Around the football grounds – A trip to Swansea

Il nostro aereo immaginario è pronto a partire nuovamente e questa volta la destinazione è, per la prima volta, al di fuori dei confini inglesi. Come avrete intuito, se conoscete la Football Association, il nostro volo farà scalo in Galles, precisamente nella seconda città più popolosa della nazione, Swansea. Con i suoi 239mila abitanti infatti è seconda solo a Cardiff e si trova nell’angolo sud-ovest dello stato, nella contea di Glamorgan, con sbocco sul mare; fu una delle città maggiormente trasformata dalla Rivoluzione Industriale, ma del periodo storico rimane ben poco a causa dei massicci bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale. Attualmente è sede di importanti aziende operanti nel settore terziario, tra le più importanti delle quali citiamo la Virgin e, soprattutto, Amazon britannico, che tutti noi abbiamo imparato a conoscere ed amare. In più qui ha sede anche l’equivalente della Motorizzazione Civile italiana per la Gran Bretagna. A livello sportivo a Swansea trova casa lo Swansea City A.F.C., salito alla ribalta negli ultimi anni per essere stata la prima squadra gallese in Premier League e per aver vinto nel 2013, primo trofeo della sua storia, la Coppa di Lega.

Panoramica di Swansea

LA STORIA

Il viaggio nella storia degli impianti dello Swansea non ha molte tappe perchè sono “solamente” due le case del club dal 1912 (anno di fondazione del club) ad oggi. In una città fedelmente devota al rugby, il calcio fece la sua comparsa in ritardo e solo nel 1909 si iniziò a parlare di un team, quando la Southern League venne aperta anche alle squadre gallesi; nonostante la squadra non ci fosse ancora, già si sapeva dove sarebbe andata a giocare perchè la scelta non poteva non ricadere sul Vetch Field. Questo terreno era parecchio conosciuto in città, al punto da essere inserito nelle mappe già nel 1843, indicato come la zona dove cresceva una pianta di legumi, la Vicia.

Il Vetch Field prima del 1912

Su questo campo lo sport fece capolino sul finire del secolo, quando venne aperta una pista per le corse di animali (soprattutto cavalli). L’attività non ebbe grande successo e i proprietari del terreno, la Gas Light Company, iniziarono a pensare alla costruzione di un impianto per lo sfruttamento del gas proprio nel periodo in cui a Swansea l’idea di un club di calcio stuzzicava tutti. La Gas Light preparò il suo progetto, lo presentò e fu rifiutato, lasciando quindi il via libera alla nascita del football club, che aveva nella concessione del Vetch Field l’unico ostacolo alla sua nascita. Con il rifiuto del progetto della Gas Light l’accordo fu trovato velocemente e per 75 sterline l’anno il terreno fu lasciato in concessione allo Swansea City, che nacque ufficialmente nel giugno 1912. Con la stagione alle porte, i tempi furono ridottissimi e fu già un successo allestire un terreno di gioco accettabile nei mesi estivi. In realtà il club non ci riuscì e la prima vera partita della squadra fu disputata su un campo occasionale in città adattato per l’occasione (e quindi, ufficialmente, saranno 3 gli stadi nella storia) mentre l’opening dello stadio fu rimandato al 7 settembre 1912, con il derby contro il Cardiff City. Eravamo ben lontani da uno stadio come intendiamo al giorno d’oggi: non vi erano tribune artificiali, ma solo naturali e il campo non era d’erba, ma di laterizio (clinker), materiale durissimo a tal punto che i giocatori durante la prima stagione dovettero indossare protezioni per le ginocchia pur di riuscire a giocare. Nonostante tutto questo, all’esordio 8 mila persone assistettero all’incontro, spingendo quindi il club nella giusta direzione, quella di migliorare ad ogni costo la propria casa. Contro lo scetticismo degli esperti dell’epoca, che ritennero impossibile la crescita dell’erba su quel terreno, la seconda stagione dello Swansea iniziò su un vero campo da calcio, arricchito da una tribuna sul lato sud, costruita per festeggiare la vittoria della Welsh Cup al primo tentativo. La South Stand fu progettata dall’architetto Benjamin Jones ed era in grado di ospitare 1.100 spettatori seduti e riparati dalle intemperie grazie ad una copertura a gable (di cui potete vedere uno schema qui sotto, in italiano è intraducibile). La costruzione della stand fu limitata dalle case retrostanti su Glamorgan Street e, soprattutto, non copriva l’intera lunghezza del campo, ma solamente i due terzi, lasciando quindi uno spazio per i terrace a livello dell’angolo sud-ovest, davvero piccolo perchè la zona era dominata dal Territorial Army drill hall situato nelle immediate vicinanze.

