Around the football grounds – A trip to Newcastle upon Tyne

Si vola verso nord, più precisamente verso nord-est, con la nuova tappa della nostra rubrica alla scoperta degli stadi inglesi. In questa puntata il nostro aereo immaginario fa tappa nel Tyne and Wear, sulla sponda nord del fiume Tyne, a poco meno di 9 miglia dal Mar del nord: come avrete capito, siamo a Newcastle, città di circa 300.000 abitanti che nel tempo ha saputo rinnovarsi e non restare ancorata alla rivoluzione industriale ed al carbone, nella quale svolse un ruolo di primo piano. I suoi simboli, conosciuti in tutto il mondo, sono la Newcastle Brown Ale, una nota birra inglese; il Tyne Bridge aperto nel 1928 e da subito icona della città ed infine il Newcastle United F.C., il club di football più importante dell’intero Nord-est.

Immagine aerea di Newcastle

LA STORIA

Parlare dei campi da gioco del Newcastle è quanto di più bello ci possa essere per un appassionato perchè nella sua lunghissima storia il club ha disputato tutte le sue partite interne in un unico impianto, il St. James’ Park, il più vecchio stadio di tutta la Premier League. Le prime tracce storiche del terreno su cui sorgerà successivamente lo stadio si possono già trovare nel Medioevo, essendo questo una postazione strategica, rialzata rispetto ai terreni circostanti: nel 1357 questa zona formava il confine sud di Town Moor, una enorme area di 1200 acri i cui diritti di sfruttamento furono donati ai Freemen della città proprio in quell’anno (per i non avvezzi alla storia medievale, i Freemen erano coloro i quali non eranno sottoposti ad alcun vincolo feudale). Scorrendo avanti le lancette del tempo e sfogliando i libri di storia, troviamo più volte citata quest’area, che fu utilizzata come base per attacchi alla città (da parte degli scozzesi) e, soprattutto, come sito per le esecuzioni pubbliche: si narra addirittura che nel 1829 la pena capitale per un’assassina abbia attratto più di 20mila persone! Nello stesso altro inoltre l’area iniziò ad essere sviluppata in senso residenziale, con la costruzione del Leazes Terrace (una sorta di condominio di lusso in stile Georgiano) sul lato est del terreno, segnando la fine delle esecuzioni (che continueranno però fino al 1844 nei terreni limitrofi).

Uno scorcio dei Leazes Terrace oggi

E proprio sui lembi di terra prossimi alla nuova, enorme, costruzione, si iniziarono ad intravedere le prime attività calcistiche. Siamo nel 1880 e i Newcastle Rangers furono il primo club a creare qui un campo da calcio, che misurava 120 yards in lunghezza e 60 in larghezza, con la caratteristica di una lieve inclinazione. I Rangers rimasero qui fino al 1882, dopodichè per alcuni anni il campo rimase inutilizzato: toccò al Newcastle West End riaprire St. James’ Park (già allora fu scelto tale nome, in omaggio al vicino St. James Terrace) e apportare le prime migliorie sottoforma di una riduzione della pendenza del terreno e la prima vera delimitazione del campo di gioco tramite recinzioni alte circa 2.5 metri. Siamo comunque ben lontani dall’avere uno stadio perchè altri confort, sia per il pubblico, sia per i giocatori, non c’erano: gli spogliatoi infatti erano situati all’esterno dell’impianto, in particolare per la squadra di casa erano situati in un piccolo Inn, il Lord Hill, sul lato opposto del terreno (Barrack Road) mentre gli ospiti erano costretti a cambiarsi in un pub in centro e ad essere successivamente accompagnati al match tramite carrozze. Successivamente furono aggiunte assi di legno nelle zone destinate al pubblico e addirittura una piccola sala stampa sul lato del Leazes Terrace, grazie al permesso dei Freemen.

