Una sindrome tutta italiana

Uno dei motivi per cui preferisco il calcio inglese a quello italiano è tutto ciò che riguarda gli arbitri. Ogni tanto me ne dimentico, poi però assisto a giornate come quella di ieri in Serie A e tutto mi ritorna in mente. Ora, la prima precisazione è che di arbitri se ne parla anche in Inghilterra: basterà fare una veloce ricerca su Google associando al nome di Howard Webb quello del Manchester United (vi anticipo: è il secondo termine di ricerca consigliato) per trovare centinaia di battute, illazioni, fotomontaggi. Per cui no, non sono superiori in questo i tifosi d’oltremanica: scadono anche loro nella polemicuccia da bar o, in questo caso, da pub. La differenza è un’altra, a mio avviso ben più grave: che se là la polemica da quattro soldi su Webb o Foy o Clattenburg rimane nell’ambito dei tifosi, qui in Italia il tutto è portato al livello delle società, dei dirigenti, dei siti ufficiali. Il nostro amico Roberto Gotta, tempo fa, dedicò sul suo blog un pezzo a riguardo (QUI) dove sottolineava il fatto che, nonostante Sir Alex Ferguson avesse protestato con l’arbitro in occasione della partita col Wigan della stagione scorsa, sul sito ufficiale dei Red Devils tali dichiarazioni non erano nemmeno riportate. Il giochino, oggi, consiste in questo: paragonare la situazione appena riportata con quanto accade sul sito dell’Internazionale, che ieri ha avuto contro un rigore quantomeno discutibile. Sia ben chiaro, è solo un esempio, perchè tutte e 20 le società hanno un passato fatto di dossier arbitrali (una cosa che fa venire la nausea solo a pensarci), dichiarazioni a effetto etc etc, per cui prendiamo come esempio l’Inter ma potrebbe essere la Fiorentina come la Juventus o la Sampdoria (messa qui apposta in quanto mia squadra italiana). Dunque, apriamo www.inter.it: delle quattro notizie di copertina, due sono generiche su allenamenti e biglietti, due riguardano l’arbitraggio di ieri sera. In una vengono riportate, “in versione integrale” come tengono a dirci, le dichiarazioni del presidente della società (!) Massimo Moratti, in cui emerge che “c’è una volontà di colpire (l’Inter)“, e che “comunque è da 21 giornate che non vediamo un rigore“. Sulla prima affermazione torneremo, sulla seconda portiamo subito un paragone con la Premier: il Tottenham Hotspur, in piena lotta Champions, quest’anno non ha ancora ricevuto UN rigore a favore, a fronte di quelli assegnati ad Arsenal e Chelsea, principali concorrenti: secondo voi Daniel Levy, presidente degli Spurs, lo ha mai sottolineato? La risposta è scontata, visto che parliamo di un paese sportivamente civile: no, non l’ha mai fatto. Torniamo al sito dell’Inter. L’altra notizia riguardante gli arbitri è un’intervista niente meno che a Paolo Bonolis, un presentatore TV-tifoso nerazzurro che asserisce sicuro che “ormai è chiaro, ci deve essere una sceneggiatura scritta che prevede un finale, quello del Milan che ha fatto investimenti e che vuole essere portato in Champions League. E’ una commedia. E’ palese. Sono decisioni che sono sicuramente prese a tavolino“. Ovviamente, a rendere il tutto più comico, arriva la risposta del Milan, lo stesso Milan che mettendo le mani avanti prima di un Cagliari-Fiorentina (i viola sono rivali Champions dei rossoneri) parlò di campionato falsato visto che i toscani avrebbero giocato in un Is Arenas vuoto (porte chiuse), mentre il Milan vi giocò con il pubblico cagliaritano sugli spalti. Andò a finire che la Fiorentina perse e nessuno disse più nulla. Strano, eh?

Uno dei fotomontaggi che girano in rete su Webb. Anche là i tifosi si scatenano, ma solo i tifosi

Il calcio italiano è avvelenato dalla cultura del sospetto, dalla sindrome dell’accerchiamento, del “tutti ce l’hanno con me”, la sindrome a cui facciamo riferimento nel titolo. Ma in un certo senso ci campa anche su questa cultura malsana e non propriamente sportiva. Basti pensare che esistono programmi dedicati interamente alla moviola (persino “la moviola alla radio”, per dire), o ai numerosi ex-arbitri che popolano le TV nostrane, da quelle nazionali a quelle locali, sviscerando episodi dubbi senza ricordare che quello che loro vedono con dieci replay l’arbitro lo giudica in una frazione di secondo. Impensabile in terra d’Albione tutto questo. Quindi la domanda che mi pongo è: perchè questa cultura del “è colpa dell’arbitro” resiste e continua ad alimentarsi in Italia? La risposta per me è una sola: perchè fornisce alibi. Ieri sera il tecnico dell’Inter, Stramaccioni, ha fatto allusioni al campionato falsato, a un disegno dall’alto contro l’Inter, ma non ha spiegato perchè la sua squadra abbia subito tre goal su azione dalla quintultima in classifica; e se per un allenatore provare a trovare giustificazioni ai propri errori è comprensibile (lo stesso Sir Alex, la cui vicenda è stata riportata in apertura, che di quella partita, pur sottolineando il mancato rigore per la sua squadra, disse “defeat was deserved“, è uno che non le manda a dire ai referees) inaccettabile è che una società alimenti queste voci. Insomma, l’arbitro è un’ottimo rimedio per nascondere le prestazioni oscene, o le mancate vittorie (a volte capita anche di giocare bene e non vincere, è il calcio ma più in generale è lo sport), o gli errori in sede di calciomercato. E’ un parafulmini, muto (perchè in Italia gli arbitri non sono tenuti a rispondere e difendersi) ed è chiaro che in questa situazione ci vadano a nozze dirigenti, giornalisti, pseudo-tifosi. Anche perchè il tutto porta a una conclusione: se un singolo dirigente, allenatore, giocatore o tifoso pensasse veramente che il campionato sia falsato dall’alto, dovrebbe per coerenza smettere di seguire il calcio, o smettere di giocarlo, o smettere di gestirlo. Altrimenti chi glielo fa fare di investire tempo e soldi (e questo vale sia per i presidenti sia per i tifosi) in un qualcosa che ritiene infetto, malato, sporco? Se esistesse davvero “una volontà di colpire” la mia squadra la prima cosa che farei sarebbe dimettermi, o stracciare l’abbonamento. La grande differenza è quindi qui: che in Inghilterra l’idea che il campionato possa essere pilotato dall’alto non passa nemmeno per un secondo nella testa di dirigenti, giocatori, tifosi, che non solo non credono all’ipotesi complottistica ma hanno bisogno di giustificazioni quando non si qualificano per la Champions o non vincono un campionato per un solo, misero punto (perchè con quel rigore a Wigan lo United avrebbe probabilmente vinto il titolo 2011/12, ad esempio). Semplice, eppure tanto, troppo lontano da noi.

P.S. l’Inter è stata presa esclusivamente come esempio in quanto il fatto è accaduto ieri, ma vale per tutte. Astenersi perditempo livorosi, critiche invece ben accette

PPS: ci sarebbe anche da aprire un discorso sulla cultura sportiva in generale (esempio su tutti, i simulatori, qua da molti applauditi sotto sotto) ma il tutto sarebbe stato troppo dispersivo

4 thoughts on “Una sindrome tutta italiana

  1. Nessun commento, ma complimenti per l’articolo che giudico perfettamente in lunea con il mio pensiero.Sono un tifoso dell’Hellas e cosa dovrei dire?CIAO

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