Il giant-killing in FA Cup: i 10 upsets più clamorosi nella storia della coppa

Il giant-killing è la quint’essenza della FA Cup, già di per se competizione magica; è Jimmy Page che suona Bron-yr-Aur, è la scena finale di Pulp Fiction, insomma è quel tocco in più all’interno comunque di un capolavoro. Nella storia se ne contano a centinaia, quindi selezionarne dieci è particolarmente difficile, soprattutto perchè è difficile stabilire il criterio di selezione. Come risolvere il dilemma? Affidandoci a due criteri e facendo un mix, scegliendo alcune partite secondo una formula matematica utilizzata dal creatore del sito Giant Killers, e alcune secondo il sentimentalismo, partite che sono entrate nell’immaginario collettivo e impossibili da rimuovere. Questo permette di non sacrificare sull’altare dei ricordi alcune partite che meriterebbero menzione, ma d’altro canto di non escludere match che sono il giant-killing per definizione e che nella classifica “scientifica” non sarebbero comparsi (esempio, Hereford-Newcastle United). Prima di addentrarci nella classifica, qualche considerazione. C’è il giant-killing casalingo, per esempio, in cui il pubblico di casa, gente abituata a vedere il loro team giocare in non-league o nei bassifondi delle serie inferiori, si trova di fronte la squadra di massima divisione di turno. In questo caso la bellezza sta nello stadio, classico impianto da non-league, pieno, nell’entusiasmo contagioso di un pubblico da periferia calcistica, ma genuino e vero, nell’invasione di campo finale che accompagna l’impresa. E c’è il giant-killing esterno, in cui 30mila tifosi della squadra di First/Premier rimangono ammutoliti e qualche migliaio, o meno, di tifosi ospiti, che si son fatti la trasferta senza grosse speranze, esultano come invasati, con la consapevolezza di portarsi a casa lo scalpo del nemico perdipiù conquistato nel territorio avversario. Il massimo, poi, è il giant-killing su due partite, con pareggio nella prima e vittoria nella seconda, ma qui siamo in territorio quasi mitico.

Il più vecchio di tutti risale al 1900, quando il Millwall (all’epoca ancora Millwall Athletic) vinse 3-1 sul campo del potente Aston Villa, la squadra principale di inizio secolo: menzioniamo questa partita perchè, pur non comparendo nella nostra classifica, sarebbe stato un peccato dimenticarla. Così come non possiamo non menzionare i tanti giant-killing recenti, da Shrewsbury-Everton 2-1 del 2003 a Manchester United-Leeds United 0-1 del 2010, passando per Stevenage-Newcastle Utd 3-1 del 2011. Bene, possiamo procedere con la classifica.

Oxford United-Blackburn Rovers 3-1 (Manor Ground, 15 Febbraio 1964 – Fifth Round)
Il giant-killing che si piazza al numero uno nella list del sito The Giant Killers. L’Oxford United, all’epoca modesta squadra di Division Four (più o meno come oggi) ospitava il Blackburn Rovers, secondo in Division One. La differenza era abissale: da una parte, Maurice Kyle, Tony Jones e Ron Atkinson (che ritroveremo più avanti come allenatore…), dall’altra i nazionali inglesi Ronnie Clayton e Bryan Douglas, Mike England, Fred Pickering etc. etc, insomma una squadra per l’appunto seconda nella massima serie. Peraltro Pickering e McEvoy, suo partner d’attacco, ne avevano appena rifilati OTTO al West Ham United, così per gradire. No, non c’erano chances…21.504 oxfordiani si presentarono al Manor Ground per vedere dal vivo i campioni del Blackburn, senza grosse speranze di passaggio del turno, ma visto che Match of the Day sarebbe arrivato solo sei mesi dopo, lo stadio era l’unico modo, specie per una squadra di Division Four, per vedere dal vivo dei giocatori internazionali. Longbottom e Jones portarono sul 2-0 lo United, e tutto diventò d’un tratto possibile. Quando il Blackburn accorciò le distanze, i crampi allo stomaco dei tifosi di casa si fecero via via più forti, così come la pressione dei Rovers verso la porta dell’Oxford…ma invece che il pareggio, dal nulla scaturì, nel più classico dei contrattacchi, il 3-1 di Bill Calder. L’Oxford divenne in quel momento la prima squadra di Division Four a raggiungere il sesto round, dove vennero eliminati dal Preston North End.

