Viaggio nella Bristol del calcio: parte seconda, Bristol City

Bristol City Football Club
Anno di fondazione: 1897
Nickname: the Robins
Stadio: Ashton Gate, Bristol BS3
Capacità: 21.479

Championship Manager 2000/2001 è stato il gioco che mi ha fatto conoscere il calcio inglese, che 4 anni prima durante Euro 1996 mi aveva stregato; giocavo e mi informavo su quelle squadre che affrontavo, tramite magari il sempre mitico Guerin Sportivo. Questa introduzione sul filo dei ricordi personali per dire cosa: che in quel videogioco, quando si giocava in casa di una squadra, appariva sullo sfondo della schermata della partita la foto dello stadio. E quella della – allora – Carling Atyeo Stand mi è rimasta impressa ancora dodici anni dopo. Eccoci al Bristol City, visto che la stand in questione (John Atyeo è una leggenda del City) è una delle quattro che compongono Ashton Gate, lo stadio del Bristol City appunto. Chiusa parentesi personale, passiamo alla storia della squadra. L’anno di fondazione ufficiale è fatto risalire correttamente al 1897, eppure il Bristol City potrebbe benissimo vantare la sua origine tre anni prima, quando venne fondato il Bristol South End; il 1897 viene preso come punto di partenza perchè in quell’anno, dopo una riunione alla Albert Hall di Bedminster (dove la squadra giocava in un campo chiamato St. John’s Lane) i membri del club optarono per il professionismo, ottennero l’ingresso in Southern League e ribattezzarono la squadra Bristol City. Maglia rossa e pantaloncini bianchi, e non si cambierà più. Tre anni più tardi, nel 1900, il Bristol City si fuse con un’altra squadra pro della zona, il Bedminster Football Club; in realtà più che di fusione si trattò di fatto di un’annessione, visto che il City non mutò nome mentre il Bedminster perse la sua identità (aveva una maglia giallo/vinaccia di cui, ci vien da dire, fortunatamente non rimase traccia). Quello che conta, è che il Bedminster portò in eredità il proprio campo da gioco: Ashton Gate, che divenne, dopo un’alternanza con St. John’s Lane, ufficialmente l’impianto del City nel 1904.

Nel 1901 il club venne ammesso alla Football League, evento eccezionale se si pensa che, fino al 1920, rimarrà l’unico club a sud di Birmingham a far parte della lega (escluse le squadre della capitale). In questa scelta influirono certamente le ottime prestazioni in Southern League (tre secondi posti su quattro stagioni disputate) e l’importanza della città di Bristol. I robins partirono dalla Division Two, che vinsero al termine della stagione 1905/06, guidati dal manager Harry Thickett. Fu l’inizio di un triennio che portò la squadra ai – quasi – vertici del calcio inglese. C’è in effetti un quasi di troppo nella precedente frase, quel quasi che divide il fare la storia dai rimpianti per non esserci riusciti. Il Bristol City, alla prima stagione tra le grandi, terminò il campionato al secondo posto; era il 1906/1907, ed ecco il primo “quasi”. Il secondo “quasi” arrivò nella finale di FA Cup del 1909, quando il City venne sconfitto, al Crystal Palace di Londra, dal Manchester United per 0-1. La retrocessione del 1911 concluse un periodo che, nella storia del Bristol City, non si ripeterà mai più; e non solo, fu anche l’ultima apparizione nella massima serie fino al 1976 (!). La squadra (in precedenza “Garibaldians”, come il Nottingham Forest degli inizi) in questo periodo divenne conosciuta come “Bristol Babe”, nickname che rimarrà fino agli anni ’40.

A questo punto nella storia del Bristol City comincia un lungo periodo fatto di promozioni e retrocessioni tra seconda e terza serie (la Third Division verrà infatti creata nel 1920 con l’accorpamento tra Football League e Southern League). Dunque, nel 1911 il club era piombato in Second Division. dove ovviamente rimarrà fino alla Prima Guerra Mondiale, quando le competizioni vennero sospese e Ashton Gate subì notevoli danni, non a causa della guerra in se (i bombardamenti sulle città divennero triste abitudine degli anni ’30) ma di una tempesta che scoperchiò la South Terrace. Con questo problema non da poco da risolvere, le competizioni ripresero, e il Bristol City visse nuovamente un quasi momento di gloria, quando nella prima edizione della FA Cup del dopoguerra la squadra raggiunse la semifinale, dove venne sconfitta per 1-2 dall’Huddersfield Town in quel di Stamford Bridge; nel loro percorso eliminarono Grimsby Town, Arsenal, i rivali del Cardiff City e il Bradford City. Era il 15 Marzo 1920 quando venne disputata la semifinale, ma fattostà che, due anni dopo circa, non si parlava più di semifinali di coppa ma dell’incombente retrocessione in Third Division South, retrocessione inevitabile. A questo punto inizia il su-e-giù: promozione al primo tentantivo in Second Division, nuova retrocessione in Third, tre anni per respirare e quindi nuova promozione in Second, avendo vinto il campionato con 104 reti all’attivo, di cui sei segnate da un unico giocatore, Walsh, in un’unica partita, un record per il club.

