La storia dei club: Fleetwood Town

0,,10794~10971571,00Fleetwood Town Football Club
Anno di fondazione: 1908
Nickname: the Fishermen
Stadio: Highbury, Fleetwood
Capacità: 5.327

Risvegliarsi un giorno e ritrovarsi, quasi senza rendersene conto, in League 1. Certo, alle promozioni ultimamente, da queste parti, si erano abituati, ma per un club che ha attraversato diverse ri-fondazioni e che giocò in passato anche in North West Counties Football League ritrovarsi di fronte Coventry City, Bristol City e compagnia deve essere una sensazione piacevole.

Fleetwood, Lancashire. 25 abitanti nel distretto del Wyre, universalmente famosa (ok ok, il sottoscritto le adora) per le caramelle Fisherman’s Friends da quando un giorno del 1865 James Lofthouse, farmacista della città, alla richiesta di aiuto fattagli da un gruppo di pescatori dalla gola arrossata rispose con uno sciroppo di sua invenzione, poi tramutato in caramelle che su un peschereccio risultavano essere più comode di uno sciroppo. Già, pescatori. Il soprannome della squadra è Fishermen, i pescatori appunto, e questo già dice tutto. Fino al declino recente, qui tutto ruotava intorno alla pesca, con il paesaggio caratteristico fatto di fari e pescherecci, moli e gabbiani. In questo contesto nel 1908 venne fondato il Fleetwood FC, progenitore della squadra attuale. Una piccola realtà di provincia, che tuttavia seppe farsi notare vincendo la Lancashire Combination nel 1929 e la relativa coppa di lega nel 1932, 1933 e 1934, lanciando nel grande calcio un giovane portiere di nome Frank Swift, il quale diventerà titolare della porta dei Leoni d’Inghilterra nel periodo bellico e nel triennio immediatamente successivo.

areial-viewGli highlights della storia del Fleetwood originario finiscono sostanzialmente qui. Nel 1968, dopo sessanta lunghi anni come membro della Lancashire Combination, il club diventa co-fondatore della Northern Premier League, una delle tante leghe al di sotto della Division Four della Football League. I successi, però, stentano ad arrivare, e dopo due ultimi posti il club dichiarò infine fallimento nel 1976. Venne rifondato con il nome Fleetwood Town Football Club l’anno seguente, e contestualmente iscritto alla Cheshire League, dove rimase fino al 1982 quando la creazione della North West Counties League aprì una porticina ai pescatori di Fleetwood, i quali trovarono posto nella division two della lega. Gli anni ’80 videro il Fleetwood conquistare la promozione nella division one della NWCL (1984), giungere in finale dell’FA Vase nel 1985 (sconfitti a Wembley dall’Halesowen Town), divenire membri fondatori della division two della Northern Premier League nel 1987 e conquistare la promozione al primo tentativo, nel 1988. L’esperienza nella massima serie della Northern Premier League durò otto stagioni, fino a quando, nel 1996, il club fu nuovamente costretto a dichiarare il fallimento.

Nuovamente ri-fondato come Fleetwood Wanderers, venne ovviamente retrocesso di diverse categorie, fino alla Division One della North West Counties. Cambio del nome quasi immediato in Fleetwood Freeport a causa di uno sponsor, fortuna vuole che dopo tre anni si tornò alla denominazione di Town. Nel mezzo, la promozione nella massima serie della NWC nel 1999: l’inizio di una lunga scalata. Le tappe principali. Vittoria della NWC Premier, 2005; promozione Northern Premier League First Division, 2006; vittoria della NPL Challenge Cup, 2007; vittoria della NPL Premier, 2008. Nel giro di pochissimi anni fu Conference North, e poi Conference Premier perchè nel 2010, tramite playoffs, arrivò anche la conquista del quinto livello della piramide. Un’annata particolare, perchè l’esclusione del Fairsley Celtic causò l’assegnazione della vittoria automatica a chiunque avesse giocato contro di loro. Tre punti per tutti, anche per il Southport che si trovò così a condurre il campionato di un punto sul Fleetwood. Respinto il ricorso dei Fishermen, rimanevano i playoff, che ebbero però esito positivo, con il 2-1 all’Alfreton Town in finale.

The-sun-sets-at-Highbury--007Il 2011/2012, con i goal di Jamie Vardy e una striscia di 39 partite da imbattuti, fu l’annata della promozione in Football League, conquistata con due giornate di anticipo. Un sogno per i pescatori del Lancashire, che ad Highbury (un bel nome per uno stadio, non c’è che dire: è la casa dei rossi del Lancs dal 1934) avrebbero iniziato ad ospitare club di un certo prestigio. Ma potevano fermarsi lì? Ovviamente no. Dopo una stagione di assestamento, il 2013/2014 si è concluso con la promozione, tramite playoffs, in League One, a due passi dal massimo livello possibile. Senza più Micky Mellon in panchina (l’artefice della conquista della Football League), ma con Graham Alexander, i Fishermen daranno nuovamente battaglia, anche in League One. Quel che è certo è che quando si assiste a queste improvvise scalate, qualcosa c’è. Nell’organizzazione societaria, nell’ambiente, forse nell’aria che si respira. Aria di mare, che ha forgiato miti e pescatori. Gente dalla scorza dura. Comunque vada, il Fleetwood Town lotterà, potete starne certi.