Altro scorcio del Vetch Field

La presenza di questo edificio non riuscì comunque ad impedire la nascita di una nuova stand, un corner per l’esattezza, nel 1920, in occasione della fondazione della Third Division di cui lo Swansea fu uno dei membri originari. Il 1921 fu l’anno in cui la nazionale gallese giocò per la prima volta al Vetch Field, contro l’Irlanda (in precedenza l’impianto scelto fu il St. Helen’s, multisport ground di Swansea che tuttavia non fu mai preso in considerazione come casa del club cittadino di football) e pochi anni dopo arrivò la promozione in Division Two.

Il Vetch Field nel 1929

Sull’onda dell’entusiasmo generato fu sistemata l’area del North Bank con la demolizione della Vetch Field Infants School situata subito dietro. La capienza arrivò a 31mila spettatori e nel 1927 iniziarono a vedersi i contorni di un vero stadio con la costruzione della West Stand su Richardson Street, direttamente in collegamento con la già esistente South-West Stand. Al costo di 5.540 sterline fu innalzata una double-decker stand in grado di ospitare 2.120 spettatori seduti al coperto che dominava completamente l’impianto. Gli anni 30 non portarono modifiche sostanziali all’impianto e durante il periodo di guerra lo Swansea Town (l’allora denominazione del club) fu costretto a traslocare temporaneamente perchè il Vetch Field fu trasformato in zona di contr’aerea, grazie soprattutto alla posizione vicinissima al mare (circa 300 yards).

La Centre Stand negli anni 30

Il trasloco non portò molto lontano la squadra, visto che fu affittato l’impianto cittadino utilizzato per rugby e cricket, il St. Helen’s, che tuttavia non può essere considerato una vera e propria casa (e, tornando al conteggio degli stadi, questo porta comunque il numero a 4). L’esilio forzato durò fino al 1944 ed il rientro al Vetch Field fu festeggiato con la più alta media spettatori all-time nella stagione 1948-49, quando più di 22mila persone a partita videro il team tornare in Division Two. Nonostante questo e nonostante numerosi impianti stessero fiorendo nel medesimo periodo, non furono apportate ristrutturazioni e/o miglioramenti.

Immagine aerea del Vetch Field prima della nascita della East Stand

Si dovette aspettare il 1959 per vedere realizzata la copertura del North Bank, grazie alle 16 mila sterline raccolte dal Supporters Club; l’anno successivo sempre i tifosi permisero l’installazione dei rilfettori, utilizzati per la prima volta contro gli Hearts nel settembre 1960. In questi anni comunque i risultati non furono dalla parte del club e nel 1967 vi fu il crollo in Fourth Division, con la media spettatori sotto 6mila unità a partita; questo non impedì di registrare la miglior affluenza di pubblico all-time grazie alla FA Cup, che attirò 32.769 spettatori per la partita contro l’Arsenal nel febbraio 1968.

Immagine della prima partita alla luce artificiale

Questo non bastò comunque a risollevare le sorti di un club in declino, così come non ci riuscì il cambio di denominazione (da Town a City) e nel 1974 le difficoltà finanziarie ebbero la meglio: il Vetch Field fu venduto alla città assieme alle tre club houses situate dietro l’East terrace (che definirlo terrace è tanto visto che si trattava di un bank naturale) per una cifra di circa 50mila sterline a fronte di un valore stimato di circa 1 milione di sterline. La Città salvò comunque il club concedendo un credito di 150 mila sterline, ma non fu così magnanima con la ri-concessione dell’impianto, affittato per 5 anni a 3mila sterline l’anno con la clausola di cessazione del contratto qualora lo Swansea fosse uscito dalla Football League.

