Around the football grounds – A trip to Kingston upon Hull

Altro giro, altra città, altro stadio. Lasciamo Manchester e dirigiamo il nostro veicolo immaginario verso la parte est dell’Inghillterra. La nostra meta si trova nello Yorkshire, più precisamente nell’East Riding of Yorkshire, alla confluenza del fiume Hull con l’estuario dell’Humber. Arriviamo quindi a Kingston Upon Hull, cittadina di 260mila abitanti che agli storici è sicuramente nota per l’Hull Blitz del 1941, culmine della strategia di bombardamenti tedecsca che aveva già preso di mira la città nell’anno precedente per la presenza di una serie di obiettivi importanti ai fini del sostentamento della campagna di guerra inglese. Ai tempi nostri, in Inghilterra soprattutto, la città è emersa per l’assegnazione del City of Culture 2017, manifestazione nata pochi anni fa Oltremanica per celebrare la vittoria di Liverpool come città europea della cultura 2008: per 1 anno intero quindi Kingston Upon Hull sarà fulcro di iniziative e manifestazioni culturali. Venendo a quanto invece ci riguarda, qui trova casa l’Hull City AFC, che quest’anno non solo ha militato in Premier League, ma ha anche raggiunto la finale di FA Cup (perdendola in modo rocambolesco) e l’accesso all’Europa League.

Panoramica aerea del centro di Kingston Upon Hull

LA STORIA

Formatosi nel 1904, l’Hull City annovera nella sua storia ultracentenaria diversi stadi e, come per tante altre squadre, uno di questi, anche se non il più bello, è rimasto nel cuore e nell’immaginario dei tifosi e dei nostalgici dei tempi passati (Boothferry Park).

Scorcio del The Boulevard negli anni 2000, prima della demolizione

Al momento della nascita del club, fu stipulato un contratto triennale di affitto per l’impianto più importante della città, il Boulevard Ground, sino a quel momento utilizzato esclusivamente dalla squadra locale di rugby. Il contratto, al prezzo di 100 sterline annue, garantiva la possibilità di giocare lì le partite casalinghe, lasciando tuttavia alla squadra di rugby il campo qualora vi fossero state gare da giocare nella medesima giornata. E così effettivamente accadde già a partire dalla prima stagione in una partita di Coppa, con l’Hull City che dovette fare armi e bagagli ed andare a disputare il match in trasferta. Un’altra decisione controversa ci fu nel marzo 1905, quando la Northern Union (la Rugby League attuale) squalificò il Boulevard per le intemperanze dei tifosi durante un incontro di Rugby: il divieto fu esteso anche alle partite di calcio per tutta la durata della chiusura forzata ed in aggiunta la stessa Union intimò a tutte le squadre della lega di non condividere il terreno di gioco con le squadre di calcio. In un clima del genere fu quindi naturale per l’Hull cercare soluzioni alternative, abbandonando il Boulevard nonostante le buone possibilità offerte da questo impianto (all’epoca la stand più importante era la Threepenny Stand, chiusa nel 1985 per ragioni di sicurezza). Il Boulevard, che sarà nel corso del 900 uno dei simboli sportivi della città, (utilizzato non solo per il rugby, ma anche per le corse dei cani e come speedway), fu demolito nel 2010.

Rarissima immagine d’epoca di tifosi al Boulevard

Non fu difficile trovare una nuova sistemazione, ma era difficile trovare qualcosa su cui il club potesse costruire una solida base. Inizialmente un paio di partite furono giocate nella zona di Dairycoates (che ad inizio 900 ospitò un team amatoriale che si faceva chiamare Hull City), poi 17 partite furono giocate sul campo dell’Hull Crickey Club, nella zona di Anlaby Road. Finalmente, nel 1906, l’Hull fu in grado di spostarsi in uno spazio adeguato immediatamente adiacente al campo da Cricket. L’impianto, come spesso accadde in quegli anni, fu ribattezzato, dal nome della strada, Anlaby Road ed il 24 marzo del medesimo anno ci fu l’incontro inaugurale contro il Blackpool, al quale assistettero circa 2000 persone assiepate nell’unica stand coperta presente (2-2 il risultato finale). Ogni tanto comunque ci furono partite disputate ancora al Boulevard per via del contratto pre-esistente al divieto della Rugby Union: l’accordo tra la società calcistica e quella di rugby aveva una durata di 3 anni e non era stato stracciato. Di conseguenza, per non mandare del tutto a vuoto i soldi dell’affitto, fu necessario disputare là qualche match. Ma non appena il contratto si estinse, l’Hull potè concentrare tutti i suoi sforzi nel rendere Anlaby Road la propria casa.

