Viaggio nella Birmingham del calcio: parte prima, Birmingham City

Birmingham City Football Club
Anno di fondazione: 1875
Nickname: the Blues
Stadio: St Andrews, Birmingham B9
Capacità: 30.016

Eccoci a St Andrews per la prima parte del nostro viaggio in quel di Birmingham, andiamo a conoscere più da vicino la storia del Birmingham City. Il club venne fondato nel 1875 con il nome di Small Heath Alliance da un gruppo di fedeli della Holy Trinity Church di Bordesley Green, fedeli che già condividevano la passione per il cricket, che spesso come abbiamo visto sfociava in quella per il football, e che durante l’inverno in assenza del loro sport si annoiavano. Il primo campo utilizzato dalla squadra si trovava in Muntz Street, dato in affitto al club dalla famiglia Gressey per la somma di 5 sterline annue. Era il 1877, d’altronde. E il campo non era esattamente il prato do Buckingham Palace, almeno stando ai giocatori dell’Aston Villa, che il 27 Settembre 1879 affrontarono il Small Heath Alliance nel primo Second City derby della storia e che descrissero il terreno di gioco come “only suitable for pot-holing”. Fattostà che la partita terminò 1-0 per l’Alliance. Il club fece il grande passo nel 1885, passando al professionismo sulla base di un semplice accordo con i giocatori: metà dell’incasso delle partite sarebbe spettato agli stessi come forma di retribuzione. Anche in questo caso, come in quello delle 5 sterline annue, il tutto va classificato alla voce “altri tempi”.

Un altro grande passo venne compiuto nel 1888, quando il club divenne il primo in assoluto a organizzarsi come “limited company”, la nostra Società per Azioni. Capitale sociale? 650 sterline. Il tutto con conseguente nomina di una dirigenza (board of directors) e cambio di nome in Small Heath Football Club Ltd. Tutto era pronto per l’esordio nel calcio delle competizioni ufficiali (esisteva comunque la FA Cup, da cui nel 1887 lo Small Heath venne estromesso dall’Aston Villa), cosa che avvenne nel 1888/89 con la partecipazione alla Football Alliance, la sorella minore della Football League in cui verrà incorporata. Nel 1892 la Football League creò la Second Division, invitando alcune squadre dell’Alliance tra cui lo Small Heath, che così entro nella lega per eccellenza del calcio inglese, e vi entrò in grande stile vincendo il campionato; la promozione, però, gli fu negata dopo aver perso i “test matches” contro il Newton Heath, gli stessi test matches che l’anno successivo (contro il Darwen) garantirono al club la promozione in First Division dopo il secondo posto finale. Due stagioni in First e poi la retrocessione, e bisognerà aspettare il nuovo secolo per una nuova promozione.

La cosa interessante è vedere la media spettatori di questi anni, che si aggirava secondo le stime intorno ai 5.000 a partita in quel di Muntz Street. Anche per questo motivo, per accrescere l’appeal sulle folle, nel 1905 il club, su proposta del dirigente T.D. Todd cambiò il suo nome in Birmingham Football Club. In realtà Todd, avanti di circa 40 anni su quel che sarà poi la realtà dei fatti, aveva proposto il nome “Birmingham City”, ma gli azionisti si opposero, accettando come compromesso di chiamare il club col nome della città senza però l’appellativo City, il che tuttavia fece storcere comunque il naso a qualcuno, secondo cui si perdeva in questo modo l’essenza originale del club. Il tutto accompagnato dal progetto di un nuovo, imponenente stadio (75.000 spettatori la capacità), che altri non è che l’attuale St Andrews, nome religioso per una squadra fondata da fedeli (il nome deriva da una vicina chiesa). La storia dello stadio la lasciamo come sempre in sospeso visto che ce ne occuperemo in separata sede, è necessario però sottolineare come l’esigenza di un nuovo impianto fosse stata resa indispensabile da due fattori: la non-proprietà del sito, in cui il club era in affitto, e il rifiuto da parte della famiglia proprietaria dell’impianto di acconsentire a ulteriori modifiche in termini di ampliamento della capacità e rifacimento delle stands. La prima partita a St Andrews, contro il Middlesbrough, terminò 0-0.

