Premier League 2012-13 Review

Dovete credermi sulla parola. Questo era il mio pronostico targato agosto 2012.

Se volete potete saltare a piè pari tutto quello che è scritto in corsivo. Per semplicità ho messo le venti posizioni in classifica in una lista in fondo.

Sarà nuovamente Manchester affair

Non ci saranno più le bandiere, ma l’ultimo a passare dall’Arsenal al Manchester United fu Viv Anderson (terzino destro) nel 1987. Fu il primo giocatore in assoluto acquistato da Sir Alex Ferguson al Man Utd. Costò £250,000. Oggi per cento volte quel prezzo (che sarà invece la sua paga settimanale per quattro anni) Ferguson strappa all’Arsenal il 29enne Robin Van Persie. Si forma così il quartetto d’attacco Rooney-Welbeck-Hernandez-Van Persie (95 gol combinati nella scorsa stagione) ed il manager scozzese promette il Triplete come nel 1999 (quartetto d’attacco Yorke-Cole-Sheringham-Solskjaer).

Il Man Utd diventa così la squadra favorita per la Premier League nel 2012-13. Certo ad Old Trafford hanno speso più di altri (nonostante l’enorme debito creato dai Glazer, ma giudicato “manageable” dalle regole del FFP) e devono pure scaricare Dmitri Berbatov (pagato £31m), anche se sembra che nessuno lo voglia. Certo, Ryan Giggs ha giocato il suo primo torneo estivo e potrebbe risentirne e certamente Paul Scholes ha un anno in più, ma una stagione senza trofei (la prima dal 2005) per Ferguson significa vendetta.

La mossa Van Persie è la risposta al gol di Sergio Aguero che ha trafitto al cuore lo United al novantatreesimo minuto dell’ultima partita di campionato. Vedere i rivali del City che festeggiano il titolo dopo 44 anni, mentre Ferguson aveva detto che sarebbe morto lui prima, deve essere stato doloroso. Meno che morire, credo, ma abbastanza. E dal Borussia Dortmund è arrivato, per £12m, anche Shinji Kagawa. Ma sono davvero in attacco i problemi dei Red Devils?

Il 2-3 con il Blackburn, lo 0-3 a Newcastle, il 3-3 con Il Chelsea ed il 4-4 con l’Everton fanno 13 gol subiti in 4 partite. Li hanno chiamati Defensive Horror Shows. Per non parlare dell’1-6 in casa contro il City. Il ritorno di Nemanja Vidic dovrebbe aiutare, ma David De Gea ed alcuni pezzi della difesa restano, per me, una debolezza. Ferguson vuole vincere segnando ancora di più. Spesso ha avuto ragione lui.

Roberto Mancini invece ha potuto solo vendere. Il Man City ha speso tantissimo lo scorso anno e così l’unico arrivo è stato quello di Jack Rodwell (£12m) dall’Everton. Non hanno perso praticamente nessuno ed hanno a disposizione Carlos Tevez fin dall’inizio. Hanno finto interesse per Van Persie solo per alzare il prezzo.  Devono liberarsi di Emmanuel Adebayor (Tottenham) e forse anche di Edin Dzeko. Già così sono in troppi. La squadra è oggettivamente molto forte e con un altro difensore e, forse, un centrocampista, potrebbe ripetersi come campione. Ma ci saranno gli impegni europei, le coppe e le coppette. Mancini deve gestire le energie al meglio. Ha firmato un quinquennale per cui lavorerà tranquillo. Capitan Vincent Kompany ha firmato pure lui, per sei anni. Sergio Aguero ha detto no al Real Madrid. Yayà Toure e David Silva sono due campioni. Il City sarà lì fino alla fine, magari al novantaquattresimo questa volta.

Il Chelsea di Roberto Di Matteo ha perso Didier Drogba e Salomon Kalou. Dopo la cacciata di AVB, Di Matteo ha preso in mano la squadra e l’ha rivoltata. Ha però vinto “solo” la Champions League. Ora deve ripetersi in campionato. Per farlo ha fatto due acquisti pesanti: dal Lille è arrivato Eden Hazard (£32m) e dall’Internacional l’ennesimo brasiliano di nome Oscar (£25m). Per vincere la PL servono 80-90 gol. Non so da dove arriveranno, ma certamente servirà il vero Fernando Torres. La squadra sta invecchiando, Ashley Cole, John Terry, forse lo stesso Peter Cech andranno prima o poi rimpiazzati. Una soluzione sarà adottare lo stile calcistico catalano, come sembra volere il russo. Ci vorrà del tempo, forse, ma il posto dietro alle due di Manchester il terzo posto potrebbe essere alla portata dei blues.