La location di Anlaby Road all’epoca

All’inizio della stagione 1907-08 fu ampliata la main stand, in grado di contenere ora circa 8mila spettatori; in più furono sistemati anche dei terraces portando la capienza totale a circa 16mila persone. Si cercò di coprire anche le sezioni Nord ed Est lottando contro il terribile vento proveniente proprio da Nord-Est e che più volte mise a dura prova il lavoro dell’uomo. Il giorno di Pasquetta 1914 scoppiò un incendio all’interno della Main Stand, che venne distrutta (e grazie al pronto intervento dei vigili del fuoco si salvò la North Stand): la causa non fu mai determinata, ma in città si fecero le ipotesi più disparate, da una realistica sigaretta dimenticata accesa ad un improbabile incendio doloso causato dal movimento delle Suffragette (il movimento politico che nacque in Inghilterra per far ottenere il diritto di voto alle donne). Durante l’estate la stand fu ricostruita grazie alla generosità di un dirigente dell’Hull, Bob Mungall: fu eretta un tribuna moderna, in acciaio e mattoni, che andava direttamente a confinare con l’adiacente campo di cricket. Negli anni 20 il maggior intervento sull’impianto fu la realizzazione della copertura sui 3 terraces esistenti mentre nel marzo 1930 si registrò la più alta affluenza allo stadio: 32.930 spettatori assistettero al quarto di finale di FA Cup che portò l’Hull in semifinale. Il destino di Anlaby Road tuttavia era segnato: le limitate vie d’ingresso all’impianto, l’impossibilità di effettuare un ampliamento significativo e i progetti cittadini di utilizzare l’area in un progetto di riqualificazione ferroviaria portarono l’Hull a guardarsi attorno e ad acquistare un vecchio campo da golf nei pressi di Boothferry Road. Problemi finanziari e la successiva II° guerra mondiale ritardarono lo siluppo del nuovo impianto (i dettagli li vedremo successivamente) e pertanto l’Hull rimase qui: da segnalare il 21 aprile 1934 la sconfitta 1-0 contro il Preston North End, che fece infuriare i tifosi a tal punto da portare ad una chiusura per 15 giorni dello stadio. Il pieno coinvolgimento dell’Inghilterra nella guerra bloccò le partite nel 1941, terminando di fatto l’utilizzo dell’impianto da parte della prima squadra dell’Hull (il contratto scadde nel 1943): alla ripresa della vita normale avvenne l’agognato trasferimento a Boothferry Park, ma Anlaby Road non morì subito. Infatti, nonostante la demolizione di tutte le stand (a cui si arrivò per gli ingenti danni causati dai bombardamenti tedeschi), il terreno fu utilizzato non solo da una squadra amatori della città, ma anche dalle giovanili dell’Hull. L’ultimo match fu giocato il 20 aprile 1965 e due giorni dopo l’impianto fu demolito per far spazio, come ideato 30 anni prima, alla rete ferroviaria. Tuttavia la storia non avrà fine.

Il benvenuto, alla fine dei suoi giorni, a Boothferry Park

Tornando invece sulla nostra rotta, nel dopo-guerra ci fu il trasferimento del club a Boothferry Park. A voler essere precisi però dobbiamo sottolineare che l’Hull riprese ad essere una società calcistica nel 1944 e, per una stagione, nell’attesa degli ultimi ritocchi al nuovo stadio, tornò nella sua prima casa, al Boulevard. La storia di Boothferry Park è travagliata ed inizia precisamente nel 1929, quando, come accennato in precedenza, ci fu l’acquisto di un terreno tra Boothferry Road e North Road, non lontano dalla location di Anlaby Road, che in passato era stato sede di un golf club cittadino. L’acquisto, realizzato con l’aiuto della FA, non venne comunque sfruttato fino al 1932, a causa dei problemi finanziari del club uniti agli scarsi risultati sul campo. Quando i lavori ebbero inizio, con la realizzazione dei terraces e il livellamento del terreno, la situazione non era ancora rosea ed infatti poco tempo dopo non solo furono interrotti, ma caddero nel dimenticatoio rischiando, nel 1939, di essere del tutto abbandonati. Questo perchè in città nacque l’idea di realizzare non solamente uno stadio per il calcio in tale luogo, ma una zona polifunzionale per lo sport: l’Hull si mise a disposizione, ma non arrivarono offerte interessanti. Si decise quindi di proseguire nel progetto originale ed un importante contributo arrivò nuovamente dalla FA, che mise in campo più di 6mila sterline per permettere al club di terminare i lavori e rendere agibile l’impianto per la stagione 1940-41. A complicare i piani arrivò la Seconda Guerra Mondiale che da una parte causò la sospensione di qualsivoglia attività sportiva, dall’altra costrinse gli eserciti ad utilizzare ogni spazio utile per radunarsi, addestrarsi e prepararsi alle battaglie. Boothferry Park fu scelto come base per la Home Guard (il corpo britannico, formato perlopiù da volontari e non abili al servizio militare, da utilizzare come estrema difesa in caso di invasione nazionale) e come officina per i carri-armati. Subito dopo la guerra furono 2 i principali problemi da affrontare per l’Hull: il primo riguardava il terreno, devastato dalla permanenza dei carri; il secondo invece era a carico delle materie prime; erano enormi infatti, nell’immediato dopoguerra, le difficoltà per procurasi i materiali necessari a costruire un impianto adeguato al club. Gli ostacoli non furono superati in tempo e pertanto l’Hull dovette emigrare per un anno al vecchio Bouleveard; la svolta tuttavia arrivò pochissimo dopo, con l’arrivo in società di Harrold Needler, affarista locale che diede la spinta necessaria all’apertura del nuovo impianto ed al successivo trasloco.

