Viaggio nella Sheffield del calcio: parte prima, Sheffield Wednesday

Una visuale della città di Sheffield

Abbiamo terminato il nostro viaggio a Londra, ma non per questo ci siamo stancati di viaggiare per l’Inghilterra. E allora, come detto in precedenza, partiamo alla scoperta di tutte quelle città che hanno due squadre, e partiamo dal South Yorkshire, e dalla città di Sheffield.

Sheffield Wednesday Football Club
Anno di fondazione: 1867
Nickname: the Owls
Stadio: Hillsborough, Sheffield S6, South Yorkshire
Capacità: 39.812

Se chiediamo a qualsiasi persona 50 città in cui vorrebbe andare, difficilmente troveremo Sheffield. A meno che uno non ci lavori o abbia trovato un posto in Erasmus, difficilmente una persona normale va a Sheffield. Ma noi non siamo persone normali, siamo persone che butterebbero una serata della loro vita per guardare il replay del secondo turno di FA Cup tra Plymouth e Colchester,ammesso e non concesso che buttare sia il verbo corretto, per cui a Sheffield andiamo più che volentieri, per motivi calcistici e non (l’Inghilterra ci piace tutta). Che poi, come altri città industriali (Sheffield era la capitale dell’acciaio), anche quella dello South Yorkshire si è rifatta il look, e tutto sommato neanche male: quando la crisi ha chiuso le fabbriche (e qui è d’obbligo citare Full Monty, visto che è ambientato nella Sheffield della crisi delle acciaierie), si è anche portata via il grigiume lasciando spazio a una discreta città (la terza dell’Inghilterra in quanto a popolazione dopo Birmingham e Leeds, quarta considerando la Greater London). E questa città ospita due squadre professionistiche, lo Sheffield Wednesday e lo Sheffield United, oltre a due realtà non-league che andremo a trattare. Partiamo con il Wednesday.

Il mitico orologio di Hillsborough

La squadra di calcio, come altre incontrate in quel di Londra, trae la sua origine da una preesistente di cricket, chiamata in questo caso Wednesday Cricket Club, dal giorno della settimana nel quale usavano disputare i loro incontri. Curiosamente la sezione calcistica venne fondata proprio di Mercoledì, durante una riunione tenuta all’Adelphi Hotel di Sheffield (4 Settembre 1867); due giorni dopo, sullo Sheffield Indipendent, venne pubblicato il seguente annuncio:
“SHEFFIELD WEDNESDAY CRICKET CLUB AND FOOTBALL CLUB. – At a general meeting held on Wednesday last, at the Adelphi Hotel, it was decided to form a football club in connection with the above influential cricket club, with the object of keeping together during the winter season the members of this cricket club. From the great unanimity which prevailed as to the desirability of forming the club, there is every reason to expect that it will take first rank.”
Nasceva così lo Sheffield Wednesday Football Club. Passeranno vent’anni, però, prima che il club passi al professionismo, cosa che avvenne infatti nel 1887. Il passaggio allo status professionista richiedeva però, di pari passo, un impianto di gioco, visto che fino a quel momento il club si appoggiava su impianti esistenti come Sheaf House o…Bramall Lane (i puntini di sospensione non necessitano spiegazioni, crediamo). Il terreno venne trovato in zona Queen’s Road, venne preso in affitto dalle ferrovie e vi fu costruito così il campo da gioco del The Wednesday, campo che diventerà noto come Olive Grove.

Nel 1889 venne rifiutato al The Wednesday l’ingresso nella Football League, e così i Groveites (nickname di quegli anni) ripiegarono sulla Football Alliance, di cui furono membri fondatori (e che misero in bacheca nel 1892). Raggiunsero una finale di FA Cup (distrutti però 1-6 dal Blackburn Rovers) e furono finalmente, nel 1893, ammessi alla Football League; nel 1896 misero così in bacheca il primo trofeo “importante”, l’FA Cup, vinta battendo in finale per 2-1 il Wolverhampton Wanderers al Crystal Palace. E arrivò così il 1899, anno importante perchè venne abbandonato Olive Grove per trasferire le operazioni nel quartiere di Owlerton, in quello che diverrà noto come Hillsborough. Un passo alla volta però. Come detto, Olive Grove venne preso in affitto dalle ferrovie, che però in quell’anno lo chiesero indietro perchè necessitavano di spazio per espandersi; il club dovette in tutta fretta trovare una sistemazione, per quanto la compagnia ferroviaria consentì ai bianco-blu (da sempre colori della squadra) di finire la stagione all’Olive. La soluzione fu trovata grazie a James Willis Dixon, che offrì al club una parte del terreno della Hillsborough House estate di cui era proprietaria la sua famiglia (venne suddiviso in tre parti, una finì al Wednesday, una alla chiesa metodista, una all’attuale City Council di Sheffield). Nasceva così lo stadio dello Sheffield Wednesday, che tuttavia inizierà a essere chiamato Hillsborough solo dal 1914 (prima era conosciuto come Owlerton). La prima partita venne disputata il 2 Settembre 1899 contro il Chesterfield, con il Lord Mayor di Sheffield, William Clegg (ex giocatore della squadra) a dare il calcio d’inizio simbolico.

Il primo logo del club, con il gufo e la rosa York

Il trasferimento ad Owlerton causò anche indirettamente il cambio di nickname della squadra, che divenne l’attuale Owls per ovvie ragioni. Ne derivò anche il nuovo crest, un gufo con la rosa degli York e il motto latino “Consilio et animis”. La prima decade del ‘900 portò nella bacheca dello Wednesday due titoli inglesi e un’altra FA Cup, vinta contro l’Everton sempre al Crystal Palace. Noi facciamo un salto temporale e arriviamo al 1929 (come detto prima nel 1914 Owlerton divenne noto come Hillsborough), quando The Wednesday Football Club cambiò il nome ufficialmente in Sheffield Wednesday Football Club, ufficializzando peraltro una situazione che esisteva da almeno una quarantina d’anni, visto che il club era già noto con il nome della città anteposto al “Wednesday”. Il cambio ufficiale di nome avvenne peraltro nel bel mezzo di due stagioni vincenti, che portarono nella bacheca del club altri due titoli, per un totale definitivo di quattro, visto che da allora il Wednesday non ha più vinto il campionato. L’FA Cup del 1935, a cui seguì il Charity Shield, misero fine ai successi del club fino alla Coppa di Lega del 1991.