Hereford United-Newcastle United 2-1 (Edgar Street, 5 Febbraio 1972 – Third Round replay)
The giant-killing
per eccellenza nella mente di tutti. E gli ingredienti c’erano, visto che non solo abbiamo una squadra di serie inferiore che vince su una di prima divisione, ma addirittura al replay, dopo aver quindi pareggiato la prima partita perdipiù in trasferta. Insomma, il massimo. Il Newcastle, ovviamente, arrivò alla sfida contro l’Hereford, squadra di Southern League (che con il sistema attuale equivarrebbe alla Conference), da favoritissimo; e i Magpies d’altronde potevano schierare ben sei nazionali. Due volte rinviata per pioggia, la partita si giocò finalmente il 24 Gennaio a St James Park: 5.000 tifosi dell’Hereford viaggiarono verso nord per accompagnare il loro team. 17 secondi, 17, e l’Hereford passò in vantaggio con un goal di Brian Owen. Malcolm Macdonald e John Tudor, nel giro di 13 minuti, ribaltarono tuttavia il risultato, come da premesse; ma le premesse non tennero conto di Colin Addison, player/manager, che con un tiro dalla distanza fece 2-2: tutti a Hereford per il replay. Un replay destinato a entrare nella leggenda di the beautiful game. La capacità di Edgar Street era, ufficialmente, di 14.313 spettatori, ma quella sera ce n’erano sicuramente di più, molti dei quali letteralmente appollaiati sulle strutture portanti delle luci e sugli alberi intorno all’impianto (si stima che fossero in 16.000); e a completare la cornice le telecamere della BBC, che mandò nell’Herefordshire un telecronista in prova, tal John Motson che diventerà Motty e la cui voce sarà la voce del calcio per anni. Insomma, tutti ingredienti per rendere magica una partita. Il Newcastle col solito SuperMac passò in vantaggio all’82esimo; sembrava chiusa, ma tre minuti dopo……“Radford…now Tudor’s gone down for Newcastle…Radford again…OH, WHAT A GOAL!!! What a goal! Radford the scorer! Ronnie Radford! And the crowd…the crowd are invading the pitch! No goalkeeper in the world would have stopped that!“. Motson entrò subito nella storia delle telecronache sportive, l’Hereford in quella della FA Cup, visto che nei supplementari il goal di Ricky George non fu pareggiato dai Magpies. Le scene di giubilo del pubblico a ogni goal e al fischio finale, con le invasioni di campo e le sciarpe bianco-nere al collo rimangono tre le più belle che si possano ricordare.

Wrexham-Arsenal 2-1 (The Racecourse Ground, 4 Gennaio 1992 – Third Round)

“…e poi, incredibilmente e disastrosamente, fummo buttati fuori dalla Coppa d’Inghilterra dal Wrexham, che la stagione precedente era finito in fondo alla Quarta divisione così come l’Arsenal era finito in cima alla Prima”. Parole e musica di Nick Hornby, ultimo capitolo di Fever Pitch. E in effetti Wrexham-Arsenal è uno dei cupset più famosi di sempre, per il motivo esplicitato da Hornby: una differenza abnorme tra le due squadre, e basta andare a vedere la formazione dell’Arsenal di quel giorno: Seaman, Dixon, Winterburn, Hillier, O’Leary, Adams, Rocastle, Campbell, Smith, Merson, Carter. Dall’altra parte il Wrexham, che era rimasto in Football League solo perchè questa venne allargata. 13.343 spettatori assisteranno all’impresa dei propri beniamini. L’Arsenal passò in vantaggio con Adams al 44′, e la partita sembrava incanalarsi su questi binari, almeno fino all’82’….quando i due minuti tra i più importanti nella storia del club gallese cambiarono le carte in tavola. Mickey Thomas e Steve Watkin, i due autori della favola made in Wales. Specialmente Thomas, nazionale gallese, tornato al Wrexham dopo essere ssutton united coventrytato addirittura al Manchester United e all’Everton, una carriera offuscata da fattori extracalcistici che nel 1993 culmineranno con un brutto giro di merce contraffatta e denaro sporco. Nel turno successivo, il Wrexham uscì al replay per mano del West Ham, ma quella partita rimane indelebile.

Colchester United-Leeds United 3-2 (Layer Road, 13 Febbraio 1971 – Fifth Round)

Il sito “the Giant Killers” la posiziona al secondo posto di sempre nella propria classifica. Nuovamente, Fourth Division vs First Division, e il Leeds era squadra tra le migliori della massima serie, che avevano vinto nel 1968/69 e che rivinceranno nel 1973/74. In panchina Don Revie, the Manager con la M maiuscola ad Elland Road, in campo una serie di star. La differenza era tale che “they (il Colchester) were given so little chance of victory that there was talk of switching the tie to Elland Road, where the Essex club would, at least, be guaranteed a reasonable financial reward“. Le cose andarono un filino diversamente, soprattutto per merito di Ray Crawford, un nome che quel giorno finì sulla bocca di tutti per la doppietta che rifilò al grande Leeds di Revie. Lo United, quello “minore” che quel giorno faceva gli onori di padrone di casa, si portò così sul 3-0. Il disperato tentativo di rimonta del Leeds risulterà vano, nonostante gli uomini di Revie riusciranno ad accorciare le distanze fino a portarsi a un solo goal di distanza. L’eroica e strenua resistenza del Colchester regalerà ai 16.000 presenti una gioia indimenticabile, e al libro della FA Cup una storia indelebile.