Vetch Field, 1975

E il club ci andò vicinissimo, ma riuscì a sopravvivere e risorgere grazie anche all’arrivo di John Toshack, che tra gli anni 70-80 iniziò una clamorosa cavalcata che portò la squadra addirittura nella massima serie del calcio britannico. La scalata portò tuttavia alla luce i grossi limiti del terreno di gioco, che iniziò a subire i primi ritocchi con l’emanazione del Safety of Sports Grounds Act. Finalmente, nel 1980, furono iniziati i lavori per la costruzione della quarta stand, la East, che si trovava ancora allo stato brado: a causa della presenza di case e giardini a livello dell’angolo nord-est dell’impianto, il progetto dovette essere adattato e ne uscì una tribuna del tutto particolare, che iniziava a 30 yards di distanza dal corner per terminare attaccata, ma senza soluzioni di continuità, alla ormai vetusta South Stand in maniera del tutto asimmetrica.

La East Stand

Ancor più strano fu il posizionamento del riflettore, messo nell’unico angolo della copertura a partire dal tetto con una struttura talmente alta e pacchiana da costringere alle lamentele i residenti della zona, che si vedevano completamente alterato il panorama visibile dalle loro finestre. Iniziò un contenzioso che alla fine vide il club dover pagare 32mila sterline di risarcimento ai facenti ricorso, contro tuttavia una richiesta di ben 107 mila sterline.

Il Vetch Field nel 1981

Dalle stelle si andò…alle stalle. Così come l’ascesa al top del calcio inglese fu rapida, altrettanto lo fu la discesa, con i debiti che presto si accumularono fino a portare al rischio di fallimento, da cui il club fu salvato quasi per miracolo durante la stagione 1985-86. In una situazione del genere pensare ad ulteriori miglioramenti dello stadio fu ovviamente impossibile ed a complicare le cose arrivarono i noti avvenimenti che sconvolsero il calcio inglese nella seconda metà degli anni 80. I fatti di Braford portarono alla chiusura dell’upper tier della West Stand, con la riduzione della capacità dell’impianto a soli 20.960 posti. Un ulteriore colpo al Vetch Field arrivò dal Taylor Report,che portò in città i primi rumors di un nuovo stadio in altra zona. Fu immediatamente identificata l’area ideale a Morfa, zona periferica della città e sede di un nuovissimo impianto per l’atletica all’interno di un centro sportivo polifunzionale, ben collegato con le principali arterie stradali cittadine, ma gli ostacoli che si presentarono furono insormontabili: da un lato l’ostilità dei fans, poco avvezzi allo spostamento periferico e all’abbandono del Vetch Field, dall’altro la difficoltà di erigere un nuovo stadio in quella zona assieme a dei costi spropositati (si parlò di 10-11 milioni di sterline per un catino da 16mila posti). Questo nonostante da più parti arrivarono incentivi e anche offerte di aiuto finanziario (Millwall, Huddesfield, Middlesbrough, Oxford offrirono supporto e soldi nel caso il progetto fosse stato approvato). Fu inoltre proposto anche il borough di Lliw Valley (adiacente a Swansea) come sede di un nuovo impianto, ma il concilio cittadino non prese nemmeno in considerazione questa ipotesi. Negli anni 90 quindi, nonostante il Taylor Report e l’anzianità strutturale del Vetch Field, lo Swansea non cambiò casa e non riuscì nemmeno a ristrutturare l’impianto. L’unico cambiamento effettuato fu la demolizione dell’upper-tier della West Stand nel 1990, che era già stato chiuso tempo addietro; nel 1992 il club riuscì a rimediare fondi per sistemare definitivamente anche il North Bank con la creazione di 6.500 posti a sedere e la messa in sicurezza della stand, ma tutto fu frenato da un lato dalle discussioni sulla relocation, dall’altro dalla ferma opposizione dei residenti della zona, che spingevano per il non ampliamento del Vetch Field. Di conseguenza, fino alla fine dei suoi giorni, lo stadio rimase così, con poche occasionali migliorie effettuate e una crescente sensazione di vecchio e abbandonato. Ma il fascino che il Vetch Field era in grado di trasmettere fu unico ed assieme ripercorriamo quindi la sua struttura finale e le sue caratteristiche. L’ingresso allo stadio per giocatori, arbitri e stampa avveniva dalla Centre Stand (la South), il cui cancello era situato tra due case, come a rappresentare l’ingresso in un giardino privato; un’entrata più consona, ma molto meno affascinante era presente nell’angolo della east stand.

