La storia del Newcastle United

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Anno di fondazione: 1892
Nickname: the Magpies
Stadio: St James’ Park, Newcastle-upon-Tyne
Capacità: 52.404

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I post dedicati ad Alan Shearer: QUI e QUI

“Ma che diavolo di lingua parlano questi?”. La domanda, forse legittima per un italiano speduto in terra d’Albione, testimonia però una scarsa confidenza di chi l’ha posta con la fonetica delle persone che abitano un angolo d’Inghilterra a suo modo unico, lassù, a nord, poco al di sotto del vallo di Adriano, a due passi dalla Scozia. Quelle persone che comunemente chiamiamo, chiamano e si autodefiniscono Geordie. E che parlano con un accento tutto loro, come spesso capita nelle varie zone d’Inghilterra, quando maledici la tua prof d’inglese che ti insegnava le pronunce come se avessi dovuto parlare tutta la vita con la Regina, e non con degli scousers, o appunto dei geordies.
Appurato che gli abitanti di questa parte del nord-est d’Inghilterra vengono chiamati così, resta da capire, letteralmente, cos’è un “geordie”? Come sempre, aleggia un alone di mistero sulla vicenda. Quel che sembra certo è il legame con il nome George. La motivazione che ci piace di più è legata alle lampade da miniera, quelle inventate da George Stephenson, che i locali preferivano alle omologhe di Sir Humphrey Davy. E ci piace perchè la miniera è il palcoscenico in cui per anni la vita di questa gente del nord è andata in scena, tra stenti e sudore, e nelle quali è maturato quel senso di appartenenza e di fiero orgoglio caratteristico di queste parti.

E c’è un posto in particolare in cui questo orgoglio geordie si manifesta regolarmente, da più di un secolo. Un posto chiamato St James’ Park, Newcastle-upon-Tyne, the Toon (ovvero town nella pronuncia locale), la città principale della zona, nelle cui panoramiche vedrete sempre un ponte, perchè beh, non c’è molto altro da offrire all’obiettivo della fotocamera. St James’ Park. 52.404 posti, spesso esauriti, il terzo stadio più grande della Premier, il quarto d’Inghilterra se si tiene conto di Wembley. E la casa del Newcastle United praticamente da sempre, avendolo ricevuto in eredità dalle due squadre che contribuirono alla nascita del club, il Newcastle West End e l’East End. Newcastle East End sarà anche la prima denominazione del club, visto che il West End venne sciolto e assorbito dall’East End stesso, stadio incluso, lasciando nella città una sola squadra di rilievo. Nel Dicembre di quello stesso anno, cadute le differenze tra East e West End, si decise pertanto che il club necessitasse di un nuovo nome; con scelta saggia e frequente quanto si trattava di fusioni tra società, si optò per Newcastle United Football Club.

St-James-Park-006Non fu subito Football League, che arrivò però nella stagione 1893/94; e sarebbe arrivata subito, se non fosse che i dirigenti rifiutarono l’invito per la Second Division, accettandolo peraltro la stagione seguente (il motivo del rifiuto era la scarsa prospettiva di incasso a fronte delle spese per le trasferte, costi che invece erano contenuti in Northern League). Dopo le prime non esaltanti stagioni, sul campo e sugli spalti dove di rado si raggiungevano numeri quantomeno discreti, a Newcastle però si accorsero che, in questo giochino tanto bello, a cavallo dei due secoli dominavano…gli scozzesi, praticamente i loro vicini di casa. Con una squadra formata prevalentemente da scozzesi (Howie, McWilliam, Lawrence, McCombie), i Magpies (soprannome standard per qualsiasi squadra bianconera inglese che si rispetti) dominarono il decennio 1900-1910: tre titoli e cinque finali di FA Cup, di cui però quattro perse e solo nel 1910, finalmente, vinta (contro il Barnsley). Il bis, sfiorato nuovamente l’anno successivo, arrivò solo 14 anni dopo, sconfiggendo in finale l’Aston Villa con reti di Harris e Seymour, quando ormai la gara sembrava destinata al replay.

La squadra vincitrice dell’FA Cup nel 1924 conquistò, due stagioni dopo, il titolo, ad oggi l’ultimo campionato vinto dal Newcastle. Al solido nucleo già presente si unì, nemmeno a dirlo, uno scozzese, proveniente dall’Airdrieonians e rispondente al nome di Hughie Gallacher, che segnerà 143 goals in 174 partite con i Magpies prima di emigrare a sud, al Chelsea. Gallacher fu uno degli ultimi alfieri del grande Newcastle, perchè da lì a poco un inesorabile declino vedrà lo United precipitare in seconda serie. Prima però l’ultimo squillo di gloria, un’altra finale di FA Cup, vinta, 2-1, contro l’Arsenal. 1932, e ai posteri quella partita si consegnerà come the over the line final, perchè il pareggio del Newcastle scaturì da un cross di Richardson con la palla visibilmente oltre la linea di fondo. Ma come detto, fu l’ultimo acuto: alla fine della stagione 1933/34, dopo 35 lunghi anni di massima serie, i Magpies si ritrovarono in Second, dove molti anni prima la loro storia era cominciata. Manager di quell’edizione del Newcastle era Andy Cunningham, un nome che dice poco a prima vista, ma trattasi del primo player-manager della storia della First Division inglese.