Sutton United-Coventry City 2-1 (Gander Green Lane, 7 Gennaio 1989 – Third Round)

Questa partita è famosissima per un semplice (poi mica tanto semplice, a ben vedere) motivo: fino a qualche settimana fa (e lo vedremo…) era stata l’ultima volta che una squadra di non-league ne aveva sconfitta una di massima serie. Gander Green Lane, borough di Sutton. Il Coventry City, che due anni prima alzò il trofeo in faccia a una delle versioni migliori del Tottenham Hotspur (Allen, Hoddle, Waddle e compagnia), si presentava nel sud londinese forte delle quattro categorie di differenza e di quel prestigioso alloro. Dall’altra parte i padroni di casa, che militavano senza infamia e senza lode in Conference (termineranno dodicesimi quell’anno) e per i quali quella partita rappresentava l’apice della stagione, che si fosse vinto o perso. Certo, la vittoria avrebbe dato a quell’edizione del Sutton United i crismi dell’immortalità, ma nessuno la pretendeva. 8.000 south londoners affollarono l’impianto, ed andarono in visibilio quando Rains portò lo United in vantaggio dopo 42 minuti primi. Sette minuti dopo l’intervallo, Phillips pareggiò la situazione…ma sette minuti dopo, nuovamente, Matthew Hanlan timbrò il 2-1 che significò vittoria, visto che i tentativi del Coventry di pareggiare risultarono vani, compreso una doppia carambola traversa-palo clamorosa. Il calcio è uno sport magnificamente imprevedibile quando vuole, e quel giorno il Sutton lo dimostrò.

Burnley-Wimbledon 0-1 (Turf Moor, 4 Gennaio 1975 – Third Round)

Quel giorno una nuova squadra, destinata a scrivere una romantica storia nel calcio inglese, fece capolino tra i grandi: il Wimbledon. Quella stagione i Dons giocavano ancora in Southern League, che vinceranno e che vinceranno per altri due anni prima dell’elezione, finalmente, in Football League, avvenuta al termine della stagione 1977. Il sistema infatti era semi-chiuso, e tutelava in modo esagerato i club che terminavano ultimi in Football League col sistema della ri-elezione per numero di voti ricevuti. I Dons erano ospiti di una squadra, il Burnley, che terminerà la stagione decima in First Division, e a Turf Moor l’aria era tranquilla: un pomeriggio festoso dedicato alla competizione più antica e affascinante. Che verrà ricordato però per il goal di Mick Mahon, curiosamente membro del Colchester che, come abbiamo visto, eliminò il Leeds e questa volta attore in prima persona dell’impresa; e per le parate di Dicky Guy, che quel giorno si trasformò in Gordon Banks ammutolendo spettatori e, metaforicamente, gli attaccanti in claret & blue. Il Wimbledon si presentò così al grande pubblico, una favola che culminerà un pomeriggio del 1988 a Wembley, con un goal di Lawrie Sanchez che tutti abbiamo impresso nella mente.

Bournemouth-Manchester United 2-0 (Dean Court, 8 Gennaio 1984 – Third Round)

Altro giant killing famosissimo. Da una parte i Red Devils, detentori del trofeo, di Ron Atkinson, che abbiamo già incontrato come giocatore dell’Oxford United, dall’altra il Bournemouth guidato da un ex giocatore del West Ham, Harry Redknapp, che terminerà diciassettesimo in Division Three. Eppure quel giorno non ci fu storia, uno United mollo e arrendevole venne sconfitto senza grosse possibilità d’appello. Milton Graham e Ian Thompson, nel secondo tempo, portarono il risultato sul 2-0. L’unico sussulto per lo United venne dai propri fans, che a pochi istanti dal termine invasero il campo e crearono qualche tafferurglio sedato nel giro di 5 minuti dalla polizia del Dorset. Rimane forse il risultato più importante della storia del Bournemouth, mentre lo United da lì a due anni avrebbe chiamato uno scozzese di nome Alex Ferguson, che nel 1989 si trovò nuovamente di fronte il Bournemouth, sconfiggendolo al replay. Per quanto riguarda Harry Redknapp, alzerà la coppa come manager del Portsmouth.

