Non league football (e non-league day): Northamptonshire

Sabato 6 settembre si celebra il non-league day. La pausa del calcio di alto livello causa Nazionali lascia spazio alle squadre della porta accanto, e invece di farsi miglia in treno per andare a vedere il Tottenham o il Manchester United gli appassionati sono invitati a svoltare l’angolo e recarsi al campo vicino a casa per sostenere il proprio local team. A nostro modo celebriamo il non-league day con una rassegna sulle quattro squadre principali di non-league aventi sede nel Northamptonshire (contea scelta assolutamente a caso, per chi se lo chiedesse): Brackley Town, Corby Town, Kettering Town e Daventry Town (nel Northamptonshire devono avere una particolare predilezione per il suffisso “Town”, basti pensare alla squadra di Northampton).

Brackley Town Football Club
Anno di fondazione: 1890
Nickname: the Saints
Stadio: St. James ParkCapacità: 3.500

Il Brackley Town si sta godendo le stagioni migliori della sua storia, essendo giunto in Conference North e rimanendovi per la terza stagione consecutiva. The Saints, i santi, vennero fondati nel 1890 e tra l’indifferenza generale passarono la stragrande maggioranza della propria storia in leghe minori: Oxfordshire Senior Football League, e poi dopo la Seconda Guerra Mondiale North Bucks & District League. Brackley, 13mila abitanti nel sud della contea, se siete appassionati di Formula 1 potreste già conoscerla: qui ha sede la scuderia Mercedes. E qui aveva sede una di quelle manifatture di Stato (workhouses) introdotte con le Poor Laws del 1834, così, per fare un po’ di storia socio-economica del Regno, che non guasta mai. Torniamo al Town. Nel 1977, trasferiti armi e bagagli al St James Park (l’impianto attuale), i Saints approdarono in Hellenic League, passando poi alla United Counties League nel 1983. Vinsero la Division One al primo tentantivo, ottenendo così la promozione in Premier, dove tuttavia faticarono ad ambientarsi, usando un eufemismo. Nel 1994, dopo tre ultimi posti consecutivi, il ritorno in Hellenic League. Finalmente nel 1997 l’esordio in Southern League, dopo aver vinto la Hellenic. A guastare i festeggiamenti giunsero i soliti problemi economici, che ciclicamente affliggono il 90% delle squadre di non-league: il Brackley Town venne salvato per un soffio dall’estinzione, dovendo però rinunciare alla Southern League, e facendo ritorno in Hellenic. La data di svolta è il 2004, quando i Saints rivinsero l’Hellenic, conquistando la promozione in Southern League Division One. Da quel momento è stato un susseguirsi di promozioni: 2007 in Southern Premier, 2012 in Conference, il tutto intervallato da ottime stagioni, spesso finite ad un istante dalla gloria (nel 2006 persero all’ultimo minuto la finale playoff contro l’Hemel Hempestead, ad esempio).

Corby Town Football Club
Anno di fondazione: 1948
Nickname: the Steelmen
Stadio: Steel Park, Corby
Capacità: 3.893

Corby, cittadina di 60mila abitanti, la città inglese con il più elevato tasso di crescita demografica degli ultimi anni. Conosciuta anche come “Little Scotland”, perchè qui arrivavano gli immigrati scozzesi a lavorare nell’industria dell’acciaio, che fino agli anni ’70 era l’anima stessa della città. Lo si capisce da tanti piccoli particolari, ma per quel che interessa a noi lo si capisce dal nickname della squadra cittadina, il Corby Town Football Club, per gli affezionati “the Steelmen”. Appunto. E lo stadio in cui giocano? Ovviamente Steel Park, ma non poteva essere altrimenti. Fondato tardi, nel 1948, il Corby Town raccolse l’eredità che gli lasciò lo Stewarts & Lloyds FC, squadra dell’omonima azienda di…indovinate un po’? Acciaio, naturalmente. Di base a Occupation Road (rimarrà fino al 1985 la casa degli Steelmen), il Corby Town iniziò la sua vita in United Counties League, di cui vinse il titolo due volte nel giro di pochi anni. L’exploit gli valse, in un’epoca di promozioni bloccate, l’ammissione alla Midland League, passando poi dopo cinque stagioni in Southern League. Essendo una delle leghe principali di non-league, il Corby provò in diverse occasioni a chiedere l’ammissione alla Football League, vedendo tuttavia i propri tentativi sempre respinti. E così la Southern League rimarrà per decenni la casa del Corby, in un’altalena tra Premier Division e Division One; nel frattempo un nuovo impianto, chiamato The Triangle, venne inaugurato nel 1985. L’epopea in Southern terminò, finalmente, nel 2009, quando fu archiviata una storica promozione in Conference (North), anche se dall’anno scorso la Southern League è tornata a essere la dimora prediletta degli Steelmen, retrocessi dopo quattro stagioni. E’ cambiato anche lo stadio, che adesso è appunto Steel Park, un impianto da quasi 4mila spettatori tra posti in piedi e posti a sedere. Una curiosità, per finire: nello stemma è rappresentata, dal 2008, una statua ammirabile nel centro di Corby. A chi è dedicata la statua? Non scherziamo…ovviamente ai lavoratori dell’acciaio. Welcome to Corby.