Il post-Seconda Guerra Mondiale fu traumatico, con una serie di retrocessioni seguite da risalite immediate, e qualche acuto come il secondo posto del 1960/61. Uno scandalo scommesse che coinvolse tre giocatori, Peter Swan, David Layne e Tony Kay (era il 1964), con relative squalifiche a vita, fu il preludio alla retrocessione del 1969/70, che aprì il periodo più buio della storia dello Sheffield Wednesday: il club arrivò, nel 1976, a rischiare la retrocessione in Fourth Division. Per fortuna degli Owls ciò non avvenne e anzi, nel giro di qualche anno, sotto la guida di Howard Wilkinson, il club riguadagnò la massima serie (1983/84) e arrivò addirittura quinto nella stagione 1985/86, il che tuttavia non portò alla qualificazione UEFA a causa del divieto alle squadre inglesi di partecipare alle coppe europee del dopo-Heysel. Nel 1988 Wilkinson lasciò gli Owls per passare al Leeds United, all’epoca in Second Division: li avrebbe condotti al titolo, ma questa è altra storia. Dopo una breve parentesi di Peter Eustace, le redini del club vennero prese dall’ex manager del Manchester United, Ron Atkinson. La prima stagione con Atkison alla guidà terminò…con la retrocessione: lo Wednesday arrivò diciottesimo e retrocesse a causa della differenza reti nei confronti del Luton Town.

La stagione seguente Atkinson si fece però doppiamente perdonare, non solo con la promozione in First Division, ma soprattutto con la vittoria in Coppa di Lega ai danni del Manchester United: un goal di Joe Sheridan regalò al club il primo trofeo dal 1935. Atkinson passò sulla panchina dell’Aston Villa, e alla guida degli Owls venne nominato il 37enne Trevor Francis. L’ultima stagione di First Division (1991/92) si concluse con un terzo posto, che garantì al club non solo di far parte della nuova Premier League l’anno successivo, ma anche un viaggio europeo in Coppa UEFA. Il 1992/93 vide lo Sheffield Wednesday arrivare settimo in Premier League, eliminato al secondo turno di UEFA dal Kaiserslautern ma soprattutto giungere in finale in entrambe le coppe, entrambe perse però contro l’Arsenal. Mark Bright, David Hirst e Chris Waddle (giocatore dell’anno) erano le punte di diamante di quella squadra. Francis venne in seguito sostituito da David Pleat, che rimase in carica per la stagione 1995/96 e per parte di quella successiva, quando venne licenziato per far posto al – breve – ritorno di Atkinson. La stagione 1997/98 si aprì invece con Danny Wilson in sella, che portò a Hillsborough, tra gli altri, Paolo Di Canio, il cui episodio con Paul Alcock avvenne proprio con indosso la casacca degli Owls; tuttavia, a fine stagione arrivò la retrocessione in First Division, con Wilson, nel frattempo, licenziato a sua volta.

Il nuovo millennio è stato fin qui molto deludente per lo Sheffield Wednesday, che ha conosciuto anche la realtà della terza serie in due occasioni, una delle quali da cui è uscito la stagione scorsa dopo un’avvincente sfida testa a testa contro i rivali cittadini dello Sheffield United. Ora il club milita in Championship, è guidato da Dave Jones in panchina ed è di proprietà di Milan Mandaric, ex proprietario del Portsmouth. L’augurio è quello di rivedere il club al più presto in Premier, il grande calcio merita di tornare in un palcoscenico come quello del nord di Sheffield (Hillsborough è infatti situato nella zona nord della città), teatro (e questo non lo abbiamo volutamente menzionato in precedenza, essendo un post dedicato alla squadra e non allo stadio) anche di una delle più grandi tragedie della storia del calcio, quel Liverpool-Nottingham Forest di FA Cup in cui persero la vita 96 tifosi Reds. Ma questa è davvero un’altra storia. Concludendo, se avete voglia di fare un giro dalle parti di Hillsborough, il consiglio è arrivare col treno alla stazione di Sheffield e da lì prendere un taxi o un bus, o ancora meglio il tram: la linea blu vi porta a Hillsborough (quartiere), o in alternativa potete prendere la blu fino al centro città e cambiare sulla gialla direzione Leppings Lane, arrivando davanti allo stadio.

Prossima puntata: Sheffield United

Non-league football: Hampton & Richmond Borough

Riprendono le collaborazioni con Marco di Londra Calcistica riguardo la non-league. Oggi andiamo a trovare un’altra squadra londinese, l’Hampton & Richmond. Lasciamo dunque la parola a Marco.

Hampton & Richmond Borough Football Club
Anno di fondazione: 1921
Nickname: the Beavers
Stadio: Beveree Stadium, Hampton, London
Capacità: 3.500

Eccoci nella capitale inglese, Londra, capitale anche calcistica con la sua infinità di squadre, di ogni categoria e zona. Oggi ci rechiamo nella bella Hampton, zona lussuosa, col Tamigi che la bagna, e con la St Mary Church ed altre chiese stupende nella zona. Qui troviamo anche un Palazzo famoso per la storia dell’Inghilterra, ovvero Hampton Court Palace, che fu la residenza di Enrico VIII. Questa è una zona dove il Rugby la fa da padrone, nella vicina Richmond giocano infatti le più importanti squadre londinesi. Ma eccoci arrivati al nostro Pub: dobbiamo incontrare una persona, che ci racconterà una storia, di una squadra chiamata The Beavers: stiamo parlando del Hampton & Richmond.

