Around the football grounds – A trip to Stoke on Trent

Con la nuova tappa della nostra rubrica andiamo nel cuore dell’Inghilterra, nello Staffordshire, all’interno della Potteries Urban Area. Gli esperti di Albione avranno sicuramente già capito dove stiamo andando, ma per chi non è ferrato in geografia inglese, stiamo andando a Stoke on Trent, la capitale inglese della ceramica e città natale di uno dei maestri del realismo inglese del 20esimo secolo, Arnold Bennett. A Stoke (come è comunemente chiamata la città) risiedono due club professionistici e noi andremo alla scoperta degli impianti che hanno caratterizzato la storia dello Stoke City, il secondo club più antico d’Inghilterra.

Stoke on Trent dall’alto

LA STORIA

Nonostante la storia ultracentenaria (al momento in cui scriviamo lo Stoke City FC compier 150 anni), sono solamente 6 gli impianti (accertati) in cui la squadra ha disputato le proprie partite casalinghe. Esiste la possibilità che nei primi anni di vita della società vi siano stati altri campi di gioco, dei quali purtroppo si è persa ogni traccia sia fisicamente, sia in termini di documentazione; tuttavia si sa per certo che il primo terreno calcato dai giocatori si trovava in Lonsdale Street, in un sito nel quale oggi troviamo un cimitero. Un altro campo utilizzato agli albori era vicino al precedente, su Campbell Road (grossa arteria cittadina che prosegue direttamente dalla stessa Lonsdale Street), vicino alla Copeland Arms Public House. Il periodo di “incertezza” dura fino all’ottobre 1868, quando troviamo, finalmente, le prime testimonianze di un match giocato, con i Potters (Pot è il termine inglese per ceramica) impegnati contro l’EW May XV al Victoria Cricket Club Ground, con il capitano e fondatore Henry Almond a segnare il primo gol ufficialmente registrato della storia dello Stoke. Questa rimarrà la casa dello Stoke fino al 1875, anno dello spostamento a Sweetings Field, motivato dall’incremento degli spettatori e della popolarità del football in città. Questo pezzettino di terra, di proprietà dell’allora sindaco, Alderman Sweeting, si trovava anch’esso in zona Campbell Road e permise al club di ottenere i primi guadagni dal pubblico: il prezzo di ingresso era circa 1 penny ed alle partite c’erano circa 200-250 persone in media. La permanenza a Sweetings Field durò solamente 3 anni, esattamente fino al 1878, anno fondamentale per la storia dello Stoke. Il primo passo importante fu la fusione con lo Stoke Victoria Cricket Club (siamo a marzo) che portò alla attuale denominazione (in precedenza la squadra era conosciuta come Stoke Ramblers); il secondo passo fu il trasferimento, obbligato, all’Athletic Ground, terreno situato dall’altro lato della strada rispetto a Sweetings Field. Pochi anni dopo l’impianto verrà denominato Victoria Ground, dal nome del vicino Hotel, costruito sulle ceneri di Sweetings Field, e come tale sarà conosciuto in tutto il mondo rimanendo la casa dello Stoke per oltre un secolo. All’esordio, avvenuto il 28 marzo 1878 contro il Talke Rangers (vittoria 1-0 davanti a 2.500 spettatori), lo stadio aveva forma ovale con la presenza della pista (era infatti utilizzato come campo d’atletica); dietro le due porte c’erano due End naturali, formate da due pendii erbosi, dove si assiepavano gli spettatori mentre l’unica stand vera e propria era quella sul lato Est dello stadio, in prossimità di Boothen Road. Costruita in legno, poteva ospitare circa 1000 persone; sul lato opposto, quello ovest, un altro pendio erboso permetteva a ben 4000 persone di assistere alle partite. A differenza di molti impianti che abbiamo conosciuto sin’ora, lo sviluppo dello stadio non fu immediato: le casse dei Potters non erano floride, nonostante l’accesso in Football League nel 1888, e i risultati non eclatanti della squadra contribuivano allo scarso successo economico del club. Con la retrocessione del 1907 i Potters andarono in bancarotta e furono esclusi addirittura dalla Football League: l’ultimo pensiero pertanto era lo stadio, che all’epoca era considerato uno dei peggiori, se non il peggiore, di tutta l’Inghilterra.

