William McGregor e la nascita della Football League

Ci sono momenti in cui si scrive la storia, quella con la S maiuscola perchè influirà in modo decisivo sulla vita delle generazioni successive. Generalmente, non si è consapevoli di farlo, a meno rari casi di lucida follia visionaria: un Churchill, quando promise “lacrime sudore e sangue” ai suoi compatrioti, immaginiamo sapesse di vergare a voce pagine di storia dell’umanità. Onestamente ci riesce difficile invece immaginare che sapesse cosa avrebbe lasciato ai posteri tal William McGregor, per gli amici Willy, per tutti il padre della Football League, a sua volta madre dei campionati di calcio per club. Oh, il Willy non cominciò esattamente col calcio. Arrivò a Birmingham da Braco, Pertishire, 515 sperdute anime nella Scozia centrale, bella e tutto ma non esattamente un posto di villeggiatura, a una delle città principali della rivoluzione industriale, neanche questa confusa mai con Sharm-el-Sheik ma con qualche cristiano in più rispetto alla natia contea, molto fumo in più ma soprattutto decisamente molte palanche in più. Qui mise in piedi un’attività di drappiere, ovvero commercio di tessuti, nel sobborgo di Aston, il che qualcosina dovrebbe lasciarvi immaginare sulle future relazioni calcistiche del nostro. Ecco, il calcio. La Scozia centrale era selvaggia e inospitale ma l’arte del football arrivò anche a Braco e qui, un giorno, il buon McGregor restò entusiasta di fronte a quelle partite ottocentesche che ci tramandono i racconti del tempo, gente col cappello in testa e i baffoni e porte senza traversa. Mise la passione per l’arte pedatoria in valigia con i vestiti e la traslocò con tutto il resto a Birmingham. Anno di grazia 1870. Qui venne a contatto con altri scozzesi, che nel frattempo avevano dato vita a una squadra locale, il Calthorpe di cui Willy divenne ben presto sostenitore e rivenditore ufficiale di maglie presso il suo negozio, immaginiamo procurandosi i tessuti necessari che in fondo era il suo vero lavoro. L’ormai mitica a questo punto drapperia divenne così una specie di bar sport, ritrovo per distinti signori appassionati di calcio che avrebbero anche cristonato dietro alle scelte dell’allenatore, se non fosse per il piccolo intoppo che all’epoca non esisteva l’allenatore. Quisquiglie.

La svolta della nostra storia è il 1877. In un modo o nell’altro, il nome William McGregor divenne famoso nell’ambiente, specie nei dintorni di Aston. Tre anni prima nella cara vecchia Handsworth quattro ragazzotti stufi delle pause invernali dettate dal cricket avevano preso carta e penna e fondato l’Aston Villa Football Club. Quando ci fu bisogno di dirigenti, i quattro andarono a bussare alla porta del negozio di McGregor che, vuoi per la vicinanza del nuovo club con, guess what, ovviamente la drapperia, vuoi per la forte componente scozzese – again – disse “yes“, entrando a far parte del comitato del club. Oddio, comitato. Willy si trovò anche ad arbitrare alcune partite, il che denota da un lato il romanticismo degli albori (immaginatevi vedere oggi una cosa del genere, un dirigente ad arbitrare, roba da Scherzi a parte), dall’altro l’evidente malattia di McGregor verso questo giochino che a noi piace, ma che a lui tanto schifo evidentemente non faceva. Ora, la passione conta ma fino a un certo punto, ovvero il momento in cui entra in gioco l’abilità. E il nostro si dimostrò incredibilmente abile nell’arte di far di conto, il che lo porterà a scalare posizioni all’interno del club, fino a diventarne presidente e poi membro permanente della dirigenza. Nel 1880, l’Aston Villa di McGregor vinse l’FA Cup. Il calcio però si trovò giocoforza di fronte a un bivio in quegli anni, un bivio chiamato professionismo. Da un lato i club del nord, più ricchi, che facevano ampio ricorso a mezzucci più o meno nascosti per pagare i giocatori e che spingevano per il professionismo, visto che l’FA non li prendeva bene i tentativi di aggirare le regole e ci andava giù di multe, dall’altro i club del sud, strenui oppositori di tutto ciò in nome del calcio amatoriale che, fino ad allora, era appunto la regola. Quando alcuni club del Lancashire minacciarono la creazione di una loro British Football Association in una sorta di guerra di secessione versione anglocalcistica, a Londra la questione venne posta con forza e lo stesso William partecipò all’incontro, perorando la causa del nord. Era il 20 Luglio 1885, il nord vinse anche questa versione della guerra, il professionismo divenne legale e agli occhi dei dirigenti si pose il successivo problema: come rendere il calcio fonte di profitto.