Boothferry Park, anni 50

L’inaugurazione avvenne il 31 agosto 1946, all’inizio della stagione calcistica 1946-47 nel match casalingo contro il Lincoln City. Vi fu una cerimonia d’apertura in grande stile, con le squadre condotte in campo dal veterano di guerra e ufficiale di polizia locale JT Brooke in sella al suo cavallo bianco. Il simbolico taglio del nastro lo diede il sindaco e la partita, disputata davanti a 25.000 spettatori, sotto un diluvio torrenziale, finì 0-0. Non era comunque tutto rose e fiori: al momento dell’apertura il club aveva ricevuto il permesso di edificare solamente una stand, la West, sempre nell’ambito della penuria di materie prime e della necessità di dar la priorità ad altre ricostruzioni in città. Gli altri 3 settori erano costituiti da terraces e tra questi solo una piccola parte del settore Nord potè essere coperto grazie al riciclo di materiali usati nel vecchio club di golf, dal quale furono riciclati persino i tornelli per permettere l’ingresso al pubblico. Il campo, in condizioni abbastanza pessime, fu reso giocabile grazie all’intervento di volontari che nelle settimane antecedenti il match lo ripulirono da tutte le erbacce che nel frattempo vi si erano formate:sostanzialmente tutta la città si mobilitò per la squadra di calcio in un territorio da sempre considerato rugby-friendly. Nella mente di Needler Boothferry Park sarebbe dovuto andare incontro ad una progressiva espansione per trasformarsi in uno stadio da 80mila posti a sedere divisi su due anelli e circondato da facilities all’avanguardia: i primi anni la risposta dei tifosi diede ragione ai suoi sogni di grandezza, con un’affluenza media alle partite decisamente elevata ed in crescita costante (il picco fu raggiunto nel febbraio 1949 in una partita di coppa contro il Manchester United, con 55.019 spettatori) e si iniziò a mettere in pratica i buoni propositi. Il primo step fu l’espansione della North Stand, con l’aggiunta di circa 3000 posti nel secondo anello; il secondo fu l’inaugurazione, il 6 gennaio 1951, della Boothferry Park Halt, la stazone ferroviaria dell’impianto situata dietro l’East terrace (la prima a servire in maniera dedicata uno stadio); il terzo la copertura di tutta la zona est nell’aprile del medesimo anno (che avrebbe dovuto essere il preludio per il completo rifacimento di tutta la tribuna) per proseguire, nel 1953, con il posizionamento di un impianto di illuminazione sulle due stand principali (inaugurato il 19 gennaio in amichevole contro il Dundee). La bellezza dell’impianto spinse qui anche il rugby, con diversi derby cittadini giocati in questa sede, capaci di attrarre quasi 30mila spettatori, e con una serie di test match tra australiani e neo-zelandesi; la parentesi rugbystica fu comunque chiusa dalla Football League, che, similmente a quanto fece la Northern Union ad inizio Novecento, vietò la condivisione dello stesso impianto tra squadre di calcio e di rugby.