Scorcio di Stoke nel 1926, dove si può vedere in lontananza il Vic con la forma ovale

Alcuni piccoli miglioramenti furono effettuati poco prima dello scoppio della Grande Guerra, ma fu solamente dopo di questa, con il ritorno del club in Football League, che lo stadio ebbe nuova vita: nel 1919 furono costruite due nuove stand coperte ed all’angolo tra la Boothen End e la Boothen Stand furono costruiti gli spogliatoi con all’interno un sistema di riscaldamento per mantenere caldi i giocatori. L’anno successivo, adiacente agli spogliatoi, fu rifatta la West stand con una capacità di circa 2000 persone. Importante fu il 1928, perchè la proprietà dello stadio passò interamente nelle mani del club e questo diede ulteriore spinta ai miglioramenti dell’impianto: nel 1931, con il rifacimento della Boothen End, nella quale vennero posizionati i terraces, fu persa la forma ovale che aveva caratterizzato il Victoria Ground sin dagli albori e finalmente venne acquisita la forma tradizione di uno stadio calcistico.

I primi anni 30 con la nuovissima Boothen End

Nel 1935, mentre Stanley Matthews saliva alla ribalta nazionale con la maglia dei Potters, fu creata la Butler Street Stand con una capienza di ben 5 mila posti e divenne immediatamente il fiore all’occhiello del Victoria Ground. Fu realizzata la copertura e furono inoltre aggiunte diverse sezioni anteriormente alla struttura, in particolare alle due end e nella zona centrale: questa sorta di paddock poteva ospitare sino a 2 mila persone in più con la capienza totale che arrivava a circa 45 mila posti. Nel 1937 fu registrato il record di affluenza, con 51.373 spettatori presenti allo stadio per l’incontro di First Division contro l’Arsenal: fu un evento straordinario, soprattutto considerando che nei match precedenti casalinghi si faticò a raggiungere le 20mila persone, con un minimo di 12mila contro lo Sheffield Wednesday nell’ultima partita tra le mura amiche prima dell’Arsenal. Negli anni della II° Guerra Mondiale il Victoria Ground fu utilizzato soprattutto per scopi militari, in particolare come deposito per l’esercito. Le attività calcistiche ripresero lentamente dopo la pace, ma non arrivarono grossi miglioramenti alla struttura: bisogna infatti aspettare il 1956 per vedere delle novità, quando furono installati i riflettori, accesi per la prima volta contro gli acerrimi rivali del Port Vale davanti a più di 38 mila spettatori. Con gli anni 60 e i festeggiamenti del centenario del club, finalmente arrivò l’aria di rinnovo al Victoria Ground: per prima cosa fu costruita una nuova main stand su Boothen Road, un processo complesso che fu completato in tre diversi momenti; successivamente furono completamente rifatti gli spogliatoi mentre il completamento della nuova stand fu realizzato grazie ai giocatori della squadra. Sì, avete letto bene: la dirigenza, pur di riuscire a risparmiare qualcosa (lo Stoke non è mai stato un club ricco a livello finanziario), ingaggiò direttamente i giocatori per 5 scellini l’ora per sistemare i terrace in cemento. Altri tempi. Il centenario fu festeggiato con un’amichevole nobile: arrivò al Victoria Ground il grande Real Madrid di Di Stefano e Puskas e di fronte a quasi 45mila spettatori ne uscì un 2-2 al quale contribuì anche la leggenda Stanley Matthews, ai suoi ultimi anni di carriera con la maglia del suo club.

