2013-14 Premier League preview

Finalmente un po’ di incertezza!

Dopo anni di dominio Manchester United, la stagione della Premier League, che si apre il 17 agosto con l’anticipo Liverpool-Stoke City, presenta tutte le carte per essere una delle più intriganti di sempre.

Molti fattori contribuiscono a tutta questa anticipazione ed a questa imprevedibilità. Innanzitutto i cambi di manager sulle panchine dei club giunti ai primi tre posti lo scorso anno (Man Utd, Man City e Chelsea), su quella dell’Everton e su quella dello Stoke City. Ci sono poi le situazioni ancora tutte da definire, entro il 31 agosto, per tre stelle (Gareth Bale, Luis Suarez e Wayne Rooney) che potrebbero spostare di molto i valori in campo. Infine l’arrivo di tre nuovi club (Crystal Palace, Hull City e Cardiff City) e di tanti nuovi giocatori da praticamente tutto il mondo. Valutare tutto sarà impresa complessa.

Jose Mourinho ritorna al Chelsea per vincere subito.

Jose Mourinho ritorna al Chelsea per vincere subito.

Fare una previsione/figuraccia, stilando la classifica finale, è però un dovere.

1. Chelsea
Il ritorno del grande portoghese a Stamford Bridge è stato il tormentone della scorsa stagione. Alla fine, come ampiamente previsto, Josè Mourinho è ritornato sul luogo del delitto. Ritrova Peter Cech, John Terry e Frank Lampard della vecchia guardia. Ma trova soprattutto un’accoppiata formidabile a centrocampo: Juan Mata ed Eden Hazzard. Trova Oscar e l’attaccante Romelu Lukaku (un remake di Didier Drogba?), trova una grande squadra. Mou sceglie sempre dove andare per tentare di vincere. Vorrebbe anche Wayne Rooney, mentre il Barcellona vuole David Luiz. Anche senza quei due quello che ha può bastare.
Chelsea campione.

2. Manchester United
Decisivi due elementi: il futuro di Wayne Rooney e la salute di Robin Van Persie. Sostituire Sir Alex Ferguson è praticamente impossibile. David Moyes ci proverà. Ha tentato e sta tuttora tentando di riportare in Inghilterra Cesc Fabregas. È ovvio che pensa che allo United manchi ancora qualcosa. Come scrissi lo scorso anno, secondo me, lo United può soffrire molto in difesa e se infila una partenza sfortunata…
Secondi di un soffio davanti al City.

3. Manchester City
Da ricostruire principalmente il rapporto con i giocatori. Manuel Pellegrini (ex-Malaga) è arrivato anche per questo. Come si inseriranno Jesus Navas, Alvaro Negredo, Stevan Jovetic e Ferdinandinho? Tutto dipenderà ancora da Yaya Tourè e David Silva. Matija Nastasic sarà fuori per il primo mese. Annunciata l’intenzione di espandere l’Etihad Stadium da 47,000 a 60,000.
Con un pizzico di fortuna potrebbero anche vincere il titolo. Ma sarà un combattuto terzo posto, appena dietro ai rivali cittadini.

4. Tottenham Hotspur
Vendere Gareth Bale non avrebbe alcun senso. Potrebbe davvero essere finalmente l’anno buono per gli Spurs e non ci si priva del giocatore dell’anno. Hanno mantenuto, unica tra le top 4, il loro manager. Paulinho e Roberto Soldado possono essere i due elementi decisivi per Andres Villas-Boas. Arrivati pure Nacer Chadli ed Etienne Capoue. Recuperato Younès Kaboul. Top 4 garantito.

5. Arsenal
Ancora una volta stagione decisiva per Arsene Wenger! Non è arrivato nessun nome di rilievo. Hanno cercato Gonzalo Higuain ed offerto £ 40,000,001 per Luis Sanchez per rinforzare l’attacco, ma anche il centro della difesa necessita di migliorie. Molti giovani che possono fare bene, ma sono davvero forti?
Europa League.

6. Liverpool
Continuità è la parola chiave per la stagione del Liverpool di Brendan Rodgers. C’è la nube Luis Suarez, che salterà le prime sei partite per squalifica, ma il problema è più profondo. Serve ripetere le prestazioni buone, che ci sono state lo scorso anno, ogni settimana. Sono arrivati Iago Aspas e Kolo Tourè a creare stabilità a centrocampo e proprio nelle ultime ore anche Aly Cissokho in prestito dal Valencia. Giocatori che dovrebbero garantire la diminuzione di quei cali di tensione che hanno pesato lo scorso anno. Simon Mignolet deve confermare sotto la Kop le buone stagioni fatte al Sunderland. Sesto posto (quantomeno sarebbero davanti all’Everton), ma il proprietario John W. Henry spera finalmente di finire nei top 4. Se arrivasse un altro bomber.

7. West Ham
Sam Allardyce sprizza ottimismo da tutti i pori. Se Andy Carroll finalmente diventerà l’attaccante che può essere per gli Hammers ci saranno grandi soddisfazioni. L’arrivo di Stewart Downing ha messo le basi per una bella accoppiata là davanti. Ed a rafforzare la difesa è giunto Razvan Rat dallo Shakhtar Donetsk. Esagero perché mi piace Sam e li metto al settimo posto.

Per £15 milioni Andy Carroll passa dal Liverpool al West Ham.

Per £15 milioni Andy Carroll passa dal Liverpool al West Ham.

8. Newcastle United
Non credo in un collasso simile alla scorsa stagione. Alcune delle ultime partite hanno mostrato un Newcastle molto migliore della classifica finale. Interessantissimo l’arrivo di Loic Remy. Papiss Cisse e Shola Ameobi sapranno rimpiazzare Ba? Credo di sì. Top 8.

9. Swansea
Non sono più una sorpresa. Dalla bancarotta alla Premier League sarà anche un film sul grande schermo.
Ad aiutare Michu arriva l’ivoriano Wilfried Bony e dal Liverpool ecco Jonjo Shelvey. Hanno giocato un calcio bellissimo lo scorso anno e per quanto ripetersi sia difficile il talento non sparisce nel nulla. Michael Laudrup vuole completare il lavoro. Meritano di ritornare in Europa, ma non sarà facile, però un nono posto non sarebbe poi così male.

10. Everton
Nell’esatto momento in cui David Moyes ha firmato per il Man Utd, Roberto Martinez è diventato il favorito per rimpiazzarlo all’Everton. Il lavoro fatto da Martinez con il Wigan è stato strepitoso. E allora è facile presumere che farà lo stesso a Goodison Park. La mia domanda è: potrà fare meglio? Ma prima viene un’altra questione: riuscirà a trattenere Leighton Baines e Maroune Fellaini? Per ora offerte respinte al mittente. Intanto è arrivato Gerard Deulofeu dal Barcellona.
Top 10, ma se scappano in troppi verso Old Trafford (in estate o in gennaio), Martinez rischia di sprofondare.

11. West Bromwich Albion
Hanno perso Romelu Lukaku. Hanno firmato Nicolas Anelka e preso in prestito Matej Vydra (Watford via Udinese). Steve Clarke farà di tutto per ripetere l’ottavo posto dello scorso anno, ma non sarà facile. Sono calati pesantemente nella seconda metà di stagione. È arrivato pure Diego Lugano ed ha firmato un contratto fino al 2017 il centrocampista Youssouf Mulumbu.
Appena fuori dalle prime dieci, ma difficile ottenere qualcosa di più.

12. Aston Villa
Non credo ad una stagione disgraziata come la scorsa. Ed a fine stagione la cura Paul Lambert cominciava a dare i suoi frutti, infatti sono state le ultime dieci partite che hanno salvato il Villa. La notizia dell’estate è stata la permanenza di Christian Benteke, che sembrava volesse andarsene. Una non-mossa chiave, direi. Decisivo anche il contributo di Matthew Lowton (confermato dopo l’arrivo dallo Sheffield United). In un paio d’anni potrebbero puntare a ritornare in Europa.

13. Sunderland
Paolo Di Canio. Un nome, una nuova disciplina. Con tutta l’estate per lavorare, con molti nuovi arrivi c’è aria di grande cambiamento allo Stadium of Light. Nuovo staff di allenatori e preparatori, molti italiani. E dall’Italia arriva Emanuele Giaccherini. Dall’Arsenal viene il nuovo portiere Vito Mannone. Di Canio ha conquistato Sunderland con uno strepitoso 3-0 nel derby contro il Newcastle e poi ha completato l’opera con la salvezza. Ora deve confermarsi. Lucky 13.

Paolo Di Canio ha portato un po' d'Italia a Sunderland: ecco Emanuele Giaccherini.

Paolo Di Canio ha portato un po’ d’Italia a Sunderland: ecco Emanuele Giaccherini.

14. Southampton
Lavoro efficace di Mauricio Pochettino. La proprietà lo riconosce affidandogli fondi per firmare il difensore del Lione Dejan Lovren ed il centrocampista Victor Wanyama dal Celtic. Rimane pure il diciottenne Luke Shaw, terzino sinistro. Ma il momento è tutto per Rickie Lambert che, alla bella età di 31, ha esordito e segnato con l’Inghilterra. La facile partenza dovrebbe garantire una salvezza tranquillissima ai Saints.
Per essere da top 10 hanno bisogno di un altro attaccante. Arriverà?

