Around the football grounds – A trip to Reading

Con il nuovo appuntamento della nostra rubrica fissa (anche se non con cadenza ben precisa a causa degli impegni personali) andiamo nel Sud dell’Inghilterra, nella contea del Berkshire, dove, a metà strada tra Londra e Swindon si trova la città di Reading, che nasce alla confluenza tra il fiume Kennet ed il Tamigi. 144.000 le anime di questa cittadina, che rappresenta un punto focale della nazione in quanto ospita le sedi e gli uffici di molte multinazionali presenti in terra inglese. E qui, dal 1871, è attivo il Reading Football Club, che attualmente milita in Premier League (ancora per poco, molto probabilmente).

Uno scorcio di Reading

LA STORIA

Come molti club inglesi, anche il Reading all’inizio cambiò diversi terreni di gioco in breve tempo prima di trovare la sua casa definitiva. Un’abitudine tipica dell’epoca, dovuta principalmente al fatto che lo sport era agli albori e la popolarità in crescendo fino ad arrivare alla vera e propria esplosione. La storia degli stadi del Reading comincia al King’s Meadow Recreation Ground, un’area ricavata all’interno dell’omonimo parco che ospitò i primi match della squadra, principalmente amichevoli e partite di coppa locali.Quest’area, parte della proprietà della Reading Abbey nel medioevo e, successivamente passata alla Corona con la dissoluzione dei monasteri, fu acquistata dalla città nel 1869 e successivamente data in concessione alla squadra (che non fu formata da privati, ma durante un’assemblea cittadina pubblica), che la utilizzò sino al 1877.

Su questo terreno, più di un secolo fa, il Reading disputò la sua prima partita

Dall’anno successivo vi fu il trasferimento al Reading Cricket Ground (motivato soprattutto dal fatto che il pubblico spesso era talmente vicino ai giocatori da disturbare l’azione nell’altro impianto), altra area aperta vicinissima a quella di King’s Meadow. La permanenza durò comunque poco, perchè già nel 1882 vi fu un nuovo trasferimento: un cambio proficuo, perchè si riuscì ad avere il primo enclosed ground, il Coley Park. Siamo nell’area sud-ovesta della città e qui il club restò 7 anni, continuando però a giocare solamente amichevoli, coppe locali e le partite di FA Cup, competizione alla quale il Reading iniziò a partecipare.

Un disegno di Coley Park due secoli prima dell’avvento del Reading

L’ulteriore cambiò fu chiesto dall’allora sindaco W.B. Monck, che impedì al club di continuare ad utilizzare il Coley Park, motivando la decisione con problemi di ordine pubblico causati dalla rumorosità dei tifosi, che ormai iniziavano ad essere un numero consistente. Si abbandonò quindi l’area che ad oggi è il Coley Recreation Ground e nel 1889 si tornò nella zona di King’s Meadow, stavolta però dall’altro lato del fiume per utilizzare come stadio il Caversham Cricket Ground. Una soluzione però logisticamente complessa: da Reading si poteva giungere al campo solamente tramite il traghetto ed il terreno era spesso invaso dall’acqua data la vicinanza alle sponde del Tamigi. Nel 1894 e nel 1895 due eventi importanti nella storia del club fecero da presupposto per un ulteriore trasferimento: nel 1894 il Reading, assieme ad altri club (tra cui il Millwall ed il Luton Town), fondò la Southern League e l’anno successivo fece il salto nel professionismo. In città abbondavano i terreni ideali per la costruzione di uno stadio e ne furono offerti diversi al club, tra cui il Palmer Park (attualmente sede di un impianto di atletica) e Oxford Road (dove sorse invece una pista per le corse dei cani, popolarissime in Inghilterra all’epoca), ma la scelta cadde su un ex-cimitero nella parte ovest della città, offerto dal consigliere E.J.S. Jesse. Il club decise di prenderlo in affitto a 100 sterline l’anno (non aveva i fondi per comprarlo in toto per 3000 sterline), con i fondi che inizialmente arrivarono da donazioni private e dai tifosi stessi. L’unica particolare condizione imposta dal proprietario del terreno fu l’assoluto divieto di vendita dei liquori all’interno dell’impianto.