L’ingresso alla Centre Stand

Restando sulla main stand, questa era divisa principalmente in due tronconi: quello storico esistente sin dal 1912 occupante i 2/3 della lunghezza del campo, e quello moderno (la Jewson Family Stand), realizzato successivamente per ampliare la capienza e colmare il vuoto. La struttura storica era in gran parte invariata, con il gable centrale a spiccare su tutto il resto, al cui interno si trovava un orologio, in piena tradizione inglese. Al di sotto del gable si trovavano i posti vip, ma non vi erano assolutamente executive boxes o simili; non mancavano nemmeno i classici pali a sostenere la copertura, che impedivano la visuale completa del campo sostanzialmente a tutti gli spettatori. Lungo la stand si trovavano anche le panchine delle squadre e l’ingresso in campo; non vi era la tribuna stampa, che si può invece trovare nella Jewson Family Stand. Fortunatamente questa appendice fu costruita seguendo le linee architettoniche originali, non modificando quindi la struttura (soprattutto la copertura) eccezion fatta per i seggiolini grigi, dall’aspetto più moderno e ricercato rispetto ai seggiolini rossi della Centre Stand (e i bianchi della tribuna autorità). Come accennato, qui si trovava la tribuna stampa che tuttavia non era compresa nella stand, ma era al di sopra di questa, sulla copertura, con una sorta di prefabbricato incastonato nel tetto.

La centre stand con la sua appendice

Il famoso gable

Al termine della stand “moderna” si trovava, con un angolo aperto, occupato da uno dei riflettori, la West Stand Terrace. Anche questa era una stand totalmente coperta, mai convertita in seating stand, all’interno della quale era possibile osservare le scale in legno che portavano all’upper-tier, demolita, come detto, nel 1990. Le scale venivano poi inglobate nella copertura, strutturalmente difficile da apprezzare così come di dubbio gusto il colore bianco lucente in aperto contrasto con il resto dell’impianto. La pancia della stand lasciava assolutamente a desiderare, con strutture vecchie e decadenti così come i turnstiles, strettissimi come pochi altri e rappresentati quasi l’ingresso ad una prigione più che ad uno stadio. Anche per gli spettatori che qui si assiepavano, la visuale era limitata dai pali di sostegno; inizialmente la stand era dedicata solamente ai tifosi ospiti ma nell’ultimo anno di vita, il 2005, fu splittata per consentire un maggior afflusso dei tifosi locali. Caratteristica unica, riscontrabile solo a Wembley, la presenza di un tunnel pedonale passante al di sotto del terreno del gioco.

La West Stand

L’interno della West Stand, visibili ancora le scale per l’upper-tier

Continuando la nostra camminata, dopo un altro angolo aperto arriviamo alla North Bank, la casa dei tifosi più vocali e fedeli del club. Come la West Stand, stiamo parlando di un terrace coperto, quasi intimidatorio per lo spettatore. All’arrivo dall’esterno vi erano innanzitutto i turnstiles old-style e il muro col filo spinato; all’interno il retro della tribuna realizzato con colori spenti, incrostato e vetusto faceva pensare a tutto tranne che ad un campo di calcio. Anche la scritta “Welcome to Swansea City AFC” campeggiante sul retro aveva un qualcosa di sinistro, quasi a far pensare ad un ingresso non ad un stadio, ma in qualche luogo ben più triste. L’interno invece non si discostava dal terrace standard, con una copertura triangolare, le barriere per la sicurezza delle persone, i pali di sostegno e la scritta Swansea City sul muro posteriore con i colori sociali del club. Con il giro di vite sugli stadi, la sua capienza fu diminuita, salvo venir ampliata negli ultimi anni grazie a piccoli lavori di riqualificazione (ed il settore era quasi sempre esaurito).

