The Imps, i diavoletti del Lincolnshire

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Lincoln City Football Club
Anno di fondazione: 1884
Nickname: the Imps
Stadio: Sincil Bank, Lincoln
Capacità: 10.130

Ci sono città decisamente più brutte di Lincoln, non solo in UK. 119mila anime nell’est che si fa nord del paese. Qui il Lincoln Cliff, uno dei rari avvallamenti albionici, si prende una pausa per far scorrere le acque del Witham, ma la collina rimane e la città è così divisa in uphill e downhill, sostanzialmente Lincoln alta e Lincoln bassa. La parte alta è quella più caratteristica, con le strade tra le antiche case del quartiere di Bailgate, bellissimo, che conducono alla Cattedrale e al castello, che come sempre venivano costruiti nelle zone più alte e quindi più difendibili, solo che non sempre nella piatta Inghilterra questo era possibile. E infatti tutt’intorno la pianura del Lincolnshire si estende placida, e il panorama dalla collina è discreto. Ma noi non siamo a Lincoln per turismo, anche se decisamente è un posto che consigliamo se siete stufi di associare l’Inghilterra alla sola Londra, per quanto bella e unica sia. Siamo qui per la squadra locale. Solo che per parlare della squadra locale è necessario salire tra le strade di Bailgate e arrivare alla Cattedrale, perchè c’è da risolvere un mistero: quello del nickname, che compare da qualche anno anche nello stemma sociale. Perchè “The Imps”?

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Qui dalla storia dobbiamo fare una digressione nella leggenda. Leggenda del XIV secolo, per la precisione. Satana, nelle sue vesti di signore del male, inviò sulla terra due Imps affinchè portassero nel mondo dei vivi un po’ del disordine e terrore che abitava quello dei morti. Imp, nella tradizione inglese, è infatti un piccolo demone, un diavoletto. I due, messo a soqquadro il nord dell’Inghilterra, si diressero verso Lincoln e soprattutto la sua cattedrale, dove una volta dentro iniziarono a rovesciare sedie, distruggere tavoli e fecero anche cadere quel pover’uomo del vescovo. In soccorso del buon uomo arrivò un angelo, fuoriuscito da un libro degli inni. A quel punto uno dei due Imps si nascose sotto un tavolo, l’altro spavaldo continuò a far danni, brandendo pietre e lanciandole contro l’angelo. Il nostro perse presto la pazienza e in una pietra trasformò il piccolo demone, mentre all’altro, quello nascosto, concedette di fuggire. Se osservate bene ancora oggi nella cattedrale troverete l’Imp pietrificato, mentre si racconta che il vento che soffia intorno alla collina sia provocato dall’altro diavoletto, nel suo eterno tentativo di ritrovare l’amico perduto. Alcuni invece dicono sia fuggito e pietrificato a Grimsby, nella St James’ Church. Comunque, questa è in breve la storia del Lincoln Imp, che nel tempo da leggenda è diventato il simbolo cittadino e quindi perchè non usarlo anche per la squadra di calcio che della città porta il nome?

Già, la squadra di calcio. Il Lincoln City venne fondato nel 1884 sostanzialmente per mettere ordine tra le numerose realtà cittadine e partecipare così alla Lincolnshire Senior Cup con qualche speranza di vittoria. Una di queste realtà locali, quella sulle cui ceneri nascerà il City, era il Lincoln Recreation (poi Rovers), che giocava al Cowpaddie. Ecco, sostanzialmente il nome derivava dal fatto che qui le mucche pascolavano nei giorni in cui non si giocava – si spera. Favoloso, altri tempi e tutto quel che volete, solo che le mucche oltre a brucare l’erba poi la espellono copiosa sotto altre forme non sempre gradevoli, e ci stupisce sapere che il Lincoln Recreation, su tale campo, giocava in bianco. Quello che non ci stupisce è che, quando si dovette scegliere che campo utilizzare per il neonato City, il Cowpaddie non venne nemmeno tenuto in considerazione. Penserete voi: tutti a Sincil Bank. Eh no! A Sincil Bank (Sincil Drain, nei fatti un filo più a nord dell’attuale impianto ma in pratica il suo antenato) ci andò il Lindum FC. Chi?? Lindum, nome romano di Lincoln, era una delle suddette realtà cittadine che, dopo essersi vista rifiutata dal City la richiesta di unirsi in un solo club, pensò bene di fargli concorrenza andando a sistemarsi in un terreno decisamente migliore del John O’Gaunts in cui giocava il City. Mandrakata, solo che questi avevano il bel terreno da gioco, quegl’altri vincevano e siccome nel calcio tendono a contare i risultati, il Lindum cadde nell’oblio. Nel 1895 il Lincoln City, come un esercito che vince la guerra, si impossessò del territorio nemico, che ancora oggi ospita le sue gesta.

