben visibile (seppur coperta) dall’esterno. La facciata esterna era già allora imponente (soprattutto per l’epoca), con l’ingresso leggermente rialzato rispetto al terreno circostante. Dall’alto era già possibile ammirare un impianto “moderno”, con la L formata dai Leazes Terrace e dalla South Stand. All’interno vi erano tutti gli uffici del club, gli spogliatoi, una sala biliardo per il relax dei giocatori ed addirittura una piscina.

St. James’ Park dopo il lifting dei primi anni del 900

L’inaugurazione fu effettuata da Lady Mayoress (termine elegante per indicare la moglie del sindaco) il 6 settembre 1905 e quello che più colpì i giornalisti accorsi non fu la nuova tribuna, ma le corde metalliche che separavano il campo dagli spalti, facendo dire a qualcuno che sembrava di essere ad un ippodromo. La capacità ufficiale dichiarata era di 65 mila persone e l’attendance crebbe immediatamente da una media di 20-25 mila persone a 33mila circa, con un picco di 56 mila spettatori per il Tyne-Wear Derby. Nonostante l’ottimo periodo del team, i residenti non erano ancora del tutto convinti di avere il club come vicino di casa e cercarono in tutti i modi di fare nuovamente ostruzionismo. Per questo motivo, negli anni successivi non vennero apportate grandi modifiche alla struttura, se non il rifacimento del terreno di gioco nel 1910; tuttavia i residenti non riuscirono ad impedire il rinnovo della concessione dello stadio, avvenuto nel 1911. Durante la prima guerra mondiale la zona divenne sede militare, con St. James Park a far da base per 200 soldati e 150 cavalli, con una modesta compensazione monetaria per il Newcastle.

Gli storici cancelli dello stadio

Al termine del conflitto, il club dovette investire più di 4000 sterline per sistemare non solo il campo, ma anche le recinzioni, con l’abbandono delle funi metalliche e l’arrivo delle barriere di cemento. Un’ulteriore sistemazione del terreno fu necessaria nel 1923, dopo numerose lamentele da parte dei giocatori per le pessime condizioni in cui versava; in più fu creato una sorta di tunnel d’accesso per separare il pubblico dai giocatori durante l’ingresso in campo, fonte spesso di problemi di ordine pubblico o per il troppo affetto verso i giocatori di casa, o per le intimidazioni agli avversari. Cambiò anche l’alimentazione delle varie strutture presenti nello stadio grazie all’arrivo dell’energia elettrica e nel 1926 anche il Newcastle contattò Archibald Leitch. L’architettò partorì un progetto sensazionale per i tempi, che prevedeva la realizzazione di una double-decker stand nella parte Sud (la Gallowgate End) e di una copertura ad L per i rimanenti due settori; tuttavia, per motivi legati a nuovi conflitti tra il Concilio Cittadino ed il club, l’unico miglioramento che fu realizzato fu la copertura della North Stand, la Leazes Park End, non estesa alla East Stand per la presenza dietro di questa di case popolari.

Il progetto di Archibald Leitch

I conflitti comunque non minarono la popolarità del club, che nel 1930 ottenne il record di presenze assoluto al St. James’ Park, quando ben 68.386 persone assistettero alla sfida contro il Chelsea. Fino alla seconda guerra mondiale si assistette ad una sorta di tregua nelle dispute tra Club e Concilio Cittadino per il miglioramento dello stadio, ma con la ripresa delle attività sportive nel dopoguerra, il clima si fece di nuovo molto teso.

La facciata della main stand nel 1930

Il botteghino era molto favorevole al club, che fu in grado di attirare più di 56 mila persone a partita nel 1947-48 nonostante giocasse in seconda divisione; questo portò a presentare al Concilio nuovi progetti per l’ampliamento: in cantiere vi erano l’estensione della copertura della Leazes Park End, un nuovo parcheggio e la costruzione di un centro di allenamento dietro la Leazes Park End. Tutti e 3 i progetti furono rifiutati, nonostante il club disponesse dei fondi necessari alla realizzazione e l’unico intervento fatto fu il completamento della cementificazione dei terraces. Nel 1953 furono installati i riflettori su concessione della città, tuttavia al club fu giocato un brutto scherzo nella partita inaugurale contro il Celtic nel febbraio dello stesso anno: a metà partita i riflessoti furono spenti, lasciando gli spettatori al buio completo. La struttura dei riflettori era primitiva, con piccoli “fari” sul tetto della West Stand e pali sulla Leazes Side: questo comunque bastò a far disputare la prima storica partita in notturna della FA Cup, un replay del primo turno tra Carlisle e Darlington il 28 novembre 1955, con ben 34.257 spettatori. I riflettori veri vennero installati nel 1958, in stile scozzese: pilastri altissimi sulle due end (45 metri) a dominare la skyline e con la capacità di illuminare non solo il terreno di gioco, ma tutta l’area circostante.

I riflettori a St. James’ Park

E nonostante questo, ancora una volta furono rifiutati i progetti di ampliamento, che prevedevano stavolta la realizzazione di una nuova East Stand. E’ spontaneo chiedersi le origini di un tale astio e, scavando nella storia di Newcastle, scopriamo come a capo del concilio cittadino a quel tempo c’era T. Dan Smith (che sarà successivamente implicato in uno scandalo di corruzione) mentre nella dirigenza dello United c’era il suo avversario politico William McKeag. Il calcio quindi divenne la valvola di sfogo delle rivalità politiche, con il climax raggiunto negli anni 60: nel 1962 St. James Park fu scelto come sede per la Coppa del Mondo del 1966 in cambio di un ampliamento dell’impianto. Presto fatto? Nemmeno per sogno. Il permesso per aggiungere questi nuovi posti acuì ulteriormente la lotta politica, con il Concilio Cittadino che rifiutò l’ennesimo progetto proposto dal club.

St. James’ Park negli anni 60

Emersero anche nuovi nodi, tra cui il rinnovo del permesso di gestione addirittura dell’impianto, per cui lo United era alla ricerca di un contratto a lunghissimo termine. Il Concilio inizialmente pretese una maggior vicinanza del team alla città e voleva imporre l’uso per tutti dello stadio: in questa direzione nacque il progetto di espansione proposto dalla città, con la realizzazione di un impianto polivalente. Il tutto, ovviamente, non fu nemmeno preso in considerazione dal club.

Il progetto proposto dalla città nel 1964

Nel frattempo la Football Association entrò a piedi pari nella contesa, togliendo la coppa del Mondo a St. James Park per darla alla città di Middlesbrough. Nel 1966 il braccio di ferro sulla gestione dello stadio si allentò con una licenza di 5 anni, ma fu semplicemente un mezzo per allungare i tempi della battaglia. Nel 1967 tornò alla carica il Concilio Cittadino, proponendo la realizzazione di un impianto avveniristico da 63 mila posti a patto da dividere tra squadra di football ed università.

Il progetto del 1967

Altra bozza del progetto del 1967

Non se ne fece nulla e la questione andò avanti, con il club che tuttavia iniziava a muoversi per conto proprio. Iniziarono a circolare rumors su un possibile trasferimento della squadra fuori città, in particolare nella zona nord di Gosforth, dove vi era un invitante terreno di 35 acri; addirittura si parlò di uno stadio condiviso tra Newcastle e Sunderland (e qui scommetto che ai tifosi delle due squadre un brivido lungo la schiena sia corso) ma nella realtà proseguì la dura lotta città-squadra che portò addirittura il club a dover togliere dalla maglia e dai programmi lo stemma cittadino. A rasserenare gli animi arrivarono due eventi: in primis la vittoria della Fairs Cup nel 1969 e, successivamente, l’intervento deciso dell’allora ministro dello sport, Denis Howell. Fu così che nel 1971 finalmente fu raggiunto l’accordo di gestione per 99 anni dell’impianto a favore dello United e si potè iniziare ad espandere il St. James Park con la costruzione di una nuova East Stand. L’architetto incaricato, Faulkner Brwon, realizzò una double-tier stand di stampo classico, con l’upper tier riservata ai posti a sedere e la lower-tier ai posti in piedi. La copertura, di stile totalmente differente non solo dal resto dello stadio, ma anche dal quartiere circostante (tanto da farlo risultare sciatto), teneva al riparo dalle interperie anche gli spettatori che affollavano i terraces.

In lontananza la nuova East Stand

Tutto questo avrebbe dovuto essere parte di un progetto di ricostruzione interessante tutti i settori ed effettivamente nel 1978 furono iniziati i lavori sulla Leazes Park End, spinti da una salatissima multa provocata dalle nuove regole scritte dal Safety of Sports Ground Act nel 1977. Tuttavia lo United fu retrocesso e contemporaneamente i costi della ristrutturazione aumentarono vertiginosamente: la rimozione della copertura, il livellamento dei vecchi terrace, la rimozione dei fari e la realizzazione delle prime fondamenta per la nuova double stand portarono via al club 500 mila sterline, lasciandolo sostanzialmente senza soldi. I lavori furono quindi interrotti, lasciando il pubblico senza il settore più caldo ed amato dell’intero impianto.

Un’immagine sempre triste, la demolizione di una stand: Leazes End, 1978

La risposta dei tifosi non si fece attendere, con le presenze allo stadio che diminuirono sino ad arrivare sotto i 20 mila di media. A ridurre ulteriormente la fiducia dei tifosi arrivò anche la decisione di togliere i covered terrace della East Stand in favore di executive boxes. L’impianto rimase quindi in una sorta di limbo, con un settore completamente inutilizzabile e la squadra che non riusciva a rinverdire i fasti di un tempo.