15. Fulham
Mohamed Al Fayed dopo 16 anni vende il club a Shahid Khan, proprietario dei Jacksonville Jaguars della NFL.
Vedremo che cosa vorrà dire da un punto di vista finanziario. Nel frattempo Arne Riise vuole andarsene, mentre Darren Bent resterà. Interessante anche l’arrivo di Maarten Stekelenburg. Martin Jol ha fatto un buon lavoro lo scorso anno, ma credo non avrà vita facilissima. Molto dipenderà da Dimitar Berbatov ed il suo umore. Un nome da tenere d’occhio quello del marocchino Adel Taarbat, centrocampista giunto dal QPR. Salvezza tranquilla.

16. Norwich City
C’era preoccupazione a Carrow Road. E così Chris Hughton è andato sul mercato ed ha fatto la spesa. Sono arrivati Ricky van Wolfswinkel dallo Sporting Lisbona, 24-enne olandese e Gary Hooper dal Celtic. Devono portare gol, pochi dubbi. Speranze anche per il giovane Nathan Redmond, giunto dal Birmingham City. Un altro olandese sarà Leroy Fer, che doveva andare all’Everton. Restano dubbi sulla qualità e la zona retrocessione si fa pericolosamente vicina.

17. Cardiff City
L’obiettivo è la sopravvivenza (e vincere i due derby con il Swansea). Il proprietario della Malesia, Vincent Tan, ha messo qualche milione e sono arrivati dal Tottenham il difensore Steven Caulker e dalla Corea del Sud il nazionale Kim Bo Kyung. Tutto però girerà attorno all’energia di Craig Bellamy.
È molo raro che tutte le tre neopromosse retrocedano, ma se c’è una stagione in cui può accadere è questa. Il Cardiff tenterà di evitare che ciò accada. Il manager Malky Mackay ha chiesto il pieno appoggio del pubblico, soprattutto nei momenti di difficoltà, e ce ne saranno, garantito. Salvi per un punto.

18. Stoke City
L’era di Tony Pulis è finita. Saprà Mark Hughes cambiare la mentalità di un club che faceva della difesa e della brutalità la propria forza? Lavoro molto complesso. Ma chi segnerà i gol per evitare la retrocessione? Forse nessuno. Chi sono Juan Agudelo, Marc Muniesa ed Erik Pieters?
I Potters hanno un ottimo portiere in Asmir Begovic. Ne avranno bisogno e forse non basterà.

Mark Hughes riuscirà a cambiare la mentalità dello Stoke City?

Mark Hughes riuscirà a cambiare la mentalità dello Stoke City?

19. Crystal Palace
Davvero la squadra che meritava di salire in Premier League era probabilmente il Watford, ma si sa, ai playoff, tutto può accadere. Su 38 partite invece accade quello che deve accadere. Il proprietario Steve Parish vuole affrettare i tempi per i lavori a Sellhurst Park. Servono fondi per restare in Premier League. Nel frattempo nuovi contratti sono stati firmati da Owen Garvan, Peter Ramage e Danny Gabbidon. A parte questo non è arrivato nessun nome di rilievo. Il piano era portare Darren Bent per sostituire Wilfried Zaha che ora è al Man Utd. Occhio allo spagnolo Jose Campana, giunto dal Siviglia. E poi c’è sempre Kevin Phillips a togliere le castagne dal fuoco (un quarto d’ora a partita la sua autonomia però). Bello rivedere le Eagles in Premier League, Ian Holloway è un bravo manager e la sua precedente esperienza con il Blackpool sicuramente sarà utile, ma guardatele bene perché potrebbe essere un one-year show.

20. Hull City
Il miracolo di Steve Bruce non si ripeterà. Però Bruce ha alcune colonne su cui lavorare: il portiere Allan McGregor, dalla Scozia via Besiktas, il centrocampista Tom Huddlestone ed il prestito Jake Livermore (gli ultimi due entrambi dal Tottenham). Poi Ahmed Elmohamady dal Sunderland, così come Danny Grahham. Servirà lavoro di amalgama. La cosa positive è che hanno speso con giudizio per cui se dovesse arrivare la retrocessione si eviterà anche il collasso finanziario.

E per concludere in bellezza, tre nomi per il Championship, Watford, Nottingham Forest e Leicester City.

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Premier League 2012-13 Review

Dovete credermi sulla parola. Questo era il mio pronostico targato agosto 2012.

Se volete potete saltare a piè pari tutto quello che è scritto in corsivo. Per semplicità ho messo le venti posizioni in classifica in una lista in fondo.

Sarà nuovamente Manchester affair

Non ci saranno più le bandiere, ma l’ultimo a passare dall’Arsenal al Manchester United fu Viv Anderson (terzino destro) nel 1987. Fu il primo giocatore in assoluto acquistato da Sir Alex Ferguson al Man Utd. Costò £250,000. Oggi per cento volte quel prezzo (che sarà invece la sua paga settimanale per quattro anni) Ferguson strappa all’Arsenal il 29enne Robin Van Persie. Si forma così il quartetto d’attacco Rooney-Welbeck-Hernandez-Van Persie (95 gol combinati nella scorsa stagione) ed il manager scozzese promette il Triplete come nel 1999 (quartetto d’attacco Yorke-Cole-Sheringham-Solskjaer).

Il Man Utd diventa così la squadra favorita per la Premier League nel 2012-13. Certo ad Old Trafford hanno speso più di altri (nonostante l’enorme debito creato dai Glazer, ma giudicato “manageable” dalle regole del FFP) e devono pure scaricare Dmitri Berbatov (pagato £31m), anche se sembra che nessuno lo voglia. Certo, Ryan Giggs ha giocato il suo primo torneo estivo e potrebbe risentirne e certamente Paul Scholes ha un anno in più, ma una stagione senza trofei (la prima dal 2005) per Ferguson significa vendetta.

La mossa Van Persie è la risposta al gol di Sergio Aguero che ha trafitto al cuore lo United al novantatreesimo minuto dell’ultima partita di campionato. Vedere i rivali del City che festeggiano il titolo dopo 44 anni, mentre Ferguson aveva detto che sarebbe morto lui prima, deve essere stato doloroso. Meno che morire, credo, ma abbastanza. E dal Borussia Dortmund è arrivato, per £12m, anche Shinji Kagawa. Ma sono davvero in attacco i problemi dei Red Devils?

Il 2-3 con il Blackburn, lo 0-3 a Newcastle, il 3-3 con Il Chelsea ed il 4-4 con l’Everton fanno 13 gol subiti in 4 partite. Li hanno chiamati Defensive Horror Shows. Per non parlare dell’1-6 in casa contro il City. Il ritorno di Nemanja Vidic dovrebbe aiutare, ma David De Gea ed alcuni pezzi della difesa restano, per me, una debolezza. Ferguson vuole vincere segnando ancora di più. Spesso ha avuto ragione lui.

Roberto Mancini invece ha potuto solo vendere. Il Man City ha speso tantissimo lo scorso anno e così l’unico arrivo è stato quello di Jack Rodwell (£12m) dall’Everton. Non hanno perso praticamente nessuno ed hanno a disposizione Carlos Tevez fin dall’inizio. Hanno finto interesse per Van Persie solo per alzare il prezzo.  Devono liberarsi di Emmanuel Adebayor (Tottenham) e forse anche di Edin Dzeko. Già così sono in troppi. La squadra è oggettivamente molto forte e con un altro difensore e, forse, un centrocampista, potrebbe ripetersi come campione. Ma ci saranno gli impegni europei, le coppe e le coppette. Mancini deve gestire le energie al meglio. Ha firmato un quinquennale per cui lavorerà tranquillo. Capitan Vincent Kompany ha firmato pure lui, per sei anni. Sergio Aguero ha detto no al Real Madrid. Yayà Toure e David Silva sono due campioni. Il City sarà lì fino alla fine, magari al novantaquattresimo questa volta.

Il Chelsea di Roberto Di Matteo ha perso Didier Drogba e Salomon Kalou. Dopo la cacciata di AVB, Di Matteo ha preso in mano la squadra e l’ha rivoltata. Ha però vinto “solo” la Champions League. Ora deve ripetersi in campionato. Per farlo ha fatto due acquisti pesanti: dal Lille è arrivato Eden Hazard (£32m) e dall’Internacional l’ennesimo brasiliano di nome Oscar (£25m). Per vincere la PL servono 80-90 gol. Non so da dove arriveranno, ma certamente servirà il vero Fernando Torres. La squadra sta invecchiando, Ashley Cole, John Terry, forse lo stesso Peter Cech andranno prima o poi rimpiazzati. Una soluzione sarà adottare lo stile calcistico catalano, come sembra volere il russo. Ci vorrà del tempo, forse, ma il posto dietro alle due di Manchester il terzo posto potrebbe essere alla portata dei blues.

Arsenal. Wow.  Considerando gli ultimi sette anni, Robin Van Persie è il quinto capitano che lascia il club dopo Patrick Vieira, Thierry Henry, William Gallas e Cesc Fabregas. La fascia deve essere allergica o cosa? Nulla è perduto. Robin non è mai stato Batman. In otto campionati ha avuto una grande stagione e cinquantasette infortuni. Il prossimo anno avrà trent’anni. E mentre Arsene Wenger negoziava con il mondo, all’Emirates erano già arrivati Olivier Giroud (dal Montpellier) e Lukas Podolski (dal Colonia) per un totale di £24m. Con altri £14m il tecnico francese si era portato a Londra anche Santi Cazorla (dal Malaga).