Fino a quel giorno il calcio era sostanzialmente una serie di amichevoli che suscitavano discreto interesse sì, ma che ora si trovavano a competere con la FA Cup e le coppe locali alle quali i club davano, con l’introduzione del professionismo, la precedenza. Cosa comportò tutto ciò? Facile. Molti club si trovavano improvvisamente ad attraversare lunghi periodi senza partite da disputare per mancanza di avversari, impegnati su altri fronti. Questa fu la molla che fece scattare nella testa del nostro drappiere l’ideona: ci mettiamo d’accordo, che so, dieci-dodici club ad inizio stagione, buttiamo giù un calendario di partite casalinghe e in trasferta alternate e a fine anno vediamo chi fa più punti. Eh? Che ne dite ragazzi? Banalmente, avvenne questo; il tono della lettera era un po’ diverso, e la trovate in fondo al post nella sua versione originale, che storicamente non avrà la stessa importanza ma per noi ha il valore della dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti o la Stele di Rosetta. L’ispirazione pare gli fosse venuta dal County Cricket Championship, se vogliamo credere alle sue parole; altri citano la lega di baseball USA o le regole proposte per un campionato di college football statunitense, la cui eco giunse in Inghilterra nel 1887. Torniamo alla lettera. McGregor propose anche una data, 23 Marzo 1888, il giorno prima della finale di FA Cup a Londra, Preston North End vs West Bromwich Albion, nemmeno troppo casualmente due dei club a cui McGregor indirizzò la lettera. Gli altri: Blackburn Rovers, Bolton Wanderers e….Aston Villa, perchè da vero gentleman Willy si mise almeno apparentemente in una posizione terza rispetto al suo club. Direte voi giustamente: ne mancano sette! McGregor, con mossa di grandissima saggezza, scelse (perchè di fatto li scelse lui) solo cinque club compreso il suo, lasciando aperta la porta per una decisione collegiale con la frase “and would like to hear what other clubs you would suggest“. Sti benedetti other clubs li conosciamo tutti oggi: Accrington, Burnley, Derby County, Everton, Notts County, Stoke, Wolverhampton Wanderers. Lunga gloria.

Il 17 Aprile successivo, a Manchester, vennero messi a punto i dettagli, nome compreso. The Football League non era la scelta di McGregor, che avrebbe preferito “Association Football Union”, cassato senza attenuanti in quanto troppo similare al Rugby. Non vennero invece stabiliti immediatamente i punti da attribuire in caso di vittoria, cosa che si fece (e che rimarrà per moltissimi anni, 2 per ogni vittora, 1 per il pareggio) solo a stagione iniziata, e per loro fortuna che non esisteva un equivalente del Processo del Lunedì che in questa cosa ci avrebbe sguazzato discretamente. Tutto era pronto. Alea iacta est, avrebbe a questo punto detto Caio Giulio Cesare, perchè la creazione della Football League scatenò la reazione degli altri club esclusi. Iniziarono a proliferare leghe su leghe nel tentativo di imitare quella di McGregor (ne divenne, scelta quasi scontata, presidente) che, sebbene partorita con ancora intenti amichevoli (ci dividiamo i guadagni e così via) divenne una grandissima fonte di guadagno per i club, perchè il pubblico si entusiasmò alla formula quasi immediatamente. Dicevamo, le leghe rivali. Queste ebbero spesso vita breve, e alcune vennero assorbite dalla stessa Football League (è il caso della Football Alliance – 1889 -, che divenne sostanzialmente la Division Two nel 1892); in altri sopravvivono tuttoggi, come la Southern League (1894), declassata però a lega dilettantistica che ha dovuto negli anni fare i conti con la sorella maggiore (la creazione della Division Three). Altrove invece l’idea di McGregor servì alla creazione di campionati nazionali, come per la Scozia, che nel 1890 diede vita alla propria Scottish Football League, nonostante McGregor avesse lasciato aperta la porta ai club della sua Scozia (il nome English League venne bocciato anche per questo motivo) Ah, dimenticavamo. L’avventura della Football League cominciò benino: il primo campionato, 1888-89, regalò ai posteri la leggenda degli Invincibles del Preston North End. Spazio per altre leghe? Seh, ciao.

Oh, McGregor trovò anche il tempo per divenire membro permanente della Football Association, restare presidente della Football League fino al 1894 e divenirne membro a vita l’anno seguente, non mancano mai a un incontro finchè glielo permetterà la salute, mai, anche standosene in silenzio in disparte, alzando lo sguardo quel tanto che bastava per far capire cosa pensasse. E ci sarebbe anche da parlare di baseball in questa storia. Il baseball? Sissignori, in tutto ciò questo distinto signore scozzese dalla folta barba provò anche a dar vita a un movimento britannico della palla con le cuciture ma, data la scarsa inclinazione dei britannici a giocare sport non inventati da loro, l’impresa fallì.

Morirà a Birmingham nel 1911, e oggi una statua a Villa Park ne celebra l’importanza per il nostro amato sport. Ah. Nonostante tutti gli impegni calcistici di una certa importanza, la sua drapperia la porterà avanti con tenacia e orgoglio fino alla fine dei giorni. Thank you, Willy.

Un monumento del calcio. McGregor

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