St. James’ Park, anni 80

A metà anni 80 iniziò il processo di svolta per tutti gli impianti inglesi con l’incidente di Bradford e contemporaneamente il Newcastle tornò in First Division grazie all’avvento di Kevin Keegan: nacque nuovamente il problema St. James Park e l’intervento più urgente lo meritava l’ormai ottantenne West Stand. Le cose non furono semplici, con la stand che inizialmente fu sistemata in maniera tale da riuscire ad ottenere l’agibilità in attesa dei soldi per ricostruirla: lo stallo si protrasse sino al maggio 1987, quando finalmente il concilio cittadino fece demolire la tribuna con una mossa a sorpresa, che lasciò spiazzato il club stesso (che infatti aveva già venduto i season ticket per la stagione successiva, trovandosi quindi a dover spostare gli spettatori che già avevano acquistato il loro pass). La progettazione e la costruzione della nuova stand fu affidata alla Traer Clark Associates che realizzò una struttura a singolo anello in cemento, rialzato rispetto al terreno per lasciar spazio ai terraces old-style che in realtà stridevano parecchio in confronto alla nuova struttura. I posti a sedere erano 6607, con 39 boxes situati nella parte più alta della stand ed una copertura translucente, molto simile alla Rous Stand di Watford, che tuttavia aveva un difetto, quello di lasciare scoperto non solo il paddock antistante, ma anche le prime file della tribuna stessa. Ma per il resto la costruzione fu esemplare, rifinita bene e dedicata a Jackie Milburn, il secondo miglior centravanti della storia del Newcastle deceduto nel 1988.

La nuova West Stand, inaugurata alla fine degli anni 80

Il costo economico fu elevato, ma ancor più sanguinoso fu il prezzo da pagare per il club, che con questa spesa si trovò in una situazione di ristrettezza economica incredibile; non solo, come tutti sapete arrivò anche in quegli anni il Taylor Report che distrusse definitivamente le certezze del club in quanto convertire ad all-seater il St. James’ Park rappresentava una spesa indicibile, quasi un’impresa, in un periodo in cui il club scivolò in Division Two. Innanzitutto c’erano le due end da rifare completamente e vennero inoltre alla luce le magagne della nuova West Stand, costruita in maniera tale da richiedere una lunga ristrutturazione per adattarla completamente alle nuove regole (includendo il paddock nei posti a sedere ed ampliando la copertura), ristrutturazione che avrebbe fatto perdere anche soldi in termini di biglietti stadio al club. In tutto questo si inserirono anche le dispute interne al club, che giunsero ad una svolta nel 1992, con l’acquisizione dei pieni poteri decisionali da parte di Sir John Hall, impresario locale.

St. James’ Park prima della ristrutturazione degli anni 90

Il primo passo, oltre all’importantissima promozione nella neonata Premier League, fu l’inizio della riqualificazione di una delle due end, la Leazes End. Subito dopo la promozione, fu demolita completamente e ricostruita secondo i canoni del Taylor Report: per via di alcune limitazioni dovute alla presenza del Leazes Park dietro la nuova tribuna, fu realizzata una single-tier stand con la presenza di due concourses a farla sembrare una two-tier. Ovviamente fu realizzata anche la copertura e la nuova stand venne raccordata tramite due corners alla East ed alla West Stand, con l’altezza della stand a ridursi progressivamente man mano ci si avvicina al confine con le due tribune.

I lavori negli anni 90: sullo sfondo la Leazes End, in primo piano la Gallowgate End in costruzione

Successivamente toccò alla Gallowgate End rinascere, specularmente alla Leazes Park: anche qui, quindi, una single tier stand raccordata alla East ed alla West con l’unica differenza che dall’alto, si poteva godere, dando le spalle al campo, di una magnifica vista sulla città; altri importanti miglioramenti vennero apportati alla West Stand, resa completamente all-seater, con estensione della copertura pur mantenendo la base originale. Anche la East Stand venne ammodernata ed infine vennero rifatti sia il terreno di gioco, sia il sistema di drenaggio che l’impianto di illuminazione, creando in questo modo un nuovo St. James Park, un gioiellino da 36.610 posti dotato di ogni confort.

Il gioiellino a fine anni 90

Il popolo Magpie rispose alla grande al nuovo impianto, grazie anche ai brillanti risultati della squadra: gli esauriti diventarono un’abitudine e presto si capì che nonostante la bellezza dell’impianto restaurato, una nuova espansione od una relocation erano necessari. Il primo pensiero fu la relocation e nacque immediatemente il progetto di Castle Leazes, a pochi passi da St. James’ Park, nel territorio di Leazes Park. L’idea era di realizzare un impianto moderno, un catino infuocato sulla falsariga dell’Amsterdam Arena, San Siro (a parere di chi vi scrive lo stadio più bello d’Italia) o del progetto dello Stade de France.

Il grafico del progetto Castle Leazes

L’idea, bellissima e approvata anche dai tifosi visto che si sarebbe rimasti sostanziamente dentro il centro cittadino, riportò alla luce i contrasti con la città. Il Concilio, dal canto suo, propose un nuovo impianto a Gateshead da 75mila posti, fuori città. In tutto questo St. James Park sarebbe stato riutilizzato per il rugby a costituire un polo multisportivo comandato da Sir John Hall, che nel frattempo aveva acquistato anche il team di Hockey ed il team di basket. Ad aggiungere pepe al dibattito in corso si aggiunse anche un comitato di cittadini assolutamente contrario a costruire su Town Moor (l’area di Leazes Park), con una petizione che raggiunse le 36mila firma; altro comitato costituito fu quello degli amici di Leazes Park e fu chiaro che il progredire del progetto avrebbe portato ad una dura ed estenuante battaglia. I piani furono quindi ridimensionati e si considerò l’idea di espandere nuovamente St. James Park portandolo ad una capacità di oltre 52mila posti grazie alla costruzione di due nuovi anelli, uno per la West Stand ed uno per la Leazes Park. Il progetto fu approvato nel 1998 ed i lavori terminarono nel 2000; come spesso succede però, non furono lavori tranquilli per il club, che si trovò a dover affrontare 4mila fans inviperiti per il notevole aumento di costo dei loro posti e per la possibilità di essere spostati. Iniziò un contenzioso legale che permise al club di spostare i fans e, come gesto di cortesia, il club rifiutò che i fans, dopo la sconfitta in tribunale, pagassero tutte le spese processuali, facendosene carico. E siccome ogni storia ha il suo lieto fine, il 23 agosto del 2000 il nuovo St. James Park aprì i battenti nella sfida di Premier League contro il Derby County.

I lavori dell’espansione definitiva

L’IMPIANTO ATTUALE

Uno dei simboli dell’impianto, gli scalini d’accesso

L’attuale St. James Park, in grado di ospitare più di 52 mila spettatori, è a soli 500 metri dalla Central Station di Newcastle. Situato su un piano rialzato rispetto alla zona circostante, domina la città ed anche dall’alto si fa apprezzare per la sua enormità. L’asimmetria la fa da padrone vista la presenza di due stand doppie e di due singole, con l’impressione che vi sia un angolo totalmente aperto (quello tra le due stand a singolo anello per la differente altezza) e due parzialmente aperti, con l’unico angolo chiuso totalmente tra la Main Stand e la Sir John Hall Stand. Impossibile poi non notare, nelle due stand più capienti, la presenza delle torri simili a quelle di San Siro che portano al terzo anello. Data la vicinanza al centro cittadino, non troviamo spazi enormi antistanti la zona, ma semplicemente l’impianto è inglobato tra le case ed il Leazes Park, uno dei polmoni verdi della città. I più attenti appassionati del calcio inglese avranno sicuramente notato come ci siamo sempre riferiti all’impianto col suo nome originale: tra il 2011 ed il 2012 il club vendette i naming rights di St. James Park alla nota catena sportiva Sports Direct, con l’obbligo quindi di rinominare il terreno Sports Direct Arena. Questo ha scatenato le ire dei fans, ma fortunatamente, dalla fine del 2012, il nuovo main partner commerciale dei Magpies ha concordato il ritorno all’unico vero nome dello stadio, St. James’ Park. Sul modo di scrivere e pronunciare il nome ci sono comunque numerose teorie. Come l’abbiamo scritto qui è la denominazione ufficiale, a differenza del famoso parco londinese che si scrive St. James’s Park: tuttavia non è noto se sia questo il motivo dell’assenza della seconda “s” o vi siano altri motivi, ma è certo che il nome e la pronuncia non prevedano la seconda s. E sapete bene, se conoscete il popolo inglese, come a queste cose ci tengano.Infine, caratteristica quasi unica, St. James’ Park, dalla ristrutturazione avuta luogo nel 1993, non ha un vero proprio scoreboard, ma solamente degli orologi digitali ai quattro angoli del campo. Ed ora addentriamoci, stand per stand, nell’attuale impianto.

St. James’ Park dall’alto, oggi

MILBURN STAND

L’esterno della Main Stand

Si tratta della main stand dell’impianto che è stata coinvolta pesantemente nell’ampliamento del 2000 nonostante la sua giovanissima età. L’aggiunta di un nuovo anello ha infatti comportato tutta una serie di modifiche alla stand originale ed il risultato è un’immensa double-tier stand sproporzionata nelle dimensioni tra la upper-zone e la lower-zone, con quest’ultima, che altro non è che la stand originale, decisamente più grande dell’altra. I tue tier sono separati tra loro da una serie di executive-boxes mentre la copertura è totale, in continuità con quella della Leazes End. I seggiolini sono colorati in diverse tonalità di grigio, con le ultime file che sono talmente in alto da far guadagnare il soprannome di Vertigo all’impianto (gli altri soprannomi comuni sono Paradise o Castle). Nella pancia della stand abbiamo, in posizione ovviamente centrale rispetto al terreno di gioco, gli spogliatoi ed il tunnel di ingresso più tutte le strutture dedicate ai media. La copertura, in vetro, è unica nel panorama inglese ed è un tutt’uno con la copertura della Leazes End, così come non vi sono interruzioni per quanto riguarda i posti a sedere tra le due stand confinanti. Dall’altra parte invece l’angolo alto è semiaperto, con un’appendice del tetto che chiude gli spalti ed evita che gli spettatori possano letteralmente saltare o peggio sulla copertura della Gallowgate end. L’esterno “stride” con tutto lo splendore interno della Stand: appare infatti un po’ anonimo, privo di personalità, anche se le vetrate, l’atrio e le scale in visione alleggeriscono notevolmente la struttura. Come detto nella parte storica, la West Stand è intitolata a Jackie Milburn, autore di 239 reti in 494 presenze con la maglia del Newcastle nell’immediato dopoguerra, secondo bomber di sempre dopo Alan Shearer, scomparso nel 1988, proprio durante i lavori di ammodernamento di St. James’ Park.