Dodici mesi dopo aver perso Cesc Fabregas e Samir Nasri (ed essere arrivato comunque terzo) ora se ne va Van Persie. Ed anche Alex Song sembra in partenza, maglia blaugrana next. Ma ci sono sempre i giovani inglesi: Theo Walcott, Jack Wilshere, Oxlade-Chamberlain, Aaron Ramsey. Non possono permettersi di non andare in Champions League.

Il Liverpool ha segnato praticamente la metà dei gol del Man City nella scorsa stagione (47 contro 93). La difesa del City ha subito 29 gol, quella del Liverpool 40. È anche vero che l’attacco del Liverpool ha colpito un paio di dozzine pali e traverse, ma non è abbastanza per giustificare il fatto che c’è un problema offensivo. E non mi riferisco alle stupide frasi di Luis Suarez! Il calcio è anche avere la mira buona. Il talentuoso uruguagio, cavallo pazzo Andy Carroll e l’ex giallorosso Fabio Borini (scelto da Rodgers) devono consegnare la posta a casa.

Un deludente ottavo posto (dietro anche all’Everton) va cancellato. Peggior risultato in diciotto stagioni. I proprietari hanno così cacciato Kenny Dalglish e scelto l’emergente Brendan Rodgers (Swansea City). Con lui è arrivato il centrocampista Joe Allen ed un nuovo modo di giocare a calcio. Arrivare nelle prime quattro sarebbe un miracolo, ma finalmente un serio rebuilding sembra essere cominciato. Ed arriverà dall’Heerenveen Oussama Assaidi, visto che il Barcellona ha trattenuto Cristian Tello. Il marocchino sarebbe il terzo acquisto di Rodgers. Quinto posto? Un Steven Gerrard sano potrebbe tornare molto utile.

Tottenham. Non tutti sono Mourinho! Lo ha dimostrato Andre Villas-Boas al Chelsea ed ora gli Spurs vogliono provarlo un’altra volta. O magari no? AVB ha recentemente ammesso di aver fatto alcuni errori a Stamford Bridge e che non ripeterà le malefatte a White Hart Lane. Intanto aspetta la firma di Emmanuel Adebayor e si sta liberando di Luka Modric (Real Madrid). Sinceramente non ho capito il licenziamento di Harry Redknapp.

AVB ha preso Jan Vertonghen dall’Ajax e Gylfi Sigurdsson dall’Hoffenheim (era inseguito anche dal Liverpool). Sono partiti Niko Kranjcar (Dynamo Kiev) per £5.5m, Vedran Corluka (al Lokomotiv Moscow) per £5m e Steven Pienaar (ritornato all’Everton) per £4m. Rilasciato Louis Saha (che ha appena firmato con il Sunderland) e si è ritirato lo sfortunato Ledley King. Oltre alla sicura partenza di Modric. Deve tenersi stretto Gareth Bale, altrimenti… London riots!

Insomma ci sono da ricostruire un po’ di cose. Sarà dura entrare nelle prime quattro. La pressione è tutta su AVB e su chi lo ha scelto.

Newcastle. Non credo che si ripeteranno, ma Alan Pardew è stato bravissimo lo scorso anno. Praticamente Pardew ha la stessa squadra. Minime le mosse. È tutto nei piedi di Papiss Demba Cisse, Yohan Cabaye e Cheick Tiote. Il sogno sarebbe il quarto posto. L’incubo finire dietro al Sunderland.

Sunderland. Visto che non sopporto l’Everton metto davanti i Black Cats. Martin O’Neill li ha trascinati fuori dalle paludi della zona retrocessione e non ha ritenuto necessario spendere praticamente nulla per rinforzare la squadra. Il recentissimo arrivo di Saha e quello di Carlos Cuellar, free dal Villa, le uniche mosse. Ha incassato £6m per Asamoah Gyan e magari qualcosa potrebbe comperare, ma con tutta la offseason a disposizione credo che O’Neill possa fare molto bene allo Stadium of Light (ed anche fuori casa ovviamente!).

Everton. Sarò cattivo. Perennemente nel limbo di metà classifica, gli highlight della stagione sono stati un 4-4 con lo Utd che ha rovinato la stagione all’amico Ferguson (HAHAHA!) ed un insperato settimo posto, davanti ai Reds. La gente a Goodison Park si sta addormentando e guarda sconsolata David Moyes, con quella sua faccia pallida e slavata, che si lamenta dei suoi Toffees e piange perché non ci sono soldi. Un giorno vendette un certo Wayne Rooney per miseri £24m. L’Everton finì quel giorno.

Stoke City. Il granitico manager Tony Pulis non ha praticamente fatto alcuna mossa. Non ci sarà il “peso” della Europa League quindi credo che Pulis sappia che il quattordicesimo posto dello scorso anno (inizio ottimo ma molta stanchezza nella seconda metà di stagione) abbia ragioni fisiche ed energetiche piuttosto che strutturali. La squadra c’è. Il problema potrebbe essere nel calendario: aprono in casa del Reading e poi giocano con Arsenal, City, Chelsea, Liverpool e Utd in cinque delle successive sei partite. Altro tour de force nel periodaccio di Natale con Tottenham, Liverpool, City e Chelsea in tre settimane. Potrebbero ritrovarsi a lottare nella zona retrocessione per lungo tempo.  

Norwich City. La partenza di Paul Lambert ha aperto le porte a Chris Hughton. Hughton ha fatto bene al Birmingham City lo scorso anno (erano retrocessi ed Alex McLeish si era rifiutato di allenarli sotto la spada di Damocle: promozione o licenziamento!) sfiorando la promozione. Ma Lambert aveva lavorato benissimo a Carrow Road. La signora ha dato al manager il più alto budget nella storia dei Canaries. Hanno preso Robert Snodgrass dal Leeds United e Michael Turner dal Sunderland. Ma il vero colpo dell’estate è stato trattenere il centravanti Grant Holt, che dopo aver chiesto il trasferimento, ha firmato un triennale.

West Ham. Una delle mie preferite. Bellissimo rivederli in Premier League. Candidati alla retrocessione per molti. Vado controcorrente e li metto qui, ampiamente salvi, guidati magistralmente dal mago Sam Allardyce. Lotteranno alacremente, questo è certo, ma servono anche i gol. Dal Sochaux è arrivato Modibo Maiga che dovrebbe aiutare Carlton Cole. Hanno tentato di “affittare” Andy Carroll, ma lui ha rifiutato. A difendere i pali c’è ora Jussi Jaaskelainen, arrivato dal retrocesso Bolton.

Fulham. Se perdono Clint Dempsey, come sembra, potrebbe essere un colpo devastante. Hanno già perso il capitano Danny Murphy, approdato al Blackburn. Martin Jol tenterà lo sviluppo di alcuni giovani e un gioco basato sulla velocità. Dall’Amburgo è arrivato Mladen Petric, interessante acquisto. Craven Cottage sarà ingrandito a 30,000 posti.

Aston Villa. La buona notizia è che la leucemia di capitan Stiliyan Petrov è in remissione. Paul Lambert, il nuovo manager, arrivato dal Norwich City, lo ha confermato capitano in absentia. Purtroppo la squadra, dopo la partenza di Martin O’Neill, non ha mai fatto bene. L’unica stagione di Alex McLeish si è rivelata la peggiore nella storia del Villa come record casalingo. È stato pertanto licenziato McLeish. Sono arrivati un paio di giocatori dal Feyenoord, Ron Vlaar e Karim El Ahmadi. Soprattutto quest’ultimo sembra dare qualche speranza ai Villans. Ma i problemi di budget (proprietario tirchio) restano. Grande club, pessimo owner, manager che sperano di fare bene, lavoro durissimo. Lambert sarà solo la prossima vittima? Salvi, ma con vergogna.

WBA. La partenza di Roy Hodgson per allenare l’Inghilterra ha lasciato un vuoto. La squadra non sembrava valere il decimo posto, eppure Hodgson lì li ha portati. Il nuovo manager, Steve Clarke, ex-assistente al Liverpool, non ha mai allenato, quindi potrebbe esserci qualche problema, ma gli acquisti (Ben Foster, portiere dal Birmingham e Claudio Yacob, centrocampista argentino dal Racing) paiono ottimi. È giunto, in prestito, dal Chelsea, anche Romelu Lukaku. Ok, il nome fa un po’ ridere, ma se questo inizia a segnare…

QPR. Salvi per miracolo, hanno subito 66 gol lo scorso anno e quindi Mark Hughes ha deciso di cambiare portiere (Robert Green IN, Paddy Kenny OUT) e di prendere Fabio da Silva in prestito dal Man Utd. Arrivati anche Samba Diakite dal Nancy, Park Ji-Sung dal Man Utd, Ryan Nelsen dal Tottenham e Andrew Johnson dal Fulham. Interessante anche l’arrivo del giovane Junior Hoilett dal Blackburn. Vedremo come funzionerà l’amalgama; è una delle squadre che ha cambiato di più. 

