I quaccheri del nord-est, rimpiangendo Feethams

Darlo

Darlington 1883 Football Club
Anno di fondazione: 2012 (Darlington FC: 1883)
Nickname: the Quakers
Stadio: Heritage Park, Bishop Auckland

The railwaymen, i ferrovieri. Questo avrebbe potuto essere il soprannome. Altro che Crewe Alexandra, che di quel soprannome ne è il beneficiario: George Stephenson la prima locomotiva la mise sui binari della linea Darlington-Stockton on Tees, mica nel Cheshire. E fu la prima linea ferroviaria del Mondo, sebbene fosse poco più che una dimostrazione. E invece no. Niente ferrovieri. La squadra di Darlington la locomotiva ce l’ha ovviamente nel simbolo, ma il soprannome è un altro. E per capirlo basta notare sempre nel simbolo l’altro oggetto che vi compare: un cappello, un cappello stile di quello dei Padri Pellegrini, che col Mayflower partirono da Plymouth e influiranno leggermente sull’etica di quelli che saranno the United States of America. I puritani, universalmente detti. Uno dei movimenti puritani, che contribuì alla formazione di una colonia discretamente importante nota come Pennsylvania dal nome del suo fondatore, William Penn, erano i Quaccheri. The Quakers, perchè nelle loro funzioni religiose lo Spirito Santo si manifestava facendoli tremare e i detrattori li schernirono con tale nome (il nome ufficiale è Società degli Amici). E Quakers è anche il soprannome del Darlington Football Club, ed eccoci qui, perchè qui il quaccherismo ebbe sempre una certa influenza. County Durham, nord dell’Inghilterra, la vicinanza con la calvinista e presbiteriana Scozia deve aver avuto la sua importanza nella formazione di una comunità quacchera da queste parti.

OLYMPUS DIGITAL CAMERACome tutte le comunità d’Inghilterra del tempo, specie a nord, anche i nostri quaccheri sentivano l’esigenza di una squadra di calcio che li rappresentasse nella seconda metà del XIX secolo. Puritani o no, quel gioco piaceva a tutti. E poi c’era da difendere l’onore cittadino nella Durham Challenge Cup, anno di grazia 1883. Tutti riuniti alla locale Grammar School, sostanzialmente il liceo classico albionico del tempo. La responsabilità se la prende un ingegnere locale di nome Charles Samuel Craven. Colori? Bianco-nero, e non cambieranno mai. Finale della Challenge Cup al primo tentativo, mica male. I quaccheri ci presero gusto: proviamo con l’FA Cup. Ecco, qui la finale rimase invece lontanuccia: sconfitta 8-0 contro il Grimsby Town. Però il Darlo, come viene confidenzialmente chiamato, si fece un nome nella zona con queste prime imprese, e in virtù di ciò nel 1889 partecipò alla fondazione di una nuova lega di squadre del nord: la Northern League, che tornerà di drammatica attualità in un futuro lontano, che poi è il nostro presente. Ecco, da qualche parte però bisognava giocare, e dove giocavano i nostri? C’era un terreno di gioco, inizialmente usato dalla solita squadra di cricket, che però veniva buono anche per il football e che in effetti era già usato da diverse realtà locali. Quel terreno si chiamava Feethams e per 120 anni sarà la casa dei Quakers. Fino a che, un giorno, dissero che non andava più bene. Troppo old, troppo piccolo. Quel che non sapevano è Feethams porterà con se nella tomba dopo qualche anno il Darlington, che solo grazie a dei tifosi troppo innamorati rimane ancora vivo oggi.