La Milburn Stand nel suo splendore

SIR JOHN HALL STAND

In diretta comunicazione con la Milburn Stand, altro non è che la Leazes End, dedicata allo storico proprietario del club, in grado di cambiarne radicalmente la storia (attualmente ancora in vita, anche se senza più quote di partecipazione). La struttura vista dal campo è speculare alla Milburn Stand, solamente meno capiente; qui, nel settore 7, trovano posto i fans più calorosi del club mentre nell’upper-tier, nell’angolo con la Milburn Stand, trovano posto i tifosi ospiti, per un massimo di circa 3mila unità. Sempre in questa stand ha sede anche il settore famiglie, creando un mix unico e ripetibile solamente in un ambiente inglese. All’interno, come nella Milburn Stand, troviamo aree per banchetti e conferenze più aree riservate per i fans dove poter mangiare e bere in tutta tranquillità. Alla East Stand, come si vede dalle immagini, è collegata mediante un appendice della copertura a riparare e a proteggere, come succede al confine Milburn Stand – Gallowgate End, da eventuali cadute. L’ultima curiosità riguarda la copertura, che, essendo in contiguità con quella della Milburn, rappresenta il più grande tetto di questo tipo in Europa, superando l’Old Trafford.

La Leazes End attuale

EAST STAND

La stand più piccola ed antica del nuovo St. James’ Park è destinata in futuro ad essere dedicata ad un’altra storica bandiera del club, Sir Bobby Robson, scomparso da pochi anni. La struttura è a single-tier (anche se in passato era conosciuta come una two-tier), in diretta continuità con le due stand adiacenti senza così avere punti di rottura con il resto dell’impianto. Sullo spessore del tetto troviamo la scritta Newcastle United; all’esterno la stand ha pochissimo agio, dato che, come avrete letto nella parte storica, è costruita proprio davanti agli storici edifici del Leazes Terrace e questo fatto renderà difficilmente espandibile la tribuna, lasciando quindi per sempre l’asimmetria caratteristica di questo stadio.

La East Stand

GALLOWGATE END (NEWCASTLE BROWN ALE STAND)

Utilizziamo il nome storico per indicare la seconda End di St. James Park, anche se il nome ufficiale, da uno sponsor tipicamente inglese (come si intuisce dal nome), è un altro. Il nome storico nasce dall’utilizzo originario del terreno (rappresenta la struttura impiegata per l’impiccagione) ed è difficile cambiarlo, così come è stato impossibile cambiare la denominazione dello stadio con quella di uno sponsor. Costruita subito dopo la Leazes End pre-ristrutturazione, è una tribuna single-tier che, per motivi economici non è stata ampliata alla fine degli anni 90 e che è speculare al lower-tier della John Hall Stand in tutto e per tutto. Anche qui le comodità non mancano, in particolare abbiamo lo Shearer’s Bar che è uno dei punti nevralgici della night life della città ed è accessibile solamente dall’esterno dello stadio; qui inoltre abbiamo anche la stazione di polizia dello stadio, il megastore e il museo del club. Inoltre, ed è una notizia che farà molto piacere a tutti i veri amanti degli stadi inglesi, di questo in particolare, dalla stagione 2013-14 verrano rimesse, all’esterno di questa stand, le famose gates che fino ai primi anni 90 accoglievano i tifosi al St. James’ Park. Sulla Gallowgate End esiste infine un piano di espansione che prevede la costruzione di un nuovo anello, rendendo più uniforme e meno dispersiva la struttura dell’impianto, con la capienza che arriverà a 60mila persone.

La Gallowgate End

Le gates che presto faranno ritorno a St. James’ Park

L’ATMOSFERA

Per creare un’atmosfera particolare in questo impianto basta l’ingresso in campo col tutto esaurito (cosa che accade abbastanza spesso, pensate che l’attendance media della stagione appena terminata è sopra alle 50 mila persone!); a questo uniteci che gli oltre 50mila spettatori spesso sono indemoniati e potete immaginare come spesso e volentieri l’atmosfera qui sia elettrica. Negli ultimi anni, a dire il vero, le testimonianze parlano di un ambiente meno “intimidatorio” dal punto di vista del tifo. Come detto, i tifosi più vocali sono nel lower-tier della Sir John Hall Stand, ma sta prendendo piede un movimento di tifosi intenzionati a riportare agli antichi fasti la loro reputazione in termini di vocalità e che vogliono localizzarsi nell’upper-tier della medesima stand, per contrastare a livello canoro i tifosi ospiti. Un altro gruppo di tifosi intenzionati a riportare in alto il tifo al St. James Park sta trovando posto nell’angolo Sud-Est, quello tra la East Stand e la Gallowgate End. I tifosi del Newcastle sono universalmente conosciuti come la Toon Army, con il nome Toon che origina dalla pronuncia Geordie (il dialetto locale e nick con il quale sono conosciuti gli abitanti di questa zona).

Il coro caratteristico prende spunto dall’inno non ufficiale della regione, “Blaydon Races”, famosa canzone folk composta nel 19esimo da George Ridley (al quale sono dedicati i due video); altra canzone molto popolare che viene suonata prima del match è Local Hero di Mark Knopler, praticamente un Geordie adottato.La rivalità principale è quella con il Sunderland nel Tyne-Wear derby, che trova origini sia nella storia delle due città, sia nella storia calcistica. Purtroppo recentemente il derby si è guadagnato le luci della ribalta per gli scontri susseguenti alla partita di ritorno della Premier League 2012/2013, con il trionfo dei Black Cats, ma questo non cambia l’unicità dell’aria che si respira durante questa partita.

CURIOSITA’ E NUMERI

Nonostante il gran rifiuto avuto dalla FA per i mondiali del 1966 dovuto alle dispute cittadine, St. James’ Park ha avuto occasione di ospitare numerosi incontri internazionali, sia della nazionale inglese, sia di altre nazionali durante manifestazioni mondiali. In particolare questa è una delle case della Nazionale durante il periodo della ricostruzione di Wembley; si sono inoltre disputati alcuni incontri di Euro 1996 e diverse partite del torneo di calcio delle Olimpiadi 2012. Sempre in ambito calcistico il terreno di gioco ha ospitato numerose partite di esibizione e beneficenza; è stato inoltre scelto per i mondiali di rugby del 2015, all’interno dei quali ospiterà Scozia, Sudafrica e gli All-Blacks.
St. James’ Park è stato inoltre casa per molti musicisti di fama mondiale, tra cui i Rolling Stone, Bruce Springsteen, i Queen, Bob Dylan, Brian Adams e Rod Stewart; infine qui si sono girati anche film e programmi televisivi. Per affetto noi citiamo Goal!, film che narra le avventure fittizie di un giovane aspirante calciatore, Santiago Munez, che viene acquistato dal Newcastle.

Capacità: 52.404

Misure del campo: 105 x 68 metri

Record attendance: 68.386 (1930 – Division One vs Chelsea)

Record attendance attuale: 52.325 (2005 – Premier League vs Manchester United)

FONTI

Wikipedia

Newcastle United official site

Football ground guide

Groundhopping

– Simon Inglis: Football Grounds of Britain (1997 – Collins Willow)

Non-league football: Nantwich Town

Ritorna l’appuntamento con il calcio di non League. Oggi andiamo a Nantwich, piccolo centro (13.000 abitanti circa) del Cheshire, vicino a Crewe e non distante dal Galles, sede della squadra di calcio del Nantwich Town, che attualmente milita in Northern Premier League Premier Division.

Il centro di Nantwich. Non si nota che siamo in England, eh?

Nantwich Town Football Club
Anno di fondazione: 1884
Nickname: the Dabbers
Stadio: Weaver Stadium, Nantwich
Capacità: 3.500

Il Nantwich Town, sebbene sia espressione di una cittadina piccola (specie per il panorama inglese, fatto di poche città grosse ma molte cittadine medie) ha una notevole storia alle spalle, che comincia nel 1884 con il nome di Nantwich Football Club. Nel 1891 il club fece il suo ingresso nella Shropshire & District League, per poi passare la stagione successiva nella Combination, lega di maggior prestigio e ospitando, nello stesso anno, il Liverpool nella prima partita di FA Cup nella storia dei Reds. Mica male! Prima della prima guerra mondiale il club cambiò altre volte lega di appartenenza: North Staffs & District, Crewe & District, Manchester and Lancashire Combination nello specifico. Un fatto curioso riguarda un presidente del club in particolare: Albert Neilson Hornby, uno degli sportivi inglesi più famosi della seconda metà dell’800, che giocava sia per la nazionale di rugby sia per quella di cricket, capitanandole entrambe. Hornby morì proprio nella cittadina del Cheshire.

Dopo la Grande Guerra, il Nantwich fu tra le squadre che si adoperarono per la creazione della Cheshire County League, di cui entrò a far parte senza tuttavia entusiasmare. Il primo successo per i Dabbers (il nickname della squadra e degli abitanti della cittadina, su cui torneremo) avviene nel 1933, quando viene messa in bacheca la Cheshire Senior Cup, la cui finale venne disputata a Nortwich davanti a 8.000 spettatori. Dopo la Seconda Guerra Mondiale vi fu un altro cambio di lega, e il club passò alla neonata Mid Cheshire League. Partecipò anche alla prima edizione della FA Youth Cup (1952), dove, al secondo turno venne sorteggiato contro il Manchester United di alcuni futuri Busby Babes: Duncan Edwards, David Pegg, Albert Scanlon, Ron Cope (che a fine carriera giocherà curiosamente per il Nantwich). Risultato finale? 0-23 per Edwards e compagni. Ma senza dubbio un momento di gloria nella storia di un piccolo club come il Nantwich.