I primi veri lavori sul campo, datati 1899

L’avventura del West End finì nel maggio 1892, ma St. James’ Park non rimase inutilizzato perchè prima di saltare definitivamente, il club contattò i rivali dell’East End per invitarli ad ereditare l’affitto e l’utilizzo del terreno. La proposta fu accettata con entusiasmo, ma i primi tempi non furono facili perchè arrivarono subiti gli scontri con i Freemen: il club costruì immediatamente una nuova stand senza interpellare questi ultimi e, a malincuore, la stand dovette essere rimossa. Il debutto avvenne il 3 settembre 1892 con un’amichevole contro il Celtic di fronte a 6 mila persone; 4 mesi dopo il nome del club fu cambiato e nacque il Newcastle United. A quell’epoca la capienza dell’impianto era di circa 15mila persone e il Newcastle iniziò presto a sfruttarla pienamente: fu chiaro che bisognava ampliare lo stadio, ma ancora una volta i Freemen fecero ostruzione permettendo solo minimi miglioramenti e non concedendo un abbassamento dell’affitto nonostante i problemi finanziari del club. Come spesso succede, fu un evento tragico a smuovere le acque: il club raggiunse la promozione nel 1898 e la stagione successiva, contro il Blackburn, lo stadio fu pieno all’inverosimile, tanto che la calca causò il collasso delle recinzioni con numerosi ragazzi feriti. Questo, e la fermezza del club e dei fans in città durante il dibattito sull’utilizzo di St. James Park (i residenti in zona avevano inoltrato lamentele ufficiali per i rumori durante le partite) spinsero i Freemen ad aumentare il terreno a disposizione del club, che si trovò quindi nelle condizioni ideali per riprogettare l’intera zona: fu infatti spostato il terreno di gioco permettendo di ricavare dei Terraces sia sulla End prossima a Leazes Park, sia sulla Leazes Side con miglioramenti anche alla piccola stand presente nella end opposta.

Un altro scorcio dei lavori del 1899

La capacità raggiunse quota 30mila, ma si era ancora ben lontani da un campo di buon livello. Gli eventi a testimoniare tutto questo risalgono nei primissimi anni del 900: nel febbraio del 1901 il campo divenne un’immensa sabbia mobile dopo una gelata, il posizionamento di paglia sul campo e la successiva pioggia con sabbia buttata sul terreno per cercare di evitare il disastro totale, che peraltro avvenne. Tuttavia questo non impedì, il mese successivo, di ospitare il primo match internazionale contro il Galles. Ma, purtroppo, non fu l’unico evento disastroso: tre settimane dopo arrivò il Sunderland in città e già allora la rivalità era talmente aspra che 35mila persone affollarono lo stadio, con molte altre fuori in attesa di entrare: fu un attimo sfondare le recinzioni ed il campo divenne proprietà delle schermaglie tra tifosi. Partita mai giocata, ma che fu importante per far capire che il seguito del club stava decisamente crescendo ed era ora di mettere veramente mano a St. James’ Park. Il 1905, con la conquista della finale di Coppa e, soprattutto, la vittoria del primo titolo nazionale, fu l’anno decisivo per l’ammodernamento: i dirigenti del club, dopo aver visitato gli impianti del Celtic Glasgow e del QPR subito dopo l’intervento di Archibald Leitch, decisero di rifare tutto lo stadio. Non fu però assunto Leitch in persona, tuttavia i progetti furono ispirati decisamente ai suoi lavori. I lati est, nord e sud dello stadio, occupati da terrace in legno, furono completamente demoliti e rifatti in cemento, con una fune metallica (perdonate la traduzione letterale di wire-rope) a fare da barriera, sulla scorta del modello scozzese. Sul lato ovest invece nacque la nuova West Stand, realizzata sul modello della nuova stand del Middlesbrough aperta due anni prima. Sviluppata lungo tutta la lunghezza del campo di gioco, era dotata di 4680 posti a sedere preceduti da una vasta area, il paddock, dedicato ai posti in piedi. La copertura, totale per i posti a sedere, era caratterizzata da una nicchia centrale al cui interno vi era una spaziosa sala stampa, alla quale si accedeva tramite una scala a chiocciola di ferro ben visibile (seppur coperta) dall’esterno. La facciata esterna era già allora imponente (soprattutto per l’epoca), con l’ingresso leggermente rialzato rispetto al terreno circostante. Dall’alto era già possibile ammirare un impianto “moderno”, con la L formata dai Leazes Terrace e dalla South Stand. All’interno vi erano tutti gli uffici del club, gli spogliatoi, una sala biliardo per il relax dei giocatori ed addirittura una piscina.

