Viaggio nella Manchester del calcio: parte seconda, Manchester United

Manchester_United_FC_crest.svgManchester United Football Club
Anno di fondazione: 1878
Nickname: the Red Devils
Stadio: Old Trafford, Manchester M16
Capacità: 75.765

Ed eccoci alla fine del nostro viaggio, ultima tappa nell’ultima città affrontata, una tappa importante perchè andiamo a conoscere da vicino la squadra inglese più famosa al Mondo, la squadra di Busby, di Best, di Law, di Charlton, di Cantona, di Beckham, di Scholes, di Giggs, di Rooney, di Cristiano Ronaldo e di Sir Alex Ferguson tra gli altri. Insomma, il Manchester United, che per quanto ci riguarda abbiamo conosciuto da vicino a Febbraio in una fredda mattina mancuniana, con la nebbia che avvolgeva la statua della United Trinity appena fuori Old Trafford e un temerario venditore di sciarpe (non ufficiali, ma stupende, quelle classiche old style) beveva la sua immancabile birra. Fermata Old Trafford del metrolink, un miglio a piedi (l’Old Trafford più vicino, come impianto, alla fermata è quello del Lancashire County Cricket Club) e si arriva allo stadio dei Red Devils, che peraltro è dotato anche di una stazione ferroviaria che definire vicina è riduttivo. Insomma, ben collegato e accessibile, e d’altronde qui vengono da tutto il Mondo, come ad Anfield ma forse di più perchè dai primi anni ’90 ad oggi è lo United a dettare legge in Inghilterra e, meno ma con pur sempre due Champions vinte, in Europa, con il conseguente numero di tifosi sparsi per il globo che è aumentato a dismisura. Un anziano mancuniano ci ha accompagnato nel tour dello stadio, esperienza fantastica perchè nei suoi occhi si leggevano anni di ricordi lontani, non dell’era Premier, ma di quella dei Busby Babes, della già citata trinità etc., e proveremo noi in piccolo a farvi a nostra volta da guida nel mondo dello United.

Il Manchester United nasce, come moltissimi altri casi, con un altro nome: Newton Heath LYR Football Club. Newton Heath è un luogo, luogo in cui era ubicato un deposito di treni, e questo spiega il resto della denominazione originale, della LYR, la Lancashire e Yorkshire Railway: furono quindi dei ferrovieri a fondare il club, con il concreto aiuto della compagnia ferroviaria che mise a disposizione fondi e campo da gioco, ubicato in North Road nemmeno troppo per caso vicino ai binari del treno. Era il tempo delle amichevoli, i cui resoconti si sono persi nelle nebbia della storia, almeno fino ai primi anni ottanta, quando sappiamo per certo che il Newton Heath LYR prese parte alla Lancashire Cup (1883/84), venendo tuttavia subito eliminato dalle riserve del Blackburn Olympic. L’anno successivo prese parte alla Manchester & District Challenge Cup, competizione in cui giunse in finale in diverse occasioni, mentre nel 1886 il club, in crescita come testimoniavano firme di giocatori di buona reputazione, prese parte per la prima volta all’FA Cup, a cui è legato un fatto curioso che merita la pena di essere evidenziato. Trasferta sul campo del Fleetwood Rangers, partita che terminò 2-2: il capitano del Newton Heath, Jack Powell, rifiutò di giocare i supplementari, e la partita venne data vinta a tavolino al padroni di casa. Il club protestò presso la F.A., proteste vane che portarono lo stesso club ad autosospendersi dalla competizione per due edizioni.

