Around the football grounds – A trip to Southampton

Con i nostri immaginari mezzi di trasporto, è tempo di lasciare nuovamente Londra e partire per una nuova tappa del nostro tour nella storia degli stadi inglesi. Niente aereo questa volta, ma un comodo treno inglese che ci porta nel sud-ovest, nella più grande città dell’Hampshire. Ovviamente stiamo parlando di Southampton, città di poco meno di 240.000 abitanti che confluisce con la vicina Portsmouth a formare un’unica grande area metropolitana. Città portuale, nata sulla confluenza di tre fiumi (River Test, River Itchen e River Hamble) ed associata soprattutto a 2 simboli, il Titanic e lo Spitfire. Il primo, purtroppo, non ha bisogno di alcuna presentazione e tutti saprete che l’imbarco e la partenza della nave avvennero a Southampton; per quanto riguarda il secondo invece si tratta del più famoso caccia da combattimento impiegato dagli inglesi nella seconda guerra mondiale, che qui è stato concepito e costruito contribuendo a vincere la guerra dei cieli ed a girare le sorti dell’Europa. A livello sportivo qui trova casa, dal 1885, il Southampton Football Club.

Scorcio aereo di Southampton

LA STORIA

La zona, nella parte sud-est della race track (in centro alla mappa) del Commong Ground

Creato nel 1885, il Southampton, allora conosciuto come St. Mary’s Young Men’s Associaton F.C., lungo tutta la sua storia può vantare un totale di 6 campi di gioco, anche se, come vedremo lungo l’articolo, si può parlare di vere e proprie case solo per 4 di questi. Il primo home ground fu su un terreno appartenente al County Bowling Club, ma qui vi si disputò solamente una partita (contro una squadra di Freemantle, vittoria per 5-1); successivamente, e per tutto il 1885-1886, la squadra si trasferì ad Avenue Road (il Common Ground), dove trovarono uno spazio quasi perfetto, se non fosse per la via pedonale che attraversava il prato proprio nella zona di centrocampo. Nonostante parliamo di 100 e più anni fa, la situazione non era tollerabile e nel corso dello stesso anno finalmente i Saints trovarono una casa vera, l’Antelope Cricket Ground.

Mappa di Southampton nella seconda metà dell’Ottocento con l’ubicazione dell’Antelope cricket ground

Inaugurato nel 1839 e situato nel quartiere ove successivamente nacque il Southampton, vide la luce come campo da cricket e fino al 1842 fu utilizzato salturiamente. In questo anno 3 mecenati locali presero a cuore questo terreno, lo sistemarono e lo diedero in gestione a Daniel Day, un famosissimo ex-giocatore di cricket dell’epoca. Con la sua supervisione lo stadio divenne noto come il “Day’s ground” ed ospitò numerosi match importanti di questa disciplina; lo splendore durò poco però, perchè nel 1845 le voci edilizie che circolarono attorno al terreno portarono mister Day a spostarsi più a sud, nei pressi del fiume Itchen. I tempi migliori tornarono negli anni 60 (e qui vi giocò spesso anche la famiglia Lillywhite, un nome che tutti noi sportivi associamo al meraviglioso negozio a Piccadilly Circus nato proprio da questa dinastia) sempre grazie al cricket e durarono fino ai primi anni 80, quando fu costruito il nuovo County Ground (con l’adiacente County Bowling Club, citato sopra). Con l’inaugurazione di quest’ultimo, il cricket lasciò l’Antelope (così chiamato perchè di fronte all’Antelope Inn, sede di formazione dell’associazione di cricket dell’Hampshire), tuttavia il sito non venne abbandonato e preso in affitto dai Pirates, un’associazione rugbystica, e dai Woolston Works, la società calcistica più forte in città. Tra il 1886-1887 arrivarono qui gli occhi del Southampton, alla ricerca di un terreno di gioco che potesse ospitare i match di coppa, non disputabili al Common Ground. L’Antelope Cricket Ground soddisfava i requisiti necessari, essendo un campo vero, dotato di una piccola stand e di terrace naturali ai lati, con gli spogliatoi situati in un pub adiacente al campo (l’All England Eleven). Tuttavia non fu uno spostamento definitivo: qui la squadra giocava i match di coppa, mentre le altre partite venivano disputate al vecchio Common Ground; non è finita, perchè alcuni match di cartello trovarono sede al nuovo County Ground per permettere a più pubblico di affluire. Il 17 settembre 1887 i Saints vinsero il primo match ufficiale in questo stadio per 10-0 contro il Petersfield; per il secondo match si dovette aspettare invece parecchio perchè la seconda gara di coppa prevista, contro il Lymington, dovette essere disputata a Redbridge, ai confini della città, perchè i Pirates avevano una partita nel medesimo giorno.

Gli spogliatoi all’Antelope Cricket Ground

Le incertezze e le continue battaglie per poter usufruire del campo portarono il club a cercare sistemazioni alternative, che tuttavia non vennero trovate e per alcuni anni continuò questa strana alternanza tra terreni di gioco. La fine venne posta nel 1889, con lo scioglimento del Woolston Works e la gestione dell’impianto principalmente (perchè anche il Trojans Rugby club potè usufruire dell’Antelope Ground) nelle mani di quella che diverrà l’unica vera squadra di football della città. I primi miglioramenti all’Antelope vennero fatti un paio d’anni dopo, in concomitanza dell’ingresso della squadra nella F.A. Cup: furono interventi per permettere allo stadio di soddisfare i requisiti richiesti per disputare partite di coppa, requisiti che allora non erano particolamente esosi, dato che non vi era una zona stampa coperta sugli spalti e vi erano evidenti difficoltà nel tracciare le linee del campo.