Arsenal. Wow.  Considerando gli ultimi sette anni, Robin Van Persie è il quinto capitano che lascia il club dopo Patrick Vieira, Thierry Henry, William Gallas e Cesc Fabregas. La fascia deve essere allergica o cosa? Nulla è perduto. Robin non è mai stato Batman. In otto campionati ha avuto una grande stagione e cinquantasette infortuni. Il prossimo anno avrà trent’anni. E mentre Arsene Wenger negoziava con il mondo, all’Emirates erano già arrivati Olivier Giroud (dal Montpellier) e Lukas Podolski (dal Colonia) per un totale di £24m. Con altri £14m il tecnico francese si era portato a Londra anche Santi Cazorla (dal Malaga).

Dodici mesi dopo aver perso Cesc Fabregas e Samir Nasri (ed essere arrivato comunque terzo) ora se ne va Van Persie. Ed anche Alex Song sembra in partenza, maglia blaugrana next. Ma ci sono sempre i giovani inglesi: Theo Walcott, Jack Wilshere, Oxlade-Chamberlain, Aaron Ramsey. Non possono permettersi di non andare in Champions League.

Il Liverpool ha segnato praticamente la metà dei gol del Man City nella scorsa stagione (47 contro 93). La difesa del City ha subito 29 gol, quella del Liverpool 40. È anche vero che l’attacco del Liverpool ha colpito un paio di dozzine pali e traverse, ma non è abbastanza per giustificare il fatto che c’è un problema offensivo. E non mi riferisco alle stupide frasi di Luis Suarez! Il calcio è anche avere la mira buona. Il talentuoso uruguagio, cavallo pazzo Andy Carroll e l’ex giallorosso Fabio Borini (scelto da Rodgers) devono consegnare la posta a casa.

Un deludente ottavo posto (dietro anche all’Everton) va cancellato. Peggior risultato in diciotto stagioni. I proprietari hanno così cacciato Kenny Dalglish e scelto l’emergente Brendan Rodgers (Swansea City). Con lui è arrivato il centrocampista Joe Allen ed un nuovo modo di giocare a calcio. Arrivare nelle prime quattro sarebbe un miracolo, ma finalmente un serio rebuilding sembra essere cominciato. Ed arriverà dall’Heerenveen Oussama Assaidi, visto che il Barcellona ha trattenuto Cristian Tello. Il marocchino sarebbe il terzo acquisto di Rodgers. Quinto posto? Un Steven Gerrard sano potrebbe tornare molto utile.

Tottenham. Non tutti sono Mourinho! Lo ha dimostrato Andre Villas-Boas al Chelsea ed ora gli Spurs vogliono provarlo un’altra volta. O magari no? AVB ha recentemente ammesso di aver fatto alcuni errori a Stamford Bridge e che non ripeterà le malefatte a White Hart Lane. Intanto aspetta la firma di Emmanuel Adebayor e si sta liberando di Luka Modric (Real Madrid). Sinceramente non ho capito il licenziamento di Harry Redknapp.

AVB ha preso Jan Vertonghen dall’Ajax e Gylfi Sigurdsson dall’Hoffenheim (era inseguito anche dal Liverpool). Sono partiti Niko Kranjcar (Dynamo Kiev) per £5.5m, Vedran Corluka (al Lokomotiv Moscow) per £5m e Steven Pienaar (ritornato all’Everton) per £4m. Rilasciato Louis Saha (che ha appena firmato con il Sunderland) e si è ritirato lo sfortunato Ledley King. Oltre alla sicura partenza di Modric. Deve tenersi stretto Gareth Bale, altrimenti… London riots!

Insomma ci sono da ricostruire un po’ di cose. Sarà dura entrare nelle prime quattro. La pressione è tutta su AVB e su chi lo ha scelto.

Newcastle. Non credo che si ripeteranno, ma Alan Pardew è stato bravissimo lo scorso anno. Praticamente Pardew ha la stessa squadra. Minime le mosse. È tutto nei piedi di Papiss Demba Cisse, Yohan Cabaye e Cheick Tiote. Il sogno sarebbe il quarto posto. L’incubo finire dietro al Sunderland.

Sunderland. Visto che non sopporto l’Everton metto davanti i Black Cats. Martin O’Neill li ha trascinati fuori dalle paludi della zona retrocessione e non ha ritenuto necessario spendere praticamente nulla per rinforzare la squadra. Il recentissimo arrivo di Saha e quello di Carlos Cuellar, free dal Villa, le uniche mosse. Ha incassato £6m per Asamoah Gyan e magari qualcosa potrebbe comperare, ma con tutta la offseason a disposizione credo che O’Neill possa fare molto bene allo Stadium of Light (ed anche fuori casa ovviamente!).