St. James’ Park dopo il lifting dei primi anni del 900

L’inaugurazione fu effettuata da Lady Mayoress (termine elegante per indicare la moglie del sindaco) il 6 settembre 1905 e quello che più colpì i giornalisti accorsi non fu la nuova tribuna, ma le corde metalliche che separavano il campo dagli spalti, facendo dire a qualcuno che sembrava di essere ad un ippodromo. La capacità ufficiale dichiarata era di 65 mila persone e l’attendance crebbe immediatamente da una media di 20-25 mila persone a 33mila circa, con un picco di 56 mila spettatori per il Tyne-Wear Derby. Nonostante l’ottimo periodo del team, i residenti non erano ancora del tutto convinti di avere il club come vicino di casa e cercarono in tutti i modi di fare nuovamente ostruzionismo. Per questo motivo, negli anni successivi non vennero apportate grandi modifiche alla struttura, se non il rifacimento del terreno di gioco nel 1910; tuttavia i residenti non riuscirono ad impedire il rinnovo della concessione dello stadio, avvenuto nel 1911. Durante la prima guerra mondiale la zona divenne sede militare, con St. James Park a far da base per 200 soldati e 150 cavalli, con una modesta compensazione monetaria per il Newcastle.

Gli storici cancelli dello stadio

Al termine del conflitto, il club dovette investire più di 4000 sterline per sistemare non solo il campo, ma anche le recinzioni, con l’abbandono delle funi metalliche e l’arrivo delle barriere di cemento. Un’ulteriore sistemazione del terreno fu necessaria nel 1923, dopo numerose lamentele da parte dei giocatori per le pessime condizioni in cui versava; in più fu creato una sorta di tunnel d’accesso per separare il pubblico dai giocatori durante l’ingresso in campo, fonte spesso di problemi di ordine pubblico o per il troppo affetto verso i giocatori di casa, o per le intimidazioni agli avversari. Cambiò anche l’alimentazione delle varie strutture presenti nello stadio grazie all’arrivo dell’energia elettrica e nel 1926 anche il Newcastle contattò Archibald Leitch. L’architettò partorì un progetto sensazionale per i tempi, che prevedeva la realizzazione di una double-decker stand nella parte Sud (la Gallowgate End) e di una copertura ad L per i rimanenti due settori; tuttavia, per motivi legati a nuovi conflitti tra il Concilio Cittadino ed il club, l’unico miglioramento che fu realizzato fu la copertura della North Stand, la Leazes Park End, non estesa alla East Stand per la presenza dietro di questa di case popolari.

Il progetto di Archibald Leitch

I conflitti comunque non minarono la popolarità del club, che nel 1930 ottenne il record di presenze assoluto al St. James’ Park, quando ben 68.386 persone assistettero alla sfida contro il Chelsea. Fino alla seconda guerra mondiale si assistette ad una sorta di tregua nelle dispute tra Club e Concilio Cittadino per il miglioramento dello stadio, ma con la ripresa delle attività sportive nel dopoguerra, il clima si fece di nuovo molto teso.

La facciata della main stand nel 1930

Il botteghino era molto favorevole al club, che fu in grado di attirare più di 56 mila persone a partita nel 1947-48 nonostante giocasse in seconda divisione; questo portò a presentare al Concilio nuovi progetti per l’ampliamento: in cantiere vi erano l’estensione della copertura della Leazes Park End, un nuovo parcheggio e la costruzione di un centro di allenamento dietro la Leazes Park End. Tutti e 3 i progetti furono rifiutati, nonostante il club disponesse dei fondi necessari alla realizzazione e l’unico intervento fatto fu il completamento della cementificazione dei terraces. Nel 1953 furono installati i riflettori su concessione della città, tuttavia al club fu giocato un brutto scherzo nella partita inaugurale contro il Celtic nel febbraio dello stesso anno: a metà partita i riflessoti furono spenti, lasciando gli spettatori al buio completo. La struttura dei riflettori era primitiva, con piccoli “fari” sul tetto della West Stand e pali sulla Leazes Side: questo comunque bastò a far disputare la prima storica partita in notturna della FA Cup, un replay del primo turno tra Carlisle e Darlington il 28 novembre 1955, con ben 34.257 spettatori. I riflettori veri vennero installati nel 1958, in stile scozzese: pilastri altissimi sulle due end (45 metri) a dominare la skyline e con la capacità di illuminare non solo il terreno di gioco, ma tutta l’area circostante.

I riflettori a St. James’ Park

E nonostante questo, ancora una volta furono rifiutati i progetti di ampliamento, che prevedevano stavolta la realizzazione di una nuova East Stand. E’ spontaneo chiedersi le origini di un tale astio e, scavando nella storia di Newcastle, scopriamo come a capo del concilio cittadino a quel tempo c’era T. Dan Smith (che sarà successivamente implicato in uno scandalo di corruzione) mentre nella dirigenza dello United c’era il suo avversario politico William McKeag. Il calcio quindi divenne la valvola di sfogo delle rivalità politiche, con il climax raggiunto negli anni 60: nel 1962 St. James Park fu scelto come sede per la Coppa del Mondo del 1966 in cambio di un ampliamento dell’impianto. Presto fatto? Nemmeno per sogno. Il permesso per aggiungere questi nuovi posti acuì ulteriormente la lotta politica, con il Concilio Cittadino che rifiutò l’ennesimo progetto proposto dal club.