Il Vic all’epoca del centenario

Gli anni 70 rappresentarono il periodo di maggior splendore dello stadio, assieme all’ottimo periodo attraversato dallo Stoke City. Piccoli miglioramenti vennero continuamente effettuati, ma un brusco risveglio ai sogni di gloria della città arrivò nel 1976, il weekend del 3/4 gennaio quando la squadra era a Londra per giocare contro gli Spurs in FA Cup: l’inverno fu parecchio duro e in quei giorni per circa 8 ore dei venti fortissimi si abbatterono sulla zona di Stoke scoperchiando quasi completamente la Butler Street Stand, lasciando intatto solo l’angolo ovest della tribuna. Lo Stoke tornò da White Hart Lane con un pareggio, sperando di riuscire a disputare il 7 gennaio il replay nel suo stadio: per far ciò, i lavori procedettero speditamente all’impianto, ma nel giorno della partita, a poche ore dal suo svolgimento, cedettero alcuni ponteggi con molti operai feriti (per fortuna nessuno morì). Ovviamente, per motivi di sicurezza, il match fu rinviato e la successiva gara in casa, il 17 gennaio contro il Middlesbrough, fu giocata sul terreno dei rivali del Port Vale. Lo stadio rimase una priorità e lo Stoke riuscì a sistemarlo in tempo per il replay contro il Tottenham, reinserito in calendario per il 24 gennaio; tuttavia il prezzo da pagare fu carissimo perchè i costi furono talmente alti che la squadra fu smantellata, il manager si licenziò e a fine stagione la squadra retrocesse.

Panoramica interna dell’impianto

La Boothen End con i suoi peculiari riflettori

Per fortuna il periodo buio durò pochissimo: già nel 1979 fu inaugurata una nuova stand, la Stoke End, formata da due anelli con un terrace davanti e 4000 posti a sedere dietro; furono sistemati anche i due riflettori situati in zona, con la peculiarità che furono sostituiti da due piloni completamente diversi da quelli che si trovavano nella tribuna opposta; altra curiosità riguarda proprio i due vecchi riflettori, situati nella Boothen End ma non ai lati, bensì dietro la tribuna. Nel 1983 l’angolo della Butler Street Stand sopravvissuto ai venti fu definitivamente demolito mentre tra la Boothen End e la Boothen Stand fu inaugurata la prima suite del club, la Stanley Matthews suite (in netto ritardo rispetto a molti altri impianti). Dopo il Taylor Report lo Stoke, inizialmente, fece capire di voler mantenere e riqualificare il Victoria Ground: nel 1992, dentro la Stoke End, aprirono il primo club shop e gli uffici del club dedicati al marketing; successivamente furono elaborati piani per convertire il Vic in all-seater e per costruire da zero una nuova stand da 9 mila posti. I piani però mostrarono come i costi fossero astronomici (pensate che lo stadio aveva meno di 10 mila posti a sedere allora con gran parte del pubblico assiepato nei terraces) e si decise, a malincuore, di abbandonare il Vic in favore di un nuovo impianto nel 1996.

Il Victoria Ground negli ultimi giorni della sua vita

L’ultima partita ufficiale fu giocata al termine della stagione 1996-1997, con il WBA ospite e battuto 2-1 di fronte a 22.500 spettatori; il club provò in tutti i modi ad organizzare una partita d’addio degna di tale nome con squadre internazionali, ma non vi riuscì e purtroppo, il farewell allo stadio avvenne con due amichevoli pre-stagionali contro Everton e Coventry, con pochissimo pubblico sugli spalti: la maggioranza dei tifosi aveva già dato l’addio al Vic contro il WBA. Lo stadio fu demolito successivamente all’inaugurazione del nuovo impianto, attualmente non resta che un enorme spiazzo di terra abbandonata, dove ancora oggi la gente porta a spasso i propri cani; è comunque notizia recentissima che dovrebbero iniziare prossimamente dei lavori di riqualificazione dell’area con la creazione di circa 150 appartamenti.