Il più grande giorno di Boothferry Park, FA Cup nel 1950

I grandi piani ebbero tuttavia un brusco stop dovuto ai pessimi risultati della squadra, che nel 1956 precipitò in terza divisione perdendo prestigio e, soprattutto, pubblico. L’owner non si diede per vinto e reinvestì nuovi capitali: 200mila sterline furono spese per sistemare l’impianto (circa 2 milioni odierni); in particolare fu realizzata un’area per lo sport indoor dietro la South Terrace (nota come Bunkers Hill) con un adiacente campo di allenamento esterno, e, nel 1964 fu sostituito l’impianto d’illuminazione. Data la velocità del progresso tecnologico, il vecchio sistema, seppur precoce rispetto al resto del paese, era già stato superato e quindi fuorono edificati 6 nuovi piloni utilizzati per la prima volta nell’ottobre del medesimo anno contro il Barnsley, ridicolizzato per 7-0. Nel 1965 fu il turno di rimpiazzare la South Terrace: al suo posto fu eretta una two-tier stand classica con posti a sedere in alto e terrace in basso; quest’ultima zona, in memoria della vecchia tribuna, rimase nota come Bunkers Hill. Furono spese 130mila sterline per dare alla città l’impianto più all’avanguardia al di fuori della Division One e, almeno inizialmente, il pubblico non solo tornò allo stadio, ma trascino anche la squadra alla promozione. Fu il periodo di maggior splendore per Boothferry Park, utilizzato anche per gli spareggi di Fa Cup e per alcune amichevoli internazionali; tuttavia la fortuna sparì così come era venuta, l’Hull tornò nelle serie inferiori e gli spettatori si allontarono nuovamente dirottandosi sul rugby, che a Kingston Upon Hull era ormai diventato lo sport cittadino.

Altra immagine d’epoca dello stadio

La famiglia Needler tentò alcune disperate manovre per evitare il disastro finanziario e realizzare ulteriori miglioramenti, ma il successo fu scarso. Fu tentato, in maniera simile a quanto fece il Crystal Palace, di vendere parte del terreno del parcheggio per permettere la costruzione di un supermarket all’inizio degli anni 80, includendo, come clausola, la costruzione di una nuova North Stand al passo coi tempi. La comunità bocciò l’idea su tutta la linea e l’ammodernamento di Boothferry Park cadde sostanzialmente nel dimenticatoio (il supermercato fu comunque realizzato, lasciando la North Stand ad un misero terrace). L’incendio di Bradford portò alla chiusura temporanea della East stand, con la capacità dell’impianto ridotta da 33 a 15 mila spettatori e la necessità di utilizzare 500mila sterline per effettuare i lavori necessari alla riapertura, avvenuta per tempo nel 1986. Assieme a questi lavori di messa in sicurezza, trovarono posto la sostituzione delle gradinate nella South Stand e la costruzione di executive boxes sul fondo della Main Stand. Non fu fatto nient’altro non solo per la mancanza di fondi, ma anche per i pessimi risultati sul campo: all’inizio degli anni 90′ la squadra navigava tra la terza e la seconda divisione, con più campionati nell’ultima divisione professionistica inglese. Questo, dal punto di vista dell’impianto, permise di non dover per forza rispettare i dettami del Taylor report in tempi stretti, lasciando Boothferry Park sostanzialmente immutato, salvo per i regolari lavori di manutenzione. Le uniche modifiche che furono fatte in quel periodo riguardarono principalmente il terreno di gioco, che fu completamente rifatto e dotato di un moderno sistema di drenaggio; lavori minori invece nella West Stand, con la realizzazione di altri “corporate boxes”.

Panoramica aerea degli anni 80

A metà degli anni 90′ la situazione di Boothferry Park era sostanzialmente disperata: alcune sezioni dello stadio cadevano letteralmente a pezzi, in particolare la East Stand a causa del pessimo stato della copertura. Nel 1996 furono fatti alcuni lavori di salvataggio per permettere la riapertura della stand, chiusa nuovamente nel 1999 per l’impossibilità a rispettare i dettami del Taylor Report. In mezzo a tutte queste disavventure, furono fisiologiche le prime discussioni riguardo alla possibilità di costruire un nuovo impianto, ma tutto moriva sul nascere per un semplice motivo: la mancanza di fondi. Qualche spiraglio venne aperto dalla cessione del club nel 1997, ma fu una cessione monca in quanto venne ceduto solamente il club e non l’impianto, creando non pochi problemi di convivenza tra i proprietari, con il culmine raggiunto dal paventato divieto di giocare a Boothferry Park nell’estate del 2000. Tuttavia l’Hull non si allontanò mai da lì, anzi, grazie all’aiuto della Football Trust, si riuscì a riaprire l’East Stand e a mettere in sicurezza diverse altre aree dell’impianto. La svolta avvenne l’anno successivo con l’aiuto decisivo della città di Kingston Upon Hull, che dopo aver rimediato fondi dalla vendita di alcune aziende alla Kingston Communications, lanciò il progetto del nuovo stadio. Per Boothferry Park fu il tramonto definitivo, con l’ultima partita giocata che vide i Tigers battuti 1-0 dal Darlington nel dicembre 2002. E a quell’epoca, com’era lo stadio?

