Jordan Rhodes, la rivelazione dell’anno

Siamo stati dubbiosi a lungo: lo dedichiamo o no un post a Jordan Rhodes? Non perchè sia un argomento di scarso interesse o perchè ci faccia ribrezzo l’Huddersfield, squadra d’appartenenza del giocatore, che anzi è bello vedere di nuovo almeno nella Championship, ma perchè sarebbe un precedente, e dovremmo ogni volta che un giocatore fa una stagione strabiliante parlarne. Però allo stesso tempo ci siamo risposti che una stagione da 40 goals complessivi meritasse almeno qualche riga, prima che, chissà, tutti ne riparlino un giorno, quando Rhodes segnerà al Manchester United (glielo auguriamo, per inciso). Per cui sì, glielo dedichiamo.

Rhodes con il premio di Player of the Year

Jordan Luke Rhodes nasce a Oldham, vicino a Manchester, il 5 Febbraio 1990. Il padre, Andrew “Andy” Rhodes, portiere, giocava infatti per i Latics in quel periodo, in uno dei momenti migliori nella storia della squadra, tant’è che prese parte lui stesso alla finale di Coppa di Lega del 1990, persa dall’Oldham 0-1 contro il Nottingham Forest. Nello stesso anno però Andy si trasferì, famiglia al seguito, in Scozia, a giocare nel Dunfermline, esperienza a cui fece seguito il St Johnstone (dal 1992 al 1995) e l’Airdrieonians, con due parentesi inglesi in prestito, prima al Bolton e poi allo Scarborough (dove chiuse la carriera). Inglese di nascita, Jordan è cresciuto però in Scozia, dove iniziò anche a giocare a calcio, seguendo le orme del padre come portiere al Carneyhill, piccola società dell’omonima cittadina vicino a Dunfermline. Ma, come il passato del padre, anche il futuro di Jordan sarà in Inghilterra.

Approda nelle giovanili del Barnsley nel 2005 ma, quando il padre viene assunto dall’Ipswich Town come allenatore dei portieri lo stesso anno, il figlio lo segue nell’East Anglia, acquistato dai Tractor Boys per 5.000 sterline. Nel frattempo gli viene consigliato di provare a giocare in attacco (nonostante il padre, come dichiarato di recente, l’avrebbe voluto vedere in porta), decisione a posteriori saggia; così quando inizia a giocare per la squadra under-16, inizia nello stesso momento a segnare a raffica, tant’è che nella sua prima stagione passa dall’under-16 alla squadra riserve, segnando nel mentre più di quaranta goals e attirando l’attenzione della Nazionale inglese under-17, alla quale dovette però rinunciare a causa di un infortunio. E furono proprio gli infortuni a segnare la seconda stagione nell’Ipswich, stagione che non lo vide mai in campo come invece era immaginabile per un talento di quel calibro. Il debutto tra i grandi era dunque rimandato.

Viene, a inizio della stagione 2007/2008 (10 Ottobre), prestato un mese all’Oxford United, in quel momento in Conference. Con gli U’s gioca 4 partite di campionato, non andando mai a segno; segna invece una doppietta in FA Cup, partita vinta dall’Oxford 2-1 contro il Merthyr Tydfil. Prima del termine naturale del prestito l’Ipswich richiama Rhodes alla base, in quanto necessitava di lui per una partita di FA Youth Cup (competizione molto importante, la più importante a livello giovanile), causando così la reazione dell’Oxford, che evidentemente credeva molto nel giocatore e avrebbe volentieri prolungato il prestito. “It’s a shame but Ipswich have asked for him back so all we can do is thank him for his efforts here“, dichiarò il manager degli U’s, Jim Smith, il quale aggiunse “Jordan is a player with a bright future ahead of him“. Profetico.

Viene aggregato alla prima squadra, collezionando un totale di 8 presenze e segnando il suo primo goal in campionato, il 9 Aprile 2008 contro il Cardiff City. Ma evidentemente non bastava quel goal per convincere lo staff dell’Ipswich, che a Settembre del 2008 lo manda nuovamente in prestito, questa volta in League Two al Rochdale, sempre per un mese. Con il Dale gioca 5 partite e segna 2 goal; torna all’Ipswich, dove però non c’è ancora spazio per lui. Così la squadra lo rimanda in prestito in League Two, questa volta al Brentford, un’esperienza che doveva essere originariamente mensile ma che viene estesa quasi subito al termine della stagione. E finalmente Rhodes ha l’opportunità di giocare con continuità: i Bees sono la squadra più forte del campionato (che vinceranno) e Jordan contribuisce alla promozione con 7 goals in 14 partite, tra cui una tripletta contro lo Shrewsbury che lo fa diventare il più giovane autore di un hat-trick nella storia del club. Un infortunio al dito del piede lo costringe al rientro anticipato all’Ipswich e chiude la sua stagione.

