Around the football grounds – A trip to Liverpool (Blue side)

Prosegue il nostro giro virtuale nelle lande inglesi ed approdiamo in una delle città storiche per il calcio inglese, Liverpool. Geograficamente ci troviamo nel Nord-Ovest d’Inghilterra; la zona, ovviamente, è quella del Merseyside, in particolare siamo nella parte est dell’estuario del fiume Mersey e, ancor più in dettaglio, nel distretto di Everton, appena a nord del centro cittadino, dove nel 1878 fu fondato l’Everton FC, una delle squadre più nobili del calcio inglese.

Scorcio di Liverpool

LA STORIA

L’Everton, uno dei club fondatori della Football League, ha traslocato pochissime volte nella sua storia: solamente 4 gli impianti in cui le partite casalinghe sono state giocate con l’impianto attuale inaugurato addirittura nel 1892, uno dei primi stadi disegnati appositamente per il football al mondo. Il primo match ufficiale del team fu disputato nel 1879 a Stanley Park, in particolare nell’angolo sud est di questo parco cittadino.

Scorcio dell’attuale Stanley Park, la prima casa dell’Everton

Non si può parlare di stadio: non vi erano tribune, non vi erano delimitazioni: semplicemente era, come molti altri campi dell’epoca, un parco dove venivano tracciate le righe e posizionate le porte con il pubblico che si assiepava ai margini del terreno di gioco. Non c’erano gli spogliatoi, ma già c’era entusiasmo tanto che si narra che la media spettatori all’epoca si aggirasse sulle 2000 persone. Il club cresceva in fretta e si rese necessario spostarsi in un campo che potesse garantire delle strutture ad un club che ormai si poteva definire professionale: fu scelto un terreno in Priory Road, vicinissimo a Stanley Park, anche se la parola scelto è inappropriata visto che il campo di gioco fu una proposta d’affitto fatta da Mr. J. Cruitt di Coney Green. Il trasloco avvenne nel 1882 e qui già furono realizzate una piccola stand e gli spogliatoi, un lusso per l’epoca; nonostante la prima partita fu un flop clamoroso per quanto riguarda l’incasso (fu giocata tra Everton e Walsall), i match successivi, complici i buoni risultati, crearono uno zoccolo duro di tifosi che crebbe piano piano fino a raggiungere numeri considerevoli in grado di creare un’atmosfera degna di una partita di calcio.