Gli anni ’60, sotto alla guida di Alan Ball, videro qualche ulteriore successo, soprattutto nella stagione 1963/64 quando il club vinse il “suo” treble: Mid Cheshire League, la coppa di lega, e la Cheshire Amateur Cup. Nel 1968 il club tornò alla Cheshire League, che vinceranno nel 1981 quando un migliaio di spettatori assistettero alla scontro diretto contro l’Hyde United alla penultima giornata. Qualche anno prima, nel 1976, a Gresty Road (all’epoca stadio del Crewe Alexandra) i Dabbers sconfissero 5-4 il Runcorn nella finale della Cheshire Senior Cup. Nel 1982 il club fu nuovamente tra i fondatori di una nuova lega, la North West Counties Football League, e anche in questo caso più che dolori che gioie, visto che la stagione inaugurale vide il Nantwich terminare all’ultimo posto e in division two (vi restò fino al 1989). Per molti anni, questo fu tutto, con una piccola interruzione nel 1995 quando vinse la North West Counties League Challenge Cup, 1-0 al Trafford a Gigg Lane, Bury. Una svolta era dietro l’angolo però, e si concretizzerà con l’arrivo sulla panchina dell’ex Crewe Steve Davis (player-manager). Era il 2004.

Si festeggia per le strade. Il calore del calcio di non-league

Gli anni recentissimi sono infatti i più gloriosi per i Dabbers. Innanzitutto, nel 2006 la vittoria del prestigioso FA Vase, competizione di livello nazionale per le squadre del nono livello, festeggiata con un tour su autobus scoperto tra le vie della città, come si richiede alle grandi vittorie. La finale, disputata al St Andrews di Birmingham, vide il Nantwich imporsi per 3-1 sui londinesi dell’Hillingdon Borough dopo un cammino costruito soprattutto su una grande difesa (8 clean sheets su 9 partite). L’anno seguente (l’ultimo nello storico impianto di Jackson Avenue, 123 anni di storia) conquistarono la promozione in Northern Premier League division one, e l’anno seguente ancora, tramite playoff (in finale sconfiggendo il glorioso Sheffield F.C., glorioso in quanto club più antico del Mondo) la promozione in Northern Premier Premier (scusate il gioco di parole). Nella stessa stagione, sconfiggendo l’Altrincham, squandra di Conference, ai rigori, il Nantwich di Davis vinse nuovamente la Cheshire Senior Cup dopo una trentina d’anni. Nel 2008/09 il capolavoro delle tre promozioni di fila, e il traguardo della Conference sembrarono essere vicinissimi, ma nella finale dei playoff fu l’Ilkeston Town a mettere fine al sogno dei Dabbers. Steve Davis a fine stagione lasciò, e fece poca strada visto che si trasferì nella vicinissima Crewe per diventare vice-allenatore (e nel frattempo è diventato, con ottimi risultati, allenatore, segno che i successi al Nantwich non sono stati casuali).

Con qualche fatica, il Nantwich Town è rimasto dopo Steve Davis e rimane tuttora in Northern Premier Premier Division, e noi gli auguriamo nuovi e rapidi successi. Come on Dabbers!

Twitter: @nantwichtownfc

La vittoria del Vase nel 2006

P.S. resta in sospeso la questione nickname. Per le teorie e le leggende a riguardo, vi rimandiamo qui: http://www.dabbersnantwich.me.uk/dabber.htm

PPS ovviamente i colori del club, come si intuisce facilmente dalle foto, sono il verde e il bianco

Premier League 2012-13 Review

Dovete credermi sulla parola. Questo era il mio pronostico targato agosto 2012.

Se volete potete saltare a piè pari tutto quello che è scritto in corsivo. Per semplicità ho messo le venti posizioni in classifica in una lista in fondo.

Sarà nuovamente Manchester affair

Non ci saranno più le bandiere, ma l’ultimo a passare dall’Arsenal al Manchester United fu Viv Anderson (terzino destro) nel 1987. Fu il primo giocatore in assoluto acquistato da Sir Alex Ferguson al Man Utd. Costò £250,000. Oggi per cento volte quel prezzo (che sarà invece la sua paga settimanale per quattro anni) Ferguson strappa all’Arsenal il 29enne Robin Van Persie. Si forma così il quartetto d’attacco Rooney-Welbeck-Hernandez-Van Persie (95 gol combinati nella scorsa stagione) ed il manager scozzese promette il Triplete come nel 1999 (quartetto d’attacco Yorke-Cole-Sheringham-Solskjaer).

Il Man Utd diventa così la squadra favorita per la Premier League nel 2012-13. Certo ad Old Trafford hanno speso più di altri (nonostante l’enorme debito creato dai Glazer, ma giudicato “manageable” dalle regole del FFP) e devono pure scaricare Dmitri Berbatov (pagato £31m), anche se sembra che nessuno lo voglia. Certo, Ryan Giggs ha giocato il suo primo torneo estivo e potrebbe risentirne e certamente Paul Scholes ha un anno in più, ma una stagione senza trofei (la prima dal 2005) per Ferguson significa vendetta.

La mossa Van Persie è la risposta al gol di Sergio Aguero che ha trafitto al cuore lo United al novantatreesimo minuto dell’ultima partita di campionato. Vedere i rivali del City che festeggiano il titolo dopo 44 anni, mentre Ferguson aveva detto che sarebbe morto lui prima, deve essere stato doloroso. Meno che morire, credo, ma abbastanza. E dal Borussia Dortmund è arrivato, per £12m, anche Shinji Kagawa. Ma sono davvero in attacco i problemi dei Red Devils?

Il 2-3 con il Blackburn, lo 0-3 a Newcastle, il 3-3 con Il Chelsea ed il 4-4 con l’Everton fanno 13 gol subiti in 4 partite. Li hanno chiamati Defensive Horror Shows. Per non parlare dell’1-6 in casa contro il City. Il ritorno di Nemanja Vidic dovrebbe aiutare, ma David De Gea ed alcuni pezzi della difesa restano, per me, una debolezza. Ferguson vuole vincere segnando ancora di più. Spesso ha avuto ragione lui.

Roberto Mancini invece ha potuto solo vendere. Il Man City ha speso tantissimo lo scorso anno e così l’unico arrivo è stato quello di Jack Rodwell (£12m) dall’Everton. Non hanno perso praticamente nessuno ed hanno a disposizione Carlos Tevez fin dall’inizio. Hanno finto interesse per Van Persie solo per alzare il prezzo.  Devono liberarsi di Emmanuel Adebayor (Tottenham) e forse anche di Edin Dzeko. Già così sono in troppi. La squadra è oggettivamente molto forte e con un altro difensore e, forse, un centrocampista, potrebbe ripetersi come campione. Ma ci saranno gli impegni europei, le coppe e le coppette. Mancini deve gestire le energie al meglio. Ha firmato un quinquennale per cui lavorerà tranquillo. Capitan Vincent Kompany ha firmato pure lui, per sei anni. Sergio Aguero ha detto no al Real Madrid. Yayà Toure e David Silva sono due campioni. Il City sarà lì fino alla fine, magari al novantaquattresimo questa volta.

Il Chelsea di Roberto Di Matteo ha perso Didier Drogba e Salomon Kalou. Dopo la cacciata di AVB, Di Matteo ha preso in mano la squadra e l’ha rivoltata. Ha però vinto “solo” la Champions League. Ora deve ripetersi in campionato. Per farlo ha fatto due acquisti pesanti: dal Lille è arrivato Eden Hazard (£32m) e dall’Internacional l’ennesimo brasiliano di nome Oscar (£25m). Per vincere la PL servono 80-90 gol. Non so da dove arriveranno, ma certamente servirà il vero Fernando Torres. La squadra sta invecchiando, Ashley Cole, John Terry, forse lo stesso Peter Cech andranno prima o poi rimpiazzati. Una soluzione sarà adottare lo stile calcistico catalano, come sembra volere il russo. Ci vorrà del tempo, forse, ma il posto dietro alle due di Manchester il terzo posto potrebbe essere alla portata dei blues.

Arsenal. Wow.  Considerando gli ultimi sette anni, Robin Van Persie è il quinto capitano che lascia il club dopo Patrick Vieira, Thierry Henry, William Gallas e Cesc Fabregas. La fascia deve essere allergica o cosa? Nulla è perduto. Robin non è mai stato Batman. In otto campionati ha avuto una grande stagione e cinquantasette infortuni. Il prossimo anno avrà trent’anni. E mentre Arsene Wenger negoziava con il mondo, all’Emirates erano già arrivati Olivier Giroud (dal Montpellier) e Lukas Podolski (dal Colonia) per un totale di £24m. Con altri £14m il tecnico francese si era portato a Londra anche Santi Cazorla (dal Malaga).

Dodici mesi dopo aver perso Cesc Fabregas e Samir Nasri (ed essere arrivato comunque terzo) ora se ne va Van Persie. Ed anche Alex Song sembra in partenza, maglia blaugrana next. Ma ci sono sempre i giovani inglesi: Theo Walcott, Jack Wilshere, Oxlade-Chamberlain, Aaron Ramsey. Non possono permettersi di non andare in Champions League.

Il Liverpool ha segnato praticamente la metà dei gol del Man City nella scorsa stagione (47 contro 93). La difesa del City ha subito 29 gol, quella del Liverpool 40. È anche vero che l’attacco del Liverpool ha colpito un paio di dozzine pali e traverse, ma non è abbastanza per giustificare il fatto che c’è un problema offensivo. E non mi riferisco alle stupide frasi di Luis Suarez! Il calcio è anche avere la mira buona. Il talentuoso uruguagio, cavallo pazzo Andy Carroll e l’ex giallorosso Fabio Borini (scelto da Rodgers) devono consegnare la posta a casa.