St. James’ Park negli anni 60

Emersero anche nuovi nodi, tra cui il rinnovo del permesso di gestione addirittura dell’impianto, per cui lo United era alla ricerca di un contratto a lunghissimo termine. Il Concilio inizialmente pretese una maggior vicinanza del team alla città e voleva imporre l’uso per tutti dello stadio: in questa direzione nacque il progetto di espansione proposto dalla città, con la realizzazione di un impianto polivalente. Il tutto, ovviamente, non fu nemmeno preso in considerazione dal club.

Il progetto proposto dalla città nel 1964

Nel frattempo la Football Association entrò a piedi pari nella contesa, togliendo la coppa del Mondo a St. James Park per darla alla città di Middlesbrough. Nel 1966 il braccio di ferro sulla gestione dello stadio si allentò con una licenza di 5 anni, ma fu semplicemente un mezzo per allungare i tempi della battaglia. Nel 1967 tornò alla carica il Concilio Cittadino, proponendo la realizzazione di un impianto avveniristico da 63 mila posti a patto da dividere tra squadra di football ed università.

Il progetto del 1967

Altra bozza del progetto del 1967

Non se ne fece nulla e la questione andò avanti, con il club che tuttavia iniziava a muoversi per conto proprio. Iniziarono a circolare rumors su un possibile trasferimento della squadra fuori città, in particolare nella zona nord di Gosforth, dove vi era un invitante terreno di 35 acri; addirittura si parlò di uno stadio condiviso tra Newcastle e Sunderland (e qui scommetto che ai tifosi delle due squadre un brivido lungo la schiena sia corso) ma nella realtà proseguì la dura lotta città-squadra che portò addirittura il club a dover togliere dalla maglia e dai programmi lo stemma cittadino. A rasserenare gli animi arrivarono due eventi: in primis la vittoria della Fairs Cup nel 1969 e, successivamente, l’intervento deciso dell’allora ministro dello sport, Denis Howell. Fu così che nel 1971 finalmente fu raggiunto l’accordo di gestione per 99 anni dell’impianto a favore dello United e si potè iniziare ad espandere il St. James Park con la costruzione di una nuova East Stand. L’architetto incaricato, Faulkner Brwon, realizzò una double-tier stand di stampo classico, con l’upper tier riservata ai posti a sedere e la lower-tier ai posti in piedi. La copertura, di stile totalmente differente non solo dal resto dello stadio, ma anche dal quartiere circostante (tanto da farlo risultare sciatto), teneva al riparo dalle interperie anche gli spettatori che affollavano i terraces.

In lontananza la nuova East Stand

Tutto questo avrebbe dovuto essere parte di un progetto di ricostruzione interessante tutti i settori ed effettivamente nel 1978 furono iniziati i lavori sulla Leazes Park End, spinti da una salatissima multa provocata dalle nuove regole scritte dal Safety of Sports Ground Act nel 1977. Tuttavia lo United fu retrocesso e contemporaneamente i costi della ristrutturazione aumentarono vertiginosamente: la rimozione della copertura, il livellamento dei vecchi terrace, la rimozione dei fari e la realizzazione delle prime fondamenta per la nuova double stand portarono via al club 500 mila sterline, lasciandolo sostanzialmente senza soldi. I lavori furono quindi interrotti, lasciando il pubblico senza il settore più caldo ed amato dell’intero impianto.

Un’immagine sempre triste, la demolizione di una stand: Leazes End, 1978

La risposta dei tifosi non si fece attendere, con le presenze allo stadio che diminuirono sino ad arrivare sotto i 20 mila di media. A ridurre ulteriormente la fiducia dei tifosi arrivò anche la decisione di togliere i covered terrace della East Stand in favore di executive boxes. L’impianto rimase quindi in una sorta di limbo, con un settore completamente inutilizzabile e la squadra che non riusciva a rinverdire i fasti di un tempo.