La squadra finalista di coppa del 1909

Nel 1928 venne coperta un’altra stand di Ashton Gate, la Winterstoke Road End, con i soldi (3.650 sterline) provenienti da due cessioni al Blackburn Rovers, ma l’anno seguente la Old Stand venne parzialmente distrutta da un incendio, il secondo grave danno che occorreva allo stadio. La squadra decise di seguire la linea del disastro retrocedendo nuovamente, nel 1932, in Third Division; e questa volta ci sarà da pazientare per un ritorno in seconda serie, che avverrà solo nel 1955. La promozione venne sfiorata nel 1938, quando il City si classificò al secondo posto, ma solo la squadra campione venne promossa quell’anno, lasciando un immaginabile amaro in bocca alla società. Nel frattempo, nel 1935, per il quinto round di FA Cup contro il Preston North End si erano presentati in 43.335 ad Ashton Gate, record in fatto di spettatori per il club (la partita terminò 0-0). Ashton Gate, appunto. Stadio sfortunatissimo nella prima metà del secolo, perchè nel 1941 ecco il terzo disastro che lo colpì, questa volta sì per via della guerra e delle bombe tedesche, che distrussero interamente un settore dello stadio. Il Bristol City riprese confidenza con il campo vincendo il torneo di guerra a cui partecipò nel 1945, sconfiggendo in finale il Cardiff City per 2-1.

Nel 1949, a Guerra conclusa e con il City stabilmente, purtroppo, in Third Division (nel 1946/47 Don Clark segnò 36 goal in campionato, record per il club) divenne proprietario del club Harry Dolman, un ingegnere che, stufo di lavorare per l’azienda di cui era dipendente, se la comprò; rimarrà proprietario per 30 anni del club, e soprattutto progettò lui stesso il primo sistema di illuminazione per Ashton Gate, che venne inaugurato nel 1953 in un’amichevole contro il Wolverhampton Wanderers. Nel 1955, come detto in precedenza, vi fu l’agognato ritorno in Second Division, dopo una cavalcata fatta di 30 vittorie stagionali, che potete aggiungere alla lista “club record”; comincerà una nuova, curiosa altalena fatta di intervalli regolare di 5 anni. In quella squadra giocava uno dei primi acquisti di Dolman, un ragazzo arrivato nel 1951 dal Portsmouth, un ragazzo di nome John Atyeo e qui alla lista “club record” potete aggiungere maggior numero di presenze (596 o 597, incertezze dettate dall’epoca), maggior numero di goal (315, il secondo è distante anni luce), e se ci sta anche il termine “leggenda”, perchè tale è e tale rimarrà nei cuori dei tifosi dei Robins, il nuovo nickname della squadra (il robin è quel simpatico uccellino che noi chiamiamo pettirosso). Atyeo disputerà tutta la carriera col Bristol City e 6 partite in Nazionale, con 5 goal segnati. Si ritirerà al termine della stagione 1965/66.

John Atyeo

Dicevamo degli intervalli quinquennali. Nel 1960, nuova retrocessione in Third Division, disastrosa: 97 goal subiti e 26 sconfitte stagionali (club record, ma c’è bisogno di dirlo ormai?). Poi, cinque anni dopo per l’appunto, nel 1965, la rinascita, con un secondo posto finale che sì, questa volta voleva dire promozione in seconda divisione; nella stessa stagione l’illuminazione progettata da Dolman venne venduta al Burton Albion, e il nuovo impianto venne inaugurato incontrando nuovamente il Wolverhampton Wanderers. E questa volta su quella promozione si costruirono le basi per il ritorno nella massima serie, che mancava a Bristol dal 1911 (come abbiamo visto, i Rovers non contribuirono mai in tal senso). Andiamo però con ordine, perchè prima che ciò avvenne (1976) venne inaugurata nel ’70 la Harry Dolman Stand, dedicata al nostro ingegnere-progettista di impianti d’illuminazione, ma anche uno dei più popolari presidenti del club; inoltre nel 1971 il City raggiunse le semifinale di League Cup, perdendo contro i futuri campioni del Tottenham Hotspur (1-1 a Bristol, 0-2 a White Hart Lane). Poi, al termine del campionato 1975/76, si tornò a respirare aria di massima serie, con il secondo posto finale alle spalle del Sunderland. La seconda – e ultima – esperienza in First Division durò per quattro stagioni, con una squadra di non eccelsa qualità (Geoff Merrick, Tom Ritchie, Clive Whitehead, Gerry Gow, Trevor Tainton e Jimmy Mann i giocatori più rappresentativi) che tuttavia riuscì a resistere, sebbene il piazzamento più alto fu un tredicesimo posto; nel 1978 arrivò anche la vittoria in coppa Anglo-Scozzese, che segnaliamo solo perchè in finale il City sconfisse il St Mirren allenato da un manager in erba di nome Alex Ferguson, che a differenza dei Robins intraprenderà un percorso vincente – e tanto, vincente.