Le sempre tristi immagini dell’addio ad uno stadio

L’IMPIANTO ATTUALE

Come avrete letto nel paragrafo precedente, nel 1996 iniziò ufficialmente l’iter che portò lo Stoke nella sua nuova ed attuale casa, il Britannia Stadium. La prima idea di trasferimento nacque tuttavia in precedenza, già durante la stagione 1994/95 quando il consiglio cittadino iniziò a pensare a chi destinare il 360 acri di terra abbandonata nella zona sud della città. Furono interpellati entrambi i club cittadini, con il Port Vale che da subito disse di no allo spostamento perchè il terreno era troppo lontano dal suo bacino di tifo e perchè sin troppo vicino (un quarto di miglio) al Victoria Ground, mentre lo Stoke inizialmente nicchiò pur portando avanti le trattative nell’ombra. Con l’arrivo alla presidenza di Jez Moxey nel 1995 e l’infattibilità di una ristrutturazione del Victoria Ground, le trattative decollarono: nel giro di un anno iniziarono i lavori e i sogni dei tifosi Potters che giornalmente si recavano al cantiere per controllare lo stato dei lavori. Tuttavia non fu una gestazione semplice: in città il Port Vale rumoreggiava lamentando favoritismi verso i rivali mentre un gruppo di die hard fans dello Stoke continuava a manifestare ostilità verso la nuova proprietà ed il nuovo impianto. A questo quadro si aggiunse anche un periodo di difficoltà finanziarie del club, che non riuscì a mantenere le promesse vendendo alcuni dei giocatori più rappresentativi e tradendo la fiducia di molti supporters. Nonostante tutto nell’agosto del 1997 l’impianto fu completato e fu scelto il nome di Britannia Stadium, un nome che riporta alla memoria il Victoria Ground, ma che in realtà è il frutto di una sponsorizzazione con la Britannia Building Society (tra le maggiori finanziatrici del progetto, costato 14.7); vi furono pure in questo caso delle contestazioni, perchè molti avrebbero preferito intitolare lo stadio a Sir Stanley Matthews.

Insolita immagine durante la genesi del Brit

La prima partita fu giocata contro il Rochdale in League Cup, con poco più di 15 mila spettatori presenti e l’agibilità arrivata solamente 5 ore prima della gara; l’inaugurazione ufficiale invece avvenne pochi giorni dopo, il 30 agosto 1997 contro lo Swindon Town. 24 mila persone circa accorsero allo stadio, con notevoli problemi di viabilità e di caos nelle zone antistanti (abbastanza comuni al giorno d’oggi nelle giornate inaugurali, risolti successivamente con il miglioramento e la costruzione di nuove vie per arrivare alla struttura); testimonial e cerimoniere fu proprio Sir Stanley Matthews che, dopo la sua morte avvenuta nel 2000, fu cremato e le sue ceneri sparse nel centro del terreno di gioco. Inizialmente la proprietà dell’impianto non era del club, ma del consiglio cittadino e di una società cittadina: con il decennale però lo Stoke ha riscattato lo stadio che adesso è di sua totale proprietà. Non è stato facile per i supporters accettare il Brit come nuova casa, soprattutto dopo la prima stagione conclusasi con la retrocessione, ma il tempo e la pronta risalita verso le zone nobili del calcio inglese del club, hanno portato i tifosi ad accettare ed amare questo nuovo impianto, anche se il Vic resterà sempre nei cuori dei vecchi tifosi Potters.

Suggestiva immagine del Britannia

Classicamente sono 4 le stand, ma disposte in maniera particolare: la Boothen Stand e la East Stand unite a formare un’unica stand a forma di L che occupa un End ed un lato lungo; le altre due stand separate e collegate tra loro da un corner. Restano aperti gli altri due angoli dello stadio, per una capacità totale di 27.740 spettatori (potenzialmente maggiore, ma ridotta per motivi di sicurezza). Addentriamoci in dettaglio nelle varie sezioni.