William McGregor e la nascita della Football League

Ci sono momenti in cui si scrive la storia, quella con la S maiuscola perchè influirà in modo decisivo sulla vita delle generazioni successive. Generalmente, non si è consapevoli di farlo, a meno rari casi di lucida follia visionaria: un Churchill, quando promise “lacrime sudore e sangue” ai suoi compatrioti, immaginiamo sapesse di vergare a voce pagine di storia dell’umanità. Onestamente ci riesce difficile invece immaginare che sapesse cosa avrebbe lasciato ai posteri tal William McGregor, per gli amici Willy, per tutti il padre della Football League, a sua volta madre dei campionati di calcio per club. Oh, il Willy non cominciò esattamente col calcio. Arrivò a Birmingham da Braco, Pertishire, 515 sperdute anime nella Scozia centrale, bella e tutto ma non esattamente un posto di villeggiatura, a una delle città principali della rivoluzione industriale, neanche questa confusa mai con Sharm-el-Sheik ma con qualche cristiano in più rispetto alla natia contea, molto fumo in più ma soprattutto decisamente molte palanche in più. Qui mise in piedi un’attività di drappiere, ovvero commercio di tessuti, nel sobborgo di Aston, il che qualcosina dovrebbe lasciarvi immaginare sulle future relazioni calcistiche del nostro. Ecco, il calcio. La Scozia centrale era selvaggia e inospitale ma l’arte del football arrivò anche a Braco e qui, un giorno, il buon McGregor restò entusiasta di fronte a quelle partite ottocentesche che ci tramandono i racconti del tempo, gente col cappello in testa e i baffoni e porte senza traversa. Mise la passione per l’arte pedatoria in valigia con i vestiti e la traslocò con tutto il resto a Birmingham. Anno di grazia 1870. Qui venne a contatto con altri scozzesi, che nel frattempo avevano dato vita a una squadra locale, il Calthorpe di cui Willy divenne ben presto sostenitore e rivenditore ufficiale di maglie presso il suo negozio, immaginiamo procurandosi i tessuti necessari che in fondo era il suo vero lavoro. L’ormai mitica a questo punto drapperia divenne così una specie di bar sport, ritrovo per distinti signori appassionati di calcio che avrebbero anche cristonato dietro alle scelte dell’allenatore, se non fosse per il piccolo intoppo che all’epoca non esisteva l’allenatore. Quisquiglie.

La svolta della nostra storia è il 1877. In un modo o nell’altro, il nome William McGregor divenne famoso nell’ambiente, specie nei dintorni di Aston. Tre anni prima nella cara vecchia Handsworth quattro ragazzotti stufi delle pause invernali dettate dal cricket avevano preso carta e penna e fondato l’Aston Villa Football Club. Quando ci fu bisogno di dirigenti, i quattro andarono a bussare alla porta del negozio di McGregor che, vuoi per la vicinanza del nuovo club con, guess what, ovviamente la drapperia, vuoi per la forte componente scozzese – again – disse “yes“, entrando a far parte del comitato del club. Oddio, comitato. Willy si trovò anche ad arbitrare alcune partite, il che denota da un lato il romanticismo degli albori (immaginatevi vedere oggi una cosa del genere, un dirigente ad arbitrare, roba da Scherzi a parte), dall’altro l’evidente malattia di McGregor verso questo giochino che a noi piace, ma che a lui tanto schifo evidentemente non faceva. Ora, la passione conta ma fino a un certo punto, ovvero il momento in cui entra in gioco l’abilità. E il nostro si dimostrò incredibilmente abile nell’arte di far di conto, il che lo porterà a scalare posizioni all’interno del club, fino a diventarne presidente e poi membro permanente della dirigenza. Nel 1880, l’Aston Villa di McGregor vinse l’FA Cup. Il calcio però si trovò giocoforza di fronte a un bivio in quegli anni, un bivio chiamato professionismo. Da un lato i club del nord, più ricchi, che facevano ampio ricorso a mezzucci più o meno nascosti per pagare i giocatori e che spingevano per il professionismo, visto che l’FA non li prendeva bene i tentativi di aggirare le regole e ci andava giù di multe, dall’altro i club del sud, strenui oppositori di tutto ciò in nome del calcio amatoriale che, fino ad allora, era appunto la regola. Quando alcuni club del Lancashire minacciarono la creazione di una loro British Football Association in una sorta di guerra di secessione versione anglocalcistica, a Londra la questione venne posta con forza e lo stesso William partecipò all’incontro, perorando la causa del nord. Era il 20 Luglio 1885, il nord vinse anche questa versione della guerra, il professionismo divenne legale e agli occhi dei dirigenti si pose il successivo problema: come rendere il calcio fonte di profitto.