L’ingresso all’Antelope Cricket Ground

Il primo match fu un successo di pubblico: in città arrivò il Reading e più di 4 mila persone si affollarono attorno al campo (ed alle finestre delle case circostanti) per assistere alla partita, che terminò con un trionfo dei padroni di casa vanificato da un reclamo, accolto, degli ospiti per irregolarità nel tesseramento di alcuni giocatori. Molto interessante, e a tratti incredibile, fu l’esperimento provato nella stagione 1893-94, quando il club tentò di giocare una partita di sera, con l’illuminazione fornita dalle Wells light, lampade industriali a kerosene che venivano impiegate soprattutto nei grandi lavori. Il tentativo purtroppo fallì, ma questo non fermò la crescita dei Saints. Nel quartiere, nel frattempo, la situazione economica dei proprietari dell’Antelope Ground, la St. Mary’s Church, non era delle migliori e si iniziò a ventilare la vendita del terreno: fu offerto in primis alla città, alla cifra di 5mila sterline, e successivamente, proprio al club. Entrambi rifiutarono e la vendita non avvenne: potè così cominciare la storica stagione 1894-95, storica perchè fu la prima della neonata Southern League, tra i cui fondatori ci fu proprio il St. Mary’s. L’affluenza media fu di 4-5mila persone e ancora oggi si ricorda l’epico match di FA Cup contro il Nottingham Forest, che all’epoca era una delle squadre più famose e nobili d’Inghilterra. Per l’occasione fu eretta una grandstand e circa 7 mila persone si presentarono ai varchi d’ingresso: tutto rischiò di essere rovinato dai quasi 8 cm di neve presenti sul campo, ma l’arbitro, dopo un’attesa estenuante, decise di far giocare il match che il Nottingham vinse nonostante mille lamentele per la scarsità di confort che presentavano l’impianto e gli spogliatoi. Un altro dream match ebbe luogo l’1 febbraio 1896, quando in città, sempre in F.A. Cup, arrivò lo Sheffield Wednesday. La risposta del pubblico fu grandiosa, con circa 12 mila spettatori ad affollare il piccolo Antelope Ground, che vide aprire i suoi cancelli addirittura 2 ore prima della partita, un evento più unico che raro allora. Al fischio d’inizio il colpo d’occhio era notevole, con i giornalisti a descrivere un mare di facce le une vicine alle altre mai visto a Southampton.

La foto più vecchia riguardante i Saints, qui al County Ground

Purtroppo però l’impianto mostrò i suoi limiti: crollò infatti un tetto di un edificio circostante, su cui erano assiepati diversi spettatori, causando vari feriti; la partita venne disputata lo stesso e vide la vittoria dello Sheffield per 3-2. L’episodio, però, portò con se delle conseguenze, sia sotto forma di cause legali (uno spettatore ferito, Mr. George Bett, intraprese un’azione legale contro il club che però perse, essendo l’edificio dove si trovava al di fuori dello stadio), sia sotto forma di trasloco. I proprietari infatti tornarono alla carica per vendere il terreno e, di fronte al fallimento delle trattative con il club, lo cedettero ad un’azienda edilizia, che immediatamente iniziò a pensare ad un progetto residenziale costringendo, di fatto, il St. Mary’s a cercarsi una nuova casa, identificata con il già noto County Ground, affittato a 200 sterline l’anno. L’ultima partita all’Antelope venne disputata il 29 aprile 1896 e fu un’amichevole con i rivali di sempre del Freemantle, conclusasi con una vittoria e l’onore dell’ultimo gol segnato da un nativo della città, Fred Hayter; l’impianto venne demolito ed al suo posto oggi abbiamo la zona di Graham Road con il Royal South Hampshire Hospital.

La placca che oggi si trova su uno degli edifici nella zona dove sorgeva un tempo l’Antelope Cricket Ground

Il County Ground, a circa 6 miglia dall’Antelope Ground, era stato recentemente rinnovato per essere la nuova casa dell’Hampshire County Cricket Club e di conseguenza potete immaginare come il design fosse interamente dedicato al cricket, col terreno circolare e molto lontano dall’essere un impianto calcistico. Tuttavia per il St. Mary’s fu una casa storica: nella stagione d’esordio venne vinta la Southern League e, soprattutto, fu cambiato il nome alla società, che divenne Southampton F.C.; nella stagione successiva arrivò il secondo successo in Southern League e la semifinale di Coppa, prima squadra di non-league a raggiungere questo traguardo. Nella chase for the cup fu registrata l’affluenza record di questi primi anni di esistenza, quando 15mila persone si presentarono al County Ground per assistere alla sfida contro il Bolton. E proprio la grande presenza di pubblico fu la molla che spinse definitivamente i Saints alla ricerca di una sistemazione definitiva, assieme al fatto che l’alto costo dell’affitto avrebbe potuto portare sull’orlo del collasso finanziario il club. La prima opzione considerata fu la fusione con i rivali cittadini del Freemantle e il conseguente spostamento nella parte ovest della città, nel quartiere di Shirley: l’ipotesi non si concretizzò e nel giugno 1897, durante un meeting straordinario del board, trapelò la notizia che il nuovo terreno di gioco stava diventando realtà. Nei mesi successivi vennero rivelati diversi indizi, che permisero di identificare con precisione la zona su cui sarebbe sorta la nuova casa del club. Di questa zona, abbastanza vicino al County Ground ed alla principale stazione ferroviaria della città, vi riportiamo la più famosa descrizione dell’epoca: “a lovely dell with a gurgling stream and lofty aspens” scrisse nel 1850 Philip Brannon nel suo “Picture of Southampton”; a dire il vero, comunque, una mappa dell’anno precedente all’arrivo dei Saints mostrava un piccolo torrente che percorreva l’intero sito (allo stato semiabbandonato a causa di alcuni tentativi di trasformarlo in un tratto ferroviario) da nord a sud. La fortuna del club fu quella di non dover sborsare nemmeno un centesimo per trasformare il vecchio laghetto in un impianto calcistico: George Thomas, un mercante di pesce appena messo a capo di una piccola società, intravide il potenziale del terreno e lo acquistò consciò di poterlo trasformare in un buona sistemazione per una squadra di calcio (l’area era infatti descrivibile come una piccola valle tra 4 spalti naturali). Fece un investimento di quasi 10 mila sterline per bonificare la piccola palude, livellare il terreno, drenare il torrente e cercare di costruire il miglior impianto calcistico del Sud dell’Inghilterra.

L’originale West Stand del “The Dell”

Tenne sicuramente fede al suo intento, visto che ad entrambe le end realizzò dei terrace, con la parte nord capace di contenere circa 5.500 spettatori e quella sud più di 15 mila; sul lato est, confinante con una scuola e la Chiesa di S. Marco, fu eretta una two-tier stand lunga circa 70 yards con terraces ai due fianchi; infine, sul lato ovest, fu costruita una stand più piccola perchè la presenza di una casa (ed il suo muro posteriore) sull’angolo della Archers Road lasciava uno spazio risicatissimo per gli spettatori. Non si badò a spese, la West Stand venne dotata di ogni confort possibile per l’epoca (parliamo di bagni e docce), il campo era perfetto col perimetro delimitato da piccole cancellate di ferro, piccole bandiere sventolavano ad ogni angolo e fu addirittura previsto un negozio di biciclette per i fans; l’unico difetto fu riservato ai giornalisti, che non avevano lo scrittoio in sala stampa.