Everton. Sarò cattivo. Perennemente nel limbo di metà classifica, gli highlight della stagione sono stati un 4-4 con lo Utd che ha rovinato la stagione all’amico Ferguson (HAHAHA!) ed un insperato settimo posto, davanti ai Reds. La gente a Goodison Park si sta addormentando e guarda sconsolata David Moyes, con quella sua faccia pallida e slavata, che si lamenta dei suoi Toffees e piange perché non ci sono soldi. Un giorno vendette un certo Wayne Rooney per miseri £24m. L’Everton finì quel giorno.

Stoke City. Il granitico manager Tony Pulis non ha praticamente fatto alcuna mossa. Non ci sarà il “peso” della Europa League quindi credo che Pulis sappia che il quattordicesimo posto dello scorso anno (inizio ottimo ma molta stanchezza nella seconda metà di stagione) abbia ragioni fisiche ed energetiche piuttosto che strutturali. La squadra c’è. Il problema potrebbe essere nel calendario: aprono in casa del Reading e poi giocano con Arsenal, City, Chelsea, Liverpool e Utd in cinque delle successive sei partite. Altro tour de force nel periodaccio di Natale con Tottenham, Liverpool, City e Chelsea in tre settimane. Potrebbero ritrovarsi a lottare nella zona retrocessione per lungo tempo.  

Norwich City. La partenza di Paul Lambert ha aperto le porte a Chris Hughton. Hughton ha fatto bene al Birmingham City lo scorso anno (erano retrocessi ed Alex McLeish si era rifiutato di allenarli sotto la spada di Damocle: promozione o licenziamento!) sfiorando la promozione. Ma Lambert aveva lavorato benissimo a Carrow Road. La signora ha dato al manager il più alto budget nella storia dei Canaries. Hanno preso Robert Snodgrass dal Leeds United e Michael Turner dal Sunderland. Ma il vero colpo dell’estate è stato trattenere il centravanti Grant Holt, che dopo aver chiesto il trasferimento, ha firmato un triennale.

West Ham. Una delle mie preferite. Bellissimo rivederli in Premier League. Candidati alla retrocessione per molti. Vado controcorrente e li metto qui, ampiamente salvi, guidati magistralmente dal mago Sam Allardyce. Lotteranno alacremente, questo è certo, ma servono anche i gol. Dal Sochaux è arrivato Modibo Maiga che dovrebbe aiutare Carlton Cole. Hanno tentato di “affittare” Andy Carroll, ma lui ha rifiutato. A difendere i pali c’è ora Jussi Jaaskelainen, arrivato dal retrocesso Bolton.

Fulham. Se perdono Clint Dempsey, come sembra, potrebbe essere un colpo devastante. Hanno già perso il capitano Danny Murphy, approdato al Blackburn. Martin Jol tenterà lo sviluppo di alcuni giovani e un gioco basato sulla velocità. Dall’Amburgo è arrivato Mladen Petric, interessante acquisto. Craven Cottage sarà ingrandito a 30,000 posti.

Aston Villa. La buona notizia è che la leucemia di capitan Stiliyan Petrov è in remissione. Paul Lambert, il nuovo manager, arrivato dal Norwich City, lo ha confermato capitano in absentia. Purtroppo la squadra, dopo la partenza di Martin O’Neill, non ha mai fatto bene. L’unica stagione di Alex McLeish si è rivelata la peggiore nella storia del Villa come record casalingo. È stato pertanto licenziato McLeish. Sono arrivati un paio di giocatori dal Feyenoord, Ron Vlaar e Karim El Ahmadi. Soprattutto quest’ultimo sembra dare qualche speranza ai Villans. Ma i problemi di budget (proprietario tirchio) restano. Grande club, pessimo owner, manager che sperano di fare bene, lavoro durissimo. Lambert sarà solo la prossima vittima? Salvi, ma con vergogna.

WBA. La partenza di Roy Hodgson per allenare l’Inghilterra ha lasciato un vuoto. La squadra non sembrava valere il decimo posto, eppure Hodgson lì li ha portati. Il nuovo manager, Steve Clarke, ex-assistente al Liverpool, non ha mai allenato, quindi potrebbe esserci qualche problema, ma gli acquisti (Ben Foster, portiere dal Birmingham e Claudio Yacob, centrocampista argentino dal Racing) paiono ottimi. È giunto, in prestito, dal Chelsea, anche Romelu Lukaku. Ok, il nome fa un po’ ridere, ma se questo inizia a segnare…

QPR. Salvi per miracolo, hanno subito 66 gol lo scorso anno e quindi Mark Hughes ha deciso di cambiare portiere (Robert Green IN, Paddy Kenny OUT) e di prendere Fabio da Silva in prestito dal Man Utd. Arrivati anche Samba Diakite dal Nancy, Park Ji-Sung dal Man Utd, Ryan Nelsen dal Tottenham e Andrew Johnson dal Fulham. Interessante anche l’arrivo del giovane Junior Hoilett dal Blackburn. Vedremo come funzionerà l’amalgama; è una delle squadre che ha cambiato di più. 