Nel frattempo il 1888 vide la nascita della Football League, competizione da cui il Newton Heath (che in questi anni vide scemare il legame con la compagnia ferroviaria, perdendo il “LYR” dal nome, nonostante alcuni giocatori continuassero a essere dipendenti delle ferrovie) rimase escluso: il club divenne quindi membro fondatore della Combination, una delle leghe che fiorirono all’epoca, ma che ebbe breve durata, tanto che nel 1889 il Newton Heath e altri club non ammessi alla Football League fondarono la Football Alliance. Quando nel 1892 la Alliance si unì alla Football League, il Newton Heath venne finalmente ammesso alla competizione più importante: in quei 3 anni il sogno del club non venne mai meno, tentando ogni anni di farsi eleggere, senza successo. Se non altro i mancuniani furono ammessi direttamente alla First Division, da cui si salvarono dopo essere giunti ultimi tramite lo spareggio contro il Small Heath (futuro Birmingham City), vincitore della Second Division. Nel 1893 il club si trasferì da North Road al nuovo impianto di Bank Street (Clayton), situato vicino a un’industria chimica che, secondo la leggenda, emetteva fumi tossici quando gli avversari si portavano in vantaggio, per intossicarli. Evidentemente la strategia non funzionò, visto che il Newton Heath giunse nuovamente ultimo e, questa volta, venne sconfitto nello spareggio dal…Liverpool, primo atto di una rivalità secolare. Il Newton Heath, ovvero il futuro Manchester United, divenne così il primo club nella storia della Football League a retrocedere. Fu l’inizio del declino che portò alla svolta, storica, del cambio di nome.

Un’immagine del Newton Heath

Il Newton Heath rimase impantanato in Second Division, sommerso non solo dagli scarichi della suddetta fabbrica chimica, ma anche dai debiti, una situazione che si fece insostenibili nei primissimi anni del nuovo secolo. Nel 1901 venne organizzata una raccolta fondi a St James Hall, che diede però un esito solo parziale tanto che, nel 1902, il club si trovava sull’orlo dell’abisso. Il Manchester Guardian riportava testualmente:
Attention was directed to the Second League by the unusual experience of Newton Heath. The club is financially in a bad way. A winding up order to meet a debt of £242 precipitated matters last week and no arrangements could be made for playing the game fixed for Saturday. One hears that a new club will be formed out of the ashes of the old one, but this has not been decided definitely”.
La partita si giocherà alla fine, ma le difficoltà rimasero. L’uomo della provvidenza però si chiamava John Henry Davies, il cui primo incontro con capitano del Newton Heath, Stafford, rasenta la leggenda, che vuole che, durante la raccolta fondi del 1901, il cane San Bernardo del giocatore fuggì, e venne ritrovato dalla figlia di Davies. Un secondo incontro tra i due ebbe esito positivo e Davies si mise a capo di un gruppo di colleghi imprenditori e rilevò il club, divenendone presidente il 24 Aprile di quell’anno. I nuovi proprietari optarono anche per il cambio di nome, visto il perduto legame con Newton Heath, e decisero di rinominare il club “Manchester United Football Club”, cambiando nello stesso istante i colori sociali in rosso e bianco. E le fortune del club, come girarono negativamente una decina d’anni prima, questa volta presero una piega decisamente positiva.

Il club si dotò del suo primo manager (anche se come visto in altre puntate, la posizione era quasi più amministrativa che “pratica”) nella persona di Ernest Mangnall, il quale condusse la squadra a ottime, ma non decisive per la promozione, campagne di Second Division; promozione che finalmente arrivò nel 1906. Come abbiamo visto nel pezzo dedicato al Manchester City, Mangnall fu lesto a mettere sotto contratto alcuni giocatori dei Citizens, finiti in un brutto scandalo di partite truccate: tra questi Billy Meredith, Herbert Burgess, Sandy Turnbull, Jimmy Bannister. Gli acquisti di Mangnall non tardarono a dare i risultati sperati, e nel 1908 il Manchester United vinse il primo di una lunga serie di titoli inglesi, la più lunga (19, contro i 18 del Liverpool). L’anno dopo un goal di Turnbull regalò anche la prima FA Cup, in finale contro il Bristol City. Ma il 1909 fu anche un anno decisivo, visto che Davies mise mano al portafoglio e si assicurò un appezzamento di terreno in quel di Trafford, ricavandone quello che diventerà e resta uno degli stadi più famosi del Mondo: Old Trafford, che merita e avrà uno spazio a parte. Mangnall mise in bacheca un altro titolo nel 1911, oltre a due Charity Shield, tra cui la prima in assoluto (1908), prima di lasciare direzione Manchester City (il percorso inverso rispetto ai giocatori che acquistò qualche anno prima). Il club cominciò un lento ma inesorabile declino che culminò, nel 1915, con lo scandalo per una partita truccata contro il Liverpool, e la guerra non impedì alla FA di squalificare i giocatori coinvolti a vita. Guerra che si portò via Turnbull, ucciso sul fronte francese.