Fino a quel giorno il calcio era sostanzialmente una serie di amichevoli che suscitavano discreto interesse sì, ma che ora si trovavano a competere con la FA Cup e le coppe locali alle quali i club davano, con l’introduzione del professionismo, la precedenza. Cosa comportò tutto ciò? Facile. Molti club si trovavano improvvisamente ad attraversare lunghi periodi senza partite da disputare per mancanza di avversari, impegnati su altri fronti. Questa fu la molla che fece scattare nella testa del nostro drappiere l’ideona: ci mettiamo d’accordo, che so, dieci-dodici club ad inizio stagione, buttiamo giù un calendario di partite casalinghe e in trasferta alternate e a fine anno vediamo chi fa più punti. Eh? Che ne dite ragazzi? Banalmente, avvenne questo; il tono della lettera era un po’ diverso, e la trovate in fondo al post nella sua versione originale, che storicamente non avrà la stessa importanza ma per noi ha il valore della dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti o la Stele di Rosetta. L’ispirazione pare gli fosse venuta dal County Cricket Championship, se vogliamo credere alle sue parole; altri citano la lega di baseball USA o le regole proposte per un campionato di college football statunitense, la cui eco giunse in Inghilterra nel 1887. Torniamo alla lettera. McGregor propose anche una data, 23 Marzo 1888, il giorno prima della finale di FA Cup a Londra, Preston North End vs West Bromwich Albion, nemmeno troppo casualmente due dei club a cui McGregor indirizzò la lettera. Gli altri: Blackburn Rovers, Bolton Wanderers e….Aston Villa, perchè da vero gentleman Willy si mise almeno apparentemente in una posizione terza rispetto al suo club. Direte voi giustamente: ne mancano sette! McGregor, con mossa di grandissima saggezza, scelse (perchè di fatto li scelse lui) solo cinque club compreso il suo, lasciando aperta la porta per una decisione collegiale con la frase “and would like to hear what other clubs you would suggest“. Sti benedetti other clubs li conosciamo tutti oggi: Accrington, Burnley, Derby County, Everton, Notts County, Stoke, Wolverhampton Wanderers. Lunga gloria.

Il 17 Aprile successivo, a Manchester, vennero messi a punto i dettagli, nome compreso. The Football League non era la scelta di McGregor, che avrebbe preferito “Association Football Union”, cassato senza attenuanti in quanto troppo similare al Rugby. Non vennero invece stabiliti immediatamente i punti da attribuire in caso di vittoria, cosa che si fece (e che rimarrà per moltissimi anni, 2 per ogni vittora, 1 per il pareggio) solo a stagione iniziata, e per loro fortuna che non esisteva un equivalente del Processo del Lunedì che in questa cosa ci avrebbe sguazzato discretamente. Tutto era pronto. Alea iacta est, avrebbe a questo punto detto Caio Giulio Cesare, perchè la creazione della Football League scatenò la reazione degli altri club esclusi. Iniziarono a proliferare leghe su leghe nel tentativo di imitare quella di McGregor (ne divenne, scelta quasi scontata, presidente) che, sebbene partorita con ancora intenti amichevoli (ci dividiamo i guadagni e così via) divenne una grandissima fonte di guadagno per i club, perchè il pubblico si entusiasmò alla formula quasi immediatamente. Dicevamo, le leghe rivali. Queste ebbero spesso vita breve, e alcune vennero assorbite dalla stessa Football League (è il caso della Football Alliance – 1889 -, che divenne sostanzialmente la Division Two nel 1892); in altri sopravvivono tuttoggi, come la Southern League (1894), declassata però a lega dilettantistica che ha dovuto negli anni fare i conti con la sorella maggiore (la creazione della Division Three). Altrove invece l’idea di McGregor servì alla creazione di campionati nazionali, come per la Scozia, che nel 1890 diede vita alla propria Scottish Football League, nonostante McGregor avesse lasciato aperta la porta ai club della sua Scozia (il nome English League venne bocciato anche per questo motivo) Ah, dimenticavamo. L’avventura della Football League cominciò benino: il primo campionato, 1888-89, regalò ai posteri la leggenda degli Invincibles del Preston North End. Spazio per altre leghe? Seh, ciao.

Oh, McGregor trovò anche il tempo per divenire membro permanente della Football Association, restare presidente della Football League fino al 1894 e divenirne membro a vita l’anno seguente, non mancano mai a un incontro finchè glielo permetterà la salute, mai, anche standosene in silenzio in disparte, alzando lo sguardo quel tanto che bastava per far capire cosa pensasse. E ci sarebbe anche da parlare di baseball in questa storia. Il baseball? Sissignori, in tutto ciò questo distinto signore scozzese dalla folta barba provò anche a dar vita a un movimento britannico della palla con le cuciture ma, data la scarsa inclinazione dei britannici a giocare sport non inventati da loro, l’impresa fallì.

Morirà a Birmingham nel 1911, e oggi una statua a Villa Park ne celebra l’importanza per il nostro amato sport. Ah. Nonostante tutti gli impegni calcistici di una certa importanza, la sua drapperia la porterà avanti con tenacia e orgoglio fino alla fine dei giorni. Thank you, Willy.