Dall’alto l’impianto negli ultimi anni di vita

All’epoca la sensazione era quella di un impianto decadente, mai completato, mai arrivato allo splendore che si pensava potesse raggiungere. Alla memoria rimanevano soprattutto i 6 enormi riflettori visibili da ogni dove, il resto si cercava di dimenticarlo alla svelta. La main stand, dall’esterno, colpiva soprattutto per i colori sgargianti, per la spartanità delle insegne e per il nickname “Fer Ark”, derivante dal fatto che nell’insegna sulla West Stand le uniche lettere illuminate erano proprio quelle del nickname. All’interno vi erano 2.838 posti a sedere dipinti di rosso e nero con pannelli di cemento e un piccolo paddock (standing area, meglio conosciuta e ricordata come “The Well”, il pozzo) a separare le prime file dal campo. La copertura è rimasta in pieno stile anni 70, con la presenza di un piccolo gable centrale per posizionare le telecamere mentre giusto al di sopra del tunnel di ingresso al campo si trovava una targa in metallo con la scritta Hull City in giallo/nero, donata al club dalle Ferrovie Britanniche.

La West Stand

Spostandoci verso il lato nord, troviamo la North Stand, o, meglio, il rimasuglio di una North Stand. Era infatti un piccolo terrace ricavato sul retro del supermercato di cui prima vi avevamo accennato; le dimensioni ricordano più le tribune di una non league che quelle di un club professionistico e l’elemento più particolare consiste nella facciata esterna, costituita appunto dal negozio di alimentari nell’angolo e dal nome dello stadio sul resto della facciata, come potete ben vedere dall’immagine sottostante.

La facciata della North Stand

Sul lato est, la disastrata East Stand vide progressivamente ridursi la sua capienza, addirittura inferiore a quella della North Stand nei periodi peggiori, perlomeno nella sezione coperta. Ai lati della sezione coperta, che occupa meno della metà della lunghezza del campo, troviamo due vasti terraces a far da raccordo con la North e la South Stand. La sezione coperta ricalca quella della West Stand, con una copertura decisamente datata se pensiamo che qui si giocava sul finire degli anni 90.

La East Stand

Dulcis in fundo abbiamo la parte più moderna dell’impianto, la South Stand, inaugurata nel 1996 e costituita da due anelli: il primo, quello più sopraelevato e sistemato appunto nel 1996, dedicato ai posti a sedere; il secondo, più in basso, altro non è che il vecchio terrace messo in sicurezza. La struttura della stand è sicuramente più moderna rispetto a quella della East e della West, sebbene rimangano i piloni di sostegno a ostruire la visione per molti spettatori. I seggiolini furono completamente ridipinti negli ultimi anni a costituire la scritta H.C.A.F.C in nero su sfondo giallo; il fiore all’occhiello di tutto lo stadio era il terreno di gioco, pioneristico in certi aspetti visto che fu tra i primi a sperimentare l’utilizzo di erba naturale mista ad erba sintetica, esperimento che valse nel 1994 il premio di miglior terreno di gioco per quell’anno.

La South Stand

Con tutte le sue vicissitudini, Boothferry Park non poteva avere una fine tranquilla. Dopo l’ultima partita, nel 2001, l’impianto rimase abbandonato e incurato sino al gennaio 2008, quando iniziò la demolizione. Tutto facile? Macchè, si procedette per gradi, con la West Stand per iniziare lasciando lì i terraces della North, East e South Stand che nel periodo successivo furono teatro di atti di vandalismo ripetuti. Finalmente nel gennaio 2010 il lavoro proseguì, per terminare l’anno successivo con lo smaltimento dei 6 enormi riflettori, lasciando definitivamente lo spazio ad una riqualificazione del sito tramite la costruzione di un complesso residenziale (sotto potete osservare uno dei video fatti durante la demolizione…sono sempre immagini molto tristi).