"Wor Jackie"

“Wor Jackie”

A differenza del Paese che si leccava le ferite di una sanguinosa vittoria, il Newcastle uscì dal periodo bellico rinvigorito. La promozione tardò due stagioni ad arrivare, ma la squadra che venne costruita fu tra le migliori che si potessero auspicare. Deus ex machina dell’operazione il grande Stan Seymour, già giocatore del club come visto e, a tratti, anche allenatore. Un nucleo di local lads (Jackie Milburn, detto Wor Jackie, espressione geordie che significa “il nostro Jackie”, secondo cannoniere nella storia del club, e poi Bobby Cowell, Ernie Taylor) e tante star, tra le quali il cileno Jorge “George” Robledo (e suo fratello Eduardo -Ted- che però fu meno brillante), lo scozzese Bobby Mitchell (detto Bobby Dazzler, espressione colloquiale del nord indicante tipo tosto, cool, speciale), gli inglesi Joe Harvey (il capitano) e Len Shackleton. Pochi giri di parole: gli anni cinquanta videro questo Newcastle vincere tre volte l’FA Cup. Nel 1950/51 a soccombere fu il Blackpool, 2-0 sotto i colpi di Milburn; nel 1952 la vittima fu l’Arsenal, su cui i Magpies si imposero grazie a una rete di George Robledo; e infine nel 1955 fu la volta del Manchester City, sconfitto per 3-1 grazie al solito Milburn, a Mitchell e ad Hannah.

Ma il sognò durò un decennio. Nel 1961, nuova retrocessione. Manager Charlie Mitten, ex giocatore del Manchester United e…dell’Independiente de Santa Fe. Piccolo excursus. Come dell’Independiente de Santa Fe? Mitten fu uno di quei giocatori che, durante il tour in Sudamerica del Manchester United nel 1950 – un autentico successo di pubblico – , disse “ah sì? Noi riempiamo gli stadi e voi ci pagate solo 12 sterline a settimana? E io gioco per questi”. La Colombia non era soggetta all’autorità della FIFA, e Mitten firmò, per 5.000 sterline più una paga settimanale di 40 bigliettoni. The Bogotà Bandit venne soprannominato, ma dopo sola una stagione tornò in patria, smise di giocare e incominciò ad allenare. Non con grandi risultati. Per sostituirlo sulla panchina venne chiamato il capitano della grande squadra del dopoguerra: Joe Harvey. Harvey nel 1965 conquistò la promozione, nel 1968 qualificò per la prima volta la squadra alle competizioni europee e, all’esordio nella Coppa delle Fiere (antenata della fu Coppa UEFA) vinse subito il trofeo. La squadra di Pop Robson, Bobby Moncur, Frank Clark e del centravanti gallese Wyn Davies, che nel 1971 cedette la maglia numero 9 ad un altro attaccante, destinato a entrare nel cuore della Toon Army: Malcolm Macdonald, Supermac (un attento lettore di Nick Hornby lo conoscerà bene).

Vincitori della Coppa delle Fiere

Vincitori della Coppa delle Fiere

Ma con Supermac non si vinse nulla. La finale di FA Cup del 1974 vide trionfare nettamente il Liverpool di Shankly, alla sua ultima partita sulla panchina dei Reds; e nel 1975 Harvey, dopo più di un decennio alla guida del club, venne licenziato. Infine, nel 1976 Macdonald portò la maglia numero 9 ad Highbury tra le polemiche. Un ultimo sussulto venne dalla stagione 1976/77, quando a Natale i Magpies, guidati da Gordon Lee, erano in lotta per il primato in classifica. A Gennaio Lee cedette però al corteggiamento dell’Everton, lasciando la panchina a Richard Dinnis, che concluse comunque la stagione al quinto posto. Ma il crollo arrivò nella successiva; una campagna disastrosa vide ripiombare il Newcastle negli inferi della Second Division (l’ultimo posto fu evitato solo per la tremenda differenza reti del Leicester). Gli anni ’70 finivano, e il decennio che seguì fu, diciamo così, particolare per i Magpies. Non tanto per i risultati, anche se nel 1982 ci fu il ritorno in First Division, quanto per i giocatori che si alternarono con la casacca bianco-nera (che è così dal 1894, dopo un primo biennio di maglia rossa). Star che avevano scollinato il picco della loro carriera, ma non per questo meno efficaci, come Kevin Keegan e Terry McDermott; e tanti giovani lanciati, nativi del Tyne & Wear o del Northumberland, di cui tre destinati a entrare nella storia del calcio inglese: Peter Beardsley, Chris Waddle e Paul Gazza Gascoigne.

