Viaggio nella Londra del calcio: Charlton Athletic

Charlton Athletic Football Club
Anno di fondazione: 1905
Nickname: the Addicks
Stadio: The Valley, Floyd Road, London SE7
Capacità: 27.111

In quanto a squadre professionistiche il nord Tamigi batte nettamente il sud sia numericamente (10 a 4) sia in quanto a trofei vinti (quelli di ArsenalChelseaTottenhamWestHam contro 2). Questa breve introduzione serve a dire che in questa puntata andiamo a conoscere una di queste quattro squadre a sud del Thames, tra l’altro una delle due ad aver portato un trofeo a questa zona di Londra caratterizzata dal codice postale S (SE e SW, east and west): andiamo infatti a The Valley, casa del Charlton Athletic. Il Charlton è la squadra più recente tra quelle incontrate fino ad ora, essendo nata a XX Secolo già iniziato. Zona sud-est di Londra come detto, che in realtà sarebbe solo est, solo che il punto di riferimento è il fiume che scorre poco più a nord di The Valley; in linea d’aria il Boleyn Ground e il The Den non sono nemmeno così lontani, mentre è relativamente lontano il centro di Londra, ragion per cui nella testa di chi vi scrive gli Addicks sono sempre stati percepiti come una squadra quasi a se stante rispetto al tessuto londinese, un’idea partorita in quella che era la mente di un ragazzetto che anni fa si avvicinava al calcio inglese. Nella realtà dei fatti invece sono non solo parte integrante della comunità, ma figli di quella stessa comunità in un modo assai particolare rispetto alle esperienze già viste precedentemente.

The Valley, oggi

La fondazione del Charlton Athletic avvenne infatti per opera di un gruppo di ragazzi (tra i 15-17 anni di età) il 9 Giugno 1905, il che aggiunge un’ulteriore categoria a quelle già viste, evidenziando la vastità di esperienze che portavano alla formazione di squadre di calcio (società sportive, fabbriche, chiese, scuole) nella Londra di fine ‘800-primi ‘900. La zona originaria (East Street, poi Eastmond) non è più residenziale, essendo sorte al posto delle case le Thames Barrier, un sistema di barriere atto a prevenire inondazioni della capitale del Regno Unito per opera del Tamigi. Lo sviluppo della squadra e la sua integrazione con il quartiere si scontrò in un primo momento con la presenza del Woolwich Arsenal – di cui parleremo – al tempo squadra già famosa e che attirava dunque le folle locali alle sue partite, lasciando scarsi spazi al Charlton (che già adottava la divisa rossa con pantaloncini bianchi). Lo spostamento del Woolwich Arsenal nella zona nord di Londra (1913) coincise neanche troppo casualmente con l’adesione del Charlton alla Lewisham League. Lo scoppio della guerra interruppe per qualche anno le attività calcistiche, alla ripresa delle quali il Charlton partecipò alla Kent League, passando nel contempo allo status professionista che fece da apristrada per l’accettazione in Southern League; una singola stagione nella famigerata Southern League, casa naturale di tutte le squadre di Londra in quegli anni, fu il preludio alla votazione per l’ingresso in Football League (Division Three), avvenuto nel 1921. Primo manager della squadra Walter Rayner, prima partita contro l’Exeter City, vittoria 1-0 (Agosto 1921).

La stagione 1923/1924 fu particolare per il Charlton: una ventilata fusione (che mirava a accrescere la base di tifosi) con il vicino Catford Southend portò la squadra a giocare al The Mount, stadio degli “Enders“, e a indossare una maglietta a strisce verticali azzurre e blu, i colori del Catford; tuttavia l’esperimento fallì e nel 1924/1925 il Charlton tornò alle magliette rosse e al The Valley, che dopo un peregrinare piuttosto comune come abbiamo visto (Siemen’s Meadow, Woolwich Common, Pound Park, the Angerstein Athletic Ground in Horne Lane ospitarono tutti partite della squadra) diventò nel 1920 la casa degli Addicks. Nel 1929 arrivò la prima promozione in Division Two, dove militarono per quattro anni prima della retrocessione; nuovamente al terzo livello del football (1932/1933) il Charlton nominò Jimmy Seed (del Clapton Orient, che dovreste conoscere) nuovo manager, che diventerà il più vincente e importante manager nella storia degli Addicks, guidandoli dal 1933 al 1956. Seed, ex giocatore del Tottenham tra le altre e con 5 presenze in Nazionale, è stato nel suo piccolo (che poi tanto piccolo non era come vedremo) un innovatore del gioco, un allenatore attento alla tattica quando la tattica era, a parte rare eccezioni, un argomento non esattamente alla moda, e forse non stupiscono i contatti che intercorrevano tra Seed e quello che è considerato un Maestro del calcio come Herbert Chapman.

