Viaggio nella Birmingham del calcio: parte terza, West Bromwich Albion

West Bromwich Albion Football Club
Anno di fondazione: 1878
Nickname: the Baggies
Stadio: the Hawthorns
Capacità: 26.500

Abbiamo spiegato perchè trattatiamo anche il West Bromwich Albion nel nostro viaggio a Birmingham: vicinanza geografica soprattutto, e West Bromwich (metropolitan borough di Sandwell) è ormai un tutt’uno con Birmingham. Ribadito ciò, conosciamo più da vicino il W.B.A.. Le origini del WBA sono da ricercare nella fabbrica della George Salter Spring Works: furono proprio gli operai della fabbrica, con sede a West Bromwich, a fondare la squadra di calcio, e nemmeno a dirlo molti di loro erano cricketers annoiati durante l’inverno. Fondarono così il West Bromwich…Strollers; il nickname scelto, Strollers appunto (girovaghi, vagabondi) è legato a una curiosità, ovvero che i giocatori della squadra dovettero recarsi nella vicina Wednesbury per comprare…il pallone! perchè in quel di West Bromwich non se ne trovavano. Il suffisso Albion venne aggiunto nel 1879 o nel 1880, dal nome del distretto cittadino in cui alcuni dei giocatori vivevano o lavoravano. Come tutte le squadre dell’epoca, i primi match furono semplici amichevoli, e fu solo nel 1881/82 che il team si affiliò alla Birmingham & District Football Association, partecipando alla Senior Cup da essa organizzata e giungendo fino ai quarti di finale. Fu la prima occasione in cui il WBA si fece conoscere ad una platea più ampia.

hawthornsSui colori sociali e relative maglie torneremo alla fine, perchè la storia da questo punto di vista è piuttosto complicata. Invece per quanto riguarda gli stadi, o meglio i campi da gioco è presto detto, per quanto Cristian approfondirà come di consueto la vicenda: il primo fu Coopers Hill (1878/79), poi Dartmouth Park (1879/80) e Bunns Field (1880/81) fino al trasferimento nel 1882 a Four Acres (in cui rimasero per tre anni) lo stesso anno nel quale il club si iscrisse anche alla Staffordshire FA (a quel tempo, West Bromwich era nella contea dello Staffordshire) vincendo la coppa al primo tentativo in finale contro lo Stoke. A Four Acres, secondo il contratto d’affitto, il club poteva giocare solo di Sabato e di Lunedì, estate esclusa perchè in quella stagione ad occuparlo ci avrebbe pensato il Dartmouth Cricket Club. Giocavano invece a calcio – e bene – quelli del West Bromwich Albion, tanto che, dopo il passaggio al professionismo nel 1885 e l’esordio in FA Cup nella stagione precedente, il club inanellò tre-finali-tre di seguito: 1886 vs Blackburn Rovers (0-2 al replay), 1887 vs Aston Villa (0-2) e 1888 vs Preston North End, con finalmente la vittoria per 2-1 e il trofeo posto con orgoglio in bacheca. Nello stesso anno, come abbiamo visto, William McGregor scrisse a quelli che considerava i team principali, e tra essi l’Albion, per creare un campionato che rendesse competitivi gli altrimenti noiosi match extra-coppe: nasceva in quel modo la Football League e il WBA era tra i dodici membri fondatori. Intanto il club aveva abbandonato Four Acres per stabilirsi a Stoney Lane.

Ma il trofeo con cui il West Brom continuava ad avere più confidenza era l’FA Cup, che rivinse nel 1892 in finale contro l’Aston Villa (un secco 3-0) e che perse, sempre contro il Villa, nel 1895. Stoney Lane nel frattempo cominciava a diventare stretto al club, sia per l’affitto sia per le possibilità di sviluppo: discussioni interne al club tra favorevoli a rimanere a Stoney Lane e contrari videro prevalere questi ultimi, e venne così preso in affitto parte del terreno appartenente al Sandwell Park, periferia sud della città, che diventerà The Hawthorns. Il nome deriva dal semplice fatto che quell’area era ricoperta da biancospini (hawthorn, che compare ancora oggi nel simbolo del club), mentre le modalità di acquisto erano le solite incontrate anche per altri stadi: affitto con opzione d’acquisto a favore del club nell’arco di quattordici anni dal momento della firma. Il West Bromwich Albion ebbe la non entusiasmante idea di inaugurare la sua storia al the Hawthorns retrocedendo in Second Division, da cui tuttavia uscì subito, vincendola.