Billy Meredith

Nel frattempo il club si era dotato del suo primo, vero manager (Jack Robson), ma questo non servì a evitare la retrocessione che inevitabile giunse al termine della stagione 1921/22: ci vollerò tre stagione prima di rivedere lo United in First Division, ma i tempi di Mangnall erano comunque lontani. Davies morì nel 1927, e quattro anni più tardi il club, con l’ultimo posto in classifica, conobbe nuovamente la Second Division, solo che stavolta le cose non si sistemarono e tornò ad aleggiare l’ombra del fallimento, che venne evitato solo grazie all’intervento di James Gibson, uomo d’affari locale coinvolto da un giornalista sportivo nel salvataggio del club (1933). Se le cose finanziariamente si risolsero, sportivamente lo United andò incontro nel 1934 alla sua peggior stagione di sempre, con il penultimo posto in Second Division evitato solo all’ultima giornata grazie a una vittoria per 2-0 contro i “colleghi disperati” del Millwall, terzultimi e scavalcati dai mancuniani nell’occasione. Nel 1936, tuttavia, la promozione riscattò il disastro di due stagioni prima, e sebbene il club fu immediatamente e nuovamente retrocesso, riconquistò la promozione al primo tentativo, inaugurando un periodo di 36 anni in massima serie. Il pubblico tornò anche ad avvicinarsi al club, che evitò la concorrenza del Manchester Central grazie ad un’alleanza col City volta a negare al Central l’ingresso in Football League. La guerra interruppe le competizioni poco dopo la promozione in First del Manchester United, ma al termine di essa nulla sarà mai più come prima, per lo United e per la storia del calcio inglese.

Nel 1945 infatti, mentre gli alleati si riunivano a Yalta, Gibson incontrò Matt Busby, ex giocatore del City che intratteneva però buoni rapporti con un dirigente dello United, Louis Rocca, il quale lo segnalò al presidente. Busby pretese e ottenne alcune clausole che cambiarono per sempre la figura del manager in Inghilterra: essere l’unico responsabile nella scelta della squadra titolare, degli allenamenti e dell’acquisto e delle cessioni dei giocatori. Adesso ci sembrano cose banali, all’epoca invece non lo erano affatto, e Busby divenne il plenipotenziario a Old Trafford, riuscendo peraltro discretamente bene nel suo ruolo, no? Tre secondi posti consecutivi, una FA Cup nel 1948 e il titolo del 1952 fu il biglietto da visita con cui si presentò Busby ai tifosi, ma come si dice in questi casi il meglio doveva ancora venire. I titoli back-to-back del 1956 e del 1957, conquistati con una squadra dall’età media bassissima (22 anni) fecero partorire alla stampa (Frank Nicklin del Manchester Evening News nello specifico) il termine di Busby Babes, che diventerà un caposaldo del football britannico e il fiore all’occhiello della gestione Busby. Ma quella dei Babes non è una favola a lieto fine: il 6 Febbraio 1958, di ritorno da un quarto di finale di Coppa dei Campioni a Belgrado (il Manchester United fu la prima squadra inglese a partecipare alla competizione) l’aereo che trasportava la squadra fece scalo a Monaco di Baviera per un rifornimento, qualcosa andò storto e, all’ennesimo tentativo di decollo, l’aereo si schiantò. Persero la vita otto componenti di quella magnifica squadra: Roger Byrne (28), Eddie Colman (21), Mark Jones (24), Duncan Edwards (21), la stella e di cui abbiamo parlato QUI, Billy Whelan (22), Tommy Taylor (26), David Pegg (22), Geoff Bent (25); due, Blanchflower e Berry, non poterono più giocare per le conseguenze dello schianto. Si salvò, oltre a Kenny Morgans che però, dopo l’incidente, non tornò mai sui livelli precedenti, un giovane Bobby Charlton (20), oltre a Busby (il quale passò due mesi in ospedale): divenne la colonna portante della rifondazione insieme a un altro sopravvissuto, Bill Foulkes.

