Around the football grounds – A trip to Tottenham

Un po’ meno puntuali del solito, complici il caldo e le sempre troppo brevi ferie estive, ripartiamo dalla tappa gallese per far ritorno nella capitale inglese, in uno dei suoi quartieri meno conosciuti dal punto turistico, ma molto ben conosciuto dal punto di vista calcistico. Stiamo parlando di Tottenham, quartiere all’interno del Borough di Haringey e situato nel nord della città, al confine sostanzialmente tra l’Inner London e l’Outer London (i due enormi distretti in cui si suddivide sostanzialmente tutto il conglomerato londinese). Non è un quartiere ricco, tutt’altro: l’immigrazione e la disoccupazione la fanno da padroni, turisticamente c’è ben poco e la rivolta “popolare” londinese del 2011 ha trovato qui il suo culmine e il suo cuore. Questo tuttavia non ci ferma, perchè a Tottenham ha sede il Tottenham Hotspur Football Club, una delle squadre storiche delle capitale londinese.

Panoramica del borough di Haringey

LA STORIA

131 anni di storia per il Tottenham e solo 3 gli impianti in cui i tifosi hanno potuto assistere alle gesta dei loro eroi. All’inizio, nel 1882, il primo terreno di gioco fu ai Tottenham Marshes, vastissimo parco pubblico del borough di Haringey. I soldi erano pochissimi (si narra ancora oggi che le prime riunioni del club avvennero sotto un lampione) e i giocatori costruirono da soli i pali con i quali si realizzavano le porte, dipinti di bianco e blu che venivano custoditi alla stazione di Northumberland Park e che ogni volta venivano trasportati al campo attraversando la linea ferroviaria Great Estern (con relativo pericolo). I primi problemi si crearono per due motivi: da una parte il costante aumento del pubblico che assisteva alle partite, dall’altra le tensioni progressive tra le squadre che cercavano di giocare sui campi migliori dei Marshes. In questo campo, tra l’altro, ebbe inizio la rivalità con l’Arsenal (allora il Royal Arsenal), con il primo match disputato sospeso per oscurità sul 2-1 per gli Spurs. I Marshes, oggi ancora esistenti sottoforma di parco semi-naturale acquatico (unico nel suo genere nella Greater London), furono abbandonati nel 1888 con il trasferimento al vicino Northumberland Park, che può essere considerato il primo vero “stadio” della storia Spurs.

Uno scorcio degli attuali Marshes

Qui, per la prima volta, fu richiesto un prezzo d’ingresso per assistere alle partite, anche per rientrare dalle spese di affitto del terreno (17 sterline all’anno), ma, prudentemente, il club decise di non costruire alcuna stand per i primi anni per cercare di capire se la mossa di spostarsi era stata giusta o meno. Gli anni senza stand furono 6 e la prima fu subito distrutta da una bufera di vento; tuttavia lo spostamento fu un successo con il pubblico che andava aumentando di anno in anno, specie con l’avvento del professionismo. Il record fu raggiunto nell’aprile del 1899 con ben 14mila persone ad assistere alla sfida con il Woolwich Arsenal: durante il match collassò il tetto di un tea-bar sul quale erano assiepati numerosi tifosi generando, fortunatamente, solo ferite lievi alle numerose persone coinvolte. Ma questo fu il segnale che il Northumberland Park non era più grado di ospitare il club, aprendo, di fatto, la caccia ad un nuovo terreno di gioco.

Mappa del quartiere attorno al 1900, in prossimità dello spostamento verso White Hart Lane

Nel quartiere girava voce da diverso tempo della messa in vendita di un terreno abbandonato, sul quale giaceva la Beckwith’s Nursery, dietro il White Hart Inn sulla Tottenham High Road. Pensando di fare un buon affare a livello immobiliare, la famiglia Charrington, proprietaria di un noto birrificio, acquistò il tutto con l’obiettivo di renderlo una zona residenziale; tuttavia il gene degli affari era ben presente nel DNA del proprietario del White Hart Inn, che, avendo già avuto esperienza nella zona di Millwall, fece balenare l’idea di utilizzare quel sito come home field al Tottenham per incrementare il suo giro d’affari. Il club colse immediatamente la palla al balzo ed approcciò, con il supporto della comunità locale, i Charrington, strappando un accordo molto favorevole, che prevedeva come clausola il garantire almeno 1000 persone ai match del first team e 500 a quelli delle riserve.

La Red House e la zona di White Hart Lane…prima di White Hart Lane

Essendosi spostati proprio per contenere i numerosi tifosi che seguivano le partite, non fu un problema soddisfare queste condizioni e l’adattamento a campo di calcio potè cominciare. Il board tuttavia non se la sentì di investire subito pesantemente nel creare uno stadio e preferì andarci cautamente: come stand fu trasferita la stand di legno presente al Northumberland Park (in grado di fornire una copertura a 2500 persone) e gli unici lavori effettuati furono quelli necessari per poter permettere lo svolgimento delle partite. In sospeso rimase anche il nome dello stadio, con la decisione di chiamarlo High Road Ground che suscitò molte polemiche (molti infatti avrebbero preferito Percy Park, dal vero nome di Harry Hotspur, cioè Henry Percy).

