Viaggio nella Stoke-on-Trent del calcio: parte prima, Port Vale

Port Vale Football Club
Anno di fondazione: 1876
Nickname: the Valiants
Stadio: Vale Park, Burslem, Stoke-on-Trent ST6
Capacità: 18.947

Il Port Vale, squadra sconosciuta al grande e molto spesso superficiale pubblico, apre il nostro viaggio a Stoke-on-Trent. Due dubbi riguardano le origini del club: la data esatta di fondazione e il nome. Partiamo dalla prima, che il club fa risalire al 1876 ma che, molto più probabilmente, si attesta tre anni più tardi, quando un gruppo di persone abbandonò il Porthill Victoria Football Club (a quanto pare per la scomodità dovuta all’ubicazione collinare del club) e fondò il Port Vale. Questa almeno è la ricostruzione di Jeff Kent, che non è l’ex seconda base dei San Francisco Giants ma un autore e storico originario di Stoke-on-Trent e con il Vale nel cuore, Vale a cui ha dedicato il libro “The Valiants Years”, lo stesso libro che ci aiuta a far chiarezza sulle origini del nome, o almeno a fornirci un’opzione in più come vedremo a brevissimo. A supporto della tesi del 1879 come anno di nascita del club ci sono le parole del proprietario Robert Audley, che nel 1907 parlava del Port Vale come di un’organizzazione con una storia di 28 anni. Il club tuttavia ha sempre utilizzato il 1876 come data ufficiale di fondazione, e il dibattito rimane tuttora aperto. Altro dibattito riguarda invece il nome. Secondo Kent, Port Vale era il nome di una banchina lungo un canale (i canali erano le autostrade della rivoluzione industriale, e nello specifico erano al servizio dell’industria ceramica di Stoke), secondo altri il nome deriverebbe dal Port Vale House, costruzione situata in Limekiln Road e in cui durante una riunione si sarebbero gettate le basi del club. Sia quel che sia, Port Vale era un nome diffuso nell’area (alcuni documenti sembrano dar ragione a Kent).

Notare la tribuna non ancora completata

Fondatore E.Hood, il quale nel 1879 giocava ancora nel Porthill Victoria, altro indizio a riprova della tesi di Kent, il club giocò la sua prima stagione proprio in Limekiln Road (Longport), per poi trasferirsi nel 1880 a Westport Meadows. Il Port Vale scalò rapidamente le gerarchie locali fino a diventare il club più importante della zona; venne fondata una squadra riserve e, il 6 Settembre 1882, aderì alla Staffordshire Football Association. Nel 1884 avvenne il trasferimento a Burslem, sede ancora oggi del club, con relativo cambio di nome in Burslem Port Vale; prima Moorland Road, poi l’Athletic Ground furono gli impianti utlizzati dai Valiants, i quali, nel primo match disputato in quel di Burslem, umiliarono l’Everton 6-0. Insieme allo Stoke City, il Port Vale emerse proprio in quegli anni come potenza calcistica locale, il che però non bastò per rientrare tra i 12 membri fondatori della Football League (lo Stoke City invece ne fece parte), costringendo a optare per la Second Combination, lega che rimase in vita un solo anno, e in seguito a fondare la Midland Football League (1890), di cui fecero parte per due stagioni. Nel 1892 infatti il Port Vale fu tra i membri fondatori della nuova Second Division della Football League. Una storia poco felice: tre stagioni sempre all’estremo sbagliato della classifica (e uno 0-10 contro lo Sheffield United, tuttoggi record) portarono il club a vedersi respinta la ri-elezione nel 1895. Si tornava in Midland Football League.

Quando nel 1898 la Football League si espanse, il Port Vale venne tuttavia riaccolto: l’elezione fu dovuta in larga misura al successo ottenuto in FA Cup contro lo Sheffield United, vincitore del campionato in quell’anno. Ma fu nuovamente un cammino difficile e destinato a finire: il club non riusciva a rientrare nei costi di gestione, ogni anno si vedeva costretto a cedere i pezzi pregiati (ci verrebbe da dire top-player, così, solo per il gusto di prendere per i fondelli coloro che abusano di questo termine) e a tagliare qualsiasi spesa ritenuta inutile. La situazione, com è ovvio che sia, arrivò al punto di non ritorno: 1907, il club, ancora noto come Burslem Port Vale, rinunciò al suo status di league-club, in pratica rassegnò le dimissioni dalla Football League. Invani furono i tentativi dei sostenitori di salvare la squadra, che si avviava verso la sparizione, cosa che in effetti avvenne ufficialmente nel 1909 anche se era ormai ufficiosa da due anni. A questo punto però avvenne un colpo di scena che riportò il Port Vale in vita. Il Cobridge Church venne ammesso alla North Staffordshire Federation League (1907), campionato piccolissimo, il che potrebbe far esclamare a qualcuno un “chissenefrega” se non fosse che i due segretari del club, Millward e Brundrett, forse in preda ai postumi di una sbronza o forse due autentici visionari avevano piani ambiziosissimi. Chiesero e ottennero dalla F.A. il permesso di ribattezzare la squadra Port Vale e di trasferire armi e bagagli all’Athletic Ground. Il Vale si trovò così a giocare contro squadre semisconosciute, ma cosa importante, tornò alla luce.