Wigan. Ogni anno li faccio retrocedere e poi loro si salvano. Sette vittorie nelle ultime nove partite (vittime, tra gli altri, Utd, Liverpool, Arsenal, Newcastle) hanno portato la salvezza. Roberto Martinez ha parlato con Liverpool e Villa e poi è rimasto a capo dei Latics. Hanno preso Ivan Ramis dal Mallorca per £4m e sono riusciti a trattenere Victor Moses (lo voleva il Chelsea). Salvezza, ma proprio per un pelo. 

Swansea. Anche loro hanno perso il manager. Arriva a sostituirlo il famoso Michael Laudrup. Ripetere l’undicesimo posto sarà molto difficile, nonostante gli acquisti di Jose Manuel Flores, dal Genoa, e di Michu dal Rayo Vallecano. In prestito dal Villarreal arriva Jonathan de Guzman. Le partenze di Joe Allen e Gylfi Sidgursson peseranno molto. Lavoraccio per Laudrup.

Southampton. Due promozioni consecutive ed ecco la Premier League. Esordio con il City, poi Wigan e in casa con lo Utd. Benvenuti! Hanno spesso £7m per Jay Rodriguez e Steven Davis (£800,000) dai Rangers. Ovviamente l’obiettivo del manager Nigel Adkins è la salvezza. Sarà dura.

Reading. Il club è stato acquistato dal russo Anton Zingarevich. Le stelle sono il portiere Adam Federici e l’attaccante russo Pavel Pogrebnyak, oltre all’altro attaccante Jason Roberts. Mikele Leigertwood (suo il gol promozione contro il Forest) riesce finalmente ad esordire in PL. E pure il manager Brian McDermott all’esordio in panchina in PL. Possibile finale thriller con il Reading in casa del West Ham all’ultima di campionato.

Dicevamo che queste erano le mie venti posizioni in classifica. Tra parentesi la reale posizione nella classifica finale della Premier League.

  1. Man Utd (1)
  2. Man City (2)
  3. Chelsea (3)
  4. Arsenal (4)
  5. Liverpool (7)
  6. Tottenham (5)
  7. Newcastle (16)
  8. Sunderland (17)
  9. Everton (6)
  10. Stoke City (13)
  11. Norwich City (11)
  12. West Ham (10)
  13. Fulham (12)
  14. Aston Villa (15)
  15. West Brom (8)
  16. QPR (20)
  17. Wigan (18)
  18. Swansea (9)
  19. Southampton (14)
  20. Reading (19)

Ovviamente gli errori più grossi sono stati, nell’ordine: la grande stagione del Swansea che non avevo assolutamente previsto, anzi li facevo retrocedere! Le deludenti stagioni di Newcastle e Sunderland che avevo messo nell’ordine giusto, ma molto più in alto in classifica. L’ottima stagione del West Brom, che avevo messo molto più in basso. La “tranquilla” salvezza del Southampton, altra mia candidata alla retrocessione. Il resto è andato abbastanza bene, anche se il Liverpool ha fatto peggio di quello che pensavo e l’Everton meglio. L’Wigan alla fine è retrocesso per pochissimo, l’ennesimo miracolo non è avvenuto. Sette squadre sono finite una vicina all’altra appena sopra alla zona retrocessione. Ed ogni singolo episodio avrebbe potuto cambiare le posizioni in classifica. Moderatamente soddisfatto.

Il Man Utd è stato strepitoso, ha segnato e subìto molto ad inizio stagione (3-2 al Fulham, 3-2 al Southampton, 4-2 allo Stoke, 3-2 al Chelsea, 3-2 al Villa, 4-3 al Reading, 3-2 al City, 4-3 al Newcastle), poi ha sistemato la difesa ed ha cominciato a non subire gol, segnandone a sufficienza (in particolare dalla vittoria per 1-0 a Fulham fino alla sconfitta nel derby) e con sei clean sheets (Fulham, Norwich, QPR, Everton, Sunderland e Reading) ha conquistato, di fatto, il titolo. Hanno fatto gol in venti giocatori diversi. Hanno – e per me questo è il segreto – vinto 19 partite su 20 contro le ultime dieci della classifica, il che significa massimizzare i punti contro i deboli. Per quanto gli scontri diretti valgano il doppio, vincere praticamente sempre con le piccole fa incamerare tantissimi punti ed è poi per gli altri impossibile recuperare. L’acquisto di Robin van Persie è stato decisivo (capocannoniere della PL con 26 gol). Il rendimento di tutti è migliorato rispetto alla stagione precedente. Alla fine è arrivata la sorpresa del ritiro di Ferguson. Moyes ha una panchina enorme da riempire.