Un monumento del calcio. McGregor

La storia dei club: Carlisle United

Carlisle, Cumbria. Una città conosciuta per….conosciuta per….beh, non proprio conosciutissima, diciamoci la verità. Ma per noi appassionati di calcio inglese, sede della squadra professionistica del Carlisle United, di cui parleremo non prima di un’introduzione geo-politico-economica, insomma due parole per evidenziare le peculiarità della città. Carlisle conta circa 70.000 abitanti, che la rendono una delle città più piccole ad aver ospitato una squadra di massima serie (come vedremo, per un solo anno), anche se come sempre, tenuto conto della conurbazione, si arriva a quasi 100.000 anime; è la county-town della Cumbria, contea nel nord-ovest dell’Inghilterra al confine con la Scozia, tant’è che la stessa città è soprannominata “the Border City”. Situata alla confluenza di tre fiumi, la città è un importantissimo snodo ferroviario lungo la linea “ovest”, quella che porta a Glasgow, così come è attraversata dalla M6, l’autostrada che porta, cambiando nome in M74 a Gretna (poco dopo il confine), anch’essa fino a Glasgow. Solita questione della rivoluzione industriale, come sempre, inutile dire che anche qui influì, e non poco, sulle sorti della città, proprio per il fatto di essere un crocevia con la Scozia e l’industrialissima Glasgow. Carlisle esprime un membro del Parlamento di Londra (fino al 1885 erano due), in questo momento il Tory John Stevenson.
E ora, via alla storia del Carlisle United, la passione di questa comunità borderline, tra Scozia e Inghilterra.

Carl_BadgeCarlisle United Football Club
Anno di fondazione: 1904
Nickname: the Cumbrians
Stadio: Brunton Park, Carlisle
Capacità: 18.000

Il Carlisle United nasce il 17 Maggio 1904, per un cambio di nome di una società preesistente, di cui il nuovo club non ha ritenuto ereditare la storia (che comunque risaliva a un anno precedente, per cui sarebbe cambiato poco) partendo, dunque, da zero. Tale club era lo Shaddongate United, i cui membri in tale data optarono per il cambio di nome. C’è un mito che riguarda tale avvenimento, ovvero che il Carlisle United nasca dalla fusione di Shaddongate e Carlisle Red Rose: mito facilmente confutabile analizzando un archivio della FA Cup, che nel 1905 registrò l’incontro tra Carlisle United e Red Rose, smentendo quindi l’idea di una fusione tra club. Il campo da gioco utilizzato dallo Shaddongate era Milhouse, che divenne anche la casa del Carlisle United, sebbene per un solo anno perchè, nel 1905, ci fu lo spostamento a Devonshire Park. Nello stesso anno il club si iscrisse alla Lancashire Combination League, partendo dalla second division, e guadagnando la promozione nel 1907. Il soggiorno a Devonshire Park durò poco: al termine della stagione 1908/09 il Duca di Devonshire sfrattò il Carlisle United che si trovò costretto a cercare una nuova casa. La casa venne trovata nell’estremo est della città, a Brunton Park, e questa volta il trasloco fu definitivo.

Nel 1910 il Carlisle United (insieme al Workington) venne escluso dalla Lancashire Combination per “motivi geografici” (evidentemente l’essere così a nord comportava problemi logistici e di costi per le altre squadre): il club fu costretto quindi a riparare nella North Eastern League, dove rimarrà fino al 1928 e di cui vincerà il titolo nel 1921/22. L’appena citato 1928 è l’anno in cui il Carlisle approdò nella Football League, per la precisione nella Third Division North, dove sostituitì il Durham City. Per i successivi vent’anni la casa dello United sarà quella, senza particolari acuti, in posizioni sempre distanti dalla vetta; e soprattutto, fino al 2004, il Carlisle farà ininterrottamente parte della Football League. La pausa forzata dovuta alla seconda guerra mondiale interruppe la monotonia dell’anonima vita nel retrobottega della Third Division, e il 1949 segnò una delle prime date da ricordare nella storia del Carlisle in Football League. In quell’anno infatti si decise di puntare, per uscire da suddetta malinconia, su un ex giocatore cresciuto proprio nel club: Bill Shankly. I risultati non tardarono ad arrivare, specie nella seconda stagione quando il Carlisle si trovò in lotta per la promozione prima di concludere al terzo posto. Una lite sui bonus fu la causa delle dimissioni di Shankly, e chissà come sarebbe andata la storia diversamente. Oltre a quel terzo posto, il grande Bill lasciò in eredità un pareggio in FA Cup ad Highbury e una serie di aneddoti davvero gustosi, come i discorsi rivolti al pubblico per spiegare strategie e cambi. Cumbrians perplessi, ma felici, visto che i biglietti raggiunsero vendite record.

Shankly aveva sostituito a Brunton Park Ivor Broadis, player manager dal 1945 al 1949. Un giorno il Sunderland si presentò alla sua porta interessato all’acquisto, e la scena in cui Broadis in qualità di manager discusse con i dirigenti dei Black Cats della cessione del Broadis giocatore dev’essere stata esilarante. Nei fatti, primo caso nella storia, si vendette da solo. Tanto scarso Broadis, però, non era, e quando tornò al Carlisle nel 1955 aveva nel frattempo indossato per 14 volte la casacca della Nazionale inglese, con 8 reti all’attivo. Comunque, il Carlisle nel 1958 venne retrocesso dalla Third Division North nella neonata Fourth Division in cui rimase, tranne una piccola parentesi nel 1962/63, fino al 1964. Da quell’anno cominciò il periodo d’oro nella storia dei Cumbrians, che nel giro di due stagioni giunsero, prima volta nella loro storia, in Second Division; e della seconda serie ne fecero la propria casa, visto che vi rimasero per un decennio abbondante. Nessuno poteva immaginare che la scalata al vertice del calcio non era finita, ma i sogni più rosei divennero realtà e nel 1973/74, grazie al terzo posto finale sancito da un rigore di Chris Balderstone, il Carlisle si ritrovò in First Division. Allenatore Alan Ashman, di ritorno al Carlisle (vi aveva già allenato dal 1963 al 1967) dopo aver vinto una FA Cup col West Bromwich Albion e una coppa greca con l’Olympiacos.