L’IMPIANTO ATTUALE

Come già accennato durante l’escursus su Boothferry Park, l’idea di costruire uno stadio moderno si era fatta strada nella città di Kingston Upon Hull sin dagli anni 90′. I buoni propositi però si scontravano con due fattori: il primo la cronica mancanza di fondi a livello cittadino, il secondo i pessimi risultati dell’Hull City con le relative difficoltà economiche non solo del club calcistico, ma anche dei principali club di rugby della città, anch’essi vogliosi di giocare in un impianto moderno. L’evento che fece muovere tutti gli ingranaggi arrivò all’inizio del 2000, grazie alla vendita delle quote della Kingston Communication possedute dal concilio cittadino: questo permise di dare il là alla costruzione di un nuovo impianto. A capo del progetto fu posto John Topliss, che si vide dare carta bianca: assieme al team di consulenti della Drivers Jonas, analizzò almeno una dozzina di luoghi cittadini prima di decidere il luogo ideale per edificare lo stadio. La scelta alla fine cadde su un luogo che già conoscete, in zona Anlaby Road: si trattava del “The Circle”, l’impianto cittadino di cricket che un secolo prima vide il suo prato calcato anche dall’Hull City. La scelta fu motivata da una serie di fattori, tra cui decisivi furono la facilità a raggiungere il sito, la proprietà di esso da parte della città, l’isolamento dalle aree residenziale e l’esistenza di altri siti sportivi nei dintorni. Così stanti le cose, fu elaborato il complesso progetto dalla Arup Associates (che tra i suoi lavori può annoverare l’Etihad Stadium, di cui vi abbiamo già parlato, e l’Allianz Arena), che dovette tener conto della volontà cittadina di inserire nel complesso aree sportive utilizzabili dalla popolazione e della capienza stabilita di 25-30 mila spettatori. Il disegno iniziale venne poi utilizzato e rielaborato dalla Miller Partnership, studio di architetti che coordinò successivamente la costruzione vera e propria dell’impianto. La burocrazia concluse il suo lavoro nella seconda metà del 2001, permettendo alla ditta costruttrice di dare il via al cantiere. In soli 14 mesi lo stadio fu realizzato, riuscendo anche, incredibile a dirsi, a rimanere nei costi stabiliti all’inizio (44 milioni di sterline); l’inaugurazione avvenne il 18 dicembre 2002, con l’Hull City vittorioso 1-0 in amichevole contro il Sunderland grazie al gol realizzato da Steve Melton.

Panoramica del KC Stadium

Andando finalmente a vedere la struttura del KC Stadium (così denominato dalla Kingston Communications), dall’alto ne si può apprezzare innanzitutto la forma, cioè quella di un bowl asimmetrico per la presenza di una stand, la West, nettamente più grande delle altre. Tuttavia questo non rovina l’armoniosità e la bellezza dell’impianto grazie ai particolari accorgimenti utilizzati nella costruzione: la copertura della North e della South stand piano piano si alza per venire poi sovrastata dalla copertura a falce di luna della West Stand, sostenuta a sua volta da funi d’acciaio ancorate alla struttura della stand stessa. La visione d’insieme rende del tutto particolare la forma del KC Stadium, dandogli un tocco di personalità in più rispetto ad alcuni stadi di nuova generazione che sembrano usciti da una fotocopiatrice. La capienza non è da top stadium: sono circa 25 mila i posti a sedere, dimensioni adeguate per un bacino d’utenza non enorme come quello di Kingston Upon Hull, città che solo recentemente ha conosciuto la Premier League. Non sono comunque pochi i rumors legati ad un’espansione dello stadio, voluta fortemente dal vulcanico proprietario del team, Assem Allad, salito recentemente alla ribalta per il tentativo di cambiare il nome del club: vedremo queste possibilità addentrandoci nella consueta descrizione di ogni stand.

Altra panoramica

THE WEST STAND (CRANSWICK PLC)

L’ingresso

E’ la main stand dell’impianto, l’unica disposta su due livelli, con la parte inferiore che può ospitare circa 6mila spettatori e la superiore 5 mila, per un totale di 11mila persone. Tra i due anelli troviamo una fila, che copre tutta la lunghezza del campo, di 28 executive boxes, destinati ovviamente agli sponsor ed ai tifosi più facoltosi. L’aspetto dall’interno della upper-tier ricalca la copertura a falce di luna, con gli estremi più sottili e la parte centrale più ampia; in questa zona inoltre troviamo i seggiolini colorati a disegnare, da lontano, il logo KC in nero su sfondo bianco. La lower-tier invece è classica, lineare, con al centro il tunnel di ingresso agli spogliatoi e, poco distanti, le due “panchine” per le squadre. In alto troviamo la zona stampa e il coordinamento tv dello stadio (tenuto sotto controllo da ben 57 telecamere a circuito chiuso); nella pancia ovviamente gli spogliatoi e tutte le strutture gestionali del club e dei media, impossibile inoltre non citare tutte le aree adibite ad eventi e conferenze, tra cui l’area matrimoni per un giorno nuziale da veri tifosi. All’esterno invece la West Stand è l’ingresso principale dell’impianto, con la presenza di quattro colonne decorative gialle e blu (i colori del consiglio cittadino); sulla porta troviamo in alto il nome della società di comunicazioni circondato su 3 lati dai simboli del club di football, del club di rugby e del concilio cittadino. Ultima curiosità relativa al nome della stand, che come da tradizione recente è preso da un’azienda che cerca di farsi pubblicità: in questo caso si tratta di un’azienda locale molto conosciuta in UK, produttrice di cibo e di prodotti per animali, la Cranswick plc.