Scorcio di Priory Road…non esistono purtroppo immagini dell’impianto

Due nodi vennero subito al pettine: in primo luogo la location era scomoda per il trasporto pubblico, in secondo luogo il numero di tifosi crebbe in maniera tale da disturbare la quiete pubblica a tal punto da indurre Mr. Cruitt ad invitare la società a cercarsi un altro terreno di gioco dopo soli 2 anni di permanenza. Dove trasferirsi? A dare l’idea fu John Houlding, rappresentante del quartiere di Everton nel concilio cittadino che già 2 anni prima fece da intermediario con Mr. Cruitt per il trasferimento a Priory Road. Questa volta al vulcanico consigliere venne in mente un terreno molto vicino ai precedenti campi da gioco utilizzati dalla squadra, un terreno che era di proprietà dei fratelli Orrell, una famiglia di birrai e con i quali fece nuovamente da intermediario, riuscendo a strappare un contratto d’affitto che prevedeva l’uso del terreno in cambio di una donazione annua al vicino Stanley Hospital. Si trattava di Anfield Road, un nome che universamente è conosciuto come la casa del Liverpool. Ma qui il Liverpool ancora non era stato fondato e su questo campo l’Everton iniziò la sua storia come club professionistico entrando a far parte dei fondatori della Football League, su questo campo l’Everton vinse nel 1890-91 il suo primo titolo nazionale. Il campo di gioco nacque grazie alla volontà di giocatori, dirigenti e tifosi, che si armarono degli strumenti del caso e resero praticabile il terreno; in più l’Everton fu la prima società nazionale a dotarsi delle porte così come le conosciamo al giorno d’oggi. A quel tempo Liverpool era tutta dell’Everton, le partite attiravano fino a 20 mila persone e il club era importantissimo a livello nazionale: col successo arrivarono però altri problemi. Le prime avvisaglie furono piccole schermaglie sul fatto che Houlding pretendeva che i giocatori utilizzassero l’Hotel Sandon come base e che allo stadio si vendesse solo la birra da lui autorizzata; successivamente Houlding, diventato anche presidente del club, fiutò l’affare e si comprò Anfield Road, facendo in modo che il club dovesse far riferimento a lui per l’affitto del campo. E l’affitto crebbe progressivamente, con il proprietario che pretese anche di aver un affitto commisurato al numero di spettatori presente, in costante aumento. Le cose comunque furono molto più complesse: il club innanzitutto doveva provvedere da solo alle spese di manutenzione, gestione e miglioramento dell’impianto (Houlding non provvedeva personalmente, diversamente dal concetto attuale di Presidente) e quando nel 1891 costruì una nuova stand che andava a toccare un’altra terra degli Orrell, adiacente al campo, nacque una discordia insanabile perchè gli Orrell su quel lembo di terra volevano costruire una strada d’accesso al loro terreno. L’Everton disse di non sapere nulla, mentre il suo Presidente affermò il contrario portando ad un incredibile, quanto inevitabile scontro. Due soluzioni furono prospettate, la prima fu di smontare la nuova stand rinunciando ai futuri guadagni; la seconda quella di compensare gli Orrell per il danno subito. Semplice? Assolutamente no, perchè arrivo anche la terza soluzione, caldeggiata da Houlding: quella di formare una LLC (limited liability company) pubblica con lo scopo di comprare sia Anfield Road, sia l’adiacente terreno per una grossa cifra, in maniera tale da avere anche lui il suo guadagno. La soluzione inizialmente fu approvata, ma successivamente rifiutata dal board del club: l’esito fu che l’Everton venne cacciato da Anfield Road mentre Houlding, per riempire il vuoto lasciato dal club, fondò il Liverpool. Le versioni oggi sono parecchio discordanti su come andarono le cose (Houlding sostenne che lui fece di tutto per l’Everton e il guadagno per lui doveva esserci in segno di rispetto e gratitudine mentre il club lo giudicò semplicemente uno speculatore che voleva solo il proprio tornaconto personale), ma quello che conta è il fatto che l’Everton fu costretto a spostarsi nuovamente.

Immagine attuale: al centro Stanley Park, in primo piano Goodison Park, sullo sfondo Anfield. La questione Houlding si risolse così

La città era perplessa, perchè non sembrava esserci un terreno disponibile in città ove allestire un campo di calcio e successivamente uno stadio: qui arrivò il colpo di scena, quando George Mahon, uno dei fondatori del club e uno dei più fermi oppositori di Houlding (anche politicamente), il 25 gennaio 1892, durante un meeting speciale al Liverpool College e incalzato da un provocatore, tirò fuori dal cilindrò un opzione per avere un leasing sul Mere Green Field, un terreno a Walton, nelle vicinanze di Stanley Park ma dalla parte opposta rispetto ad Anfield Road. La burocrazia fu facile da espletare e in pochi mesi venne compiuto un miracolo, visto che si doveva cominciare veramente da zero. Il primo passo fu il terreno di gioco, con il sito che necessitava di essere scavato, livellato e dotato di un sistema di drenaggio prima di poter curare l’erba; l’intero lavoro fu affidato a Mr. Barton, ovviamente uno della zona, che lo svolse egregiamente trattando tutti i 25mila metri quadrati del sito. Il secondo passo fu invece quello di pensare al pubblico e a supervisionare il progetto fu chiamato AJ Prescott mentre l’impresa edile dei fratelli Kelly, nemmeno a dirlo di Walton, fu incaricata dei lavori con una penale nel contratto in caso non fosse rispettata la deadline del 31 luglio dello stesso anno. In questo brevissimo lasso di tempo furono costruite due stand scoperte da 4000 spettatori ciascuna ed una coperta da circa 3000 persone che divenne allora la main stand; in più, vedendo la celerità dei lavori e la motivazione degli operai, l’Everton decise di costruire anche dei muretti a delimitare il campo e persino dei piccoli tornelli, 12 in totale (e siamo nel 1892!). Lo splendido lavoro valse a uno dei fratelli Kelly il titolo di director dell’Everton due anni dopo, ma per quanto ci riguarda il 24 agosto 1892 aprì il primo stadio inglese dedicato completamente al football, con 3 stand su 4 lati del campo. Furono Lord Kinnaird e Frederick Wall della FA ad aprire l’impianto che, curiosamente, non vide sfidarsi sul campo, davanti a 12 mila persone, due squadre di calcio, ma un piccolo meeting di atletica seguito da uno show musicale e dai fuochi d’artificio. Quel giorno, curiosamente, fu aperto anche il Celtic Park a Glasgow, che assieme a Goodison Park rappresenta il primo stadio solo per il calcio al mondo.