800px-Lincoln_v_Boston_002Nel frattempo il City aveva contribuito a fondare la Second Division nel 1892. Quattro anni prima, nel 1888 aveva invece partecipato alla fondazione di The Combination, una sorta di lega di riserva della Football League che durò poco. Il City transiterà da Midland League prima e Football Alliance poi prima della Football League. Ah, nel 1887 avevano anche messo le mani su quella Lincolnshire Senior Cup a cui ambivano dalla fondazione: 2-0 al replay contro i vicini, e mai amati (“we smell fish, we smell fish”), del Grimsby Town. Maglie bianco-rosse, ma qui era facile scegliere, sono i colori cittadini ed erano la divisa del già citato Lincoln Recreation, quello delle mucche: cappello rosso come andava all’epoca, maglie bianche. Più enigmatico è il cambio di colore tra 1897 e 1900: verdone scuro con pantaloni neri. Facciamo finta di non aver visto. Quella degli Imps, come ci suggerisce The Beautiful History, al pari di molte altre piccole realtà è “a tale of struggle against adversity interspersed with its own unique moments of joy and despair”. Insomma, si soffre, da sempre. Ma nelle avversità, si apprezzano quei pochi momenti di gioia.

Fino al 1920, gli Imps hanno oscillato senza grandi acuti tra Second Division e leghe minori: Central, Midland, insomma non proprio i campionati dei vostri sogni – e nemmeno dei loro. Poi a qualcuno venne l’idea di formare una terza divisione in Football League e il City, che vinse la Midland League nel 1921, venne invitato nello stesso anno a farne parte. Era la terza volta in pochi anni che i diavoletti finivano fuori dalla Football League ma immediatamente vi rientravano. Meglio era andata in FA Cup. Sia nel 1886/87 sia nel 1889/90 il Lincoln City arrivò agli ottavi di finale: nella prima occasione furono eliminati dai…Glasgow Rangers! Eh, a quel tempo funzionava così e il vallo di Adriano era calcisticamente più permeabile. E comunque scusate se è poco. Nella seconda occasione sconfitta col Preston North End, e ri-scusate se è poco. Due achievment mica da ridere per una squadra nata da pochi anni. A dir la verità furono last-sixteen anche nel 1902, ma a questo punto il club iniziava ad avere una maggior consapevolezza di se, visto che parliamo pur sempre di un league club. Nel 1907 poi eliminarono il sì neonato Chelsea, che però veniva da uno dei quartieri più fascinosi della fascinosa Londra; competere con la capitale, anche nel caso di una bella cittadina come Lincoln non è semplice, ed è la cosa che pensò anche il manager del Lincoln David Calderhead quando i blues gli offrirono la panchina proprio in seguito a quella partita. La FA Cup sembrava comunque regalare soddisfazioni maggiori.