Rimarrà l’unica apparizione del Carlisle tra i grandi, ma quella stagione nell’olimpo del calcio inglese regalò comunque alcune piccole grandi soddisfazioni ai tifosi, come le vittorie contro Derby County (che vinceranno il titolo), Tottenham, Arsenal, Ipswich e il “double” contro l’Everton: vittorie inutili ai fini della classifica ma che rimangono ovviamente nella storia del club. La stagione si concluse con l’ultimo posto e l’inevitabile retrocessione, e la massima serie non tornerà mai più in queste terre del nord d’Albione. Il contraccolpo per la retrocessione fu tale che nel giro di due stagioni lo United si ritrovò in Third Division. Vi rimase fino al 1981/82, quando il ritorno in Second sembrò riaprire scenari di gloria, che tuttavia svanì sul più bello quando la cavalcata verso la massima serie sembrava cosa fatta, e quel campionato, il 1983/84, il Carlisle lo terminò al settimo posto. Due stagioni dopo la nuova retrocessione in Division Three, e da quell’anno (1986) lo United non ha più conosciuto la seconda divisione del calcio inglese. Anzi, la seguente retrocessione in quarta serie aprì un ventennio circa in cui solo in due occasioni il Carlisle giocò al terzo livello della piramide (prima Division Three, poi Two quando venne creata la Premier) vivacchiando perlopiù nell’ultimo livello della Football League, a un passo dalla Conference.

Perlomeno nel 1996/97 arrivò dalle parti di Brunton Park il primo trofeo di una certa importanza dai tempi remoti della Lancashire Combination. Parliamo del Football League Trophy, che gi uomini allora allenati da Mervyn Day vinsero ai rigori contro il Colchester United davanti ai 45.000 di Wembley vendicando la finale persa due anni prima. Era, questo, il periodo durato una decina d’anni (dal 1992 al 2002) in cui proprietario della squadra era Michael Knighton, che dopo aver fatto un tentativo (fallito) di acquistare il Manchester United (si presentò anche sul prato dell’Old Trafford per salutare il pubblico, facendo qualche “numero” col pallone lui, ex giocatore delle giovanili di Everton e Coventry) prese le redini del Carlisle. Promise “Premier league football by 2003”, che non si vide mai; esonerò il citato Day nominando manager…se stesso, ma soprattutto quando i suoi supporti finanziari vennero meno fece sprofondare il club sull’orlo dell’abisso della Conference: nella stagione 1998/99 fu solo un leggendario goal del portiere (in prestito) Jimmy Glass (potete trovarlo sulla nostra pagina Facebook) a salvare il Carlisle dalla prima stagione fuori dalla Football League da quando vi entrò a farne parte. La retrocessione, comunque, era solo questione di tempo, e arrivò inesorabile al termine della campagna sciagurata 2003/2004: in quel momento il Carlisle divenne la prima squadra nella storia del calcio inglese ad aver giocato in tutte e cinque le prime serie (verrà eguagliato questo particolare record da Oxford United e Luton Town).

Jimmy Glass festeggia

L’anno di Conference servì, tuttavia, come molla. La promozione ottenuta tramite playoff venne seguita dalla vittoria della Division Three, nel frattempo divenuta League Two. Da quel momento a oggi i Cumbrians hanno sempre militato al terzo livello dell’ormai consueta piramide, con l’acuto dei playoff nel 2007/2008, e l’eliminazione in semifinale per mano del Leeds United. Più fortuna hanno avuto per quanto riguarda il Football League Trophy, rivinto nel 2010/11 ma dopo ben tre finali perse; nell’occasione lo United ebbe la meglio del Brentford, 1-0 con sigillo del difensore Murphy. Questo è quanto. Il giocatore più famoso ad aver indossato la maglia blu dello United è sicuramente Peter Beardsley, che proprio da Brunton Park cominciò la sua lunga carriera, mentre per quanto riguarda gli allenatori è difficile non rinominare Bill Shankly, colui che costruirà il grande Liverpool. La maglia blu, abbiamo detto, e tale è sempre stata, fin dalla nascita del club. Nel corso degli anni sono stati aggiunti il bianco e, nel 1973, il rosso, che sono diventati parte integrante dei colori sociali e della divisa. Più interessante la storia del simbolo. Come sempre, il primo a comparire sulle divise fu lo stemma cittadino; poi, nel 1970, una volpe che corre, e qui la spiegazione è necessaria. John Peel: vi dice niente questo nome? E la canzone a lui dedicata “D’ye ken John Peel” (“ken” è “know” nel linguaggio locale del nord)? Niente, ma John Peel, nativo del Cumberland, è stato uno dei più famosi cacciatori che l’Inghilterra ricordi, e questo sì lo sappiamo tutti fino a poco tempo fa la caccia alla volpe era passatempo nazionale (e per fortuna non lo è più, ma questo è un mio parere). Da qui l’omaggio del club al famoso conterraneo, e la volpe (chiamata “Olga“, questo il nome di una volpe imbalsamata che la mascotte ‘Twinkletloes’ portava con se prima delle partite, e giuro non saprei come commentare il fatto) rimarrà per anni sulle maglie del Carlisle, in diverse versioni (tra cui una stile “Unione Europea delle volpi” che trovate QUI). Ultimamente è tornato a campeggiare lo stemma cittadino, ma la volpe rimane come mascot del club.