La posizione di White Hart Lane all’inizio della sua storia

L’opening day avvenne il 4 settembre 1899 con l’amichevole contro il Notts County, vinta 4-1. In 5000 videro l’apertura dell’impianto, generando un ritorno al botteghino di circa 115 sterline, un’enormità per l’epoca. Il 9 settembre il primo match ufficiale, con il QPR che venne sconfitto per 1-0 di fronte a 11 mila tifosi nella prima partita di Southern League, che al termine della stagione vedrà trionfare proprio gli Spurs. Per i primi due anni non vi furono miglioramenti dell’impianto, ma la vittoria della FA Cup nel 1901 (ultimo successo di una squadra di non-league) diede i fondi necessari per creare circa 32mila posti in piedi e per sistemare la main stand, in grado di ospitare circa 500 persone. Per massimizzare lo spazio, furono sistemati posti per gli spettatori anche a pochissimi passi dalle linee laterali, creando uno scenario suggestivo, ma pericoloso: passò poco tempo infatti dalla prima invasione di campo, che avvenne nel 1904 con gli Spurs sotto di 1 gol in una partita di coppa. Questo portò a togliere i posti vicino alle linee laterali non solo qui, ma in tutti gli stadi d’inghilterra. Il 1905 rappresentò l’anno della svolta: la fulgida situazione finanziaria, assieme ad una raccolta fondi, permise al club di acquistare definitivamente il terreno su cui sorgeva lo stadio e, con l’aiuto dei Charrington fu acquistato pure il lembo di terra dietro la Paxton Road End (o Edmonton goal) per ampliare nuovamente la capienza dell’impianto. La spesa totale fu di 11.500 sterline, delle quali 8.900 per la proprietà del campo e le restanti 2600 per l’espansione dello stesso.

White Hart Lane nella zona Park Lane/Shelf side, 1903

Sistemata la questione relativa agli spazi ed avendo ormai una solida base di fans, venne finalmente il momento di investire nello stadio. E una società stabile, con progetti ambiziosi, a chi poteva affidarsi per la costruzione di una main stand se non al re dell’epoca degli architetti? Così avvenne e Archibald Leitch progettò la West Stand che venne inaugurata l’11 settembre 1909 contro il Manchester United, nella prima stagione in First Division della storia degli Spurs. In grado di ospitare 5.300 spettatori seduti e 6.000 nel paddock antistante, la stand fu realizzata in maniera simile, ma molto più grande rispetto a quelle già costruite per il Fulham (che abbiamo già trattato) e per il Chelsea, entrambe nel 1905; in più nella parte centrale dela tribuna, sul tetto, era presente un classico gable triangolare in stile Tudor sulla cui sommità, alla fine della stagione, venne posto l’ormai iconico galletto appoggiato su un palla. La statuetta fu realizzata, per 35 sterline, da W. J. Scott, un lavoratore locale del rame su Euston Road ed ex giocatore amatoriale degli Spurs, che volle omaggiare il fondatore del club. Harry Hotspur infatti vestiva abitualmente gli speroni così come sistemati sempre con gli speroni erano, all’epoca, i galletti da combattimento e da qui nacque la scelta per la statuetta.

Il cockerel originale

Un altro modesto ritocco fu quello di abbattere la modesta stand presente sul lato Est per permettere la costruzione di un ampio terracing, con la capienza dello stadio alzata a ben 50mila persone. Gli anni che portarono alla I° guerra mondiale non riservarono novità a quello che nel frattempo divenne ufficialmente “White Hart Lane”, dal nome della stazione più vicina all’impianto; durante la Grande Guerra invece il terreno fu usato per addestrare i soldati all’utilizzo dei fucili e fino al 1919 non riprese l’attività calcistica. Quando tutto tornò alla normalità, il Tottenham ebbe una sgradita sorpresa: si ritrovò infatti usurpato del suo posto in First Division a beneficio dell’Arsenal e dovette ripartire dalla Division Two (altro episodio che contribuì al nascere della storica rivalità); questo comunque non fermò il club che si riprese alla grande sul campo e decise di continuare ad espandere il suo stadio. Con i fondi che arrivarono dalla seconda vittoria in FA Cup nel 1921 furono innanzitutto creati gli uffici del Club nella Red House, un ex-ristorante al 748 di Tottenham High Road (di fronte al White Hart Pub, attaccato all’ingresso di White Hart Lane); successivamente furono coperte la Paxton Road End e la Park Lane End nel 1923, portando a circa 30mila i posti coperti, secondi solo a Goodison Park.

Panoramica dell’impianto, datata 1923 con la West Stand in primo piano

L’ingresso all’impianto negli anni ’20

I progetti, nemmeno a dirlo, vennero da Archibald Leitch, che fu incaricato anche di progettare una nuova stand, la East. Non fu una cosa immediata, considerando anche la politica del club che prevedeva di ampliare l’impianto solo dopo i successi sul campo: la retrocessione e la scarsa fortuna nelle coppe furono la costante per gli Spurs sul finire degli anni 20 e l’inizio degli anni 30, ma nonostante questo il board decise di procedere comunque, specie con i successi sia sul campo, sia fuori dell’Arsenal (Highbury stava iniziando a scrivere la sua leggenda) e dopo aver ospitato per la prima volta nel proprio stadio la nazionale inglese.

Il disegno del progetto di Leitch

L’anno chiave fu il 1934 e l’opera venne realizzata grazie anche alla Barclays Bank che finanziò la somma necessaria. Fu uno degli ultimi grandi lavori di Leitch, una double-decker stand mascherata da three-tier stand, con la parte inferiore dedicata esclusivamente ai posti in piedi. Per costruirla furono demolite alcune case della zona a spese del club (che si occupò di risistemare anche i residenti) e ne emerse una stand magnifica, dominante su tutte le altre anche per la sua imponente altezza. Apparentemente l’unità dell’impianto sembrava persa, ma il genio di Leitch volle che la balconata inferiore fosse realizzata in maniera identica ed alla stessa altezza di quelle delle altre stand proprio per mantenere l’unità interna, cosa che riuscì perfettamente. Sulla balconata superiore invece Leitch mise il proprio marchio di fabbrica mentre sul tetto, in maniera del tutto simile a quanto fu realizzato ad Ibrox in Scozia, fu posta un’appendice contenente la sala stampa, detta “The Crow’s Nest”).