St. James’ Park, anni 80

A metà anni 80 iniziò il processo di svolta per tutti gli impianti inglesi con l’incidente di Bradford e contemporaneamente il Newcastle tornò in First Division grazie all’avvento di Kevin Keegan: nacque nuovamente il problema St. James Park e l’intervento più urgente lo meritava l’ormai ottantenne West Stand. Le cose non furono semplici, con la stand che inizialmente fu sistemata in maniera tale da riuscire ad ottenere l’agibilità in attesa dei soldi per ricostruirla: lo stallo si protrasse sino al maggio 1987, quando finalmente il concilio cittadino fece demolire la tribuna con una mossa a sorpresa, che lasciò spiazzato il club stesso (che infatti aveva già venduto i season ticket per la stagione successiva, trovandosi quindi a dover spostare gli spettatori che già avevano acquistato il loro pass). La progettazione e la costruzione della nuova stand fu affidata alla Traer Clark Associates che realizzò una struttura a singolo anello in cemento, rialzato rispetto al terreno per lasciar spazio ai terraces old-style che in realtà stridevano parecchio in confronto alla nuova struttura. I posti a sedere erano 6607, con 39 boxes situati nella parte più alta della stand ed una copertura translucente, molto simile alla Rous Stand di Watford, che tuttavia aveva un difetto, quello di lasciare scoperto non solo il paddock antistante, ma anche le prime file della tribuna stessa. Ma per il resto la costruzione fu esemplare, rifinita bene e dedicata a Jackie Milburn, il secondo miglior centravanti della storia del Newcastle deceduto nel 1988.

La nuova West Stand, inaugurata alla fine degli anni 80

Il costo economico fu elevato, ma ancor più sanguinoso fu il prezzo da pagare per il club, che con questa spesa si trovò in una situazione di ristrettezza economica incredibile; non solo, come tutti sapete arrivò anche in quegli anni il Taylor Report che distrusse definitivamente le certezze del club in quanto convertire ad all-seater il St. James’ Park rappresentava una spesa indicibile, quasi un’impresa, in un periodo in cui il club scivolò in Division Two. Innanzitutto c’erano le due end da rifare completamente e vennero inoltre alla luce le magagne della nuova West Stand, costruita in maniera tale da richiedere una lunga ristrutturazione per adattarla completamente alle nuove regole (includendo il paddock nei posti a sedere ed ampliando la copertura), ristrutturazione che avrebbe fatto perdere anche soldi in termini di biglietti stadio al club. In tutto questo si inserirono anche le dispute interne al club, che giunsero ad una svolta nel 1992, con l’acquisizione dei pieni poteri decisionali da parte di Sir John Hall, impresario locale.

St. James’ Park prima della ristrutturazione degli anni 90

Il primo passo, oltre all’importantissima promozione nella neonata Premier League, fu l’inizio della riqualificazione di una delle due end, la Leazes End. Subito dopo la promozione, fu demolita completamente e ricostruita secondo i canoni del Taylor Report: per via di alcune limitazioni dovute alla presenza del Leazes Park dietro la nuova tribuna, fu realizzata una single-tier stand con la presenza di due concourses a farla sembrare una two-tier. Ovviamente fu realizzata anche la copertura e la nuova stand venne raccordata tramite due corners alla East ed alla West Stand, con l’altezza della stand a ridursi progressivamente man mano ci si avvicina al confine con le due tribune.

I lavori negli anni 90: sullo sfondo la Leazes End, in primo piano la Gallowgate End in costruzione

Successivamente toccò alla Gallowgate End rinascere, specularmente alla Leazes Park: anche qui, quindi, una single tier stand raccordata alla East ed alla West con l’unica differenza che dall’alto, si poteva godere, dando le spalle al campo, di una magnifica vista sulla città; altri importanti miglioramenti vennero apportati alla West Stand, resa completamente all-seater, con estensione della copertura pur mantenendo la base originale. Anche la East Stand venne ammodernata ed infine vennero rifatti sia il terreno di gioco, sia il sistema di drenaggio che l’impianto di illuminazione, creando in questo modo un nuovo St. James Park, un gioiellino da 36.610 posti dotato di ogni confort.

Il gioiellino a fine anni 90

Il popolo Magpie rispose alla grande al nuovo impianto, grazie anche ai brillanti risultati della squadra: gli esauriti diventarono un’abitudine e presto si capì che nonostante la bellezza dell’impianto restaurato, una nuova espansione od una relocation erano necessari. Il primo pensiero fu la relocation e nacque immediatemente il progetto di Castle Leazes, a pochi passi da St. James’ Park, nel territorio di Leazes Park. L’idea era di realizzare un impianto moderno, un catino infuocato sulla falsariga dell’Amsterdam Arena, San Siro (a parere di chi vi scrive lo stadio più bello d’Italia) o del progetto dello Stade de France.