I viaggio a Carlisle, vista la distanza dalle zone turistiche, lo può fare solo il vero appassionato di english football. Ma ne vale la pena, sia per conoscere un club fuori dai riflettori, sia per Brunton Park, che mantiene ancora un fascino antico sebbene parzialmente ristrutturato, sia per…Olga!

Records

  • Maggior numero di spettatori: 27.500 (Carlisle United – Birmingham City, 5 January 1957, FA Cup 3rd Round)
  • Maggior numero di presenze in campionato: 466, Alan Ross
  • Maggior numero di reti in campionato:

Trofei

  • Football League Trophy: 1997, 2011

Fonti: Wikipedia, Carlisle United official website, Carlisle United-mad, The Beautiful History, Historical Football Kits

Le maglie della Premier, puntata speciale: Lillywhites

Eccoci ritornati, dopo molto tempo, con la rubrica sulle maglie. Oggi però, rispetto alle puntate abituali, c’è un cambiamento. Non parleremo delle divise di qualche squadra di Premier, ma di uno dei posti più famosi in cui comprarle.

Al centro di Londra, a poche centinaia di metri da Oxford Street, ed in particolare alla fine di Regent Street, nella famosa Piccadilly Circus, si trova uno dei più antichi e grandi negozi di sport della capitale inglese.

Situato nell’enorme palazzo con davanti la famosissima statua, Lillywhites si sviluppa su un totale di 10 piani, all’interno dei quali è possibile trovare sia attrezzature sportive di tutti i tipi, sia scarpe, maglie, e vestiario per il tempo libero.

Il piano che interessa noi, però, è il 2nd floor. Arrivando dalle scale, un appassionato di calcio non potrà che rimanere a bocca aperta trovandosi di fronte una stanza, di dimensioni importanti, completamente rivestita di maglie da calcio, tute, pantaloncini e tutto ciò che una squadra professionistica ha da offrire per quanto riguarda l’abbigliamento. Come si può vedere dalla foto, sia sulle pareti, tanto al centro della sala, sono presenti tutte le maglie delle più importanti squadre della massima serie inglese, sia quelle delle più famose squadre estere.

La caratteristica più importante però, oltre la quantità, riguarda i prezzi. Lillywhites infatti, oltre ad avere prezzi di partenza molto bassi, nei periodi disaldi (luglio/agosto e ottobre/novembre solitamente) ribassa ulteriormente i prezzi, così che si possono trovare maglie della stagione in corso a poco più di 40 euro l’una, e maglie della stagione precedente ribassate alle volte anche a meno di 10 euro. In particolare su uno stand si trovano ogni tanto quelle maglie che loro definiscono fallate ma che spesso in realtà non sono altro che sporche, e che proprio per questo vengono vendute a prezzi da mercatino. Io stesso ho trovato una maglia della nazionale inglese, con nome e numero, a 5 sterline solo per la presenza di una macchia su una manica, macchia sparita dopo il primo lavaggio.
   Molto interessante la parte dedicata alla nazionale. Infatti, oltre alle maglie contemporanee della rappresentativa di Roy Hodgson, si possono trovare molte riproduzioni delle maglie che hanno fatto la storia del calcio inglese, come ad esempio quella indossata nella sfortunata semifinale degli Europei del 1996 persa contro la Germania.

Allo stesso modo si possono trovare alcune riproduzioni delle maglie passate delle squadre di club più famose in Inghilterra, quali Chelsea, Aston Villa, Manchester City, solo per citare alcuni esempi.

Insomma, se vi trovate a Londra, e volete portarvi via un ricordo “calcistico” del Paese con il più bel campionato del mondo, salite su un double-decker, arrivate a Piccadilly Circus, fatevi una foto ricordo davanti alla statua, e poi entrate nel sogno di qualsiasi appassionato. Non ne resterete delusi, ve lo assicuriamo.

Le rivalità del South Devon

Jacopo Ghirardon, che avrete imparato a conoscere per il pezzo sul Truro City di qualche tempo fa, ci regala un’altra perla e ci porta nel mondo del South Devon, contea occidentale dell’Inghilterra sede di tre squadre di calcio, l’Exeter City, il Plymouth Argyle e il Torquay United che quest’anno parteciperanno alla League Two e che sono divise da una fiera e sentita rivalità.