La squadra del 1888

La squadra del 1888

A questo punto entra sulla scena un diciannovenne nativo di West Bromwich, che giovanissimo era entrato nello staff del club e che nel 1902 entrò in carica come segretario-manager (la posizione già vista per quanto riguarda l’Aston Villa): il suo nome è Fred Everiss, occuperà quella posizione fino al 1948 ed è il manager nella storia del calcio inglese ad essere rimasto in carica più a lungo. In realtà i quarantasei (!) anni alla guida del WBA suscitano qualche discussione nel merito, perchè il suo ruolo era più amministrativo che tecnico visto che la squadra veniva scelta insieme ad altri dirigenti (ed è comunque interessante notare che questa ambivalenza del ruolo del manager rimane tuttora nel calcio inglese, l’ormai mitologica figura del “manager all’inglese” stando alle banalotte TV italiane) e per alcuni è dunque esagerato parlare di manager come lo concepiamo al giorno d’oggi. Fattostà che Everiss è una delle figure chiave nella storia del club, anche se all’inizio una nuova retrocessione e alcune stagioni in Second non sembravano promettere troppo bene. Il ritorno nella massima serie (1911/12) coincise con un’altra finale di FA Cup, persa sorprendentemente al replay contro il Barnsley che all’epoca (e a dir la verità, anche mentre scriviamo) giocava in seconda serie. Un nucleo giovane aveva quella squadra, che nonostante la guerra riuscì a mantenersì in forma, diciamo così, disputando tornei amatoriali e di beneficienza e che venne ripagato, nel 1919/20 (prima stagione post-guerra) con il titolo di campioni di First Division, l’unico titolo nella storia del WBA. In quella stagione Fred Morris vinse la classifica cannonieri con 37 reti, e la squadra ne segnò complessivamente 104. Un secondo posto nel 1924/25 dietro all’Huddersfield di Chapman fu il preludio però alla retrocessione del 1927.

Fino al 1930/31 l’Albion rimase impaludato nella seconda serie, nonostante valanghe di goal (Jimmy Cookson ne segnò 38 in una stagione): in quella campagna dall’esito positivo arrivò tuttavia secondo, alle spalle dell’Everton, ma ottenendo così la sospirata promozione; promozione che fu accompagnata dalla vittoria in FA Cup contro il Birmingham, che fece e fa del WBA l’unica squadra ad aver centrato il “double” promozione-coppa. Quella finale venne decisa (2-1) dalla doppietta di William “Ginger” Richardson (W.G. Richardson, da non confondersi con il compagno di squadra Bill Richardson), il terzo grande bomber di questi anni del WBA, che nel 1935/36 metterà a segno 39 goals, record ogni epoca per il club in quanto a goal segnati in una stagione. Una finale persa di coppa contro lo Sheffield Wednesday (1935) e fu di nuovo retrocessione in Second, divisione nella quale l’Albion si trovava quando scoppiò nuovamente la guerra. Everiss rimase in carica fino al 1948, quando il club optò, in ritardo rispetto alle altre squadre inglesi, di nominare un manager “vero” se così possiamo dire, che si occupasse di tutti gli aspetti tecnici, degli allenamenti (fino a quella data il WBA si allenava solo dal punto di vista fisico, senza usare il pallone) e del mercato: tale manager fu Jack Smith, ed Everiss assunse un ruolo prettamente dirigenziale. Smith conquistò immediatamente la promozione: cominciava in quel momento un periodo lungo 24 anni di permanenza in First Division. E comincavano gli anni ’50, che saranno ricordati a lungo dalle parti del The Hawthorns. Smith venne licenziato nel 1952, sostituito dall’allenatore della Juventus Jesse Carver, che passerà otto mesi sulla panchina dei Baggies prima di far ritorno in Italia, alla Lazio e che nel breve periodo alla guida del club introdusse nuovi metodi di allenamento tra cui, finalmente, esercizi con il pallone. Al posto di Carver arrivò, dal Bradford Park Avenue, Vic Buckingham. E fu la svolta.