Kettering Town Football Club
Anno di fondazione: 1872
Nickname: the Poppies
Stadio: Latimer Park, Burton Latimer
Capacità: 2.100

La squadra che ha segnato più goal nella storia della FA Cup? La prima squadra ad aver messo uno sponsor sulle proprie maglie? La risposta a queste domande è una sola: il Kettering Town. In effetti parlare dei Poppies qui è quasi riduttivo: sono una squadra di non-league dalla grande storia. Fondato nel 1872, il Kettering Town è stato recentemente agli onori della cronaca per aver rischiato il fallimento dopo 141 anni di storia, salvato solo grazie all’intervento dei tifosi, dei Poppies ma non solo loro. Gioca in Southern League Division One, in uno stadio che non è il suo e in una città che non è Kettering (51mila abitanti), ma la vicina Burton Latimer. Nella speranza di un veloce ritorno a casa, la storia del Kettering Town racconta ben altro. Passati al professionismo nel 1891, i rossi di Kettering fecero della Midland League, come si conviene ad ogni club della zona, il palcoscenico principale su cui cominciare la propria avventura, vincendola nel 1896 e nel 1900. Da qui, dopo un passaggio in United Counties League (o, all’epoca, Northants League), l’ingresso in Southern League, in cui rimarranno per anni salvo una parentesi in Birmingham League nel secondo dopoguerra. E proprio in Southern League i Poppies scrissero pagine della loro storia. Innanzitutto la vinsero tre volte, due delle quali guidati in panchina da Tommy Lawton (sì, la star di Chelsea e Notts County), nel 1957, e da Ron Atkinson (sì, quello che allenò il Manchester United, il WBA, l’Aston Villa etc..) nel 1973. Poi, nel 1976, per la precisione il 24 gennaio, divennero in una partita contro il Bath City la prima squadra inglese con uno sponsor sulle maglie, la Kettering Tyres. L’idea? Del manager (e chief executive) Derek Dougan (sì, quello coi baffoni e con la maglia dei Wolves). Piccolo problema: la trovata non piacque alla Football Association, che multò di 1.000 sterline il club salvo, un anno più tardi, legalizzare gli sponsor sulle maglie. Ah! Nel 1979, non dopo aver cercato l’ammissione alla Football League (fallita, nel 1974, per soli cinque voti) i Poppies divennero membri fondatori della Alliance Premier League, che si trasformerà poi in Football Conference: fino al 2000/01, il regno del Kettering, che giungerà secondo ben quattro volte. Ma il nuovo millennio è stato avaro di fortune in campionato, tra retrocessioni, brevi ritorni (vennero anche ripescati nella neonata Conference North) fino al disastro economico e sportivo attuale, l’abbandono del secolare impianto di Rockingham Road e l’adattamento alla Southern League Division One, punto più basso dopo decenni.
La FA Cup, oltre al record di goal, ha regalato qualche altra soddisfazione al club, che ha raggiunto gli ottavi nel 1901, ma in epoca moderna il quarto turno nel 1988/89 e il terzo turno nel 1991/92. Meno soddisfazioni ha regalato, invece, Wembley, sul cui leggendario prato il Kettering ha perso due volte la finale di FA Trophy, nel 1979 (contro lo Stafford Rangers) e nel 2000 contro il Kingstonian.