L’ingresso alla North Bank

La North Bank

Manca solo la East Stand, che dalla North Stand era separata da un angolo apertissimo dovuto alle case retrostanti, con la tribuna che iniziava quasi dalla porta anzichè dal calcio d’angolo. La struttura rimase sostanzialmente intatta dalla sua costruzione ad oggi, con i posti a sedere nella parte superiore ed i terraces nella parte inferiore. Dai terraces la visuale era sostanzialmente pessima, visto che si trovavano, perlomeno le prime file, al di sotto del livello del campo e quindi solo gli spettatori in fondo risucivano quantomeno a vedere tutta la superficie del terreno; dai posti a sedere invece la visuale era perfetta per l’assenza dei pali di sostegno, bilanciata però, a livello estetico, dallo stranissimo riflettore di cui vi abbiamo già parlato e dal modo in cui la stand si collega alla Centre Stand adiacente. Dentro si faceva sentire il peso dell’età nonostante si trattasse della stand più recente dell’intero Vetch Field.

La East stand

Nell’angolo aperto invece, sulle case immediatamente retrostanti (e più alte della struttura) era usuale trovare accampati alcuni spettatori, che in questo modo riuscivano a godersi gratis la partita (e spesso con una visione migliore di tanti paganti). La cosa migliore della East Stand tuttavia era la vista: gli spettatori nell’upper-tier godevano di uno splendido panorama cittadino, con la prigione alla loro sinistra e i fari di St. Helen’s (l’impianto del rugby), la torre Guildhall (costruita negli anni 30) e tutta la città in lontananza.

Immagine dall’alto del Vetch Field

Il fascino dell’intero impianto tuttavia non poteva bilanciare la sua totale mancanza di confort e, nonostante numerose vicissitudini sul campo, finalmente fu abbandonato in favore del Liberty Stadium, inaugurato nel 2005. L’ultima partita di campionato disputata fu contro lo Shrewsbury Town il 30 aprile 2005, con la stagione che terminò la settimana successiva a Bury con la vittoria per 1-0 e la promozione in League One; tuttavia l’ultima partita ufficiale fu la finale della defunta FAW Premier Cup (competizione organizzata dalla Lega Gallese), vinta 2-1 contro il Wrexham grazie al gol decisivo di Andy Robinson. L’ultima stagione fu quella con l’affluenza più alta in tutta la League Two e nella sua venerabile storia il Vetch Field ospitò 18 volte la nazionale gallese, 6 volte la nazionale gallese di Rugby e 2 volte match della British Rugby League. Da non dimenticare anche l’incontro per il titolo dei pesi Welter del Commonwealth disputato il 9 maggio 1960 tra il local hero Brian Curvis e George Barnes, con la vittoria di Curvis. Anche a livello musicale il Vetch Field conserva ricordi memorabili grazie al concerto degli Who nel 1976 e a quello di Stevie Wonder nel 1984.

Malinconica immagine del Vetch post-abbandono

Dopo l’abbandono il Vetch Field fu lasciato al suo destino per 4 anni prima di essere messo finalmente in vendita. Furono presentati diversi progetti, ma alla fine si arrivò alla demolizione dell’impianto solamente nel 2011 e senza che fosse approvato un progetto di riqualificazione. Si partì dal North Bank e, romanticamente, la demolizione fu completata quando lo Swansea fu promosso in Premier League, come a chiudere un lunghissimo cerchio iniziato nel 1912. Furono conservate le memorabilia dell’impianto (l’orologio in particolare) e, allo stato attuale delle cose, non è in programma nessun progetto per costruire su quel terreno, dove troviamo i cosidetti allotments, cioè delle aree che il comune di Swansea ha concesso a privati cittadini per realizzare il proprio giardino. L’unica clausola, romantica e malinconica, è quella di non toccare l’area circolare al centro del terreno, corrispondente al cerchio di centrocampo, dove ancor oggi vengono sparse le ceneri dei defunti.

