Viaggio nella Liverpool del calcio: introduzione

E così siamo arrivati a Liverpool, che calcisticamente è la città più vincente dell’Inghilterra con 27 titoli d’Inghilterra, 12 F.A. Cup, 10 League Cup, 9 trofei Europei e 24 Charity/Community Shield (Londra non viene solitamente considerata a causa dell’abbondante numero di squadre). Facile dunque pensare che questo viaggio sarà più lungo dei precedenti, sia nelle sue due tappe a Goodison Park e ad Anfield Road, sia in questa introduzione, che si soffermerà, oltre che sulle caratteristiche generali della città (sì, lo sappiamo, la domanda è “entro quante righe parleranno dei Beatles?”) anche specificatamente sul Merseyside derby, senza che questo comporti però troppa dispersione di tempo e spazio che preferiamo dedicare alle singole squadre.

Liverpool è una città e metropolitan borough nella contea del Merseyside (Mersey è il fiume che la attraversa, più precisamente l’estuario del fiume), ovest dell’Inghilterra, appena sopra al Galles. Conta una popolazione di 466.400 abitanti, ma la Liverpool City Region, ovvero l’unione tra la città e la moltitudine di città e cittadine intorno ad essa, arriva ai 2 milioni di persone. Il motivo è presto detto: Liverpool, con la sua posizione che ne fa un porto perfetto, è stata uno dei cuori pulsanti di quella che fu la rivoluzione industriale, e in precedenza anche del commercio via mare verso le colonie, compresa la triste pratica del commercio degli schiavi. E proprio durante l’industrializzazione (Liverpool e Manchester sono state le prime due città nella storia collegate da una ferrovia, 1830, poi Manchester decise di farsi il porto sui canali e i rapporti tra le due città divennero un tantino tesi, ma questa è altra storia) la popolazione della città crebbe a dismisura, il tutto favorito anche dall’immigrazione dalla vicina Irlanda durante la Grande Carestia (1845-1852), tanto che nel 1851 gli irlandesi costituivano il 25% della popolazione. Una popolazione mista, dato che non furono solo gli irlandesi a trovar casa a Liverpool, ma da tutta Europa gente arrivava in città in cerca di occupazione, tant’è che ancora oggi molte chiese sono lì a testimoniare la multietnicità della città (Deutsche Kirche Liverpool, Greek Orthodox Church of St Nicholas, Gustav Adolfus Kyrka, Princes Road Synagogue, St. Peter’s Roman Catholic Church), che tra l’altro proprio in questo senso vanta il primato di prima comunità africana del Regno Unito e di prima Chinatown d’Europa. Popolazione, quella di Liverpool, che ha un nome: Scousers, termine con cui qualsiasi inglese si riferirà all’abitante di Liverpool (e del Merseyside più in generale) al posto dell’ufficiale “Liverpludians”.

I Fab Four, orgoglio scouse

Lo scouse è un piatto tipico, uno stufato di carne (agnello o mucca) che ancora oggi scoprirete essere molto popolare in quel di Liverpool. Da lì, scousers, appunto. E per estensione è diventato “scouse” tutto ciò che riguarda la città, compreso il dialetto e l’accento (ma non solo la città, tutto il Merseyside); accento molto marcato, influenzato anche dall’immigrazione irlandese, una forte connotazione maggiore nella parte nord della città, mentre la parte sud ha una parlata più morbida all’udito. Accento con cui crediamo avesse abbastanza famigliarità John Winston Lennon (origini irlandesi, got it?), nato sotto le bombe tedesche nel 1940 in Oxford Street e il cui incontro con James Paul McCartney è da annoverare tra quelli che han cambiato il corso della storia. Cosa nacque da quell’incontro di due menti geniale lo sapete tutti, ed è dunque lecito dire che, per quanto a noi interessi l’aspetto football, Liverpool tramite quattro suoi figli abbia cambiato la storia della musica. Collegare i Beatles (grande passione del sottoscritto) al calcio non è cosa immediata e forse nemmeno interessante, e nessuno saprà mai per che squadra tifasse il barbiere in Penny Lane sotto quel suburban sky. Due parole, specie su McCartney, che ci introdurranno all’argomento derby, spendiamole però, l’unico dei quattro Beatles che sappiamo avere una passione per il calcio. McCartney dichiara: “Here’s the deal: my father was born in Everton, my family are officially Evertonians, so if it comes down to a derby match or an FA Cup final between the two, I would have to support Everton. But after a concert at Wembley Arena I got a bit of a friendship with Kenny Dalglish, who had been to the gig and I thought ‘You know what? I am just going to support them both because it’s all Liverpool.””. The friendly derby lo chiamano, per l’appunto, forse non per le motivazioni di Paul, ma comunque sempre amichevole. Vediamo perchè.