La prima immagine di Goodison Park

Le descrizioni dell’epoca erano a dir poco entusiasmanti per chi vi scrive, l’impianto, che venne chiamato Goodison Park perchè la maggior parte di esso dava su Goodison Road, era semplicemente il più bello esistente con una visuale perfetta da ogni punto. La prima vera partita fu giocata il 2 settembre 1982 tra Everton e Bolton, amichevole vinta dall’Everton 4-2; la prima gara di campionato fu Everton – Nottingham Forest, che si concluse con un divertente 2-2. Nonostante Goodison Park fosse un gioiello, il club non stette con le mani in mano: nel 1895 infatti avvenne l’acquisto definitivo del terreno su cui sorgeva lo stadio e Mahon non perse occasione per aggiungere pepe alla rivalità con Houlding rivelando come l’acquisto costò decisamente meno di quello che sarebbe stato speso con Anfield Road e come attorno a Goodison Park ci fosse molto più spazio per ampliare rispetto alla zona dove ormai giocavano i rivali cittadini. Subito venne sistemata la Bullens Road Stand (l’allora main stand), anche se probabilmente non c’era bisogno; in più fu coperta anche la Goodison Road Stand creando uno stadio che in bellezza superava molti impianti italiani attuali.

La Main Stand prima dell’avvento di Leitch

La Bullens Road ai primi del 1900

Il passaggio di secolo vide una grandissima rivalità sportiva tra i due club cittadini e vide Goodison Park evolversi verso l’attuale struttura. Si iniziò nel 1906 con la costruzione della Goodison Avenue Stand dietro la porta a sud del campo, diretta dall’architetto locale Henry Hartley che confezionò una struttura a 2 anelli che costrinse il club a spostare 7 metri a nord le linee del campo per permettere una ottimale visuale a tutti. L’upper tier contava più di 2000 posti ed era separato dal lower tier da un classico terrace a posti in piedi, in pieno stile inglese. Nel 1909 arrivò il capolavoro: Archibald Leitch, il famoso architetto di stadi che abbiamo già citato in altri viaggi e che ritroverete ancora, disegnò la Goodison Road Stand. Si trattava di una struttura a due anelli, imponente, con le front rows decorate con il trademark distintivo “a croce” di Leitch (che oggi è ancora ammirabile nella Bullens Stand ed in altri due stadi, Ibrox e Fratton Park). La maestosità della struttura era tale da ricordare la fiancata della nave Mauritania, l’allora nave più grande del mondo e Mauretania stand divenne il soprannome della tribuna (coniato da Ernest Edwards, giornalista del Liverpool Echo che diede un nick pure ad un’altra famosa tribuna). In quegli anni vennero sistemati anche i terraces (che divennero di cemento) e la pista di atletica, che venne rifatta. Nel 1910 Goodison Park ospitò il replay della finale di FA Cup tra Newcastle e Barnsley; nel 1913 ricevette addirittura la visita di Re Giorgio V e della regina Maria, a Liverpool per visitare i bambini delle scuole elementari, che a Goodison Park ricevettero un autentico bagno di folla con 80 mila persone accorse per rendere omaggio ed una emozionante coreografia creata in campo. Durante la prima guerra mondiale l’impianto venne utilizzato per esercitazioni militari ed anche per una esibizione di baseball tra i Chicago White Sox e i New York Giants. Nel 1926 ancora Leitch contribuì all’ulteriore evoluzione dello stadio, rifacendo la Bullens Road stand in maniera del tutto simile alla sua precedente creazione, comprese le famose balcony trusses tutt’oggi visibili; nel 1931 un’ulteriore innovazione fu apportata allo stadio ed in Inghilterra per la prima volta, anche se mutuata dalla vicina Scozia. Durante un’amichevole con l’Aberdeen il club notò la presenza dei dugout, con la gente seduta che poteva osservare la partita da un punto di vista particolare, all’altezza dei piedi dei 22 in campo: l’idea venne molto apprezzata e fu realizzata anche a Goodison Park da dove si diffuse a macchia d’olio. Prima della seconda guerra mondiale lo stadio si completò: nel 1938 tutto l’impianto divenne a duplice anello, con la trasformazione dell’unica stand sinora intatta, la Gwladys Street Stand. Nemmeno a dirlo, fu ancora Leitch a realizzare la struttura e questo permise un’ottimale integrazione con gli altri settori dello stadio (con costi tuttavia elevatissimi, 50 mila sterline all’epoca, una somma molto alta paragonata alle spese precedenti).

