Viaggio nella Londra del calcio: Crystal Palace

Crystal Palace Football Club
Anno di fondazione: 1905
Nickname: the Eagles
Stadio: Selhurst Park, London SE25
Capacità: 26.309

Proprio in questo istante chi vi scrive ha sotto gli occhi una riga di un libro di storia dell’Ottocento che recita “l’esposizione universale di Londra del 1851, tenutasi al famoso Crystal Palace”; come glielo spiego alla professoressa, se mai me lo chiedesse, che per me è più logico e sensato collegare il Crystal Palace a Attilio Lombardo, Selhurst Park e le maglie rossoblu piuttosto che alle invenzioni tecnologiche esposte e a Joseph Paxton? Eppure il nesso, come è logico, c’è: il Crystal Palace è infatti nient’altro che l’amore per il football tramutato in realtà da un manipolo di lavoratori del palazzo di cristallo, ricostruito, dopo l’esposizione del 1851, in una zona del sud di Londra tra gli attuali boroughs di Southwark e Lewisham. Per tutti coloro che atterrano a Gatwick e che si spostano verso Londra in treno (Gatwick Express o la più economica Southern Railway, qualche fermata in più ma biglietto decisamente più conveniente), Selhurst Park appare sulla destra (direzione Londra) o sinistra (direzione aeroporto), ed è ben riconoscibile la Holmesdale Road che si staglia sul quartiere di South Norwood, borough di Croydon. Impressione sempre di chi vi scrive, non sembra nemmeno di essere a Londra, ed in effetti il Crystal Palace è squadra molto periferica rispetto ad altre; per arrivare a Selhurst Park l’ideale è arrivare da Londra con il treno e scendere a Selhurst o Thornton Heath, oppure scendere a Norwood Junction che è stazione del Tube della East London Line. Siamo in Zona 4 per chi ha famigliarità con i trasporti londinesi, dunque ben lontani dal centro.

Il Crystal Palace di cui parliamo oggi e che milita attualmente in Championship non ha nulla a che vedere con l’omonima squadra fondata del 1861 e dissoltasi nel 1876, squadra fondata dai giardinieri del Crystal Palace, inteso come palazzo ovviamente. Il “nostro” è stato fondato sempre da lavoratori del palazzo ma nel 1905, per la precisione il 10 Settembre; come campo di gioco si scelse, naturalmente, il Crystal Palace (impianto sportivo vicino al palazzo), così tanto per non creare confusione in chi scriveva, scrive e scriverà (squadra, stadio, palazzo, tutti con lo stesso nome), sede tra l’altro delle finale di FA Cup dal 1895 al 1914. I colori sociali furono invece ispirati a quelli dell’Aston Villa (claret & blue, tant’è che chi ha letto “Febbre a 90” sa che Hornby scrive, a proposito del tifoso del Palace che vede morto, che era avvolto nella sciarpa “purple & blue” e non red & blue), la maglia idem, un modo per rendere omaggio a Edmund Goodman, ex impiegato dei Villans che si occupò dell’aspetto organizzativo del nuovo club, oltre ad allenarlo dal 1907 al 1925. Il Palace fece richiesta di entrare in Football League al pari di altre due squadre londinesi, Chelsea e Clapton Orient, ma la richiesta gli venne negata costringendo il club a ripiegare sulla Southern League, dove venne accettato e collocato in Second Division. La prima partita, giocata al Crystal Palace, terminò 4-3 per il Southampton riserve (era il 2 Settembre, tuttavia la squadra riuscì in seguito a inanellare una serie di vittorie (e soprattutto, zero sconfitte) che risultarono nel titolo di campioni, garantendo l’accesso alla First Division della Southern League.