Il grafico del progetto Castle Leazes

L’idea, bellissima e approvata anche dai tifosi visto che si sarebbe rimasti sostanziamente dentro il centro cittadino, riportò alla luce i contrasti con la città. Il Concilio, dal canto suo, propose un nuovo impianto a Gateshead da 75mila posti, fuori città. In tutto questo St. James Park sarebbe stato riutilizzato per il rugby a costituire un polo multisportivo comandato da Sir John Hall, che nel frattempo aveva acquistato anche il team di Hockey ed il team di basket. Ad aggiungere pepe al dibattito in corso si aggiunse anche un comitato di cittadini assolutamente contrario a costruire su Town Moor (l’area di Leazes Park), con una petizione che raggiunse le 36mila firma; altro comitato costituito fu quello degli amici di Leazes Park e fu chiaro che il progredire del progetto avrebbe portato ad una dura ed estenuante battaglia. I piani furono quindi ridimensionati e si considerò l’idea di espandere nuovamente St. James Park portandolo ad una capacità di oltre 52mila posti grazie alla costruzione di due nuovi anelli, uno per la West Stand ed uno per la Leazes Park. Il progetto fu approvato nel 1998 ed i lavori terminarono nel 2000; come spesso succede però, non furono lavori tranquilli per il club, che si trovò a dover affrontare 4mila fans inviperiti per il notevole aumento di costo dei loro posti e per la possibilità di essere spostati. Iniziò un contenzioso legale che permise al club di spostare i fans e, come gesto di cortesia, il club rifiutò che i fans, dopo la sconfitta in tribunale, pagassero tutte le spese processuali, facendosene carico. E siccome ogni storia ha il suo lieto fine, il 23 agosto del 2000 il nuovo St. James Park aprì i battenti nella sfida di Premier League contro il Derby County.

I lavori dell’espansione definitiva

L’IMPIANTO ATTUALE

Uno dei simboli dell’impianto, gli scalini d’accesso

L’attuale St. James Park, in grado di ospitare più di 52 mila spettatori, è a soli 500 metri dalla Central Station di Newcastle. Situato su un piano rialzato rispetto alla zona circostante, domina la città ed anche dall’alto si fa apprezzare per la sua enormità. L’asimmetria la fa da padrone vista la presenza di due stand doppie e di due singole, con l’impressione che vi sia un angolo totalmente aperto (quello tra le due stand a singolo anello per la differente altezza) e due parzialmente aperti, con l’unico angolo chiuso totalmente tra la Main Stand e la Sir John Hall Stand. Impossibile poi non notare, nelle due stand più capienti, la presenza delle torri simili a quelle di San Siro che portano al terzo anello. Data la vicinanza al centro cittadino, non troviamo spazi enormi antistanti la zona, ma semplicemente l’impianto è inglobato tra le case ed il Leazes Park, uno dei polmoni verdi della città. I più attenti appassionati del calcio inglese avranno sicuramente notato come ci siamo sempre riferiti all’impianto col suo nome originale: tra il 2011 ed il 2012 il club vendette i naming rights di St. James Park alla nota catena sportiva Sports Direct, con l’obbligo quindi di rinominare il terreno Sports Direct Arena. Questo ha scatenato le ire dei fans, ma fortunatamente, dalla fine del 2012, il nuovo main partner commerciale dei Magpies ha concordato il ritorno all’unico vero nome dello stadio, St. James’ Park. Sul modo di scrivere e pronunciare il nome ci sono comunque numerose teorie. Come l’abbiamo scritto qui è la denominazione ufficiale, a differenza del famoso parco londinese che si scrive St. James’s Park: tuttavia non è noto se sia questo il motivo dell’assenza della seconda “s” o vi siano altri motivi, ma è certo che il nome e la pronuncia non prevedano la seconda s. E sapete bene, se conoscete il popolo inglese, come a queste cose ci tengano.Infine, caratteristica quasi unica, St. James’ Park, dalla ristrutturazione avuta luogo nel 1993, non ha un vero proprio scoreboard, ma solamente degli orologi digitali ai quattro angoli del campo. Ed ora addentriamoci, stand per stand, nell’attuale impianto.