L’impianto nel 1938

Due curiosità sulla costruzione: la prima riguarda un ritardo nei lavori, dovuto alla presenza di una casa che un simpatico anziano non voleva abbandonare a qualsiasi costo; la seconda è che al termine dei lavori vi fu una seconda visita reale (Re Giorgio VI e l’attuale Regina Elisabetta) programmata appositamente per vedere lo stadio nella sua totale bellezza. E a questo punto possiamo parlarvi di un’altra peculiarità dello stadio, che approfondiremo più avanti: la St. Luke Church, una chiesa costruita a cavallo tra l’800 ed il 900, che sbuca all’angolo tra la Goodison Road Stand e la Gwladys Street Stand: all’epoca la chiesa era chiaramente visibile dal campo e si integrava magicamente con la struttura dell’impianto, a pochi metri dal calcio d’angolo.

Alcuni danni provocati dalla seconda guerra Mondiale

Il dramma della seconda guerra mondiale non risparmiò Goodison Park: essendo molto vicino ai docks di Liverpool, le bombe caddero anche sullo stadio. A soffrire particolarmente fu la Gwladys Street Stand, che venne pesantemente danneggiata all’esterno così come all’interno (i danni all’esterno si possono ancor oggi notare), senza risparmiare il tetto; danni vi furono anche sulla Bullens Road Side, in particolare alla facciata ed al tetto; infine furono distrutte le recinzioni attorno all’impianto ed il campo di allenamento. I danni furono riparati grazie ai fondi messi a disposzioni dalla War Damage Commission e con la ripresa del paese, anche Goodison Park tornò a splendere fino ad illuminarsi anche in notturna nel 1957, grazie all’installazione dei riflettori: 4 pali da 56 metri di altezza ciascuno ai quattro angoli delle stand, con 36 lampadine per riflettore e lo spazio addizionale per ulteriori 18 lampadine nel caso l’illuminazione fosse risultata insufficiente. L’anno successivo arrivò un’ulteriore innovazione: il terreno di gioco fu il primo campo inglese ad essere dotato di un impianto di riscaldamento sotterraneo grazie a 30 km di cavi elettrici installati al costo di 16mila sterline. L’impianto era così efficiente che fece notare come il sistema di drenaggio del terreno fosse insufficiente a smaltire la quantità d’acqua generata dallo scioglimento di neve e ghiaccio. La soluzione? Ovviamente fu sistemato il campo, che tornò ad essere un fiore all’occhiello.

Goodison Park all’appuntamento col Mondiale del 1966

Gli anni 60 furono grandi anni per l’Everton, ma anche per l’Inghilterra calcistica: nel 1966, come tutti saprete, vinse la coppa del Mondo in casa e Goodison Park fu tra gli impianti protagonisti con ben 5 partite disputate al suo interno (il secondo impianto più utilizzato dopo Wembley). Non furono fatti grossi lifting all’impianto, si pensò solamente a migliorare la logistica esterna con la demolizione di alcune case, costruite per i giocatori (e in una delle quali vi abitò anche il leggendario Dixie Dean), che si trovavano dieto Park End. Data l’importanza dell’evento, vi sono moltissime foto in cui è possibile apprezzare nella sua totale bellezza l’impianto: da notare assolutamente, oltre alle già citate decorazioni a croce introdotte da Leitch visibili sia sulla Bullens Road Side che sulla Goodison Road Stand, la magnificenza della Main Stand, che già sovrastava nettamente gli altri settori con i posti seduti in alto e i terraces in basso; la vicinanza della chiesa tra la main stand e la Gwladys Street Stand; la continuità, nelle foto dall’alto, di quest’ultima stand con la Bullens Road Side a formare un’unica tribuna (come i moderni impianti).