Una delle prime immagini esistenti di Elm Park, nel 1913

All’arrivo del Reading Elm Park era piuttosto isolato, con poche case attorno e con di fronte il Berkshire County Cricket Ground, ma la situazione non era così tragica perchè Jesse possedeva anche i terreni circostanti, che iniziano a brulicare di persone per la costruzione di nuove case. Più case = più pubblico potenziale e quindi la società si impegno a fondò nel progetto: furono spese 800 sterline per sistemare il campo di gioco, sistemare i terraces ed erigere le recinzioni; altre 500 sterline furono impiegate nella costruzione di una piccola Main Stand in legno sul lato adiacente a Norfolk Road e si riuscì a completare il tutto per l’apertura del 5 settembre 1896. L’avversario scelto fu una squadra amatoriale proveniente dall’Holloway College di Londra, chiamata Mr. A. Roston Bourke’s London XI, una scelta talmente curiosa che valse al Reading una multa di 5 sterline ed una sospensione temporanea dalle partite perchè non era un team affiliato alla FA. Non fu l’unica cosa particolare di quell’opening day, perchè a completare il tutto arrivò anche un tremendo temporale che iniziò in concomitanza della cerimonia inaugurale. La pioggia fu talmente torrenziale che il campo si tramutò subito in un acquitrino, con i giornalisti completamente inzuppati visti i posti scoperti ed in piedi a loro riservati; la partita si giocò comunque, prima di venire interrotta nel secondo tempo sul 7-1 per il Reading in un’atmosfera surreale che vide pronunciare all’apertura dello stadio le seguenti parole: “Elm Park non è secondo a nessun impianto del Regno”.

La Main Stand di Elm Park pre-chiusura. Purtroppo immagini storiche ce ne sono pochissime

Come auspicato, negli anni successivi all’inaugurazione di Elm Park la zona circostante lo stadio iniziò a prendere vita con un brulicare di nuove case e strade che resero più facile la permanenza del club in questa sede, anche se nel 1908, durante l’annuale meeting dirigenziale, fu proposto di spostarsi in un nuovo terreno vicino alla Reading Railway Station. La proposta fu bocciata in gran parte perchè la società costruttrice dei binari e della stazione mise i bastoni tra le ruote sin da subito e quindi si rimase definitivamente ad Elm Park, che venne ampliato mediante la costruzione di un angusto terrace coperto a L  tra la Main Stand fino a Town End, per terminare dietro alla porta. Negli stessi anni, tra il 1910-1920, fu coperta la South Bank (opposta alla Main Stand) che, assieme alla tribuna principale, portava l’impianto ad avere quasi 10mila posti coperti; furono inoltre ricavati altri 2.500 posti spostando le recinzioni tra la South Bank e il campo ed infine gli uffici del club furono trasferiti dal centro città alla Main Stand.