Due indizi fanno una prova si dice; noi lo modifichiamo con tre stagioni fanno una prova, la prova che all’Ipswich poco credevano nel ragazzo, forse per i tanti infortuni, o forse per ragioni squisitamente tecniche (la storia è piena di talenti bocciati in prima istanza da qualche club poi pentitosi). Fattostà che, quando il manager dell’Huddersfield Lee Clark bussa alla porta dell’Ipswich, questi rispondono ok: Rhodes diventa così un Terrier. Clark ci aveva visto giusto: 23 goal totali la prima stagione, 22 la seconda, 40 nell’ultima, magnifica annata culminata nella promozione del club dello Yorkshire, giocando rispettivamente 45, 37, 40 partite in campionato, segno che gli infortuni lo hanno lasciato tranquillo. Ovviamente è proprio quest’ultima stagione ad aver portato Rhodes all’attenzione di tutti, da addetti ai lavori ad appassionati: 36 goals in campionato, di cui 5 in una partita (contro il Wycombe) e 4 in un’altra (Sheffield Wednesday), 6 triplette finali, il titolo di Giocatore dell’Anno della League One e la convocazione in Nazionale.

Proprio la Nazionale è argomento interessante, visto che, già a livello under-21, Rhodes ha optato per giocare nella Scozia (seguendo il percorso di un mito come Denis Law, giocatore dell’Huddersfield e della Scozia), per la quale è convocabile grazie agli almeno 5 anni di scuola fatti nel Paese di Braveheart e delle cornamuse. 8 presenze e 8 goals totali con l’Under sono stati il preludio, insieme alla strepitosa forma mostrata all’Huddersfield, alla convocazione in Nazionale maggiore, con la quale ha debuttato l’11 Novembre 2011 contro Cipro, subentrando nei minuti finali. Se a prima vista può sembrare una scelta di comodo (reputando magari irraggiungibile la Nazionale inglese), Rhodes ha invece detto di sentirsi pienamente scozzese, nonostante sia per origini famigliari e di nascita inglese a tutti gli effetti. “It was never in doubt I would be sticking with Scotland. I’m Scottish through and through. I had all the jerseys as a kid and grew up watching Scotland“.

Ora le voci di mercato, come inevitabile che sia, si susseguono. Già a Gennaio alcune società, West Ham su tutte, hanno mostrato interesse per il 22enne di Oldham; l’Huddersfield, ovviamente, ha rifiutato qualsiasi avances, impegnato com’era nella corsa promozione. Quest’estate sarà sicuramente più calda, e due squadre, Celtic (squadra del cuore di Rhodes) e Fulham hanno mostrato interesse. Sarà difficile per l’Huddersfield trattenere Rhodes, nonostante il diretto interessato non sembri molto interessato alle voci di mercato. “You guys can make up the stories or whatever they might be, rumours or whatever. They don’t tend to affect my mindset” ha dichiarato al Daily Mail poco prima della finale di playoff contro lo Sheffield United. Sicuramente la sua attenzione, prima che al mercato, è rivolta alle Olimpiadi: Rhodes è stato infatti incluso nella pre-selezione del Team GB, e ai primi di Luglio sapremo se farà parte della squadra olimpica britannica.

Ma che giocatore è Jordan Rhodes? Attaccante di buona stazza (1.88 m, o se preferite 6 piedi e 2 pollici), trae la sua forza da un mix di caratteristiche. Usiamo parole trovate in rete: “He is not a fox-in-the-box, he is not a big target man and he is not a speed merchant who can dribble past the whole team. He is a very decent mixture of all those attributes“. Ma soprattutto, e questo è il tratto distintivo di un attaccante, possiede l’innato e non-insegnabile fiuto per il goal, il feeling con il pallone, il capire sempre dove questo vada a finire, oltre a una capacità di finalizzare notevole, unita alla freddezza. La capacità di far salire la squadra è invece il suo punto debole, visto che, spalle alla porta, perde del tutto la sua efficacia, per cui ben si integrerebbe con attaccanti più “fisici” e magari meno goleador. Come lo ha definito Mark Wotte, attuale dirigente della FA scozzese, “he is the best goalscorer in the UK“. E vedremo se lo confermerà.

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