Small Heath, 1892/93

La retrocessione in Second del 1907/08 fu seguita da quasi quindici anni in tale serie, sebbene tre fossero dedicati alla Guerra per cui le competizioni vennero sospese. Durante questo periodo, St Andrews venne messo a disposizione dell’esercito e divenne terreno di esercitazione per le reclute. Riprese le competizioni, alla seconda stagione il Birmingham ottenne la promozione, guidata da Franck Womack (capitano e una carriera dedicata ai Blues (sul cui colore delle maglie torneremo nel paragrafo seguente), dal nazionale scozzese Johnny Crosbie e dal giovane Joe Bradford, destinato a diventare il miglior realizzatore di sempre per il club ma all’epoca poco più che teenager, ai quali va aggiunto il portiere e nazionale inglese Harry Hibbs arrivato nel 1924. Sebbene non ottenne mai piazzamenti di alta classifica (il massimo fu un ottavo posto), la squadra trascorrerà tutti gli anni ’20 e ’30 nella massima serie, giungendo anche a una finale di FA Cup nel 1931 persa però per 1-2 contro i “vicini di casa” del West Bromwich Albion; l’unica rete per il Birmingham fu messa a segno da un Bradford che giocò nonostante reduce da un infortunio, che chiaramente non aveva ancora superato come apparve chiaro a tutti, rete segnata a parte. La retrocessione, alla fine, arrivò nell’ultima stagione prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Come detto apriamo la consueta parentesi sulle maglie. I colori originali dello Small Heath Alliance erano il blu scuro, stile bandiera scozzese, con una striscia bianca in diagonale, che partiva dalla spalla sinistra e scendeva verso destra; fu poi rimossa, lasciando la divisa interamente blu con pantaloni bianchi, che rimase tale fino al 1889, con un’unica parentesi nel 1885/86 quando dal nulla comparve una maglia a righe, sottili, verticali giallo-nere. La creazione della società per azioni coincise con l’introduzione di una maglia completamente nera, con il solo colletto giallo e pantaloni bianchi: anche questa maglia durò una sola stagione, e venne sostituita dal blu che tuttora è il colore della squadra e dai classici calzoncini bianchi. Insomma, la divisa attuale, se non fosse che nel 1893 si cambiò nuovamente, passando a un azzurro tenue che rimarrà fino al 1900, quando l’azzurro si fece meno tenue ma non diventò ancora blu. Nel 1913 venne introdotta la “V”, stile Brescia tanto per fare un paragone con una squadra più famigliare al pubblico italiano, e nel 1919 fu finalmente la volta della re-introduzione del blu. A metà anni ’20 si tentò di riportare la tonalità di blu a quella iniziale, delle origini, ovverosia un blu molto scuro, ma l’esperimento non ebbe un seguito. Negli anni ’80 infine, anni particolarmente fecondi in quanto a orrendi esperimenti sulle maglie dei club (gli anni ’80 non verranno ricordati per la moda..) il club introdusse dei risvolti (e calzettoni) rossi che poco avevano a che fare con la tradizione del club, e che per fortuna non saranno più riproposti. Nel corso degli anni ha invece trovato sempre più spazio sulla divisa il bianco, fino ad occuparne più di metà (calzoncini compresi) nella versione 1971-1975.

Gil Merrick, leggenda blues

Torniamo alla storia del club, che come detto nel dopoguerra dovette affrontare nuovamente la Second Division, oltre che il rifacimento di un St Andrews colpito dalle bombe tedesche. Nel 1943 intanto venne accolta, tardivamente, la proposta di Todd e il club venne ribattezzato “Birmingham City F.C.”. Dalla seconda serie il Birmingham City ne uscì brevemente nel biennio 1948-1950, quando retrocesse nuovamente. Il manager Bob Brocklebank tuttavia gettò le basi per un futuro più roseo, nonostante sul campo non riuscì a evitare la retrocessione, portando in una squadra che contava già sul nazionale inglese e leggenda del club Gil Merrick (portiere) Trevor Smith e Jeff Hall (che saranno futuri nazionali inglesi) oltre i vari Peter Murphy, Eddy Brown, Roy Warhurst, Alex Govan. I frutti di questa operazione li raccolse in primis il manager Arthur Turner, che vinse in grande stile la Second nel 1954/55 (infliggendo anche un 9-1 al Liverpool che rimane ad oggi la peggior sconfitta per i Reds), si piazzò al sesto posto al primo anno in First (record di piazzamento per il club) e raggiunse nello stesso anno la finale di FA Cup, persa nuovamente, questa volta 1-3 contro il Manchester City. Il percorso in FA Cup lasciò un segno indelebile nella storia del tifo per il City: avendo giocato tutte le partite in trasferta, i tifosi fecero loro la canzone di Harry Lauder “Keep right on to the end of the road”, che pertanto divenne (e rimane) l’inno del club. Il Birmingham City fece anche l’esordio in Coppa delle Fiere in quella stagione, prima squadra inglese a partecipare a una competizione europea, competizione che nelle due successive edizioni vide il club finalista, perdendo dapprima dal Barcellona e in seguito dalla Roma.

Anche in questa occasione, a parte il già citato sesto posto, i risultati in campionato furono mediocri, e le sconfitte in finale di coppa, sia essa FA Cup o delle Fiere, erano solo una magra consolazione. L’occasione di rivincita avvenne nel 1963, nella finale della neonata (da tre anni) League Cup; il Birmingham City si trovò di fronte in finale, in una competizione che nei primi anni le “grandi” snobbarono (non che ora ne vadano pazze) i cugini dell’Aston Villa, dati da tutti per favoriti alla vigilia. Siccome il calcio è bello perchè fino a un minuto prima del fischio d’inizio si possono dire un sacco di cose smentite un minuto dopo dai fatti, il City alzò la coppa, con un 3-1 casalingo all’andata seguito da uno 0-0 al Villa Park. Rimarrà l’unico trofeo importante fino al 2010/11 (in panchina sedeve l’ex giocatore Merrick). Nel 1964, dopo dieci stagioni in massima serie, la nuova retrocessione in Second. A questo punto il nuovo proprietario, Clifford Coombs, tirò fuori dal cilindro il classico coniglio, chiamando a guidare la squadra niente meno che Stan Cullis, i cui Wolves anni ’50 fanno ancora oggi parlare di loro ma che in quel momento si godeva in beatitudine il ritiro dal calcio professionistico. Cullis raggiunse la semifinale in entrambe le coppe (il Birmingham City ha una tradizione di semifinali di FA Cup perse piuttosto lunga) ma non ottenne la promozione, nonostante il suo calcio ancora seducente e efficacie, e tornò a godersi il suo tempo libero lontano dai campi da calcio.