Len Millard riceve la FA Cup 1954 dalle mani della Regina Madre

Len Millard riceve la FA Cup 1954 dalle mani della Regina Madre

Gli anni ’50 produssero infatti quello che fu chiamato con toni esageramente (ma forse solo per noi che non vivemmo quell’epoca) “the team of the century“, nello specifico durante la stagione 1953/54 nella quale la squadra sfiorò il double, vincendo la FA Cup e perdendo di poco il campionato dietro ai rivali di sempre del Wolverhampton Wanderers. Un gioco offensivo e fluido, esaltato dalla stampa e amato dai tifosi, tanto che in quel cammino di FA Cup per la partita contro il Newcastle si presentarono al the Hawthorns in 61.000, ma con 20.000 tifosi che rimasero fuori dallo stadio non potendo entrare perchè semplicemente non c’era più posto. Ronnie Allen, Don Howe, Bobby Robson in campo, tutti futuri manager (Allen una Copa del Rey vinta alla guida dell’Athletic Club, Howe visto con Arsenal e QPR oltre che WBA, Sir Bobby Robson e abbiamo detto tutto) e componenti di quella squadra che fu invitata tra le altre cose per una tournèè nell’est Europa, oltre la Cortina di Ferro per affrontare la temibile Honved (“Le soir festival de football” venne definito l’incontro), Zenit, Dynamo Tbilisi, CSKA. La cosa magnifica è che quella squadra vinse, alla resa dei conti, solo una FA Cup (gli anni ’50 sono gli anni dei Wolves di Stan Cullis, soprattutto): ma quando nonostante questo si riesce a scolpire il proprio nome nella storia vuol dire che qualcosa di importante si è fatto, che esula dai trofei. Buckingham nel 1959 prese l’aereo direzione Ajax, da sempre scuola di grandi allenatori e innovatori del calcio. Gordon Clark e Archie Macaulay non lasciarono il segno, e per risollevare le sorti del club venne chiamato Jimmy Hagan, autore di un piccolo miracolo a Peterborough portando dapprima la squadra in Football League per la prima volta, e in seguito vincendo la Division Four. Una delle prime mosse di Hagan fu firmare dal Notts County un giovane attaccante di nome Jeff Astle, da Eastwood, Nottinghamshire, direttamente nella leggenda Baggies.

Di quella squadra facevano già parte tra gli altri Anthony “Tony” Brown, record di goal nella storia del club e per questo detto “Bomber”, Clive Clark, Bobby Hope. Il primo successo fu la coppa di Lega del 1966, 5-3 tra andata e ritorno della finale contro il West Ham United. Hagan fu però sostituito nel 1967, tra l’altro dopo aver perso una nuova finale di League Cup contro il QPR all’epoca in Third Division, e rimpiazzato da Alan Ashman. Con Ashman alla guida il WBA centrò il quinto successo in FA Cup della sua storia (nonchè l’ultimo trofeo messo in bacheca ad oggi), un cammino segnato in tutti i sensi da Astle, “The King”, primo giocatore a segnare in tutti i round della competizione compreso l’unico goal della finale, che vide l’Albion opposto all’Everton. Astle divenne anche il primo giocatore a segnare nella finale di entrambe le coppe nel 1970, quando il West Brom perse 1-2 contro il Manchester City la finale di Coppa di Lega; Ashman venne sostituito da Don Howe, che abbiamo prima nominato come giocatore e che tornava ora nelle vesti di manager. La carriera da manager di Howe al WBA cominciò e finì malissimo, con la retrocessione del 1973 e la mancata promozione successiva, tanto che nel 1975 al posto di Howe venne chiamato alla guida del club Jimmy Giles, che non tardò a riconquistare la massima serie. Tuttavia Giles, che voleva concentrarsi sul ruolo di CT dell’Irlanda e che rimase quasi controvoglia, convinto dalla dirigenza, nel ruolo di manager anche per la stagione successiva, venne lasciato libero alla fine della stessa dal club. Ronnie Allen, compagno di Howe in campo, fu chiamato nuovamente dall’Albion ma, quando i petroldollari arabi bussarono alla sua porta (una storia che cominciava già allora), lasciò anch’egli libera la panchina di the Hawthorns. Per occuparla, venne chiamato Ron Atkinson dal Cambridge United, e “Big Ron” non tardò a lasciare il segno.