Il Man City invece ha deluso. Ripetersi non è mai facile. Contro Ferguson con il dente avvelenato è stato impossibile. Alla fine i Citizens hanno perso sei volte (solo una in più dello United) ma i nove pareggi sono costati troppo. Una squadra come il City deve sempre giocare per vincere. La precoce eliminazione dalla Champions League, seppur dolorosa, poteva comunque risparmiare eccessive fatiche, invece anche questo non è bastato. Il gap con i rivali cittadini è cresciuto ed ha raggiunto livelli quasi imbarazzanti. Sono costate molto tre incertezze gravi del solitamente affidabile Joe Hart (gol regalati al Sunderland, al Southampton ed al West Ham). Alla fine lo United ha tirato un po’ i remi in barca e la differenza si è ridotta, ma mai nel corso della stagione si è avuta la sensazione che il titolo fosse alla portata dei ragazzi di Mancini che hanno segnato 20 gol in meno dello United. Mancini poi è stato licenziato senza tante cerimonie. La sconfitta nella finale della FA Cup è stato, ingiustamente, il colpo di grazia. Vedremo chi sarà scelto per rimpiazzarlo (le voci sempre più insistenti parlano di Manuel Pellegrini del Malaga). Il club, ora che ha il talento, necessita di stabilità in panchina.

Terzo in classifica è finito il Chelsea. Ed ecco la terza panchina consecutiva al top che avrà un inquilino differente all’inizio della prossima stagione. La cosa è abbastanza sconcertante. Sembra quasi che per salvare il posto si debba semplicemente vincere tutto (o neppure quello basta vista la fine che sta facendo Jupp Heynckes al Bayern Monaco). Comunque… a Roberto Di Matteo che aveva portato la Champions League è seguito Rafael Benitez che ha portato l’Europa League. Ora toccherà nuovamente ad Jose Mourinho. Il clamoroso errore del suo licenziamento è stato pagato molto caro in questi anni dai blues in campionato. Come già sottolineato vincere la Champions League può essere anche un colpo di fortuna, vincere la Premier League no. Lo Special One è mancato. Alla fine la squadra ha reso meno di quello che ci si aspettava, ma un anno d’esperienza inglese non può che far bene ai vari Cesar Azpilicueta, Eden Hazard ed Oscar. L’apparente rinascita di Fernando Torres (finalmente nuovamente a segno con una discreta frequenza, seppur solo 8 gol in 28 partite di PL) ed il ritorno del portoghese numero uno potrebbe addirittura mettere i ragazzi di Stanford Bridge al posto di favoriti per il 2013-14.

Quarto è finito il francese. Arsene Wenger ha perso il pezzo da novanta (RvP) e non lo ha realmente sostituito. Però i Gunners hanno segnato 72 gol (terzi di tutta la PL). E se avessero tenuto l’attaccante olandese? Del senno di poi… Anche nel caso dell’Arsenal comunque i dieci pareggi (20 punti lasciati in giro) pesano come macigni. Hanno centrato il quarto posto soffiandolo per un solo punto ai rivali del Tottenham, era l’obiettivo assolutamente minimo, ma necessario per guardare con fiducia al futuro.

Al quinto posto il Tottenham. Aver strappato quattro punti su sei al Man Utd, aver vinto ad Old Trafford, avere nelle proprie file il giocatore dell’anno, non è bastato alla squadra di White Hart Lane. Il portoghese numero due Andre Villas-Boas ha fatto un egregio lavoro, ma è quasi incredibile, secondo me, che gli Spurs non siano finiti, non dico nei top 4, ma addirittura secondi; tale era il potenziale. Solo sei punti comunque li dividono dal Man City. Sono stati molto efficienti (o forse fortunati), perché con una differenza reti di +20 hanno fatto soltanto un punto in meno dell’Arsenal (che ha finito la stagione a +35). Ed allora che cosa è mancato? La continuità. Non si possono perdere 5 punti con il Wigan, 4 con il Norwich, 3 con il Fulham. Ci sono partite in cui il Tottenham sembra non esserci mentalmente. Altre, ad esempio alcuni derby londinesi, in cui gioca con il fuoco addosso. Scommetto che AVB, il più giovane manager della PL, troverà la soluzione al dilemma, posto che riesca a trattenere a Londra il fantastico Gareth Bale. AVB ama il ritmo, lo alzerà per mettere sotto pressione le rivali del nord e quelle di Londra.