Wigan. Ogni anno li faccio retrocedere e poi loro si salvano. Sette vittorie nelle ultime nove partite (vittime, tra gli altri, Utd, Liverpool, Arsenal, Newcastle) hanno portato la salvezza. Roberto Martinez ha parlato con Liverpool e Villa e poi è rimasto a capo dei Latics. Hanno preso Ivan Ramis dal Mallorca per £4m e sono riusciti a trattenere Victor Moses (lo voleva il Chelsea). Salvezza, ma proprio per un pelo. 

Swansea. Anche loro hanno perso il manager. Arriva a sostituirlo il famoso Michael Laudrup. Ripetere l’undicesimo posto sarà molto difficile, nonostante gli acquisti di Jose Manuel Flores, dal Genoa, e di Michu dal Rayo Vallecano. In prestito dal Villarreal arriva Jonathan de Guzman. Le partenze di Joe Allen e Gylfi Sidgursson peseranno molto. Lavoraccio per Laudrup.

Southampton. Due promozioni consecutive ed ecco la Premier League. Esordio con il City, poi Wigan e in casa con lo Utd. Benvenuti! Hanno spesso £7m per Jay Rodriguez e Steven Davis (£800,000) dai Rangers. Ovviamente l’obiettivo del manager Nigel Adkins è la salvezza. Sarà dura.

Reading. Il club è stato acquistato dal russo Anton Zingarevich. Le stelle sono il portiere Adam Federici e l’attaccante russo Pavel Pogrebnyak, oltre all’altro attaccante Jason Roberts. Mikele Leigertwood (suo il gol promozione contro il Forest) riesce finalmente ad esordire in PL. E pure il manager Brian McDermott all’esordio in panchina in PL. Possibile finale thriller con il Reading in casa del West Ham all’ultima di campionato.

Dicevamo che queste erano le mie venti posizioni in classifica. Tra parentesi la reale posizione nella classifica finale della Premier League.

  1. Man Utd (1)
  2. Man City (2)
  3. Chelsea (3)
  4. Arsenal (4)
  5. Liverpool (7)
  6. Tottenham (5)
  7. Newcastle (16)
  8. Sunderland (17)
  9. Everton (6)
  10. Stoke City (13)
  11. Norwich City (11)
  12. West Ham (10)
  13. Fulham (12)
  14. Aston Villa (15)
  15. West Brom (8)
  16. QPR (20)
  17. Wigan (18)
  18. Swansea (9)
  19. Southampton (14)
  20. Reading (19)

Ovviamente gli errori più grossi sono stati, nell’ordine: la grande stagione del Swansea che non avevo assolutamente previsto, anzi li facevo retrocedere! Le deludenti stagioni di Newcastle e Sunderland che avevo messo nell’ordine giusto, ma molto più in alto in classifica. L’ottima stagione del West Brom, che avevo messo molto più in basso. La “tranquilla” salvezza del Southampton, altra mia candidata alla retrocessione. Il resto è andato abbastanza bene, anche se il Liverpool ha fatto peggio di quello che pensavo e l’Everton meglio. L’Wigan alla fine è retrocesso per pochissimo, l’ennesimo miracolo non è avvenuto. Sette squadre sono finite una vicina all’altra appena sopra alla zona retrocessione. Ed ogni singolo episodio avrebbe potuto cambiare le posizioni in classifica. Moderatamente soddisfatto.

Il Man Utd è stato strepitoso, ha segnato e subìto molto ad inizio stagione (3-2 al Fulham, 3-2 al Southampton, 4-2 allo Stoke, 3-2 al Chelsea, 3-2 al Villa, 4-3 al Reading, 3-2 al City, 4-3 al Newcastle), poi ha sistemato la difesa ed ha cominciato a non subire gol, segnandone a sufficienza (in particolare dalla vittoria per 1-0 a Fulham fino alla sconfitta nel derby) e con sei clean sheets (Fulham, Norwich, QPR, Everton, Sunderland e Reading) ha conquistato, di fatto, il titolo. Hanno fatto gol in venti giocatori diversi. Hanno – e per me questo è il segreto – vinto 19 partite su 20 contro le ultime dieci della classifica, il che significa massimizzare i punti contro i deboli. Per quanto gli scontri diretti valgano il doppio, vincere praticamente sempre con le piccole fa incamerare tantissimi punti ed è poi per gli altri impossibile recuperare. L’acquisto di Robin van Persie è stato decisivo (capocannoniere della PL con 26 gol). Il rendimento di tutti è migliorato rispetto alla stagione precedente. Alla fine è arrivata la sorpresa del ritiro di Ferguson. Moyes ha una panchina enorme da riempire.

Il Man City invece ha deluso. Ripetersi non è mai facile. Contro Ferguson con il dente avvelenato è stato impossibile. Alla fine i Citizens hanno perso sei volte (solo una in più dello United) ma i nove pareggi sono costati troppo. Una squadra come il City deve sempre giocare per vincere. La precoce eliminazione dalla Champions League, seppur dolorosa, poteva comunque risparmiare eccessive fatiche, invece anche questo non è bastato. Il gap con i rivali cittadini è cresciuto ed ha raggiunto livelli quasi imbarazzanti. Sono costate molto tre incertezze gravi del solitamente affidabile Joe Hart (gol regalati al Sunderland, al Southampton ed al West Ham). Alla fine lo United ha tirato un po’ i remi in barca e la differenza si è ridotta, ma mai nel corso della stagione si è avuta la sensazione che il titolo fosse alla portata dei ragazzi di Mancini che hanno segnato 20 gol in meno dello United. Mancini poi è stato licenziato senza tante cerimonie. La sconfitta nella finale della FA Cup è stato, ingiustamente, il colpo di grazia. Vedremo chi sarà scelto per rimpiazzarlo (le voci sempre più insistenti parlano di Manuel Pellegrini del Malaga). Il club, ora che ha il talento, necessita di stabilità in panchina.

Terzo in classifica è finito il Chelsea. Ed ecco la terza panchina consecutiva al top che avrà un inquilino differente all’inizio della prossima stagione. La cosa è abbastanza sconcertante. Sembra quasi che per salvare il posto si debba semplicemente vincere tutto (o neppure quello basta vista la fine che sta facendo Jupp Heynckes al Bayern Monaco). Comunque… a Roberto Di Matteo che aveva portato la Champions League è seguito Rafael Benitez che ha portato l’Europa League. Ora toccherà nuovamente ad Jose Mourinho. Il clamoroso errore del suo licenziamento è stato pagato molto caro in questi anni dai blues in campionato. Come già sottolineato vincere la Champions League può essere anche un colpo di fortuna, vincere la Premier League no. Lo Special One è mancato. Alla fine la squadra ha reso meno di quello che ci si aspettava, ma un anno d’esperienza inglese non può che far bene ai vari Cesar Azpilicueta, Eden Hazard ed Oscar. L’apparente rinascita di Fernando Torres (finalmente nuovamente a segno con una discreta frequenza, seppur solo 8 gol in 28 partite di PL) ed il ritorno del portoghese numero uno potrebbe addirittura mettere i ragazzi di Stanford Bridge al posto di favoriti per il 2013-14.

Quarto è finito il francese. Arsene Wenger ha perso il pezzo da novanta (RvP) e non lo ha realmente sostituito. Però i Gunners hanno segnato 72 gol (terzi di tutta la PL). E se avessero tenuto l’attaccante olandese? Del senno di poi… Anche nel caso dell’Arsenal comunque i dieci pareggi (20 punti lasciati in giro) pesano come macigni. Hanno centrato il quarto posto soffiandolo per un solo punto ai rivali del Tottenham, era l’obiettivo assolutamente minimo, ma necessario per guardare con fiducia al futuro.

Al quinto posto il Tottenham. Aver strappato quattro punti su sei al Man Utd, aver vinto ad Old Trafford, avere nelle proprie file il giocatore dell’anno, non è bastato alla squadra di White Hart Lane. Il portoghese numero due Andre Villas-Boas ha fatto un egregio lavoro, ma è quasi incredibile, secondo me, che gli Spurs non siano finiti, non dico nei top 4, ma addirittura secondi; tale era il potenziale. Solo sei punti comunque li dividono dal Man City. Sono stati molto efficienti (o forse fortunati), perché con una differenza reti di +20 hanno fatto soltanto un punto in meno dell’Arsenal (che ha finito la stagione a +35). Ed allora che cosa è mancato? La continuità. Non si possono perdere 5 punti con il Wigan, 4 con il Norwich, 3 con il Fulham. Ci sono partite in cui il Tottenham sembra non esserci mentalmente. Altre, ad esempio alcuni derby londinesi, in cui gioca con il fuoco addosso. Scommetto che AVB, il più giovane manager della PL, troverà la soluzione al dilemma, posto che riesca a trattenere a Londra il fantastico Gareth Bale. AVB ama il ritmo, lo alzerà per mettere sotto pressione le rivali del nord e quelle di Londra.

Sesto l’Everton che ha segnato solo 55 gol, ma ha pareggiato più di tutti in PL (15 volte). David Moyes con uno dei lavori migliori di sempre, vista la squadra e gli avversari. Grandi stagioni di Leighton Baines e Marouane Fellaini. Appena davanti al Liverpool, ma con grande orgoglio. I due derby sono finiti in pareggio, ma l’Everton è sembrata più squadra. Moyes sarà rimpiazzato da Roberto Martinez, impresa non facile e poi bisognerà evitare che si porti via i migliori giocatori a Manchester. Sarà un’estate calda a Liverpool.