La retrocessione del 1980 portò nel giro di tre anni il Bristol City in Fourth Division, prima squadra inglese a collezionare tre-retrocessioni-tre di fila. La situazione è facilmente spiegabile: in campo si riversarono i problemi off the field, con il club costretto a dichiarare bancarotta nel 1982 a causa dell’ammontare dei debiti arretrati. Una nuova società (BCFC 1982 Ltd) prese il controllo del club, e, con l’aiuto dei giocatori più pagati che accettarono la rescissione contrattuale senza richiedere tutto il dovuto (Julian Marshall, Chris Garland, Jimmy Mann, Peter Aitken, Geoff Merrick, David Rodgers, Gerry Sweeney e Trevor Tainton), riuscì a salvare il club sul filo del rasoio e a respingere l’offerta del Bristol Rovers per l’acquisto di Ashton Gate (come abbiamo visto nel pezzo dedicato ai Pirates): gli otto giocatori in questione diventeranno per questo conosciuti come gli “Ashton Gate Eight“. La nuova società garantì la stabilità necessaria per risalire la china: nel 1984, la promozione in Third Division sotto la guida di Terry Cooper, e l’anno seguente la vittoria in Football League Trophy (allora chiamato per motivi di sponsor Freight Rover Trophy), che però non riuscirono a difendere nella finale contro il Mansfield la stagione successiva. Nel 1989 nuova semifinale di Coppa di Lega, persa contro il Forest di Clough per 1-2, e nel 1990, con Joe Jordan, lo squalo, in panchina, la promozione in Second Division, terminando al secondo posto con un (indovinate?) club record di 91 punti.

Video sulla finale di Football League Trophy nel 1986

Il City rimarrà in seconda serie fino al 1994/95, quando retrocesse nuovamente nella nuova terza serie chiamata Division Two; nel frattempo era apparso brevemente e a suon di goal ad Ashton Gate un giovane attaccante proveniente dall’Arsenal di nome Andy Cole, che verrà però presto ceduto al Newcastle United. Nel 1998 il breve ritorno in seconda serie, subito però rovinato dalla nuova retrocessione, e questa volta il City dovrà attendere fino al 2007 per ritornare in quello che sarà chiamato The Championship, ma che rimaneva comunque il secondo livello del calcio inglese: nel mezzo una serie di stagioni deludenti, con la promozione sfiorata (per esempio di un punto, come nel 2004, anno in cui persero anche la finale playoff contro il Brighton). L’unica consolazione di quel periodo, la vittoria in Football League Trophy del 2003. Dicevamo, il 2007/08 fu la prima stagione in seconda serie dal 1999, e fu un quasi-trionfo, come ormai la storia del Bristol City ci ha abituato a vedere: i Robins terminarono al quarto posto, eliminando in semifinale playoff il Crystal Palace salvo perdere la finale a Wembley contro l’Hull City. E tuttora il Bristol City si trova in Championship, sebbene con risultati non altrettanto favorevoli (la stagione scorsa la salvezza è arrivata sul filo di lana).

L’invasione di campo dopo la promozione archiviata nel 2007

Concludiamo con la solita serie di curiosità e le indicazioni su come arrivare allo stadio. Dal 1901/02 il simbolo del club è lo stesso della città di Bristol, come potete notare nel pezzo di presentazione del nostro viaggio. L’unica alternativa in quegli anni venne fornita da un logo, apparso dal 1949/50 fino al 1960/61, che riprendeva il nickname del club un pettirosso, visto che un altro logo, disegnato da un fan per un apposito concorso indetto dal club, non comparve mai sulle maglie, ma solo nel programma ufficiale; il concorso venne peraltro indetto perchè, a quel tempo, sia il City sia il Rovers usavano il coat of arms di Bristol, il che richiedeva in effetti un po’ di diversificazione (fu poi il Rovers ad abbandonare lo stemma cittadino). Nel 1976/77 comparve infine un logo con pettirosso e il Clifton Suspension Bridge (visibile da Ashton Gate) che rimarrà fino a metà anni ’90, quando venne reintrodotto il simbolo della città. Per arrivare ad Ashton Gate è consigliabile prendere il taxi dalla stazione di Temple Meads, visto che la vicina stazione di Parson Street è poco servita dalle linee ferroviarie. Si conclude così il nostro viaggio a Bristol; ci dirigiamo a nord per la prossima tappa, una città con due squadre che, a differenza delle due di Bristol, hanno vinto e tanto: Liverpool.