La costruzione della East Stand

I posti a sedere erano 5.100, tutti nella upper-tier; nella lower-tier vi trovavano spazio 11mila posti in piedi coperti mentre nel paddock altre 8 mila persone potevano assistere ai match senza però essere coperti dalle intemperie. La partita inaugurale fu contro l’Aston Villa il 22 settembre 1934, una sconfitta che aprì una stagione pessima, culminata nel titolo all’Arsenal (impegnato anche nella costruzione della storica East Stand di Highbury) e nella retrocessione degli Spurs. Il Tottenham fu salvato dai debiti dall’amore dei tifosi, che nonostante gli scarsi risultati continuarono ad affluire in massa a White Hart Lane fino a stabilire il record di ogni epoca nel 1938, quando 75.038 persone assistettero alla sfida contro il Sunderland.

Splendida immagine d’epoca con il dettaglio sulla East Stand

Arrivò poi la seconda guerra mondiale e White Hart Lane venne risparmiato dalle bombe, che invece non risparmiarono Highbury, costringendo l’Arsenal ad un esilio forzato qui. Ma durò poco, perchè il proseguire del conflitto costrinse ad utilizzare la East Stand come obitorio/cimitero e le altre stand come punto di raccolta per ricevere le maschere anti-gas. La ripresa calcistica vide lo stadio ospitare alcuni match pre-olimpici (la rinascita dello sport moderno, Londra 1948), un match della nazonale inglese nel 1949 e le semifinali di FA Cup nel 1950 e nel 1952. Il primo problema post-guerra relativo all’impianto fu il campo di gioco, che peggiorò rapidamente fino a diventare un terreno totalmente fangoso nel 1952, additato inoltre come causa del fallimento della caccia al titolo del celeberrimo “push and run” team. Nell’estate del 1953 fu risolto il problema e durante gli scavi furono portate alla luce le fondamenta della vecchia nursery, un pozzo ed un impianto idrico, che, per necessità, dovettero essere rimossi.

L’angolo tra la West Stand e la South Stand nei primi anni 50

Il passo seguente fu l’installazione dei riflettori ai quattro angoli, con i piloni di poco inferiori in altezza alla East Stand; pochi anni dopo tuttavia, nel 1957, furono montati due riflettori aggiunti sui due gable, costringendo il club a togliere lo storico Cockerel dalla West Stand. L’esilio, per fortuna, durò pochissimo, con il simbolo del club che tornò l’anno successivo sul gable della East Stand. I primi anni 60 videro un ulteriore miglioramento dei riflettori, sempre più moderni e potenti mentre nelle estati del 62 e del 63 le file più interne dei terraces furono trasformate in posti a sedere, che divennero 16.100 (su una capienza di 60mila).

Panoramica negli anni 60

Altri piccoli upgrades vennero fatti con l’aggiunta dei corners sulla West Stand: nel 1968 fu realizzato il corner su Paxton Road, nel 1972 quello sull’altro lato. Come risultato furono aggiunti un totale di 2.100 posti a sedere, ma fu un successo davvero effimero perchè lasciava comunque indietro, rispetto ad altri impianti, White Hart Lane e perchè pochi anni dopo, nel 1975, fu emanato il Safety of Sports Ground Act, che permise di rilevare come la West Stand fosse sostanzialmente un pericolo per la sicurezza dei tifosi. Ciò rappresentò una sorta di spartiacque non solo nella storia dell’impianto, ma anche in quella del club per via delle numerose peripezie che presero vita dal tentativo di modernizzare lo stadio.

Anni 70: WHL a colori

Il primo pomo della discordia fu proprio la storica West Stand, la cui ricostruzione divenne realtà all’inizio degli anni 80′ dopo accese discussioni e persino un cambio di guida ai vertici del club. L’obiettivo era quello di modernizzare lo stadio senza distruggere le casse del club (un errore che fu quasi fatale al Chelsea, ad esempio) e Wale, da lungo tempo chairman degli Spurs, era fedele all’approccio “vinci e costruisci”, motto di casa sin dagli albori. Nel front-office del club tuttavia iniziava a diventare influente anche Chris Horrie Richardson, nonostante l’età non più florida (75 anni). In barba alle finanze Richardson spinse molto per l’approvazione dei progetti relativi alla stand ed alla fine ebbe la meglio tanto che portò alle dimissioni di Wale poco dopo l’approvazione dei lavori, ed alla sua ascesa a chairman l’anno successivo. Nel novembre 1980 cominciò quindi la demolizione dell’amatissima West Stand, con i problemi che non tardarono ad arrivare perchè Richardson decise di cambiare il progetto in corso d’opera per poter realizzare più executive boxes possibili. Il disegno originario, sostanzialmente identico a quello della John Ireland Stand al Molineux, prevedeva una double-tier stand con una singola fila di boxes nel middle-tier, per un totale di 36; Richardson non li riteneva sufficienti e respinse una nuova bozza dell’architetto (Ernest Atherden, l’ideatore di Old Trafford) per aggiungerne circa 14 mediante un’estensione della tribuna agli angoli. Pretese ed ottenne una doppia fila di boxes, per un totale di 72 (record, ai tempi) con i costi di realizzazione che semplicemente lievitarono a dismisura. Addirittura questa modifica andò a inficiare i futuri upgrades, perchè la nuova West Stand dovette essere alzata tanto da risultare la stand più alta di tutto l’impianto: eventuali ricostruzioni delle altre tribune avrebbero dovuto adeguarsi a ciò, andando quindi incontro a prezzi maggiori. L’ultima beffa fu l’allungamento del cantiere, con il Tottenham che si ritrovo uno stadio a 3 stands per una stagione e mezza. Finalmente tuttavia, il 6 febbraio 1982 ci fu l’inaugurazione ufficiale nella gara contro i Wolves. E vennero a galla i numerosi dubbi sollevati dai detrattori del progetto, che in questa nuova stand futuristica, piena di vetro e senza segni visibili del club, non ritrovavano niente dello spirito dello stadio ispirato da Archibald Leitch ed in più la vedevano come un’intrusa nell’architettura del quartiere. Inizialmente, sulla carta, i risultati apparivano buoni: la capacità manteneva comunque quasi 50mila spettatori (48.200 per la precisione) con 17.600 posti a sedere, una media di 35mila persone si presentavano regolarmente ai botteghini (circa 10mila in più dei vicini rivali) e sul campo arrivarono due FA Cup consecutive con una finale sfiorata di Coppa delle Coppe.