Fondato nel 1921 col nome di Hampton, i primi anni il club li spende nella Kingston & District e South West Middlesex League. Negli anni ’30 vincono in due occassioni la Kingston & District, ma non vinceranno mai la South West Middlesex League, nonostante ci siano stati per ben 26 anni; battono anche Arsenal, per 3-1.

Beveree Stadium (foto Londra Calcistica)

SENIOR FOOTBALL

Nel 1959, l’Hampton entra nel calcio senior, diventando membro della Surrey Senior League, pur essendo di base nel Middlesex. Nel 1964 vince il campionato ed entra nella Spartan League, dove disputò sette stagioni di grandi successi.

5rbobtomlinjpgdisplay

I Beavers conquistarono il titolo della Spartan League nel 1965, 1966, 1967 e 1970, arrivando secondi nel 1968. Non finirono mai fuori dalle prime quattro durante questo periodo. Nel 1971 vennero eletti nella Second Division dell’Athenian League. Dopo aver mancato per un soffio la promozione, nel 1973 finirono secondi alle spalle del Ruilisp Manor. Vennero così eletti nella nuova Second Division (ora First Division) della Isthmian League.

ISTHMIAN LEAGUE AL 2003

L’Hampton rimasero in Division Two dell’Isthmian League fino al 1990, quando subirono la loro prima retrocessione. Si decise di suddividere le due Second Division – che erano a livello regionale – e nel 1991 vennero così create Second Division e Third Division. L’Hampton nella stagione 1991/92 si trovò così nella Third Division. Sul campo mancò di una posizione la promozione diretta, ma si liberò un posto in Second Division e i Beavers vennero promossi d’ufficio. A meta’ anni 90′ sotto la guida di Chick Botley, l’Hampton iniziò a risalire la china, nella stagione 1995/96 vinsero la Second Division, nella stagione 1997/98, dopo aver terminato al terzo posto, lasciarono la First Division per la Premier Division. Nella stagione il club 1998/99 iniziò così nella Isthmian Premier Division. Nel 1999 il club cambiò nome, modificandolo in Hampton & Richmond Borough F.C nel tentativo di avere piu’ tifosi del Borough, essendo l’unico club senior della zona (che include Hampton, Teddington, Twickenham, Whitton e Richmond); inoltre il club fa anche fatica ad aver tifosi, visto che in queste zone si vive principalmente per il rugby. Tornando al campionato, nella stagione 1999/00 l’Hampton vince la George Ruffell Memorial Shields. Nella stagione 2000/01, l’Hampton raggiunge per la prima volta nella sua storia il 1 Turno di FA Cup, esce per mano del Barnet (2-1), ma passando in vantaggio dopo dieci minuti. Rimangono in Premier Division fino al 2002/03, quando vengono retrocessi e ritornano in Division One.

GLI ANNI DEVONSHIRE

Nell’estate del 2003, si siede sulla panchina dei Beavers, Alan Devonshire che aveva da poco lasciato il Maidenhead United. All’ultima giornata, grazie ad una vittoria per 3-0 sul Leatherhead, Hampton guadagna la promozione in Premier Division. Un ottimo inizio per Alan Devonshire. L’Hampton & Richmond trascorre tre stagioni in Premier Division, chiudendo sempre il campionato a ridosso della promozione. Nella stagione 2004/05, sfiora i play-off. Va meglio la stagione 2005/06, dove perde la finale play-off. Il 28 Aprile 2007, grazie alla vittoria 4-2 sullo Slough Town, vince il campionato di Premier Division ee è promossoi in Conference South. C’erano oltre 1,000 spettatori a questo epico incontro, vinto in rimonta dal Hampton. L’Hampton & Richmond si stabili al sesto livello della piramide inglese. Nella stagione 2007/08 fini’ terzo, disputando i play-off promozione, ma perse la finale contro Eastbourne Borough. Raggiunse per la seconda volta, il 1 Turno di FA Cup. Giocarono al Beveree Stadium contro il Dag & Red, davanti a 1,000 spettatori.
Il record di presenze fu fatto però nel 2008/09, quando al Beveree Stadium scese il West Ham United per un incontro amichevole pre-campionato. Ben 3,000 spettatori accorsero all’evento, il West Ham vinse 3-2. A fine stagione l’Hampton disputo’ ancora i play-off, in semifinale superarono AFC Wimbledon, in finale al Beveree sarebbe sceso Hayes & Yeading United. Quel giorno c’erano ben 3,000 spettatori a spingere Hampton verso un sogno, chiamato Conference. A sorpresa Hampton perse 3-2 e Hayes & Yeading fu promosso. Nelle successive due stagioni, il club chiuse al 14 e 18 posto in Conference South. A Maggio 2011 Devonshire accetto’ la panchina del Braintree Town, appena promosso in Conference; Mark Harper, assistente di Devonshire venne così nominato manager per la stagione 2011/12

Trofei

  • Isthmian League Premier Division: 2006/07
  • Middlesex Senior Cup: 2005/06, 2007/08, 2011/12
  • Middlesex Super Cup: 1999/2000, 2006/07

Contatti: Sito Ufficiale

Le rivalità del South Devon

Jacopo Ghirardon, che avrete imparato a conoscere per il pezzo sul Truro City di qualche tempo fa, ci regala un’altra perla e ci porta nel mondo del South Devon, contea occidentale dell’Inghilterra sede di tre squadre di calcio, l’Exeter City, il Plymouth Argyle e il Torquay United che quest’anno parteciperanno alla League Two e che sono divise da una fiera e sentita rivalità.