La prima partita contro il Brighton al The Dell

In poche parole, George Thomas realizzò una meraviglia per l’epoca e, completamente innamorato del calcio e dei Saints, affittò l’impianto a sole 250 sterline l’anno, con un contratto di 8 anni. La casa su Archers Road venne occupata dalla segretaria, il muro tappezzato di manifesti pubblicitari e il 3 settembre 1898, alla presenza del sindaco, vi fu l’inaugurazione dello stadio, ancora senza un nome ufficiale (tra le proposte: “The Fitzhugh Dell”, “The Archer’s Ground” and “Milton Park”), prima del match di Southern League contro il Brighton United, vinto per 3-1 con la prima rete nella storia realizzata da Watty Keay. Nei primi anni di vita venne scelto dalla gente il nome, con l’ispirazione che arrivò direttamente dalla descrizione di Brannon: “The Dell”; tuttavia sorsero ben presto i primi problemi dato che nel 1906 lo scoperto a carico della società guidata da Thomas era di circa 3mila sterline.

Altra immagine dalla prima partita nel nuovo stadio

Quest’ultimo tentò di raddoppiare l’affitto, ma il club si accordo con un aumento di 150 sterline, per un totale di 400 l’anno: le frizioni erano tali da far prospettare addirittura un ulteriore spostamento, con la morte del The Dell ed anche del club. L’ingresso in Football League, nella Third Division, nel 1920 salvò tutto e permise non solo di iniziare a farsi notare al di fuori della Coppa, ma anche di iniziare ad investire nuovamente nello stadio. Il primo intervento fu fatto nel 1922, dopo la promozione in Second Division: furono spese 8mila sterline per aggiungere posti alla East Stand e per sistemare le piccole magagne che si erano create nel corso del tempo; successivamente, nel 1926, la situazione finanziaria dei Saints era così florida da permettere l’acquisto a titolo definitivo del The Dell, con 26mila sterline versate alla vedova di George Thomas, nel frattempo deceduto.

Archers Road end, 1915

L’acquisizione completa dello stadio aprì il momento più florido per questo impianto: l’anno successivo fu messo sotto contratto Archibald Leitch, il celeberrimo architetto di stadi, per metterlo a capo del progetto di rifacimento della West Stand. Per permettergli di lavorare in tutta tranquillità il club vendette i giocatori migliori, prese un prestito di 20mila sterline e chiese aiuto anche al neonato supporters club, nonostante le reticenze di molti che avrebbero voluto vedere investiti tali soldi in giocatori. Leitch, reduce dalla stand realizzata a Portsmouth, concepì una classica two-tier stand con la parte superiore capace di contenere 4.500 spettatori e l’inferiore 8.500 grazie al paddock ed ai posti in piedi; immancabile il suo motivo criss-cross sulla balconata e, ovviamente (seppur questo concetto sia strano riferito all’epoca in cui avvenne la costruzione) non mancava la copertura della parte superiore. Allo stesso tempo ridisegnò anche il profilo del paddock della East Stand, abbassando le prime file al di sotto del livello del terreno, permettendo di aumentare la capacità totale del The Dell a 33.000 spettatori. I lavori furono affidati alla società di edilizia preferita di Leitch, gli Humphreys, che lavorarono assieme alla Clyde Structural Company of Glasgow; il primo step fu quello di demolire non solo la West Stand pre-esistente, ma anche la sede degli uffici del club all’angolo adiacente; successivamente venne innalzata la nuova tribuna, inaugurata ufficialmente il 7 gennaio 1928, alla presenza di William Pickford (dirigente della FA), del sindaco, dello stesso Leitch e di una cantante lirica, Miss Marion Knight, chiamata per cantare “Land of Hope and Glory”.

I lavori per la nuova West Stand di Leitch

Nonostante le spese enormi, la squadra non ne risentì e sul campo sfiorò l’approdo nella massima divisione: il futuro appariva roseo, ma come spesso capita il destino prese una strada tutta sua. L’ultima gara della stagione 1928-1929 fu disputata il 4 maggio e subito dopo la partita fu dimenticato un mozzicone di sigaretta acceso nella East Stand: lo stadio vuoto fece ritardare la percezione del pericolo e la tribuna andò in cenere prima che i pompieri potessero far qualcosa. Per le casse del club fu un colpo durissimo, con altre 10 mila sterline prese in prestito per ricostruire il tutto: in tempi record la East Stand fu pronta (a settembre il pubblico potè già riempirla) e non vi furono grossi lavori progettuali alla base. Venne infatti realizzata una copia, leggermente più piccola, della West Stand (nella parte superiore vi erano solamente 2.500 posti).

Composizione col titolo del giornale all’epoca dell’incendio e lo stadio pre-ricostruzione della East Stand

Gli anni 30 non apportarono grossi miglioramenti all’impianto poichè il club era impegnato nel ripagare tutti i debiti contratti al momento di espandere il The Dell, ma questo al destino non bastò per risparmiare i Saints. La città, famosa per il suo porto, fu uno dei bersagli designati dalla Germania Nazista nei bombardamenti sull’Inghilterra e lo stadio era pochissima distanza dal mare: nel novembre del 1940 una bomba cadde nell’area di gioco davanti alla Milton Road End (la North Stand), portando sostanzialmente sott’acqua gran parte del terreno di gioco; l’anno successivo un deposito di munizioni vicino al campo esplose e diede fuoco alla West Stand: l’intervento stavolta fu possibile e la stand salvata. Questi due incidenti comunque costrinserò il club ad emigrare: dopo i bombardamenti la squadra giocò in trasferta tutte le partite rimanenti, tranne uno spareggio di coppa che si dovette giocare a Fratton Park, per l’inagibilità del The Dell; la stagione 1941-42, quella successiva all’esplosione del deposito di munizioni, vide i Saints chiamare casa il Pirelli Sports Ground a Eastleigh (città vicina a Southampton), impianto misto tra football e cricket situato nei pressi di Dew Lane, che oggi non esiste più.