L’entrata a WHL dopo la costruzione della nuova West Stand

Purtroppo però non è tutto oro quel che luccica: furono venduti solamente due/terzi dei boxes e la sponsorizzazione ipotizzata da Richardson per sovvenzionare il tutto non arrivò mai; le finanze, pochi mesi dopo l’apertura, mostravano un buco di 5.5 milioni di sterline (il costo totale della stand fu di 6 milioni di sterline anzichè i 3.5 preventivati), record in Inghilterra. Fu necessario un cambio di proprietà per far risorgere gli Spurs, con Irving Scholar e Paul Bobroff a rivoluzionare totalmente il front office ed a portare un nuovo periodo florido a Tottenham, tanto da far pensare a sistemare la East Stand. Siamo a metà degli anni 80 però, un periodo che per il calcio inglese fu tutt’altro che facile: il calo degli spettatori conseguente al divieto di bere alcolici sugli spalti come conseguenza dei disastri di Luton e dell’Heysel e i lavori che il club dovette fare per sistemare l’impianto dopo i fatti di Bradford imposero un ridimensionamento dei piani di grandezza per White Hart Lane, che vide anche la capienza di alcuni settori notevolmente ridotta (la East Side, la Shelf, passò da 11mila a circa 5.500 a causa delle poche uscite di sicurezza presenti).

Panoramica di WHL nel 1987

Fortunatamente questo non fermò il board che si trovò di fronte sostanzialmente a 3 strade per la East Stand: la prima prevedeva il continuare lungo la via tracciata da Atherden con la West Stand, la seconda il tamponare la situazione facendo tutti i lavori richiesti senza rivoluzionare il tutto oppure una semplice ristrutturazione. Considerando i costi e i benefici il club decise di optare per la terza strada, commettendo però un clamoroso errore nel calcolo dei costi e scatenando una guerra con i propri fans. Cerchiamo di procedere con ordine, perchè le cose si fanno davvero complicate. Il progetto di ristrutturazione originale comprendeva innanzitutto il rifacimento del tetto con inclusi nuovi riflettori e una nuova postazione tv; in più la parte superiore della stand prevedeva la sistemazione di posti a sedere e, soprattutto l’installazione di più di 30 executive boxes. I noccioli della questione furono due: innanzitutto il piano fu concepito senza pensare sul lungo termine, realizzando una struttura sostanzialmente impossibile da pensare intatta in caso di rifacimento di White Hart Lane, ma soprattutto la parte relativa ai boxes fu pensata in gran segreto, senza parlarne con nessuno in pubblico. Questo ovviamente scatenò le ire dei fans, affezionati allo Shelf terrace (negli anni 80 alla stregua della Kop per intenderci) tanto da scatenare un contenzioso che bloccò i lavori subito dopo che emerse il vero progetto della stand. Il ritardo (da aprile a giugno) causò il rinvio, a sei ore dallo svolgimento, dell’esordio casalingo nella stagione 1988-89 (il debutto di Paul Gascoigne) contro il Coventry per inagibilità dell’impianto, con il tetto che non fu demolito ma lasciato in sede. Vi ricordate la sua descrizione, con la sala stampa sulla sua sommità? Ebbene, le varie norme di sicurezza imposero la sua chiusura alcuni anni prima, ma questo non impedì a Paul Gascoigne di salirci abitualmente sopra per sparare ai piccioni fino al giorno in cui Gazza cadde, rimanendo miracolosamente illeso nonostante un volo descritto di 4-5 metri. La “guerra” terminò nel marzo del 1989, con l’accordo tra il club e l’associazione LOTS (Left on the Shelf): via libera ai 36 boxes, ma con 3000 posti in piedi per permettere la sopravvivenza dello Shelf. E fu così che i lavori, nel maggio 1989, poterono iniziare sotto la supersione di John Lelliott (chiamato a rimpiazzare i Wimpey) per terminare nell’ottobre del medesimo anno: la riapertura vide arrivare a White Hart Lane l’Arsenal, con gli Spurs che prevalsero 2-1 realizzando anche il record d’incasso, consolazione pensando agli oltre 8 milioni di sterline spesi per un progetto che inizialmente avrebbe dovuto costarne poco meno di 5. Il grosso del lifting riguardò soprattutto la copertura, un’enorme tetto di 145 metri di lunghezza supportato da 4 enormi pali più grandi e spessi dei 6 presenti in precedenza (realizzarlo senza le colonne sarebbe costato altri 2 milioni di sterline); poche invece furono le differenze per i posti a sedere e le facilities mentre ci guadagnarono parecchio gli abbonati dei terraces, le vere e proprie star della stand che avevano a loro disposizione ingressi riservati e lounges per il prepartita. Un altro, enorme, colpo al cuore arrivò durante l’estate 1989, quando sulla West stand comparve una replica del galletto di Leitch, che, mentre era in stand-by per il rifacimento della East Stand fu “mutilato”: venne infatti aperta la palla sulla quale poggiava, pensando di trovarvi una capsula del tempo di immenso valore. Fu invece rinvenuto solamente un handbook del 1909 e, per rimediare, fu creata nella replica una vera e propria capsula del tempo. Con il danno arrivò anche la beffa, visto che sulla nuova East Stand non trovò posto il galletto originale, bensì una replica con quello di Leitch conservato nella lounge per i boxholders. Uno schiaffo ai tifosi.