St. James’ Park dall’alto, oggi

MILBURN STAND

L’esterno della Main Stand

Si tratta della main stand dell’impianto che è stata coinvolta pesantemente nell’ampliamento del 2000 nonostante la sua giovanissima età. L’aggiunta di un nuovo anello ha infatti comportato tutta una serie di modifiche alla stand originale ed il risultato è un’immensa double-tier stand sproporzionata nelle dimensioni tra la upper-zone e la lower-zone, con quest’ultima, che altro non è che la stand originale, decisamente più grande dell’altra. I tue tier sono separati tra loro da una serie di executive-boxes mentre la copertura è totale, in continuità con quella della Leazes End. I seggiolini sono colorati in diverse tonalità di grigio, con le ultime file che sono talmente in alto da far guadagnare il soprannome di Vertigo all’impianto (gli altri soprannomi comuni sono Paradise o Castle). Nella pancia della stand abbiamo, in posizione ovviamente centrale rispetto al terreno di gioco, gli spogliatoi ed il tunnel di ingresso più tutte le strutture dedicate ai media. La copertura, in vetro, è unica nel panorama inglese ed è un tutt’uno con la copertura della Leazes End, così come non vi sono interruzioni per quanto riguarda i posti a sedere tra le due stand confinanti. Dall’altra parte invece l’angolo alto è semiaperto, con un’appendice del tetto che chiude gli spalti ed evita che gli spettatori possano letteralmente saltare o peggio sulla copertura della Gallowgate end. L’esterno “stride” con tutto lo splendore interno della Stand: appare infatti un po’ anonimo, privo di personalità, anche se le vetrate, l’atrio e le scale in visione alleggeriscono notevolmente la struttura. Come detto nella parte storica, la West Stand è intitolata a Jackie Milburn, autore di 239 reti in 494 presenze con la maglia del Newcastle nell’immediato dopoguerra, secondo bomber di sempre dopo Alan Shearer, scomparso nel 1988, proprio durante i lavori di ammodernamento di St. James’ Park.

La Milburn Stand nel suo splendore

SIR JOHN HALL STAND

In diretta comunicazione con la Milburn Stand, altro non è che la Leazes End, dedicata allo storico proprietario del club, in grado di cambiarne radicalmente la storia (attualmente ancora in vita, anche se senza più quote di partecipazione). La struttura vista dal campo è speculare alla Milburn Stand, solamente meno capiente; qui, nel settore 7, trovano posto i fans più calorosi del club mentre nell’upper-tier, nell’angolo con la Milburn Stand, trovano posto i tifosi ospiti, per un massimo di circa 3mila unità. Sempre in questa stand ha sede anche il settore famiglie, creando un mix unico e ripetibile solamente in un ambiente inglese. All’interno, come nella Milburn Stand, troviamo aree per banchetti e conferenze più aree riservate per i fans dove poter mangiare e bere in tutta tranquillità. Alla East Stand, come si vede dalle immagini, è collegata mediante un appendice della copertura a riparare e a proteggere, come succede al confine Milburn Stand – Gallowgate End, da eventuali cadute. L’ultima curiosità riguarda la copertura, che, essendo in contiguità con quella della Milburn, rappresenta il più grande tetto di questo tipo in Europa, superando l’Old Trafford.

La Leazes End attuale

EAST STAND

La stand più piccola ed antica del nuovo St. James’ Park è destinata in futuro ad essere dedicata ad un’altra storica bandiera del club, Sir Bobby Robson, scomparso da pochi anni. La struttura è a single-tier (anche se in passato era conosciuta come una two-tier), in diretta continuità con le due stand adiacenti senza così avere punti di rottura con il resto dell’impianto. Sullo spessore del tetto troviamo la scritta Newcastle United; all’esterno la stand ha pochissimo agio, dato che, come avrete letto nella parte storica, è costruita proprio davanti agli storici edifici del Leazes Terrace e questo fatto renderà difficilmente espandibile la tribuna, lasciando quindi per sempre l’asimmetria caratteristica di questo stadio.

La East Stand

GALLOWGATE END (NEWCASTLE BROWN ALE STAND)