Goodison Park nel 1966 dall’alto

Per quanto riguarda l’interno, totalmente old style i pali a sostenere le coperture con la presenza dei posti con restricted view e da non perdere anche il nome del club sul tetto della main stand, del tutto simile a quello presente, ad esempio, a Craven Cottage (altra stand di Leitch). Nella World Cup il campo fu calcato da giocatori come Pelè ed Eusebio e fu teatro anche di un quarto di finale (dove il Portogallo battè 5-3 la Corea in una delle partite più belle del Mondiale) e, soprattutto, della semifinale contro l’Urss che portò la Germania Ovest alla finale di Wembley.

Immagine d’archivio del Mondiale con le particolari decorazioni di Leitch in evidenza

Dopo il mondiale, continuarono i miglioramenti all’impianto. Ancora una volta l’Everton arrivò prima di tutti installando lo scoreboard elettronico allo stadio; poi ci fu la svolta verso la modernità. La gigantesca Goodison Road Stand venne ristrutturata nel 1969 e nacque l’attuale stand: già all’epoca le dimensioni della Mauretania Stand venivano ritenute incredibili e la grandezza della nuova tribuna superò ogni immaginazione. Venne infatti creata una three-tier stand dove il vecchio si mischiava con il nuovo, con all’interno i primi members box e addirittura una scala mobile (avete presente il terzo anello di San Siro dove nel 2013 ci arrivate con i vostri piedini? Ecco, nel 1970 qui costruirono una scala mobile!) per permettere al pubblico di accedere al top balcony, la parte più alta della stand.

La costruzione dell’attuale Main Stand

L’upgrade suscitò parecchio scalpore e non tutti furono d’accordo: la Goodison Road Stand era infatti un’istituzione e per molti inglesi fu il primo passo verso la modernizzazione, con una struttura sostanzialmente impersonale ed asettica rispetto a quella precedente. Altra curiosità fu che l’altezza della stand rendeva inservibili i pali che sostenevano l’impianto di illuminazione: vennero tolti e le lampadine sistemate sul tetto della stand. Allo stesso tempo fu sostituita anche la copertura della Bullens Road Stand con materiali più moderni, perdendo un po’ del fascino old style che aveva in occasione della World Cup. La seconda metà degli anni 70 diede un brutto colpo a Goodison Park: entrò infatti in vigore il Safety of Sports Ground Act, che nelle sue ispezioni aveva riscontrato grosse falle di sicurezza nella Bullens Road Stand, in particolare aveva ritenuto che fosse facilmente infiammabile, e nelle vie di accesso all’impianto: tutto questo portò ad una drastica riduzione di capienza, da 56mila a 35 mila posti, forzando il club a migliorare le infrastrutture pur di riavere la possibilità di accogliere tutto il proprio pubblico.

Scorcio della St. Luke Church negli anni 70 durante un match

Negli anni 80 avvennero due importanti tragedie all’interno dello stadio: l’1 marzo del 1980 un infarto portò alla morte il mitico Dixie Dean, al suo ritorno a Goodison Park da spettatore dopo molti anni per problemi di salute; 5 anni più tardi, nel 1985, fu la volta dello storico manager Catterick ad andarsene, sempre per colpa di un attacco cardiaco. Prima dell’ulteriore svolta, che sarà dettata dal Taylor report, si intervenne anche sul tetto della Gwladys Stand, che nel 1980 fu sostituito da una copertura blu e successivamente, nel 1987, da una copertura che andava ad integrarsi con quella della Bullens Road, facendo assumere a quella parte di stadio l’aspetto di un tutt’uno.

Goodison Park sul finire degli anni 80

Dopo Hillsborough iniziò la trasformazione dello stadio in un all-seater. Gran parte della main stand era già stata convertita poco prima, con la creazione di un’area family al posto dei terraces; rimanevano le standing areas delle altre 3 stand che progressivamente furono rimosse e sostituite dai seggiolini, con la loro aggiunta nella Paddock Area e il rifacimento della parte bassa della Gwladys Stand. Rimase un’eccezione nella Park End, dove i posti in piedi furono mantenuti sino al 1994, anche se aperti solo per le grandi partite. Perchè? Perchè c’era il progetto di rifare completamente la stand e dopo il replay del 3° turno di FA Cup contro il Bolton nel febbraio 1994, il progetto ebbe inizio con la ricostruzione della Park End e la genesi definitiva dell’attuale Goodison Park. Ultima curiosità: il centenario dell’impianto fu festeggiato con un amichevole contro il Borussia Monchengladbach e la creazione di 200 medaglie commemorative più un libro di Ken Rogers, scrittore e giornalista di Liverpool.