La stand dall’interno

THE NORTH STAND (SMITH & NEPHEW)

L’esterno della North Stand

Alla sinistra della Main Stand, senza soluzione di continuità, troviamo la North Stand, conosciuta anche come la Smith & Nephew Stand, dal nome della multinazionale produttrice di accessori medici che sponsorizza l’Hull. La struttura, come detto, è a single-tier ed è in grado di ospitare circa 4mila spettatori (e solitamente qui trovano posto i tifosi ospiti). A differenza della copertura, che tende a salire verso l’alto avvicinandosi alla main stand, i seggiolini sono tutti sullo stesso piano, in maniera perfettamente simmetrica ed in perfetta continuità con la lower-tier della West Stand; sono dipinti in maniera tale da realizzare la scritta Hull in bianco su sfondo nero. In alto, spostato sulla sinistra guardando la stand dal campo, troviamo il tabellone elettronico, che in realtà è un enorme schermo a LED installato nel 2007 a sostituzione del vecchio scoreboard. All’esterno la stand non mostra segni particolari, tuttavia da qui si accede alle strutture che assieme al KC compongono il complesso polifunzionale: troviamo infatti a poca distanza dalla North Stand la Airco Arena, palazzetto multiuso da 1500 posti, due campi in astroturf ideali per essere utilizzati sia per il football, sia per l’hockey, palestra, bar ed addirittura una biblioteca.

La North Stand dall’interno

THE EAST STAND (IDEAL STANDARD COMMUNITY)

L’esterno della East Stand

Opposta alla Main Stand, la East Stand si raccorda alla North ed alla South grazie a due corners che impediscono il formarsi di buchi nei posti a sedere. La struttura è semplice e ricalca pari pari quella della Lower-Tier della stand opposta, per una capienza totale di circa 6 mila spettatori. I seggiolini, uniformemente colorati in nero, sono particolari solo nella parte centrale, dove vengono dipinti in maniera tale da realizzare una corona, simbolo della città che è inserito anche nel crest del club. Il nome attuale invece nasce da una notissima (anche in Italia) azienda che produce materiali per i bagni. Negli ultimi tempi attorno a questa stand gravitano parecchi rumors per un eventuale ampliamento dello stadio: si tratterebbe di aggiungere un secondo anello in maniera del tutto simile alla stand opposta, guadagnando altri 4.500 posti a sedere e portando a quasi 30mila la capienza dell’impianto; al momento però ogni discorso è fermo per l’opposizione del concilio cittadino, ma con Assed Allam nulla è da escludere, nemmeno un acquisto completo dell’impianto per disporne a piacimento. Qui infine cogliamo l’occasione per parlare anche del terreno di gioco, tra i migliori d’Inghilterra, realizzato con un 3% di fibre artificiali a rinforzare l’erba naturale. Lo spazio verde è talmente ampio da poter ospitare senza grossi problemi anche gli eventi di natura rugbystica; al di sotto si trova l’impianto di riscaldamento del terreno, in grado di mantenere l’erba a circa 9° C anche quando la temperatura ambiente è qualche grado al di sotto dello zero (22 miglia la lunghezza totale del sistema di riscaldamento). Automatico, ovviamente, il sistema di irrigazione così come ben studiato è anche il sistema di drenaggio dell’acqua.

La East Stand dall’interno

THE SOUTH STAND (MKM)

Panoramica dall’interno

Sponsorizzata dalla più grande azienda indipendente inglese di materiali per l’edilizia, la South Stand è del tutto speculare alla North Stand, capienza inclusa (4mila spettatori circa). L’unica differenza risiede nella scritta composta sui seggiolini, o, meglio, nei colori utilizzati visto che qui si utilizza l’arancio del football team anzichè il bianco del rugby team. All’angolo con la East Stand troviamo inoltre uno dei due riflettori (l’altro è situato all’angolo tra la East e la North), con una particolare struttura di sostegno ad arco a circoscriverlo. All’esterno l’unica cosa degna di nota che troviamo sono i parcheggi, decisamente ampi ed in grado di ospitare circa 1800 veicoli, nonchè la via di accesso pedonale allo stadio, in grado di portare i tifosi all’impianto lontano dal traffico della città.