Scorcio del The Dell negli anni 60

Dopo la guerra ed il ritorno al The Dell, il club vide crescere notevolmente la sua fan-base, con più  di 25mila spettatori di media nella stagione 1948-49; il successo al botteghino mise la dirigenza di fronte ad una nuova idea di espansione dell’impianto, frenata tuttavia dalla conformazione della zona circostante allo stadio, in particolare le due end, dove sostanzialmente non vi era più spazio per ricostruire le stand. Fu adottata una soluzione unica nel panorama inglese: sulla Milton Road End (la north stand) furono costruite tre mini-stand ad una altezza crescente partendo dall’angolo est verso la porta. Ogni piattaforma era in grado di ospitare fino a 300 spettatori e, per il loro aspetto viste da fuori e dall’alto, furono soprannominate quasi subito “chocolate boxes”, dato che ricordavano le famose scatole di cioccolata tanto in voga in quegli anni e furono gli unici upper-tier terraces in tutta la Gran Bretagna. Negli anni 50 il The Dell salì alla ribalta delle cronache anche per essere stato uno dei primi stadi britannici a dotarsi delle luci artificiali, un esperimento nato durante un tour all’estero giocato proprio alla luce dei riflettori. Fu montato un set base al costo di 600 sterline, utilizzato principalmente per gli allenamenti in considerazione del divieto imposto dalla FA di giocare gare ufficiali serali; l’inaugurazione avvenne il 31 ottobre 1950 in un’amichevole contro il Bournemouth & Boscombe Athletic mentre la prima vera gara ufficiale serale fu disputata l’1 ottobre 1951, quando la squadra riserve affrontò i pari grado degli Spurs con più di 13 mila persone sugli spalti a partecipare all’evento; alcune settimane dopo gli spettatori furono più di 22 mila per una gara della Hampshire Combination Cup contro il Portsmouth. Tuttavia la prima vera gara patrocinata dalla FA fu disputata quasi 4 anni dopo, nel settembre 1955, quando lo spareggio di FA Cup tra Kidderminster e Brierley Hill fu giocato qui.

Panoramica con in primo piano i famosi “chocolate boxes”

Così strutturato, con la West Stand progettata da Leitch, la East costruita ad immagine e somiglianza della West, il terrace sulla Archers Road e i Chocolate Boxes sulla Milton Road End, il The Dell rimase immutato fino alla fine degli anni 70 (eccezion fatta per l’hut costruito sopra la west stand ad uso frutto da parte della stampa): nel frattempo il club conobbe la massima serie del calcio inglese realizzando anche il record di presenze contro lo United nel 1969, quando 31.044 spettatori assistettero al match di campionato. I primi scricchiolii del tempo si fecero sentire nel 1978, quando i Saints tornarono in Division One e, di conseguenza, furono soggetti ai provvedimenti del Safety of Sports Grounds Act, emanato nel 1975.

Particolare dei “chocolate boxes”

Il sopralluogo sconcertò non poco i dirigenti, che addirittura pensarono ad una relocation prima di iniziare la serie di lavori necessaria all’adeguamento dell’impianto. Il costo totale fu di 1 milione di sterline ed il progetto fu realizzato nell’arco di 3 anni, tra il 1978 e il 1981. Inizialmente furono rimosse tutte la barriere contro le quali la gente potesse essere schiacciata, poi metà dei paddocks delle due stand principali furono convertiti a posti a sedere e, per finire, nel 1981 vennero demolite le amatissime Chocolate Boxes per riqualificare la North Stand. Quest’ultima venne sostanzialmente ridisegnata, con la realizzazione di una tier e…mezzo, visto che la parte inferiore venne lasciata intatta, con profondità a diminuire dall’angolo ovest all’angolo est per colpa dei ridotissimi spazi, mentre la parte superiore si interrompeva poco dopo la porta, verso l’angolo est. A livello di spettatori, nonostante l’apparente riduzione in dimensioni, la capienza aumentò, così come aumentò la sicurezza generale dell’impianto. Un progetto simile fu pensato anche per la end opposta, ma la realizzazione avrebbe probabilmente costretto a modificare pesantemente la viabilità della retrostante Archers Road e quindi fu accantonato. Alla fine degli interventi la capienza rimase rispettabile, con circa 25mila posti dei quali 9.175 a sedere.

Non servono commenti su questa panoramica

Contemporaneamente i discorsi sul cambio casa iniziarono ad essere più concreti. I primi rumors nacquero nel 1977, con il concilio cittadino che arrivò addirittura a scegliere un’area, quella della Western Esplanade (a sud della stazione, una zona già presa in considerazione sul finire degli anni 40), ma dopo 3 anni di trattative si capì che non era il caso di investire in un impianto partendo dalle fondamenta. Il motivo? Ovviamente i soldi, nonostante infatti un possibile contributo della città di 3 milioni di sterline, ne sarebbero servite almeno altre 9 per poter realizzare il tutto, senza contare poi il successivo astronomico affitto da versare annualmente nelle casse comunali per permettere alla città di rientrare nella spesa (e attualmente in questa zona c’è uno shopping centre, cosa che ha permesso al comune di uscirne comunque vincente). Negli anni 80 i discorsi di relocation furono temporaneamente messi in soffitta, per tornare poi prepotentemente alla ribalta dopo il Taylor Report, tra il 1989 e il 1990, che con il suo obbligare i club di First Division a stadi tutti con posti a sedere costrinse il Southampton da una parte a progettare la trasformazione del The Dell in un all-seater stadium, dall’altra a guardarsi attorno perchè in ogni caso la capienza dello stadio non sarebbe stata degna di un club al vertice del calcio inglese. Ancora una volta il consiglio cittadino venne in aiuto del club, identificando ben 14 potenziali siti dove far sorgere il nuovo impianto. La zona di Stoneham surclassava tutte le altre sotto ogni aspetto e questo fatto fu confermato anche dal consiglio dell’Hampshire; venne ideato un progetto interamente sportivo, con uno stadio da 25mila posti ed attorno una serie di strutture per allenamenti, atletica, sport indoor, sale conferenze, campi da tennis, ccampi da bowling e uffici per le federazioni sportive. Tutto molto bello sulla carta, ma presto si presentarono i problemi, riassumibili principalmente in 4 punti:

1) la delicatezza della zona dal punto di vista dei collegamenti, vista la vicinanza ad un importante tratto della M27 e la presenza dell’aeroporto quasi dall’altro lato della strada