Poche regioni inglesi sono famose come il Devon: un nome che evoca terre un po’ selvagge e austere, all’apparenza, ma con una grande storia, cultura e tradizione, specie nelle 3 città principali. Perché il Devon, forzando un po’ il paragone, è come la Scozia: a sud ci sono le grandi città e il principale motore economico e culturale della contea, mentre a nord i paesi sono piccoli, la natura selvaggia e le tradizioni, miste tra il britannico e il celtico (l’influenza Cornica a ovest e Gallese a nord del canale di Bristol) si fanno sentire. Dartmoor ed Exmoor, i due parchi naturali principali (tra i più grandi dell’intera nazione), come le Highlands scozzesi, insomma. Come si intuisce da questa introduzione, il Devon è una regione molto orgogliosa, dove esiste grande rivalità di campanile tra le città principali. Exeter, Torquay e Plymouth, tre città racchiuse in una specie di triangolo distanti al massimo 50 km l’una dalle altre, si contendono il South Devon Derby, una delle rivalità locali più sentite di tutta l’Inghilterra. Tre località con una storia completamente diversa, sia dal punto di vista culturale, che da quello calcistico, che per la prima volta dopo moltissimi anni si ritrovano nello stesso campionato, quello di League 2 iniziato lo scorso sabato. Riassumendo, in maniera sommaria, Exeter si può definire il centro culturale e storico della regione, una delle città più ad ovest fondata dagli antichi romani, Torquay la piccola e graziosa località balneare, che negli ultimi anni si è saputa trasformare diventando il principale centro della British Riviera, località un po’ pittoresca e un po’ posh apprezzata ormai non solo nel Regno Unito. E poi c’è Plymouth, il grande porto industriale, uno dei più grandi della nazione; da li parte il Tamar Bridge, quello che divide il Devon dalla Cornovaglia: terre di confine, insomma.

La bandiera del Devon

Il calcio, in queste zone, arriva un po’ più tardi che nel resto del paese: è il 1886 quando a Plymouth viene fondato l’Argyle FC, nome piuttosto curioso su cui esistono varie versioni: la più in voga è quella che la squadra si chiami cosi in onore degli Argyll and Sutherland Highlanders, un reggimento militare che possedeva all’epoca una forte squadra di calcio. Un’altra possibilità sia che la squadra sia stata fondata in un pub di Plymouth chiamato Argyle Tavern. Non ci sono dubbi invece sulla provenienza del nickname della squadra, ossia Pilgrims: nel 1620 i membri di una setta religiosa partirono da Plymouth con la Mayflower, la barca rappresentata nel logo societario della squadra, per colonizzare il nuovo mondo e in particolare il Massachusetts. Nel 1903, con l’iscrizione alla Southern League, la squadra assunse la denominazione attuale. Il calcio ad Exeter mosse i primi passi nel 1890, con la fondazione dell’Exeter United, squadra che prese il nome da una società attiva nel cricket, e il St.Sidwell’s United, che invece prese il nome dalla strada su cui era stata fondata. Nel 1903 le società decisero di unirsi nell’Exeter City, giocando a St.James Park, vecchio stadio dello United e tuttora stadio dell’Exeter. Nel 1914 la squadra andò in tournee in Sudamerica, affrontando, nella loro prima partita della storia, la leggendaria Seleçao brasiliana, che si aggiudicò il match per 2-0. A Torquay la prima squadra, chiamata Torquay Town, venne fondata nel 1899, anche se iniziò ad essere attiva a livello di campionati solo nel 1910. Nel 1921 avvenne la fusione tra Torquay Town e Babbacombe (una piccola località sempre nell’area di Torbay), dando vita al Torquay United e venendo iscritti alla neonata Football League Third Division, unendo i propri destini a quelli delle altre due squadre della contea con il quale il Torquay voleva primeggiare, ossia Plymouth ed Exeter: nasce qua il mito del South Devon Derby.

Plainmoor, la graziosissima casa del Torquay United

Nonostante l’iscrizione, però, il Torquay debbe aspettare il 1927 per poter partecipare alla Third Division, categoria nella quale il Plymouth arrivò sempre tra le prime 4 squadre nei primi dieci anni, ottenendo però mai il titolo che avrebbe permesso la promozione in Second Division. Solo nel 1930 l’Argyle riuscirà a spezzare la maledizione e ad essere promosso, lasciando dietro i rivali locali Exeter e Torquay, praticamente fino a qualche anno fa: infatti l’Argyle si stabilizzerà sempre tra Division 3 e Division 2 (dove trascorrà la maggior parte delle proprie stagioni, equivalente delle attuali League One e Championship, senza ottenere però mai la promozione in First Division/Premier: attualmente Plymouth è la più grande città inglese (258.000 abitanti, ndr) a non aver mai visto la principale divisione del calcio Inglese. Parallelamente, Exeter e Torquay non andarono mai oltre la terza serie, anche se l’Exeter, al contrario del Torquay, ebbe una serie più ampia di successi, tra cui una deep run in FA Cup nel 1980 conclusasi al sesto turno ed il titolo della fourth division (League Two) nel 1990. Il Torquay trascorse invece la maggior parte delle proprie stagioni nell’ultima divisione del calcio professionistico inglese, trovando li la propria dimensione e aumentando di fatto la rivalità contro l’Exeter, mentre il Plymouth, ormai stabile in cateogorie superiori, estese la propria rivalità alle due squadre di Bristol, City e Rovers, con il quale si contese il Western Countries derbies.