La facciata della East Stand nel 1993

Gli anni 90, come sapete tutti, significarono l’avvento del Taylor Report e per il club arrivarono nuove, importanti, decisioni da prendere. Sulle spalle il peso dei soldi sprecati con il rifacimento delle due stand sul lato lungo all’interno di una situazione finanziaria non proprio florida e la deadline per l’adeguamento che a grandi passi si avvicinava. Stavolta però le cose vennero fatte per bene e non vi fu una semplice trasformazione dei terraces in seater: la modernizzazione passò attraverso diverse fasi, la prima delle quali ebbe inizio nel 1992. Questa prima fase servì principalmente al club per guadagnare tempo senza tuttavia perdere troppi spettatori al botteghino: quasi 3 mila posti a sedere furono installati nella parte bassa della East Stand mentre poco più di 4 mila nella parte bassa di Park Lane, con la capienza che fu ridotta a circa 33.500 spettatori.

La South Stand nel 1993

Il tempo in più servì al nuovo architetto assunto dal club, Igal Yawetz (amico di Terry Venables, l’allora manager) per progettare la costruzione di un nuovo tetto sulla Paxton Road (la North Stand), realizzato alla stessa altezza delle altre stand ma senza il double-tier, lasciando spazio ad un’ulteriore espansione della stand. Quando tutto sembrava andare per il meglio ecco la sgradita sopresa: nella East Stand il legno fu infettato dai funghi, causando seri problemi di stabilità della struttura. Servirono ben 500mila sterline per rimediare e, contemporaneamente, spari l’ultimo terrace rimasto, quello che ospitava lo Shelf. Non ci furono eccezioni e a nulla servirono le proteste, arrivarono anche qui i posti a sedere e per fortuna che ancora oggi questa zona vive ancora. E così, nell’agosto del 1994, White Hart Lane fu presentato al mondo in versione all-seater, nonostante le fasi della riqualificazione non fossero ancora completate: la fase 4 terminò nel 1995 con la South Stand rifatta a nuovo al prezzo di 9 milioni di sterline in maniera tale da essere pari in altezza alle altre tre stand mentre la fase 5 portò alla sistemazione della North Stand con la realizzazione dell’attuale stand, completata nel 1998 (con il posizionamento anche del secondo maxischermo, dopo che il primo fu incorporato con la nuova South Stand).

L’IMPIANTO ATTUALE

Il famoso cockerel all’inizio della via di accesso allo stadio

Come abbiamo visto, White Hart Lane nella attuale configurazione viene terminato nel 1998 e dall’alto conserva il fascino di uno stadio inglese prettamente old-style. Niente forme particolari, niente discrepanze architettoniche; le uniche cose che si possono notare sono le diversità delle coperture delle varie stand (in particolare la East e la West), la curvatura della West Stand e l’inserimento dell’impianto in un contesto abitato di stretta periferia, con pochissimi spazi aperti (e pochissimi parcheggi). L’accesso avviene perlopiù a piedi dalle fermate dei bus o dalla fermata della metro esterna londinese nel quartiere, quest’ultima da prendersi o a Liverpool Station oppure, più spesso a Seven Sisters. Gli angoli dello stadio sono completamente chiusi e l’impressione è quella di uno stadio che è fatto e che respira calcio al 100%. Il campo di gioco, tra i più belli di tutta la Premier League, è mantenuto tale dallo Stadium Grow Lighting, un sistema caratterizzato da numerose luci che fungono da sorgenti di calore in grado di controllare numerosissimi aspetti del terreno e di garantire la crescita dell’erba in ogni stagione dell’anno. Curiosità è il fatto che sul campo potrebbe giocare chiunque: il Tottenham infatti permette l’affitto dell’impianto, con l’utilizzo per 180 minuti del campo, degli spogliatoi delle squadre e di tutto quanto serve per disputare una partita, con annessa la registrazione in DVD dell’evento, acqua e bevande all’half-time, catering nelle hospitality lounges ed arbitri senior ufficiali abilitati dalla FA e dalla UEFA. La capacità attuale, ben lontana dai record del passato, è di 36.240 posti a sedere, tutti, nemmeno a dirlo, al coperto. E come da nostra tradizione, andiamo alla scoperta stand per stand di questo stadio.