La South Stand

L’ATMOSFERA

Come purtroppo accade troppo spesso nell’epoca recente del calcio inglese, anche per l’Hull City il passaggio da Boothferry Park al KC Stadium ha fatto registrare un calo dell’atmosfera e del calore dei tifosi. Tuttavia il KC Stadium, assieme soprattutto agli ottimi risultati della squadra, ha contribuito ad aumentare le presenze allo stadio che, negli anni di Premier League, hanno riempito praticamente tutti i posti a sedere. E il pubblico dell’Hull è stato decisamente fedele anche negli anni di Championship, con una media sempre maggiore a 17 mila presenze durante le stagioni in purgatorio, numeri che rendono l’idea di quanto i tifosi vogliano bene al loro team. Il colpo d’occhio al KC è sempre interessante, sia per l’impianto che rimane comunque decisamente raccolto, sia per i colori sociali del club, che rendono i sabati molto colorati. All’interno l’atmosfera, per i tempi attuali, è abbastanza buona, con un pubblico vivo, capace di scaldarsi e di cercare di dare quel qualcosa in più alla squadra nei momenti topici. Tra i cori preferiti, senz’altro è da citare il “mauled by the tigers”, parafrasabile in “sbranato dalle tigri”, cantato a squarciagola in situazioni dove la squadra sta veleggiando verso la vittoria ed accompagnato dal movimento delle mani a mimare le zampe della tigre all’attacco. Viene utilizzato soprattutto in trasferta, dove le tifoserie inglesi danno il meglio di sè, essendo minore la presenza di pubblico occasionale e/o turistico.

Per quanto riguarda l’entrance music, che rende indimenticabili alcuni stadi o alcuni club, l’Hull non si distingue per avere un vero e proprio inno, ma ad ogni partita utilizza una playlist sempre differente nel pre-match sino ad arrivare ad alcune canzoni fisse negli istanti immediatamente precedenti l’ingresso in campo delle squadre e l’inizio della partita. Tra queste ultime troviamo la famosissima e molto utilizzata “Eye of the tiger” (colonna sonora immortale di Rocky III), “Ready to Go” dei Republica (anche questa molto famosa in ambito pop-dance) e, soprattutto “Can’t help falling in love” di Elvis, questa cantata a squarciagola anche dal pubblico poco prima del fischio d’inizio. A livello di rivalità, la più sentita è sicuramente quella con il Leeds United, ma assolutamente da non dimenticare anche quella con il Grimsby Town e lo Scunthorpe United. I match disputati con queste ultime due squadre costituiscono l’Humber derby, dal nome del fiume che accomuna i tre club: il primo match fu disputato nel 1905, l’ultimo, coinvolgente l’Hull ovviamente, nel 2011 in Championship, con il trionfo dei Tigers per 5-1 in casa dei rivali dello Scuntorphe.

CURIOSITA’ E NUMERI

A livello calcistico, il KC Stadium non ha mai visto la nazionale maggiore calcare il terreno di gioco, ma qui ha giocato spesso l’Under 21 realizzando anche alcuni sold-out (memorabile quello contro l’Olanda nel 2004 con più di 25mila spettatori presenti). Più fortuna con il rugby: oltre ad ospitare le gare interne della squadra cittadina, l’impianto ha visto numerosi incontri coinvolgenti non solo la nazionale inglese, ma anche gli All-Blacks. Per gli altri sport, annoveriamo un paio di esibizioni di cricket tra lo Yorkshire County Cricket Club e il Lashings World XI (una sorta di all-star team nato con lo scopo di promuovere il cricket a livello mondiale). Infine, come tutti gli impianti moderni, sono numerosi i concerti che hanno avuto luogo qui, tra cui Elton John, Bon Jovi e gli Who.

Capacità: 25.400

Misure del campo: 104 x 71 metri

Record attendance: 55.019 (1949 – FA Cup vs Manchester United)

Record attendance attuale: 25.030 (2010 – Premier League vs Liverpool)

 

FONTI

Football ground guide

Hull City Mad

Wikipedia

Hull City Official Site

Kc Stadium Site

Groundhopping

Tims 92 blog

– Simon Inglis: Football Grounds of Britain (1997 – Collins Willow)

 

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