Ma questi talenti non fecero la gloria del Newcastle, anzi: le cessioni di Beardsley (Liverpool), Waddle e Gascoigne (entrambi finiti al Tottenham) furono l’apice di un momento di crisi societaria e sportiva che nel giro di poche stagioni portò i Magpies sprofondare sul fondo della Second Division (1991/92). Casi del destino, quello fu l’inizio della rinascita. La società, dopo lunghe battaglie tra gli azionisti, passò nelle mani di Sir John Hall, imprenditore di Ashington, figlio di un minatore come si conviene da queste parti, che come prima decisione affidò la panchina a Kevin Keegan, alla sua prima esperienza alla guida di un club. I risultati che seguirono dimostrarono la validità della scelta, e il fatto che il concetto di “esperienza” vale come il 2 a briscola. Promozione nella neonata Premier League, qualificazione UEFA, Robert Lee, Andy Cole, l’ammodernamento di St James’ Park. Tutto meraviglioso, come non lo sembrava da anni, poi Keegan cedette nell’estate del 1995 Andy Cole al Manchester United ed ecco i fantasmi del passato a tornare cupi sui cieli di Newcastle. Ma i fantasmi furono spazzati via. Alla partenza del futuro Calypso Boy fecero seguito gli arrivi di Faustino Asprilla, del prolifico attaccante del QPR Les Ferdinand e del sempre meraviglioso David Ginola, chioma bionda e classe sopraffina. Secondo posto finale. Il miglior risultato in decenni di storia.

Unico e inimitabile Alan

Unico e inimitabile Alan

Nel frattempo nel sud dell’Inghilterra prima e nel Lancashire poi un giovane attaccante, nativo proprio di Newcastle, regalava gioie ai tifosi e speranze alla Nazionale inglese, impegnata nel 1996 nell’Europeo casalingo. Anche ai membri della Toon Army che avessero mai osato sognare di averlo nella propria squadra sembrò incredibile, nel 1996, vederlo arrivare a St James’ Park. Il nome sarebbe superfluo, perchè sarà colui che spazzerà via Jackie Milburn dai libri di storia, e che nella mente di tutti gli appassionati di calcio legherà il suo nome a quello del club per cui tifava da piccolo; ma l’arrivo di Alan Shearer sembrava davvero poter riaprire le porte del paradiso. E invece fu nuovamente secondo posto, una stagione iniziata da Keegan e conclusa da Dalglish, dopo che King Kevin si dimise adducendo come motivazione “sento di aver portato il club al massimo livello possibile”. Il Newcastle di Dalglish lasciò due ricordi indelebili, la vittoria in Champions League contro il Barça e la finale di FA Cup del 1998, persa però contro l’Arsenal; l’ex Liverpool lasciò il posto a Ruud Gullit, in tempo per un’altra FA Cup persa (stavolta contro il Manchester United) e un rapporto mai nato con Alan Shearer, una delle ragioni per cui l’olandese si dimise all’inizio della stagione 1999/2000 la panchina di St James’ Park.

Ecco, a questo punto entra in gioco un altro personaggio chiave nella storia recente dei Magpies. Un uomo anch’egli del nord, County Durham, un girovago del calcio che ha vinto ovunque sia stato, da Ipswich a Barcelona passando per Oporto ed Eindhoven: Sir Bobby Robson. Le cinque stagioni di Robson alla guida del Newcastle videro i bianconeri giungere, dopo due stagioni che potremmo definire di assestamento, quarti, terzi e quinti in campionato, e ad una semifinale di Coppa UEFA persa nel 2004 contro l’Olympique Marseille. Trofei nemmeno l’ombra, ma quella squadra, con Shearer, Robert, il compianto Speed fu l’ultima a competere ad alti livelli. Progressivamente il giocattolo si sgretolò, Robson venne licenziato, Souness subentrò senza lasciare il segno, Shearer al termine della stagione 2005/06 appese gli scarpini al chiodo, e per il Newcastle da lì a pochi anni fu nuovamente retrocessione. E’ storia recente, con il ritorno sfortunato di Shearer nelle vesti di manager, che fece peraltro seguito a quello di Keegan, ma anche con la promozione centrata al primo tentativo, dominando la Championship, fino all’arrivo di Pardew. E questa non è storia recente, ma recentissima.

0,,10278~8947108,00Salutiamo Newcastle. Newcastle e le sue maglie bianco nere, talmente significative che i due colori campeggiano nello stemma che ricalca, per il restante, quello cittadino. Newcastle e il suo cielo grigio, i ragazzi che schiamazzano per strada con il loro accento tipico. Newcastle e Seymour, Milburn, Gallacher e Shearer. Newcastle e St James’ Park, che si staglia all’orizzonte, mentre ti allontani nella pioggia di novembre.

Alan Shearer – seconda parte

Seconda parte del post dedicato ad Alan Shearer

NEWCASTLE UNITED
“When I was a young boy I wanted to play for Newcastle United, I wanted to wear the number nine shirt and I wanted to score goals at St James’ Park. I’ve lived my dream and I realise how lucky I’ve been to have done that”