Le tristi immagini del cantiere per la demolizione

Il Vetch Field oggi, con il cerchio di centrocampo conservato

L’IMPIANTO ATTUALE

Il Liberty Stadium

Date le difficoltà oggettive di ristrutturare completamente il Vetch Field, la necessità di un nuovo impianto per lo Swansea divenne impellente. Purtroppo però finanziariamente il club non era, nei primi anni 2000, rose e fiori e quindi la necessità di un nuovo stadio si scontrava apertamente con la dura realtà economica. Nella medesima situazione si trovava anche l’altro club sportivo cittadino, gli Ospreys, un’istituzione del rugby in Galles. Il loro impianto, il St. Helen’s (lo stesso usato per qualche tempo dallo Swansea durante gli anni dk guerra) era vetusto quanto il Vetch Field e lo stesso si poteva dire anche per il vicino The Gnoll, altra struttura da 5 mila posti che poteva essere usata per il rugby (e che ospitava la squadra che successivamente si è fusa con il team cittadino a formare appunto gli Ospreys); allo stesso modo anche gli Ospreys non avevano i mezzi per costruirsi da soli il proprio stadio. Il concilio cittadino, finalmente diventato sensibile alla questione, si trovava anch’esso con pochi soldi a disposizione, ma con un’enorme asso nella manica. Di sua proprietà infatti era il Morfa Athletic Stadium, all’interno del complesso multisportivo che già negli anni 90 era entrato nell’immaginario collettivo come sede di un possibile nuovo impianto. Allora però non se ne fece nulla, ma dopo 10 anni in cui si era capito che non aveva avuto affatto successo, l’area divenne l’obiettivo per la costruzione del nuovo stadio. Come fare? La risposta fu la presentazione, da parte della città, di un enorme progetto coinvolgente tutto il sito di Morfa comprendente da un parte il nuovo stadio da circa 20mila posti, dall’altra un immenso parcheggio di circa 355.000 piedi di area per permettere il finanziamento dello stadio e il ritorno economico ai vincitori dell’appalto. La StadCo, azienda operante nel settore automobilistico, prese in mano il progetto e lo sposò: affidandosi alla compagnia edilizia Interserve fu possibile la posa della prima pietra nel 2003, con lo stadio che reso agibile in tempo per l’inizio della stagione 2005-2006. Il 10 luglio 2005 fu ufficialmente affidato alle due squadre sportive più importanti della città, il 23 luglio 2005 ci fu l’apertura ufficiale in un’amichevole contro il Fulham davanti a 10mila spettatori, la capienza massima consentita per quella partita (che terminò 1-1, con il primo gol segnato da Steed Malbranque). Ovviamente questa partita fu un evento,organizzato non solo per l’apertura del nuovo stadio, ma anche per celebrare Alan Curtis, leggenda dello Swansea e del calcio gallese e per festeggiare Chris Coleman, manager del Fulham e figlio di Swansea; pre-match ci furono i concerti di Bonnie Tyler (autrice della hit Total Eclips of the heart negli anni 80) e Lisa Scott Lee (ex membra degli Steps, gruppo che spopolò nel Regno Unito sul finire degli anni 90) ed inoltre arrivò anche un messaggio di buona fortuna da Catherine Zeta-Jones, una delle figlie più famose di Swansea.

Altra immagine aerea

Come in tutti gli stadi di nuova costruzione, fu decisamente importante la caccia al nome. Inizialmente venne proposto “White Rock”, dal colore dei lavori in rame che storicamente esistevano sul terreno dove sorge lo stadio: il nomignolo fu tale per tutta la durata dei lavori prima di essere scartato in favore della moda di associare lo stadio ad uno sponsor. All’inizio non fu facile trovarlo e lo stadio rimase conosciuto come “New Stadium Swansea”, ma ad ottobre del 2005 si fece avanti un’azienda immobiliare locale, la Liberty Properties PLC e da allora nacque il “Liberty Stadium”.

Dall’alto il Liberty si può apprezzare in tutta la sua semplicità: un catino da 20.520 posti senza spazi aperti e costruito senza azzardi architettonici su una sponda del fiume Tawe (sull’altra sponda invece troviamo il parcheggio che ha finanziato lo stadio). Non vi sono differenze di altezza o sproporzioni, tutte le strutture sono simmetriche e della stessa altezza e nell’insieme l’impianto mantiene comunque una certa imponenza nonostante sia attualmente (per la stagione 2013-2014) il più piccolo di tutta la Premier League. Particolare il terreno di gioco, costituito da diversi strati con l’erba naturale rinforzata da fibre sintetiche (Desso Grassmaster), un sistema drenante perfetto e, ovviamente, il riscaldamento sotterraneo; tutto questo per permettere una maggior durata considerato che viene utilizzato non solo per il calcio, ma anche per il rugby, sport che mette a dura prova la tenuta dell’erba. Essendo recentissimo, le varie stand non possono di certo avere alle spalle una storia con aneddoti e leggende, ma vediamole comunque una per una con le loro caratteristiche.