Daventry Town Football Club
Anno di fondazione: 1886
Nickname: the Purple Army
Stadio: Communications Ground, Daventry
Capacità: 3.000

Il Daventry Town è club antico, ma dal recente successo. Fondato nel 1886, gran parte della storia della Purple Army si perde nelle tenebre della Northampton League. Nel 1987 fa capolino in Northants Combination, di cui vince la Division One e la Premier in back-to-back, tant’è che nel 1990 il club è ammesso alla United Counties League. Qui comincia un’altalena tra le due divisioni che compongono la lega, tra promozioni, retrocessioni, promozioni rese vane dalle condizioni dello stadio (The Hollow, lo stadio, non raggiungeva i requisiti richiesti, e il nuovo Elderstubbs non era ancora pronto). Nel 2005/06 a complicare le cose sopraggiunse un improvviso quanto catastrofico incendio della clubhouse e degli spogliatoi del nuovo impianto, e solo l’intervento di uno sponsor, la Go Mobile, salvò il club e le relative finanze (l’impianto è stato ora ribattezzato Communications Ground). L’intervento della Go Mobile coincise, nemmeno troppo casualmente, con la rapida ascesa del club, che vinse, anzì stravinse la UCL Division One nel 2008, e vincendo la Premier (con relativa promozione in Southern League) nel 2010. Qui ha allenato anche Mark Kinsella, senza grosse fortune, nel 2011; e qui, nella stagione appena conclusa, hanno potuto celebrare il raggiungimento, prima volta nella storia, del primo turno di FA Cup.
Piccola curiosità, infine. A Daventry aveva sede anche un altro club, il Daventry United, fallito nel 2012. Il manager dello United, Darran Foster, venne dapprima assunto al Town come assistente di Kinsella, divenendone poi il successore, attualmente in carica.

Cambridge United v Grimsby Town. Un martedì da dilettanti.

Vivere in Inghilterra può causarti frustazione se sei soggetto (come me) a improvvise voglie di  panini con la mortadella, ma per gli amanti del “Beautiful game” non c’è decisamente un posto più indicato. Soggiornando nel paese della regina e del fish and chips ormai da un po’, ho avuto la fortuna di poter sedere nei comodissimi seggiolini di stadi come Stamford Bridge o White Hart Lane e di assaporare un po’ di quella atmosfera british che tutti I lettori di questo blog sicuramente ameranno almeno quanto me.

Ma la nuda verità è che a me, tarantino tifoso del Taranto, esperto per motivi indipendenti dalla mia volontà di campi in terra e stadi di provincia, il calcio patinato delle grandi star e degli introiti milionari ha sempre dato l’impressione di essere artificiale, costruito in tv per chi guarda la tv. Sentire la musichetta della Champions insieme a più di 40 mila supporters Chelsea è emozionante, ma vuoi mettere con l’operaio che urla qualcosa a un calciatore dopo un gol sbagliato.. e riceve una risposta?

Ieri avevo voglia di sentire il profumo dell’erba, di cantare e urlare con altri omaccioni sudati e vagamente alticci, avevo voglia di stare in mezzo a gente che va a guardare la squadra della propria città perchè ci si identifica, e non solo perchè gioca la coppa internazionale con l’attaccante da 30 milioni. E così sono finito allo stadio di Cambridge per la notturna di Cambridge United vs Grimsby Town. Giallo-neri vs Blu, per quel che ne sapevo io. Si trattava di una partita di Blue Square Premier Bet, quinta divisione inglese, non professionistica (anche se alcune squadre lo sono), più o meno paragonabile alla nostra serie D.

Ero già stato in passato a vedere partite di campionati minori inglesi ma non mi ero mai spinto oltre la quarta serie e quindi oltre i limiti del professionismo. Ero pronto a tutto.

Arrivo allo stadio con un mio amico, che ancora non riesce a capacitarsi di come sia riuscito a convincerlo a venire. L’impianto è nel mezzo di un piccolo sobborgo di Cambridge, e sorge a due passi da casette a schiera. Nella via che porta ai cancelli, sciarpe di diverso colore si mischiano mentre sembrano accecanti i fari che illuminano il campo. Avete mai visto una gara di serie D in notturna (di martedì)?

Il biglietto è caro: 15 sterline (12 per studenti). Parliamo di 20 euro per una quinta divisione, comincio a capire come pagano l’illuminazione. Mentre lancio due bestemmie verso il “modello inglese”, supero i finti tornelli e la prima cosa che mi trovo di fronte è il pub. Dentro lo stadio. All’interno gente che beve birra e discute della formazione, del campionato, degli avversari. Quando andavo in trasferta in Italia, trovavo il divieto di vendita di alcolici in tutta la città tre ore prima e dopo la gara. E Vabbè. Il pub è collegato al tunnel degli spogliatoi, e mentre sto per finire la mia birra ecco comparire quello che scopro essere l’allenatore in seconda del Cambridge che se ne scola una con dei vecchi tifosi.

