Viaggio nella Stoke-on-Trent del calcio: parte seconda, Stoke City

Stoke City Football Club
Anno di fondazione: 1863
Nickname: the Potters
Stadio: Britannia Stadium, Stoke-on-Trent ST4
Capacità: 28.383

Concludiamo il viaggio a Stoke-on-Trent con la storia dello Stoke City, la seconda squadra professionistica più antica dopo il già analizzato Notts County. A dire la verità, le notizie sulla data di fondazione del club sono un po’ incerte: la prima partita documentata giocata dagli Stoke Ramblers (primo nome del club) è datata Ottobre 1868, per cui ci si basa solo su supposizioni circa un’effettiva fondazione nel 1863. Comunque, quel che pare certo che è il club vide la luce per mano di ex alunni della Charterhouse School che si trovavano in quel di Stoke per fare apprendistato presso la North Staffordshire Railway Company. Come detto, 1868 è la data del primo match registrato negli annali: si giocava al Victoria Cricket Ground, 15 contro 15 secondo le confuse e locali regole di allora; in quell’anno i Ramblers giocarono altre partite, e la prima vittoria della loro storia avvenne contro i vicini di casa del Newcastle-under-Lyme (2-0). Gli albori del calcio non prevedevano ancora strutture organizzate, che si formarono nel tempo: le squadre nascevano come funghi e giocavano tra di loro in partite amichevoli. La prima competizione agonistica a cui lo Stoke prese parte fu la County Cup, organizzata dalla Staffordshire Football Association nel 1877, anno in cui l’associazione venne creata, competizione che i Ramblers vinsero. Nel frattempo, il club aveva traslocato a Sweetings Fields, terreno non distante dal Victoria Cricket Ground.

L’anno successivo i Ramblers si fusero con lo Stoke Victoria Athletic Club (dando vita allo Stoke Football Club), trasferendosi così dopo un solo anno nell’Athletic Ground, casa di quest’ultimi, impianto che diventerà noto come Victoria Ground e che ospiterà i Potters per 119 anni (fino al 1997, quando venne costruito il Britannia Stadium). Altre competizioni locali, intanto, prendevano vita, oltre alla FA Cup che in vita lo era già da qualche anno ma a cui lo Stoke prese parte per la prima volta solo nel 1882/83. Poi, nel 1888, la svolta: dodici club si riunirono in quel di Londra (e curiosamente erano tutti club del nord) e diedero vita alla Football League: il calcio inglese non sarebbe stato più lo stesso, e lo Stoke faceva parte dei magnifici dodici. Con poca fortuna. Due stagioni pessime e, nel 1890, l’esclusione dalla lega, rimpiazzati dal Sunderland: lo Stoke dovette ripiegare sulla Football Alliance, che vinse al primo tentativo. Quando nel 1892 la Football League venne ampliata, fu l’occasione per lo Stoke di rientrarne a farne parte: per tutto il decennio non ne uscì più, raggiungendo anche, nel 1899, la semifinale di FA Cup. Come spesso successo nel corso delle storie raccontate fin qui, un momento promettente si rivelerà presto l’inizio della discesa verso il basso; nel caso dello Stoke, molto, molto basso.

Il secolo si aprì con problemi finanziari che, nel giro di pochi anni, portarono il club a rinunciare al suo status di league-club nel 1908: una vicenda sinistramente simile a quella del Port Vale. Anzi no, esattamente uguale, perchè lo Stoke abbandonò la Football League, venne disciolto e fu, di fatto, sull’orlo di sparire, come i cugini. E come i cugini, venne riportato in vita, in questo caso non tramite un’altra squadra ma per mano di alcuni imprenditori locali, tifosi e non ultimo il clero, visto che il Victoria Ground era di proprietà della Church of England, la Chiesa anglicana con a capo il sovrano e l’arcivescovo di Canterbury a farne le veci. Il rinato club, chiamato sempre Stoke F.C., fece immediatamente domanda per il rientro in Football League, domanda respinta prevedibilmente visti i precedenti (il postò vacante andò al Tottenham Hotspur): a questo punto, invece che optare per giocare in una sola lega, la squadra venne sdoppiata. Ebbene sì, sdoppiata: il club si trovò a far parte contemporaneamente della Southern League e della Birmingham & District League. Tale situazione di sdoppiamento durò fino al 1915, quando la nuova domanda di ingresso in Football League venne accolta, e lo scoppio del primo conflitto mondiale interruppe le competizioni sportive.