Shearer arrivò, anzi tornò, a Newcastle, una città sicuramente cambiata da quando l’aveva lasciata, ma con quello spirito operaio indelebile che ne permeava l’aria. E soprattutto, con quell’amore incondizionato per i Magpies. Una città che vive di calcio, che poi è il veicolo prediletto per trasmettere a tutti la fiera appartenenza geordie. Una città che riempie uno stadio da 52.000 posti da anni, sebbene non si vinca niente, niente, dal 1955. Fategli notare questo, a un geordie: vi dirà che le vittorie contano, ma fino a un certo punto. Vi dirà che quei fottuti londoners, o mancunians dall’orribile accento vinceranno pure, ma non sanno un cazzo di cosa sia lo spirito di St James Park, il suo ruggito in quelle giornate in cui la pioggia fitta e fredda ricorda a tutti che siamo nel Nord dell’Inghilterra. Il tutto sorseggiando una pinta, cosa tipicamente inglese ma che a Newcastle ha un sapore comunque diverso. Ecco, ora date a quest’ambiente il miglior giocatore inglese dell’epoca, che era, soprattutto, un figlio di Newcastle, e potete immaginare cosa ne venne fuori. La città impazzì, letteralmente. Al mercato non si parlava d’altro, persino la maestra – che sanguina black & white, ovviamente – tirò fuori l’argomento e a quel punto gli alunni capirono che si trattava di qualcosa di grosso. Il Newcastle ne veniva da un secondo posto, e con Shearer davanti si sentiva legittimato a sognare. Keegan venne sostituito a stagione in corso da Dalglish, che con Alan aveva vinto, miracolosamente, a Blackburn: ma fu nuovamente secondo posto. Medaglia d’argento, a volte di bronzo. La carriera di Shearer è anche questa. Due finali di FA Cup consecutive: 1998, 1999. Entrambe 2-0, ma per gli altri, quelli sbagliati. Londoners, mancunians. Eppure Alan il suo compito lo svolgeva, 1997/98 a parte, quando segnò solo 2 goal in una stagione segnata dagli infortuni. Ma per il resto la pioggia di goal faceva da contraltare metaforico alla pioggia di Newcastle. Segnava anche quando in panchina c’era Ruud Gullit, forse il manager più odiato da Shearer, quello che gli dirà in faccia: “sei il giocatore più sopravvalutato che abbia mai visto!”. Ruud, un elegante papavero nero, anzi, un “cervo che esce di foresta” per dirla alla Boskov, non tollerava che quello sgraziato attaccante non solo fosse il suo attaccante, ma gli facesse pure da capitano. Troppo poco orange. Un giorno lo tolse dall’undici titolare nel derby contro il Sunderland, i Magpies persero e a Ruud venne indicata la porta. Ma Shearer segnerà soprattutto quando arriverà a sedersi sulla panchina un sir d’altri tempi, che poi Sir lo era davvero: Bobby Robson. Un binomio che a Newcastle ha portato zero titoli, ma che ha scaldato migliaia di cuori. E non solo a Newcastle. Bobby, uomo del nord anche lui, County Durham, fu l’esatto contrario di Gullit per Shearer. I due trascinarono il Newcastle a un passo dalla gloria europea, raggiugendo la semifinale di Coppa UEFA del 2004. Persero contro l’Olympique Marseille, perchè sostanzialmente non c’era antidoto a Didier Drogba. No, nemmeno i 52.000 di St James Park. In Champions, invece, non andrà mai oltre i gironi Alan. Anzi, sbaglierà un rigore nel preliminare contro il Partizan. Era il 2003. Robson venne licenziato ad Agosto 2004, e Shearer dal canto suo decise che quella sarebbe stata la sua ultima stagione. Provò a coronarla con un trofeo, ma si arrese nelle semifinali di FA Cup e nei quarti di UEFA, dove però Alan segnò undici goal. Troppi, per uno che voleva mollare tutto, pensò Graeme Souness, il nuovo manager: lo convinse a continuare. Entrò anche nel coaching staff, ma ovviamente la sua preoccupazione principale rimaneva segnare. Anche perchè all’orizzonte c’erano i 200 goal in maglia Magpies di Jackie Milburn, ineffabile figlio del Northumberland che dal Newcastle se ne andò nel 1957 lasciando in eredità il record di goal segnati. Ci volle un’altra stagione a Shearer per superare il record di Milburn. Quel giorno, il 4 Febbraio 2006, festeggiarono tutti: la maestra, gli alunni, i disoccupati, che da queste parti abbondano e sono il lascito della de-industrializzazione. Shearer arriverà a 206 goal con la maglia bianco-nera, 206 scatti di lui con il braccio alzato, il sorriso beffardo e l’orgoglio di segnare per la sua gente che traspare negli occhi. Un infortunio lo mise fuori causa per le ultime tre partite stagionali, e per il resto di questa vita, almeno. The end of the line. Shearer si chiamò fuori. Gli dedicarono un enorme banner al di fuori di St James Park: thanks for 10 great years, con una foto di lui, ovviamente con il braccio alzato e il sorriso beffardo. Più grande del “Angel of the North”, famosa scultura locale, sicuramente più bello, e ci perdonerà Antony Gormley. Lo chiameranno ancora una volta a St James Park, quando il Newcastle stava sprofondando verso la seconda serie. Shearer accettò di fare il manager perchè “It’s a club I love and I don’t want them to go down“. Ma non bastò il suo amore, e i Magpies finirono in Championship. L’ultimo ricordo di Shearer a Newcastle sarebbe questo, ma facciamo finta di nulla. Fanno tutti finta di nulla, perchè è giusto così. Ora fa l’analista TV sulla BBC, e si dedica alla sua fondazione benefica. Il giorno del ritiro uno striscione recitava: “non sei solo il figlio di un lavoratore del metallo di Gosforth, sei una leggenda”. Bellissimo: come se essere il figlio della Newcastle proletaria fosse già di per se un merito, a cui lui aveva aggiunto solo 206 goal, quelli che lo innalzarono a leggenda. Ma anche senza quei goal, lui sarebbe comunque stato “a sheet metal worker’s son from Gosforth“. Lo spirito geordie, che lui incarnava alla perfezione.