Sesto l’Everton che ha segnato solo 55 gol, ma ha pareggiato più di tutti in PL (15 volte). David Moyes con uno dei lavori migliori di sempre, vista la squadra e gli avversari. Grandi stagioni di Leighton Baines e Marouane Fellaini. Appena davanti al Liverpool, ma con grande orgoglio. I due derby sono finiti in pareggio, ma l’Everton è sembrata più squadra. Moyes sarà rimpiazzato da Roberto Martinez, impresa non facile e poi bisognerà evitare che si porti via i migliori giocatori a Manchester. Sarà un’estate calda a Liverpool.

Caldissima anche per i reds! Delusione è la parola che definisce meglio la stagione dei ragazzi di Anfield. Brendan Rodgers ha avuto il suo da fare a tenerli sotto tensione. Gli acquisti di Daniel Sturridge e Philippe Coutinho lo hanno aiutato, ma per il gioco che lui vuole imporre, con un insistente pressing molto alto, saranno necessari altri innesti, non necessariamente delle stelle. La situazione di Luis Suarez (23 gol) ha portato trionfi e tragedie. Che ne sarà di lui? Qual è il vero Liverpool? Quello che ha perso 3-0 in casa del West Brom per aprire male la stagione e 2-0 in casa con lo stesso West Brom oppure quello che ha segnato sei gol al Newcastle, cinque al Norwich (due volte) ed al Swansea e quattro al Fulham, oppure ancora quello eliminato dall’Oldham in FA Cup o che ha perso in casa con il Villa e con l’Udinese in Europa League. Non centrare la qualificazione europea è il classico bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno. Quest’anno 54 partite (14 perse) hanno pesato. Il prossimo anno giocheranno di meno. La cosa inspiegabile anche per un sabermetrico come il proprietario John W. Henry (che possiede i Boston Red Sox della MLB) è come è possibile finire con così pochi punti pur avendo una differenza reti di +28… sembra che segnino troppo in poche partite e pochissimo nelle altre. Ridistribuire i gol significa giocare con la stessa intensità ogni sabato.

Dai 61 punti del Liverpool si passa ai 49 del West Bromwich Albion. Se le prime sette hanno tutte perso meno di dieci volte in campionato, le ultime tredici hanno tutte perso almeno 14 volte, più di un terzo delle partite giocate. Il gap è molto evidente. Solo tre squadre hanno mantenuto una differenza reti decente (-4 per WBA e Swansea, -8 per il West Ham), le alte sono state subissate di gol, con sette club ad almeno 60 reti subite. Il WBA è stata la migliore delle restanti, anche se il Swansea ha giocato decisamente meglio e forse ha espresso il più bel calcio della PL. Il WBA è stato premiato dalla sua mentalità offensiva, solo sette infatti i pareggi. I 17 gol di Romelu Lukaku sono valsi oro colato. Alla fine Steve Clarke li ha portati al miglior risultato nella massima serie inglese dal 1981, ottavo posto.

Michael Laudrup, secondo me, allenatore dell’anno. Miguel Pérez Cuesta, noto semplicemente come Michu, miglior acquisto dell’estate. Il Swansea ha sorpreso un po’ tutti giocando in maniera sublime e raggiungendo la salvezza con molto anticipo. Alla fine ha zoppicato verso il traguardo finale (8 sconfitte nelle ultime 15 giocate), e certamente il cammino per la vittoria nella Coppa di Lega ha portato via importanti energie ad un roster non profondissimo, ma è arrivato nella top 10. Risultato fenomenale per una squadra che aveva perso il manager nell’estate scorsa. Hanno segnato in 12 giocatori diversi. Ed ora aspettano con impazienza i due derby con il neopromosso Cardiff City di Malky Mackay. Wales rules!

Chiude la top 10 il West Ham. Sam Allardyce, manager mai completamente apprezzato, ha saputo tirar fuori una stagione più che sufficiente, seppur senza un vero attaccante. Andy Carroll ha finito per giocare 22 volte andando a segno in solo sette occasioni. Kevin Nolan ha finito con 10 gol, miglior realizzatore della squadra. La difesa ha tenuto (53 gol subiti) meglio di altri club. Bene Jussi Jaaskelainen che ha giocato in tutte le partite, garantendo stabilità. L’incertezza dello stadio, il futuro del club. Sarà interessante capire che cosa vuol fare il West Ham da grande.

Dal Norwich City al Sunderland è stata una grande ammucchiata. Una volta che QPR e Reading si sono staccate dal gruppo, la lotta per la salvezza ha coinvolto otto squadre per circa un mese e mezzo di passione. Nelle ultime due settimane poi ha fatto tutto il Wigan perdendo due partite con Swansea ed Arsenal e condannandosi da solo (mentre vinceva la FA Cup).

Alcune di queste squadre forse hanno sofferto per il cambio di allenatore, altre per le difese colabrodo, QPR e Stoke per l’inesistenza di un vero attacco.