Jeff Astle e Bobby Hope con l'FA Cup 1968

Jeff Astle e Bobby Hope con l’FA Cup 1968

L’Albion di Atkinson è ricordato soprattutto per Laurie Cunningham, Cyrille Regis e Brandon Batson, “the Three Degrees” come li chiamava il manager e come passeranno alla storia (il riferimento è a un trio vocale in voga all’epoca), prima volta che una squadra inglese schierava contemporaneamente tre giocatori di colore, cosa oggi normale ma che purtroppo è da sottolineare visto che il calcio era fino a quell’epoca uno sport sostanzialmente per bianchi in terra d’Albione. Con loro, Bryan Robson, Derek Statham, Ally Robertson, una squadra che non vinse nulla ma che regalò emozioni ai tifosi, per il suo calcio divertente e attraente, oltre che comunque per eccellenti prestazioni in campionato, coppe nazionali (l’Albion all’epoca deteneva il record di maggior numero di semifinali disputate, record ora superato da Manchester United, Arsenal, Liverpool e Everton) e in Europa. Fu anche la prima squadra inglese a giocare in Cina (“Albion in the Orient” fu il documentario della BBC a riguardo). Poi i giocatori iniziarono ad essere ceduti (a partire da Cunningham, ceduto al Real Madrid e che proprio a Madrid, anche se in quel periodo giocando per il Rayo Vallecano, tragicamente scomparirà all’età di 33 anni), e sebbene all’inizio i rimpiazzi si dimostrarono all’altezza pian piano iniziò il declino. Tornò anche Allen, al posto di Atkinson nel frattempo partito direzione Red Devils. Poi fu la volta di Ron Wylie, e quando questi per dissidi con staff e giocatori si dimise, dell’A-Team, ovvero il trio fornato da Giles (che tornava così al West Brom), Nobby Stiles e Norman Hunter. Ma la squadra continuava a perdere le pedine migliori e così, alla fine della stagione 1985/85, conobbe nuovamente l’amaro gusto della retrocessione; a nulla servì l’arrivo in panchina di Ron Saunders.

Cunningham Batson e Regis, the Three Degrees

Cunningham Batson e Regis, the Three Degrees

A quel punto il club conobbe anche gusti più amari. Saunders rimase in carica, ma non riuscì a ottenere la promozione, anzi terminò il campionato nella parte bassa della classifica e venne sostituito da…Ron Atkinson, che tornava così all’Albion. I risultati non tardarono ad arrivare, e a metà stagione i Baggies guardavano tutti dall’alto della classifica: quando tutto faceva presagire il ritorno in First, Big Ron venne contattato dall’Atletico de Madrid, il manager si dichiarò disponibile a trasferirsi e si ritrovò così in Spagna, lasciando il WBA nelle mani di Brian Talbot nel ruolo di manager-giocatore. Inutile dire che non solo perdette la testa della classifica, ma pure un posto playoff; Talbot rimase in carica tuttavia, in tempo per condurre il club al ventesimo posto in campionato, il punto più basso a quel tempo raggiunto dal club. Ora, il perchè Talbot rimase comunque in carica è un mistero, fattostà che finalmente, nel Febbraio 1991, venne licenziato dopo una disastrosa sconfitta 2-4 in casa contro il Woking (non-league); arrivò Bobby Gould che suo malgrado entrò nella storia per essere stato il primo manager dell’Albion a retrocedere in Third Division. Gould non riuscì a centrare i playoff la stagione seguente, venne chiamato alla guida del Coventry City lasciando vacante il posto al the Hawthorns che venne preso dalla leggenda Spurs e dell’Argentina Osvaldo “Ossie” Ardiles. la cui unica stagione in quel di West Bromwich è ricordata con estremo piacere dai fans visto che si concluse con la fuoriuscita dalla palude della terza serie (3-0 nella finale playoff contro il Port Vale).