2) l’opposizione dei residenti, raccolti in diverse associazioni, impauriti dall’aumento del traffico, del rumore, dell’inquinamento e della cementificazione dell’area

3) la difficoltà nell’acquisto completo del terreno, visto che 59 acri appartenevano al Concilio della Contea di Hampshire con gli altri divisi tra la città e la British Rail

4) l’appartenenza del terreno a due giurisdizioni: Southampton e quella facente capo a Eastleigh

Apparentemente questi problemi non fermarono nè il club, nè il concilio cittadino, che si misero a lavorare duramente dietro le quinte sulla realizzazione del progetto, convinti che non vi fosse posto migliore per il nuovo stadio. La prima battaglia, durissima, fu persa: nel marzo 1992 l’assemblea di Eastleigh votò all’unanimità contro il club; la seconda battaglia iniziò subito dopo, con l’appello del club al Secretary of State for the Environment (sostanzialmente la commissione per l’ambiente). Una malattia nella famiglia dell’ispettore ritardò le decisioni e quando tutto sembrava in dirittura d’arrivo, morì Stephen Milligan, rappresentante di zona, conservatore, del Parlamento. La sentenza arrivò nel luglio 1994, giusto un mese prima della deadline per l’all-seater stadium, che il club aveva deciso nel frattempo di rispettare (e vedremo successivamente come) e fu a favore dei Saints. La palla andò successivamente nelle mani dell’Hampshire County Council, che all’inizio bocciò sonoramente l’idea, per poi cambiare improvvisamente idea nel settembre 1995 (voltafaccia in apparenza motivato dal fatto che due anni dopo il terreno, in base a nuovi accordi cittadini, sarebbe comunque passato totalmente nelle mani della città di Southampton e quindi questo non fu altro che un tentativo di avere ancora potere, sottoforma di una piccola quota nel nuovo complesso sportivo). A questo punto siamo a metà del 1996 e le cose, finalmente, poterono procedere. 30 milioni di sterline e il progetto di costruzione dettagliato mancavano: se per i primi, per quanto difficile, la soluzione c’era, i disegni finali del complesso furono l’ultimo, insormontabile scoglio. Si passò infatti dall’idea di un polo sportivo all’avanguardia a quella di un polo commerciale con la presenza anche di una multisala: l’Hampshire County Council pose il veto e fu lo stop finale allo stadio a Stoneham, consacrato dal nuovo progetto alternativo elaborato dalla città di Southampton che conquistò i tifosi da subito. Ma questo lo vedremo dopo, perchè è tempo di fare un passo indietro e tornare all’interno del The Dell.

Panoramica di fine anni 80

Parallelamente ai discorsi ed alle trattative partite all’inizio degli anni 90 sulla relocation, i Saints si dovettero anche preoccupare di giocare a calcio e di farlo in un impianto a norma con le disposizioni del Taylor Report. La deadline dell’agosto 1994 consentì al club di aspettare e seguire costantemente l’evolversi degli eventi in città, ma quando fu chiaro che non ci sarebbe stato nessun nuovo impianto per quella data, iniziò la conversione del “The Dell” in un all-seater stadium. Già si sapeva comunque che il “The Dell” non sarebbe potuto essere il futuro del club visti i limitati spazi in cui era compreso: nel 1990 bastava infatti una semplice passeggiata attorno al perimetro per rendersi conto della non possibilità di espandere le stand esistenti o, nella migliore delle ipotesi, demolire e ricostruire tutto. Le due end, la Archers Road Stand e la Milton Road Stand, davano direttamente sulla strada con un andamento tutt’altro che rettilineo mentre l’espansione della West e della East Stand avrebbe comportato seri conflitti con i proprietari delle case retrostanti, senza contare la quasi totale assenza di parcheggi. Il primo passo nella modernizzazione fu il sistemare, per quanto possibile, le due stand più grosse, ferme ancora come struttura ai progetti originarli. Non si potè, ovviamente, cambiare questo, ma fu semplicemente fatto un lavoro teso a farle sembrare un po’ pù accoglienti: cambio di seggiolini, riverniciatura…una sorta di piccolo lifting con i colori sociali del club, senza tuttavia riuscire a cambiare l’aspetto esteriore e le coperture, che ormai mostravano i segni dell’età senza tuttavia perdere una briciola di fascino creata dal progetto di Leitch, la cui famosa “balconata” sulla West Stand era però nascosta sin dagli anni 50 dai tabelloni pubblicitari.

La West Stand negli anni 90

Il club e gli architetti si concentrarono invece sulle due end, entrambe molto difficili da riqualificare. La prima ad essere sottoposta ai lavori fu la Archers Road Stand, all’epoca completamente scoperta e scomoda, visibilità compresa. Nonostante la scarsa possibilità di ottenere una capienza accettabile e il futuro lontano da lì, fu realizzata una single tier stand di tutto rispetto con circa 1300 posti a sedere, una copertura semplice ma ben realizzata nel classico stile “a mensola” e, nell’angolo ovest furono posti la stanza di controllo dello stadio e la postazione medica, sormontati dal tabellone elettronico e con le mura dipinte in bianco, a pochissimi passi dove alle origini vi era la casa che praticamente guardava dentro il campo.

L’Archers Road Stand, da lontano

Era ora tempo di mettere mani all’altra end, la Milton Road Stand, il che avvenne dopo aver esplorato la possibilità di chiedere una proroga alla deadline, sperando nell’esito positivo dei negoziati a Stoneham. Gli indugi vennero rotti nel 1994 e la stand venne rifatta completamente da un team composto dalla WH Saunders and Sons per la parte di architettura e da Jan Bobrowski per la parte ingegneristica (un esperto negli anni 90 per la realizzazione di stands, dati i suoi trascorsi nella progettazione del North Bank di Highbury e nei lavori per Twickenham, Watford e molti altri stadi). La sfida era davvero complessa, avendo a disposizione uno spazio che spaziava dai 5 metri dell’east corner ai 30 del west: ne risultò una stand che era una continua variazione di angoli, con i seggiolini a seguire una curva simil-esponenziale dall’angolo est all’angolo ovest, per massimizzare il numero di posti sedere e mantenere la visibilità ottima in ogni punto. Viceversa la parte posteriore della stand andava dall’essere quasi assente nell’angolo ovest ad essere ben presente, con addirittura spazi pubblicitari, nell’angolo est. Anche la struttura della copertura rappresentò una sfida e la struttura di sostegno soprastante, a forma di porta, era del tutto particolare, non parallela (come solito) alla linea di fondo, ma ad allontanarsi dal campo a dar l’impressione quasi di girare su sè stessa e sparire (le immagini renderanno molto meglio l’idea).

