Il papavero della discordia

In Flanders fields the poppies blow
      Between the crosses, row on row,
   That mark our place; and in the sky
   The larks, still bravely singing, fly
Scarce heard amid the guns below.

“In Flanders Fields” di John McCrae è la poesia da cui deriva l’usanza del papavero come simbolo dei caduti di guerra, il papavero rosso che cresce sul luogo in cui un soldato è caduto. Ho sempre ammirato i britannici, tra i tanti motivi, per uno in particolare: il rispetto della tradizione e della memoria collettiva. L’appuntare un papavero all’occhiello in ricordo di chi ha perso la vita per difendere il Commonwealth, un gesto tanto semplice quanto carico di significato; il Remembrance Day, così denso di pathos, di commozione collettiva, con il veterano di turno che, anche sui campi da calcio della Premier e della Football League, depone una corona di papaveri a centrocampo, in un mix di applausi e di silenzio tombale che in Paesi meno civili (e l’elenco è da considerarsi lungo) si sognano.

Oggi mi è capitato di leggere su un sito italiano di prim’ordine (addirittura) una storia che in realtà già conoscevo, sia perchè letta sui media inglesi sia perchè trattasi di un deja vu. Protagonista James McClean, ex-Sunderland ora al Wigan. Una vicenda che concentra in se più di mezzo secolo di storia del Regno Unito, e di una città in particolare che dei Troubles che sconvolsero l’Irlanda del Nord fu il simbolo: Londonderry per la corona e i suoi seguaci, Derry per chi sogna la Repubblica d’Irlanda. McClean è un cattolico, nativo proprio di Derry, tecnicamente britannico, calcisticamente irlandese per una precisa volontà, non dettata da opportunismo (del tipo, gioco nell’Eire perchè – ahinoi – l’Irlanda del Nord fa cagare) ma da profondi sentimenti politici e religiosi. Sabato, nel match contro il Bolton, ha rifiutato di indossare il papavero sulla maglia, come già aveva fatto ai tempi del Sunderland. 30 Gennaio 1972. A Derry, marcia di indipendentisti. Il Primo Battaglione dei paracadutisti di Sua Maestà ha la non felice idea di aprire il fuoco sulla folla (e, pochi mesi dopo, il Capitano Derek Wilford venne premiato con l’Order of the British Empire dalla Regina Elisabetta): 13 morti. Sunday Bloody Sunday, canteranno gli irlandesi U2 ricordando quella Domenica destinata a segnare la storia. Per la città di Derry e per la sua forte comunità cattolico-indipendentista, una ferita che non si ricucirà probabilmente mai (rimanendo in ambito calcistico, basterà ricordare che la squadra locale, il Derry City, gioca nel campionato irlandese), nonostante ultimamente le cose siano migliorate e ci si dia la mano più spesso che in precedenza.

Tutti questi motivi sono alla base della scelta di McClean, che ha pure scritto una lettera al suo presidente Whelan per motivare la sua scelta, semmai ce ne fosse stato bisogno, e per ribadire che lui rispetta i caduti, solo non se la sente di fare un gesto contrario ai suoi sentimenti e a quelli della sua comunità (“Please understand, Mr Whelan, that when you come from Creggan like myself or the Bogside, Brandywell or the majority of places in Derry, every person still lives in the shadow of one of the darkest days in Ireland’s history”). Più o meno contestualmente, l’opinione pubblica inglese si è scagliata contro McClean, ricordandogli più o meno esplicitamente che, gli piaccia o meno, lui è un cittadino britannico, e un britannico ha il dovere di ricordare i propri caduti. Per non parlare delle minacce di morte.

Ho letto la lettera di McClean, e la trovo perfettamente condivisibile. Non ho particolari simpatie per la causa dell’unificazione irlandese, anzi sono un convinto sostenitore del Regno Unito, per quanto possa esserlo un italiano. Ma la scelta di difendere le proprie idee anche a costo di gesti impopolari è quantomeno da rispettare. La Premier è popolata da giocatori stranieri che nemmeno sanno cosa significhi il papavero sulla maglia, se Dio vuole c’è chi lo sa e, con la propria coscienza, decide in tutta libertà. La parola chiave, qui, è proprio questa: libertà. Un’altra cosa che apprezzo del Regno Unito, i cui soldati son caduti anche per difendere la libertà di ognuno di noi, la libertà di manifestare il proprio pensiero senza paura di ritorsioni in un Mondo che, per un certo periodo del Novecento, ha messo in discussione tutto ciò. Credo che James McClean, con il suo gesto contro tutto e tutti (sarebbe stato semplice mettere una maglietta col papavero, come si indossa qualsiasi sponsor al giorno d’oggi senza batter ciglio) ma fedele alla propria coscienza (e rispettoso della legge), abbia semplicemente usufruito di una grande conquista di tutti noi, una conquista che in passato ha richiesto anche di essere difesa con il sangue di chi, oggi, viene commemorato per questo: la libertà. E proprio per questo, alla fine è risultato essere più rispettoso seguendo la propria coscienza.

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