Happy Birthday, Football Association. E grazie di tutto

THE Football Association. L’unica, la sola. Senza specifiche nazionali. Quelle spetteranno a chi verrà dopo: al tempo non ce n’era bisogno, d’altronde perchè aggiungerci “english”? Era scontato. E’ scontato, ancora oggi, che il calcio sia inglese più della Regina, e guai a far notare agli inglesi che in Brasile, per dire, giocherebbero anche discretamente bene e non da ieri. No, no: il football è il loro sport. Qualche motivo per affermare ciò ce l’avrebbero pure. Grazie, direte voi: l’hanno inventato. Ma non solo: lo hanno codificato. Il grande merito della Football Association è questo, ed è un merito mica da poco.

26 Ottobre 1863, Londra, Great Queen Street. Freemasons’ Tavern. Il calcio era nato da non molto tempo ma stava spopolando. Piccolo problema: ognuno lo giocava secondo le proprie regole. Sheffield Rules, Cambridge Rules (1848, le più antiche del Mondo), fino alle regole di ogni singola scuola disseminata per il Paese. Non se ne veniva a capo, bisognava uniformare il gioco creandone uno standard valido per tutti. Era quello che frullava nella testa di Ebenezer Cobb Morley, già giocatore, appassionato e strenuo sostenitore della standardizzazione del gioco, che si battè con i mezzi dell’epoca (ovvero: una bella lettera a un giornale) affinchè la sua proposta venisse quantomeno presa in considerazione. Era il 1862, e un anno dopo riuscirà nel suo intento, con il meeting della Freemasons’ Tavern. Sarà anche il primo segretario della F.A. e il secondo presidente, ma questa è altra storia. Sarà soprattutto, anzi è soprattutto, uno dei padri del calcio. E scusate se è poco.

The Laws of the Game. Le originali

Barnes, Civil Service, Crusaders, Forest of Leytonstone (futuri Wanderers), N.N. (No Names) Club (Kilburn), Crystal Palace (non quello attuale), Blackheath, Kensington School, Perceval House (Blackheath), Surbiton e la Blackheath Proprietary School. Quest’elenco che forse poco vi dirà, eccezion fatta per i Wanderers che domineranno l’FA Cup nelle sue prime edizioni, ma questo era il mix di club e scuole che si presentò a quel meeting. Nel frattempo Cobb Morley, preso da quella che definiremmo una disease for the game ante-litteram, meeting dopo meeting (un totale di cinque, e andranno avanti fino a Dicembre di quell’anno) abbozzò le regole del gioco nella sua casetta di Barnes: ancora oggi quei quaderni con le prime regole del football scritte a mano sono conservati al National Football Museum di Manchester (prima Preston). Già, le regole. I meeting fondamentalmente servivano a questo: selezionare quali regole tra le tante in uso codificare e standardizzare. Le discussioni erano accese: il primo tesoriere della F.A. nonchè rappresentante del Blackheath, Francis Maule Campbell, abbandonò stizzito l’ultimo incontro e ritirò la sua squadra dalla neonata associazione perchè venne tolta la regola secondo la quale un giocatore avrebbe potuto…correre con la palla in mano (sic).

Alla fine si arrivò a una decisione definitiva. Il 5 Dicembre 1863 le Laws of the Game vennero pubblicate sul Bell’s Life in London. Eccole qui:

  • The maximum length of the ground shall be 200 yards (183 m), the maximum breadth shall be 100 yards (91 m), the length and breadth shall be marked off with flags; and the goal shall be defined by two upright posts, eight yards (7.3 m) apart, without any tape or bar across them.
  • A toss for goals shall take place, and the game shall be commenced by a place kick from the centre of the ground by the side losing the toss for goals; the other side shall not approach within 10 yards (9.1 m) of the ball until it is kicked off.
  • After a goal is won, the losing side shall be entitled to kick off, and the two sides shall change goals after each goal is won.
  • A goal shall be won when the ball passes between the goal-posts or over the space between the goal-posts (at whatever height), not being thrown, knocked on, or carried.
  • When the ball is in touch, the first player who touches it shall throw it from the point on the boundary line where it left the ground in a direction at right angles with the boundary line, and the ball shall not be in play until it has touched the ground.
  • When a player has kicked the ball, any one of the same side who is nearer to the opponent’s goal line is out of play, and may not touch the ball himself, nor in any way whatever prevent any other player from doing so, until he is in play; but no player is out of play when the ball is kicked off from behind the goal line.
  • In case the ball goes behind the goal line, if a player on the side to whom the goal belongs first touches the ball, one of his side shall be entitled to a free kick from the goal line at the point opposite the place where the ball shall be touched. If a player of the opposite side first touches the ball, one of his side shall be entitled to a free kick at the goal only from a point 15 yards (14 m) outside the goal line, opposite the place where the ball is touched, the opposing side standing within their goal line until he has had his kick.
  • If a player makes a fair catch, he shall be entitled to a free kick, providing he claims it by making a mark with his heel at once; and in order to take such kick he may go back as far as he pleases, and no player on the opposite side shall advance beyond his mark until he has kicked.
  • No player shall run with the ball.
  • Neither tripping nor hacking shall be allowed, and no player shall use his hands to hold or push his adversary.
  • A player shall not be allowed to throw the ball or pass it to another with his hands.
  • No player shall be allowed to take the ball from the ground with his hands under any pretence whatever while it is in play.
  • No player shall be allowed to wear projecting nails, iron plates, or gutta-percha on the soles or heels of his boots