La Milton Road Stand “nuova”

Anche all’esterno la nuova tribuna fu curata nei minimi dettagli, con la parte inferiore realizzata con i classici mattoncini rossi, sormontati dai pannelli grigi con la scritta del club. Ad un’estremità troviamo una sorta di medaglione decorativo mentre al centro, tra i mattoncini e la struttura soprastante, abbiamo una serie di archi ad alleggerire il tutto e a renderlo più armonioso. Al termine dei lavori, i posti a sedere ottenuti furono 2.897, per una capienza totale dell’impianto di 15.352 posti, il più piccolo della Premier League, ovviamente troppo piccolo. Non fu possibile realizzare executive boxes e tutte quelle facilities che ormai erano imperanti in ogni nuovo stadio costruito e questo, purtroppo, aveva il suo peso nello spingere ancor più i Saints lontani dal The Dell che, nonostante l’età, stava entrando nella leggenda grazie al miglior giocatore di sempre dei Saints, Matthew Letissier (di cui Pierpaolo ci racconta qui la storia), che con il suo talento portò ovunque il nome di questo stadio.

L’esterno della Milton Road Stand

La svolta verso la fine del The Dell avvenne attorno al 1998, con la consapevolezza della fine dei piani di relocation a Stoneham e la rivelazione, da parte del Chairman, dell’esistenza di un piano alternativo nella zona centrale della città, a St. Mary, alle origini del club. Il terreno prescelto era quello su cui sorgeva una centrale del gas chiusa da tempo, con una capienza prevista per il nuovo stadio di circa 32.000 persone, 7mila in più rispetto a Stoneham. Nonostante il tentativo di tenere il tutto nascosto, per non intralciare i negoziati in corso a Stoneham, la notizia filtrò e fu confermata sul finire della stagione 1998-99, con l’inizio dei lavori e l’approvazione dei tifosi, contenti di avere uno stadio nella casa originaria del club.

Panoramica dall’alto del “The Dell”

E così iniziò il countdown per questo storico impianto, che ebbe fine in due date, il 19 ed il 26 maggio 2001. Nella prima data fu disputata, in un’atmosfera festosa ed unica, l’ultima partita di Premier League contro l’Arsenal, cementata nella storia del club dal gol nei minuti finali di Matthew LeTissier, un gol che valse la vittoria 3-2 e chiuse per sempre il The Dell alle gare ufficiali. Con una nota di romanticismo, il miglior giocatore della storia dei Saints che chiude un unico e meraviglioso impianto con il suo ultimo gol in carriera. La parabola della vita, il migliore degli addii. Il 26 maggio invece, sempre con un pizzico di malinconia e romanticismo, avvenne la chiusura vera e propria con un’amichevole contro il Brighton, la prima squadra ad aver giocato nel “The Dell” alla sua apertura ed anche l’ultima. La “sfida” venne vinta dai Saints 1-0 con un gol di Uwe Rosler, attuale manager del Wigan, ma viene ricordata per l’incredibile festa e la caccia al cimelio dopo il fischio finale, con gran parte del pubblico in campo a caccia di pezzi di terreno, seggiolini e quanto fu possibile portar via: si narra che uno spettatore sia riuscito ad andarsene addirittura con un cartellone pubblicitario. Momento finale di una storia che in questo stadio vide il Southampton costruire la sua Cup Run del 1976 e battere lo United 6-3 nel 1996, in una partita che ancor oggi viene ricordata e celebrata.

La conseguente demolizione avvenne nei mesi finali del 2001 e, come quasi da tradizione, l’area venne riqualificata e resa residenziale; tuttavia, ad imperitura memoria, i vari blocchi di lussuosi appartementi hanno preso il nome dai migliori giocatori dei Saints: Stokes, Bates, Le Tissier, Wallace, Channon.

Il The Dell…oggi

L’IMPIANTO ATTUALE

La storia dello stadio attualmente utilizzato dai Saints inizia nel 1999, quando filtrò la notizia della disponibilità di un vasto terreno praticamente nel cuore della città, su cui sorgeva una vecchia azienda per la raccolta e lo sfruttamento del gas. Il concilio cittadino lavorava già da tempo sul progetto e l’uscita della notizia non fece altro che rendere ufficiale che lì sarebbe sorto il nuovo stadio del Southampton, per diversi motivi: innanzitutto si sarebbe tornati all’origine del club, nella zona di St. Mary dove nel 1885 nacquero ufficialmente i Saints; in secondo luogo la capienza prevista era di gran lunga superiore a quella del progetto Stoneham ed infine il costo totale dell’operazione era nettamente inferiore al progetto rivale, senza contare la minore influenza della burocrazia nell’iter di approvazione del progetto visto che l’unico interlocutore per i Saints era il concilio cittadino, da cui nacque l’idea. Nonostante il prezzo inferiore, reperire i fondi non fu comunque facile: circa 30 i milioni di sterline da trovare e la somma fu messa assieme grazie alla vendita del terreno su cui sorgeva il The Dell, ad un prestito di circa 17-18 milioni di sterline ed all’intervento di vari sponsor: incredibilmente non vi furono rincari durante i lavori e lo stadio fu denominato semplicemente St. Mary’s Stadium nonostante un iniziale ed impronibile “The Friends Provident St. Mary’s stadium” per motivi di sponsor. Per fortuna i fans si misero in mezzo e ottennero il nome attuale, che fortunatamente lo sponsor successivo decise di non toccare; l’inaugurazione ufficiale avvenne l’1 agosto 2001 in un’amichevole contro l’Espanyol, vinta 4-3 dagli spagnoli.

Visuale aerea del St. Mary’s stadium

Distante in linea d’aria poco più di 2 km da Milton Road e Archers Road, la zona del The Dell, il St Mary’s sorge a pochissima distanta dalla riva destra del fiume Itchen e dall’alto ha la semplice forma di un bowl senza interruzioni tra le varie stand. La struttura è piuttosto uniforme, nessun gioco di angoli, nessuna variazione di altezza: sostanzialmente perfetto, a differenza del vecchio stadio che era l’apoteosi dell’imperfezione geometrica. Salta inoltre all’occhio la scarsa disponibilità di spazi circostanti e a risentirne sono soprattutto i parcheggi, scarsi rispetto alla capienza ed alla possibile futura espansione delle stand. Classicamente comunque troviamo 4 stand, che prendono i nomi dalla zona della città verso cui sono rivolte, in grado di ospitare 32.689 spettatori seduti ed al coperto; come sempre andiamo a vederle singolarmente.