Ne seguirono diverse stagioni in prima divisione, con piazzamento migliore il secondo posto ottenuto nel 1914. Da lì a poco sarebbe scoppiata in Europa la Prima Guerra Mondiale, e lo scoppio della guerra portò, tra le altre cose, l’abbandono forzato dell’impianto adiacente al Crystal Palace che venne destinato a usi militari; il club dovette pertanto spostarsi in una nuova casa, che venne trovata all’Herne Hill, un impianto dedicato alla corsa, dopo aver rifiutato l’offerta di dividere il campo fatto dal Millwall Athletic e dal Croydon Common. Dopo la sospensione dei campionati nel periodo 1915-1918 il Crystal Palace subentrò proprio al Croydon Common nello stadio in cui questi giocavano, chiamato “The Nest” (il nido) e situato nella zona di Selhurst. Successe infatti che il Croydon venne dissolto (1917) e il Palace ne approfittò per prendere in affitto il terreno di The Nest dalla compagnia ferroviaria che lo possedeva, la London, Brighton and South Coast Railway Company. Nel frattempo (1920) la Football League accolse tutte le squadre di Southern League con la formazione della Division Three. Il Crystal Palace, soprannome del tempo the Glaziers (i vetrai), ne entrò quindi a far parte.

Nuovamente, fu successo al primo tentativo: il Crystal Palace vinse la Division Three e venne così promosso in Division Two. Momento importante di questi anni la costruzione, decisa nel 1922 e portata a termine nel 1924, dello stadio che verrà chiamato Selhurst Park. Il terreno su cui sorge lo stadio venne acquistato nel 1922 dalla Brighton Railway Company (come detto in apertura, ancora oggi lo stadio è vicino a linee ferroviarie) per la cifra di 2.570 sterline; il progetto venne affidato a Archibald Leitch, l’architetto di stadi più famoso di sempre, e la costruzione venne portata a termine in tempo per la stagione 1924/25, sebbene al momento dell’inaugurazione (30 Agosto 1924) risultasse ancora incompleto il settore corrispondente all’attuale Main Stand. Il nuovo stadio non portò fortuna alla squadra, che sul campo, dopo quattro anni di Division Two retrocesse in Division Three al termine della stagione 1925. Si aprì così un lungo periodo nelle serie minori, nonostante i goal di Peter Simpson, il marcatore record nella storia del Palace che nella stagione 1930/31 infilò la palla in rete 46 volte in 42 partite, record per il club. Ma come detto non bastò, e allo scoppio della nuova Guerra Mondiale il Crystal Palace era ancora invischiato in Division Three South.

Peter Simpson

Il dopoguerra iniziò dunque con il Palace ancora in Division Three South, una situazione destinata a durare ancora per anni. Nel frattempo, nel 1948, fece l’esordio nel club il belga Marcel Gaillard, che non dice niente a prima vista e forse nemmeno a seconda ma che è stato il primo giocatore a vestire la casacca claret & blue (perchè, ricordiamolo, il Crystal Palace adottava ancora i colori simil Aston Villa al tempo, anche se la maglia era prevalentemente bianca e solo i particolari colorati) a provenire al di fuori delle isole britanniche. Una nota di colore che ci aiuta a superare stagioni grigie. Si giunge al 1958 senza grandi emozioni, anno in cui la Football League si rifà il trucco, e la Division Three South diventa Division Four, e ovviamente il Crystal Palace finisce così al quarto livello del calcio inglese. Una bella sfortuna. Fortunatamente, nello stesso anno la presidenza viene assunta da Arthur Wait, presidente sotto il quale il club raggiungerà i livelli più alti fino ad allora toccati. Al termine della stagione 1960/1961 arrivò la prima promozione, quella in Division Three; all’inizio della stagione successiva il Palace ha l’onore di vedere un suo giocatore, Johnny Byrne, convocato in Nazionale, una delle rare volte in cui un giocatore arriva a indossare la casacca dei tre leoni giocando al terzo livello delle gerarchie calcistiche inglesi; sarà da lì a poco ceduto al West Ham. Un’altra tappa importante di quella stagione (1961/62) fu l’amichevole disputata a Selhurst Park contro il Real Madrid, celebrata in occasione dell’inaugurazione del nuovo impianto di illuminazione dello stadio.