Alcune fanno sorridere. La lunghezza del campo, 183 metri, degna di Holly & Benji; l’assenza della traversa, con il goal valido per TUTTA l’altezza tra i due pali; l’assenza del portiere; mancavano anche i passaggi in avanti, era previsto il “fair catch”, che oggi rimane in altri sport (pensate al football americano, ad esempio) e così via. Tuttavia queste regole non vennero accettate ovunque, e altri regolamenti come le Sheffield Rules continuarono a trovare terreno fertile. Non solo, ma anche a livello britannico le differenze si facevano sentire, tra Irlanda (al tempo non esisteva ancora Eire e Ulster, ma l’isola era tutta britannica) e Scozia, tra Galles e Inghilterra, cosa che porterà qualche anno dopo alla creazione dell’Internation Board, che ancora oggi regola il giochino che tanto ci piace (ed è ancora dominata dalle federazioni britanniche, o quantomeno, il loro peso è rilevante).

Ebenezer Cobb Morley

Comunque, il nuovo gioco così regolato iniziò il suo cammino, destinato a essere lunghissimo. Charles Alcock, già capitano del Wanderers, divenne nel 1870 segretario e tesoriere della F.A. e si accinse a scrivere la storia di questo sport. Quando gli balenò in testa l’idea di una competizione che, attenendosi alle nuove regole, avrebbe coinvolto tutti i club inglesi, era chiaro che la storia stava diventando leggenda. Questa competizione, che vide la luce nel 1871, prese il nome di Football Association Challenge Cup, per gli inglesi comunemente F.A. Cup, per tutti il trofeo più antico del Mondo. Un torneo in cui giocare secondo regole standard, secondo Le Regole, quelle con la R maiuscola. Certo, rimaneva da dirimere la questione con quelli di Sheffield, che continuavano a giocare a calcio come gli pareva a loro. Era il 1877, e vennero così organizzati una serie di incontri tra club delle due aree (Londra e Sheffield) usando, alternandole, le regole degli uni e degli altri: alla fine un certo numero di regole sheffieldiane vennero accolte dalla F.A. e la scaramuccia si concluse. Va detto per completezza che già in precedenza alcune regole di Sheffield vennero adottate anche a sud, e d’altronde come biasimarli: se la codificazione la dobbiamo a Londra, è la Steel City che ci ha regalato alcune innovazioni fondamentali. Esempi? La traversa, l’arbitro, il calcio d’angolo. Scusate se è poco…

Quest’anno la Football Association come 150 anni, e questo è un post per, brevemente, celebrarne l’importanza, perchè standardizzare, regolare un gioco è, capirete tutti, un passaggio essenziale. Ci spingiamo però a qualche riflessione. La prima è che il calcio era ed è tuttora uno sport in evoluzione. Come notate dalle prime regole prodotte in quel lontano 1863, moltissimo è cambiato. La flessibilità mentale è fondamentale, come ad esempio fu fondamentale per il comitato della Football Association che capì e fece sue alcune innovazioni prodotte in quel di Sheffield, vero e proprio laboratorio del football e non è un caso che il club più antico del Mondo venga da lì. E così il calcio venne regolamentato ma già pochi anni dopo era stravolto, e si pensi all’introduzione del portiere (1871) che agli occhi dei contemporanei crediamo apparisse come una rivoluzione: questo perchè si capì che sarebbe stato più funzionale così, ed è solo un esempio. Certo, oggi è difficile pensare a stravolgimenti del genere, ma un atteggiamento ottuso verso ipotesi di novità non è nello spirito di chi ha pensato questo gioco, a parer nostro.

La seconda riflessione è provare a calarci nell’epoca in questione. Immaginate scuole, dopolavori, tutti immersi nell’arte nuova del football, ognuno con le proprie regole. Immaginate le partite: campi enormi, giocatori che usano le mani, nessuna traversa, nessuna rete, niente arbitri. E immaginate questi studenti o lavoratori che viaggiando per l’Inghilterra trasmettevano il sapere, la conoscenza del gioco. Si creava una intreccio di saperi diversi, un passaggio da una città all’altra, una continua contaminazione: era, insomma, un gioco in netta evoluzione. Regolamentarlo fu quindi un passaggio non rinviabile e, sebbene la creazione della Football Association non bloccò l’evoluzione del gioco, certamente la portò entro binari ben precisi, creando un soggetto con tutti, bene o male, furono costretti a interagire e prendere come riferimento.

Ed è questo il motivo per cui il 26 Ottobre 2013 è stato significativo celebrare il 150enario di quel primo meeting alla Freemasons’ Tavern, perchè probabilmente avremmo lo stesso, oggi, il calcio che piace a noi, ma, in assenza di controprove, dobbiamo essere grati a quegli uomini che ne scrissero le regole nel lontano 1863, nonostante alcune di esse ci facciano sorridere lette oggi. Visionari, a cui dobbiamo the Beautiful Game. E, ancora una volta, scusate se è poco.

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