Utilizziamo il nome storico per indicare la seconda End di St. James Park, anche se il nome ufficiale, da uno sponsor tipicamente inglese (come si intuisce dal nome), è un altro. Il nome storico nasce dall’utilizzo originario del terreno (rappresenta la struttura impiegata per l’impiccagione) ed è difficile cambiarlo, così come è stato impossibile cambiare la denominazione dello stadio con quella di uno sponsor. Costruita subito dopo la Leazes End pre-ristrutturazione, è una tribuna single-tier che, per motivi economici non è stata ampliata alla fine degli anni 90 e che è speculare al lower-tier della John Hall Stand in tutto e per tutto. Anche qui le comodità non mancano, in particolare abbiamo lo Shearer’s Bar che è uno dei punti nevralgici della night life della città ed è accessibile solamente dall’esterno dello stadio; qui inoltre abbiamo anche la stazione di polizia dello stadio, il megastore e il museo del club. Inoltre, ed è una notizia che farà molto piacere a tutti i veri amanti degli stadi inglesi, di questo in particolare, dalla stagione 2013-14 verrano rimesse, all’esterno di questa stand, le famose gates che fino ai primi anni 90 accoglievano i tifosi al St. James’ Park. Sulla Gallowgate End esiste infine un piano di espansione che prevede la costruzione di un nuovo anello, rendendo più uniforme e meno dispersiva la struttura dell’impianto, con la capienza che arriverà a 60mila persone.

La Gallowgate End

Le gates che presto faranno ritorno a St. James’ Park

L’ATMOSFERA

Per creare un’atmosfera particolare in questo impianto basta l’ingresso in campo col tutto esaurito (cosa che accade abbastanza spesso, pensate che l’attendance media della stagione appena terminata è sopra alle 50 mila persone!); a questo uniteci che gli oltre 50mila spettatori spesso sono indemoniati e potete immaginare come spesso e volentieri l’atmosfera qui sia elettrica. Negli ultimi anni, a dire il vero, le testimonianze parlano di un ambiente meno “intimidatorio” dal punto di vista del tifo. Come detto, i tifosi più vocali sono nel lower-tier della Sir John Hall Stand, ma sta prendendo piede un movimento di tifosi intenzionati a riportare agli antichi fasti la loro reputazione in termini di vocalità e che vogliono localizzarsi nell’upper-tier della medesima stand, per contrastare a livello canoro i tifosi ospiti. Un altro gruppo di tifosi intenzionati a riportare in alto il tifo al St. James Park sta trovando posto nell’angolo Sud-Est, quello tra la East Stand e la Gallowgate End. I tifosi del Newcastle sono universalmente conosciuti come la Toon Army, con il nome Toon che origina dalla pronuncia Geordie (il dialetto locale e nick con il quale sono conosciuti gli abitanti di questa zona).

Il coro caratteristico prende spunto dall’inno non ufficiale della regione, “Blaydon Races”, famosa canzone folk composta nel 19esimo da George Ridley (al quale sono dedicati i due video); altra canzone molto popolare che viene suonata prima del match è Local Hero di Mark Knopler, praticamente un Geordie adottato.La rivalità principale è quella con il Sunderland nel Tyne-Wear derby, che trova origini sia nella storia delle due città, sia nella storia calcistica. Purtroppo recentemente il derby si è guadagnato le luci della ribalta per gli scontri susseguenti alla partita di ritorno della Premier League 2012/2013, con il trionfo dei Black Cats, ma questo non cambia l’unicità dell’aria che si respira durante questa partita.

CURIOSITA’ E NUMERI

Nonostante il gran rifiuto avuto dalla FA per i mondiali del 1966 dovuto alle dispute cittadine, St. James’ Park ha avuto occasione di ospitare numerosi incontri internazionali, sia della nazionale inglese, sia di altre nazionali durante manifestazioni mondiali. In particolare questa è una delle case della Nazionale durante il periodo della ricostruzione di Wembley; si sono inoltre disputati alcuni incontri di Euro 1996 e diverse partite del torneo di calcio delle Olimpiadi 2012. Sempre in ambito calcistico il terreno di gioco ha ospitato numerose partite di esibizione e beneficenza; è stato inoltre scelto per i mondiali di rugby del 2015, all’interno dei quali ospiterà Scozia, Sudafrica e gli All-Blacks.
St. James’ Park è stato inoltre casa per molti musicisti di fama mondiale, tra cui i Rolling Stone, Bruce Springsteen, i Queen, Bob Dylan, Brian Adams e Rod Stewart; infine qui si sono girati anche film e programmi televisivi. Per affetto noi citiamo Goal!, film che narra le avventure fittizie di un giovane aspirante calciatore, Santiago Munez, che viene acquistato dal Newcastle.

Capacità: 52.404

Misure del campo: 105 x 68 metri

Record attendance: 68.386 (1930 – Division One vs Chelsea)

Record attendance attuale: 52.325 (2005 – Premier League vs Manchester United)

FONTI

Wikipedia

Newcastle United official site

Football ground guide

Groundhopping

– Simon Inglis: Football Grounds of Britain (1997 – Collins Willow)

4 thoughts on “Around the football grounds – A trip to Newcastle upon Tyne

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