Un deludente ottavo posto (dietro anche all’Everton) va cancellato. Peggior risultato in diciotto stagioni. I proprietari hanno così cacciato Kenny Dalglish e scelto l’emergente Brendan Rodgers (Swansea City). Con lui è arrivato il centrocampista Joe Allen ed un nuovo modo di giocare a calcio. Arrivare nelle prime quattro sarebbe un miracolo, ma finalmente un serio rebuilding sembra essere cominciato. Ed arriverà dall’Heerenveen Oussama Assaidi, visto che il Barcellona ha trattenuto Cristian Tello. Il marocchino sarebbe il terzo acquisto di Rodgers. Quinto posto? Un Steven Gerrard sano potrebbe tornare molto utile.

Tottenham. Non tutti sono Mourinho! Lo ha dimostrato Andre Villas-Boas al Chelsea ed ora gli Spurs vogliono provarlo un’altra volta. O magari no? AVB ha recentemente ammesso di aver fatto alcuni errori a Stamford Bridge e che non ripeterà le malefatte a White Hart Lane. Intanto aspetta la firma di Emmanuel Adebayor e si sta liberando di Luka Modric (Real Madrid). Sinceramente non ho capito il licenziamento di Harry Redknapp.

AVB ha preso Jan Vertonghen dall’Ajax e Gylfi Sigurdsson dall’Hoffenheim (era inseguito anche dal Liverpool). Sono partiti Niko Kranjcar (Dynamo Kiev) per £5.5m, Vedran Corluka (al Lokomotiv Moscow) per £5m e Steven Pienaar (ritornato all’Everton) per £4m. Rilasciato Louis Saha (che ha appena firmato con il Sunderland) e si è ritirato lo sfortunato Ledley King. Oltre alla sicura partenza di Modric. Deve tenersi stretto Gareth Bale, altrimenti… London riots!

Insomma ci sono da ricostruire un po’ di cose. Sarà dura entrare nelle prime quattro. La pressione è tutta su AVB e su chi lo ha scelto.

Newcastle. Non credo che si ripeteranno, ma Alan Pardew è stato bravissimo lo scorso anno. Praticamente Pardew ha la stessa squadra. Minime le mosse. È tutto nei piedi di Papiss Demba Cisse, Yohan Cabaye e Cheick Tiote. Il sogno sarebbe il quarto posto. L’incubo finire dietro al Sunderland.

Sunderland. Visto che non sopporto l’Everton metto davanti i Black Cats. Martin O’Neill li ha trascinati fuori dalle paludi della zona retrocessione e non ha ritenuto necessario spendere praticamente nulla per rinforzare la squadra. Il recentissimo arrivo di Saha e quello di Carlos Cuellar, free dal Villa, le uniche mosse. Ha incassato £6m per Asamoah Gyan e magari qualcosa potrebbe comperare, ma con tutta la offseason a disposizione credo che O’Neill possa fare molto bene allo Stadium of Light (ed anche fuori casa ovviamente!).

Everton. Sarò cattivo. Perennemente nel limbo di metà classifica, gli highlight della stagione sono stati un 4-4 con lo Utd che ha rovinato la stagione all’amico Ferguson (HAHAHA!) ed un insperato settimo posto, davanti ai Reds. La gente a Goodison Park si sta addormentando e guarda sconsolata David Moyes, con quella sua faccia pallida e slavata, che si lamenta dei suoi Toffees e piange perché non ci sono soldi. Un giorno vendette un certo Wayne Rooney per miseri £24m. L’Everton finì quel giorno.

Stoke City. Il granitico manager Tony Pulis non ha praticamente fatto alcuna mossa. Non ci sarà il “peso” della Europa League quindi credo che Pulis sappia che il quattordicesimo posto dello scorso anno (inizio ottimo ma molta stanchezza nella seconda metà di stagione) abbia ragioni fisiche ed energetiche piuttosto che strutturali. La squadra c’è. Il problema potrebbe essere nel calendario: aprono in casa del Reading e poi giocano con Arsenal, City, Chelsea, Liverpool e Utd in cinque delle successive sei partite. Altro tour de force nel periodaccio di Natale con Tottenham, Liverpool, City e Chelsea in tre settimane. Potrebbero ritrovarsi a lottare nella zona retrocessione per lungo tempo.  

Norwich City. La partenza di Paul Lambert ha aperto le porte a Chris Hughton. Hughton ha fatto bene al Birmingham City lo scorso anno (erano retrocessi ed Alex McLeish si era rifiutato di allenarli sotto la spada di Damocle: promozione o licenziamento!) sfiorando la promozione. Ma Lambert aveva lavorato benissimo a Carrow Road. La signora ha dato al manager il più alto budget nella storia dei Canaries. Hanno preso Robert Snodgrass dal Leeds United e Michael Turner dal Sunderland. Ma il vero colpo dell’estate è stato trattenere il centravanti Grant Holt, che dopo aver chiesto il trasferimento, ha firmato un triennale.

West Ham. Una delle mie preferite. Bellissimo rivederli in Premier League. Candidati alla retrocessione per molti. Vado controcorrente e li metto qui, ampiamente salvi, guidati magistralmente dal mago Sam Allardyce. Lotteranno alacremente, questo è certo, ma servono anche i gol. Dal Sochaux è arrivato Modibo Maiga che dovrebbe aiutare Carlton Cole. Hanno tentato di “affittare” Andy Carroll, ma lui ha rifiutato. A difendere i pali c’è ora Jussi Jaaskelainen, arrivato dal retrocesso Bolton.

Fulham. Se perdono Clint Dempsey, come sembra, potrebbe essere un colpo devastante. Hanno già perso il capitano Danny Murphy, approdato al Blackburn. Martin Jol tenterà lo sviluppo di alcuni giovani e un gioco basato sulla velocità. Dall’Amburgo è arrivato Mladen Petric, interessante acquisto. Craven Cottage sarà ingrandito a 30,000 posti.

Aston Villa. La buona notizia è che la leucemia di capitan Stiliyan Petrov è in remissione. Paul Lambert, il nuovo manager, arrivato dal Norwich City, lo ha confermato capitano in absentia. Purtroppo la squadra, dopo la partenza di Martin O’Neill, non ha mai fatto bene. L’unica stagione di Alex McLeish si è rivelata la peggiore nella storia del Villa come record casalingo. È stato pertanto licenziato McLeish. Sono arrivati un paio di giocatori dal Feyenoord, Ron Vlaar e Karim El Ahmadi. Soprattutto quest’ultimo sembra dare qualche speranza ai Villans. Ma i problemi di budget (proprietario tirchio) restano. Grande club, pessimo owner, manager che sperano di fare bene, lavoro durissimo. Lambert sarà solo la prossima vittima? Salvi, ma con vergogna.

WBA. La partenza di Roy Hodgson per allenare l’Inghilterra ha lasciato un vuoto. La squadra non sembrava valere il decimo posto, eppure Hodgson lì li ha portati. Il nuovo manager, Steve Clarke, ex-assistente al Liverpool, non ha mai allenato, quindi potrebbe esserci qualche problema, ma gli acquisti (Ben Foster, portiere dal Birmingham e Claudio Yacob, centrocampista argentino dal Racing) paiono ottimi. È giunto, in prestito, dal Chelsea, anche Romelu Lukaku. Ok, il nome fa un po’ ridere, ma se questo inizia a segnare…

QPR. Salvi per miracolo, hanno subito 66 gol lo scorso anno e quindi Mark Hughes ha deciso di cambiare portiere (Robert Green IN, Paddy Kenny OUT) e di prendere Fabio da Silva in prestito dal Man Utd. Arrivati anche Samba Diakite dal Nancy, Park Ji-Sung dal Man Utd, Ryan Nelsen dal Tottenham e Andrew Johnson dal Fulham. Interessante anche l’arrivo del giovane Junior Hoilett dal Blackburn. Vedremo come funzionerà l’amalgama; è una delle squadre che ha cambiato di più. 

Wigan. Ogni anno li faccio retrocedere e poi loro si salvano. Sette vittorie nelle ultime nove partite (vittime, tra gli altri, Utd, Liverpool, Arsenal, Newcastle) hanno portato la salvezza. Roberto Martinez ha parlato con Liverpool e Villa e poi è rimasto a capo dei Latics. Hanno preso Ivan Ramis dal Mallorca per £4m e sono riusciti a trattenere Victor Moses (lo voleva il Chelsea). Salvezza, ma proprio per un pelo. 

Swansea. Anche loro hanno perso il manager. Arriva a sostituirlo il famoso Michael Laudrup. Ripetere l’undicesimo posto sarà molto difficile, nonostante gli acquisti di Jose Manuel Flores, dal Genoa, e di Michu dal Rayo Vallecano. In prestito dal Villarreal arriva Jonathan de Guzman. Le partenze di Joe Allen e Gylfi Sidgursson peseranno molto. Lavoraccio per Laudrup.

Southampton. Due promozioni consecutive ed ecco la Premier League. Esordio con il City, poi Wigan e in casa con lo Utd. Benvenuti! Hanno spesso £7m per Jay Rodriguez e Steven Davis (£800,000) dai Rangers. Ovviamente l’obiettivo del manager Nigel Adkins è la salvezza. Sarà dura.

Reading. Il club è stato acquistato dal russo Anton Zingarevich. Le stelle sono il portiere Adam Federici e l’attaccante russo Pavel Pogrebnyak, oltre all’altro attaccante Jason Roberts. Mikele Leigertwood (suo il gol promozione contro il Forest) riesce finalmente ad esordire in PL. E pure il manager Brian McDermott all’esordio in panchina in PL. Possibile finale thriller con il Reading in casa del West Ham all’ultima di campionato.

Dicevamo che queste erano le mie venti posizioni in classifica. Tra parentesi la reale posizione nella classifica finale della Premier League.