Arrivando a piedi allo stadio

ITCHEN STAND

L’esterno della Itchen Stand

Si tratta della main stand dell’impianto, situata sul lato est con la facciata che guarda il fiume Itchen (anche se questo è un po’ più distante rispetto ad altri fiumi nei pressi degli stadi, il Tamigi e Craven Cottage, giusto per fare un esempio). Arrivando dall’esterno si viene subito colpiti dai colori che dominano la facciata, il bianco, il rosso ed il grigio; non vi sono strutture originali, ma un blocco unico immediatamente sotto la copertura con il nome del club e dello stadio in rosso su grigio e, sotto, vetrate interrotte da colonne con il crest e, a volte, anche il logo degli sponsor. Di fronte, ad accogliere i fans, troviamo la statua di Ted Bates, alias Mr. Southampton, una vera e propria leggenda del club per il quale fece di tutto per ben 66 anni (e meriterebbe una storia a lui dedicata). Questa statua si trascina con sè una storia particolare: inaugurata inizialmente nel 2007, al costo di 112mila sterline (finanziate per metà dai tifosi mediante una raccolta fondi e per metà dal club), fu rimpiazzata l’anno successivo (il 22 marzo 2008) perchè la prima non assomigliava per nulla a Bates, scatenando una rivolta popolare. Di notte, l’illuminazione dell’esterno crea un piacevole gioco di luci/ombre, ma ovviamente il vero cuore pulsante della stand è l’interno. Abituati a strutture complesse, si resta sorpresi dalla semplicità di un’ampia single-tier stand sormontata da un’unica fila di executive boxes estesi lungo tutta la lunghezza della tribuna assieme al centro di controllo dell’impianto. Nella pancia abbiamo ovviamente gli spogliatoi, che sbucano al centro, la sala stampa e le hospitality suites, 4 in totale, chiamate con i nomi dei migliori giocatori della storia dei Saints: Terry Paine, Mick Channon, Bobby Stokes e, ovviamente, Matthew Le Tissier. All’altezza ovviamente anche tutte le facilities, con il piccolo tocco di classe delle toilettes pubbliche al di fuori dell’ingresso allo stadio lungo tutto il suo perimetro. Infine l’ultima curiosità, con la stand che, qualora il club ottenesse i risultati sperati sul campo, potrebbe essere già sistemata con l’aggiunta di un secondo anello, più piccolino, per aumentarne la capienza (e, a dire il vero, anche tutto il resto è stato realizzato in maniera tale da poter permettere un’espansione fino ad un massimo di 50mila posti, il che però costerebbe la bellezza di 32 milioni di sterline)

La Itchen stand dall’interno

Le due statue a confronto

NORTHAM STAND

L’esterno della Northam stand

La North Stand, che guarda verso il quartiere di Northam, immediatamente confinante con St. Mary, è la prima delle due end, collegata, senza interruzioni architettoniche e di posti a sedere (se non una piccola barriera) alle due stand principali. Similmente a tutte le altre tribune dell’impianto, la struttura è a single tier con l’altezza identica; rispetto alla Itchen Stand qui abbiamo, al posto degli executive boxes, una fila di pannelli trasparenti che permettono il passaggio dei raggi solari per mantenere al meglio il terreno di gioco (tale accorgimento è presente anche sulle altre due rimanenti tribune). In alto, collegato alla copertura ed esattamente al centro, troviamo il primo dei due megaschermi; i seggiolini, nella parte alta, sono dipinti in bianco a comporre la scritta Saints. Qui trovano solitamente posto i fans più caldi del Southampton assieme ai tifosi avversari, con un numero di posti a loro riservati che oscilla tra i 3.200 per le partite di campionato e i 4.250 per le partite di coppa (circa il 15% della capienza). Spesso viene creato un piccolo anello divisorio, tramite gli steward, tra le due tifoserie e per questo motivo sarà sempre difficile raggiungere un sellout completo al St. Mary. L’esterno della stand ospita uno dei parcheggi dello stadio, piccolo rispetto alle esigenze e l’aspetto è del tutto simile a quello della Kingsland e della Chapel Stand, che vi descriveremo successivamente. All’interno della stand infine ha sede, assieme al Southampton City Training (un’organizzazione motivazionale), il Saints Study Support Centre, che aiuta i ragazzi in difficoltà con gli studi al di fuori degli orari scolastici.

La Northam Stand

KINGSLAND STAND

Scorcio dell’esterno della Kingsland stand

Rivolta verso l’omonimo quartiere, si tratta della West Stand, posta di fronte alla Itchen stand e del tutto speculare ad essa tranne che per l’assenza della zona autorità e degli executive boxes, sostituiti, come accennato, dai pannelli traslucidi per permettere all’erba di ricevere la luce solare. I seggiolini nella parte bassa, dipinti in bianco, compongono le lettere SFC (acronimo di Southampton Foootball Club),mentre a volte in alto troviamo la composizione del nome dello sponsor. L’esterno non garantisce molto spazio agli spettatori: subito fuori troviamo infatti un piccolo parcheggio e poi la ferrovia, anche se la stazione più vicina dista più di un miglio. L’aspetto della facciata ricorda molto quello della Milton Road Stand del The Dell: la zona alla base in mattoncini rossi, sormontata dal resto della struttura (decisamente più grossa rispetto alla vecchia tribuna) in grigio col nome della stand in rosso al centro. A dominare sono le strutture di sostegno della copertura e l’angolo con la Northam stand è la zona dove solitamente giungono i tifosi provenienti a piedi dal centro città.