Il Port Vale vincitore del Football League Trophy (1993)

Ottenne la partecipazione alla North Staffordshire & District League, un piccolo passo in avanti, competizione che vinse nel 1909/10 ottenendo la partecipazione alla Central League. Tornarono a vestire la maglia del Vale (del cui colore parleremo alla fine) ex giocatori, come la star Adrian Copes, Bert Eardley e Harry Croxton. Nel 1912, causa nuovi problemi finanziari, il club abbandonò Burslem per l’Old Recreation Ground di Hanley, dove registrò medie spettatori superiori ai 10.000; l’avvicinamento allo Stoke City non fu solo geografico: nel 1914 il Port Vale rinunciò alla candidatura per la rielezione in Football League per non ostacolare proprio il City, un favore di cui a distanza di anni i Potters non si sono ancora sdebitati. La guerra interruppe la fin qui non brillante, ma sicuramente travagliata, storia del club. Alla ripresa delle competizioni, nel 1919, il Port Vale si vide respinto l’ingresso in Football League, salvo a sorpresa entrarne a farne parte nell’Ottobre di quell’anno quando per irregolarità finanziarie il Leeds City ne venne estromesso: il Vale ereditò posto e calendario della squadra dello Yorkshire. Fu in questi anni che nacque il nickname “Valiants” e che la maglia fu cambiata in bianco con pantaloncini neri (soluzione che durerà poco e che ricomparirà solo nel pre-Seconda Guerra Mondiale come vedremo); quel che non cambiò fu il continuo pessimo stato finanziario, che nel 1926 fece paventare l’ipotesi di una fusione con lo Stoke City (ricordiamo che nel frattempo, 1925, Stoke era diventata una città). Nello specifico, la dirigenza Vale pensò che, data la poco felice storia passata, una fusione sarebbe stata la soluzione ai problemi finanziari; i tifosi ovviamente si opposero, mentre sul campo lo Stoke City retrocedette in Third Division, mentre il Port Vale restò in Second Division. Nonostante la retrocessione i tifosi dei Potters dissero “no” a loro volta, la fusione saltò definitivamente e i dirigenti del Vale favorevoli alla soluzione rassegnarono le dimissioni.

Gli anni ’20 si chiusero con la retrocessione in Third Division North, a cui fece seguito però una brillante campagna che culminò con la vittoria del campionato e il ritorno in Second Division, dove i Valiants chiusero al quinto posto (1930/31), il massimo di sempre. La nuova retrocessione del 1935/36 fu la punta dell’iceberg delle turbolenze che animavano il club: le ormai tradizionali difficoltà finanziarie (e ricordiamo che oggi il club è in amministrazione controllata, tanto per non smentirsi) si accompagnavano, anzi forse ne erano proprio il motivo, alle ipotesi di un cambio di nome, tra cui un “bellissimo” Stoke North End che fu bocciato senza pietà (deo gratia) dalla tifoseria. Gli anni ’30 finirono così, con l’invasione nazista della Polonia e il Port Vale nei bassifondi della Third Division (South, nel frattempo erano stati trasferiti). Il periodo bellico fu però quello dove il club gettò le basi per un nuovo rilancio. Stoke venne considerata città sicura (per quanto il termine sicuro possa essere associato a una guerra) e il calcio proseguì a livello locale, con la piccola disavventura che il club si ritrovò…senza casa. L’Old Recreation Ground era infatti stato ceduto nel frattempo al comune per risanare i debiti, e il comune stesso si rifiutò di cederlo in affitto ai Valiants; una situazione che si sbloccò col tempo e che portò a un contratto d’affitto fino al 1950. Perchè 1950? Perchè nel frattempo, e questa fu la base del rilancio, il club aveva acquistato una porzione di terreno a Burslem, terreno su cui sarebbe sorto il nuovo impianto, pronto proprio per la stagione 1950.

