La storia dei club: Burnley

Burnley Football Club
Anno di fondazione: 1882
Nickname: the Clarets
Stadio: Turf Moor, Burnley
Capacità: 22.546

Burnley, maket-town di 73mila abitanti nel Lancashire. Un passato industriale, e non potrebbe essere altrimenti vista la zona dell’Inghilterra: canali, industrie tessili, industrie dell’acciaio, ferrovie. Oggi invece è una città che tenta di rifarsi il look, riuscendoci: nel 2013 è stata premiata città più intraprendente del Regno Unito, grazie a progetti innovativi che tentano di allontanare lo spettro della disoccupazione, dopo che le fabbriche e le miniere dagli anni ’80 in poi hanno chiuso. Questa comunità ha, dal 1882, una sola grande passione: il Burnley Football Club, che peraltro detiene il record di media spettatori rispetto alla grandezza della città (14.000/20.000 su 73.000 abitanti). Mica male come inizio. Ma non solo: il Burnley ha contribuito in modo significativo alla storia del calcio inglese, in primo luogo come membro fondatore della Football League (ed è anche uno dei tre soli club ad aver vinto tutti e quattro i campionati professionistici, dal livello 4 alla First Division – gli altri sono Preston North End e Wolverhampton Wanderers).

La squadra nasce nel Maggio del 1882 quando la squadra del Burnley Rovers decide di cambiare sport: dal rugby al calcio. Esordio in Lancashire Challenge Cup: sconfitti 8-0. C’era da lavorare, e parecchio. C’era soprattutto da trovare una casa, e nel 1883 si trasferirono in un campo chiamato Turf Moor, da dove non si sposteranno mai più. I risultati non brillavano comunque, ma nel 1888 il club rispose alla chiamata di William McGregor e divenne uno dei membri fondatori della Football League, terminando al nono posto la prima stagione. Poi vabbè, una striscia di 17 partite senza vittorie li condusse al penultimo posto del 1889/90, ma questa è un’altra storia; in quello stesso anno misero in bacheca il primo trofeo della storia del club, la Lancashire Cup. Il club retrocesse nel 1897, salvo però ritornare immediatamente nella massima divisione. Ecco, a ciò è legato un simpatico aneddoto. La Football League al tempo decideva promozioni e retrocessioni attraverso una serie di “test matches” tra le ultime classificate di Division One e le prime di Division Two. Tutto bene, se non che, visto che sia Burnley che Stoke necessitavano di un pareggio, queste si misero d’accordo per lo 0-0: nemmeno un tiro in porta! La Football League, piuttosto piccata, eliminò i test matches, istituì le retrocessioni e promozioni automatiche e, per compensare i club che subirono il “biscotto”, allargò la Division One.

Un’altra retrocessione, nel 1899/1900, e un altro fatto non propriamente sportivo. Prima dell’ultima partita stagionale il portiere Jack Hillman ebbe la non brillante idea di tentare di corrompere la squadra avversaria, il Nottingham Forest: squalificato per l’intera stagione successiva. Il Burnley riemergerà dalle nebbie della Division Two solo nel 1913, ma diciamo che ne valse la pena aspettare. Il club cambiò anche i colori sociali: da verde a claret & blue per omaggiare la più grande squadra del tempo, l’Aston Villa, e diciamo che la mossa aggiunse quella dose di fortuna che non guasta. Il capitano Tommy Boyle alzò al cielo di Londra (si giocava ancora al Crystal Palace) la FA Cup del 1914 ricevuta, prima volta nella storia, dal Sovrano, Re Giorgio V, e nemmeno una guerra mondiale, la prima, interruppe il momento magico visto che, alla ripresa delle competizioni, ad un secondo posto fece seguito il titolo di Campioni d’Inghilterra. Toccato l’apice, pian piano il club scivolò verso le ultime posizioni, per poi retrocedere alla fine nel 1930, con l’unico acuto di una semifinale di FA Cup nel 1924.