INGHILTERRA
“No money in the world can buy a white England shirt”

Shearer ha sempre amato la maglia della Nazionale, e ne andava orgoglioso di indossarla. E come la indossava, poi. A partire da quel record con l’under-21, 13 goal in 11 partite, quando a Southampton gli facevano fare la seconda punta e segnava con il contagocce. Nel Febbraio 1992, poi, l’esordio, quello vero. Inghilterra-Francia, a Wembley e con goal, ma questo lo abbiamo già detto. La Nazionale fallì la qualificazione a USA 94 anche (ma non solo) perchè Alan rimase a lungo fuori per infortunio. La consacrazione con i Tre Leoni arrivò, e fu indubbiamente Euro 96. Gli Europei casalinghi, che avrebbero dovuto riportare un trofeo sul suolo d’Albione. Shearer prese molto sul serio l’obbiettivo: goal contro la Svizzera, poi contro la Scozia, poi doppietta ai Paesi Bassi. Nei quarti contro la Spagna non segnò, ma l’Inghilterra vinse ai rigori e dalle 12 yards Shearer fu implacabile. Fu semifinale, contro la Germania. Quelli che vincono sempre, stando a Lineker, di cui Shearer in Nazionale fu l’erede designato. Vinsero anche quella volta, ai rigori, dopo che Kuntz pareggiò quasi immediatamente il goal iniziale inglese. Goal ovviamente di Alan, che non vinse nulla nemmeno con la Nazionale, ma se non altro questo è destino comune se sei nato nel lembo di terra che va da Dover al Northumberland e non ti chiami Bobby Moore, Geoff Hurst o Bobby Charlton. Della Nazionale divenne capitano, in vista delle qualificazioni per Francia 98. Si infortunò nella stagione pre-Mondiale ma tornò in tempo per la fase finale. Agli ottavi (nel girone Shearer segnò un solo goal) l’Argentina, altra rivale storica. Anche stavolta Shearer segnò, dal dischetto, ma gli argentini pareggiarono. Un suo gomito alto, e l’uso improprio dei gomiti è sempre stata un’accusa rivoltagli da avversari e detrattori vari, su Carlos Roa fece anche annullare il goal vittoria di Sol Campbell, e l’Inghilterra venne immancabilmente sconfitta ai rigori. Niente da fare, non era destino. Nemmeno all’Europeo del 2000, dove il solito braccio si alzò contro la Germania per una vittoria storica, ma la Nazionale venne comunque eliminata nella fase a gironi. Quello, inutile, contro la Romania fu l’ultimo goal per Shearer con la maglia bianca che lui amava. A 30 anni si ritirò dal calcio internazionale, dopo 63 caps e 30 goal, nemmeno così tanti. I caps, non i goal, che ne sono una ovvia diretta conseguenza.

Attaccanti così non ne nascono più, in Inghilterra, e dire che ne sono un prodotto tipico. Sgraziati, fisici, addirittura goffi alle volte. O almeno, nascere ne nascono, ma difficilmente hanno il talento per arrivare in Nazionale. E invece Alan Shearer da Gosforth ha segnato la storia di questo sport. Uno che, se gli avessero messo una maglia anni ’60 addosso, di quelle senza scritte nè sponsor, e scattato una foto in bianco e nero, l’avremmo tutti confuso con un giocatore di quel periodo. Goal, braccio alzato, sorriso beffardo. 379 volte ha ripetuto quel gesto, ma non ci stancavamo mai.

Papiss Demba Cissè al Newcastle

Nella giornata di ieri si è realizzato uno dei trasferimenti più importanti non solo della Premier League ma probabilmente anche dell’intero panorama internazionale in questa finestra invernale del mercato: l’attaccante Papiss Demba Cissè passa dal Friburgo al Newcastle.
Senegalese, nato a Dakar il 3 giugno del 1985, Papiss Cissè approda in Europa nel 2005, in Francia nel Metz, dove resterà per cinque stagione intervallate da esperienze con Cherbourg e Chateauroux, per poi essere acquistato dal Friburgo nell’estate 2009. In Bundesliga, dopo la prima annata conclusa con 6 goal in 16 presenze, Cissè esplode definitivamente e chiude il campionato 2010/2011 con 22 goal in 32 partite, finendo secondo nella classifica dei cannonieri del torneo tedesco dietro a Mario Gomez del Bayern Monaco. Con i 9 goal nella prima metà di questa stagione, Cissè termina la sua carriera in Bundesliga con un bottino di 37 goal in 65 partite, il solo Gomez (46) ha segnato più di lui negli ultimi due anni in Germania. Da qui, l’arrivo al Newcastle che seguiva il giocatore da tempo come una delle possibili opzioni per migliorare e completare il reparto attaccanti e che ha chiuso l’affare con un blitz in giornata, dopo che il giocatore era stato accostato nei giorni passati ad altre squadre inglesi come il Tottenham e sopratutto i rivali del Sunderland, a cui Cissè è stato praticamente strappato dalle mani. Il Newcastle verserà nel casse del Friburgo £10 mil. per l’acquisto dell’attaccante e ha blindato Cissè con un contratto di 5 anni e mezzo con la possibilità di vestire la leggendaria maglia n.9 dei Magpies, termini che inevitabilmente fanno del bomber senegalese un giocatore cardine per il futuro della squadra.