A questo punto apriamo una parentesi dedicata a quello stadio, che ovviamente era ed è il Vale Park. Forse non tutti sanno che il Vale Park, nelle previsioni dei membri del club, avrebbe dovuto essere “The Wembley of the North“: 80.000 posti e un progetto che sembra ridicolo (e soprattutto inutile) a noi 60 anni dopo, figuriamoci allora, quando erano già consci di cosa fosse il Port Vale. Qui rientrerebbero in gioco i postumi della sbronza citati prima e le ambizioni un filino troppo esagerate. Ovviamente il piano fallì, e il Vale Park aprì con una capacità di 40.000 spettatori (360 a sedere, ma erano gli anni dei posti in piedi e delle folle oceaniche, seduti ci stavano solo i signorotti), numeri peraltro raggiunti dal club, che oggi registra medie di 5.000 spettatori a partita. Ma soprattutto, il Vale Park è il Port Vale, ne è la casa perfetta. I problemi del terreno (argilla sotto il manto erboso invece che sabbia lo rendono particolarmente vulnerabile), i progetti ambiziosi finiti in miseria, i problemi finanziari che ancora oggi fan sì che una tribuna sia finita solo a metà! (la Lorne Street Stand), e al tempo stesso la graziosa bellezza sono ciò che meglio può rappresentare il Port Vale, squadra simpatica e affascinante ma terribilmente problematica. Chiudiamo la parentesi e torniamo alla storia del club.

Il 1953/54 fu un’annata gloriosa. La promozione in Second Division grazie alla “cortina di ferro” (organizzata dal manager Freddie Steele, che suona quasi come acciaio, i casi della vita), una difesa impenetrabile che già nella stagione precedente aveva portato il Vale a sfiorare la promozione e che in quella menzionata concesse 21 goal in 46 partite, un record della Football League che rimane tuttora ineguagliato, di cui solo 5 al Vale Park, e la semifinale di FA Cup persa al Villa Park contro il West Bromwich, con peraltro un goal annullato in modo se non altro dubbio, furono i due picchi di quella irripetibile annata. Irripetibile alla lunga, ma anche nel breve periodo, perchè arrivarono due retrocessioni: nel 1956/57 in Third Division, nel 1957/58 nella neonata Fourth Division, di cui il Port Vale fu però il primo campione nel 1958/59. Il saliscendi tra Fourth e Third Division fu il tratto distintivo degli anni ’60 e ’70. Gli anni ’60 sono interessanti però perchè videro giungere al club nelle vesti dapprima di general manager e in seguito anche di allenatore Stanley Matthews, una leggenda dello Stoke City ma più in generale il Calciatore con la C maiuscola in Inghilterra. Proprio nella sua stagione da allenatore, Matthews dovette affrontare l’inchiesta della FA su pagamenti irregolari effettuati dal club verso giovani calciatori, che in teoria erano amatori ma in realtà ricevevano stipendi e premi da professionisti: la commissione designata decise per l’espulsione del Port Vale dalla Football League, e solo il buon nome di Matthews, che ci mise letteralmente la faccia, riuscì a salvare il club (39 club votarono contro l’espulsione, 9 a favore). Il leggendario Stanley si defilò, rimanendo però al Vale Park in qualità di allenatore delle giovanili.

La squadra 1953/54, tra cui la leggenda Roy Spronson (foto Spronsonfund.com)

Nel frattempo, è inutile che ve lo diciamo, problemi finanziari aleggiavano sul club. La bizzarra idea di installare un tracciato da corsa al Vale Park fu respinta nuovamente dai tifosi, a questo punto senza ombra di dubbio la componente più saggia del mondo Valiants, a parte i primi episodi di hooliganesimo che comparvero anche a Burslem (mattoni tirati contro la squadra del Chester City, per esempio). Sul campo saltiamo, ci perdonerete, direttamente alla stagione 1983/84, che culminò con la retrocessione in Fourth ma che vide prendere le redini della squadra a John Rudge, il manager per eccellenza dalle parti del Vale Park. In poche stagioni riportò il Port Vale in Second Division dopo una più che ventennale assenza, e nel 1989/90, con la retrocessione dello Stoke City, i Valiants per la seconda volta nella storia furono a tutti gli effetti la prima squadra di Stoke-on-Trent. L’inizio degli anni ’90 coincise con la retrocessione in Third Division, in cui però il Vale rimase per solo due stagioni per far ritorno in Second Division, che diventerà First con la creazione della Premier League. Il Port Vale si stabilizzò in seconda serie, con alcune magnifiche prestazioni in coppa (ricevettero il premio FA Giantkillers per la stagione 1995/96 di FA Cup) e con l’ottavo posto in campionato nel 1996/97, la seconda migliore prestazione di sempre dopo il quinto posto del 1931. Rudge fu tuttavia licenziato nel 1999.