Fu opera del proprietario di allora, primi anni del secolo in corso. “Gorgeus George” Reynolds, programmi ambiziosi che culminarono nella costruzione di uno stadio da VENTICINQUEMILA posti. In maiuscolo, scusateci, ma all’epoca il Darlington era in League Two e quello stadio a molti sembrava un azzardo. E in effetti lo fu. Reynolds nel frattempo diede all’impianto il suo nome. E che impianto: un anonimo impianto stile St Mary’s e figli che nel confronto con Feethams sfigurava e nemmeno di poco, specie ripensando a quell’ingresso con le twin towers che per fortuna dovrebbe essere conservato a futura memoria. I tifosi? I tifosi come sempre, abbagliati dalle prospettive di “arrivare in Premier League” (parole del Gorgeus) chiusero il consueto occhio, salvo poi ritrovarsi qualche anno più tardi a rimpiangere il loro vecchio impianto, quello sì a misura di Darlo, nel frattempo sommerso dall’erbaccia. Il dissesto finanziario a cui contribuì quello stadio insensato (11.600 spettatori per la prima partita, poi medie intorno ai 2.000 tranne che per i match contro l’odiato Hartlepool) portarono il club fuori dalla Football League e poi fino a quella Northern League che sì che i Quakers contribuirono un secolo abbondante prima a fondare, solo che ora la Northern League è lo step 9 della piramide. E a ciò aggiungeteci pure che adesso il Darlington gioca in esilio a Bishop Auckland. Venticinquemila posti, che rimangono inutilizzati per il calcio (lo stadio, ribattezzato Darlington Arena, ospita ormai solo partite di rugby ed è diventato di proprietà della locale squadra).

feethams-2L’erbaccia di Feethams è per quanto ci riguarda il simbolo di una forzata modernità che non sempre porta i frutti sperati, ed è per questo che ne abbiamo parlato subito. Via il dento, anche se il dolore rimane. Eppure quell’erba ne aveva viste di imprese del Darlington, ma soprattutto era il Darlington e ne custodiva lo spirito. I quaccheri si fecero notare alla nazione quando raggiunsero, maglia a grandi riquadri bianco-neri, gli ottavi di finale dell’FA Cup 1910/11, dopo che il club era passato al professionismo due anni prima. Il cambio di status coincise con l’iscrizione alla North Eastern League, lega che il Darlo vincerà due volte. Soprattutto la seconda vittoria si rivelò decisiva perchè, con una buona dose di fortuna che non guasta mai, coincise con la creazione della Third Division North della Football League. E a quel punto che fai, non inviti il Darlo? Ovvio che lo inviti. League-club, e lo sarà ininterrottamente fino al 1989 (breve parentesi in Conference, toccata e fuga di una stagione). L’ammissione nella lega venne celebrata con il secondo posto, a cui tre stagioni dopo fece seguito la vittoria in campionato, grazie ai goal di David Brown, girovago scozzese con il vizio di infilare portieri avversari. Il seguente quindicesimo posto in Second Division rimane a oggi il miglior piazzamento nella storia del club, che ebbe anche l’idea di mettere in bacheca il primo trofeo nazionale, la Third Division North Cup che magari non è molto ma è sempre meglio che niente.

Balzo in avanti nel racconto, superando un periodo in cui il club giocò sostanzialmente in Third Division North senza grandi acuti. Luce dei riflettori, ma non siamo a Feethams. Il palcoscenico della serata di gala è St James’ Park, qualche miglia più a nord. Tutti in smoking: fu la prima partita tra due squadre di Football League sotto i riflettori, in FA Cup. Da una parte il Darlo, dall’altra il Carlisle United. Nord-est contro nord-ovest. Vinse il nord-est rappresentato dal Darlington. Siamo negli anni ’50, anni in cui il club subirà la decisione di risistemare i campionati di FL e si ritroverà nella neonata Fourth Division. Un anno prima, però, c’era stata The Win. 1958. Siamo sempre in FA Cup, ma a Stamford Bridge, Fulham Road. Altro discreto palcoscenico. 3-0 Darlo, ma non fu questa la vittoria perchè i blues rimontarono e finì 3-3. Tutti a Feethams, compreso l’inviato del Times che davanti alla prestazione dei bianconeri si stropicciò più di una volta gli occhi e fornirà della partita un resoconto entusiasta. Finì 4-1 per il Darlington. Quaccheri in visibilio, e al diavolo i precetti religiosi, quella sera ci si concesse una pinta in più al pub.