Poche regioni inglesi sono famose come il Devon: un nome che evoca terre un po’ selvagge e austere, all’apparenza, ma con una grande storia, cultura e tradizione, specie nelle 3 città principali. Perché il Devon, forzando un po’ il paragone, è come la Scozia: a sud ci sono le grandi città e il principale motore economico e culturale della contea, mentre a nord i paesi sono piccoli, la natura selvaggia e le tradizioni, miste tra il britannico e il celtico (l’influenza Cornica a ovest e Gallese a nord del canale di Bristol) si fanno sentire. Dartmoor ed Exmoor, i due parchi naturali principali (tra i più grandi dell’intera nazione), come le Highlands scozzesi, insomma. Come si intuisce da questa introduzione, il Devon è una regione molto orgogliosa, dove esiste grande rivalità di campanile tra le città principali. Exeter, Torquay e Plymouth, tre città racchiuse in una specie di triangolo distanti al massimo 50 km l’una dalle altre, si contendono il South Devon Derby, una delle rivalità locali più sentite di tutta l’Inghilterra. Tre località con una storia completamente diversa, sia dal punto di vista culturale, che da quello calcistico, che per la prima volta dopo moltissimi anni si ritrovano nello stesso campionato, quello di League 2 iniziato lo scorso sabato. Riassumendo, in maniera sommaria, Exeter si può definire il centro culturale e storico della regione, una delle città più ad ovest fondata dagli antichi romani, Torquay la piccola e graziosa località balneare, che negli ultimi anni si è saputa trasformare diventando il principale centro della British Riviera, località un po’ pittoresca e un po’ posh apprezzata ormai non solo nel Regno Unito. E poi c’è Plymouth, il grande porto industriale, uno dei più grandi della nazione; da li parte il Tamar Bridge, quello che divide il Devon dalla Cornovaglia: terre di confine, insomma.

La bandiera del Devon

Il calcio, in queste zone, arriva un po’ più tardi che nel resto del paese: è il 1886 quando a Plymouth viene fondato l’Argyle FC, nome piuttosto curioso su cui esistono varie versioni: la più in voga è quella che la squadra si chiami cosi in onore degli Argyll and Sutherland Highlanders, un reggimento militare che possedeva all’epoca una forte squadra di calcio. Un’altra possibilità sia che la squadra sia stata fondata in un pub di Plymouth chiamato Argyle Tavern. Non ci sono dubbi invece sulla provenienza del nickname della squadra, ossia Pilgrims: nel 1620 i membri di una setta religiosa partirono da Plymouth con la Mayflower, la barca rappresentata nel logo societario della squadra, per colonizzare il nuovo mondo e in particolare il Massachusetts. Nel 1903, con l’iscrizione alla Southern League, la squadra assunse la denominazione attuale. Il calcio ad Exeter mosse i primi passi nel 1890, con la fondazione dell’Exeter United, squadra che prese il nome da una società attiva nel cricket, e il St.Sidwell’s United, che invece prese il nome dalla strada su cui era stata fondata. Nel 1903 le società decisero di unirsi nell’Exeter City, giocando a St.James Park, vecchio stadio dello United e tuttora stadio dell’Exeter. Nel 1914 la squadra andò in tournee in Sudamerica, affrontando, nella loro prima partita della storia, la leggendaria Seleçao brasiliana, che si aggiudicò il match per 2-0. A Torquay la prima squadra, chiamata Torquay Town, venne fondata nel 1899, anche se iniziò ad essere attiva a livello di campionati solo nel 1910. Nel 1921 avvenne la fusione tra Torquay Town e Babbacombe (una piccola località sempre nell’area di Torbay), dando vita al Torquay United e venendo iscritti alla neonata Football League Third Division, unendo i propri destini a quelli delle altre due squadre della contea con il quale il Torquay voleva primeggiare, ossia Plymouth ed Exeter: nasce qua il mito del South Devon Derby.

Plainmoor, la graziosissima casa del Torquay United

Nonostante l’iscrizione, però, il Torquay debbe aspettare il 1927 per poter partecipare alla Third Division, categoria nella quale il Plymouth arrivò sempre tra le prime 4 squadre nei primi dieci anni, ottenendo però mai il titolo che avrebbe permesso la promozione in Second Division. Solo nel 1930 l’Argyle riuscirà a spezzare la maledizione e ad essere promosso, lasciando dietro i rivali locali Exeter e Torquay, praticamente fino a qualche anno fa: infatti l’Argyle si stabilizzerà sempre tra Division 3 e Division 2 (dove trascorrà la maggior parte delle proprie stagioni, equivalente delle attuali League One e Championship, senza ottenere però mai la promozione in First Division/Premier: attualmente Plymouth è la più grande città inglese (258.000 abitanti, ndr) a non aver mai visto la principale divisione del calcio Inglese. Parallelamente, Exeter e Torquay non andarono mai oltre la terza serie, anche se l’Exeter, al contrario del Torquay, ebbe una serie più ampia di successi, tra cui una deep run in FA Cup nel 1980 conclusasi al sesto turno ed il titolo della fourth division (League Two) nel 1990. Il Torquay trascorse invece la maggior parte delle proprie stagioni nell’ultima divisione del calcio professionistico inglese, trovando li la propria dimensione e aumentando di fatto la rivalità contro l’Exeter, mentre il Plymouth, ormai stabile in cateogorie superiori, estese la propria rivalità alle due squadre di Bristol, City e Rovers, con il quale si contese il Western Countries derbies.