La Town End

Nel 1920 il club entrò nella Football League e nel 1925 la copertura della Town End fu profondamente danneggiata dal vento e, durante la stessa bufera, anche la Main Stand subì danni seri. Il club, al tempo in Seconda Divisione, decise di non sistemare la copertura della Town End e di ricostruire da zero la Main Stand. L’incarico fu affidato agli Humphrey’s, ditta specializzata nella costruzione di stand i cui lavori potevano essere ammirati in molti impianti del Sud Inglese in quegli anni, e l’apertura, ritardata a causa dello sciopero generale che scosse l’Inghilterra nel maggio 1926, fu fatta il 13 novembre 1926. Furono gli anni migliori per questo impianto, che videro anche l’affluenza più alta di tutti i tempi all’inizio del 1927, con 33.042 spettatori presenti per la sfida di FA Cup contro il Brentford che lanciò i Biscuitmen (il vecchio nickname della squadra, dovuto alla fabbrica di biscotti che caratterizzava la città) in semifinale, il più alto traguardo mai raggiunto in FA Cup. La nuova Stand, situata su Norfolk Road, era una classica single tier stand completamente coperta con la presenza di soli posti in piedi. Non mancavano i tradizionali piloni a sorreggere la copertura, col difetto di limitare parzialmente la visuale a buona parte del pubblico. Nonostante la squadra non riuscisse ad entrare nell’elite del panorama calcistico inglese, continuarono i miglioramenti ad Elm Park, in particolare nel 1936 fu rifatta la copertura della parte centrale della South Bank (che nel frattempo era stata estesa con altri terrace scoperti verso le due end del campo) e successivamente (tra gli anni 40-50 e 50-60) il tetto fu portato anche verso la Town End (East Stand) prima e, successivamente, verso la Tilehurst End (West Stand). Nel 1954 arrivarono anche i riflettori, inaugurati in amichevole contro il Racing Club de Paris in diretta nazionale grazie alla BBC; vennero piazzati inizialmente subito dietro le porte e ai lati delle coperture, ma alcuni anni dopo, nel 1969, furono rimpiazzati dai classici corner pylons. Nel 1959 avvenne un curioso episodio durante una match contro lo York City: uno degli avversari esplose un tiro che centrò in pieno il riflettore, facendolo letteralmente in mille pezzi che caddero tutti addosso ad uno sfortunato poliziotto di stanza lì sotto.

L’ingresso alla South Bank

Gli anni 70 (gli anni di Robin Friday) videro numerosi piccoli miglioramenti alla struttura, ma senza grossi cambiamenti strutturali, con l’impianto che rimase tale e quale a molti anni orsono: la main stand e la South Bank coperte, le due End completamente scoperte e dotate solamente di posti in piedi (una descrizione dettagliata la trovate sotto). Le cause? Da una parte l’andamento del team, che non riusciva mai a fare il salto di qualità verso la categoria più nobile del calcio inglese, dall’altra anche problemi societari che culminarono nel famoso episodio del 1983 che rischiò di far sparire per sempre il club e che tuttavia portò all’insediamento di Roger Smee alla presidenza del club, che portò nuova linfa in termini di risultati in un periodo nel quale nemmeno 4 mila spettatori venivano regolarmente ad Elm Park. Questi però furono anche gli anni delle note tragedie che colpirono il calcio inglese e il Safety of Sports Ground Act ridusse la capacità totale dell’impianto a 6000 posti dagli oltre 27 mila previsti date le scarsissime condizioni di sicurezza presenti: lo spettacolare inizio della stagione 1985-86 portò comunque il club a lavorare celermente per migliorare le condizioni generali riuscendo a riportare inizialmente a 13mila persone la capienza e, in seguito, a ben 20 mila, con 2.300 posti a sedere nella main stand. Sostanzialmente furono fatti lavori per migliorare la sicurezza delle divisorie e dei terraces, furono aggiunte nuove uscite di emergenza, rifatti gli uffici con materiali ignifughi e aggiunti, per la prima volta gli executive boxes sul fondo della main stand, per un costo totale di 160mila sterline. L’unico vero intoppo per questi lavori riguardò il campo di gioco, quando il responsabile del terreno, per sbaglio, lo trattò con del pesticida puro, non diluito: il risultato fu un campo marrone, morto e le apparenze furono salvate da una bellissima vernice verde.