Caldissima anche per i reds! Delusione è la parola che definisce meglio la stagione dei ragazzi di Anfield. Brendan Rodgers ha avuto il suo da fare a tenerli sotto tensione. Gli acquisti di Daniel Sturridge e Philippe Coutinho lo hanno aiutato, ma per il gioco che lui vuole imporre, con un insistente pressing molto alto, saranno necessari altri innesti, non necessariamente delle stelle. La situazione di Luis Suarez (23 gol) ha portato trionfi e tragedie. Che ne sarà di lui? Qual è il vero Liverpool? Quello che ha perso 3-0 in casa del West Brom per aprire male la stagione e 2-0 in casa con lo stesso West Brom oppure quello che ha segnato sei gol al Newcastle, cinque al Norwich (due volte) ed al Swansea e quattro al Fulham, oppure ancora quello eliminato dall’Oldham in FA Cup o che ha perso in casa con il Villa e con l’Udinese in Europa League. Non centrare la qualificazione europea è il classico bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno. Quest’anno 54 partite (14 perse) hanno pesato. Il prossimo anno giocheranno di meno. La cosa inspiegabile anche per un sabermetrico come il proprietario John W. Henry (che possiede i Boston Red Sox della MLB) è come è possibile finire con così pochi punti pur avendo una differenza reti di +28… sembra che segnino troppo in poche partite e pochissimo nelle altre. Ridistribuire i gol significa giocare con la stessa intensità ogni sabato.

Dai 61 punti del Liverpool si passa ai 49 del West Bromwich Albion. Se le prime sette hanno tutte perso meno di dieci volte in campionato, le ultime tredici hanno tutte perso almeno 14 volte, più di un terzo delle partite giocate. Il gap è molto evidente. Solo tre squadre hanno mantenuto una differenza reti decente (-4 per WBA e Swansea, -8 per il West Ham), le alte sono state subissate di gol, con sette club ad almeno 60 reti subite. Il WBA è stata la migliore delle restanti, anche se il Swansea ha giocato decisamente meglio e forse ha espresso il più bel calcio della PL. Il WBA è stato premiato dalla sua mentalità offensiva, solo sette infatti i pareggi. I 17 gol di Romelu Lukaku sono valsi oro colato. Alla fine Steve Clarke li ha portati al miglior risultato nella massima serie inglese dal 1981, ottavo posto.

Michael Laudrup, secondo me, allenatore dell’anno. Miguel Pérez Cuesta, noto semplicemente come Michu, miglior acquisto dell’estate. Il Swansea ha sorpreso un po’ tutti giocando in maniera sublime e raggiungendo la salvezza con molto anticipo. Alla fine ha zoppicato verso il traguardo finale (8 sconfitte nelle ultime 15 giocate), e certamente il cammino per la vittoria nella Coppa di Lega ha portato via importanti energie ad un roster non profondissimo, ma è arrivato nella top 10. Risultato fenomenale per una squadra che aveva perso il manager nell’estate scorsa. Hanno segnato in 12 giocatori diversi. Ed ora aspettano con impazienza i due derby con il neopromosso Cardiff City di Malky Mackay. Wales rules!

Chiude la top 10 il West Ham. Sam Allardyce, manager mai completamente apprezzato, ha saputo tirar fuori una stagione più che sufficiente, seppur senza un vero attaccante. Andy Carroll ha finito per giocare 22 volte andando a segno in solo sette occasioni. Kevin Nolan ha finito con 10 gol, miglior realizzatore della squadra. La difesa ha tenuto (53 gol subiti) meglio di altri club. Bene Jussi Jaaskelainen che ha giocato in tutte le partite, garantendo stabilità. L’incertezza dello stadio, il futuro del club. Sarà interessante capire che cosa vuol fare il West Ham da grande.

Dal Norwich City al Sunderland è stata una grande ammucchiata. Una volta che QPR e Reading si sono staccate dal gruppo, la lotta per la salvezza ha coinvolto otto squadre per circa un mese e mezzo di passione. Nelle ultime due settimane poi ha fatto tutto il Wigan perdendo due partite con Swansea ed Arsenal e condannandosi da solo (mentre vinceva la FA Cup).

Alcune di queste squadre forse hanno sofferto per il cambio di allenatore, altre per le difese colabrodo, QPR e Stoke per l’inesistenza di un vero attacco.

Andiamo velocemente per ordine: il Norwich City aveva perso il manager Paul Lambert (finito al Villa) ed aveva dato il benvenuto a Chris Hughton, follemente licenziato dal Newcastle due anni prima e che aveva fatto benissimo al Birmingham City lo scorso anno. La stagione è iniziata brutalmente, 0-5 con il Fulham, poi tre pareggi (due in casa), altre due pesanti sconfitte (nove gol subiti). Poi finalmente è venuta la vittoria scaccia-crisi sull’Arsenal, che, unita a quelle su Man Utd e Man City (anche se nell’ultima di campionato a salvezza ormai acquisita) hanno segnato dei discreti scalpi nel carniere dei gialloverdi di Carrow Road. I Canaries hanno sofferto troppo in attacco (solo 41 gol) con Grant Holt con otto e Robert Snodgrass con sei, i due capo cannonieri, se così vogliamo chiamarli. La difesa ha tenuto a sufficienza anche se alcuni risultati (0-5 con il Liverpool su tutti) gridano dolore.

Il Fulham del manager Martin Jol ha fatto il compitino. Partenza razzo con 13 punti nelle prime otto gare, poi una sola vittoria fino a Capodanno. Ha chiuso perdendo sei delle ultime otto venendo risucchiato nella lotta per non retrocedere. E se non fosse stato per il 3-0 a Swansea nell’ultima di campionato sarebbe finito con esattamente la quota salvezza di 40 punti. Nel gennaio 2013 Mohamed Al-Fayed ha annunciato che il Fulham è libero da debiti. Ora vogliamo vedere che cosa significherà questo nel mercato estivo. I 15 gol di Dimitar Berbatov non possono più bastare!

La squadra catenacciara della Premier League ha deciso di voler cambiare strada. È dell’ultima ora la notizia dell’assunzione di Mark Hughes come nuovo manager. La stagione degli 0-0 firmati Tony Pulis è finita! Ne siamo davvero lieti. Più e più manager hanno dimostrato che per salvarsi non è necessario fare le barricate. Solo il QPR (30 gol) ha segnato meno dello Stoke City (34)! Hanno avuto la settima difesa meno bucata della lega ma a che pro? Guardare al futuro perché il passato è abbastanza noioso.

Il Southampton invece ha cercato di giocare a calcio. Un calcio molto aggressivo, il centrocampista Morgan Schneiderlin ha infatti intercettato più passaggi di chiunque altro in campionato. Tale attitudine è stata addirittura rinforzata con l’arrivo di Mauricio Pochettino. Il licenziamento di Nigel Adkins ha preso un po’ tutti alla sprovvista. Pochettino ha saputo navigare la squadra in acque più o meno tranquille ottenendo prestigiose vittorie contro Liverpool, Man City e Chelsea, ma subendo umilianti sconfitte con QPR, West Brom e Newcastle. Ottima la stagione di Rickie Lambert (15 gol) che ha contribuito ad un attacco che ha colpito 49 volte.

Impacchettate tra il 15esimo ed il 17esimo posto Aston Villa, Newcastle United e Sunderland. Sono state le tre grandi delusioni della stagione. Partite con ambizioni di finire tre le prime dieci (le Magpies addirittura con sogni europei) sono finite soltanto a cavallo della fatidica soglia dei 40 punti. Prima della sconfitta del Wigan con l’Arsenal, addirittura il Sunderland era statisticamente il candidato migliore a retrocedere con il Villa subito vicino ed il Newcastle poco meglio. Il Villa ha subito delle imbarazzanti disfatte (4-1 dal Southampton, 5-0 dal Man City, 8-0 dal Chelsea, 4-0 dal Tottenham, 3-0 dal Wigan). Ma alla fine ha ritrovato in marzo ed aprile un po’ di forma (5 vittorie in 8 partite); i 19 gol di Christian Benteke ed il risveglio in extremis di Gabriel Agbonlahor hanno salvato i Villans. Sono rimasti fedeli a Paul Lambert anche nei momenti bui, mossa significativa.

Il Newcastle di Alan Pardew (proprietario di un contratto lunghissimo a St James’ Park) ha faticato tantissimo in campionato. Uscito in sole due partite dalle due coppe nazionali, è arrivato all’inizio di novembre con 14 punti in 10 partite, poi il buio con 10 sconfitte su 13 partite (con l’abisso del 3-7 subito dall’Arsenal). Poi tre uomini hanno cominciato a trovare la via del gol: Moussa Sissoko, Papiss Cisse e Yohan Cabaye. Sembrava fatta, ma sono ritornate le sconfitte (nuovo abisso con lo 0-6 preso dal Liverpool, peggior sconfitta dal 1925 nella loro storia nella massima divisione inglese, e lo 0-3 casalingo nel Tyne-Wear derby con i rivali del Sunderland). Solo un 2-1 nella penultima di campionato in casa del QPR ha definitivamente salvato i bianconeri, che hanno giocato ben 14 volte in Europa League sfiorando le semifinali. Un segno che la squadra, quando vuole, c’è.