The Dublin Suite. Dove puoi prendere una pinta di Ale e del curry per soli 6 pound.

Prendo posto in tribuna (io volevo la curva, ma non potevo tirare troppo la corda con il mio amico) su degli scomodi seggiolini. L’Abbey Stadium è un impianto di circa 10mila spettatori, con 4 settori sui quattro lati del campo, tutti coperti e attaccati al campo. Non ci sono barriere, nè fossati né coccodrilli. Se non fosse per i pali di sostegno alla tettoia, la visuale sarebbe ottima. L’età media è alta, si tratta perlopiù di distinti signori con cappelli coi colori sociali e qualche padre con bambini, mentre la parte più giovane del tifo giallo-nero siede nella South Stand.

Quando comincia la partita ci saranno 3mila persone, molto più di quanto facciano la maggior parte della squadre di C1, e circa 300 ospiti, tutti criminali senza tessera del tifoso. Scorgo pericolosissimi striscioni non ignifughi e mi sembra addirittura di sentire il suono di un tamburo (!).

Sono ancora allucinato da questa incredibile mancanza di norme di sicurezza che in campo già se le danno di santa ragione. Il ritmo è elevatissimo e le squadre, contrariamente a quello che mi aspettavo, cercano di giocare la palla. Il Cambridge parte forte grazie a un biondino tutto finte e dribbling ma non riesce a creare veri pericoli. Il Grimbsy gioca di rimessa con il numero 10 che sembra un Ibrahimovic più basso e pelato. Al 12’ il numero 4 in giallo sta pensando al mutuo da pagare quando liscia la palla sul retropassaggio lanciando il centravanti in blu del Grismby che viene atterrato dal portiere. E’ rigore per l’arbitro, ma non per il guardalinee che fa trasformare il tutto in una palla a due. Non vedevo una palla a due effettivamente giocata dai tempi in cui ero negli esordienti.

Riscaldamento prepartita. Sullo sfondo la North Stand.

Il tifo è monotono ma incessante, sicuramente molto meglio del triste spettacolo regalatomi dai sostenitori Chelsea poche settimane fa contro il Valencia.

Dieci minuti dopo, l’Ibrahimovic del Grismby stoppa un lancio lungo, salta il marcatore, difende la palla dall’intervento di un avversario andando sul fondo e mette in mezzo un pallone delizioso che il suo  compagno centravanti non deve far altro che piazzare all’angolino con un piattone. Grimsby in vantaggio e Abbey gelato.  A fare eccezione il settore ospiti e qualche tifoso in blu che siede in gradinata, libero di esultare compostamente senza per questo mettere a repentaglio la propria esistenza.

Nel secondo tempo la musica non cambia. Sullo sfondo di interventi killer da una parte e dall’altra, Cambridge che tiene il pallone senza riuscire a essere pericoloso, complice il centravanti più lento e scoordinato che il mondo ricordi dai tempi di Darko Pancev. Dall’altra parte il numero dieci continua a scherzare con i difensori avversari. Le prende tutte di testa, difende il pallone, indietreggia a centrocampo per impostare, dribbla e verso il quindicesimo tira una sassata che il portiere in giallo respinge a fatica.

Nel finale c’è tempo per un pesudo-assedio del Cambridge che però si spegne nell’inutilità del proprio reparto offensivo. E’ triplice fischio e il nonnetto alla mia sinistra mi guarda sconsolato e ammette che il Grismby ha giocato meglio. Gli torna il sorriso solo quando scopre che sono un Italiano venuto a vedere la sua squadra solo per il gusto di farlo e inveisce (ovviamente in pacato stile british) contro i suoi nipoti che invece sono tifosi dell’Arsenal.

I sostenitori ospiti sono liberi di uscire dal proprio settore senza aspettare mezzanotte mentre io mi godo i commenti rassegnati nella colonna di persone che porta verso le macchine. Cambridge United 0 – Grimsby Town 1. Decisamente non porto fortuna alla città che mi ospita, e dire che dovrei esserci abituato.

p.s. Appena tornato a casa mi sono preso la briga di andare a controllare chi fosse quel numero dieci, chiaramente di un’altra categoria. Scopro che il nostro corrisponde al nome di Liam Hearn e ha già segnato in questa stagione 19 reti in 26 partite senza battere i rigori. Mi verrebbe da dire “tenetelo d’occhio” ma è anche vero che se a 26 anni giochi nel Grimsby Town in Conference Football, le possibilità che tu vinca il pallone d’oro sono bassine.