La caratteristica stand asimmetrica di Elm Park

Nonostante gli abbellimenti, l’idea di una relocation era già ampiamente nella testa del proprietario, con una zona già identificata, quella di Smallmead, nella parte sud della città, vicino all’arteria stradale M4 e con il supporto di tutto il concilio cittadino. Purtroppo però non fecero i conti con la scarsità dei fondi disponibili e la difficoltà a reperire le necessarie risorse. La svolta arrivò con il Taylor Report, che diede la mazzata definitiva ad Elm Park. In base alle nuove regole fu calcolato che la capienza massima all-seater dello stadio avrebbe dovuto essere di 12mila posti; il problema fu che all’epoca vi erano solamente 2.417 seggiolini nell’impianto e con 600mila sterline di debiti, la situazione non era delle più rosee. Smee uscì di scena e, per la fortuna dei tifosi Royals, entrò in campo John Madejski, imprenditore editoriale ricchissimo che entrò nel club più per amor cittadino che per passione. Il suo ingresso diede nuova linfa in tutti i sensi al club, sia sul piano sportivo, sia sul piano finanziario e fu proprio il successo sul campo a spingere definitivamente verso la costruzione di una nuova casa: con i Royals promossi in Championship, l’adeguamento verso un all-seater era obbligatorio entro 3 anni, pena il divieto totale di giocare ad Elm Park e l’obbligo ad emigrare (altro che deroghe…). Fu così che nacquero i primi veri progetti di un nuovo stadio da 25mila posti ed iniziò il countdown per Elm Park che ebbe termine il 3 maggio 1998 contro il Norwich City. Per la cronaca il Norwich vinse 1-0 e chiuse per sempre questo storico impianto dopo 102 anni di vita.

Elm Park in una splendida fotografia aerea

Vediamolo quindi Elm Park al termine del suo lungo viaggio, con il suo campo leggermente rialzato rispetto alle tribune (e rialzato di circa 6 piedi rispetto al livello della strada, il che spiega gli scalini dagli spogliatoi al terreno in un impianto senza sotterranei). La Main Stand, su Norfolk Road, mantenne il suo aspetto quasi intatto dal 1926 alla demolizione tranne che per i seggiolini a sostituire il vecchio terrace. Si tratta dell’unica zona con posti a sedere ed è caratterizzata dal blu e bianco, i colori sociali dei Royals, con un pizzico di rosso per quanto riguarda i seggiolini centrali, quelli riservati alle autorità. All’esterno una facciata piuttosto ordinaria, anche se appariva molto più imponente della stand vista da dentro. Di fronte troviamo la South Stand, conosciuta come Tilehurst Terrace, una meravigliosa tribuna vecchio stile del calcio inglese. La particolarità risiedeva nella differente altezza della copertura della parte centrale rispetto a quella laterale, un fatto pressochè unico nel panorama britannico e dovuto ai diversi tempi e modi di costruzione della stand e delle sue coperture. Sul tetto centrale spiccava un orologio e fuori dalla stand si trovava un campo da calcetto adibito a parcheggio più il Supporter’s Club. Le due end, entrambe scoperte e praticamente immodificate anch’esse dal 1926, rappresentavano la parte più vecchia dell’impianto e non erano simmetriche tra loro, con la Tilehurst End (situata sul lato West) più profonda e alta dell’opposta Town End (dove trovavano posto i tifosi ospiti). Entrambe erano caratterizzate dalle barriere protettive blu e dai segnali gialli ad indicare le uscite. Simon Inglis, autore di uno dei migliori libri dedicato agli stadi inglesi, descriveva Elm Park come il meno interessante tra tutti gli impianti della Football Association e, con sua gioia, ebbe fine al termine della stagione 1997-98. Al suo posto adesso troviamo un complesso residenziale la cui realizzazione contribuì alla costruzione (grazie ai soldi ricavati dalla vendita del terreno) della nuova casa e, a differenza degli altri impianti, fu l’unico sulla cui terra si edificò.