Il Sunderland aveva nominato manager Martin O’Neill nel dicembre del 2011. Dopo la buona stagione scorsa, c’erano buone speranze di fare bene. L’inizio della stagione è stato promettente, poi i Black Cats hanno trovato un muro. Da fine gennaio un’autentica muraglia. Dall’alto dei loro 29 punti in 24 partite (undicesimi) si sono ritrovati sedicesimi con 31 punti in 31 partite e un nuovo manager in panchina, Paolo Di Canio. Di Canio ha preso la squadra per il collo e dopo la sconfitta all’esordio con il Chelsea, l’ha portata ad espugnare nientemeno che St. James’ Park dei rivali del Newcastle con un sonante 3-0. Alla fine Di Canio ha vinto solo due partite (il derby ed il sabato successivo un combattuto 1-0 contro l’Everton), ha perso 6-1 in casa del Villa e si è salvato anche grazie al crollo del Wigan, ma nelle sue sette partite ha segnato sette volte e solo una volta ha davvero subito, tra l’altro non giocando neppure malissimo. Di Canio ha detto di voler cambiare la mentalità del club. Sunderland, ex città di minatori, ha bisogno di giocatori che sappiano soffrire. Con Di Canio ci sarà spazio per loro.

Eroe del Tyne-Wear derby, Paolo Di Canio ha salvato il Sunderland
Eroe del Tyne-Wear derby, Paolo Di Canio ha salvato il Sunderland

Roberto Martinez ha deciso di accettare l’offerta dell’Everton. Ha fatto il possibile per salvare i Latics, ma non sempre avvengono i miracoli. Martinez ha praticamente giocato sempre con 3 difensori (dal novembre 2011 per la precisione) e questo gli aveva garantito già una salvezza, ma i continui infortuni gli hanno decimato la difesa. La sua mente tattica ha inventato altre formazioni. La vittoria quasi salvifica in casa del WBA è stata frutto di un inedito 2-5-2-1. Del resto il talento era quello che era e l’impossibile non è avvenuto. La vittoria nella FA Cup però ci deve dire quanto vale questo manager. I migliori auguri allo spagnolo finalmente su una panchina importante!

Nigel Adkins, uscito dalla finestra, è rientrato dalla porta, o viceversa. Alla fine anche con il Reading il destino era segnato: retrocessione. I Royals hanno subito 73 gol. Non c’è difesa ad un numero del genere! A dire il vero quando Adkins ha preso in mano la squadra (nello stesso momento in cui Di Canio ha preso il Sunderland) la situazione era ormai disperata. Le ulteriori cinque sconfitte hanno solo confermato l’inevitabile. Da tenere d’occhio Adam Le Fondre che ha segnato 12 gol in 23 partite (di cui 12 da sostituto).

Infine il povero QPR. Inizio di stagione record (nel male, non nel bene ovviamente). Prima vittoria che arriva solo il 15 dicembre (!) e solo dopo la cacciata di Mark Bowen e l’assunzione dell’infinito Harry Redknapp (alla sua sesta assegnazione in PL con cinque club diversi, credo sia un record). Ma anche a Redknapp non riesce il miracolo. Un attacco che segna 30 gol non ti porta da nessuna parte. Scendono così nel Championship i londinesi. Vengono rimpiazzati da altri londinesi, i rossoblù del Crystal Palace di Ian Holloway che hanno vinto lo spareggio di Wembley con il Watford.

Detto del Cardiff City, non resta altro da aggiungere che l’altra squadra promossa è l’Hull City di Steve Bruce, unica squadra dello Yorkshire nella PL.

Tatticamente è stato il trionfo del 4-2-3-1.

Giocatore dell'anno nella Premier League 2012-13
Giocatore dell’anno nella Premier League 2012-13

Giocatore dell’anno: Gareth Bale del Tottenham a mani basse.

Formazione dell’anno:

Simon Mignolet (Sunderland)

Leighton Baines (Everton)

Branislav Ivanovic (Chelsea)

Pablo Zabaleta (Man City)

Jan Vertonghen (Spurs)

Michael Carrick (Man Utd)

Marouane Fellaini (Everton)

Juan Mata (Chelsea)

Gareth Bale (Spurs)

Robin van Persie (Man Utd)

Luis Suarez (Liverpool)

Manager dell’anno: Michael Laudrup (Swansea)

Premier League 2012/13: preview (terza parte)

Chiudiamo la preview della Premier con le squadre che lotterranno, chi più chi meno, per restare in Premier League. Anche qui, occhio a possibili sorprese.

Norwich City: la partenza di Paul Lambert è stata un duro colpo, tuttavia i Canaries rimangono squadra interessante e, sulla carta, più che buona. Grant Holt alla fine non solo è rimasto, ma ha prolungato il suo contratto (aveva chiesto di essere ceduto e raggiungere proprio Lambert al Villa Park), sono arrivati Michael Turner, Robert Snodgrass, Steven Whittaker, Garrido e Bassong a fronte di nessuna perdita significativa. In panchina siederà Chris Hughton, che ben ha fatto al Birmingham City dopo aver ricondotto il Newcastle in Premier, ed essere peraltro trattato non benissimo a St James Park. Salvezza tranquilla, e perchè no forse qualcosa in più se tutto gira a meraviglia.

West Ham: ci piace parecchio il West Ham, forse perchè troviamo affidabile Big Sam Allardyce. Jussi Jaaskelainen sostituirà in porta Robert Green, mentre sono arrivati Modibo Maiga dal Sochaux, Alou Diarra dall’OM e James Collins dall’Aston Villa (cavallo di ritorno al Boleyn). Nessuna partenza illustre (a parte il citato Green, che definire “illustre” è però alquanto difficile), un gruppo magari non spettacolare ma solido e guidato in campo da alcuni ottimi elementi come Mark Noble, Carlton Cole e soprattutto dalla leadership di Kevin Nolan. Non dovrebbero esserci problemi a far volare le bolle in Premier anche la prossima stagione.

Southampton: molti li danno spacciati, noi invece crediamo che, alla fine, arriverà la salvezza. Non si è badato a spese al St Mary’s, con il manager Nigel Adkins che ha acquistato Jay Rodriguez (Burnley, £7m), Alexander Buttner (Vitesse, £3m), Nathaniel Clyne (Crystal Palace, £2.5m), Paulo Gazzaniga (Gillingham, £2m), Steven Davis (Rangers, £800,000) e che sta trattando Gaston Ramirez del Bologna. Occhio soprattutto a Clyne, reputato da molti come il futuro della Nazionale per quanto riguarda il ruolo di terzino destro. Jay Rodriguez è un attaccante classe ’89 che l’anno scorso ha messo a segno 15 goal con il Burnley e che va a giocarsi il posto con la coppia-promozione, Lambert e Billy Sharp. E proprio con Sharp chiudiamo: dopo la tragedia della perdita del figlioletto e l’aver segnato pochi giorni dopo in quello che è stato il goal più emozionante dell’anno, è bello vederlo in Premier. Un uomo con la U, la O, la M, la O maiuscole. Chapeau.

QPR: li diamo per salvi, ma occhio. Mark Hughes, subito dopo la salvezza ottenuta all’ultima giornata grazie allo Stoke City (che ha fermato il Bolton), promise ai tifosi che non avrebbero mai più vissuto una situazione del genere. Pronti via, 5 goal in casa dallo Swansea. A Loftus Road hanno cambiato molto, mixando esperienza (Park, Green) a buona qualità (Hoilett) e gioventù (Fabio Da Silva). Sono rimasti Cissè e Taarabt, il che sicuramente è positivo, come è positiva la decisione di dare il benservito a Joey Barton. Sarà nuovamente dura però, a meno di miracoli.

Swansea: retrocessi, ma non siamo così sicuri. Certo, Brendan Rodgers aveva creato una macchina perfetta, che dovrà fare anche a meno di Joe Allen che ha seguito il maestro nel Merseyside, e pure Caulker è rientrato al Tottenham dopo il prestito, così come Sigurdsson all’Hoffenheim. Tuttavia Laudrup può contare su Michu, centrocampista-goleador l’anno scorso al Rayo Vallecano, su Chico, meteora qui in Italia con la maglia del Genoa, su De Guzman, e sulla permanenza in rosa del resto della squadra che l’anno scorso ha stupito l’Inghilterra. Daranno battaglia.

Wigan: non ne possiamo più. Con ironia, certo. Tutti gli anni li diamo spacciati, poi Roberto Martinez tira fuori il capolavoro e i Latics rimangono in Premier. Quest’anno ci riproviamo, e vedremo se il manager (che in estate ha annusato le panchine di Liverpool e Aston Villa, rimanendo poi a Wigan) riuscirà nuovamente nell’impresa. Gli acquisti più importanti arrivano dalla Spagna: Ivan Ramis dal Maiorca e Arouna Konè dal Levante, anche se interessante è pure il giovane centrocampista scozzese Fraser Fyvie. Sarà dura, specie se Victor Moses andrà al Chelsea. Ma ormai non ci stupiamo più di nulla, specie di dover parlare nuovamente del Wigan nella preview dell’anno prossimo.