Il periodo tra le due guerre venne trascorso dal Burnley in Division Two, con un solo squillo, le semifinali di coppa del 1935. Per il resto, anzi, ci si dovette guardare le spalle in più di una volta. Fattostà che, cessate le ostilità, i Clarets riconquistarono al primo colpo la massima serie, aprendo di fatto un ciclo che durerà quasi ininterrottamente fino al 1976 e che porterà due trofei in bacheca. Andiamo con ordine. Innanzitutto, nella stagione della promozione, il Burnley arrivò a Wembley a giocarsi la finale di FA Cup, dove però verrà battuto per 1-0 dal Charlton. Poco male, ebbero modo di rifarsi. Harry Potts, uno che con la maglia del Burnley era solito giocare e segnare, divenne manager non appena appesi gli scarpini al chiodo: una stagione di rodaggio allo Shrewsbury Town e, nel 1958, il “suo” club lo richiamò nel Lancashire. Il talento in squadra andava crescendo: Jimmy McIlroy, nordirlandese dal Glentoran, e poi Jimmy Adamson, John Connelly, Brian Pilkington, questi ultimi tutti in squadra, arrivati in periodi diversi dalle giovanili. Questa squadra vincerà il campionato 1959/60, arriverà a una finale di FA Cup, collezionerà un secondo, un terzo e un quarto posto nelle successive stagioni e arriverà a giocare un quarto di finale di Coppa dei Campioni, vincendo 3-1 a Turf Moor contro l’Amburgo per poi perdere 1-4 in Germania. Ma il titolo del 1960 rimane indelebile: il Burnley non guidò mai, mai la classifica fino all’ultima giornata, che poi è quella che conta, quando vinse 2-1 in casa del Manchester City. Secondo titoli di campioni d’Inghilterra nella storia del club, il trionfo di Potts.

Il declino coincise con la cessione di McIlroy e il ritiro di Adamson, che però divenne manager nel 1970. Il momento più buio di quegli anni: retrocessione che arrivò inevitabile. Altrettanto inevitabilmente però il Burnley di Adamson si riprese la First Division e vinse anche un Charity Shield. Fu solo un breve intermezzo: il 1976 segnò la definitiva retrocessione dei Clarets che dalla massima serie mancheranno per anni da quel momento. Ma si andò ben oltre, e il Burnley conobbe per la prima volta nella propria storia quella terribile parola chiamata Division Three. Fece una breve ricomparsa al secondo piano per poi sprofondare definitivamente fino alla Division Four. Tentò anche l’impresa di passare al semi-professionismo, ma per fortuna dei tifosi la vittoria contro il Leyton Orient nell’ultima partita stagione evitò la retrocessione in Conference, retrocessioni che proprio in quella stagione (1986/87) erano divenute automatiche tra Football League e Conference. Quella partita, “The Orient Game”, rappresenta a tuttoggi il punto più basso nella gloriosa storia dei Clarets.

Dalla palude della quarta serie il club uscì solo nel 1992, vincendo il campionato. Fece anche un’altra breve ricomparsa in seconda serie nel 1994/95, ma dalla terza serie, nel frattempo divenuta Second Division, uscì solo nel 1999/2000. Da quel momento il club non è mai più andato al di sotto della First Division/Championship, con l’acuto della promozione (1-0 allo Sheffield Utd nella finale playoff) che gli ha permesso di partecipare per la prima volta alla Premier League. Nella stessa stagione il club raggiunse anche la semifinale di Coppa di Lega, dove è stato sconfitto dal Tottenham. La stagione di Premier la ricorderete tutti, era il 2009/10, e i Clarets di Owen Coyle si tolsero anche lo sfizio di battere 1-0 il Manchester Utd nella giornata di apertura e di sconfiggere per 4-2 il Tottenham nell’ultima, seppur inutile in chiave salvezza, partita.

Parlare delle divise del Burnley è problematico. Dalla data di fondazione al 1900 il club ha cambiato maglia praticamente ogni stagione: dal blu a un amber & gold in stile Bradford, dal bianco-rosa al rosso passando per il giallonero. Finalmente, nel 1900, il colore divenne stabile: il verde! Per dieci stagioni il verde fu il colore del club, fino a quando venne ritenuto opportuno cambiarlo in quanto portatore di sfortuna (anche gli inglesi evidentemente cedono alla scaramanzia) e come detto venne introdotto, in omaggio all’Aston Villa, il claret & blue, che arriverò fino ad oggi eccezion fatta per una parentesi a fine anni ’30 in cui il club giocò con maglia bianca e pantaloncini neri. Il simbolo è invece una rivisitazione dello stemma cittadino. La banda zigrinata a V rovesciata rappresenta il fiume Brun, l’ape l’industriosità del Lancashire; la mano fa invece riferimento al motto cittadino “hold to the truth”, mentre il leone, simbolo araldico stra-abusato e simbolo di regalità, è presente nello stemma cittadino come “reggente” dello stemma, mentre nel simbolo del club compare solitario al centro. Il simbolo attuale è una ripresa di quello del 1960, l’anno del secondo titolo. Nel corso degli anni il club ha usato altri stemmi, rivisitazioni di quello cittadino; ha anche usato le iniziali, B.F.C., caratteristica questa comune a molte squadre nel periodo anni ’60-’70.

Trofei

  • First Division: 1920/21, 1959/60
  • F.A. Cup: 1914
  • F.A. Charity Shield: 1960 (shared), 1973

Records

  • Maggior numero di spettatori: 54.775 v Huddersfield Town (FA Cup, 23 Febbraio 1924)
  • Maggior numero di presenze in campionato: Jerry Dawson, 522
  • Maggior numero di reti in campionato: George Beel, 178

 

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