La formula del successo

È uscito il libro di Alex Ferguson, My Autobiography.
Non l’ho acquistato e non so neppure se lo acquisterò. Ho sentito qualche commento, ho letto qualche intervista ed alcune critiche. Diciamo che presumo di sapere che cosa ci troverei dentro. Non sono alla ricerca di aneddoti e magari ce ne saranno, né desidero descrizioni caratteriali di giocatori più o meno famosi. Non voglio sapere di come sia riuscito ad acquistare Cristiano Ronaldo, pochi minuti prima dell’offerta di Arsène Wenger, né come abbia calciato uno scarpino in faccia a Beckham.
Ciò al quale sono interessato è il segreto di tante vittorie, di una carriera costellata di successi e di come tutto ciò sia potuto accadere. Ed a tal proposito mi è bastata, in realtà non è bastata per nulla, un’intervista rilasciata dallo stesso Ferguson a Charlie Rose sul network americano PBS.
L’intervista avviene a seguito di un viaggio di Ferguson negli Stati Uniti dove è stato chiamato nientemeno che dalla Harvard Business School, dove ha tenuto alcune lezioni sul “segreto del suo successo”. Anche gli economisti di Harvard sono rimasti impressionati dalla carriera di Ferguson e ne hanno voluto fare un corso di studio.

Esiste un modo per razionalizzare la vittoria?
Ferguson ha elencato, durante l’intervista, alcune idee fondamentali che ha seguito nella sua carriera di allenatore.

Con il Manchester United Alex Ferguson ha vinto tutto.

Con il Manchester United Alex Ferguson ha vinto tutto.

1. Scegliere sempre giocatori con coraggio, che dimostrano energia e desiderio, giocatori che vogliono la palla, che vogliono battere le punizioni, che non sono intimiditi dall’avversario. Guardando i video della altre squadre gli osservatori cercano il coraggio come dote naturale, genetica, che secondo Ferguson è difficile da insegnare.
2. Mantenere un livello di qualità alto perché è questo che vogliono allo United. Ciò deve avvenire, a dispetto di club che spendevano molto, anche senza doversi svenare. Per arrivare a questo livello il punto 3 è fondamentale.
3. Pazientare nella realizzazione del programma, quella pazienza che il club ha avuto, in particolare Martin Edwards e Bobby Charlton, quando Ferguson ha sviluppato il gruppo di giovani: Beckham, Giggs, Scholes, Butts, i due Neville. Li hanno aspettati per quasi cinque anni, poi hanno esordito quasi tutti insieme. Fare esordire un giovane lo lega strettamente al club.
4. Creare un clima di odio o amore? O forse di paura e amore? In effetti c’è un fattore pura, ma quello che Ferguson chiedeva ai suoi giocatori era rispetto, lui voleva rispetto. Rispetto per il club, per il manager, per le sue decisioni, per la formazione scelta. Certo quando perdeva la pazienza non lo nascondeva affatto, ma il giorno dopo era un altro giorno. Mai tenere il cruccio.
5. Saper gestire un gruppo di milionari. Sviluppare i giocatori, ma svilupparne anche il carattere. In campo devono giocare per tutte le cose che sono state loro insegnate. La mentalità vincente = giocare sempre per vincere. La determinazione = mai arrendersi. Come gestire le sconfitte = rialzandosi per la partita successiva. Creare un gruppo di persone che sono te stesso. (Ecco perché cacciava coloro che non lo rappresentavano più).

Alla fine ad Harvard se ne sono usciti, con la sua collaborazione, con addirittura una formula, la cosiddetta Fergie Formula.
a. creare un club, non una squadra, con solide fondamenta nel settore giovanile; quando arrivò allo United non c’era un settore giovanile;
b. b. appena un giocatore cala di rendimento deve essere sostituito, meglio se da un giovane, ecco che il settore giovanile diventa fondamentale;
c. acquistare giovani intorno ai 23-24 anni, in modo che giochino per il club negli anni migliori (che possa durare quindi per 6-7-8 anni);
d. avere continuità manageriale, il sistema deve trasmettersi uguale dalla prima squadra alle squadre giovanili; quante volte un giovane è entrato in squadra ed ha fatto subito bene perché conosceva il sistema di gioco;
e. gestire la squadra con la mente e non con il cuore, non avendo remore nel liberarsi delle stelle cadenti;
f. mantenere standard di rendimento sempre elevati, soprattutto in allenamento, altrimenti le deficienze si manifestano in partita;
g. giocare per vincere ogni partita;
h. mai perdere il controllo dello spogliatoio, la parola del manager è legge;
i. negli ultimi 15 minuti di partita, se in svantaggio, attaccare senza paura, anche rischiando; si sta comunque perdendo la partita;
j. avere il potere dell’osservazione, essere presenti a tutti gli allenamenti, ad ogni partitella, le prove sono tutte sul campo;
k. avere strutture all’avanguardia, stadio, campi di allenamento, strutture mediche, laboratori, incluso un settore di scienza dello sport.
Non male direi, tutti parametri condivisibili, logici, ma non sempre applicati da altri club che vogliono il successo.

In aggiunta, come corollari, Ferguson ha anche parlato di giocatori firmati giovanissimi, a 12-13 anni, come Giggs, Beckham, ad esempio. Per ottenere le loro firme è importante conoscere le famiglie e soprattutto capire che sono le madri dei ragazzi la chiave per firmarli, molto più dei padri, che a volte vedono se stessi nei loro figli e complicano la situazione.

Le caratteristiche che Ferguson cercava in questi ragazzi? Scegliere coloro che quando perdono diventano intrattabili, coloro che amano la competizione, coloro che hanno un senso della missione, non giocano solo per se stessi, ma per qualcosa di più grande, hanno quindi una forte etica di squadra, coloro che comunque e sempre credono nella squadra e negli undici che vanno in campo.

In questo elemento, la formazione, entra l’aspetto psicologico. Spiegare sempre individualmente perché alcuni di loro non giocheranno e, se possibile, informarli di quando giocheranno la prossima volta.

Una bella intervista, qualche segreto, ma non tutti, tante cose interessanti.
Addirittura una formula per il successo.

E così, solo per scherzare, ho messo giù anch’io una banale formula, per vedere chi vincerà la Premier, e dopo sole otto partite, ho già la classifica finale, anzi ho solo i punti delle presunte top six, magari si infilano anche il Southampton o l’Everton. Comunque ecco qui le proiezioni, con un minimo di forchetta:

Arsenal 84 (+/- 6)
Liverpool 76 (+/- 5)
Man City 73 (+/- 3)
Chelsea 72 (+/- 9)
Tottenham 70 (+/- 6)
Man Utd 66 (+/- 13)

Conto di fare una proiezione dopo una quindicina di partite ed una dopo altre dieci-dodici gare. Ovviamente più ci si avvicina alla fine e più le proiezioni saranno vicine alla classifica finale e quindi avranno meno significato.

L'acquisto di Ozil ha lanciato l'Arsenal in testa alla Premier League.

L’acquisto di Ozil ha lanciato l’Arsenal in testa alla Premier League.

Buona Premier League a tutti!

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