Andiamo velocemente per ordine: il Norwich City aveva perso il manager Paul Lambert (finito al Villa) ed aveva dato il benvenuto a Chris Hughton, follemente licenziato dal Newcastle due anni prima e che aveva fatto benissimo al Birmingham City lo scorso anno. La stagione è iniziata brutalmente, 0-5 con il Fulham, poi tre pareggi (due in casa), altre due pesanti sconfitte (nove gol subiti). Poi finalmente è venuta la vittoria scaccia-crisi sull’Arsenal, che, unita a quelle su Man Utd e Man City (anche se nell’ultima di campionato a salvezza ormai acquisita) hanno segnato dei discreti scalpi nel carniere dei gialloverdi di Carrow Road. I Canaries hanno sofferto troppo in attacco (solo 41 gol) con Grant Holt con otto e Robert Snodgrass con sei, i due capo cannonieri, se così vogliamo chiamarli. La difesa ha tenuto a sufficienza anche se alcuni risultati (0-5 con il Liverpool su tutti) gridano dolore.

Il Fulham del manager Martin Jol ha fatto il compitino. Partenza razzo con 13 punti nelle prime otto gare, poi una sola vittoria fino a Capodanno. Ha chiuso perdendo sei delle ultime otto venendo risucchiato nella lotta per non retrocedere. E se non fosse stato per il 3-0 a Swansea nell’ultima di campionato sarebbe finito con esattamente la quota salvezza di 40 punti. Nel gennaio 2013 Mohamed Al-Fayed ha annunciato che il Fulham è libero da debiti. Ora vogliamo vedere che cosa significherà questo nel mercato estivo. I 15 gol di Dimitar Berbatov non possono più bastare!

La squadra catenacciara della Premier League ha deciso di voler cambiare strada. È dell’ultima ora la notizia dell’assunzione di Mark Hughes come nuovo manager. La stagione degli 0-0 firmati Tony Pulis è finita! Ne siamo davvero lieti. Più e più manager hanno dimostrato che per salvarsi non è necessario fare le barricate. Solo il QPR (30 gol) ha segnato meno dello Stoke City (34)! Hanno avuto la settima difesa meno bucata della lega ma a che pro? Guardare al futuro perché il passato è abbastanza noioso.

Il Southampton invece ha cercato di giocare a calcio. Un calcio molto aggressivo, il centrocampista Morgan Schneiderlin ha infatti intercettato più passaggi di chiunque altro in campionato. Tale attitudine è stata addirittura rinforzata con l’arrivo di Mauricio Pochettino. Il licenziamento di Nigel Adkins ha preso un po’ tutti alla sprovvista. Pochettino ha saputo navigare la squadra in acque più o meno tranquille ottenendo prestigiose vittorie contro Liverpool, Man City e Chelsea, ma subendo umilianti sconfitte con QPR, West Brom e Newcastle. Ottima la stagione di Rickie Lambert (15 gol) che ha contribuito ad un attacco che ha colpito 49 volte.

Impacchettate tra il 15esimo ed il 17esimo posto Aston Villa, Newcastle United e Sunderland. Sono state le tre grandi delusioni della stagione. Partite con ambizioni di finire tre le prime dieci (le Magpies addirittura con sogni europei) sono finite soltanto a cavallo della fatidica soglia dei 40 punti. Prima della sconfitta del Wigan con l’Arsenal, addirittura il Sunderland era statisticamente il candidato migliore a retrocedere con il Villa subito vicino ed il Newcastle poco meglio. Il Villa ha subito delle imbarazzanti disfatte (4-1 dal Southampton, 5-0 dal Man City, 8-0 dal Chelsea, 4-0 dal Tottenham, 3-0 dal Wigan). Ma alla fine ha ritrovato in marzo ed aprile un po’ di forma (5 vittorie in 8 partite); i 19 gol di Christian Benteke ed il risveglio in extremis di Gabriel Agbonlahor hanno salvato i Villans. Sono rimasti fedeli a Paul Lambert anche nei momenti bui, mossa significativa.

Il Newcastle di Alan Pardew (proprietario di un contratto lunghissimo a St James’ Park) ha faticato tantissimo in campionato. Uscito in sole due partite dalle due coppe nazionali, è arrivato all’inizio di novembre con 14 punti in 10 partite, poi il buio con 10 sconfitte su 13 partite (con l’abisso del 3-7 subito dall’Arsenal). Poi tre uomini hanno cominciato a trovare la via del gol: Moussa Sissoko, Papiss Cisse e Yohan Cabaye. Sembrava fatta, ma sono ritornate le sconfitte (nuovo abisso con lo 0-6 preso dal Liverpool, peggior sconfitta dal 1925 nella loro storia nella massima divisione inglese, e lo 0-3 casalingo nel Tyne-Wear derby con i rivali del Sunderland). Solo un 2-1 nella penultima di campionato in casa del QPR ha definitivamente salvato i bianconeri, che hanno giocato ben 14 volte in Europa League sfiorando le semifinali. Un segno che la squadra, quando vuole, c’è.