White Hart Lane dall’alto

WEST STAND

L’ingresso alla West Stand

La stand principale di White Hart Lane (in grado di ospitare poco meno di 7mila spettatori) è senza dubbio anche la più imponente dall’esterno; rappresenta innanzitutto l’ingresso principale all’impianto, che avviene tramite una cancellata di ferro situata su una traversa di Tottenham High Road (la Bill Nicholson way), quasi nascosta se non fosse per le due strutture che portano verso lo stadio, cioè la Red House con il suo orologio ed il suo cockerel (ancora oggi utilizzata per alcuni uffici) e il White Hart Inn, sostanzialmente il pub dove nacque White Hart Lane. Colpisce immediatamente, dall’esterno, la facciata interamente di vetrate e la sensazione di trovarsi al chiuso per l’assenza di spazi aperti tipici di uno stadio di calcio. Andando all’interno la stand non differisce molto dalla descrizione che vi abbiamo fatto parlandovi della sua costruzione: una classica double-tier stand con l’upper e la lower-tier separate tra loro da una doppia fila di executive boxes. Nessun sostegno alla copertura, nessuna discontinuità nel raccordo con le due stand del lato corto, salvo per l’asimmetria dei posti a sedere, dovuta alle diverse epoche di realizzazione e alla travagliata storia dietro ogni singola opera realizzata qui. I seggiolini sono tutti blu, senza scritte o altri fronzoli; qui, al centro del campo, c’è il tunnel che, stranamente, non si inserisce tra i due dugout, ma alla sinistra di essi: le “panchine”, perfettamente inserite nel contesto della lower-tier, sono infatti vicinissime. In alto, sempre al centro, sulla copertura trova posto una replica del cockerel con sotto, disegnata sulla copertura con i colori sociali, la sigla del club. Nella pancia, oltre agli spogliatoi, ci sono tutte le strutture dedicate all’hospitality ed ai media; negli angoli inoltre trovano spesso posto gli studi da bordocampo delle tv ed infine tornando all’esterno, l’armonia della struttura viene interrotta dall’appendice centrale, una sorta di hall che conduce nel cuore della West Stand.

La West Stand…vista dalla Stand opposta

La replica del cockerel sulla West Stand

NORTH STAND

L’arrivo a White Hart Lane con la North Stand sullo sfondo

Costruita in due fasi, è sostanzialmente la parte più recente dell’impianto, in grado di ospitare più di 10mila spettatori. Dall’esterno, arrivando dalla stazione del treno, è la prima stand che potete scorgere dalla strada con la sua facciata bianco pallida spuntante dalle strutture attorno. La strada di accesso è Paxton Road e da fuori non ci sono grosse particolarità da segnalarvi. Qui si trovano i box office e, di fronte, un piccolo store provvisorio (White Hart Lane ha la particolarità di non avere un megastore incluso nella struttura, bensì tanti piccoli official store dislocati nei dintorni ed uno più grosso in prossimità del corner tra West e South stand). Dal campo la stand appare ben diversa dopo la ristrutturazione: è scomparsa infatti la copertura trasparente provvisoria posta dietro i posti a sedere ed ora abbiamo un’altra double-tier stand classica, intervallata da una singola fila di executive boxes. La copertura continua, senza interruzioni, con quella della East e della West Stand, ma l’enorme particolarità è rappresentata dal Jumbotron, che sostanzialmente non è “appeso” ad essa, ma inserito al suo interno. L’effetto scenico è notevole e questo ha permesso al club di guadagnare qualche posto a sedere in più senza limitare la visibilità e/o il confort (una soluzione simile a quella adottata al Santiago Bernabeu di Madrid). La copertura, speculare a quella della South Stand, si caratterizza per la struttura di sostegno che si vede soprattutto dall’esterno.

La North Stand

EAST STAND

La caratteristica facciata della East Stand

Opposta alla West, è la Stand che più di tutte è amata/odiata a Tottenham. Odiata perchè la sua ristrutturazione ha rappresentato uno dei punti più bassi per il club nel rapporto coi tifosi, amata perchè oggettivamente è impossibile non volerle bene per il suo essere così old-style al giorno d’oggi. L’accesso è da Worcester Avenue e subito si rimane colpiti dalla facciata in mattoni completamente diversa dalle altre con la regolarità della costruzione interrotta dai finestroni con i serramenti blu che ormai sono tra le feature di White Hart Lane. All’inizio della stand, da entrambi i lati, campeggia sul muro la scritta East Stand. Worcester Avenue non è certamente una via spaziosa, è una via chiusa sul lato opposto e trasmette anch’essa una sensazione old-style così come gli accessi veri e propri alla stand, strettissimi e col profumo di antico (io stesso ho faticato a passarci), quasi nascosti all’interno dei mattoni dipinti di blu nella parte bassa della stand. Salvo siate fortunati possessori od ospiti di un box (ed allora potrete ammirare anche l’originale cockerel presente ai tempi di Leitch, esposto qui), l’ingresso vi conduce in un ambiente molto spartano, ben diverso dagli interni ampi e moderni non solo di un Emirates Stadium, ma anche di uno Stamford Bridge per fare il paragone con uno stadio non certo nuovissimo. Dal campo possiamo invece ammirare una two-tier stand abbastanza classica, anche se vi è l’illusione che possa sembrare una three-tier stand con una piccolissima middle-tier; le due sezioni sono separate fra loro da una fila singola di executive boxes e spiccano le due colonne di sostegno della copertura. Originariamente queste erano quattro, ma i lavori di ammodernamento delle due end hanno reso possibile la rimozione delle due colonne più laterali, limitando notevolmente i posti con la restricted view. Sui boxes è stato fatto un tentativo, poco riuscito, di omaggiare Leitch riproducendo il suo famoso leit-motiv strutturale (che sostanzialmente non si nota) mentre sulla copertura, come sulla West Stand, campeggia una replica del cockerel con sotto la crest del club nei colori sociali. I seggiolini, molto stretti e ravvicinati tra loro (questa stand è in grado di ospitare più di 10mila persone) sono dipinti tutti in blu, ad eccezione di quelli della lower-tier che alternano bianco e blu a formare la sigla del club col simbolo ai lati; l’illusione della three-tier stand è data soprattutto dall’area centrale, che sembra separata da tutte le altre: questa era l’area dove trovavano posto, una volta, i supporters più caldi, il cosiddetto Shelf, che adesso trovano posto quasi all’angolo con la South Stand. Infine, quasi sospesa dalla copertura, troviamo la struttura dedicata alle riprese tv, che da White Hart Lane (come lo erano da Highbury) appaiono totalmente diverse per l’angolazione da quanto si è di solito abituati a vedere.