L’inizio degli anni 2000 segnano una svolta negativa per tutte le due squadre del Devon “minori”, ossia Exeter e Torquay: nel 2003 l’Exeter infatti viene travolto da una crisi economica, emersa dopo varie stagioni di cattiva gestione, che comportano alla retrocessione in Conference dopo un disperato duello con un’altra squadra che all’epoca navigava in pessime acque, lo Swansea City. Fu la prima retrocessione dalla Football League dopo 83 anni ininterrotti all’interno delle prime quattro serie del calcio inglese, una mazzata per molte squadre, che spesso pagano oltremondo la retrocessione da League 2 a Conference, dove gli introiti sono ovviamente minori. Ad Exeter però si mosse il pubblico, e nel 2004 il Supporters’ Trust completò l’acquisto del club: il primo esempio di club comprato dai propri tifosi nella storia. Nonostante le difficoltà, ovvie per una iniziativa all’epoca considerata quasi un azzardo, ci furono due eventi che permisero di superare la crisi ai nuovi proprietari: nel 2005 l’Exeter fu protagonista di una grande FA Cup, dove arrivò al terzo turno a sfidare il Manchester United: ad Old Trafford, spinta da quasi 10mila tifosi, l’Exeter strappò un clamoroso pareggio che costrinse i Red Devils il replay a St.James Park; qui però si spense il sogno dei Grecians, battuti 2-0 con goal di Scholes e Cristiano Ronaldo. Precedentemente, per il centenario del club, una rappresentativa venne inviata dalla federazione Brasiliana, quasi per contraccambiare quanto successo nel 1914. Entrambe le occasioni portarono molti soldi nelle casse del club, che potè stabilizzarsi nella categoria per cercare di tornare in League 2: nel 2006-07, però, il sogno venne spezzato dal Morecambe che vinse 1-2 nella finale playoff. Proprio nel 2007, il Torquay United, dopo una stagione fallimentare, retrocesse in Conference, creando i presupposti per la rinascita del Devon Derby per eccellenza: infatti ai nastri di partenza della stagione 2007-08 entrambe le squadre si presentavano come favorite per la promozione: a fine stagione, arriveranno terze e quarte, garantendosi l’accesso alla semifinale playoff, dove le squadre si troveranno contro: una battaglia senza precedenti, un mors tua vita mea d’altri tempi: all’andata a St.James Park il Torquay si impose 1-2, mettendo una seria ipoteca sul passaggio del turno. Nonstante ciò, il sabato successivo furono oltre 3000 i tifosi che si mossero da Exeter per invadere il piccolo Plainmoor (7.000 spettatori in tutto), ovviamente gremito: dopo l’1-0 dell’intervallo per i Gulls sembrava tutto finito, invece quattro goal nel finale diedero il biglietto per Wembley all’Exeter City, e una enorme delusione al Torquay. Delusione che divenne disperazione due settimane dopo: infatti l’Exeter battè il Cambridge e tornò in League 2, mentre il Torquay, con il morale sotto i tacchi, si presentò a Wembley per la finale del Trophy contro l’Ebbsfleet: ovviamente, anche qua il Torquay perse (1-0): una stagione da buttare, insomma. La stagione successiva, però, il Torquay si riprese, e riuscì a tornare nella Football League, vincendo il playoff contro il Cambridge United nella finale di Wembley.

St James Park che si intravede nel mezzo di Exeter

Sulle ali dell’entusiasmo della promozione, l’Exeter arrivò seconda nella prima stagione dopo il grande ritorno in League Two, garantendosi la promozione in League One per la stagione 2009/10. Stagione, quella, che sancì l’inizio della crisi per il Plymouth Argyle: affogato dai debiti, i Pilgrims iniziarono a prendere una bruttissima piega, e venne retrocesso in League One, dove avrebbero affrontato per la prima volta dopo quasi 40 anni l’Exeter City, dando i presupposti per il ritorno del derby del Devon tra le due città principali: arriviamo dunque alla stagione scorsa, quando le squadre si ritrovano in League One: sarebbe potuto arrivarci pure il Torquay, ma la sconfitta nel playoff di League Two contro lo Stevenage costò la promozione ai Gulls. Ma il destino volle unire le tre squadre, e cosi, nella scorsa stagione, Exeter e Plymouth retrocessero in League Two, mentre il Torquay fallì ancora nei playoff (questa volta in semifinale contro il Cheltenham). Non fu una semplice retrocessione quella del Plymouth, che entrò in amministrazione rischiando addirittura una pilotata retrocessione in Conference South, che avrebbe portato in soli 3 anni l’Argyle da il dominio nella zona dell’intero South West ad un potenziale derby contro i “cugini” del Truro City (in Cornovaglia la squadra nettamente più tifata tra le “grandi” è appunto l’Argyke): cosa che per fortuna non avvenne, e ad inizio estate le cose si sono sistemate per l’Argyle. Arriviamo dunque ai giorni nostri, quando tutte e tre le squadre sono tra le candidiate alla promozione. Non ci mettiamo nei panni della cittadina di Newton Abbot, che sostanzialmente si trova al centro del triangolo formato dalle tre città: in caso di derby “importanti”, la non si può stare tranquilli, visto la fiera rivalità tra tre città e squadre un po’ periferiche nella storia del grande calcio inglese ma con coraggio e orgoglio da vendere. Perchè in questa stagione non c’è solo in palio una promozione, ma il dominio su una regione.

Jacopo Ghirardon (twitter: @Ghirarz)

Marco dell’ormai noto Londra Calcistica è stato nei tre stadi. Potete trovare i suoi racconti qui:

http://londracalcistica.blogspot.co.uk/2012/07/exeter-city-football-club.html
http://londracalcistica.blogspot.co.uk/2012/07/plymouth-argyle-football-club.html
http://londracalcistica.blogspot.co.uk/2012/07/torquay-football-club.html