Siemens Meadow, una delle prime case del Charlton

La stagione 1934/1935 vide il Charlton guadagnare nuovamente la promozione in Division Two, solo che stavolta non si accontentò e, la stagione successiva, archiviò anche quella in Division One, conquistata sul campo nella partita contro il vicino West Ham che portò al The Valley 41.254 persone. La squadra fondata da qualche ragazzino troppo innamorato del calcio nel 1905 guadagnava in quell’istante l’accesso all’olimpo del football. Come spesso diciamo, un grande narratore o sceneggiatore scriverebbe queste storie regalando colpi di scena a ripetizione, e in questo caso dopo due promozioni back-to-back ci vorrebbe un titolo di campioni d’Inghilterra per regalare al lettore una storia sensazionale. Beh, ci andiamo vicini. Il 1936/1937, alla sua prima stagione tra i grandi del calcio inglese, vide infatti il Charlton arrivare secondo, tre punti alle spalle del Manchester City campione e davanti all’Arsenal, nel frattempo non più Woolwich. Ma non finì lì, perchè nelle due stagioni successive (1937/38 e 1938/39) il Charlton di Seed e Bartram (portiere, che diventerà il giocaore con più presenze in squadra) terminò rispettivamente quarto e terzo. Gli anni ’30 finirono così, con il Charlton tra le più promettenti squadre inglesi e con ambizioni di titolo ormai palesi (discorso in parte visto col Brentford degli stessi anni). Ma era il 1939, la Germania nazista invase la Polonia e come sempre a interrompere le favole arrivò la guerra.

Una war Cup nel 1944 (divisa con l’Aston Villa), l’anno successivo la guerra finì e i ragazzi di Jimmy Seed poterono così tornare a giocare in Division One e, soprattutto, in FA Cup. Se infatti in campionato non si ripeterono più i successi dell’anteguerra, in FA Cup (che riprese una stagione prima rispetto al campionato) il Charlton conquistò due finali in due anni. Nel 1946 perse 1-4 contro il Derby County, ma nel 1947 arrivò il trionfo, contro il Burnley a Wembley davanti a 98.215 spettatori, e ci piacerebbe sapere la reazione quel giorno di uno dei ragazzini fondatori della squadra, se mai qualcuno fosse rimasto in vita (ma alla fine son passati “solo” 40 anni, quindi la cosa è possibile). Una rete di Chris Duffy nei supplementari regalò il trofeo agli Addicks, che quel giorno scesero in campo con Bartram, Crocker, Shreeve, Johnson, Phipps, Whittaker, Hurst, Dawson, Robinson, Welsh (capitano), Duffy, giusto riconoscimento a una squadra che ha portato uno dei due trofei (insieme alla storica e meravigliosa FA Cup del Wimbledon del 1988) al palmares del sud di Londra. Il The Valley ribolliva di tifosi (40.000 di media) in quegli anni, il club aveva appena messo in bacheca ilTrofeo per eccellenza, eppure la dirigenza non investì mai concretamente nella squadra, che non potè quindi costruire solide basi per il futuro. Jimmy Seed vide più volte bocciati dalla dirigenza stessa eventuali acquisti, tra cui a quanto pare Stanley Matthews di cui fu lo scopritore. Così nel 1956, dopo una partenza orribile fatta di cinque sconfitte consecutive, venne chiesto a Seed di dimettersi, chiudendo nell’istante stesso una storia personale e di squadra irripetibile. La retrocessione arrivò, inevitabile.