L’inizio degli anni 2000 segnano una svolta negativa per tutte le due squadre del Devon “minori”, ossia Exeter e Torquay: nel 2003 l’Exeter infatti viene travolto da una crisi economica, emersa dopo varie stagioni di cattiva gestione, che comportano alla retrocessione in Conference dopo un disperato duello con un’altra squadra che all’epoca navigava in pessime acque, lo Swansea City. Fu la prima retrocessione dalla Football League dopo 83 anni ininterrotti all’interno delle prime quattro serie del calcio inglese, una mazzata per molte squadre, che spesso pagano oltremondo la retrocessione da League 2 a Conference, dove gli introiti sono ovviamente minori. Ad Exeter però si mosse il pubblico, e nel 2004 il Supporters’ Trust completò l’acquisto del club: il primo esempio di club comprato dai propri tifosi nella storia. Nonostante le difficoltà, ovvie per una iniziativa all’epoca considerata quasi un azzardo, ci furono due eventi che permisero di superare la crisi ai nuovi proprietari: nel 2005 l’Exeter fu protagonista di una grande FA Cup, dove arrivò al terzo turno a sfidare il Manchester United: ad Old Trafford, spinta da quasi 10mila tifosi, l’Exeter strappò un clamoroso pareggio che costrinse i Red Devils il replay a St.James Park; qui però si spense il sogno dei Grecians, battuti 2-0 con goal di Scholes e Cristiano Ronaldo. Precedentemente, per il centenario del club, una rappresentativa venne inviata dalla federazione Brasiliana, quasi per contraccambiare quanto successo nel 1914. Entrambe le occasioni portarono molti soldi nelle casse del club, che potè stabilizzarsi nella categoria per cercare di tornare in League 2: nel 2006-07, però, il sogno venne spezzato dal Morecambe che vinse 1-2 nella finale playoff. Proprio nel 2007, il Torquay United, dopo una stagione fallimentare, retrocesse in Conference, creando i presupposti per la rinascita del Devon Derby per eccellenza: infatti ai nastri di partenza della stagione 2007-08 entrambe le squadre si presentavano come favorite per la promozione: a fine stagione, arriveranno terze e quarte, garantendosi l’accesso alla semifinale playoff, dove le squadre si troveranno contro: una battaglia senza precedenti, un mors tua vita mea d’altri tempi: all’andata a St.James Park il Torquay si impose 1-2, mettendo una seria ipoteca sul passaggio del turno. Nonstante ciò, il sabato successivo furono oltre 3000 i tifosi che si mossero da Exeter per invadere il piccolo Plainmoor (7.000 spettatori in tutto), ovviamente gremito: dopo l’1-0 dell’intervallo per i Gulls sembrava tutto finito, invece quattro goal nel finale diedero il biglietto per Wembley all’Exeter City, e una enorme delusione al Torquay. Delusione che divenne disperazione due settimane dopo: infatti l’Exeter battè il Cambridge e tornò in League 2, mentre il Torquay, con il morale sotto i tacchi, si presentò a Wembley per la finale del Trophy contro l’Ebbsfleet: ovviamente, anche qua il Torquay perse (1-0): una stagione da buttare, insomma. La stagione successiva, però, il Torquay si riprese, e riuscì a tornare nella Football League, vincendo il playoff contro il Cambridge United nella finale di Wembley.

St James Park che si intravede nel mezzo di Exeter

Sulle ali dell’entusiasmo della promozione, l’Exeter arrivò seconda nella prima stagione dopo il grande ritorno in League Two, garantendosi la promozione in League One per la stagione 2009/10. Stagione, quella, che sancì l’inizio della crisi per il Plymouth Argyle: affogato dai debiti, i Pilgrims iniziarono a prendere una bruttissima piega, e venne retrocesso in League One, dove avrebbero affrontato per la prima volta dopo quasi 40 anni l’Exeter City, dando i presupposti per il ritorno del derby del Devon tra le due città principali: arriviamo dunque alla stagione scorsa, quando le squadre si ritrovano in League One: sarebbe potuto arrivarci pure il Torquay, ma la sconfitta nel playoff di League Two contro lo Stevenage costò la promozione ai Gulls. Ma il destino volle unire le tre squadre, e cosi, nella scorsa stagione, Exeter e Plymouth retrocessero in League Two, mentre il Torquay fallì ancora nei playoff (questa volta in semifinale contro il Cheltenham). Non fu una semplice retrocessione quella del Plymouth, che entrò in amministrazione rischiando addirittura una pilotata retrocessione in Conference South, che avrebbe portato in soli 3 anni l’Argyle da il dominio nella zona dell’intero South West ad un potenziale derby contro i “cugini” del Truro City (in Cornovaglia la squadra nettamente più tifata tra le “grandi” è appunto l’Argyke): cosa che per fortuna non avvenne, e ad inizio estate le cose si sono sistemate per l’Argyle. Arriviamo dunque ai giorni nostri, quando tutte e tre le squadre sono tra le candidiate alla promozione. Non ci mettiamo nei panni della cittadina di Newton Abbot, che sostanzialmente si trova al centro del triangolo formato dalle tre città: in caso di derby “importanti”, la non si può stare tranquilli, visto la fiera rivalità tra tre città e squadre un po’ periferiche nella storia del grande calcio inglese ma con coraggio e orgoglio da vendere. Perchè in questa stagione non c’è solo in palio una promozione, ma il dominio su una regione.

Jacopo Ghirardon (twitter: @Ghirarz)

Marco dell’ormai noto Londra Calcistica è stato nei tre stadi. Potete trovare i suoi racconti qui:

http://londracalcistica.blogspot.co.uk/2012/07/exeter-city-football-club.html
http://londracalcistica.blogspot.co.uk/2012/07/plymouth-argyle-football-club.html
http://londracalcistica.blogspot.co.uk/2012/07/torquay-football-club.html

Premier League 2012/13: preview (terza parte)

Chiudiamo la preview della Premier con le squadre che lotterranno, chi più chi meno, per restare in Premier League. Anche qui, occhio a possibili sorprese.

Norwich City: la partenza di Paul Lambert è stata un duro colpo, tuttavia i Canaries rimangono squadra interessante e, sulla carta, più che buona. Grant Holt alla fine non solo è rimasto, ma ha prolungato il suo contratto (aveva chiesto di essere ceduto e raggiungere proprio Lambert al Villa Park), sono arrivati Michael Turner, Robert Snodgrass, Steven Whittaker, Garrido e Bassong a fronte di nessuna perdita significativa. In panchina siederà Chris Hughton, che ben ha fatto al Birmingham City dopo aver ricondotto il Newcastle in Premier, ed essere peraltro trattato non benissimo a St James Park. Salvezza tranquilla, e perchè no forse qualcosa in più se tutto gira a meraviglia.