Un altro ex-Spurs, Burkinshaw, non riuscì al contrario di Ardiles a lasciare un’impronta nella storia recente dell’Albion, e venne licenziato. Si aprivano in quel momento lunghi anni nella mediocrità, sempre in Division One (il nuovo nome dell’ex Second Division dopo la nascita della Premier) ma sempre lontano dalle posizioni che contano. Una delle poche note positive di quegli anni fu l’esplosione di Lee Hughes, local boy e tifoso Albion arrivato dal Kidderminster Harriers nel 1997. Vi rimarrà fino al 2001, per poi tornare dal 2002 al 2004. La svolta in quanto a risultati si ebbe con l’arrivo in panchina di Gary Megson, dapprima con un piazzamento playoff (sconfitta contro il Bolton in semifinale) e poi con la promozione al termine della stagione 2001/02, di cui chi vi scrive conserva ancora alcuni articoli (all’epoca mi facevo comprare da un collega di mio padre i giornali inglesi alla stazione di Savona per leggere le notizie calcistiche) che celebrano la rimonta del WBA ai danni dei rivali del Wolverhampton Wanderers, 11 punti a 8 giornate dalla fine di distacco annullati dai Baggies in una cavalcata che terminò con le lacrime black & gold e la gioia a the Hawthorns. Cominciavano gli “yo-yo years“, con la squadra a fare la spola tra Premier e First Division/Championship: l’immediata retrocessione nel 2002/03 ne è testimonianza efficace.

Lee Hughes

Lee Hughes

Gli anni recenti come sempre li scorriamo velocemente, giusto per rimarcare l’ottima annata di Roberto di Matteo alla guida del club con il quale ha ottenuto la promozione in Premier e che lo ha lanciato verso una carriera che vede già in bacheca una FA Cup e una Champions League. E per sottolineare che, dopo anni altalenanti, l’Albion sembra aver trovato la sua collocazione fissa in Premier League . Ci preme maggiormente trattare la storia dei colori sociali e del smbolo del club. La prima maglia usata dal West Bromwich (all’epoca, come visto, Strollers) fu un completo bianco con banda diagonale blu, sostituito in seguito da una divisa a quattro quadrati stile Bristol Rovers, con due di essi blu e due rosso carminio; alternativamente a questa divisa ne veniva usata una completamente amaranto. I quadrati tornarono nel 1881/82, questa volta di colore bianco e giallo ma rimasero una sola stagione addosso ai giocatori del club, che già dal 1882 vestivano di “chocolate & blue” (anche se tecnicamente la divisa era azzurra) per poi adottare una maglia a righe sottili e orizzontali bianco-rosse. Il “chocolate” tornò nel 1883/84, questa volta abbinato al bianco, ma sparì nuovamente: venne conservata la divisa a due metà, diciamo così (Blackburn Rovers per farci capire), ma con colori rosso e azzurro. Finalmente, nel 1885, apparve la classica maglia a strisce verticali bianco-blu, ancora oggi divisa del club. Una maglia rosso-blu apparve brevemente nel 1889, così come una maglia completamente blu venne utilizzata durante i tornei di guerra nel periodo 1942/47.