L’IMPIANTO ATTUALE

40.157 sono i posti a sedere attuali di Goodison Park, che si erge maestoso come una cattedrale in un contesto di casette a schiera che sembrano minuscole al suo confronto e con Stanley Park a dividerlo dall’altro impianto di Liverpool, Anfield. Le stand, che ormai avete imparato a conoscere perchè non hanno mai cambiato nome, sono 4 e lo stadio non è del tutto chiuso: è un tutt’uno tra la Bullens Road Stand e la Gwladys Stand, la Park End, nonostante sia nuova, non si abbraccia alle due tribune ma rimane a sè stante mentre sull’ultimo angolo, tra la Main Stand e la Gwladys Stand, abbiamo la St. Luke Church, che tuttativa è ben poco visibile rispetto ad un tempo, quando lo stadio era molto più aperto sugli angoli.

L’attuale Goodison Park dall’alto

GOODISON ROAD STAND

La main stand, realizzata tra la fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 70, è una mastodontica struttura a 3 anelli, che da fuori non sembra nemmeno la tribuna di uno stadio. Dall’esterno la forma non è omogenea, ma la struttura sembra restringersi perchè il sito di Goodison Park non è una sorta di piazza o circolare; all’interno abbiamo tutte le strutture adibite alla stampa, le facilities per gli ospiti e sale congressi, sale per banchetti ed addirittura sale per matrimoni! Anche dall’alto la struttura è particolare, con il tetto che inizia in maniera piana per poi spiovere verso il campo per coprire tutti i posti a sedere dando l’impressione di cadere e coprendo parzialmente la copertura della Park End. La struttura interna è imponente con una capacità totale di 12.664 posti su 3 anelli. Il terzo anello e la copertura sono sostenuti da 3 pali che portano alla presenza dei posti a restricted view, mentre il secondo anello è sostenuto da pali più piccoli ed interni. Ogni anello ha un suo nome distinto: il più alto è definito top balcony, che ha aspetto a spiovere e dà veramente un senso di vertigine. Da quei è posti è possibile vedere anche Anfield Road perchè l’altezza che si raggiunge è decisamente maggiore della massima altezza della Bullens Road Stand; particolarità è che i posti a ridosso della Park End in questa parte di stadio non sono utilizzabili perchè la visuale della porta sottostante è completamente ostruita dal tetto della stand adiacente. L’anello centrale è definito la main stand vera e propria ed ha al suo interno anche alcuni box per i dirigenti (anche qua abbiamo i restricted view places) mentre la parte più vicina al campo è la Family Enclosure, la cui regolarità è interrotta dalla fila centrale di executive boxes, ricavati in questa zona perchè inizialmente la loro costruzione non era stata prevista dal club. Qui vi sono anche il tunnel di ingresso in campo e le panchine, integrate nella stand e difficilmente visibili dai posti più alti della top balcony.

L’attuale Main Stand in tutta la sua grandezza

PARK END STAND

La stand più recente dell’intero impianto è costruita su Walton Lane, ai confini di Stanley Park, da cui il nome della tribuna (il nome esteso sarebbe Stanley Park End Stand, ma è da sempre stato abbreviato in questa maniera), ed è quella più piccola, con una capienza di poco meno di 6 mila posti a sedere. A differenza di tutte le altre stand, qui vi è un singolo anello con i seggiolini dipinti in maniera tale da creare la scritta EFC nella parte centrale. La copertura, dall’alto, è diversa strutturalmente da quella delle altre stand, sostenuta da un sistema di travi in metallo blu e bianche che vanno a sostenere anche un enorme banner all’esterno della stand con la scritta “Everton, The People’s club”. Sui due angoli la struttura è differente: l’angolo con la main stand è praticamente chiuso mentre l’angolo con la Bullens Road Stand è aperto per due motivi: in primo luogo qui è collocato uno scoreboard e quando la partita va in pay-tv viene allestito lo studio televisivo di Sky Sports, in secondo luogo l’apertura permette la ventilazione del terreno di gioco. Un ulteriore scoreboard si trova all’interno della stand, agganciato alla copertura. All’esterno si trova inoltre la statua che ricorda Dixie Dean, il leggendario attaccante che a Liverpool tutti ricordano per essere stato in grado di segnare più di 60 gol in una stagione.