  1. Man Utd (1)
  2. Man City (2)
  3. Chelsea (3)
  4. Arsenal (4)
  5. Liverpool (7)
  6. Tottenham (5)
  7. Newcastle (16)
  8. Sunderland (17)
  9. Everton (6)
  10. Stoke City (13)
  11. Norwich City (11)
  12. West Ham (10)
  13. Fulham (12)
  14. Aston Villa (15)
  15. West Brom (8)
  16. QPR (20)
  17. Wigan (18)
  18. Swansea (9)
  19. Southampton (14)
  20. Reading (19)

Ovviamente gli errori più grossi sono stati, nell’ordine: la grande stagione del Swansea che non avevo assolutamente previsto, anzi li facevo retrocedere! Le deludenti stagioni di Newcastle e Sunderland che avevo messo nell’ordine giusto, ma molto più in alto in classifica. L’ottima stagione del West Brom, che avevo messo molto più in basso. La “tranquilla” salvezza del Southampton, altra mia candidata alla retrocessione. Il resto è andato abbastanza bene, anche se il Liverpool ha fatto peggio di quello che pensavo e l’Everton meglio. L’Wigan alla fine è retrocesso per pochissimo, l’ennesimo miracolo non è avvenuto. Sette squadre sono finite una vicina all’altra appena sopra alla zona retrocessione. Ed ogni singolo episodio avrebbe potuto cambiare le posizioni in classifica. Moderatamente soddisfatto.

Il Man Utd è stato strepitoso, ha segnato e subìto molto ad inizio stagione (3-2 al Fulham, 3-2 al Southampton, 4-2 allo Stoke, 3-2 al Chelsea, 3-2 al Villa, 4-3 al Reading, 3-2 al City, 4-3 al Newcastle), poi ha sistemato la difesa ed ha cominciato a non subire gol, segnandone a sufficienza (in particolare dalla vittoria per 1-0 a Fulham fino alla sconfitta nel derby) e con sei clean sheets (Fulham, Norwich, QPR, Everton, Sunderland e Reading) ha conquistato, di fatto, il titolo. Hanno fatto gol in venti giocatori diversi. Hanno – e per me questo è il segreto – vinto 19 partite su 20 contro le ultime dieci della classifica, il che significa massimizzare i punti contro i deboli. Per quanto gli scontri diretti valgano il doppio, vincere praticamente sempre con le piccole fa incamerare tantissimi punti ed è poi per gli altri impossibile recuperare. L’acquisto di Robin van Persie è stato decisivo (capocannoniere della PL con 26 gol). Il rendimento di tutti è migliorato rispetto alla stagione precedente. Alla fine è arrivata la sorpresa del ritiro di Ferguson. Moyes ha una panchina enorme da riempire.

Il Man City invece ha deluso. Ripetersi non è mai facile. Contro Ferguson con il dente avvelenato è stato impossibile. Alla fine i Citizens hanno perso sei volte (solo una in più dello United) ma i nove pareggi sono costati troppo. Una squadra come il City deve sempre giocare per vincere. La precoce eliminazione dalla Champions League, seppur dolorosa, poteva comunque risparmiare eccessive fatiche, invece anche questo non è bastato. Il gap con i rivali cittadini è cresciuto ed ha raggiunto livelli quasi imbarazzanti. Sono costate molto tre incertezze gravi del solitamente affidabile Joe Hart (gol regalati al Sunderland, al Southampton ed al West Ham). Alla fine lo United ha tirato un po’ i remi in barca e la differenza si è ridotta, ma mai nel corso della stagione si è avuta la sensazione che il titolo fosse alla portata dei ragazzi di Mancini che hanno segnato 20 gol in meno dello United. Mancini poi è stato licenziato senza tante cerimonie. La sconfitta nella finale della FA Cup è stato, ingiustamente, il colpo di grazia. Vedremo chi sarà scelto per rimpiazzarlo (le voci sempre più insistenti parlano di Manuel Pellegrini del Malaga). Il club, ora che ha il talento, necessita di stabilità in panchina.

Terzo in classifica è finito il Chelsea. Ed ecco la terza panchina consecutiva al top che avrà un inquilino differente all’inizio della prossima stagione. La cosa è abbastanza sconcertante. Sembra quasi che per salvare il posto si debba semplicemente vincere tutto (o neppure quello basta vista la fine che sta facendo Jupp Heynckes al Bayern Monaco). Comunque… a Roberto Di Matteo che aveva portato la Champions League è seguito Rafael Benitez che ha portato l’Europa League. Ora toccherà nuovamente ad Jose Mourinho. Il clamoroso errore del suo licenziamento è stato pagato molto caro in questi anni dai blues in campionato. Come già sottolineato vincere la Champions League può essere anche un colpo di fortuna, vincere la Premier League no. Lo Special One è mancato. Alla fine la squadra ha reso meno di quello che ci si aspettava, ma un anno d’esperienza inglese non può che far bene ai vari Cesar Azpilicueta, Eden Hazard ed Oscar. L’apparente rinascita di Fernando Torres (finalmente nuovamente a segno con una discreta frequenza, seppur solo 8 gol in 28 partite di PL) ed il ritorno del portoghese numero uno potrebbe addirittura mettere i ragazzi di Stanford Bridge al posto di favoriti per il 2013-14.

Quarto è finito il francese. Arsene Wenger ha perso il pezzo da novanta (RvP) e non lo ha realmente sostituito. Però i Gunners hanno segnato 72 gol (terzi di tutta la PL). E se avessero tenuto l’attaccante olandese? Del senno di poi… Anche nel caso dell’Arsenal comunque i dieci pareggi (20 punti lasciati in giro) pesano come macigni. Hanno centrato il quarto posto soffiandolo per un solo punto ai rivali del Tottenham, era l’obiettivo assolutamente minimo, ma necessario per guardare con fiducia al futuro.

Al quinto posto il Tottenham. Aver strappato quattro punti su sei al Man Utd, aver vinto ad Old Trafford, avere nelle proprie file il giocatore dell’anno, non è bastato alla squadra di White Hart Lane. Il portoghese numero due Andre Villas-Boas ha fatto un egregio lavoro, ma è quasi incredibile, secondo me, che gli Spurs non siano finiti, non dico nei top 4, ma addirittura secondi; tale era il potenziale. Solo sei punti comunque li dividono dal Man City. Sono stati molto efficienti (o forse fortunati), perché con una differenza reti di +20 hanno fatto soltanto un punto in meno dell’Arsenal (che ha finito la stagione a +35). Ed allora che cosa è mancato? La continuità. Non si possono perdere 5 punti con il Wigan, 4 con il Norwich, 3 con il Fulham. Ci sono partite in cui il Tottenham sembra non esserci mentalmente. Altre, ad esempio alcuni derby londinesi, in cui gioca con il fuoco addosso. Scommetto che AVB, il più giovane manager della PL, troverà la soluzione al dilemma, posto che riesca a trattenere a Londra il fantastico Gareth Bale. AVB ama il ritmo, lo alzerà per mettere sotto pressione le rivali del nord e quelle di Londra.

Sesto l’Everton che ha segnato solo 55 gol, ma ha pareggiato più di tutti in PL (15 volte). David Moyes con uno dei lavori migliori di sempre, vista la squadra e gli avversari. Grandi stagioni di Leighton Baines e Marouane Fellaini. Appena davanti al Liverpool, ma con grande orgoglio. I due derby sono finiti in pareggio, ma l’Everton è sembrata più squadra. Moyes sarà rimpiazzato da Roberto Martinez, impresa non facile e poi bisognerà evitare che si porti via i migliori giocatori a Manchester. Sarà un’estate calda a Liverpool.

Caldissima anche per i reds! Delusione è la parola che definisce meglio la stagione dei ragazzi di Anfield. Brendan Rodgers ha avuto il suo da fare a tenerli sotto tensione. Gli acquisti di Daniel Sturridge e Philippe Coutinho lo hanno aiutato, ma per il gioco che lui vuole imporre, con un insistente pressing molto alto, saranno necessari altri innesti, non necessariamente delle stelle. La situazione di Luis Suarez (23 gol) ha portato trionfi e tragedie. Che ne sarà di lui? Qual è il vero Liverpool? Quello che ha perso 3-0 in casa del West Brom per aprire male la stagione e 2-0 in casa con lo stesso West Brom oppure quello che ha segnato sei gol al Newcastle, cinque al Norwich (due volte) ed al Swansea e quattro al Fulham, oppure ancora quello eliminato dall’Oldham in FA Cup o che ha perso in casa con il Villa e con l’Udinese in Europa League. Non centrare la qualificazione europea è il classico bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno. Quest’anno 54 partite (14 perse) hanno pesato. Il prossimo anno giocheranno di meno. La cosa inspiegabile anche per un sabermetrico come il proprietario John W. Henry (che possiede i Boston Red Sox della MLB) è come è possibile finire con così pochi punti pur avendo una differenza reti di +28… sembra che segnino troppo in poche partite e pochissimo nelle altre. Ridistribuire i gol significa giocare con la stessa intensità ogni sabato.

Dai 61 punti del Liverpool si passa ai 49 del West Bromwich Albion. Se le prime sette hanno tutte perso meno di dieci volte in campionato, le ultime tredici hanno tutte perso almeno 14 volte, più di un terzo delle partite giocate. Il gap è molto evidente. Solo tre squadre hanno mantenuto una differenza reti decente (-4 per WBA e Swansea, -8 per il West Ham), le alte sono state subissate di gol, con sette club ad almeno 60 reti subite. Il WBA è stata la migliore delle restanti, anche se il Swansea ha giocato decisamente meglio e forse ha espresso il più bel calcio della PL. Il WBA è stato premiato dalla sua mentalità offensiva, solo sette infatti i pareggi. I 17 gol di Romelu Lukaku sono valsi oro colato. Alla fine Steve Clarke li ha portati al miglior risultato nella massima serie inglese dal 1981, ottavo posto.

Michael Laudrup, secondo me, allenatore dell’anno. Miguel Pérez Cuesta, noto semplicemente come Michu, miglior acquisto dell’estate. Il Swansea ha sorpreso un po’ tutti giocando in maniera sublime e raggiungendo la salvezza con molto anticipo. Alla fine ha zoppicato verso il traguardo finale (8 sconfitte nelle ultime 15 giocate), e certamente il cammino per la vittoria nella Coppa di Lega ha portato via importanti energie ad un roster non profondissimo, ma è arrivato nella top 10. Risultato fenomenale per una squadra che aveva perso il manager nell’estate scorsa. Hanno segnato in 12 giocatori diversi. Ed ora aspettano con impazienza i due derby con il neopromosso Cardiff City di Malky Mackay. Wales rules!