WEST STAND

L’esterno della West Stand

Si tratta della main stand dell’impianto, all’esterno della quale abbiamo l’ingresso ufficiale allo stadio, l’ingresso dei giocatori e l’accesso agli uffici del club. Dall’esterno è la stand più imponente (effettivamente anche in altezza è leggermente più alta) per la sua struttura rinforzata visto che contiene anche la sala stampa e tutta la zona reception per i tifosi più facoltosi, ma all’interno è del tutto identica alle altre zone. Abbiamo due anelli con l’upper-tier più grande del lower, divisi da un’ampia via di fuga. Sull’upper-tier trovano posto gli executive boxes lungo tutta la lunghezza del terreno di gioco; nella parte centrale abbiamo la zona stampa, la zona vip e, in campo, il tunnel di ingresso con le due panchine. I seggiolini sono colorati con un’alternanza di bianco e nero, come in tutto il resto dello stadio; infine sui pilastri esterni troviamo il cigno, simbolo del club, lo stemma gallese, del club e quello dello sponsor. Infine, per l’inizio della stagione 2013-2014, dovrebbero essere realizzati dei piccoli lavori di ristrutturazione per rifare la zona dedicata ai media ed all’accoglienza, riuscendo allo stesso tempo ad aumentare la capienza dell’impianto a 22.500 posti.

L’interno della West Stand

SOUTH STAND

La South Stand

La prima delle due end ha struttura del tutto simile alla West Stand, double-tier stand con l’anello superiore più grande dell’inferiore. Non vi sono executive boxes, ma qui abbiamo nel lower-tier i seggiolini che formano la scritta Swans. Sulla sommità della copertura è collocato uno dei due tabelloni elettronici dello stadio, tuttavia è proprio il tetto il protagonista di questa stand. E’ stato infatti realizzato con materiale trasparente in questa End per permettere all’erba di avere più luce, con un’estensione di esso anche nella West stand. All’esterno, al confine con la West Stand, troviamo non solo il ticket office ed il club shop, ma anche la statua dedicata a Ivor Allchurch, il golden boy del calcio gallese scomparso nel 1997 ed autore di 164 gol in 445 partite con la maglia Swansea e famoso per aver trascinato il Galles ai quarti di finale nei mondiali del 1958.

La statua di Ivor Allchurch

EAST STAND

Il retro della East stand

Speculare alla West, eccezion fatta per i boxes, ha la caratteristica (come Craven Cottage) di aver dietro di sè un corso d’acqua, il fiume Tawe. Pur non essendo affascinante come la struttura londinese, sicuramente è suggestivo l’accesso a questa tribuna che di particolare ha solamente le due scritte sui seggiolini: sull’upper-tier campegga infatti la scritta Swansea, mentre sul lower troviamo la scritta “Abertawe”, che altro non è che il nome gallese della città, letteralmente “alla foce del Tawe”. Qui inoltre dovrebbero concentrarsi i primi lavori per l’ampliamento a 33mila posti del Liberty Stadium; dalla fine della stagione 2013-2014 infatti dovrebbe partire il cantiere per la costruzione di un nuovo anello (di circa 3.800 posti) senza i corners, che, nei progetti del club, saranno aggiunti negli anni successivi assieme ad un nuovo anello sia sulla North stand, sia sulla South stand. Allo stesso tempo saranno sistemate anche le vie di accesso allo stadio ed i parcheggi, in maniera tale da accogliere il maggior numero di spettatori previsto.

La East Stand

NORTH STAND

L’altra end dello stadio è adibita innanzitutto ad ospitare i tifosi ospiti, con un massimo di circa 2000 fans (in caso di team con basso seguito il numero di biglietti fornito è 1000). In altro troviamo il secondo tabellone elettronico dello stadio che è, caratteristica inspiegabile, più grande del precedente; in più sui seggiolini campeggia la scritta Ospreys, a rappresentare l’altro club sportivo che utilizza l’impianto. All’angolo con la West Stand troviamo gli uffici del club.