E lo stemma del club? Uno dei più belli nel panorama calcistico inglese a nostro parere, il tordo (throstle, vocabolo del Black Country per indicare il thrush appunto) posato sul ramo di biancospino (hawthorn), entrambi ricordo del luogo d’origine dello stadio, come abbiamo visto sorto in un parco. Il tordo in realtà comparve molto prima del biancospino, quando negli anni ’80 del XIX secolo Tom Smith, club secretary, ebbe l’idea di rappresentare l’uccello posato sopra…una traversa. La traversa fu poi rimpiazzata dal biancospino, ma il tordo rimase visto che traeva origine, oltre ad essere uccello molto comune nella zona, dal fatto che un esemplare era tenuto in una gabbia in una delle prime public house dove la squadra si cambiava e che darà al club il primo nickname, “the Throstles” appunto. Uno dei primi simboli utilizzati dal club fu invece il nodo staffordshire, sulla maglia bianco-gialla citata precedentemente, e solo ad inizio anni ’70 comparve sulle divise il throstle con il biancospino. Nel 1972 fu la volta di una “A” stilizzata, contenente comunque il nostro amato tordo, mentre dal 1975 e per i dieci anni successivi fu la volta della sigla “W.B.A.”; ricomparve il throstle, che fu però nuovamente rimpiazzato, questa volta dal simbolo cittadino, fino al 2000. Nel 2006 il simbolo è stato leggermente modificato per questioni principalmente di diritti legali, includendovi il nome del club.

il vecchio the Hawthorns (wbapics.com)

il vecchio the Hawthorns (wbapics.com)

Rimane in sospeso una sola questione: il nickname “Baggies”. Qui non esiste una versione definitiva, ma solo leggende. Tony Matthews, storico del club, lo fa derivare dal bagmen, figura incaricata di trasportare i soldi dai mitici tornelli (turnstiles) fino alla cassa societaria, e che nel fare ciò doveva entrare in campo. “Here come the bagmen!” fu il preludio a “here come the Baggies!” riferimento ai giocatori. Un’altra versione vuole che furono i tifosi dell’Aston Villa a coniare i termine “baggies”, in riferimento ai baggy trousers indossati dai lavoratori delle fonderie locali. Le altre versioni le lasciamo alle parole del sempre interessante “the Beautiful History“, cogliendo così l’occasione di citare lo splendido sito:
“Another version claims that in early days of the club’s history, many of the supporters worked in the local ironworks and because of the intense heat, tended to wear very loose, baggy clothing. Since most of them would go straight to the match after work, it resulted in a very oddly attired bunch standing on the terraces at the Hawthorns, and led to the nickname of ‘Baggies’” (…) Finally, all labourers in the Black Country wore trousers from a thick material called `duck’. When new, it was snow white, but with frequent washing went a dark hue. When repairs were necessary, at knees and back, the dark trousers were repaired with snowy white `duck’. This gave a bulky appearance to the patch, so labourers with these patches were generally called Baggies, as they looked like flour bags“.

Raggiungere the Hawthorns è facile e comodo, visto che l’impianto è fornito della sua fermata di treno/metropolitana leggera. Da Birmingham New Street, via Smetwick Galton, e si arriva. Un viaggio da fare nella realtà dopo averlo fatto oggi virtualmente, alla scoperta di una realtà fortemente connotata sia in senso storico (tra le fondatrici della Football League, di successo nei primi anni) sia locale, stretta nella morsa tra Wolverhampton e Birmingham ma che non ha mai perso la sua identità, di cui il team è orgogliosa espressione.

Jeff Astle Gates

Jeff Astle Gates

Trofei

  • First Division: 1919/20
  • F.A. Cup: 1888, 1892, 1931, 1954, 1968
  • League Cup: 1966
  • Charity Shield: 1920, 1954

Records

  • Maggior numero di spettatori: 64.815 v Arsenal (FA Cup, 6 Marzo 1937)
  • Maggior numero di presenze in campionato: Tony Brown, 574
  • Maggior numero di reti in campionato: Tony Brown, 218

http://www.westbromwichalbionhistory.co.uk/

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