West Ham: ci piace parecchio il West Ham, forse perchè troviamo affidabile Big Sam Allardyce. Jussi Jaaskelainen sostituirà in porta Robert Green, mentre sono arrivati Modibo Maiga dal Sochaux, Alou Diarra dall’OM e James Collins dall’Aston Villa (cavallo di ritorno al Boleyn). Nessuna partenza illustre (a parte il citato Green, che definire “illustre” è però alquanto difficile), un gruppo magari non spettacolare ma solido e guidato in campo da alcuni ottimi elementi come Mark Noble, Carlton Cole e soprattutto dalla leadership di Kevin Nolan. Non dovrebbero esserci problemi a far volare le bolle in Premier anche la prossima stagione.

Southampton: molti li danno spacciati, noi invece crediamo che, alla fine, arriverà la salvezza. Non si è badato a spese al St Mary’s, con il manager Nigel Adkins che ha acquistato Jay Rodriguez (Burnley, £7m), Alexander Buttner (Vitesse, £3m), Nathaniel Clyne (Crystal Palace, £2.5m), Paulo Gazzaniga (Gillingham, £2m), Steven Davis (Rangers, £800,000) e che sta trattando Gaston Ramirez del Bologna. Occhio soprattutto a Clyne, reputato da molti come il futuro della Nazionale per quanto riguarda il ruolo di terzino destro. Jay Rodriguez è un attaccante classe ’89 che l’anno scorso ha messo a segno 15 goal con il Burnley e che va a giocarsi il posto con la coppia-promozione, Lambert e Billy Sharp. E proprio con Sharp chiudiamo: dopo la tragedia della perdita del figlioletto e l’aver segnato pochi giorni dopo in quello che è stato il goal più emozionante dell’anno, è bello vederlo in Premier. Un uomo con la U, la O, la M, la O maiuscole. Chapeau.

QPR: li diamo per salvi, ma occhio. Mark Hughes, subito dopo la salvezza ottenuta all’ultima giornata grazie allo Stoke City (che ha fermato il Bolton), promise ai tifosi che non avrebbero mai più vissuto una situazione del genere. Pronti via, 5 goal in casa dallo Swansea. A Loftus Road hanno cambiato molto, mixando esperienza (Park, Green) a buona qualità (Hoilett) e gioventù (Fabio Da Silva). Sono rimasti Cissè e Taarabt, il che sicuramente è positivo, come è positiva la decisione di dare il benservito a Joey Barton. Sarà nuovamente dura però, a meno di miracoli.

Swansea: retrocessi, ma non siamo così sicuri. Certo, Brendan Rodgers aveva creato una macchina perfetta, che dovrà fare anche a meno di Joe Allen che ha seguito il maestro nel Merseyside, e pure Caulker è rientrato al Tottenham dopo il prestito, così come Sigurdsson all’Hoffenheim. Tuttavia Laudrup può contare su Michu, centrocampista-goleador l’anno scorso al Rayo Vallecano, su Chico, meteora qui in Italia con la maglia del Genoa, su De Guzman, e sulla permanenza in rosa del resto della squadra che l’anno scorso ha stupito l’Inghilterra. Daranno battaglia.

Wigan: non ne possiamo più. Con ironia, certo. Tutti gli anni li diamo spacciati, poi Roberto Martinez tira fuori il capolavoro e i Latics rimangono in Premier. Quest’anno ci riproviamo, e vedremo se il manager (che in estate ha annusato le panchine di Liverpool e Aston Villa, rimanendo poi a Wigan) riuscirà nuovamente nell’impresa. Gli acquisti più importanti arrivano dalla Spagna: Ivan Ramis dal Maiorca e Arouna Konè dal Levante, anche se interessante è pure il giovane centrocampista scozzese Fraser Fyvie. Sarà dura, specie se Victor Moses andrà al Chelsea. Ma ormai non ci stupiamo più di nulla, specie di dover parlare nuovamente del Wigan nella preview dell’anno prossimo.

Reading: chiudiamo con un’altra neopromossa. Non sono spacciati in partenza, sia chiaro. Sono arrivati due solidi giocatori di Championship come Adrian Mariappa e Chris Gunter che andranno a rinforzare la difesa, mentre in attacco è stato preso Pavel Pogrebnyak. Alla fine crediamo che i Royals retrocederanno, però quest’anno ci aspettiamo una battaglia serrata tra tutte le squadre, senza una vera e propria squadra materasso come è stato, nel finale di stagione, il Wolverhampton l’anno scorso.

La classifica di English Football Station

Manchester City
Manchester United
Chelsea
Arsenal
Tottenham
Newcastle
Liverpool
Everton
Sunderland
Stoke City
Fulham
Aston Villa
West Brom
Norwich City
West Ham
Southampton
QPR
Swansea
Wigan
Reading

Premier League 2012/13: preview (seconda parte)

Ieri abbiamo visto le squadre che secondo noi lotteranno per il titolo/Europa, oggi vediamo quelle di centro classifica, ribadendo però che spesso è proprio da questo lotto di squadre che esce la sorpresa della stagione (esempio il Newcastle l’anno scorso) e magari pure la delusione (che spesso significa retrocessione).

Everton: un settimo posto davanti ai rivali cittadini del Liverpool è stato un risultato buono, con però a fare da contraltare a esso la sconfitta in semifinale di FA Cup sempre contro il Liverpool. Siamo sempre lì: la squadra di Moyes non riesce mai a fare il salto di qualità definitivo. Dal mercato è arrivato Pienaar, anche se si tratta di una conferma (oltre alla precedente militanza coi Toffees, a Gennaio era arrivato in prestito dal Tottenham), oltre a Steven Naismith dai Rangers e nelle ultime ore Kevin Mirallas dall’Olympiakos. Se l’Everton non sarà vittima di una delle sue consuete partenze a rilento potrà dire la sua, e comunque non sarà facile per nessuno andare a vincere a Goodison Park, ma un piazzamento dal settimo al decimo posto ci sembra il più probabile.