Panoramica del Britannia Stadium

WEST STAND

Si tratta della main stand dell’impianto, capace di contenere 7.357 spettatori su due anelli. L’anello inferiore è più grande di quello superiore e sono separati da una fila di executive boxes; al suo interno troviamo tutte le strutture per ospitare gli sponsor più le zone dedicate alla stampa ed ai media televisivi. In altezza è la stand più grande dell’intero impianto, anche se dall’esterno la facciata è piuttosto anonima, quasi fredda. Tra questa stand e la South Stand si trova un corner che ospita al suo interno diverse strutture, tra cui gli spogliatoi ed il tunnel di ingresso al campo, la boardroom e, all’esterno, il megastore del club; l’altro angolo, invece è aperto ed è una delle due zone da dove arrivano i temibili venti della zona che spesso frustano le partite casalinghe dei Potters. Attualmente viene chiamata Q-railing stand per via della sponsorizzazione con l’omonima azienda.

La facciata della West Stand

La West stand in inverno

SOUTH STAND

La stand più piccola del Britannia (4.996 persone) è destinata sia ai tifosi locali, sia ai tifosi ospiti e per questo motivo non raggiunge mai la capienza piena (vi sono sempre alcune file di separazione tra le tifoserie, solitamente esattamente a metà della stand). Non variano i servizi offerti tra le due metà della tribuna; all’angolo con la East Stand si trova l’altro angolo aperto dell’impianto, dove al momento vi è il videoscreen con lo scoreboard elettronico (installato nel 2008) e dove si concentrano i piani di sviluppo per aumentare la capienza dell’impianto con un corner da costruirsi proprio in questa sede. A causa di accordi di sponsorizzazione, la stand è attualmente conosciuta come la Marston’s Pedigree Stand (birrificio); vedendola da lontano si può leggere chiaramente il nome del club sui seggiolini.

La South Stand

EAST STAND

8.789 spettatori trovano posto nella tribuna più grande dell’impianto, attualmente conosciuta come Seddon Stand (sempre per accordi di sponsorizzazione), collegata direttamente alla Boothen End a costituire quasi un’unica tribuna a L. La stand è semplice semplice, un unico anello separato in due zone dagli accessi ai posti a sedere e dai cartelloni pubblicitari; sui seggiolini campeggia la scritta con il nome dello stadio. Qui i giocatori festeggiarono la promozione in Premier League nel 2008.

La East Stand

BOOTHEN STAND

L’altra end del Britannia riprende il nome utilizzato per alcune delle stand del Victoria Ground ed è la stand dietro a cui, in lontananza, sorgeva il vecchio impianto. Come detto costituisce un tutt’uno con la East Stand mentre l’angolo con la West Stand resta aperto; può ospitare 6.006 spettatori ed è il cuore del tifo casalingo. All’esterno della stand, quasi staccato dall’impianto, troviamo il monumento dedicato alla più grande leggenda del club, Sir Stanley Matthews. Questo monumento è costituito da tre statue che rappresentano il giocatore in tre momenti diversi della sua trentennale carriera; tutte e tre sono rivolte idealmente verso il Victoria Ground, l’impianto dove le sue gesta sono rimaste scolpite nella storia. Fu inaugurato il 17 ottobre 2001 con una cerimonia ufficiale dove lo scopritore fu Kevin Keegan ed è stata scolpito da Julian Jeffery, Carl Payne e Andrew Edwards, tre scultori locali che hanno avuto il prezioso aiuto anche dei tifosi dello Stoke. Sempre dietro questa stand si trova anche il monumento dedicato a John Ritchie, il più grande goleador della storia dello Stoke, inaugurato nel 2008. In ultimo anche questa stand ha una sponsorizzazione, data dalla Staffordshire University, ma fortunatamente rimarrà sempre conosciuta come Boothen Stand.