La East Stand (e potete scorgere anche la FA Cup…)

SOUTH STAND

L’esterno della South Stand

Siamo su Park Lane, l’ultima via che racchiude lo stadio e qui vi trovano posto sia i supporters ospiti (in particolare nell’angolo superiore con la West Stand, per un totale di quasi 2.900 posti), sia i tifosi più vocali degli Spurs. Dall’esterno ce la troviamo di fronte a delle semplici case vittoriane, senza barriere, tornelli o recinti elettrici di sorta; la facciata non è anonima, su una struttura semplice di mattoni poggia un’ulteriore struttura che fa da attacco e sostegno alla copertura; è ben visibile la scritta South Stand così come sono ben segnalati gli accessi per la tifoseria ospite e per la tifoseria locale. Dal campo vediamo invece una stand del tutto simile alla sua opposta, ma con due enormi particolarità. La prima sull’angolo nord-est, dove in alto si può ammirare una sorta di piccolo balcone quasi schiacciato sul tetto: secondo molti il vecchio cockerel andrebbe esposto qui, potendo essere visto da tutto lo stadio; l’altra feature caratteristica è invece sull’angolo sud-ovest, dove, adesa alla copertura, spicca una struttura ottagonale che somiglia sostanzialmente ad una navicella spaziale. Qui gli Spurs hanno sistemato il centro di controllo dell’impianto, uno stratagemma che è servito soprattutto a risparmiare spazio utile a guadagnare qualche posto in più, vista la capienza non eccezionale di White Hart Lane. E l’angolo sud-ovest è l’unico veramente armonioso, in termini di continuità, di tutto l’impianto visto che gli altri spesso vengono brutalmente interrotti dalle differenze di costruzione delle stand.

La South Stand con le sue particolari struttura: la balconata a sinistra, il control-center a destra

IL FUTURO

Un’idea per la futura home stand simil-Kop circolata nei primi disegni

Considerando la relativa ridotta capienza di White Hart Lane, le ambizioni della società e le numerosi voci che sono circolate negli anni, è d’obbligo dare uno sguardo a quale potrà essere il futuro per White Hart Lane. L’ipotesi più conservativa, cioè quella di espandere l’attuale stadio mediante una nuova sistemazione della East Stand, è stata da tempo abbandonata in favore di una parola che mette paura e speranze allo stesso tempo: relocation e nuovo stadio. Molti sono stati i rumors riguardanti il Tottenham e lo Stadio Olimpico, un’associazione che avrebbe provocato una rivolta popolare o comunque un forte astio da parte dei tifosi, che vedrebbero completamente spostata la squadra dalla sua zona, ma alla fine, come sapete, l’affaire Stadio Olimpico sembra essere stato risolto in favore del West Ham per la gioia di tutti i tifosi Spurs. Tutti gli sforzi quindi sono andati concentrandosi su un unico progetto, il Northumberland Development Project, che dovrebbe riqualificare completamente la zona a nord di White Hart Lane con un’enorme area commerciale e soprattutto un nuovo stadio che possa ospitare tra le 55-60 mila persone da costruirsi sostanzialmente attaccato all’attuale (dietro alla Nord Stand, mantenendo per 3/4 le attuali vie entro le quali è racchiuso), per poi demolire quest’ultimo. Usiamo il condizionale perchè il progetto, seppur partito con la costruzione dell’area shopping (il primo esercizio commerciale in realizzazione è un supermercato della famosa catena Sainsbury), è comunque in alto mare. Al momento in cui vi scriviamo non esistono veri e propri progetti pubblici che ci permettano di illustrarvi nei dettagli i cambiamenti, ma esistono semplicemente screens e disegni. E, ad aggiungere un ulteriore tocco di mistero sulla situazione, un mese fa è trapelata la notizia che al vertice del progetto c’è stato un cambio della guardia, con l’impresa di Populous che ha ricevuto l’onore di proporre nuove idee e dare così maggior scelta al club. Per chi non conoscesse questa impresa, si tratta di un’associazione che ha moltissima esperienza nella progettazione di impianti sportivi moderni ed annovera tra le sue opere alcune autentiche perle (pensate al Da Luz di Lisbona, al nuovo Wembley, alla Kazan Arena, alla Friends Arena di Stoccolma per restare in ambito calcistico) ed alcuni flop che preoccupano non poco i tifosi Spurs (l’Emirates Stadium, bellissimo ma privo di personalità; lo stadio dei MK Dons, o il Sun-Life Stadium di Miami per sconfinare in terra straniera). La situazione quindi è ancora in divenire, ci sono i fondi, ci sono le idee ma manca ancora un serio progetto definitivo che possa prendere il via. Nel frattempo, lunga vita a White Hart Lane.