Sunderland: stravediamo per Martin O’Neill, per cui siamo di parte, ma c’è da dire allo stesso tempo che i Black Cats hanno fatto pochissimo sul mercato. Arrivi a paramentro zero (Saha, Cuellar), offerte rifiutate (dai Wolves per Fletcher, ma attendiamo fine mercato), la definitiva partenza di Gyan verso i petroldollari. Il salto di qualità (tradotto: acquisti, specie in attacco) potrebbe essere davvero dietro l’angolo, il che significherebbe tentare di insidiare la zona Europa League e magari fare un buon cammino in coppa. O’Neill è garanzia in tal senso. Occhio a James McClean, ala classe ’89 che ci piace parecchio.

Stoke City: il rugby team, come un giorno lo definì Wenger contribuendo in maniera decisiva alla letteratura recente della Premier, è sempre lì. Non sentirete mai nessuno parlare estasiato della squadra di Pulis, non ha giocatori eccezionali in rosa eppure è reduce da una finale di FA Cup e, l’anno scorso, un buon cammino in Europa League, oltre al solito campionato tranquillo. Sono arrivati Geoff Cameron e soprattutto lo sfortunato Michael Kightly, che però, se in salute, rappresenta elemento ottimo (un’ala con il vizietto del goal). L’ennesimo campionato tranquillo dalle parti del Britannia Stadium? Crediamo proprio di sì.

Fulham: Clint Dempsey è ancora a Craven Cottage, per cui il Fulham è, per noi, ancora una squadra da metà classifica tranquilla. L’americano è giocatore di alta classe, e per ora il Fulham ha resistito ai rumors più o meno concreti che lo volevano in partenza. Sono arrivati Hugo Rodallega dal Wigan e Mladen Petric dall’Amburgo, mentre in mezzo al campo i Cottagers dovranno fare a meno dell’esperienza di Danny Murphy, passato al Blackburn. Non dovrebbero avere problemi a salvarsi dalle parti di Craven Cottage, il contrario ci stupirebbe abbastanza.

Aston Villa: è arrivato Paul Lambert, artefice del miracolo Norwich, a sostituire il pessimo McLeish. Dal mercato sono arrivati tre giocatori dall’Eredivisie, Ron Vlaar (Feyenoord, £3m), Karim El Ahmadi (Feyenoord, £2.5m), Brett Holman, con particolare attenzione a Vlaar e El Ahmadi, ma l’acquisto più costoso è stato Matthew Lowton, arrivato dallo Sheffield United per 4 milioni: difensore classe ’89, rappresenta la voglia di ripartire del club. La partenza di McLeish vale da sola 6-7 punti in più, tuttavia non riusciamo proprio a vedere i Villans oltre la metà classifica.

West Brom: perso Roy Hodgson e la sua sorniona espressione da old british man, la squadra è stata affidata a Steve Clarke, alla prima occasione da manager. Dal mercato sono arrivati il portiere Ben Foster, Claudio Jacob dal Racing, Rosenberg dal Werder e soprattutto il talentuosissimo Romelu Lukaku in prestito dal Chelsea, mentre in uscita Simon Cox è andato al Forest per 2 milioni di pounds. C’è un po’ di scetticismo intorno al WBA leggendo i media d’Oltremanica, eppure riteniamo ci siano squadre peggiori dei Baggies. Molto dipenderà da Clarke e dall’impatto con la sua prima esperienza alla guida di un club.

Premier League 2012/13: preview (prima parte)

Oggi ricomincia la stagione, noi torniamo dal periodo di pausa e quale miglior occasione per conciliare le due cose in un post dedicato alla preview della Premier League? Come abbiamo ribadito più e più volte l’attualità non è il nostro interesse primario, ma i giochini ci piacciono e fare una preview a inizio stagione per poi essere smentiti a fine della stessa è sempre divertente. Partiamo con le squadre in lotta per il titolo e per l’Europa.

Lotta per il titolo
Manchester City: i campioni d’Inghilterra in carica hanno fatto poco sul mercato (ma l’arrivo di Rodwell dall’Everton non è da sottovalutare), notizia alquanto sorprendente visto a quanto ci avevano abituato. Questo a dimostrazione, come sosteniamo da sempre, che seppur aiutati dalle ingenti risorse economiche i proprietari dei Citizens, nella fattispecie lo sceicco Mansour, operano con intelligenza. Hanno costruito una squadra importante e ora la mantengono intatta, rinnovano il contratto all’allenatore (che piaccia o no – a noi poco, lo ammettiamo – Mancini ha riportato il gusto della vittoria nella parte blu della città), allenatore lasciato operare in pace anche quando le cose non andavano per il meglio, leggasi quinto posto alla prima stagione e seconda stagione (conclusa poi con l’FA Cup però). Attenzione al modulo, che sembra essere cambiato in un 3-5-2, con davanti Tevez e Aguero, il che ha comportato qualche malumore da parte di Edin Dzeko.

Manchester United: la Mancunian Premier League, monopolizzata dai due club della capitale della rivoluzione industriale. Lo United si è, a differenza del City, rinforzato con Shinji Kagawa dal Borussia Dortmund e soprattutto (con tutto il rispetto per l’ottimo giapponese) con Robin Van Persie, che va a formare con Rooney una coppia atomica sulla carta, una coppia che ha anche due ricambi di livello come Welbeck e Chicharito Hernandez. Il recupero di Vidic dovrebbe agevolare le cose nel reparto arretrato, anche se, se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo, l’età avanza per i Ferdinand, gli Evra di turno (escludiamo dal discorso Giggs e Scholes, che per quanto ci risulta non hanno età, come tutte le leggende che si rispettino), anche se Phil Jones è stato acquistato l’anno scorso anche per questo. L’acquisto oneroso del giovane Nick Powell dal Crewe dimostra inoltre ancora una volta l’attenzione che Sir Alex pone sui giovani. Riusciranno i Red Devils a strappare i titolo ai cugini? Sarà, in ogni caso, una gran bella lotta.