Reading: chiudiamo con un’altra neopromossa. Non sono spacciati in partenza, sia chiaro. Sono arrivati due solidi giocatori di Championship come Adrian Mariappa e Chris Gunter che andranno a rinforzare la difesa, mentre in attacco è stato preso Pavel Pogrebnyak. Alla fine crediamo che i Royals retrocederanno, però quest’anno ci aspettiamo una battaglia serrata tra tutte le squadre, senza una vera e propria squadra materasso come è stato, nel finale di stagione, il Wolverhampton l’anno scorso.

La classifica di English Football Station

Manchester City
Manchester United
Chelsea
Arsenal
Tottenham
Newcastle
Liverpool
Everton
Sunderland
Stoke City
Fulham
Aston Villa
West Brom
Norwich City
West Ham
Southampton
QPR
Swansea
Wigan
Reading

Premier League 2012/13: preview (seconda parte)

Ieri abbiamo visto le squadre che secondo noi lotteranno per il titolo/Europa, oggi vediamo quelle di centro classifica, ribadendo però che spesso è proprio da questo lotto di squadre che esce la sorpresa della stagione (esempio il Newcastle l’anno scorso) e magari pure la delusione (che spesso significa retrocessione).

Everton: un settimo posto davanti ai rivali cittadini del Liverpool è stato un risultato buono, con però a fare da contraltare a esso la sconfitta in semifinale di FA Cup sempre contro il Liverpool. Siamo sempre lì: la squadra di Moyes non riesce mai a fare il salto di qualità definitivo. Dal mercato è arrivato Pienaar, anche se si tratta di una conferma (oltre alla precedente militanza coi Toffees, a Gennaio era arrivato in prestito dal Tottenham), oltre a Steven Naismith dai Rangers e nelle ultime ore Kevin Mirallas dall’Olympiakos. Se l’Everton non sarà vittima di una delle sue consuete partenze a rilento potrà dire la sua, e comunque non sarà facile per nessuno andare a vincere a Goodison Park, ma un piazzamento dal settimo al decimo posto ci sembra il più probabile.

Sunderland: stravediamo per Martin O’Neill, per cui siamo di parte, ma c’è da dire allo stesso tempo che i Black Cats hanno fatto pochissimo sul mercato. Arrivi a paramentro zero (Saha, Cuellar), offerte rifiutate (dai Wolves per Fletcher, ma attendiamo fine mercato), la definitiva partenza di Gyan verso i petroldollari. Il salto di qualità (tradotto: acquisti, specie in attacco) potrebbe essere davvero dietro l’angolo, il che significherebbe tentare di insidiare la zona Europa League e magari fare un buon cammino in coppa. O’Neill è garanzia in tal senso. Occhio a James McClean, ala classe ’89 che ci piace parecchio.

Stoke City: il rugby team, come un giorno lo definì Wenger contribuendo in maniera decisiva alla letteratura recente della Premier, è sempre lì. Non sentirete mai nessuno parlare estasiato della squadra di Pulis, non ha giocatori eccezionali in rosa eppure è reduce da una finale di FA Cup e, l’anno scorso, un buon cammino in Europa League, oltre al solito campionato tranquillo. Sono arrivati Geoff Cameron e soprattutto lo sfortunato Michael Kightly, che però, se in salute, rappresenta elemento ottimo (un’ala con il vizietto del goal). L’ennesimo campionato tranquillo dalle parti del Britannia Stadium? Crediamo proprio di sì.

Fulham: Clint Dempsey è ancora a Craven Cottage, per cui il Fulham è, per noi, ancora una squadra da metà classifica tranquilla. L’americano è giocatore di alta classe, e per ora il Fulham ha resistito ai rumors più o meno concreti che lo volevano in partenza. Sono arrivati Hugo Rodallega dal Wigan e Mladen Petric dall’Amburgo, mentre in mezzo al campo i Cottagers dovranno fare a meno dell’esperienza di Danny Murphy, passato al Blackburn. Non dovrebbero avere problemi a salvarsi dalle parti di Craven Cottage, il contrario ci stupirebbe abbastanza.

Aston Villa: è arrivato Paul Lambert, artefice del miracolo Norwich, a sostituire il pessimo McLeish. Dal mercato sono arrivati tre giocatori dall’Eredivisie, Ron Vlaar (Feyenoord, £3m), Karim El Ahmadi (Feyenoord, £2.5m), Brett Holman, con particolare attenzione a Vlaar e El Ahmadi, ma l’acquisto più costoso è stato Matthew Lowton, arrivato dallo Sheffield United per 4 milioni: difensore classe ’89, rappresenta la voglia di ripartire del club. La partenza di McLeish vale da sola 6-7 punti in più, tuttavia non riusciamo proprio a vedere i Villans oltre la metà classifica.

West Brom: perso Roy Hodgson e la sua sorniona espressione da old british man, la squadra è stata affidata a Steve Clarke, alla prima occasione da manager. Dal mercato sono arrivati il portiere Ben Foster, Claudio Jacob dal Racing, Rosenberg dal Werder e soprattutto il talentuosissimo Romelu Lukaku in prestito dal Chelsea, mentre in uscita Simon Cox è andato al Forest per 2 milioni di pounds. C’è un po’ di scetticismo intorno al WBA leggendo i media d’Oltremanica, eppure riteniamo ci siano squadre peggiori dei Baggies. Molto dipenderà da Clarke e dall’impatto con la sua prima esperienza alla guida di un club.

Premier League 2012/13: preview (prima parte)

Oggi ricomincia la stagione, noi torniamo dal periodo di pausa e quale miglior occasione per conciliare le due cose in un post dedicato alla preview della Premier League? Come abbiamo ribadito più e più volte l’attualità non è il nostro interesse primario, ma i giochini ci piacciono e fare una preview a inizio stagione per poi essere smentiti a fine della stessa è sempre divertente. Partiamo con le squadre in lotta per il titolo e per l’Europa.

Lotta per il titolo
Manchester City: i campioni d’Inghilterra in carica hanno fatto poco sul mercato (ma l’arrivo di Rodwell dall’Everton non è da sottovalutare), notizia alquanto sorprendente visto a quanto ci avevano abituato. Questo a dimostrazione, come sosteniamo da sempre, che seppur aiutati dalle ingenti risorse economiche i proprietari dei Citizens, nella fattispecie lo sceicco Mansour, operano con intelligenza. Hanno costruito una squadra importante e ora la mantengono intatta, rinnovano il contratto all’allenatore (che piaccia o no – a noi poco, lo ammettiamo – Mancini ha riportato il gusto della vittoria nella parte blu della città), allenatore lasciato operare in pace anche quando le cose non andavano per il meglio, leggasi quinto posto alla prima stagione e seconda stagione (conclusa poi con l’FA Cup però). Attenzione al modulo, che sembra essere cambiato in un 3-5-2, con davanti Tevez e Aguero, il che ha comportato qualche malumore da parte di Edin Dzeko.

Manchester United: la Mancunian Premier League, monopolizzata dai due club della capitale della rivoluzione industriale. Lo United si è, a differenza del City, rinforzato con Shinji Kagawa dal Borussia Dortmund e soprattutto (con tutto il rispetto per l’ottimo giapponese) con Robin Van Persie, che va a formare con Rooney una coppia atomica sulla carta, una coppia che ha anche due ricambi di livello come Welbeck e Chicharito Hernandez. Il recupero di Vidic dovrebbe agevolare le cose nel reparto arretrato, anche se, se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo, l’età avanza per i Ferdinand, gli Evra di turno (escludiamo dal discorso Giggs e Scholes, che per quanto ci risulta non hanno età, come tutte le leggende che si rispettino), anche se Phil Jones è stato acquistato l’anno scorso anche per questo. L’acquisto oneroso del giovane Nick Powell dal Crewe dimostra inoltre ancora una volta l’attenzione che Sir Alex pone sui giovani. Riusciranno i Red Devils a strappare i titolo ai cugini? Sarà, in ogni caso, una gran bella lotta.

Outsider
Chelsea: siamo stati combattuti a lungo su dove inserire il Chelsea: nelle pretendenti al titolo o in quelle alla Champions? Poi, visto che stiamo parlando del club campione d’Europa in carica che ha piazzato tre acquisti importanti, abbiamo optato per una via di mezzo, perchè per quanto indubbiamente sia una squadra forte, più forte dell’anno scorso, qualche dubbio non riusciamo proprio a togliercelo. Esempio: basterà il solo Torres davanti? E anche in caso di arrivo di altro elemento, riuscirà a colmare il vuoto lasciato da Didier Drogba? Poi certo, ci sono gli acquisti di Oscar (dall’Internacional) di Marin (Werder) e di Eden Hazard dal Lille a testimoniare di come il Chelsea si sia sforzato di migliorare, ma riteniamo che le due di Manchester siano superiori ai Blues. Immaginiamo anche un Di Matteo sulla graticola fin da subito, con il sogno Guardiola senza una panchina e con le frasi sibilline di Abramovich circa il gioco non proprio entusiasmante proposto dall’italiano, che però è riuscito dove hanno fallito i Mourinho, gli Hiddink e gli Ancelotti del caso.