Nuova promozione, stavolta in Division Two, nella stagione 1963/64, la stessa che vide per la prima volta adottata dai tifosi la canzone Glad All Over, dei Dave Clark Five (Dave Clark era tifoso del Palace, tra l’altro), canzone che è tuttora l’inno degli Eagles oltre ad esserlo diventata negli anni anche di altre squadre inglesi. Tra l’altro sul finale di stagione venne adottata anche per le gara casalinghe una divisa gialla, originariamente casacca da trasferta, in quanto si ritenesse portasse fortuna, il che dimostra come ogni tanto anche gli anglosassoni si lascino trasportare dalla scaramanzia. Nel 1968/69, finalmente, arrivò la promozione in First Division, il massimo livello del calcio inglese: il manager Bert Head condusse i suoi al secondo posto finale dietro al Derby County. Head rimarrà al Palace fino al 1973, mantenendolo sempre al massimo livello (1969/70, 1970/71, 1971/72, 1972/73), salvo essere sostituito (e contestualmente promosso a general manager) da Malcolm Allison, la cui guida si rivelò come fortune per il club opposta a quella del suo predecessero e che si concluse, nel giro di due stagioni segnate da altrettante retrocessioni, con il ritorno in Division Three. Allison rimase nonostante ciò alla guida del club, che se in campionato fallì di poco il ritorno di Division Two in FA Cup raggiunse un traguardo in quel momento storico, le semifinali, dove però perse contro il Southampton, futuro vincitore del trofeo, a Stamford Bridge.

Il vecchio simbolo del Palace

Torniamo per un momento al 1973. L’anno, oltre all’avvicendamento in panchina tra Head e Allison, segna una svolta epocale per quanto riguarda l’iconografia e la natura stessa della squadra. Viene ridisegnato il logo, con un aquila che in origine sarebbe dovuta essere una fenice (a simboleggiare la rinascita dalle ceneri del palazzo, raso al suolo da un incendio, come tutti forse sapranno, nel 1936) a svettare imperiosa e che darà alla squadra anche un nuovo nickname, the Eagles appunto; anche i colori sociali mutarono, si abbandonò il claret & blue optando per il rosso-blu, una scelta a nostro avviso avveduta perchè, ancora oggi, ne fanno (strano ma vero per noi abituati ad avere molte squadre rossoblu) un unicum nel panorama calcistico inglese. Torniamo alla storia. Peter Taylor eguaglio il record di Byrne, giocando per la Nazionale nonostante militasse in una squadra di Division Three, e non contento segnò anche un goal, che fece di lui il primo giocatore degli Eagles a segnare con la maglia inglese. Nel 1976 venne nominato manager Terry Venables, che oggi sappiamo essere vecchia volpe del calcio inglese ma che allora era alla prima esperienza su una panchina; El Tel portò immediatamente la squadra in Division Two.

Una stagione di consolidamente in seconda serie e fu di nuovo promozione, segnata anche dal record di presenze a Selhurst, quando 51.801 spettatori accorsero per la partita contro il Burnley. L’anno successivo, sempre sotto la guida di Venables, arrivò il tredicesimo posto finale in First Division, dopo aver conquistato, livello massimo per il club, la prima piazza a fine Settembre. El Tel lasciò il club, in circostanze misteriose, l’Ottobre successivo, per andare ad allenare il Queens Park Rangers in Second Division; le redini del Palace vennero nuovamente prese da Malcolm Allison, che, nuovamente, condusse il club alla retrocessione, sebbene fosse stato rimosso dall’incarico prima della fine della stagione, incarico affidato a Dario Gradi che diventerà una leggenda col Crewe (ma questa è altra storia). Lo stesso Gradi non ebbe grosse fortune dalle parti di Croydon e Selhurst, e venne così anch’esso licenziato, sostituito nel ruolo (inglese, una delle cose più english che ci siano nel football) di player-manager da Steve Kember, leggenda locale essendo nato a Croydon e avendo fatto tutta la trafila giovanile e la prima parte di carriera proprio nel Crystal Palace. Ebbe anch’egli poca fortuna, e venne licenziato a sua volta al termine della stagione. Il proprietario Ron Noades, che aveva assunto il controllo nel 1980, aveva così licenziato tre allenatori nel giro di pochi anni.