La North Stand

L’ATMOSFERA

Il Liberty Stadium è praticamente sempre esaurito, quasi scontato se pensiamo alla ridotta capienza e all’entusiasmo per una squadra che da qualche anno a questa parte sta letteralmente volando. Il fatto di giocare contro le inglesi ovviamente accende lo spirito cittadino e patriottico, garantendo al club un deciso seguito e interesse da parte di tutta la città e dei dintorni. La conformazione del Liberty garantisce che all’interno il tifo possa rimbombare ed apparire ancor più rumoroso, con i tifosi più accaniti che si collocano solitamente all’angolo nord-est della struttura, vicino a quelli ospiti proprio per controbattere meglio con i cori e creare una partita nella partita. Peccato che da più parti si legga che ha fatto il suo ingresso anche un tamburo, che spesso prevarica le voci e rovina parzialmente l’atmosfera magica che altrimenti si respirerebbe. Nel pregame il livello di adrenalina è alzato grazie ad alcune canzoni messe ad arte negli altoparlanti, tra queste citiamo sicuramente Thunderstruck degli Ac/Dc (un must per qualsiasi appassionato di musica rock) e Carnival de paris, resa famosa nei mondiali di Francia 98. Tuttavia lo scorso anno, prima della finale di Carling Cup, è stata creata una canzone da una band locale, gli Who’s Molly, divenuta successivamente hit su youtube, dedicata proprio alla competizione, dal titolo “Bringing it home”. Durante i match il pubblico dello Swansea è in grado di farsi sentire a gran voce, merito anche dell’identità gallese con l’inno nazionale (Land of our fathers) cantato più volte a squarciagola da tutto lo stadio. Tuttavia l’atmosfera descritta durante i match al Vetch Field era ben altra cosa (di cui vi proponiamo un video commemorativo), da mettere letteralmente soggezione agli avversari nonostante non parliamo di folle oceaniche.

Per quanto concerne invece le rivalità, la più grande e sentita è ovviamente quella con la squadra della capitale gallese, il Cardiff. La partita è conosciuta come il South Wales derby ed al momento è andato in scena 105 volte; quest’anno, per la prima volta nella storia, avremo il derby in Premier League con l’augurio che l’atmosfera resti elettrica solo per i cori e la tensione della partita, non per gli episodi di violenza che purtroppo sono stati più volte protagonisti in questo derby, anche negli ultimi anni. Inutile dirvi che sarà una partita caldissima, dall’atmosfera unica con i biglietti che in entrambi i match andranno probabilmente esauriti in pochissimi minuti. Altre partite molto sentite dai tifosi sono quelle con il Bristol City ed il Bristol Rovers, mentre l’altra squadra gallese, il Newport County, non è vista come una vera e propria rivalità anche per la rarità delle sfide, data l’enorme differenza di categoria delle due squadre.

CURIOSITA’ E NUMERI

Oltre allo Swansea, il Liberty Stadium ha livello calcistico ha ospitato diverse partite della nazionale gallese, principalmente amichevoli, ma anche 2 partite di qualificazione (una agli europei 2012 ed una ai mondiali 2014). A livello rugbystico invece lo stadio è utilizzatissimo dato che è la casa anche degli Ospreys, che riescono a portare ad ogni partita poco meno di 10mila spettatori (e la loro popolarità è in aumento). Nell’extrasport negli ultimi anni si sono tenuti diversi concerti importanti, tra cui gli Who, Elton John e Rod Stewart (ci sarebbero anche Pink e i JLS, che vi cito seppur siano lontani anni luce dalla vera musica).

Capacità: 20.750

Misure del campo: 105 x 68 metri

Record attendance: 32.796 (1968 – FA Cup vs Arsenal)

Record attendance attuale: 20.650 (2012 – Premier League vs Manchester United)

FONTI

Wikipedia

Football ground guide

Swansea City official site

Liberty stadium official site

Groundhopping

Tim92 blog

– Simon Inglis: Football Grounds of Britain (1997 – Collins Willow)

2 thoughts on “Around the football grounds – A trip to Swansea

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