L’ultima partita ad Elm Park

L’IMPIANTO ATTUALE

L’arrivo di Madejski e i buoni risultati ottenuti a metà degli anni 90 portarono il club a rivelare nel 1995 i progetti per il nuovo stadio grazie ad una partnership tra diverse imprese: Over Arup (principalmente ingegneria), Alan Cotterell Practice (architettura, azienda già coinvolta nel Molineux di Wolverhampton) e Dirvers Jonas (azienda di project managing, già coinvolta a Middlesbrough, ma anche Sunderland e Stoke). Come detto, l’area scelta fu quella di Smallmead, nella zona sud della città, ma prima di poter pensare al cantiere, fu necessario innanzitutto acquistare e bonificare l’intera area, per un costo totale di circa 10 milioni di sterline (per un terreno di circa 26 ettari); successivamente, per reperire i fondi mancanti, alcune parti della zona vennero vendute per le attività commerciali e qualcosa fu racimolato anche dalla vendita di Elm Park. Ulteriori condizioni per l’inizio dei lavori furono la promessa della costruzione del raccordo autostradale A33 (che collega direttamente alla M4) nei pressi del nuovo impianto e la co-abitazione, per quanto riguardava le partite casalinghe, con i London Irish di rugby. Finalmente, trovati i fondi e soddisfatte le condizioni, i lavori partirono e lo stadio fu completato in tempo per l’inizio della stagione 1998-1999, con il Reading in division two (assieme a Wigan, Man City, Stoke e Fulham, per darvi un’idea) e l’inaugurazione del nuovo stadio avvenne il 22 agosto 1998, con la vittoria per 3-0 sul Luton Town e il primo gol ufficiale siglato da Grant Brebner.

Il cantiere del Madejski…all’inizio!

Come nome, fu scelto il semplice Madejski Stadium, dal cognome del presidente del club che fortemente ha voluto la sua realizzazione, senza ulteriori accordi di sponsorizzazione (e d’altra parte all’epoca non era facile trovare uno sponsor per uno stadio di Division Two!); il terreno di gioco è stato realizzato col rivoluzionario Desso System, per un costo di 750mila sterline: si tratta di un mix tra fibre artificiali ed erba naturale, con quelle artificiali che vengono inserite circa 20 centimetri in profondità per rinforzare l’erba e fornire non solo un ottimo drenaggio, ma anche una superficie ideale per giocare. Un sistema che oggi è usato spessissimo (e, con il solito ritardo, ha fatto capolino anche in Italia), ma che il Reading ebbe l’idea di utilizzare sin dagli albori, anticipando i tempi . L’impianto, visto dall’alto, non è squadrato, ma è una sorta di bowl senza angoli aperti, realizzato per garantire a tutti la miglior visibilità possibile senza essere troppo lontani dal campo. Non è quindi un bowl molto esteso, vista anche la limitata capienza a poco più di 24 mila spettatori, ed è inserito in una zona che tuttavia è ancora in via di sviluppo nonostante le promesse di 20 anni fa. All’interno c’è tutto il necessario per il comfort dei tifosi, ma all’esterno mancano i pub ed i collegamenti non sono semplicissimi per chi proviene dal centro città (distante circa 3 miglia). Altro particolare rilevante, osservando lo stadio nel suo insieme, è la leggera curvatura della copertura sulla West Stand, la main e più ampia con i suoi 2 anelli; infine non si possono non notare, all’esterno, delle strutture metalliche sormontate da dischi cilindrici: non sono altro che artifizi per smaltire il gas naturale prodotto dal terreno sottostante, visto che il Madejski è stato costruito su una palude famosa per la sua produzione di gas. E ora, come solito, vediamo nel dettaglio le varie stand.

Immagine aerea del Madejski Stadium

WEST STAND

Come accennato, si tratta della stand più ampia e l’unica a 2 anelli, separati tra loro da una singola fila di executive boxes. Particolare il fatto che l’upper tier non sovrasti il lower tier, una caratteristica infrequente negli impianti inglesi, dove solitamente predominano le cantilever stands (a mensola, sostanzialmente). Al centro, a livello del campo ovviamente, troviamo il tunnel di ingresso e le due panchine; nell’upper tier, distinti dal resto dei seggiolini blu, c’è una sezione di seggiolini rossi dedicata alle autorità. Tra l’ultima fila della stand e la copertura lo spazio non è chiuso, ma rimane aperto per favorire il passaggio di luce ed aria verso il campo, tranne però nella parte centrale dove troviamo una chiusura ed il rimando al sito del club. Andando all’esterno, è impossibile non notare l’albergo adiacente alla stand, il Millennium Reading Hotel, un 4-stelle deluxe aperto sin dall’inaugurazione del Madejski con ben 200 stanze ed un’infinità di servizi. Non vi sono però, come accade ad esempio ad Upton Park, camere con vista sul campo di gioco. Tra l’albergo e la stand troviamo infine gli uffici del club e tutte le strutture utili per il ricevimento degli ospiti.