Outsider
Chelsea: siamo stati combattuti a lungo su dove inserire il Chelsea: nelle pretendenti al titolo o in quelle alla Champions? Poi, visto che stiamo parlando del club campione d’Europa in carica che ha piazzato tre acquisti importanti, abbiamo optato per una via di mezzo, perchè per quanto indubbiamente sia una squadra forte, più forte dell’anno scorso, qualche dubbio non riusciamo proprio a togliercelo. Esempio: basterà il solo Torres davanti? E anche in caso di arrivo di altro elemento, riuscirà a colmare il vuoto lasciato da Didier Drogba? Poi certo, ci sono gli acquisti di Oscar (dall’Internacional) di Marin (Werder) e di Eden Hazard dal Lille a testimoniare di come il Chelsea si sia sforzato di migliorare, ma riteniamo che le due di Manchester siano superiori ai Blues. Immaginiamo anche un Di Matteo sulla graticola fin da subito, con il sogno Guardiola senza una panchina e con le frasi sibilline di Abramovich circa il gioco non proprio entusiasmante proposto dall’italiano, che però è riuscito dove hanno fallito i Mourinho, gli Hiddink e gli Ancelotti del caso.

Lotta Champions
Arsenal: premessa: il ricatto subito da Van Persie è sintomo di quanto ormai, i calciatori, facciano quello che vogliono, per cui massima solidarietà ai tifosi Gunners. Detto ciò, l’olandese nell’ultima stagione è stato l’ago della bilancia delle sorti dell’Arsenal, che senza i goal spesso decisivi di Van Persie forse non sarebbe in Champions. Per sostituirlo sono arrivati Lukas Podolski dal Koln e Olivier Giroud dal Montpellier, club con cui ha vinto Ligue 1 e titolo di capocannoniere; a questi due va aggiunto Santi Cazorla, funambolo spagnolo ex Villarreal e Malaga. Basteranno? A nostro avviso l’Arsenal lotterà ancora per un posto nella massima competizione per club, e dovrebbe raggiungere il quarto posto. Molto dipenderà dai nuovi innesti, dal passo in avanti di elementi come Oxlade-Chamberlain e dalla definitiva consacrazione di Walcott, passando per il recupero di Jack Wilshire, che rimane tuttavia un’incognita. E molto dipenderà dagli avversari, partendo dai cugini del Nord di Londra…

Tottenham: Andres Villas-Boas ha un compito duro: rilanciarsi andando a sostituire un manager che in tre stagioni ha portato gli Spurs al quarto-quinto-quarto posto; e nel farlo, dovrà rinunciare a Luka Modric, ormai a un passo dal Real Madrid dopo aver rotto con i Lilywhites. In tutto ciò, va aggiunto che la telenovela Modric ha paralizzato il mercato, per cui dopo gli iniziali arrivi di Vertonghen e Sigurdsson (due ottime acquisizioni), tutto si è fermato, e alla squadra mancano un portiere, un centrocampista e una punta, visto che Adebayor è tornato al City e il ritorno a White Hart Lane sembra doversi concretizzare da settimane ma non accade mai. Il rinnovo di Gareth Bale è invece notizia graditissima dai tifosi. La stagione Spurs ruota intorno a queste ultime due settimane di Agosto: se il mercato porterà i giocatori necessari, potrebbe essere un’annata da ricordare nonostante la partenza di Modric, altrimenti il rischio del secondo fallimento di fila per AVB è dietro l’angolo.

Lotta Europa
Newcastle: i ragazzi di Pardew sono tornati in Europa, il che dopo la retrocessione 3 stagioni fa è già una grande notizia, ma non solo: la squadra infatti non è stata smantellata, e può contare ancora tra gli altri su Demba Ba, Yohann Cabaye e soprattutto quel Papis Cissé che ha fatto cose meravigliose da Gennaio in poi. Dal mercato sono arrivati Anita dall’Ajax e il giovane Gael Bigirimana dal Coventry, 18enne paragonato tra gli altri a Michael Essien. Sebbene ripetersi sia sempre dura, i Magpies hanno tutte le carte in regola per disputare un’altra grande stagione, con un occhio di riguardo a quell’Europa League nella quale fare strada potrebbe non essere così impossibile.

Liverpool: Kenny Dalglish ha fallito, nonostante le due finali di coppa. In campionato i Reds sono spesso andati incontro a prove scialbe e opache al limite della decenza. Cambiare era d’obbligo, e per quanto ci riguarda è stato preso il meglio: Brendan Rodgers, l’autore del miracolo Swansea, ma soprattutto direttore di un’orchestra perfetta in cui tutti sapevano cosa fare e quando farlo. Rodgers ha subito chiesto Borini (già avuto ai tempi del Championship) e Joe Allen, ed è stato accontentato: due pedine chiave nel modulo che proporrà anche a Liverpool. E mentre Luis Suarez ha rinnovato il suo contratto, in ballo c’è ancora invece la vicenda Carroll, che sembra sempre sul piede di partenza ma che, ad ora, veste ancora la casacca Reds. Il Liverpool è squadra abbastanza indecifrabile: se le idee di Rodgers prenderanno piede, se i fallimentari acquisti della stagione passata (Downing, Henderson) si riscatteranno, se l’immenso Gerrard continuerà a insegnare al Mondo il ruolo del centrocampista beh, i Reds potranno dire la loro; altrimenti sarà un’altra stagione deludente per un club abituato a vincere l’argenteria importante.

A domani, con quelle che riteniamo essere le squadre da “mid-table” e da cui di solito escono le sorprese più grandi.