Steve Kember, ragazzo del quartiere

E non finì lì, perchè alla lista va aggiunto Alan Mullery, rimpiazzo di Kember e sostituito a sua volta da Dave Bassett, proveniente (come anni prima Gradi) dal Wimbledon che stava nel frattempo diventando grande. Bassett durò la bellezza di…quattro giorni, dopo i quali infatti decise di dimettersi per tornare ai Dons. Noades nominò quindi come manager un 29enne, ex giocatore la cui carriera venne bruscamente interrotta dagli infortuni e di nome Steve Coppell: era l’allenatore giusto per i piani di Noades ma che, come spesso accade, si trovò lì per caso (le dimissioni improvvise di Bassett). Alla fine della stagione 1988/89 e dopo i playoff (1-3 e 3-0 contro il Blackburn Rovers, disintegrato davanti ai 30.000 di Selhurst Park) il Palace tornò finalmente in First Division, guidato in attacco da un giocatore di colore, molto dotato tecnicamente, con il fiuto del goal e voluto personalmente da Coppell dopo averlo visto in un provino rispondente al nome di Ian Wright, che segnerà in quella campagna trionfale 24 goals. Finalmente Noades aveva ottenuto la tanto agognata promozione, all’altare della quale erano stati sacrificati 3 manager (Gradi, Kember, Mullery).

Se la salvezza fu difficile da ottenere (ma venne comunque archiviata, nonostante una sconfitta record per 0-9 contro il Liverpool), la stagione 1990/91 è ricordata da ogni tifoso degli Eagles per un altro motivo: la finale, storica, di FA Cup, raggiunta non prima di aver eliminato in semifinale lo stesso Liverpool, battuto 4-3 in un match entrato di diritto nei classici del Crystal Palace con il goal di Alan Pardew al 109° che consegnò l’incredibile vittoria ai south londoners. In finale si trovarono di fronte il Manchester United, che vinse la partita al replay, visto che il primo match finì 2-2, con il pareggio dei Red Devils giunto negli ultimi minuti per opera di Mark Hughes dopo la doppietta di Ian Wright. Lo stesso Ian Wright che, ceduto nel frattempo all’Arsenal, condannò per un destino beffardo gli Eagles alla retrocessione (avvenuta per differenza reti rispetto all’Oldham), con un goal nell’ultima partita di campionato ad Highbury. Era la stagione 1992/93, la prima di un’altalena che coinvolse il Palace. La squadra tornò infatti immediatamente in Premier (Coppell, nel frattempo, si era dimesso), salvo retrocedere subito (1994/95) anche in questo caso sfortunatamente, visto che la retrocessione avvenne nonostante il quart’ultimo posto finale, che a causa della decisione della Premier League di ridurre le squadre a 20 quella stagione significava retrocessione. La stagione 1994/95 vide anche il Palace raggiungere le semifinali sia di League Cup (eliminati dal Liverpool) sia di FA Cup (eliminati dal Manchester United) ed è entrata nell’immaginario collettivo per il calcio volante di Cantona al tifoso EaglesMatthew Simmons durante il match disputato a Selhurst Park.