La West Stand

NORTH STAND

La facciata della North Stand

Si tratta della stand destinata completamente ai tifosi di casa, collegata alla West ed alla East mediante due corners molto arrotondati senza soluzioni di discontinuità. Quasi 5 mila sono i tifosi che può ospitare e, oltre per il fatto che è una single-tier stand, differisce dalla West anche per lo spazio tra l’ultima fila e la copertura, che qui (come negli altri settori) è molto più ampio. All’esterno troviamo il megastore della squadra ed un centro conferenze da più di mille posti (una stanza da 700 persone e quattro da 100 posti). A metà partita per gli spettatori è possibile uscire per fumare (assieme a quelli della West Stand) attraverso un percorso segnalato che raccoglie i fumatori in un’area apposita dalla quale poi è possibile riaccedere alla tribuna, mediante un voucher consegnato dagli steward: si tratta di un servizio per certi versi unico in Inghilterra, dove allo stadio è vietatissimo fumare.

E la stand dall’interno

EAST STAND

La East stand, quella più in predicato di espansione

Opposta alla Main Stand, può ospitare più di 7500 spettatori su un’unica tier; vedendola da lontano si nota la scritta Madejski Stadium realizzata con seggiolini bianchi in contrasto con i restanti blu.Dentro la stand inoltre trovano sede un music-bar, il Jazz Cafè, e addirittura una radio, Reading 107, che trasmette nella zona cittadina. Su questa stand circolano da tempo molti rumors per un’eventuale espansione dello stadio: effettivamente i progetti sono stati depositati e nei programmi del club c’è la realizzazione di un anello addizionale che andrebbe a coinvolgere anche la North e la South Stand, portando la capienza a ben 38 mila spettatori. Inizialmente sembrava che i lavori dovessero partire già nel 2008, frenati però dalla caduta in Championship del team dopo le prime 2 stagioni di Premier; quest’anno è stata fatta un’ulteriore spinta in tal senso, ma la retrocessione matematicamente acquisita dovrebbe frenare nuovamente i piani del club.

Il progetto di espansione del Madejski stadium, che dopo la stagione dovrebbe tornare in naftalina

SOUTH STAND

Costruita in maniera del tutto speculare alla North Stand, la South è destinata principalmente ai tifosi ospiti, per un totale di circa 2500 posti a sedere sui 4000 circa disponibili per chi viene in trasferta. Nei match dei London Irish questa stand viene tradizionalmente lasciata chiusa (così recitavano gli accordi originari tra i club), eccezion fatta, dal 2008-2009, per i match più importanti ed in grado di attirare più pubblico. Nell’angolo che conduce all’East Stand, appeso alla copertura, troviamo l’unico megaschermo dell’impianto, la cui non visione da parte degli spettatori che qui vi siedono rappresenta l’unico limite di visibilità in tutto il Madejski Stadium.