Il memoriale delle vittime di Monaco posto a Old Trafford

Solitamente rifondare una squadra significa ringiovanirla, in questo caso invece si trattava di ricostruire da zero o quasi un club, operazione difficilissima tanto più che si trattava di un club sulla cresta dell’onda. Alcuni acquisti giovani diedero però risultati quasi immediati, tanto che nel 1963 il Manchester United vinse la FA Cup contro il Leicester City: tra questi acquisti, Denis Law, che con Charlton già nel club e George Best che avrebbe debuttato da lì a poco formerà la leggendaria United Trinity; senza dimenticare Nobby Stiles, Pat Crerand e compagnia. Vinsero il titolo nel 1964/65, grazie a una miglior media goal del Leeds United, e nel 1966/67, per poi coronare quell’epoca con il trionfo di Wembley sul Benfica di Eusebio nella finale di Coppa dei Campioni del 1968, la summa della carriera di Busby e della sua abilità di crescere talenti: solo due dei giocatori scesi in campo in quella finale vennero acquistati versando denaro. Carriera che si avviò alla fine nella stagione successiva (che vide la sconfitta in Coppa Intercontinentale contro l’Estudiantes), quando Busby annunciò di voler lasciare il ruolo di manager per assumere quello di General Manager; venne sostituito da Wilf McGuinness. Inutile dire che Busby è stato uno dei grandi del calcio britannico, un innovatore, un conoscitore del calcio e un abile scopritore di talenti, e che la posizione di manager come la conosciamo oggi fu forgiata in buona parte da lui. Ci piace ricordarlo con una frase di un’altra leggenda della panchina, Bill Shankly: “I’m not fit enough to polish Busby’s shoes“. Un gigante.

Il post-Busby fu traumatico per i Red Devils. McGuinness, Farrell, Docherty non riuscirono a mettere insieme risultati degni del predecessore; dovettero peraltro fronteggiare il declino di alcuni elementi chiave, oltre alle bizze di George Best, che annunciava ritiri un giorno salvo poi rimangiarsi la parola, anzi riberla, una battuta che ci concediamo sapendo il ben noto amore del nordirlandese per l’alcol (“I’ve stopped drinking, but only while I’m asleep“). Fattostà che Best, alla fine, lascerà il club nel 1974, stagione nella quale lo United conobbe nuovamente, dopo anni, l’onta della retrocessione, a cui contribuì, anche se non in modo decisivo, un goal di Law in un derby (Law era passato al City quella stagione, nell’ambito del programma di ringiovanimento del club attuato da Docherty). Ironia del destino…Docherty tuttavia rimase in carica, e continuò con i suoi propositi di rinnovare il club, tagliando definitivamente con l’ingombrante passato dell’era Busby, questa volta riuscendo nell’intento: promozione al primo tentativo, vittoria che sembrava possibile in campionato (terminò terzo), finale di FA Cup (sconfitta contro il Southampton). LA FA Cup venne vinta tuttavia nel 1977, sconfiggendo un Liverpool che mirava al treble (segnatevi questo termine….). Poi…poi Docherty iniziò una relazione con la moglie del fisioterapista della squadra, annunciando l’intenzione di divorziare e sposarla; il club gli intimò di dimettersi e, quando non lo fece, lo licenziò. Ma siccome non era una motivazione valida, giustificò l’allontanamento del manager con una poco credebile storia di biglietti per la finale di coppa che Docherty avrebbe elargito a parenti e amici dietro compenso. La vicenda si concluse così però, visto che Docherty non intraprese mai una causa contro il club.

The United Trinity

Per sostituire Docherty venne chiamato Dave Sexton (recentemente scomparso), autore di miracoli al Chelsea e soprattutto al QPR, con il secondo posto della stagione 1975/76; nelle quattro stagioni in carica a Old Trafford, tuttavia, Sexton, con all’attivo un secondo posto e una finale di FA Cup persa, non riuscì a conquistare la fiducia dei tifosi, e lasciò il club nel 1981. Per rimpiazzarlo vennero fatti nomi “pesanti”, come quello di Brian Clough o quello di Bobby Robson, ma a spuntarla alla fine fu Ron Atkinson, manager del West Bromwich Albion. “Big Ron” portò a Old Trafford, proprio dal suo ex team, Bryan Robson e Remi Moses, e soprattutto riportò in bacheca un trofeo, la FA Cup del 1983. Dalle giovanili inoltre giunsero in prima squadra Norman Whiteside e Mark Hughes, che vincerà il premio di miglior giovane dell’anno nel 1984/85: entrambi furono protagonisti della nuova vittoria in FA Cup, contro l’Everton, proprio nel 1985. Ma il titolo continuava a sfuggire, anche nel 1985/86 quando lo United partì vincendo 10 partite consecutive terminando però quarto; Hughes venne ceduto al Barcelona e Atkinson cominciava a sentire la sua panchina traballare. Rimase in carica per la stagione successiva nonostante rumors che lo volevano in partenza, ma un disastroso inizio di stagione causò il suo licenziamento. Era il 6 Novembre 1986, e quel giorno venne annunciato il sostituto di Atkinson, un allenatore emergente scozzese che aveva portato una squadra sconosciuta ai più, l’Aberdeen, alla gloria europea (Coppa delle Coppe): Alex Ferguson.