La Boothen End

Il monumento dedicato a Stanley Matthews

L’ATMOSFERA

Ufficialmente il Britannia Stadium è conosciuto come lo stadio più rumoroso d’Inghilterra grazie ad un’indagine condotta dalla BBC con tanto di registratore di suoni, con un picco di ben 122 decibel durante un match. Questo fa capire come l’atmosfera all’interno sia fantastica, con i fans dello Stoke sempre presenti in gran numero (ogni partita fa registrare quasi il sold out) e sempre pronti a cantare e supportare la squadra. Non è una fama recente, già dai tempi del Victoria Ground la grande vocalità era una dote ben riconosciuta a questi fans e resta un pochino d’amarezza nel constatare come il nuovo stadio avrebbe potuto essere un posto ancor più unico se solo fosse stato fatto sulla falsariga del vecchio, a realizzare un catino bollente per intimorire ancor di più le squadre avversarie. Storicamente i tifosi Potters non sono tra i più tranquilli, fino al 2003 era ancora attiva una hoolingans firm e per andare al Britannia da tifosi ospiti non bisogna troppo ostentare i propri colori per evitare sorprese, nonostante il club abbia fatto un grandissimo lavoro per fare piazza pulita delle mele marce. Allo stadio l’inno del club è Delilah, famosa canzone di Tom Jones che, stando ai racconti dei tifosi, è diventata famosa a Stoke dopo essere stata cantata in un pub da un tifoso decisamente brillo e ripresa subito dopo da tutto il pub per essere successivamente replicata dentro il Victoria Ground prima e il Britannia adesso.

La rivalità maggiore, l’unica vera rivalità, è quella con il Port Vale, l’altra squadra cittadina fondata 16 anni dopo lo Stoke. L’atmosfera, durante i derby (che purtroppo sono sempre più rari a causa dei profili diversi dei due club) è sempre accesissima e tradizionalmente si tratta di partite spigolose con punteggi bassi; inutile dire come sia il clima sugli spalti, con la partita che in città è sentitissima a dir poco. Tuttavia le società sono amiche e nel momento del bisogno, nel corso della storia, hanno saputo aiutarsi a vicenda (vi ricordiamo ad esempio l’episodio del 1976, quando il Port Vale permise allo Stoke di giocare nel suo stadio essendo stato danneggiato pesantemente il Victoria Ground). Altre rivalità minori esistono con Il WBA e i Wolves, mentre un’altra rivalità storica è rappresentata dal Crewe Alexandra, squadra che attualmente milita in League One.

CURIOSITA’ E NUMERI

Il Britannia è un impianto moderno, in grado di ospitare non solo eventi sportivi ma anche eventi ricreativi, amministrativi ed informativi grazie alle sale congressi e sale banchetti. A livello calcistico qui si sono disputate per 3 anni consecutivi le finali playoffs della Conference (dal 2003 al 2005), in più qui hanno giocato l’Under 20 e l’Under 19 della Nazionale Inglese. Si è disputato anche un match di Under 21 nel 2002 tra la Nazionale Inglese e quella Portoghese. Grazie inoltre alla predisposizione per i fireworks, qui si sono tenuti numerosi concerti ed eventi musicali, tra cui Bon Jovi, Elton John e Bryan Adams.

Capacità’: 27.740

Misure del campo: 100 x 65 metri

Record attendance: 28.218 (2002 – FA Cup vs Everton)

Record attendance at Victoria Ground: 51.380 (1937 – First Division vs Arsenal)

FONTI

Football ground guide

Wikipedia

Oatcake fanzine

Stoke City FC Official Site

Victoria ground Web Site

Groundhopping

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  1. Pingback: Viaggio nella Stoke-on-Trent del calcio: parte seconda, Stoke City | English Football Station

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