Jimmy Seed con l’FA Cup 1947

Dal 1957 al 1972 su solo ed esclusivamente Second Division, e purtroppo il 1972 è preso come data limite di tale esperienza non per una promozione, ma per la retrocessione in Third Division, che segna l’inizio di una serie di disgrazie che porteranno il Charlton sull’orlo della sparizione. La squadra, lontana anni luce dai record di presenze sugli spalti e dalle vittorie degli anni ’30 e del primo dopoguerra, conquistò la promozione in Second Division nel 1975, guidata in attacco da quel Derek Hales che diventerà il recordman del club in quanto a goal (ma non in quanto a goal in campionato). Nel 1979/1980 alla nuova retrocessione in Third Division fece seguito l’immediata promozione in Second, un’altalena di risultati che però destava meno preoccupazioni di quanto non facesse la situazione finanziaria del club, che nonostante questo nel 1982 regalò ai propri tifosi addirittura Allan Simonsen, il calciatore europeo dell’anno nel 1977 (insomma, il Pallone d’Oro), direttamente dal Barcellona. Simonsen si trovò chiuso al Barça da Schuster e dal neo acquisto, tal Diego Armando, cognome Maradona, visto che le regole consentivano di schierare solo due stranieri; Simonsen chiese l’annullamento del contratto, rifiutando squadre come Real Madrid e Tottenham e accettando invece il Charlton, squadra di seconda divisione, certo, ma senza stress e rotture varie che immaginiamo disturbassero un po’ il danese.

16 partite, 9 goal. Simonsen, che ovviamente dominava in Second Division, dovette però essere ceduto perchè la situazione economica, già precaria, stava precipitando. Il culmine di tale situazione venne raggiunto nel 1984, con udienze per bancarotta, l’amministrazione controllata e la società che venne riformata con il nome Charlton Athletic (1984) Ltd. Ricordate i 40.000 di media degli anni ’40? Dimenticateli subito. 5.104 spettatori di media nel 1984 fecero segnare la più bassa media spettatori nella storia del club, che dovettero subire anche quello che forse fu il colpo più duro da assorbire, l’abbandono di The Valley, causato dalla mancanza di fondi necessari per ristrutturarlo e metterlo a norma. 8.858 tifosi assistettero all’ultima partita nel loro impianto: era il 21 Settembre 1985, e lo Stoke City venne battuto 2-0. Il Charlton venne ospitato dal Crystal Palace a Selhurst Park, in quella stagione assurda che come tutte le stagioni assurdi finì con un risultato shock: la promozione in First Division, un ritorno nell’elite calcistica dopo quasi 30 anni (il manager era Lennie Lawrence). Quattro anni di dura sopravvivenza prima della retrocessione (1990) non sono tuttavia l’argomento principale di questi anni. Bisognava infatti tornare a casa (il Charlton lontano da The Valley faceva segnare la più bassa media spettatori della First Division dopo il Wimbledon). Una prima proposta di ristrutturazione dello stadio venne bocciata dal consiglio di Greenwich, il borough di appartenenza; nel frattempo i tifosi si organizzarono anche politicamente fondando il The Valley Party.

The Valley prima della ristrutturazione

Finalmente, nell’Aprile del 1991, il consiglio di Greenwich acconsentì alla ristrutturazione dell’ormai disastrato impianto. Il Charlton nel frattempo salutò il manager Lennie Lawrence, che passò al Middlesbrough, e la panchina venne affidata a una coppia di giocatori-allenatori, Steve Gritt e, soprattutto, Alan Curbishley. I costi di ristrutturazione del The Valley erano elevati, tant’è che all’altare del nuovo stadio vennero sacrificati gli obbiettivi di ritorno in First Division, che nel mentre era diventata Premier League; ma quello che contava era il ritorno a casa, prima del quale il Charlton venne ospitato anche dal West Ham al Boleyn Ground (1991). Finalmente, il 5 Dicembre 1992, The Valley tornò ad ospitare gli Addicks, che nell’occasione sconfissero il Portsmouth per 1-0. L’impianto non era ancora terminato totalmente, cosa che avvenne durante la stagione 1993/94 e che permise, la stagione successiva, di centrare l’obbiettivo delle 10.000 presenze di media. Curbishley venne nominato come unico manager nel 1995 dal nuovo proprietario, Richard Murray, che annunciò anche i piani di ampliamento del The Valley che sarebbe dovuto diventare uno stadio da 20.000 posti almeno. Ambizioso? Lungimirante: al termine della stagione 1998 e di una finale di playoff epica (4-4 contro il Sunderland, vittoria ai rigori in “arguably the most dramatic game of football in Wembley’s history“), il Charlton tornò nella massima serie (ci era andato vicino nel 1996, ma era stato eliminato in semifinale playoff dal Crystal Palace).