Queste le sue prime parole da giocatore del Newcastle:

“I would like to thank everybody for their welcome, and for inviting me to sign for the Club,
It is an honour to play for such a big club and I am looking forward to it.
I want to pay back the confidence the Club have shown in me, and give the supporters something to be proud of.
I am aware of the huge importance of the number nine shirt, and when I spoke with the manager he made it very clear how important this shirt is.
I will treat it with the respect and I hope to do my very best in this shirt.”

Entusiasta anche Alan Pardew:

“Ever since Andy Carroll left, Papiss was my first choice in the specific role he has at the end of the play.
He is a finisher with an already-established CV in the Bundesliga, where we have monitored him for the best part of two years.
Unfortunately he was out of reach, financially, for us in the summer, but it recently became apparent that Derek Llambias and Lee Charnley could do the deal in this window.
It has become obvious this season that the team and the Club have done exceptionally well, and Mike Ashley has backed me to bring this player to the Club.
I would like to thank Mike, Derek and everyone involved for getting this deal over the line.
I spoke to Demba about Papiss, and he cannot wait to join up with his teammate in Newcastle.
In the short-term, of course, he is at the Africa Cup of Nations, but the competition he will bring to our squad when he joins up with us should inspire the players and reassure them of this Club’s ambition.
Our fans know that this shirt brings its own pressures. One of the iconic numbers in world football – the number nine of Newcastle.
It will be only fair that Papiss is given time to understand the responsibility it brings.
As the manager, I wish him all the luck in the world to bring success to himself and this Club.”

Come detto, l’arrivo di Cissè va ben oltre lo stato di “acquisto di riparazione” anche perchè c’è da considerare il fatto che il ragazzo sarà impegnato in Coppa d’Africa (per gentile concessione della federazione senegalese, Cissè era a Newcastle ieri per firmare il contratto e la presentazione di rito) e come il suo connazionale e collega di reparto Demba Ba, sarà a disposizione di Pardew al termine della competizione. Se i Magpies avessero voluto un attaccante part-time per supplire all’assenza di Ba, non solo non avrebbero preso un giocatore anch’egli impegnato con la nazionale ma sopratutto non avrebbero investito così tanto in termini economici. Per molti, l’acquisto di Cissè è apparso come una polizza assicurativa in vista di un’eventuale cessione di Ba a fine campionato, certo è che i due hanno caratteristiche tecniche differenti e assolutamente complementari: più mobile e tecnico Ba che ha movenze quasi da seconda punta classica, più fisico e finalizzatore d’area invece Cissè. Il Newcastle sta pensando in grande e con acquisti mirati forse un po’ sottovalutati sta costruendo delle fondamenta più che solide per tornare ai fasti del decennio scorso. Nel frattempo però, l’acquisto di Cissè conferma che il Newcastle vuole fortemente mantenersi nella top-6 e staccare il biglietto per l’Europa. “Se le difese inglesi non sono riuscite a fermare un Demba, difficilmente ne potranno fermare due” questo è il motto, un po’ scherzoso e un po’ no, che sta girando nelle ultime ore in riva al Tyne fra i tifosi che sperano che la nuova versione dei Calypso Boys possa entrare nel cuore della città come fecero a loro tempo Alan Shearer e Les Ferdinand.

From zero to hero

Jason Prior, in azione oggi con il Newcastle riserve

Tratto da una storia vera. Detto così sembra che stia presentando un film e in effetti ci sarebbero tutti i presupposti perchè un giorno possa diventarlo. Oggi pomeriggio si è svolto un incontro di squadre riserve tra il Newcastle e il Wigan. Apparentemente una normalissima partita fra panchinari e giovani ma presenti al campo di allenamento c’erano anche Alan Pardew, manager dei Magpies con gli assistenti John Carver e Steve Stone. Cosa avrebbe spinto l’intero staff tecnico ad assistere al match? Un nome fra gli altri, Jason Prior.

Fisico e movenze da centravanti inglese vecchio stampo, 23 anni, Jason Prior è un attaccante del Bognor Regis, squadra dilettantistica che gioca nella Division One South della Isthmian League, ovvero l’ottava serie inglese composta da squadre amatoriali. Nell’ultima settimana di dicembre, il Bognor Regis aveva trovato l’accordo con l’Eastleigh FC, club semi-professionistico della Conference South, per la cessione di Prior per £12K ma una telefonata bloccò l’affare. Il Newcastle telefonò nella sede del Bognor Reis per chiedere se al ragazzo sarebbe andato di attraversare l’Inghilterra (Bognor Reis è nel West Sussex, contea del sud est inglese) fino al North East per un periodo di prova con il club che avrebbe voluto visionarlo. Ciò che è balzato agli occhi degli scout del Newcastle sono state prevalentemente le statistiche di Prior: in 121 partite con il Bognor Reis nell’arco di due anni e mezzo, 95 goals.

Jackie Pearce, general manager del Bognor Reis commentò così:

“There was a move in place to Eastleigh but then we got the call from Newcastle asking if he would be interested in going up there for a trial.”

“We took him from Moneyfields two years ago and he’s been fantastic. His goal-scoring record speaks for itself.”