L’arcinoto calcio di Cantona a Simmons

Una stagione di pausa (segnata dalla cessione di molti giocatori, tra cui Gareth Southgate) che vide dapprima il ritorno di Coppell, poi licenziato per far posto a quel Bassett il cui precedente regno era durato solo quattro giorni e che condusse il Palace ai playoff, dove persero in finale con il Leicester City. Bassett partì in direzione Nottingham Forest e Coppell tornò nuovamente alla guida del Palace per la stagione 1996/97, che terminò nuovamente a Wembley per la finale dei playoff, stavolta vinta per 1-0 contro lo Sheffield United. Quando Coppell disse subito dopo la finale che lo avrebbero aspettato “nine months of hell” non si sbagliava, visto che, nuovamente, la retrocessione fu immediata, stagione tra l’altro da noi italiani ricordo per l’acquisto del nostro connazionale Attilio Lombardo, che la stagione successiva assumerà un breve periodo il ruolo di player/manager. Noades cedette nel frattempo il club a Mark Goldberg, che giunse a Selhurst Park con proclami di “Europa entro cinque anni” (Europa che il Palace conobbe per la prima volta in quella stagione giocando la mitica Coppa Intertoto), che assunse nuovamente Venables promuovendo Coppell a director of footballe che invece trascinò il club alla bancarotta, da cui si riprese solo nel 2001 con l’avvento di Simon Jordan.

L’ultima apparizione in Premier è datata 2005, quando gli Eagles giunsero nuovamente, sotto la guida dell’ex giocatore Ian Dowie, tramite i playoff alla massima serie battendo dapprima il Sunderland e poi in finale i concittadini del West Ham (e ci fa sorridere usare il termine concittadini per due squadre separate da molte miglia, la bellezza di Londra è anche questa). Nemmeno a dirlo, si trattò di una fugace apparizione, per poi tornare in seconda seria nella quale militano, con alterne fortune (leggasi: playoff ma anche rischi retrocessione) ancora oggi. Finisce qui il nostro viaggio a Selhurst Park, con negli occhi lo scorcio che si può vedere dal Gatwick Express, il quartiere tutto intorno allo stadio fatto di case di mattoni con scontato giardinetto retrostante, una cartolina d’Inghilterra, di south London, di football da conservare nella mente. Ammettiamo una debolezza, che confessiamo in questo capitolo dedicato al Crystal Palace prima di buttarci a capofitto sulle “tre Grandi” del calcio londinese: ci stiamo innamorando, ogni viaggio è una riscoperta o scoperta di nuovi motivi per ammirare il Brentford, il Palace, il QPR o il Millwall, ed è fantastico per chi scrive questo; e sarebbe ancora più fantastico, sarebbe meraviglioso, se riuscissimo a trasmettere anche a chi legge queste sensazioni. Perchè a kilometri di distanza si può restare in piedi una notte a scrivere del Crystal Palace, emozionandosi a pensare a quella sfortunata finale del 1991 e a come sarebbe potuta andare diversamente, il tutto senza essere, del Palace, tifosi. La magia del calcio inglese.

Selhurst Park e il quartiere

Prossima tappa? Si va a nord, viaggio lungo visto che siamo molto a sud; raggiungiamo in qualche modo la Victoria Line, direzione nord scendiamo a Seven Sisters, dove incontriamo il treno sul quale saremmo potuti anche salire a Liverpool Street. Due fermate e si arriva alla stazione di White Hart Lane. Andiamo a quella che è casa di chi vi scrive e che vi promette totale imparzialità: Tottenham Hotspur Football Club.

Records

  • Vittoria più larga: 9-0 v Barrow (Division Four, 10 Ottobre 1959)
  • Sconfitta più larga: 0-9 v Liverpool (Division One, 12 Settembre 1989)
  • Maggior numero di spettatori: 51.801 v Burnley (Division Two, 11 Maggio 1979)
  • Maggior numero di presenze in campionato: Jim Cannon, 571
  • Maggior numero di reti in campionato: Peter Simpson, 153

Rivali: Charlton, Millwall, Brighton

Link: Crystal Palace Italia

2 thoughts on “Viaggio nella Londra del calcio: Crystal Palace

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