La Park End

La statua dedicata a Dixie Dean

L’esterno di Park Lane

BULLENS ROAD STAND

Opposta alla main stand, anch’essa è divisa in 3 anelli seppur sia molto meno alta. Tuttavia sono 3 anelli “fasulli”, in quanto quello che è considerato il secondo anello, definito “The Paddock”, è in realtà situato completamente al di sotto del terzo con il primo anello, il Lower Bullens, che altro non è che la conversione dei terraces in posti a sedere. L’ultimo anello, definito Upper Bullens, in altezza arriva a livello della Park End e la copertura collega uniformemente questa stand con la Gwladys End. Il nome nasce ovviamente dalla strada retrostante e sulla Upper Bullens troviamo ancora il distintivo marchio di fabbrica di Archibald Leitch (come vedrete nella foto sottostante). La stand può ospitare 10.546 persone e qui, nell’angolo con la Park End, vi sono ospitati i tifosi ospiti: i posti disponibili sono circa 3000, ma in caso di tifoserie piccole solo la parte inferiore viene riservata per un totale di circa 1700 posti. Nella Upper Bullens vi è la scritta gigante Everton ed in tutta la stand, da tradizione inglese, troviamo i caratteristici pali di sostegno della struttura che hanno il difetto di limitare la visione ad alcuni spettatori.

La Bullens Road

Il particolare del marchio di Leitch

GWLADYS END

La stand situata a nord dell’impianto può ospitare poco più di 10 mila spettatori ed è divisa su due anelli, Upper and Lower. Qui trovano posto i fans più calorosi dell’Everton e tradizionalmente il capitano dell’Everton, nel caso si vinca il sorteggio, sceglie in maniera tale da attaccare qui nel secondo tempo. Una delle tradizioni più belle di questo stadio nasce qui, l’usanza di applaudire anche il portiere avversario quando prende posto tra i pali all’inizio o alla ripresa del match. La stand è anche conosciuta come “Street End” e dà inoltre il nome alla Hall of Fame dell’Everton (Gwladys’ Street Hall of Fame). Come più volte detto, è un tutt’uno con la Bullens Road mentre l’angolo con la Main Stand vede la presenza della St. Luke Church, oggi quasi completamente oscurata anche dalla presenza di uno scoreboard.

La Gwladys End

ST. LUKE CHURCH

Il marchio distintivo di Goodison Road già era presente all’epoca originaria della costruzione dello stadio e fortunatamente non è stata demolita o modificata, ma semplicemente lo stadio è stato costruito tenendo conto della presenza della stessa (tuttavia l’Everton ci aveva provato a farla spostare). Le yards che la separano dal corner in linea d’aria sono veramente poche e il club è in rapporti tali con la comunità religiosa da non giocare presto la domenica per permettere il corretto svolgimento delle cerimonie religiose. Qui sono stati celebrati anche i funerali di alcuni giocatori, ad esempio Brian Harris, ed ha sede la Everton Former Players’ Foundation, un’associazione benefica creata per gli ex giocatori dell’Everton (soprattutto in passato quando i guadagni non erano milionari come oggi) della quale il reverendo della Chiesa è il responsabile. Una volta, soprattutto all’epoca dei terrace, la sommità della Chiesa serviva da “tribuna abusiva”, mentre adesso le misure di sicurezza sono tali (filo spinato e vernice anti-scalata) da scoraggiare notevolmente questa abitudine. Come detto infine, la visione della Chiesa oggi è parzialmente oscurata, tuttavia rimane ben visibile dallo stadio e riesce a far capolino anche nelle riprese televisive; ultima curiosità è il fatto che la Chiesa stessa abbia dei banchetti ambulanti per la vendita di prodotti di ristoro a buon mercato durante le partite.

La St. Luke Church e lo stadio

Visuale dall’interno

IL FUTURO

A Liverpool si è molto discusso sul futuro di Goodison Park. L’impianto risente dell’età e nonostante sia uno degli impianti più affascinanti della Premier, l’idea di costruire un nuovo impianto è insita da tempo nella mente dei dirigenti del club. I primi tentativi furono fatti negli anni 90, col chairman Johnson che spinse parecchio in questa direzione tra l’ostracismo dei tifosi, che alla fine la ebbero vinta. In questi anni se ne è riparlato ed è nato il progetto Kirby, un nuovo stadio a circa 10 km da Liverpool da 55mila posti. Al momento attuale però l’ok all’inizio del progetto, finanziato dalla Tesco e da altri sponsor, non è stato dato, anzi, è stato rifiutato e quindi la situazione è in stallo. Non mancano i sostenitori della ristrutturazione di Goodison Park, la quale però presenta problemi oggettivi come la mancanza di spazio per espanderlo (non solo la chiesa, ma anche il fatto che si trovi completamente al centro di un centro abitato, con strade di accesso strette e parcheggi inesistenti o quasi) e il dove trasferirsi durante la ristrutturazione.