Newcastle United-Crystal Palace 0-1 (St James Park, 12 Gennaio 1907 – First Round)

Vignetta dell’epoca

La più datata delle partite che trattiamo in questo post. 1907, il Crystal Palace era nato da soli due anni e giocava in Southern League, mentre il Newcastle viaggiava al secondo posto della First Division della Football League, che aveva vinto nel 1905. Ok, il sistema era ancora poco chiaro ma la differenza tra le due leghe era evidente, se si pensa al fatto che solo una squadra di Southern League è riuscita a vincere la FA Cup (il Tottenham nel 1901). Quindi il Palace si presentava nel nord del Paese con poche speranze di superare l’ostacolo rappresentato dai Magpies, che schieravano dieci nazionali in campo (l’unico non nazionale era, curiosamente, il capitano Alec Gardner) a fronte di un undici del Palace formato in gran parte da “emigranti calcistici”, curiosamente partiti proprio dal Tyne & Wear e dal Teeside per provare a sfondare a Londra. Per molti era dunque una sorta di ritorno a casa. Che culminò con un’impresa impensabile, a maggior ragione se si pensa che al secondo turno i Glaziers (non erano ancora Eagles) eliminaro il Fulham e, al terzo, il Brentford, giungendo ai quarti di finale nei quali vennero eliminati dall’Everton.

Walsall-Arsenal 2-0 (Fellows Park, 14 Gennaio 1933 – Third Round)

Il grande Arsenal di Herbert Chapman si presentò nelle Midlands destando nei tifosi di casa più che timore, ammirazione. D’altronde, fatte le dovute proporzione, è come quando adesso il Barcellona affronta squadre di serie inferiori in Coppa del Re. Perchè, al pari di questo Barcellona o dell’Ajax di Michels, l’Arsenal di Chapman ha segnato un’epoca, ha fatto scuola, ha cambiato il modo di intendere il calcio. In 25.000 affollarono Fellows Park. L’Arsenal si presentò in divisa bianca (e calzoncini neri), quando solitamente all’epoca era la squadra di casa a cambiare tenuta da gioco in casa di possibile confusione fra colori, e infatti il Walsall si presentò in campo con un completo bianco-azzurro d’urgenza acquistato dal Coventry per l’occasione. Pronti via e i difensori del Walsall cominciarono la caccia all’uomo, con i poveri attaccanti dei Gunners sempre a terra e l’arbitro con il fischietto sempre in bocca. Ma era l’unico modo per limitare quello squadrone. I minuti passavano, l’Arsenal non segnava, e così nella testa dei padroni di casa nacque l’idea del colpaccio, che si tramutò in realtà grazie a Gilbert Alsop e Bill Sheppard. Il resto è storia, sia perchè rimane uno dei cupset più famosi e celebrati, sia perchè per il Walsall (all’epoca Third Division North) rimane The Day, tant’è vero che per i 75 anni dalla partita un box dello stadio (non più Fellows Park, ahinoi) è stato dedicato alla memoria di Alsop. Rimane invece famosa sponda Gunners per la sfuriata di Chapman verso Thomas Black, autore di una prestazione evidentemente orribile, al quale intimò di non mettere mai più piede ad Highbury: nel giro di una settimana venne ceduto al Plymouth.

Norwich City-Luton Town 0-1 (Carrow Road, 26 Gennaio 2013 – Fourth Round)

E finiamo con una partita recentissima, eppure, già nella top-ten. Inevitabile, visto che da Sutton Utd-Coventry non accadeva che una squadra di non-league ne eliminasse una di First/Premier League. Ora, considerare il Luton Town squadra di non league, anche se nei fatti lo è, è concettualmente difficile: basti pensare che, in quanto a major trophies, Hatters e Canaries sono a parimerito, con una Coppa di Lega a testa in bacheca. Eppure il recente cammino da gambero del Luton Town, che l’ha portato fino alla Conference, ne fa a tutti gli effetti un club di non league. Soffermarci su una partita dell’altro ieri è superfluo, ma il goal di Rendell che ha spedito gli Hatters al quinto turno merita quantomeno di essere menzionato, così come il fatto che, nel turno precedente, il Luton ha eliminato il Wolverhampton Wanderers, caduto in Championship ma pure sempre squadra di grande tradizione. Come andrà a finire non lo sappiamo, nel prossimo turno (corrispondente agli ottavi di finale) il Luton ospiterà a Kenilworth Road il Millwall in un match che riporta alla mente gli incidenti del 1985. Qualsiasi sia il risultato, il Luton 2012/13 è già entrato nella storia della coppa più bella, affascinante, unica del Mondo.

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