104 anni di storia. Cancellati in un istante

Ieri….

Ieri è apparso sul sito ufficiale del Cardiff City questo comunicato. Citiamo le parole di Alan Whiteley, Chief Executive del club: “(…) The changes to the home kit and badge introduced as a consequence of the investment package are designed to help the club to develop its brand and to allow it to expand its appeal to as wide an audience as possible, with a view to delivering local success via an international and diverse market.” In breve: investitori asiatici hanno garantito l’impegno nel club, che in cambio, per ragioni di marketing come si legge nelle parole di Whiteley, ha semplicemente venduto…l’anima, cambiando colori sociali e stemma. Siamo radicali ed estremisti in queste cose, se è un limite o un pregio sta agli altri dirlo ma per noi la storia di una società è sacra. Ci dà fastidio persino vedere lo stemma di un colore diverso sulle seconde maglie (e avviene sempre più spesso), figuratevi vedere questo scempio, perchè altre parole non ci vengono proprio in mente. Non solo è stata violentata la storia di un club (curioso, soprannominato Bluebirds e che da oggi gioca in rosso), ma il tutto è il prodotto sostanzialmente di un patto con gli investitori, ovvero è la vittoria del denaro sulla tradizioni. Siamo retrò? Forse. Forse bisognerebbe accettare il tutto di buon grado. Forse bisognerebbe accettare l’Arsenal in nero-verde, il Tottenham in giallo-rosso e il Manchester United in granata e blu, in nome del cambiamento, del progresso, progresso rispetto a cosa non si sa poi. O forse, più onestamente, in nome dei risultati, strettamente connessi alle finanze a disposizione. Per quest’ultimo motivo non ci stupiremmo nemmeno troppo se alcuni tifosi del Cardiff City siano d’accordo con ciò, come peraltro detto dallo stesso Whiteley, perchè sì, nel calcio di oggi si può vendere l’anima della propria squadra in cambio di una promozione in Premier League. L’obiezione è: ma proprio voi che nelle storie dei club di Londra ci parlate di cambiamenti di colori ora venite a farci la predica? Vero. Vorremmo far notare che i cambi di colori avvenivano dopo pochi anni, salvo rarissime eccezioni (il Crystal Palace, per esempio, in parte l’Orient), e comunque fatti per ragioni concrete, per esempio maggior identificazione con i tifosi, maggior distinzione nel panorama calcistico inglese (il Crystal Palace che abbandona l’abusato claret & blue), persino per scaramanzia, ma mai sotto la dittatura di investitori stranieri. Il Cardiff giocava con la maglia blu dal 1908.

…e oggi

Ma poi un tifoso alla lunga in cosa si identifica se gli si tolgono gli elementi basilari? Nei risultati? E quando le cose vanno male? Nel nome, per fortuna, l’unica cosa che resta visto che perfino gli stadi hanno il problema della concessione dei diritti sul nome agli sponsor. Facciamo un esempio stupido, ma un bambino che fino a ieri si avvolgeva al Sabato nella sua sciarpa bianco-blu del Cardiff e domani dovrà farlo in una bianco-rossa, o un anziano tifoso che ne ha passate di tutti i colori, che ha versato lacrime per quella maglia blu domani con che spirito lo farà per una maglia rossa? Magari lo faranno lo stesso, il bambino e l’anziano, perchè sradicare una passione è dura, ha radici profondissime, e qualcuno dirà “se son contenti loro” (perchè è sempre facile parlare degli altri, quando non succede a te); che poi vogliamo proprio sapere quanto siano contenti nella realtà dei fatti. Ma il calcio sta scivolando in basso, e il Cardiff City ieri ha toccato l’ennesimo fondo nel panorama footballistico internazionale, perchè crea un precedente, perchè quella che è l’eccezione rischia di diventare un giorno la norma. Se ci tolgono l’identità, ci tolgono tutto; diventerà un semplice prodotto consumistico il calcio, privo di ogni sfumatura di vero tifo, di passione: compreremo da bravi la nostra partita su SKY o Mediaset Premium, e saremo lì, a “tifare” (tra virgolette) per squadre che cambiano colori ogni anno, che ci propongono la loro bella maglietta ogni stagione che è un insulto alla tradizione e che arriveranno a cambiare nome per ragioni di sponsor e vil denaro. Il Red Bull Salisburgo esiste già, occhio.

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