Immediata fu la retrocessione, ma altrettanto immediata la nuova promozione in Premier (1999/2000). Nel frattempo, raggiunta la media di 20.000 spettatori nella stagione di Premier, il club chiese e ottenne il permesso per un ulteriore ampliamento dell’impianto, che portò la capienza a circa 25.000 spettatori. Il Charlton giocò sette stagioni in Premier, ed è storia recente. Un piazzamento finale al settimo posto nel 2003/2004 rappresentò il massimo nella storia del club dagli anni ’50; nel frattempo si battevano record di trasferimenti con gli arrivi tra gli altri di Jason Euell, Francis Jeffers, Danny Murphy (e anche incassi record, come i 10 milioni di sterline per Scott Parker ricevuti dal Chelsea). Nel 2005, il 9 Giugno, venne inaugurata la statua dedicata a Sam Bartram in occasione delle celebrazioni del centenario del club. Nel 2006, a fine stagione, Curbishley annunciò le dimissioni, motivandole con la necessità di prendere una pausa dal calcio giocato. Disastro: Ian Dowie, il sostituto, venne a sua volta rimpiazzato dopo una prima parte di stagione negativa, stagione che si concluse con la retrocessione. Il Charlton sprofondò anche in League One. la terza serie, nel 2008/2009. La stagione appena conclusa è terminata però, per fortuna degli Addicks, con il ritorno in Championship, con alla guida la leggenda del club Chris Powell, campionato stra-vinto con oltre 100 punti.

La statua di Sam Bartram davanti a The Valley

Rimane da definire un particolare curioso, ovvero il soprannome, Addicks appunto. Sembra che derivi dal fatto che Arthur “Ikey” Bryan, pescivendolo locale, rifornisse per i banchetti post partita anni ’20 la squadra di pesce Haddock (Melanogrammus aeglefinus, per chi volesse informarsi) che in slang da south-londoners sarebbe diventato Addicks (la H cade, la o può diventare i facilmente). Questa la versione più famosa. Altre narrano che derivi da addicts, ovvero dal fatto che i fans fossero così legati alla squadra da seguirla ovunque e con qualunque tempo meteorologico; mentre un’ulteriore versione vorrebbe il nickname derivante da una storpiatura di Athletic, così come è avvenuto a nord per Wigan e Oldham diventati “Latics”. Quel ragazzetto che una volta pensava al Charlton come qualcosa di lontano da Arsenal Chelsea e compagnia e che ora vi scrive consiglia a tutti una visita dalle parti di The Valley, una squadra nata dai figli della comunità stessa di appartenenza, strappata da tale comunità a metà anni ’80 con l’emigrazione forzata verso Selhurst Park, e tornata a casa dopo una lotta splendida che dice molto sul rapporto che intercorre tra tessuto sociale e squadra locale. Sacrificare giocatori importanti (Robert Lee su tutti) e quindi rinunciare a obbiettivi per finanziare il ritorno nel proprio stadio è qualcosa che va oltre il gioco del calcio, e che forse ci spiega meglio di tutto il resto cosa sia il calcio in Inghilterra e a Londra in particolare, un continuo scambio tra quartiere e quindi i suoi abitanti e squadra, un rapporto che forse, a ben vedere, non possiamo spiegare a parole dal di qua della Manica.

Salutiamo il Charlton e ci trasferiamo un po’ più a sud, coincidenza dalla squadra che ha ospitato gli Addicks nella seconda metà degli anni ’80. Andiamo a trovare il Crystal Palace.

Records

  • Vittoria più larga: 8-1 v Middlesbrough (Division One, 12/09/1953)
  • Sconfitta più larga: 1-11 v Aston Villa (Division Two, 14/11/1959)
  • Maggior numero di spettatori: 75.031 v Aston Villa (FA Cup, 12/02/1938)
  • Maggior numero di presenze in campionato: Sam Bartram, 583
  • Maggior numero di goal in campionato: Stuart Leary, 153

Trofei

  • FA Cup (1947)

Rivali: Crystal Palace, Millwall, West Ham

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