Lotta Champions
Arsenal: premessa: il ricatto subito da Van Persie è sintomo di quanto ormai, i calciatori, facciano quello che vogliono, per cui massima solidarietà ai tifosi Gunners. Detto ciò, l’olandese nell’ultima stagione è stato l’ago della bilancia delle sorti dell’Arsenal, che senza i goal spesso decisivi di Van Persie forse non sarebbe in Champions. Per sostituirlo sono arrivati Lukas Podolski dal Koln e Olivier Giroud dal Montpellier, club con cui ha vinto Ligue 1 e titolo di capocannoniere; a questi due va aggiunto Santi Cazorla, funambolo spagnolo ex Villarreal e Malaga. Basteranno? A nostro avviso l’Arsenal lotterà ancora per un posto nella massima competizione per club, e dovrebbe raggiungere il quarto posto. Molto dipenderà dai nuovi innesti, dal passo in avanti di elementi come Oxlade-Chamberlain e dalla definitiva consacrazione di Walcott, passando per il recupero di Jack Wilshire, che rimane tuttavia un’incognita. E molto dipenderà dagli avversari, partendo dai cugini del Nord di Londra…

Tottenham: Andres Villas-Boas ha un compito duro: rilanciarsi andando a sostituire un manager che in tre stagioni ha portato gli Spurs al quarto-quinto-quarto posto; e nel farlo, dovrà rinunciare a Luka Modric, ormai a un passo dal Real Madrid dopo aver rotto con i Lilywhites. In tutto ciò, va aggiunto che la telenovela Modric ha paralizzato il mercato, per cui dopo gli iniziali arrivi di Vertonghen e Sigurdsson (due ottime acquisizioni), tutto si è fermato, e alla squadra mancano un portiere, un centrocampista e una punta, visto che Adebayor è tornato al City e il ritorno a White Hart Lane sembra doversi concretizzare da settimane ma non accade mai. Il rinnovo di Gareth Bale è invece notizia graditissima dai tifosi. La stagione Spurs ruota intorno a queste ultime due settimane di Agosto: se il mercato porterà i giocatori necessari, potrebbe essere un’annata da ricordare nonostante la partenza di Modric, altrimenti il rischio del secondo fallimento di fila per AVB è dietro l’angolo.

Lotta Europa
Newcastle: i ragazzi di Pardew sono tornati in Europa, il che dopo la retrocessione 3 stagioni fa è già una grande notizia, ma non solo: la squadra infatti non è stata smantellata, e può contare ancora tra gli altri su Demba Ba, Yohann Cabaye e soprattutto quel Papis Cissé che ha fatto cose meravigliose da Gennaio in poi. Dal mercato sono arrivati Anita dall’Ajax e il giovane Gael Bigirimana dal Coventry, 18enne paragonato tra gli altri a Michael Essien. Sebbene ripetersi sia sempre dura, i Magpies hanno tutte le carte in regola per disputare un’altra grande stagione, con un occhio di riguardo a quell’Europa League nella quale fare strada potrebbe non essere così impossibile.

Liverpool: Kenny Dalglish ha fallito, nonostante le due finali di coppa. In campionato i Reds sono spesso andati incontro a prove scialbe e opache al limite della decenza. Cambiare era d’obbligo, e per quanto ci riguarda è stato preso il meglio: Brendan Rodgers, l’autore del miracolo Swansea, ma soprattutto direttore di un’orchestra perfetta in cui tutti sapevano cosa fare e quando farlo. Rodgers ha subito chiesto Borini (già avuto ai tempi del Championship) e Joe Allen, ed è stato accontentato: due pedine chiave nel modulo che proporrà anche a Liverpool. E mentre Luis Suarez ha rinnovato il suo contratto, in ballo c’è ancora invece la vicenda Carroll, che sembra sempre sul piede di partenza ma che, ad ora, veste ancora la casacca Reds. Il Liverpool è squadra abbastanza indecifrabile: se le idee di Rodgers prenderanno piede, se i fallimentari acquisti della stagione passata (Downing, Henderson) si riscatteranno, se l’immenso Gerrard continuerà a insegnare al Mondo il ruolo del centrocampista beh, i Reds potranno dire la loro; altrimenti sarà un’altra stagione deludente per un club abituato a vincere l’argenteria importante.

A domani, con quelle che riteniamo essere le squadre da “mid-table” e da cui di solito escono le sorprese più grandi.

Le più belle maglie della Premier: le nuove maglie, il West Ham (e non solo)

Ritorna l’appuntamento con le maglie della Premier League, e anche quest’oggi, dopo le maglie del Chelsea, siamo a Londra. Le divise che analizzeremo oggi sono di una neopromossa che fa però parte della storia del campionato inglese, il West Ham United.

La Macron, casa italiana, sponsorizza ormai dal 2010 gli Hammers, e quest’anno si trovava di fronte l’ardua sfida di dover vestire due squadre tradizionalmente molto simili per quanto riguarda la maglia Home: il West Ham appunto, e l’Aston Villa. Analizziamo la divisa con cui la squadra di Londra giocherà in casa durante la stagione che sta per cominciare: Come si può notare dalle immagini qui sopra (per cui ringraziamo Passione Maglie) la maglia dell’azienda bolognese, presentata solo pochi giorni fa, è molto curata, come da tradizione per la Macron. Lo sponsor è riuscito a creare una differenza piuttosto accentuata tra le due maglie, a partire dal taglio generale delle maglie, fino ad arrivare ai dettagli particolari inseriti. A differenza della maglia dei Villans la Macron ha deciso di non inserire un colletto a polo, ma di usare un particolare tipo di collo “alla coreana”. La soluzione risulta particolarmente armoniosa nell’insieme, con la striscia di colore sky che riprende le maniche e passa anche dietro al collo, all’altezza della nuca, zona sotto cui si trova un inserto dello stesso colore con la scritta “West Ham United” che risalta in giallo. L’interno inoltre presenta la doppia colorazione claret & Blue. Anche il fondo maglia è dello stesso colore, a differenza della maglia dell’Aston Villa in cui la fascia era di colore giallo. A fondo maglia, sulla parte posteriore destra è inoltre presente anche in questo caso un emboss con parte del simbolo della squadra, due martelli incrociati.

I calzoncini sono bianchi ed i calzettoni claret con due serie di strisce bianche e sky blue.

Il kit away riprende il colore con il quale il West Ham giocava nei primi anni di attività, ovvero il dark Blue. Il colletto in questo casopresenta uno scollo a v metà claret e metà sky Blue. La dualità di colori è presente in tutto il kit. Tutta la parte destra della maglia presenta dettagli Blue, quella destra claret. In particolare fondo manica, collo ed una striscia sulla parte posteriore all’altezza dei fianchi. Anche qui, nella stessa posizione, è presente il simbolo inciso a caldo dei due martelli incrociati. Blue i pantaloncini ed i calzettoni, che presentano due serie di strisce come quelli per la divisa home, ma di colore claret & Blue.

Come avrete notato nell’articolo c’è scritto West Ham (e non solo). Questo perchè la settimana prossima la rubrica andrà in vacanza per poi tornare a metà di quella successiva con una sorpresa. Abbiamo quindi deciso di allungare un po’ il capitolo di questa settimana inserendo un bonus, le maglie del Millwall.

Come i rivali di sempre del West Ham, anche la squadra che milita in Championship è sponsorizzata dalla casa bolognese, che come avrete capito è molto apprezzata da chi scrive. In questo caso però ci si sarebbe aspettato qualcosa di più.

Entrambi i kit hanno lo stesso layout. La maglia Home è di colore dark Blue, con un inserto bianco all’altezza della spalla sinistra, all’interno del quale è inserito il leone simbolo del club con sotto il nome “Millwall”. Il logo a lettere della Macron è inserito in una doppia striscia bianca che attraversa la maglia da metà collo (in questo caso a Polo) fino ad arrivare a bordo manica destra. La manica sinistra presenta invece una striscia bianca verticale sulla parte posteriore. La maglia è completata dai bordi manica bianchi. Come si vede è inoltre presente sotto al colletto il motto “We fear no foe”.

La seconda maglia è di colore grigio, quasi tendente all’argente e Blue royal. Stesso identico layout della maglia home, con in più una doppia striscia blue Royal che attraversa tutto il colletto a polo. A differenza della Home, in questo caso sotto al colletto di trova la data di fondazione della squadra, 1885. I dettagli sono Blue royal.

Molto belle le maglie del West Ham, con tradizione e innovazione che si fondono perfettamente. Quelle del Millwall invece ricordano un po’ troppo da vicino le maglie d’allenamento del Napoli di quest’anno. Pur essendo quindi delle buone maglie risentono di questo problema e del doppio sponsor.

Ringraziamo Passione Maglie per le immagini

E per quest’anno è finita…

…la Premier League. Rimangono ancora i playoff di Championship, League One e League Two, e la finale di Champions che vede in campo una squadra inglese. Congratulazioni dunque al Manchester City, campione d’Inghilterra 2011/2012! Sapete che non siamo fan dei resoconti delle partite o dei tabellini, per cui ci limitiamo a complimentarci con i Citizens, con il Manchester United, con l’Arsenal terzo classificato, con il Tottenham quarto e fare un in bocca al lupo al Bolton retrocesso in Championship. Magari qualche approfondimento sulla stagione arriverà nei prossimi giorni.

P.S. una delle stagioni di Premier più emozionanti che si ricordino