La Kingsland stand

CHAPEL STAND

La stand dall’esterno

L’ultima stand, quella sud, è rivolta verso il cuore del club, verso la St. Mary’s Church dove fu formata per la prima volta la squadra (nonostante il quartiere immediatamente antistante la stand sia Chapel, appunto). Ovviamente non presenta grosse differenze dalla tribuna opposta, la Northam, della quale replica anche il megaschermo sul tetto (per un totale di 2 in tutto l’impianto); la particolarità sta nel tratto finale della copertura che è trasparente come i pannelli sopra l’ultima fila di seggiolini, che, come già detto, serve per migliorare l’irraggiamento del campo. Attualmente questo è il settore dedicato alle famiglie, quindi il più tranquillo dell’impianto: sono meno tollerati di conseguenza insulti e atteggiamenti troppo aggressivi, anche se la partita la si vive tranquillamente con passione pure qui. La visibilità è ottima (come in ogni altro settore), l’unico appunto che si può fare è una relativa lontananza dal terreno di gioco: rispetto ad altri stadi infatti lo spazio tra le prime file e le linee laterali è molto maggiore per due motivi: la presenza di una sorta di via di fuga ed il campo molto ampio, seppure le misure siano quelle tradizionali. All’esterno nulla di particolare, se non un parcheggio ampio, ma non enorme, e la facciata simile a quelle delle altre stand, col nome in rosso su grigio al centro.

La Chapel Stand

L’ATMOSFERA

Seppur non così intimidatoria ed intima come ai tempi del The Dell, l’atmosfera durante i match dei Saints è buona, aiutata anche dalla recente risalita in Premier League e dal conseguente e notevole aumento del numero degli spettatori. Nel suo decennio e poco più di attività, il St. Mary’s ha visto una grande affluenza iniziale, con più di 30mila spettatori di media a partita con la squadra in Premier, un crollo verticale dal 2005 al 2009 con la squadra in Championship e una risalita successiva a partire dalle due stagioni in League One, con le oltre 26 mila presenze di media nella stagione di promozione in Premier (2011-12) e il ritorno a quota 30mila e oltre nel ritorno in Premier. Come detto la zona più calda è quella della Northam Stand, a diretto contatto con i tifosi avversari: viene tollerato in misura maggiore lo stare in piedi durante le partite qui e i tifosi danno libero sfogo alla loro creatività sui cori, gli incitamenti e gli sfottò. Ovviamente l’inno preferito dai tifosi è il celeberrimo “When the Saints go marching in”, con la canzone che viene cantata parola per parola identica al testo originale (nato come un inno gospel americano, scritto da Luther Presley e trasformato in musica da Virgil Oliver Stamps sul finire degli anni 30; da non confondersi con il quasi omonimo “When the Saints are marching in scritto sul finire del 19esimo secolo) e che si pensa sia stata adottata per l’affinità con il nickname della squadra.

La rivalità più accesa, sostanzialmente l’unica, è quella con i vicini di casa del Portsmouth, in quello che viene definito il south-coast derby. La rivalità, dovuta soprattutto alla vicinanza delle città e dai duelli economici nel passato, a livello calcistico nasce agli albori del 900, dopo la nascita del Portsmouth, avvenuta nel 1898. Le due squadre si sono affrontate più di un centinaio di volte, seppur vivendo periodi di fortune alterne, con i tifosi dei Saints che sfoggiano la loro vittoria in FA Cup e quelli dei Pompeys i loro 2 titoli di First Division. L’atmosfera durante i match è a dir poco elettrica, la rivalità è sentitissima, soprattutto dopo alcuni fatti accaduti negli ultimi 10 anni, in particolare l’assunzione da parte dei Saints di Harry Redknapp nel 2004, dopo un periodo ottimo passato ad allenare i Pompeys. E, come se non bastasse, lo stesso Harry poi tornò ancora ad allenare il Portsmouth, fregandosene sostanzialmente della rivalità. Tra i tifosi dei Saints il modo più comune per schernire gli avversari è chiamarli “Skates”, un sinonimo dispregiativo di “matelot”, termine nato dal francese/olandese ad indicare il fatto che i marinai dovevano dividersi il letto (Portsmouth è la sede della Royal Navy); pensate che per trovare questo termine fu indetto un sondaggio da una rivista di Sunderland, che cercava il miglior modo per offendere i tifosi dei Pompeys. L’ultima gara tra le due squadre è dell’aprile 2012, conclusasi con un pareggio: salvo match di coppa, difficilmente le rivedremo re-incontrarsi nel breve periodo vista l’enorme differenza sia di categoria, sia finanziaria, con i Pompeys che stanno lottando prima di tutto per sopravvivere come club. Eccezion fatta per questi match, il pubblico di Southampton è descritto da più parti come tranquillo e benevolo verso gli ospiti, merito di un’attenta ed intensa politica educazionale effettuata dal club sin dall’arrivo del Taylor report. Questo comunque non vuol dire che il pubblico sia silenzioso, anzi, come vi dimostrano i video del paragrafo.

CURIOSITA’ E NUMERI

Classificato 4 star nello speciale sistema di valutazione degli stadi Uefa, il St. Mary’s ha avuto l’onore di ospitare, nonostante la sua giovane vita, un match casalingo della nazionale inglese nel 2002, pareggiato 2-2 contro la Macedonia; sempre riguardo ai match internazionali si è giocata qui pure un’amichevole tra Giappone e Nigeria. Anche l’Under 21 ha già fatto il suo esordio su questo campo con la vittoria sull’Irlanda nel 2008 e ci è ritornata nel 2011 in amichevole, contro la Norvegia. Tornando invece a livello di club, solamente 1 la partita europea giocata dai Saints, contro la Steaua Bucarest nel primo turno della Uefa 2003, conclusasi con un pareggio 1-1.

Venendo invece agli utilizzi non calcistici, oltre ad essere sede di conferenze e balli scolastici (sì, avete capito bene e questo avviene in occasione delle festività di S. Anna e S. Giorgio), il St. Mary è stato utilizzato per la prima di un film (Casino Royale, il primo Bond con Daniel Craig) e per numerosi concerti, in particolare quelli dei Bon Jovi e di Elton John. Altra ospite particolare all’interno dello stadio è la sede della Hampshire & Isle of Wight Air ambulance sin dalla sua fondazione avvenuta nel 2007; infine il St. Mary’s è stato scelto tra i 17 impianti finalisti per ospitare la Rugby World Cup del 2015, peccato però che l’ultima selezione non l’abbia superata.

Capacità: 32.689

Misure del campo: 102 x 68 metri

Record attendance: 32.363 (2012 – Championship vs Coventry City)

FONTI

Football ground guide

Southampton FC Official Site

Wikipedia

Defty hallowed

Groundhopping

– Simon Inglis: Football Grounds of Britain (1997 – Collins Willow)

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