Chiude la top 10 il West Ham. Sam Allardyce, manager mai completamente apprezzato, ha saputo tirar fuori una stagione più che sufficiente, seppur senza un vero attaccante. Andy Carroll ha finito per giocare 22 volte andando a segno in solo sette occasioni. Kevin Nolan ha finito con 10 gol, miglior realizzatore della squadra. La difesa ha tenuto (53 gol subiti) meglio di altri club. Bene Jussi Jaaskelainen che ha giocato in tutte le partite, garantendo stabilità. L’incertezza dello stadio, il futuro del club. Sarà interessante capire che cosa vuol fare il West Ham da grande.

Dal Norwich City al Sunderland è stata una grande ammucchiata. Una volta che QPR e Reading si sono staccate dal gruppo, la lotta per la salvezza ha coinvolto otto squadre per circa un mese e mezzo di passione. Nelle ultime due settimane poi ha fatto tutto il Wigan perdendo due partite con Swansea ed Arsenal e condannandosi da solo (mentre vinceva la FA Cup).

Alcune di queste squadre forse hanno sofferto per il cambio di allenatore, altre per le difese colabrodo, QPR e Stoke per l’inesistenza di un vero attacco.

Andiamo velocemente per ordine: il Norwich City aveva perso il manager Paul Lambert (finito al Villa) ed aveva dato il benvenuto a Chris Hughton, follemente licenziato dal Newcastle due anni prima e che aveva fatto benissimo al Birmingham City lo scorso anno. La stagione è iniziata brutalmente, 0-5 con il Fulham, poi tre pareggi (due in casa), altre due pesanti sconfitte (nove gol subiti). Poi finalmente è venuta la vittoria scaccia-crisi sull’Arsenal, che, unita a quelle su Man Utd e Man City (anche se nell’ultima di campionato a salvezza ormai acquisita) hanno segnato dei discreti scalpi nel carniere dei gialloverdi di Carrow Road. I Canaries hanno sofferto troppo in attacco (solo 41 gol) con Grant Holt con otto e Robert Snodgrass con sei, i due capo cannonieri, se così vogliamo chiamarli. La difesa ha tenuto a sufficienza anche se alcuni risultati (0-5 con il Liverpool su tutti) gridano dolore.

Il Fulham del manager Martin Jol ha fatto il compitino. Partenza razzo con 13 punti nelle prime otto gare, poi una sola vittoria fino a Capodanno. Ha chiuso perdendo sei delle ultime otto venendo risucchiato nella lotta per non retrocedere. E se non fosse stato per il 3-0 a Swansea nell’ultima di campionato sarebbe finito con esattamente la quota salvezza di 40 punti. Nel gennaio 2013 Mohamed Al-Fayed ha annunciato che il Fulham è libero da debiti. Ora vogliamo vedere che cosa significherà questo nel mercato estivo. I 15 gol di Dimitar Berbatov non possono più bastare!

La squadra catenacciara della Premier League ha deciso di voler cambiare strada. È dell’ultima ora la notizia dell’assunzione di Mark Hughes come nuovo manager. La stagione degli 0-0 firmati Tony Pulis è finita! Ne siamo davvero lieti. Più e più manager hanno dimostrato che per salvarsi non è necessario fare le barricate. Solo il QPR (30 gol) ha segnato meno dello Stoke City (34)! Hanno avuto la settima difesa meno bucata della lega ma a che pro? Guardare al futuro perché il passato è abbastanza noioso.

Il Southampton invece ha cercato di giocare a calcio. Un calcio molto aggressivo, il centrocampista Morgan Schneiderlin ha infatti intercettato più passaggi di chiunque altro in campionato. Tale attitudine è stata addirittura rinforzata con l’arrivo di Mauricio Pochettino. Il licenziamento di Nigel Adkins ha preso un po’ tutti alla sprovvista. Pochettino ha saputo navigare la squadra in acque più o meno tranquille ottenendo prestigiose vittorie contro Liverpool, Man City e Chelsea, ma subendo umilianti sconfitte con QPR, West Brom e Newcastle. Ottima la stagione di Rickie Lambert (15 gol) che ha contribuito ad un attacco che ha colpito 49 volte.

Impacchettate tra il 15esimo ed il 17esimo posto Aston Villa, Newcastle United e Sunderland. Sono state le tre grandi delusioni della stagione. Partite con ambizioni di finire tre le prime dieci (le Magpies addirittura con sogni europei) sono finite soltanto a cavallo della fatidica soglia dei 40 punti. Prima della sconfitta del Wigan con l’Arsenal, addirittura il Sunderland era statisticamente il candidato migliore a retrocedere con il Villa subito vicino ed il Newcastle poco meglio. Il Villa ha subito delle imbarazzanti disfatte (4-1 dal Southampton, 5-0 dal Man City, 8-0 dal Chelsea, 4-0 dal Tottenham, 3-0 dal Wigan). Ma alla fine ha ritrovato in marzo ed aprile un po’ di forma (5 vittorie in 8 partite); i 19 gol di Christian Benteke ed il risveglio in extremis di Gabriel Agbonlahor hanno salvato i Villans. Sono rimasti fedeli a Paul Lambert anche nei momenti bui, mossa significativa.

Il Newcastle di Alan Pardew (proprietario di un contratto lunghissimo a St James’ Park) ha faticato tantissimo in campionato. Uscito in sole due partite dalle due coppe nazionali, è arrivato all’inizio di novembre con 14 punti in 10 partite, poi il buio con 10 sconfitte su 13 partite (con l’abisso del 3-7 subito dall’Arsenal). Poi tre uomini hanno cominciato a trovare la via del gol: Moussa Sissoko, Papiss Cisse e Yohan Cabaye. Sembrava fatta, ma sono ritornate le sconfitte (nuovo abisso con lo 0-6 preso dal Liverpool, peggior sconfitta dal 1925 nella loro storia nella massima divisione inglese, e lo 0-3 casalingo nel Tyne-Wear derby con i rivali del Sunderland). Solo un 2-1 nella penultima di campionato in casa del QPR ha definitivamente salvato i bianconeri, che hanno giocato ben 14 volte in Europa League sfiorando le semifinali. Un segno che la squadra, quando vuole, c’è.

Il Sunderland aveva nominato manager Martin O’Neill nel dicembre del 2011. Dopo la buona stagione scorsa, c’erano buone speranze di fare bene. L’inizio della stagione è stato promettente, poi i Black Cats hanno trovato un muro. Da fine gennaio un’autentica muraglia. Dall’alto dei loro 29 punti in 24 partite (undicesimi) si sono ritrovati sedicesimi con 31 punti in 31 partite e un nuovo manager in panchina, Paolo Di Canio. Di Canio ha preso la squadra per il collo e dopo la sconfitta all’esordio con il Chelsea, l’ha portata ad espugnare nientemeno che St. James’ Park dei rivali del Newcastle con un sonante 3-0. Alla fine Di Canio ha vinto solo due partite (il derby ed il sabato successivo un combattuto 1-0 contro l’Everton), ha perso 6-1 in casa del Villa e si è salvato anche grazie al crollo del Wigan, ma nelle sue sette partite ha segnato sette volte e solo una volta ha davvero subito, tra l’altro non giocando neppure malissimo. Di Canio ha detto di voler cambiare la mentalità del club. Sunderland, ex città di minatori, ha bisogno di giocatori che sappiano soffrire. Con Di Canio ci sarà spazio per loro.

Eroe del Tyne-Wear derby, Paolo Di Canio ha salvato il Sunderland
Eroe del Tyne-Wear derby, Paolo Di Canio ha salvato il Sunderland

Roberto Martinez ha deciso di accettare l’offerta dell’Everton. Ha fatto il possibile per salvare i Latics, ma non sempre avvengono i miracoli. Martinez ha praticamente giocato sempre con 3 difensori (dal novembre 2011 per la precisione) e questo gli aveva garantito già una salvezza, ma i continui infortuni gli hanno decimato la difesa. La sua mente tattica ha inventato altre formazioni. La vittoria quasi salvifica in casa del WBA è stata frutto di un inedito 2-5-2-1. Del resto il talento era quello che era e l’impossibile non è avvenuto. La vittoria nella FA Cup però ci deve dire quanto vale questo manager. I migliori auguri allo spagnolo finalmente su una panchina importante!

Nigel Adkins, uscito dalla finestra, è rientrato dalla porta, o viceversa. Alla fine anche con il Reading il destino era segnato: retrocessione. I Royals hanno subito 73 gol. Non c’è difesa ad un numero del genere! A dire il vero quando Adkins ha preso in mano la squadra (nello stesso momento in cui Di Canio ha preso il Sunderland) la situazione era ormai disperata. Le ulteriori cinque sconfitte hanno solo confermato l’inevitabile. Da tenere d’occhio Adam Le Fondre che ha segnato 12 gol in 23 partite (di cui 12 da sostituto).

Infine il povero QPR. Inizio di stagione record (nel male, non nel bene ovviamente). Prima vittoria che arriva solo il 15 dicembre (!) e solo dopo la cacciata di Mark Bowen e l’assunzione dell’infinito Harry Redknapp (alla sua sesta assegnazione in PL con cinque club diversi, credo sia un record). Ma anche a Redknapp non riesce il miracolo. Un attacco che segna 30 gol non ti porta da nessuna parte. Scendono così nel Championship i londinesi. Vengono rimpiazzati da altri londinesi, i rossoblù del Crystal Palace di Ian Holloway che hanno vinto lo spareggio di Wembley con il Watford.

Detto del Cardiff City, non resta altro da aggiungere che l’altra squadra promossa è l’Hull City di Steve Bruce, unica squadra dello Yorkshire nella PL.

Tatticamente è stato il trionfo del 4-2-3-1.

Giocatore dell'anno nella Premier League 2012-13
Giocatore dell’anno nella Premier League 2012-13

Giocatore dell’anno: Gareth Bale del Tottenham a mani basse.