Ferguson ereditò una squadra già costruita da Atkinson, che condusse a un anonimo undicesimo posto, concentrandosi maggiormente sulla riorganizzazione del settore giovanile sulla scia di un illustre predecessore come Busby. Durante la sua prima campagna trasferimenti acquistò Viv Anderson e Brian McClair e, nella sua prima stagione completa alla guida dei Red Devils, portò la squadra a un secondo posto finale; sembrava il primo passo verso il titolo, invece si rivelò un fuoco di paglia visto che, nelle due stagioni successive (1988/89 e 1989/90) il Manchester United terminò rispettivamente undicesimo e tredicesimo, a cinque punti dalla retrocessione: a quanto si dice oggi solo la vittoria della FA Cup 1990 contro il Crystal Palace salvò il posto a Ferguson. Ma da lì in avanti i Red Devils non si fermarono più: vinsero la Coppa delle Coppe 1990/91, sconfiggendo il Barcelona, la Coppa di Lega 1992 contro il Nottingham Forest dopo averla persa l’anno precedente, e iniziò la raccolta dei frutti cresciuti nel settore giovanile, primo fra tutti Ryan Giggs che verrà nominato miglior giovane del 1991/92 (in cui il Manchester United perse il titolo a vantaggio del Leeds United). Ma non mancava molto per riportare il titolo nella Manchester “rossa”. Mancava, ad esempio, un talento che rispondeva al nome di Eric Cantona, acquistato proprio dal Leeds: il titolo tornò a Old Trafford dopo 26 anni, nella prima stagione della neonata Premier League.

Venne acquistato dal Nottingham Forest un irlandese dalla faccia da duro, tal Roy Keane, e venne rivinto il titolo, questa volta accompagnato dalla FA Cup (4-0 al Chelsea) il che significò il primo double della storia dei Red Devils. Titolo che sfuggì invece nella stagione successiva all’ultima giornata, e che prese la via di Ewood Park; tuttavia in quel 1994/95 (segnato dalla squalifica di Cantona per il famoso calcio al tifoso del Crystal Palace) altri giovani dell’academy vennero stabilmente integrati al team, di cui costituiranno il fulcro per gli anni a venire: i due Neville, Paul Schole, Nicky Butt, David Beckham, a cui si unì Andy Cole, acquistato per 7 milioni di sterline dal Newcastle United. Con questo gruppo di giovani, e nonostante le cessioni di Paul Ince e Mark Hughes, lo United, sottovalutato dai più, vinse nuovamente campionato e FA Cup. “You’ll never win anything with kids” ebbe a dire Alan Hansen, volto noto di Match of the Day ma non certamente famoso per questa incauta profezia. Il Manchester United vinse nuovamente il titolo nel 1996/97, nonostante il ritiro di Eric Cantona, che venne però adeguatamente sostituito, almeno in quanto a contributo di goal, da Ole Gunnar Solskjaer e Teddy Sheringham: era il quarto titolo in cinque stagioni. Il campionato sfuggì la stagione successiva, che vide il prevalere dell’Arsenal, stagione nella quale giunsero a Manchester Jaap Stam, Jesper Blomqvist, e Dwight Yorke, che formerà con Cole la famosa coppia dei “Calypso Boys”.