“There are probably hundreds of kids who go for trials and for most of them it doesn’t work out. But for one or two it does and Jason has his chance.”

“No matter whether you’re in the Ryman, on a park somewhere or the Premier League the penalty box is the same size and the goals are the same size too. If you’re a goalscorer that is what every football club in England wants on their books.”

Il resto è storia di oggi, perchè nella partita contro il Wigan dopo soli pochi giorni di allenamento con il gruppo, Prior ha vestito la maglia numero 9 ed è stato schierato nell’undici titolare e come in tutte le storie a lieto fine, succede che al minuto 77′ riceve palla in area da Greg McDermott e la scaraventa all’incrocio dei pali fissando il risultato sul 3-1 finale per i Magpies. Willie Donachie, team manager della squadra riserve del Newcastle si è poi congratulato con Prior:

“He’s a lovely guy with a great attitude. It’s great having him around – and he’s a goalscorer.”

Non sappiamo ancora se Prior dimostrerà abbastanza in questi giorni per riuscire a strappare un contratto con il Newcastle, anche se tutti forse dopo aver letto la sua storia se lo augurano. Certo è che anche se non dovesse riuscirci, ha avuto comunque la chance della vita e avrà certamente qualcosa da raccontare ai nipotini, mentre continuerà bucare le reti dei campi dilettantistici del sud dell’Inghilterra. Chris Smalling del Manchester United, Peter Morison del Norwich, DJ Campbell del QPR e Michael Kightly del Wolverhampton, tutte storie vere che confermano che anche nelle leghe minori si possono trovare dei talenti preziosi, basta solo scovarli.  Jason Prior, tratto da una storia vera.

Newcastle, sogni d’Europa

La girata vincente di Demba Ba contro il Man United

Se all’inizio della stagione aveste provato a dire ad un qualunque tifoso bianconero che a gennaio la propria squadra si sarebbe trovata ad una manciata di punti della zona Champions League e in piena bagarre per centrare un posto in Europa, non solo avrebbero firmato tutti ma probabilmente avrebbero anche chiamato qualcuno per farvi portare via. Invece, succede che dopo solo un anno dal ritorno in Premier League ed alcuni trasferimenti shock che hanno scosso l’ambiente, il Newcastle, nel momento in cui scrivo, occupa la settima posizione in classifica ed è senza dubbio una delle sorprese di questa stagione. Complice un calendario favorevole nei primi mesi, scelte di mercato che sono andate ben oltre le aspettative e uno stato di forma psico-fisico da fare invidia a parecchi top club, Alan Pardew ha trovato immediatamente la quadratura del cerchio che ha consentito alla squadra di cominciare il campionato con undici risultati utili consecutivi e stabilizzarsi così nella parte alta della classifica. Lungi da me raccontarvi dettagliatamente come ci si è arrivati a questo punto, ma è mia intenzione fare un po’ il quadro della situazione attuale in concomitanza con la riapertura della finestra invernale di mercato che vedrà quasi sicuramente il Newcastle impegnato a cercare di migliorare ulteriormente la rosa. Per quanto la stagione, fino a questo punto, sia stata ultra positiva è necessario considerare il fatto che per quasi tre mesi di campionato la squadra è rimasta complessivamente intatta, priva di infortuni e con rotazioni limitate. Non a caso, nel periodo peggiore dell’anno, ovvero dalla trasferta a Manchester con il City del 19 novembre alla sconfitta interna contro il West Bromwich del 21 dicembre, dove sono arrivati solo due pareggi in 6 partite, il Newcastle è incappato in una serie quasi interminabile di infortuni e cali di forma, risultato inevitabile di una panchina corta e del sovrautilizzo di giocatori. Fatta eccezione del portiere, dove Tim Krul sta avendo la stagione della carriera che lo sta consacrando, a 23 anni, come uno dei migliori portieri del panorama internazionale, gli altri reparti necessitano di alcuni ritocchi per poter continuare la stagione ad alto livello. In difesa, la situazione è abbastanza delicata, l’infortunio di Steven Taylor, fuori fino al termine del campionato, ha aperto una falla nella zona centrale dove il solo Coloccini è titolare fisso ma che rappresenta l’unica opzione di alto livello a disposizione. Mike Williamson, protagonista della promozione è stato recuperato in tempo per supplire all’assenza di Taylor, ma la sua tenuta fisica è al quanto precaria e ciò ha convinto Pardew a presentare un’offerta di £4 mil al West Ham per il 21enne difensore James Tomkins, giovane talento inglese titolare anche nell’Under 21 di Stuart Pearce. Il West Ham ha rifiuato per ben tre volte l’offerta a salire del Newcastle ma non è escluso che nei prossimi giorni il Pardew possa tornare alla carica con un’offerta ancora maggiore. Nei ruoli laterali non ci sono particolari cambiamenti in vista con Simpson pronto al rinnovo e l’ingresso in pianta stabile nell’undici titolare di Davide Santon, anche se voci relative ad un ritorno di fiamma per Erik Pieters del PSV Eindhoven, già fortemente voluto in estate ed i nomi un po’ meno probabili di Aly Cissokho del Lione e Taye Taiwo del Milan, fanno pensare che il ruolo di terzino sinistro non è del tutto definito. Sempre vivo l’interesse anche per il terzino destro del Crystal Palace, Nathaniel Clyne, ma considerate le priorità è presumibile che l’affare venga posticipato a fine stagione.