L’ATMOSFERA

L’aria che si respira a Goodison Park è un’aria elettrica solitamente grazie ad un pubblico che accorre sempre numerosissimo, un’aria old style per la location, un’aria da veri appassionati di English football. L’attendance media allo stadio è elevata, anche se nell’ultimo anno è stato registrato un calo sensibile (da 36 a 33 mila), probabilmente dovuto alla politica del club. Ma in generale lo stadio è sempre pieno, con i tifosi dell’Everton solitamente molto cordiali e tranquilli con i tifosi ospiti, fatto salvo per alcune rivalità particolari (Manchester United ad esempio). Ovviamente parlare di Everton vuol dire parlare del Merseyside derby (che in città viene definito semplicemente “The derby”), il derby che viene definito “friendly” per l’atmosfera tranquilla attorno nonostante in campo se le diano di santa ragione e nonostante le due squadre siano spesso state in seria competizione tra loro, sia a livello sportivo, sia a livello dirigenziale. Non è raro infatti vedere tifosi dell’Everton e tifosi del Liverpool mischiati, ma questo non vuol dire che all’interno l’elettricità sia bassa, anzi. Altre rivalità minori, ma comunque sentite, vi sono con il Manchester United (Rooney non è certo il benvenuto ormai a Goodison Park) e con il Tranmere Rovers

Il build up al match viene costruito solitamente con la canzone che faceva da sigla a Z-Cars, noto telefilm britannico ambientato a Kirby, in piena zona Everton; in particolare la canzone è una tradizionale canzone per bambini composta nel 1890 da Frank Kidson e che racconta la storia di un marinaio tradito dalla fidanzata mentre viaggiava per mare. Una tradizione tale che ormai la canzone e l’Everton sono tradizionalmente associati. Durante la partita l’atmosfera si mantiene buona, anche se i cori non sono presenti durante tutto l’arco della partita fatta eccezione in alcune partite. Rimane sempre da brividi quando l’Everton, soprattutto nelle partite tirate o nei derby, attacca sotto la Gwladys End, che in queste occasioni costituisce davvero la marcia in più; tuttavia il loro meglio i fans dell’Everton, dal punto di vista canoro, lo danno in trasferta.

CURIOSITA’

Dell’utilizzo nei mondiali del 1966 vi abbiamo già parlato, quello che non sapete è che questo fu il primo terreno di Football League ad ospitare una finale di FA Cup, nel lontano 1894 (vittoria del Notts County sul Bolton davanti a 37 mila spettatori). Curioso nel 1920 il fatto che un match femminile portò sugli spalti ben 53 mila persone, contro una media allora di circa 29 mila. La nazionale disputò qui, soprattutto nei primi decenni del 1900, alcune partite interne della Home Championship (una storica competizione tra le nazionali del Regno Unito); Goodison Park fece inoltre da casa per alcune partite nel 1973 per l’Irlanda del Nord ed ha ospitato numerosi match fungendo da campo neutro, soprattutto in FA Cup. Anche le giovanili inglesi hanno trovato spesso casa qui in passato, mentre attualmente è dal 2003 che non si disputa un match internazionale.           Extracalcisticamente Goodison Park, oltre alle due visite reali, ha ospitato match di baseball e match di rugby; ultima curiosità è il fatto che qui non solo le persone si sposano, ma possono anche venir tumulate: in passato più di 800 fans hanno scelto di tumulare qui le proprie ceneri, un atto di fede finale verso il club. Oggi però tali richieste non vengono più accettate per mancanza di posto.

Capacità: 40.157

Misure del campo: 100 x 68 metri

Record attendance: 78.299 (1948 – Division One vs Liverpool)

Record attendance attuale: 40.552 (2004 – Premier League vs Liverpool)

FONTI

Football ground guide

Wikipedia

Groundhopping

Everton FC Official Site

Toffeeweb

Bluekipper

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