Trevor Francis

La promozione arrivò dopo una serie di tentativi infruttuosi al termine della stagione 1971/72, con alla guida Freddie Goodwin e in attacco il local boy Bob Latchford, oltre che il diciottenne Trevor Francis, La cessione di Latchford nel 1974 lasciò il peso dell’attacco sulle spallle di Francis, non supportato tuttavia da una squadra che retrocesse nel 1979, dopo aver visto tra l’altro in panchina Sir Alf Ramsey, che nel 1977 fece un’apparizione da caretaker manager, ad interim insomma (era dirigente del club). Francis nel corso della stagione che si concluse con la retrocessione divenne il primo giocatore nella storia del calcio inglese ad essere pagato 1 milione di sterline, dal Nottingham Forest campione in carica. A questo punto, in rapida successione il club ottenne un’immediata promozione, una quasi immediata retrocessione e un’altrettanto immediata promozione/retrocessione, che aprì gli anni più bui nella storia del Birmingham City. Al termine della stagione 1988/89, infatti, il club retrocesse per la prima volta nella terza divisione del calcio inglese; la situazione finanziaria era drammatica (Coombs cedette a Whelan, ex proprietario del Walsall, che a sua volta passò la mano ai Kumar brothers, catena d’abbigliamento di Manchester) e il club dovette cedere perfino il centro d’allenamento. In questa situazione, Terry Cooper riuscì nel miracolo di riportare il Birmingham City in seconda serie, seppur la parentesi fu breve. Era il 1992, e le notizie positive arrivarono fuori dal terreno di gioco, con il passaggio della proprietà del club, in quel momento in amministrazione controllata, nelle mani di David Sullivan (attuale co-proprietario del West Ham United, insieme a quel David Gold suo compagno di avventura anche a Birmingham).

La nuova retrocessione in Division Two (che era la terza serie, diventata “two” per via della nascita della Premier League) questa volta rappresentò un punto di partenza. Vinto il campionato nel 1994/95 (con conquista anche del Football League Trophy), il club richiamò Trevor Francis, questa volta in qualità di manager, e con l’ex giocatore in panchina sfiorò diverse volte la promozione in Premier League via playoff, giungendo inoltre alla finale di Coppa di Lega del 2001 persa ai rigori contro il Liverpool. Nell’Ottobre dello stesso anno Francis lasciò il club rescindendo consensualmente il contratto che lo legava al Birmingham City, che per sostituirlo bussò alla porta del Crystal Palace, chiedendo il permesso di negoziare con Steve Bruce; gli Eagles non è che gradissero molto, e ne scaturì una lunga disputa che terminò dinanzi alla High Court. Bruce alla fine potè prendere le redini del Birmingham City e condurlo, partendo da una posizione di metà classifica, ai playoff, dove sconfisse in finale il Norwich City. Il Birmingham City tornava così in massima serie, e faceva il suo esordio in Premier League, in cui rimase quattro stagioni prima di cominciare una nuova altalena tra prima e seconda divisione, con l’acuto della vittoria, clamorosa quanto rocambolesca, contro l’Arsenal nella finale di Coppa di Lega del 2011.

Coppa di Lega 2011

Chiudiamo come sempre con la storia del logo. L’attuale nasce da un concorso ideato nel 1972 per i preparativi al centenario del club e condotto dalle pagine dello Sports Argus; fece la sua comparsa sulle maglie nel 1976, e rimane tale oggi nonostante una breve parentesi nel 1992 quando il mondo venne colorato di giallo e il pallone di rosso, un’oscenità. In precedenza, alle origine, veniva adottato come in tantissimi altri casi lo stemma cittadino, sostituito poi nel corso degli anni dalle iniziali BCFC intersecate tra loro. Arrivare a St Andrews è più facile in autobus (tra l’altro la stazione degli autobus dista solamente un miglio) piuttosto che in treno, visto che la stazione più vicina, Bordesley, è situata su una tratta locale; nel caso si volesse comunque prendere in considerazione la soluzione ferroviaria, le stazioni di riferimento sono Snow Hille e Moor Street, da cui partono i treni diretti a Bordesley.

Trofei

  • Coppa di Lega: 1963, 2011
  • Football League Trophy: 1995

Record

  • Maggior numero di spettatori: 67.341 v Everton (FA Cup, 11 Febbraio 1939)
  • Maggior numero di presenze in campionato: Frank Womack, 491
  • Maggior numero di reti segnate in campionato: Joe Bradford, 249

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