Il Sunderland aveva nominato manager Martin O’Neill nel dicembre del 2011. Dopo la buona stagione scorsa, c’erano buone speranze di fare bene. L’inizio della stagione è stato promettente, poi i Black Cats hanno trovato un muro. Da fine gennaio un’autentica muraglia. Dall’alto dei loro 29 punti in 24 partite (undicesimi) si sono ritrovati sedicesimi con 31 punti in 31 partite e un nuovo manager in panchina, Paolo Di Canio. Di Canio ha preso la squadra per il collo e dopo la sconfitta all’esordio con il Chelsea, l’ha portata ad espugnare nientemeno che St. James’ Park dei rivali del Newcastle con un sonante 3-0. Alla fine Di Canio ha vinto solo due partite (il derby ed il sabato successivo un combattuto 1-0 contro l’Everton), ha perso 6-1 in casa del Villa e si è salvato anche grazie al crollo del Wigan, ma nelle sue sette partite ha segnato sette volte e solo una volta ha davvero subito, tra l’altro non giocando neppure malissimo. Di Canio ha detto di voler cambiare la mentalità del club. Sunderland, ex città di minatori, ha bisogno di giocatori che sappiano soffrire. Con Di Canio ci sarà spazio per loro.

Eroe del Tyne-Wear derby, Paolo Di Canio ha salvato il Sunderland
Eroe del Tyne-Wear derby, Paolo Di Canio ha salvato il Sunderland

Roberto Martinez ha deciso di accettare l’offerta dell’Everton. Ha fatto il possibile per salvare i Latics, ma non sempre avvengono i miracoli. Martinez ha praticamente giocato sempre con 3 difensori (dal novembre 2011 per la precisione) e questo gli aveva garantito già una salvezza, ma i continui infortuni gli hanno decimato la difesa. La sua mente tattica ha inventato altre formazioni. La vittoria quasi salvifica in casa del WBA è stata frutto di un inedito 2-5-2-1. Del resto il talento era quello che era e l’impossibile non è avvenuto. La vittoria nella FA Cup però ci deve dire quanto vale questo manager. I migliori auguri allo spagnolo finalmente su una panchina importante!

Nigel Adkins, uscito dalla finestra, è rientrato dalla porta, o viceversa. Alla fine anche con il Reading il destino era segnato: retrocessione. I Royals hanno subito 73 gol. Non c’è difesa ad un numero del genere! A dire il vero quando Adkins ha preso in mano la squadra (nello stesso momento in cui Di Canio ha preso il Sunderland) la situazione era ormai disperata. Le ulteriori cinque sconfitte hanno solo confermato l’inevitabile. Da tenere d’occhio Adam Le Fondre che ha segnato 12 gol in 23 partite (di cui 12 da sostituto).

Infine il povero QPR. Inizio di stagione record (nel male, non nel bene ovviamente). Prima vittoria che arriva solo il 15 dicembre (!) e solo dopo la cacciata di Mark Bowen e l’assunzione dell’infinito Harry Redknapp (alla sua sesta assegnazione in PL con cinque club diversi, credo sia un record). Ma anche a Redknapp non riesce il miracolo. Un attacco che segna 30 gol non ti porta da nessuna parte. Scendono così nel Championship i londinesi. Vengono rimpiazzati da altri londinesi, i rossoblù del Crystal Palace di Ian Holloway che hanno vinto lo spareggio di Wembley con il Watford.

Detto del Cardiff City, non resta altro da aggiungere che l’altra squadra promossa è l’Hull City di Steve Bruce, unica squadra dello Yorkshire nella PL.

Tatticamente è stato il trionfo del 4-2-3-1.

Giocatore dell'anno nella Premier League 2012-13
Giocatore dell’anno nella Premier League 2012-13

Giocatore dell’anno: Gareth Bale del Tottenham a mani basse.

Formazione dell’anno:

Simon Mignolet (Sunderland)

Leighton Baines (Everton)

Branislav Ivanovic (Chelsea)

Pablo Zabaleta (Man City)

Jan Vertonghen (Spurs)

Michael Carrick (Man Utd)

Marouane Fellaini (Everton)

Juan Mata (Chelsea)

Gareth Bale (Spurs)

Robin van Persie (Man Utd)

Luis Suarez (Liverpool)

Manager dell’anno: Michael Laudrup (Swansea)

One thought on “Premier League 2012-13 Review

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