75-76fans-43169-212793Vinceranno la Third Division nel 1931/32, ma fu soprattutto nel dopoguerra che metteranno qualche trofeo in più in bacheca. Campionati di Division Three e Four, principalmente. Eroi del periodo pochi, ma qualcuno c’è. Tipo Andy Graver, recordman di goal segnati con il club, uno che nel vittorioso campionato 1951/52 ne infilò 39. Thirty-nine. Saranno 143 in tutto quando appenderà le scarpe al chiodo. Ma soprattutto l’eroe fu Bill Anderson, il manager. Diciannove lunghi anni sulla panchina degli Imps, fino al 1965. Costruì la squadra vittoriosa nella Third Division 1948 con 2.000 sterline. Rivincerà nel 1951/52, oltre a sei Senior Cup che non guastano. Nel 1957/58 guiderà il club a the great escape: vincendo le ultime sei partite, il City si salverà di un misero, sudato punto. Lascerà però nella desolazione del terzultimo posto in Division Four, dopo 855 panchine a Sincil Bank, e non farà in tempo ad allenare Graham Taylor, che da quelle parti arrivò nel 1968. Taylor, cresciuto sulle tribune dell’Old Show Ground di Scunthorpe, divenuto calciatore a Grimsby e poi approdato a Lincoln, facendo così un curioso tour calcistico del Lincolnshire, sarà, oltre che manager della Nazionale, l’allenatore del Lincoln dei record. 1975/76, le facce rassegnate di chi ha passato i precedenti quattordici anni in Division Four. In panchina dal 1972 il nostro, che a 28 anni divenne per necessità allenatore, essendosi distrutto un’anca. In campo tra gli undici il local boy John Ward, attuale manager del Bristol Rovers, capelli fluenti come si conveniva all’epoca e goal facile. Il resto è storia, ovvero la storia della squadra che detiene il record di punti nei campionati con i due punti per vittoria. 46 partite giocate, 32 vinte, 10 pareggiate, 4 perse valsero la promozione in Division Three e l’immortalità cittadina.

Ma ai piedi della collina non solo le cose non andarono sempre così bene, ma nemmeno benino. Come detto, si è spesso sofferto. Metà anni ’80, una nuova, breve apparizione in Third Division. Poi, di colpo, doppia retrocessione. Come doppia? Doppia, perchè il Lincoln City, entrando dalla solita porta sbagliata nella storia, fu la prima squadra ad essere automaticamente retrocessa dalla Football League alla non-league. Un record di cui si sarebbe fatto volentieri a meno, ma per fortuna l’esilio in Conference durò una sola stagione. Almeno fino ad oggi…perchè nel frattempo, breve apparizione in terza serie a parte di cui comunque a Sincil Bank han goduto, il Lincoln City è ripiombato in non-league e se oggi volete vederlo, lì lo trovate, tra medie spettatori inferiori ai 3.000 e la desolazione di chi ha passato una vita in the league e oggi si ritrova di fronte l’Hyde. Il sistema inglese tende a proteggere le squadre di Football League, non come un tempo quando le promozioni/retrocessioni erano decise tramite votazione, ma tende a proteggerle perchè solo due squadre a stagione escono dalla Lega; per cui, se finisci in non-league, è perchè qualcosa è andato storto sul serio. Ma invece della disgraziata stagione 2010/11, preferiamo chiudere con quella di otto anni prima. 2002/03, sostanzialmente siamo senza un soldo. La dirigenza tenta i modi più disparati per uscirne, perlomeno per evitare l’udienza davanti all’Alta Corte che avrebbe significato fallimento. Si optò per l’amministrazione controllata: il club era salvo. Solo che poi una squadra bisognava pur mandarla in campo, e fu fatta in pratica con giocatori provenienti non-league, quella non-league a cui sembrava destinato il City, perchè la retrocessione certa. Così dissero, ridissero e scrissero. Nove mesi dopo gli uomini di Keith Alexander erano a Wembley a giocarsi la finale di playoff. Nessuno parlava più. Persero, perchè le favole non hanno quasi mai il lieto fine, ma quella squadra rimarrà per sempre nel cuore della città. Dicono che anche il diavoletto di pietra si commosse.

Lincoln Imp

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