Uno dei possibili rendering del nuovo stadio

L’ATMOSFERA

Parlare dell’atmosfera che si vive durante un match a White Hart Lane è quanto di più facile ci possa essere per chi vi scrive essendo uno degli stadi in cui ho avuto la fortuna di poter assistere a 2 match degli Spurs. Sin dal momento in cui si scende alla stazione e ci si incammina verso l’impianto si percepisce la passione dei tifosi Spurs che sciamano verso i pub, gli store e lo stadio. Inutile dirvi che i biglietti vanno a ruba e l’esaurito è quasi la norma, con l’attendance media che viaggia oltre le 36mila persone a partita, sostanzialmente il 99% della capienza. Dentro l’atmosfera è sempre molto calda a partire dal fischio d’inizio fino a fine partita. ll coro di battaglia è il famosissimo “Oh when the Spurs”, che viene più volte intonato nel pre-game e nel corso delle partite, sia con il Tottenham avanti nel punteggio, sia quando la squadra è in difficoltà. I decibel sono sempre molto alti ed anche se non c’è molta fantasia nei cori, non se ne sente davvero il bisogno. L’avvicinamento al fischio d’inizio è scandito inoltre dal “Glory Glory Tottenham Hotspur” che parte dagli altoparlanti, cantato dai tifosi ma senza raggiungere le vette di altri inni più belli e coinvolgenti. Le zone “più vive” dal punto di vista vocale sono la Park Lane (la parte della South Stand dedicata ai tifosi di casa) e lo Shelf Side (la parte della East Stand verso la South, a memoria della zona più calda negli anni 70); spesso i tifosi che siedono qui intonano cori lanciandosi a vicenda e facendo una sorta di gara vocale, aumentando notevolmente l’atmosfera. Inoltre, nella storia, il Tottenham è una squadra molto legata alla tradizione ebraica e i fans si sono auto-definiti “Yid”, lanciando il relativo coro (Yiddo ripetuto più volte) spessissimo durante le partite e suscitando polemiche a non finire perchè qualcuno riesce a pensare ad un coro offensivo quando invece i tifosi del Tottenham sono orgogliosissimi della loro tradizione. Questo comunque fa sì che i tifosi del Tottenham siano conosciuti come la Yid Army e rappresentano una delle tifoserie più appassionate dell’intero panorama britannico, sempre presenti in numero consistente anche in trasferta.

Ovviamente la rivalità maggiore è quella con l’Arsenal, che trae profonde origini dalla storia e dalla vicinanza dei due club. Il North London Derby (per la cui storia vi rimandiamo ad un futuro post sul blog, data la sua importanza) è sentitissimo e la rivalità spesso sfocia anche in episodi che col calcio hanno poco a che fare; tuttavia dentro l’impianto si respira un’aria unica, che ricorda da vicino un calcio che non c’è più, con cori costanti per 90 minuti da una parte e dall’altra, resi ancor più speciali dall’intimità che crea un impianto piccolo ed attaccato al campo come White Hart Lane (potete vedere due esempi nei video sopra linkati). Tuttavia quella con l’Arsenal non è l’unica sfida importante da queste parti; anche le partite contro il Chelsea e, soprattutto, contro il West Ham sono sempre molto delicate e cariche di atmosfera ed emozioni.

CURIOSITA’ E NUMERI

Soprannominato “The Lane”, lo stadio è stato utilizzato, soprattutto in passato per diverse partite della nazionale inglese (le prime negli anni 30, l’ultima nel 2001 con la sconfitta contro l’Olanda per 2-0) e dell’Under 21.

Per quanto riguarda gli altri sport, qui trovò casa per due stagioni (1995 e 1996) la squadra di football americano dei London Monarchs che, per ovviare allo spazio ridotto richiesto da questo sport, usufruirono di uno speciale permesso per giocare su un campo da 93 yards. Molto risalto ebbe anche l’incontro di pugilato svoltosi nel 1991 tra Chris Eubank e Michael Watson per il titolo dei Pesi Superwelter, conclusosi con la vittoria di Eubank contornata però da un drammatico finale, con Watson che sfiorò la morte dopo essere collassato sul ring al 12esimo round: per lui iniziò un’odissea con 40 giorni di coma, 6 operazioni cerebrali, una degenza ospedaliera di oltre un anno e 6 anni di sedia a rotelle prima di poter tornare, in maniera miracolosa, alla vita di tutti i giorni. Fu un episodio che rivoluzionò completamente la boxe e l’assistenza medica ad un evento sportivo (all’epoca non vi erano medici o paramedici all’incontro) in Inghilterra e non può non portare alla memoria l’altra tragedia recentemente sfiorata, quando Fabrice Muamba (e chi vi scrive, purtroppo, vi assistette dal vivo dalle prime file della West Stand) collassò in campo durante i quarti di finale di FA Cup tra gli Spurs ed il Bolton, nel marzo 2012, venendo salvato dalla pronta assistenza medica.

Capacità: 36.230

Misure del campo: 100 x 67 metri

Record attendance: 75.038 (1938 – FA Cup vs Sunderland)

Record attendance attuale: 36.240 (2011 – Premier League vs Arsenal)

FONTI

Wikipedia

Tottenham Hotspur official site

Spurs mad

Groundhopping

Ians Blog

Tottenham Summerhill

– Simon Inglis: Football Grounds of Britain (1997 – Collins Willow)

2 thoughts on “Around the football grounds – A trip to Tottenham

  1. bell’articolo davvero!sono capitato a WHL per THFC vs Paok è mi sono davvero divertito anche se ammetto ho apprezzato di più altri impianti Brit…

  2. Pingback: Viaggio nella Londra del calcio: Tottenham Hotspur | English Football Station

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