Formazione dell’anno:

Simon Mignolet (Sunderland)

Leighton Baines (Everton)

Branislav Ivanovic (Chelsea)

Pablo Zabaleta (Man City)

Jan Vertonghen (Spurs)

Michael Carrick (Man Utd)

Marouane Fellaini (Everton)

Juan Mata (Chelsea)

Gareth Bale (Spurs)

Robin van Persie (Man Utd)

Luis Suarez (Liverpool)

Manager dell’anno: Michael Laudrup (Swansea)

Non-league football: viaggio ad Enfield

Torna Marco con i suoi contributi (che potete anche leggere sul forum di Rule Britannia), e torna con un doppio racconto, sulla scia di quanto già fatto per la città di Canvey Island. In questa occasione non si tratta di una visita di una città ma di un borough londinese, Enfield, nord della Capitale. Tuffiamoci, partendo dall’Enfield 1893

Enfield 1893 Football Club
Anno di fondazione: 1893, riformato nel 2007
Nickname: the E’s
Stadio: Goldsdown RoadCapacità: 3.000

John Bruce Skinner fonda nell’Agosto 1893 il club, con il nome di Enfield Spartans: all’inizio il club giocava solo partite amichevoli. All’inizio della stagione 1894/95 si iscrive per la prima volta ad un campionato, entrando nella Tottenham & District Junior Alliance League. Il club cambia campo, andando al Tucker’s Field, molto piu’ largo e nel 1896 si iscrive alla North Middlesex League. Nel 1900 venne tolto dal nome il suffisso “Spartans”, che rimase solo per la squadra Youth, e il club si sposto’ al Cherry Orchard Lane. Arrivano così due stagioni meravigliose per il club, che nel 1901/02 e 1902/03 vinse per due volte il campionato e divenne un club “senior”. Nel 1903 il club si iscrisse alla London League Division Two, vinse il titolo nel 1911 e cosi guadagnò la promozione in Premier Division. Nei successivi cinquant’anni il club giocherà nell’Athenian League. Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’Enfield si sciolse. I membri del Grange Park FC, che era stato un club locale amatoriale prima della Guerra, fecero un incontro al Bell Inn, Baker Street, Enfield nel Maggio 1919, e decisero di voler diventare un club senior, prendendo il nome di Enfield Football Club. Il mese dopo la decisione di diventare il nuovo Enfield fu ufficializzata.

Il club ha goduto di scarso successo fino all’arrivo di Thomas Lawrence, nei primi anni ’60. Lawrence fu una carismatica punta d’attacco, la sua presenza attiro’ altri giocatori al club. La sua carriera da calciatore fu sfortunatamente molto breve, si fratturo’ infatti il cranio durante una partita di qualificazione della Gran Bretagna alle Olimpiadi. L’arrivo di Lawrence fu comunque l’origine del successo dell’Enfield, che durò 30 anni. Nel 1961/62 il club vinse per la prima volta il titolo dell’Athenian, e si confermo’ anche l’anno dopo 1962/63, il che permise loro di entrare nell’Isthmian League. Qui vinsero ben sette campionati e furono uno dei primi club dell’Isthmian League ad entrare nell’Alliance Premier League nel 1981. Durante il periodo nell’Isthmian League, fecero la prima presenza nella finale del FA Amateur Cup. In finale se la videro col Crook Town, dopo pochi minuti dall’inizio del match persero il portiere Malcolm Mitchell e l’ala Roy Thomson che ando’ anche in rete. Il Crook porto’ a casa il trofeo grazie ad un secco 2-1-

Durante i primi anni ’80, l’Enfield era tra i team piu’ forti della Conference, vincendo il campionato nel 1982/83 e 1985/86 e la FA Trophy nel 1981/82 e 1987/88. Le loro prestazioni andarono in calo, e nel 1990 arrivò la retrocessione nell’Isthmian League. Qui per ben sette volte finirono nella top tre, e vinsero il campionato nel 1995, ma non furono promossi in Football Conference perche’ il club non dava garanzie alla federazione a livello finanziario. Ironia della sorte, hanno vinto il campionato di Conference nell’ultima stagione in cui c’era la ri-elezione, in cui i membri della Football League dovevano votare se sostituire o meno uno dei quattro club arrivati in fondo alla classifica. Successe la stessa cosa che tre anni prima, e i club votarono contro Enfield.

Un campo di periferia londinese (foto Marco Parmigiani)

Nel 1999, il club vende il Southbury Road Stadium, e inizia a giocare negli stadi delle squadre vicine. La dirigenza alla fine decide di condividere per un lungo periodo lo stadio del Boreham Wood, che si trova a 10 miglia da Enfield. Il club navigava nei bassi fondi della classifica, e intanto il Supporter Trust si stava battendo per riportare a casa il club.
Per mesi i loro tentavi di aiuto sono stati rifiutati dal Presidente Tony Lazarou. Nel Febbraio 2001 il Trust fece un offerta per rilevare il club, ma Lazarou bloccò l’affare per diversi mesi ed a inizio Giugno rifiutò. Quando il club vendette Southbury Road per £750,000, i soldi dovevano essere investiti per costruire un nuovo stadio. Nel 2001, il Presidente Lazarou, chiese al Comune di Enfield che gli venissero consegnati i soldi per un nuovo stadio, anche se non aveva ancora trovato una zona per costruirlo. SE non avesse ricevuto i soldi, sarebbero partite azioni legali. Il Comune consegno’ i soldi. Dopo questo fatto i tifosi fondarono Enfield Town Football Club (di cui parleremo tra poco) con sede a Brimsdown, per riportare il calcio ad Enfield. Nel mentre l’Enfield FC andava sempre peggio, lottava in Isthmian Premier League, finche’ non fu retrocesso nel 2003. La stagione 2003/04 ando’ ancora peggio, finendo ultimi nell’Isthmian League Division One North. Nella stagione 2004/05 Enfield si sposto’ al Wodson Park. Arrivo’ secondo nella Isthmian League Second Division, venendo promosso nella Southern League Division One East. Lazarou doveva dare grosse cifre di denaro all’Enfiedl Football Club, per la vendita del Southbury Road, cifra che si aggirava intorno ai £200,000 come stabilito da un’indagine della Football Association. Durante la stagione 2006/07, il club si stava avviando verso il fallimento, causa i debiti verso il fisco causati dell’ex Presidente Lazarou. Così il club dovette lasciare Isthmian League Division One North. L’Enfield Town propose all’Enfield Football Club di unirsi, ma lo staff dell’Enfield FC si rifiutò, formando così un nuovo club, l’Enfield 1893-

L’Enfield 1893 si iscrisse all’Essex Senior League, un gradino sotto Isthmian League Division One North. l nuovo club conservo’ i giocatori e lo staff dell’Enfield FC, che aveva chiuso al 13 posto la stagione precedente dell’Isthmian Division One North. La prima stagione ando’ alla grande, non furono promossi solo per differenza reti, mentre il secondo anno (2008/09) chiusero al secondo posto. Il club condivise dalla stagione 2009/10 lo stadio del Broxbourne Borough V&E. Fu usato per solo una stagione, prima di muoversi in Enfield nel 2010, spostandosi nello stadio dell’ormai defunto Brimsdown Rovers, il Goldsdown Road, che condivise nella stagione 2010/11 con Enfield Town, prima che il Town si spostasse fuori dal borough la stagione seguente.
La prima stagione al Brimsdown, Enfield vinse il campionato dell’Essex Senior League, ma non furono promossi nell’Isthmian Division One North perche’ lo stadio non era a norma. Quest’anno hanno chiuso la stagione al nono posto.

Twitter: @EnfieldFC

Enfield Town Football Club
Anno di fondazione: 2001
Nickname: the Towners
Stadio: Queen Elizabeth II Stadium
Capacità: 2.500

Il club viene fondato il 23 Giugno 2001, dall’Enfield Supporter Trust, dopo che i membri non erano piu’ interessati a seguire l’Enfield Football Club, dato che la societa’ aveva deciso di abbandonare il club e senza nessuna possibilita’ di ritornare alla sua casa, il Southbury Road lasciato nel 1999 (come abbiamo già visto). Giocava le gare interne al Goldsdown Road e fu ammesso all’Essex League 2001/02, tre divisioni sotto la Ryman Premier League. Nella prima stagione Enfield Town e’ finito al secondo posto in campionato, vincendo la League Cup, il Capital Counties Feeder Leagues Trophy e la Middlesex Senior Charity Cup. La stagione successiva, vinsero il campionato, ma non furono promossi perche’ il Goldsdown Road non era a norma. Nonostante un quarto posto, nel campionato 2003/04, l’Isthmian League invito’ Enfield a disputare la Division Two, ma il club rifiuto’ l’offerta. Una decisione saggia, visto che vinsero nella stagione 2004/05 per la seconda volta l’Essex League e vennero promossi nella Division One East of the Southern League. Chiusero’ la prima stagione in Southern al terzo posto, qualificandosi ai play-off, ma furono sconfitti 3-1 ai supplementari dal Wivenhoe Town. Nell’estate 2006 si trasferirono nella Division One North della Isthmian League. Chiusero al terzo posto, anche stavolta i play-off furono fatali, 4-2 contro AFC Sudbury. A fine stagione l’Enfield fu liquidato, ed il presidente dell’Enfield Town, Paul Millington, fece una proposta per unire i due club e riformare un unico Enfield, pronto a tornare nell’olimpo della Non League. Ma, e anche questo l’abbiamo visto, i giocatori e tifosi dell’Enfield rifiutarono e formarono un nuovo club dal nome Enfield 1893. Nella stagione 2009/10 con il quarto posto, il club disputò ancora i play-off. Superarono il Wingate & Finchley in semifinale per 3-2, in finale furono superati dal Concord Rangers 3-1. Nella stagione 2011/12 arrivo’ secondo, ma finalmente riusci’ a vincere i play-off, battendo 1-0 Needham Market e conquistando così la Isthmian Premier, un passo sotto alla Conference.

Twitter: @ETFCOfficial

Il Queen Elizabeth II stadium