Il Victoria Ground

Alla ripresa delle competizioni (1919) lo Stoke divenne proprietario del proprio impianto, mentre sul campo gli anni ’20 videro la squadra fare la spola tra Second, First e Third Division North. Ma soprattutto, nel 1925 come abbiamo visto nel post d’apertura Stoke-on-Trent ricevette lo status di città, il che portò il club a celebrare l’avvenimento cambiando il proprio nome in Stoke City Football Club, nome che non verrà più modificato. Torniamo al campo, perchè l’inizio degli anni ’30 coincise con il debutto in prima squadra di un giovane, cresciuto ad Hanley, di nome Stanley Matthews: legherà per sempre il suo nome a quello dei Potters, anche se ironia della sorte il suo unico trofeo lo vincerà con il Blackpool (FA Cup). Matthews (15 partite nel 1933, a 17 anni) non era il solo local boy della squadra: accanto a lui vi erano anche Tommy Sale e Freddie Steele, che da manager si toglierà soddisfazioni con il Port Vale. Fattostà che la squadra ottenne la promozione in First Division, Matthews verrà convocato nella Nazionale inglese e le medie spettatori, precedentemente intorno agli 11.000 a partita, si raddoppiarono toccando circa le 23.000 presenze a match, col picco di 51.000 presenze per un match contro l’Arsenal sul finire degli anni ’30. Lo Stoke aveva consolidato la sua posizione nella massima serie, tuttavia la voce che Matthews (ormai diventato un calciatore di fama internazionale) volesse lasciare la sua città per vincere qualche trofeo si facevano insistenti: per rendere l’idea di quanto fosse per i Potters, 3.000 persone si riunirono a Kings Hall per fargli cambiare idea. Cosa che fece, anche se sopraggiunse la guerra a interrompere i sogni suoi e quelli dei tifosi.

Lo Stoke City, nel 1946/47, la prima stagione dopo la guerra, arrivò ad un passo dal primo trofeo della propria storia: ai Potters serviva una vittoria sul campo dello Sheffield United per vincere il titolo di campioni d’Inghilterra. Nel frattempo, Matthews aveva salutato la compagnia direzione Blackpool. A Bramall Lane si presentarono in 10.000 da Stoke-on-Trent per sostenere i ragazzi del manager scozzese McGrory; goal del vantaggio dello Stoke, poi 1-2 dei Blades, e titolo al Liverpool. Un treno che non ripassò mai più in queste dimensioni (una partita dal sogno), e che comunque ripasserà sottoforma di aspirazione al titolo solo dopo anni. Dopo un quindicesimo e un undicesimo posto, nel 1952/53 lo Stoke City tornò mestamente in Second Division, con le dimissioni di McGrory dopo 17 anni passati al Victoria Ground. Dopo un breve intermezzo di Frank Taylor, le redini del club vennero prese da Tony Waddington, il quale piazzò un discreto colpo nel 1961, convincendo il 46enne Stanley Matthews a tornare nel suo club d’origine. Nonostante le primavere, Matthews fu decisivo nella promozione ottenuta dai Potters al termine della stagione 1962/63, della stabilizzazione in First Division e della finale di League Cup del 1964, persa tuttavia contro il Leicester City.

Lo Stoke City vincitore della Coppa di Lega 1972

Stanley Matthews si ritirò nel 1965, dopo aver compiuto i 50 anni d’età e entrando in quel ristretto circolo di persone che possono fregiarsi del titolo di miti. Lo Stoke City, però, perso il suo uomo simbolo non perse lo stato ormai raggiunto di First Division team: nel 1967 Waddington piazzò un colpo sul mercato di primo livello, prelevando dal Leicester quel Gordon Banks fresco vincitore del titolo di campione del Mondo con l’Inghilterra e ritenuto uno dei migliori portieri al Mondo. Banks farà parte, prima di ritirarsi a causa di un brutto incidente in cui perse un occhio, della squadra che nel 1972 vinse il primo e ultimo trofeo importante nella storia del club: la Coppa di Lega, vinta per 2-1 ai danni del Chelsea di Osgood e Sexton. In quegli stessi anni, lo Stoke raggiunse per ben due volte la semifinale di FA Cup, perdendo però in entrambe le occasioni contro l’Arsenal al replay. La vittoria in coppa diede nuova linfa alle ambizioni di Waddington: sull’asse Leicester-Stoke arrivò un altro grande portiere, Peter Shilton, mentre dal Chelsea arrivò Alan Hudson e dallo Sheffield United Geoff Salmons. La squadra, che nel frattempo esordì in Europa (1972/73, UEFA, eliminazione per mano del Kaiserlautern), sfiorò nuovamente il titolo nel 1974/75, sebbene non come una trentina d’anni prima quando la corona sfuggì all’ultima partita: fu comunque un quinto posto finale a quattro punti dal Derby County campione. Quinto posto che lo Stoke aveva raggiunto già nella stagione precedente, permettendo alla squadra una nuova partecipazione in UEFA, ancora una volta eliminata però al primo turno, nell’occasione dagli olandesi dell’Ajax.