Cheik Tiotè, guerriero del centrocampo bianconero

A centrocampo la situazione è pressochè subordinata all’asta che si è scatenata attorno a Cheik Tiotè. Il centrocampista ivoriano è oggetto di una guerra al rialzo fra le migliori squadre inglesi, con il Manchester City, in vantaggio sui cugini dello United e sul Chelsea, pronto ad un’offerta superiore ai £20 mil. che sarebbe disposto a pagare Sir Alex Ferguson per l’ex giocatore del Twente che per tutto il mese sarà impegnato in Coppa d’Africa con la sua nazionale. Per il Newcastle sarebbe una grave perdita nell’immediato ma un’offerta di questo genere sarebbe una plusvalenza troppo grande da rifiutare per Mike Ashley, che versò nelle casse del Twente £3.5 mil. per aggiudicarselo. Il Newcastle starebbe già correndo ai ripari monitorando la situazione di Victor Wanyama, ventenne centrocampista difensivo del Celtic originario del Kenya e Benjamin Corgnet, centrocampista francese del Dijon che ha recentemente rifiutato l’offerta £4.5 mil. proprio dai geordies. Negli altri ruoli del centrocampo, a parte gli insostituibili Jonas Gutierrez e Yohan Cabaye, fa discutere molto il rendimento fin qui offerto da Gabriel Obertan. La giovane ala destra arrivata in estate dal Manchester United non ha per niente impressionato sulle rive del Tyne limitato da incosistenza e da un infortunio al dito di un piede, non è previsto un cambio nel breve termine, ma di certo la sua posizione all’interno della squadra verrà probabilmente valutata al termine della stagione. Se in difesa, urge la necessità di un centrale, in attacco non si sta certo meglio. Demba Ba, fin qui superbo, con 15 goal in 19 presenze che ne fanno il secondo marcatore del campionato alle spalle di Van Persie, ha risposto alla convocazione del Senegal per la Coppa d’Africa e lascerà il Newcastle senza il primo terminale offensivo. Il compagno di reparto, Leon Best, ha segnato solo 3 goal e ha caratteristiche tutt’altro che paragonabili a quelle di Ba mentre il veterano Ameobi, mai oltre la doppia cifra di goal in carriera in Premier League, è ben distante dal poter garantire un rendimento da cannoniere ad interim. A complicare le cose, la conferma di una clausola d’uscita che libererebbe Demba Ba per £10 mil. cosa che ha provocato l’interesse di Tottenham e Liverpool, apparentemente pronte all’offerta. Nel calcio non si può mai dare nulla per scontato, ma sembra al quanto difficile che Ba possa lasciare Newcastle al momento. Pardew nel frattempo si affiderà al rilancio di Hatem Ben Arfa. Il talento francese che ha saltato tutta la scorsa stagione per infortunio, aveva mostrato segni di malcontento nell’ultimo periodo a causa dello scarso utilizzo, ma le recenti uscite impreziosite da un goal capolavoro in FA Cup contro il Blackburn lo candidano ad un ruolo da protagonista. Dal mercato, trovo improbabile la strada che porta a Vincenzo Iaquinta offerto in prestito dalla Juventus, come riportato da alcuni giornali inglesi, ancor più fantasiosa quella che porterebbe ad un ritorno di Andy Carroll. Non è passato di moda Modibo Maiga, attaccante maliano del Sochaux, con il quale il Newcastle aveva trovato l’accordo per il trasferimento sulla base di £7 mil. salvo poi far cadere l’acquisto causa problemi fisici. Il nome caldo per la sostituzione di Ba e non solo, è quello di Jordan Rhodes, talento scozzese di 21 anni dell’Huddersfield Town. In League One il ragazzo ha messo a segno la bellezza di 25 goal in 21 presenze ed è salito alle cronache nei giorni scorsi dopo la prestazione clamorosa da cinque goal nel match contro il Wycombe vinto 6-0 dalla sua squadra. Pardew lo segue da tempo, l’Huddersfield ha respinto tutte le offerte fin qui ricevute per il giovane attaccante, ma difficilmente potrà resistere a lungo considerato l’interesse di mezza Premier League. Ad aumentare ancor di più il fascino sul giovane scozzese, ci ha pensato Lee Clark, manager dell’Huddersfield nonchè ex giocatore del Newcastle che ha definito Rhodes un finalizzatore addirittura superiore alla leggenda del Newcastle Alan Shearer. Considerato che la maglia n.9 bianconera è senza proprietario, in riva al Tyne, sperano vivamente possa finire sulle spalle di Jordan Rhodes.

Per concludere, in questo mercato il Newcastle andrà alla ricerca di un difensore centrale ed un attaccante. Questi sono i due innesti prioritari che potranno aiutare la squadra a rimanere nel treno per l’Europa che conta. L’eventuale cessione di Tiotè aprirebbe sì un ulteriore buco ma farebbe entrare nelle casse della squadra parecchie sterline da poter reinvestire per l’acquisto di altri giocatori. Sembrano passati i tempi degli acquisti scriteriati di qualche anno fa, per come ha gestito la rosa e il mercato fin qui Alan Pardew, a Newcastle possono stare tranquilli.

Luca