La vicinanza tra Anfield e Goodison

Friendly derby (ora è più comune la connotazione geografica di Merseyside derby) perchè non è raro a Liverpool trovare famiglie “miste”, con un fratello Red e l’altro Toffee. Friendly perchè, durante la finale di Coppa di Lega del 1984 i tifosi di entrambe, mischiati in tribuna, intonarono all’unisono i cori “Merseyside!” e “are you watching Manchester?” (rivalità mai assopita). Friendly perchè i due stadi sono separati solo dallo Stanley Park. Friendly perchè nei primi 30 anni del ‘900 le due squadre avevano un solo programme, in comune, cosa impensabile ora. Friendly perchè ancora di recente vedi l’immagine commovente di due bambini nelle rispettive maglie commemorare Hillsborough, friendly perchè ad Anfield viene trasmesso il tema di Z-Cars su cui l’Everton entra in campo per commemorare un piccolo Evertonian scomparso, Rhys Jones. E così via. Sfatiamo anche un mito, quello sulla connotazione religiosa delle due tifoserie: non è assolutamente dimostrabile che l’Everton sia squadra cattolicheggiante e il Liverpool protestante (addirittura c’è chi sostiene l’opposto, a dimostrazione di quanto questa sia una semplice credenza o comunque un fattore non radicato e connotativo). Ora, detto ciò, abbiamo esaltato lo spirito friendly del derby del Merseyside, bene anche dire che negli ultimi anni è la partita che produce il maggior numero di sanzioni disciplinari, testimonianza di quanto i giocatori sentano il match, influenzati come ovvio dai propri sostenitori (i giocatori non sono tifosi, e anche se lo fossero bene ricordare che i Steven Gerrard, i Michael Owen, i Jamie Carragher etc. sono tutti nati e cresciuti tifosi…dell’Everton); negli anni ’80 inoltre i danni degli hooligans del Liverpool all’Heysel causarono l’esclusione delle squadre inglesi dalle competizioni europee per tutto il resto degli anni ’80, anni che videro un super Everton rimanere così confinato in patria tra il malumore dei tifosi Toffees.

Un’immagine di una bellezza senza confini

Nel computo totale dei match il Liverpool è in vantaggio: su 218 partite, 88 sono state vinte dai Reds, 66 dai Toffees e 64 terminate in parità. Il record di reti segnate spetta a Ian Rush, leggenda del Liverpool, con 25, mentre a 18 c’è un’altra leggenda, questa volta dell’Everton, “Dixie” Dean. E a proposito di record, ci sono record che il derby del Merseyside può vantare rispetto a tutti gli altri derby d’Inghilterra, tra i quali la più lunga striscia di imbattibilità (14 partite, detenuto dall’Everton) e la più lunga striscia d’imbattibilità casalinga (sempre 14, ma questa volta del Liverpool). Qualche statistica un po’ confusa, ma giusto per introdurre l’argomento, visto che stiamo parlando forse del derby più “nobile” del calcio inglese, da una parte la leggenda Reds, Shankly, Paisley, Keegan, Dalglish, You’ll never walk alone e la Kop etc., dall’altra l’Everton, la squadra che ha disputato più campionati di massima serie nella storia (109) e che comunque uno o due trofei li ha vinti, checcè ne dica Caressa in FIFA12 (scusate l’excursus da videogiocatore, sassolino che volevo togliermi). Dunque, quello che abbiamo capito è che ci troviamo di fronte a due giganti del football: andiamone pertanto a parlare nel dettaglio, partendo dall’Everton.

P.S. il viaggio è a Liverpool, ma l’occasione è ghiotta per attraversare l’estuario del Mersey e andare anche a Birkenhead, sede del Tranmere Rovers, che tratteremo nella terza tappa del viaggio


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