Ian+Millar+Darlington+v+Mansfield+Town+FA+Ngf2XCXTPt-lFeethams e i tifosi. Già, i tifosi. Ci misero 20.000 sterline per coprire una delle due end dell’impianto e dotarlo di luci artificiali. I riflettori vennero effettivamente inaugurati il 19 Settembre 1960, il problema fu che dopo la partita un cortocircuito provocò un incendio, e il fuoco divorò la West Stand. Questo non impedì, due mesi dopo, di stabilire il record di spettatori nella storia del club: 21.023 per il quarto turno di League Cup contro il Bolton. Qualche anno dopo, sempre in coppa di lega, fu il Derby di Brian Clough a interrompere la corsa dei Quakers, nei quarti di finale. Peccato. Anche perchè per il resto c’erano pochi motivi per cui sorridere: dovettero tra fine anni ’60 e primi anni ’80 chiedere la ri-elezione cinque-volte-cinque, e la Football League per loro fortuna gliela concedette sempre. Nel 1982 poi, il Darlo si trovò pure tra la vita e la morte, e furono nuovamente i tifosi e tirare fuori i soldi che ne permisero la salvezza. Tempi duri, che non potevano però piegare l’animo puritano del club, della comunità, e pazienza se poi molti erano anglicani. Il Darlo era vivo e continuò a lottare con noi anche se sul campo beh, vent’anni di Division Three/League Two portarono la miseria di tre apparizioni ai playoff. La prima nel 1996 e fu finale: per la prima volta nella storia del club, tutti a Wembley. Per un fantastico scherzo del destino, quel giorno l’avversario fu il Plymouth Argyle: the Pilgrims, la città da cui salparono i Padri Pellegrini. Il derby del puritanesimo: Pilgrims vs Quakers. Vinsero quelli vestiti di verde del sud. Il Darlo tornerà a Wembley per la finale playoff quattro anni più tardi, e fu nuovamente sconfitta.

L’ultima gita nello stadio nazionale il Darlington se la è fatta appena tre anni fa. Il canto del cigno, per certi versi. Finale di FA Trophy, perchè nel frattempo i casini a cui abbiamo accennato avevano portato i bianco-neri in Conference. Vittoria per 1-0 contro il Mansfield Town, con goal al 119 di Chris Senior. Un altro goal, qualche anno prima, rimase nel cuore di tutti. Lo segnò Nick Wainwright in un Darlington-Leyton Orient 2-2, partita all’apparenza come tante, ma quello fu l’ultimo goal segnato a Feethams. 8 spettatori, praticamente il tutto esaurito. Poi il crollo, di cui abbiamo già parlato. Reynolds, la Reynolds Arena, e le due successive proprietà che non cambiarono le cose. In dieci anni, il Darlo finirà tre volte in amministrazione controllata. Tre. Chi è intervenuto alla fine? Ovviamente i tifosi. Salvataggio last-minute, solo che nel farlo hanno saltato il procedimento di Company Voluntary Agreement, che è procedura standard e siccome là le regole le si applicano anche a malincuore, su raccomandazione della Football Association il club è stato considerato sciolto e quella dei tifosi è quindi una nuova società, che ha infatti preso una nuova denominazione (Darlington 1883) e che si è soprattutto ritrovata, come già detto, in Northern League che se Dio vuole, e ha voluto, han vinto.

martin-gray-image-1-411407510-4337078Quest’anno il Darlo gioca in Northern Premier League Division One North, step 8. Ma risaliranno. Fa parte dello spirito della gente di questi luoghi, quaccheri o no. Noi rimaniamo in attesa di rivederli dove oggettivamente meritano di stare, visto che, nell’unico luogo in cui dovrebbero giocare, non avremmo mai più il piacere di vederglielo fare.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...