E si arriva, così, alla stagione 1998/99, la migliore nella lunga storia dei Red Devils e la migliore per una squadra inglese. Di sempre. Campionato, ma ormai questa era una consuetudine; FA Cup, e anche qui ormai ci si era abituati. Ma soprattutto la Coppa dei Campioni/Champions League, vinta peraltro nel modo più indimenticabile di sempre con due goal in extra-time contro un Bayern Monaco che già pregustava il trionfo. Alex Ferguson ebbe a commentare con un immortale “football, bloody hell!” e niente sarà più lo stesso, Alex divenne Sir Alex e il Manchester United diventerà la squadra inglese per eccellenza del nuovo millennio, nel quale continuerà a inanellare successi compresa un’altra Champions League nel 2007/08 e nel quale supererà il Liverpool in quanto a titoli vinti. Come sempre gli anni recenti li saltiamo, sono bene o male conosciuti da tutti; basterà ricordare l’acquisto della società da parte dei Glazer (e la scissione conseguente nella tifoseria che porterà alla nascita dello United of Manchester), il susseguirsi di talenti (Rooney, Cristiano Ronaldo, Van Persie, Rio Ferdinand, Evra, etc) e l’eterna giovinezza di due campioni come Paul Scholes e Ryan Giggs. Ferguson nel frattempo rimane al timone della barca, anche se ultimamente escono fuori ogni stagione news sul suo possibile ritiro che, però, non avviene mai. Bene così, perchè abbiamo di fronte una leggenda, e sebbene tendiamo sempre a esaltare ciò che è passato, è bene ricordarsi che il Manchester United di Ferguson è una delle più grandi squadre inglesi di tutti i tempi, e lui uno dei più grandi manager. E basta questo per rendere un viaggio a Manchester meritevole di essere fatto…

L’evoluzione del logo

Il logo deriva originariamente dallo stemma cittadino, come già visto per il Manchester City. La nave simbolo dello Ship Canal, lo scudo con le tre strisce diagonali che derivano dalla famiglia Grelley, lords di Manchester e che ora è stato rimosso; il diavoletto venne invece incorporato nei primi anni ’70 in ragion del fatto che il club veniva soprannominato “Red Devils”. I colori originari erano giallo-verde, come ben si sa visto che le sciarpe con tali colori sono state rispolverate come forma di protesta verso i Glazer, ma per alcuni anni il Newton Heath indossò anche una divisa rosso/bianca, che diventeranno col cambio di nome i colori ufficiali del Manchester United. L’unica parentesi è rappresentata dagli anni ’20, in cui lo United sfoggiò un completo bianco con una V rossa; negli anni, poi, verrà introdotto anche il nero. Si concludono così, con la squadra più vincente d’Albione, i nostri viaggi; continueremo però a trattare la storia del club, professionisti e non, d’Inghilterra. Ma non avendo chiara ancora la destinazione, ci fermiamo per adesso qui, davanti alla statua della Trinity rivolta verso quella di Matt Busby.

Trofei

  • First Division/Premier League: 1907–08, 1910–11, 1951–52, 1955–56, 1956–57, 1964–65, 1966–67, 1992–93, 1993–94, 1995–96, 1996–97, 1998–99, 1999–2000, 2000–01, 2002–03, 2006–07, 2007–08, 2008–09, 2010–11
  • F.A. Cup: 1908–09, 1947–48, 1962–63, 1976–77, 1982–83, 1984–85, 1989–90, 1993–94, 1995–96, 1998–99, 2003–04
  • League Cup: 1991–92, 2005–06, 2008–09, 2009–10
  • F.A. Charity/Community Shield: 1908, 1911, 1952, 1956, 1957, 1965*, 1967*, 1977*, 1983, 1990*, 1993, 1994, 1996, 1997, 2003, 2007, 2008, 2010, 2011 (* condivise)
  • Coppa dei Campioni/Champions League: 1967-68, 1998-99, 2007-08
  • Coppa delle Coppe: 1990-91
  • Supercoppa Europea: 1991
  • Coppa Intercontinentale/Mondiale per Club: 1999, 2008

Record

  • Maggior numero di spettatori*: 76.098 v Blackburn Rovers (Premier League, 31 Marzo 2007)
  • Maggior numero di presenze in campionato: Ryan Giggs, 649 (ancora in attività)
  • Maggior numero di reti in campionato: Bobby Charlton, 199

* a Old Trafford; il record infatti spetta a una partita giocata a Maine Road

One thought on “Viaggio nella Manchester del calcio: parte seconda, Manchester United

  1. Pingback: Footballshire: il calcio nelle contee inglesi. Quinta puntata | English Football Station

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...