Il 2000/01 vide il Port Vale mettere in bacheca per la seconda volta il Football League Trophy (la prima volta, nel 1993, con Rudge alla guida, 2-1 allo Stockport County), competizione riservata ai club di terza e quarta serie, in cui il Vale era tornato nel 1999/2000 (Brian Horton aveva nel frattempo rimpiazzato Rudge), con una vittoria nuovamente per 2-1 contro il Brentford a Wembley. Qualche anno di terza serie e poi, nel 2007/08, la retrocessione, dopo anni, al quarto livello della piramide, dove i Valiants si trovano tuttora. Come detto il club è attualmente in amministrazione controllata, dopo che nel 2003 un gruppo di tifosi riuniti nel consorzio Valiant 2001 aveva preso il controllo della squadra. La pericolante situazione finanziaria è il tratto distintivo del Port Vale come abbiamo visto, ma è forse auspicabile che rimanga un ricordo del passato. Passato (recente) nel quale anche Robbie Williams ha contribuito finanziariamente (“Although I can’t be at the Vale often, my investment is just to say that my heart is still there and I’m a huge supporter. I’m really excited about what we may be able to do with the club in the future”), anche se recentemente si è rifiutato di reinvestire nel club nonostante gli accorati appelli dei tifosi. Il legame della star al Port Vale è comunque fuori discussione: in cambio dell’uso di una sua canzone per FIFA2000, ad esempio, Robbie chiese e ottenne l’inserimento nel gioco del Port Vale.

1988, FA Cup: Port Vale 2-1 Tottenham Hotspur. Partita leggendaria per i Valiants

Rimane in sospeso una sola questione: i colori sociali. Brevemente. 1892-1896: rosso con pantaloni neri. 1896/97: black & gold; 1898-1902: a strisce bianco-rosse stile Stoke City, con pantaloncini blu; dal 1901 al 1920 invece claret & blue, sebbene con motivi diversi, dalle strisce verticali alle “V” stile Bordeaux. Poi dal 1920 al 1923 la maglia bianca associata ai pantaloncini neri, dal 1923 al 1936 maglia rossa e pantaloni bianchi, poi il ritorno del bianco nero fino al 1958, quando si aprì una parentesi (fino al 1963) con nuovamente il black & gold come colore primario. Dal 1963 ad oggi, infine, il bianco-nero è tornato a farla da padrone, con alcuni inserimenti in oro che ricordano i vecchi colori. Lo stemma, invece. L’attuale è uno scudo con i due quarti blu, colore di Josiah Wedgewood, famoso ceramista di Burslem, vuoti, e i due quarti bianchi con il nodo Staffordshire e il vaso simbolo dell’industria cittadina; una fascia riporta la scritta Port Vale e il 1876. In precedenza vennero utilizzati altri stemmi: il simbolo di Burslem, sostituito poi dal nodo Staffordshire, in seguito rimpiazzato da una rielaborazione del simbolo di Burslem integrato da altri elementi cittadini. Fu poi la volta del cavaliere e di uno scudo, da cui l’attuale stemma ha avuto origine.

Il programma della semifinale di FA Cup contro il WBA

Raggiungerei il Vale Park non è comodissimo. La soluzione migliore è il taxi dalla stazione di Stoke-on-Trent, visto che le linee autobus non servono benissimo la tratta. L’esperienza è comunque consigliata, se non altro per conoscere uno dei club meno conosciuti tra quelli che han sede in una città con un altro club, visto che lo Stoke City, soprattutto attualmente, catalizza tutte le attenzioni. Stoke City che andremo a trovare nella prossima puntata.

Trofei

  • Football League Trophy: 1992/1993, 2000/2001

Record

  • Maggior numero spettatori: 46.768 v Aston Villa (FA Cup, 20 Febbraio 1960)
  • Maggior numero di presenze in campionato: Roy Spronson, 761
  • Maggior numero di goal segnati in campionato: Wilf Kirkham, 154

 

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