Gennaio 1976, una tempesta scoperchiò letteralmente una delle tribune del Victoria Ground. I costi di riparazione del danno portarono alla cessione di numerosi giocatori (tra cui Hudson) per evitare il collasso finanziario, ma sul campo il tutto si tramutò nella retrocessione, che coincise con le dimissioni di Waddington, esattamente come accaduto con McGrory e come in quel caso dopo 17 anni in carica. Due stagioni in Second Division, poi l’arrivo di Alan Durban dal Shrewsbury Town, il quale condusse lo Stoke City nuovamente nella massima serie, in tempo per venire immortalato in Febbre a 90′ nel capitolo “Pagliacci” per via di una sua massima (“se volete divertirvi, andate a vedere i pagliacci”). Durban lasciò a sua volta nel 1981, direzione Sunderland. Richie Barker, Bill Asprey, e si giunse all’Holocaust Season, termine alquanto sinistro con cui i tifosi descrivono la stagione 1984/85, conclusa all’ultimo posto con 17 punti, minimo storico fino al Sunderland versione 2005/06. Ci vorranno vent’anni prima che il club si riprenda la massima serie, anche perchè, nell’immediato, la preoccupazione diventò quella di non precipitare in terza serie, cosa che avvenne puntualmente però al termine della stagione 1989/90. Gli anni nell’allora Third Division produssero la vittoria di un Football League Trophy, che non sarà il massimo ma sempre un trofeo in bacheca è, prima del ritorno in seconda serie (ribattezzata First Division causa nascita della Premier League) nel 1992/93, sotto la guida di Lou Macari, il quale però lasciò direzione Glasgow, sponda cattolica e biancoverde.

La statua dedicata a Sir Stanley Matthews davanti al Britannia Stadium

Il massimo prodotto dalla squadra in questa parentesi in seconda serie fu il quarto posto del 1995/96, con relativa sconfitta in semifinale playoff contro il Leicester City; parentesi che venne chiusa con la retrocessione in Second Division nel 1997/98, la stagione in cui venne inaugurato il Britannia Stadium, impianto da 28.000 posti a sedere che andò a sostituire il vecchio Victoria Ground. Tre apparizioni ai playoff, un’altra vittoria in Football League Trophy, il tutto dopo il passaggio di proprietà al consorzio islandese Stoke Holding, che nominò manager Gudjon Thordarson, la cui nazionalità ci sembra inutile specificare. A differenza di tanti casi in cui un allenatore fortemente imposto dalla proprietà si rivela un fiasco clamoroso, Thordarson entrò nel cuore dei tifosi Stoke, ma per curiosi giochi del destino venne sollevato dall’incarico dopo aver ottenuto l’obbiettivo della promozione e non prima. Alla prima stagione nuovamente in seconda serie (che cambierà ancora nome in the Championship), manager venne così nominato Steve Cotterill, il cui regno durò 4 miseri mesi; il candidato alla successione venne trovato in George Burley, il quale però declinò l’offerta all’utimo istante costringendo il club a virare su un altro nome: Tony Pulis. Pulis, è storia recente, riporterà lo Stoke City nella massima serie al termine della stagione 2007/08, oltre a far riassaporare al club il clima dell’Europa e, per la prima volta, la maglia della finale di FA Cup.

Concludiamo come sempre con la storia dei colori sociali e degli stemmi. La prima divisa utlizzata fu a strisce orrizzontali rosso-blu, seguita da una divisa, dal medesimo disegno, ma di colore azzurro-nero. Dal 1883 al 1891 vennero adottati, per la prima volta, il bianco e rosso a strisce verticali, salvo abbandonarli nel 1891/92 per un completo black&gold, seguito da uno rosso blu – a strisce verticali questa volta, e da una divisa bianca con pantaloncini blu, per poi tornare al rosso-blu nel 1894 e fino al 1897. Dal 1897 al 1908 lo Stoke giocò con la maglia amaranto e i pantaloncini bianchi, salvo, nel 1903/04, adottare la maglia bianca con pantaloncini neri. Quando, come abbiamo visto, il club si “sdoppiò” tra Southern League e Birmingham & District League, per la prima venne riproposto il rosso-blu a strisce verticali, mentre per la seconda si decise di utlizzare il bianco-rosso sempre a strisce verticali che, con la riammissione del club in Football League e la ripresa delle competizioni nel 1919, divenne il colore primario. Per quanto riguarda i simboli, dal 1953 venne utilizzata una riproposizione adattata del coat of arms della città, per poi nel 1977 sostituirla con uno stemma che riprendeva, stile Port Vale, il nodo Staffordshire e il vaso; nel 1992 venne invece utlizzato pari pari il simbolo della città di Stoke-on-Trent (con l’aggiunta della scritta “Stoke City FC” in alto) fino al 2001 quando venne disegnato l’attuale logo sociale. Come nel caso del Vale Park, anche il Britannia Stadium è piuttosto lontano dalla stazione (30 minuti a piedi circa), per cui l’altenativa alla camminata e al taxi sono i bus navetta che vengono organizzati nei giorni delle partite.

Stanley Matthews regala un pallone a uno spettatore durante il match celebrativo del suo addio al calcio

Salutiamo Stoke-on-Trent e ci dirigiamo a sud, direzione Bristol.

Trofei

  • League Cup: 1972
  • Football League Trophy: 1991/1992, 1999/2000

Records

  • Maggior numero di spettatori: 51.130 v Arsenal (First Division, 29 Marzo 1937)
  • Maggior numero di presenze in campionato: Eric Skeels, 507
  • Maggior numero di goal in campionato: Freddie Steele, 140

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