La South Stand col suo megaschermo

L’ATMOSFERA

Il popolo del Reading non è conosciuto come uno dei più caldi d’Inghilterra tra le mura del proprio stadio, ma non si può definire di certo un pubblico non fedele. Il bacino di utenza del club non è gigantesco, ma, tralasciando i 3 anni trascorsi in Premier League (2006-07, 2007-08 ed il corrente), si può notare come anche in Championship almeno 19 mila spettatori in media erano presenti al Madejski Stadium. Numeri non da poco, che in Premier decollano sfiorando l’esaurito ad ogni singola partita casalinga. L’atmosfera all’interno dello stadio non è male, anche se viene rovinata da alcuni particolari che purtroppo stanno prendendo piede in tantissimi stadi inglesi: in primo luogo la musica dopo il gol, in secondo luogo la presenza di un tamburo nella North Stand che serve per aiutare a creare rumore e a ritmare i cori: una presenza più europea che inglese, dove questi ausili di solito non vengono mai utilizzati. La parte più vocale dei tifosi è situata nella East Stand, non distante dal settore ospiti con il quale ci sono sempre i classici cori di sfottò reciproco e sfide vocali.

Per riconoscere la grande fedeltà dei supporters il club ha deciso di far diventare i tifosi stessi membri ufficiali, con il numero 13 a loro destinato (e sulle maglie si può acquistare con il nome Reading Fans); è stato inoltre creato un organo di supporto per i fans, il Supporters’ Trust at Reading, che si occupa di avvicinare il club alla gente, di organizzare le trasferte e di coordinare tutta una serie di attività legate all’essere Reading Fans. Il tutto, ovviamente, no profit ed all’insegna del tifo corretto. Nonostante l’apparente compostezza, anche il Reading ha le sue rivalità feroci e storiche, la principale con l’Aldershot, squadra che purtroppo è fallita nel 1992. La presenza dell’Aldershot Town, erede dell’Aldershot, ha tenuto viva la fiammella della rivalità, che tuttavia tende a sopirsi parecchio date le enormi differenze di categoria tra le due squadre (il Reading giocherà in Championship l’anno prossimo mentre l’Aldershot Town tornerà tra i semi-professionisti). Altre partite molto sentite sono quelle contro l’Oxford United e lo Swindon Town, con una curiosità: quando le tre squadre si trovano nella medesima serie, si disputa una sorta di competizione non ufficiale, il Didcot Triangle (le tre città sono ai vertici di un triangolo con al centro Didcot geograficamente). L’ultima edizione è stata nel 2001, con il Reading che ha centrato l’en-plein; nell’immediato futuro sarà comunque difficile vedere una nuova edizione di questa “coppa”. Rispetto all’Aldershot sono comunque rivalità meno sentite (soprattutto da parte degli altri due teams), anche se con lo Swindon si parla dell’M4 derby, termine che comunque storicamente ha da sempre indicato la partita tra Swindon Town e Bristol City.

CURIOSITA’ E NUMERI

Al Madejski stadium spesso è andata in scena la nazionale Under 21 inglese (il primo incontro è datato 1999), così come l’Under 20, che ha avuto qui uno dei suoi momenti memorabili con la vittoria contro la Germania alcuni anni orsono grazie al gol del local boy Nathan Tyson (attualmente al Derby County). Passando ad altri sport, come accennato nell’articolo, qui si disputano le partite dei London Irish di rugby dal 2000, sempre abbastanza frequentate. L’impianto è talmente funzionale al rugby che moltissimi fans lo reputano uno dei migliori stadi dove guardare una partita di rugby (e non solo visto che alcuni anni fa ESPN lo ha votato come miglior mid-sized stadium in Europa) ed è stato utilizzato anche per la World Cup del 2000, con gli All Blacks che hanno letteralmente distrutto le Isole Cook. Ovviamente, infine, qui si sono tenuti anche molti concerti all’aperto con ospiti del calibro di Elton John e dei Red Hot Chili Peppers.

Capacità: 24.161

Misure del campo: 105 x 68 metri

Record attendance: 33.042 (1927 – FA Cup vs Brentford)

Record attendance attuale: 24.184 (2012 – Premier League vs Everton)

FONTI

Football ground guide

Wikipedia

Reading FC official site

Reading fan site

Groundhopping

– Simon Inglis: Football Grounds of Britain (1997 – Collins Willow)

One thought on “Around the football grounds – A trip to Reading

  1. Pingback: Around the football grounds – A trip to Reading | FEARMAX

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...