Records

  • Maggior numero di spettatori: 43.335 v Preston North End (FA Cup, 16 Febbraio 1935)
  • Maggior numero di presenze in campionato: John Atyeo, 596
  • Maggior numero di goal in campionato: John Atyeo, 313

Trofei

Football League Trophy: 1986, 2003

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Viaggio nella Bristol del calcio: introduzione

Dopo Sheffield, Nottingham e Stoke-on-Trent il nostro viaggio tra le città con due squadre professionistiche prosegue in quel di Bristol.

Innanzitutto localizziamo la città: appena sotto il Galles, Sud-Ovest dell’Inghilterra, sul fiume Avon, e con una piccola parte che tocca l’estuario del Severn. Bristol non è solo una città, ma anche una contea e un’unitary authority. Conta circa 400.000 abitanti, che raggiungono il milione se si tiene conto dell’area urbana, da sempre una delle più popolose dell’intera Inghilterra: oggi Bristol è la sesta città inglese come popolazione, ma per secoli è stata una delle prime tre, prima che la rivoluzione industriale attraesse masse enormi di persone verso Liverpool, Manchester e Birmingham. Per secoli, l’economia della città è ruotata intorno al porto, felicemente famoso per essere punto di partenza e approdo delle merci dirette verso le colonie del British Empire, tristemente famoso perchè tra tali “merci” comparivano anche gli schiavi, da mandare nelle piantagioni caraibiche. Il porto determinò anche la nascita di una forte attività di contrattazione delle merci, che storicamente aveva sede in Corn Street (“The Exchange”). Con l’esplosione demografica del nord, sede tra l’altro delle principali industrie, il porto di Bristol dovette cedere il passo a quello di Liverpool, andando incontro a una fase di declino, a cui contribuirono anche l’abolizione della tratta degli schiavi e la guerra navale contro la Francia napoleonica.

Oggi Bristol, oltre al porto, possiede anche un centro di industria aerospaziale tra i principali del Regno Unito: Rolls Royce (divisione aeronautica), Airbus, etc., oltre a essere specializzata nella produzione e nella lavorazione della carta e del cartone; il perno culturale è invece rappresentato dalla University of West of England (una sorta di politecnico) e dalla University of Bristol. Anche a Bristol viene parlato un dialetto, il “Bristolian” o “Bristle” (Brizzle), tra le cui caratteristiche vi è la pronuncia della “r” dopo una vocale (“car”, “war” etc.) e la “Bristol L”, ovvero la tendenza a far terminare con una “l” (anche se alcuni sostengono sia una “w”) le parole che terminano con “a” o “o”, come ad esempio “area” che diventa “areal” o “areaw” nella pronuncia locale. Per quanto riguarda i trasporti invece, Bristol è attraversata da due autostrade (la M4 che collega Londra col Galles e la M5 che collega Birmingham a Exeter), è servita da due stazioni ferroviarie principali (Bristol Parkway e Bristol Temple Meads) e da un aeroporto internazionale. A differenza di altre città inglesi invece il trasporto ferroviario locale (ivi inclusi i servizi di light rail o tram) non è sviluppato adeguatamente, rendendo preferibili altri mezzi per i brevi spostamenti.

Clifton Suspension Bridge, sul fiume Avon

Tutto questo per arrivare allo sport, che è ciò che ci interessa. Prima di affrontare il tema calcio, ricordiamo che a Bristol hanno sede un club di rugby union, il Bristol Rugby, uno di rugby league, i Bristol Sonics e una squadra di cricket, il Gloucestershire County Cricket Club che gioca le sue partite al County Cricket Ground. Arriviamo ora al calcio. Oltre a numerose squadre non-league come accade in altre città, Bristol è sede di due squadre di Football League: il Bristol Rovers e il Bristol City (in rigoroso ordine di nascita), che curiosamente hanno portato in città la bellezza di…zero trofei importanti. Maggiori fortune ha avuto storicamente – ed ha tutt’ora – il City, che disputa la seconda serie inglese, mentre il Rovers è relegato in League Two. Le due squadre non si incontrano dal 2007 (Football League Trophy, semifinale di ritorno, 1-0 Rovers nell’occasione dopo lo 0-0 dell’andata) in quello che è conosciuto come il Bristol derby, e che vede su 105 incontri 43 vittorie del Bristol City, 33 pareggi e 29 vittorie del Bristol Rovers. Il Bristol City gioca le sue partite interne ad Ashton Gate, situato nella zona sud-ovest della città, mentre il Bristol Rovers disputa gli incontri casalinghi al Memorial Ground, nella zona nord di Bristol.

E proprio dal Memorial Ground comincerà la nostra due giorni virtuale in quel di Bristol.