Viaggio nella Londra del calcio: West Ham United

West Ham United Football Club
Anno di fondazione: 1895
Nickname: the Hammers (o the Irons)
Stadio: Boleyn Ground, Green St, London E13
Capacità: 35.333

Delle squadre affrontate fino ad ora nel nostro viaggio, ci sentiamo di dire senza paura di offendere qualcuno che il West Ham United è la più conosciuta al di fuori dei confini inglesi, ed una delle più amate in generale, nonostante una storia non ricca di successi (ma è la prima squadra con una bacheca oltre il singolo trofeo che incontriamo). C’è poco da fare: gli Hammers esercitano un potere di attrazione su molti appassionati di football. Sarà per i colori e la maglia, o per il simbolo con il Boleyn Castle sullo sfondo, o per lo stadio, e forse ancora per il mito dell’ICF, l’Inter City Firm, sigla di hooligans famosissima e tornata di recente alla ribalta grazie alla penna di Cass Pennant, uno che la ICF la conosce molto bene per averne fatto parte. O forse ancora sarà per la West Ham Academy, che negli anni ha prodotto tra i migliori talenti d’Inghilterra (solo per rimanere agli anni recenti: Rio Ferdinand, Frank Lampard, John Terry, Joe Cole, Glen Johnson, Michael Carrick: bastano?), o per la leggenda del West Ham “campione del Mondo”, perchè in quella finale del 1966 segnarono Hurst e Peters, e il capitano era Bobby Moore. Fattostà che il West Ham annovera numerosi fan all’estero, anche dalle nostre parti, e prima di correre il rischio di bruciarci tutti gli argomenti è bene iniziare la storia della squadra, cuore pulsante dell’East End londinese, dove il claret & blue è una religione.

Fino ad ora abbiamo incontrato: una squadra nata da due college (QPR), due squadre fondate per essere “palestra invernale” di squadre di cricket o canottaggio (Leyton Orient e Brentford), una squadra nata da fedeli di una chiesa (Fulham) e una nata per opera di lavoratori di un industria (Millwall). Il West Ham rientra in parte nell’ultima categoria, ovverosia trae le sue origini dall’industria e forse non è un caso la rivalità con i Lions, stesse origini proletarie dell’est di Londra. 1895: David Foreman, capo del ramo cantieristico della Thames Ironworks, fa notare al padrone dell’azienda, Arnold Hills, che avere una squadra di calcio potrebbe non essere una cattiva idea, dato che tale sport stava prendendo sempre più piede e per la recente finale di FA Cup si erano presentati in 42mila; e stava prendendo piede soprattutto tra i ceti bassi, con i quali Mr Hills aveva avuto dispute interne alla fabbrica. L’idea piacque a Hills (che vantava un passato di calciatore a Oxford), il quale in data 29 Giugno 1895 fece pubblicare sul giornale aziendale (“Thames Ironworks Gazzette”) “The importance of co-operation between workers and management“, un articolo nel quale, analizzata la situazione post-scioperi e agitazioni, propone tra le altre cose l’istituzione di una squadra di calcio aziendale che facesse da collante tra azienda stessa e operai, e della quale chi intendesse farne parte avrebbe dovuto contattare tal Francis Payne. Il dado era tratto e il West Ham United nasceva in quel momento.

Il Boleyn Ground

Sottoscrizione annuale di 12.5 pence, aderirono in cinquanta tra cui Charlie Dove, che diventerà uno dei primi simboli del West Ham prima di passare clamorosamente al Millwall. Si allenavano alla Trinity Church School, e giocavano a Hermit Road, Canning Town. La squadra (Thames Ironworks Football Club) era finanziata dalle sottoscrizioni dei suoi giocatori/operai e dai contributi dell’azienda, e nell’idea di Mr Hills sarebbe dovuta essere semplice svago per i suoi operai, mai avrebbe immaginato che sarebbe diventata una delle più amate squadre inglesi. Primo capitano Robert Stevenson, l’unico in rosa con una certa esperienza calcistica avendo giocato per il Woolwich Arsenal. Precursori delle partite sotto luci artificiali (con un sistema derivato dal lavoro in cantiere e una palla verniciata), vinsero al primo tentativo la…West Ham Charity Cup. Era il 1896. L’anno successivo presero parte alla London League, maglia blu royal Cambridge (e cappellino rosso) e secondo posto finale, ma i problemi arrivavano dallo stadio (e questa per chi ci legge non è una novità), visto che vennero sostanzialmente cacciati da Hermit Road. Ospitati tra gli altri da Tottenham e Millwall per alcune partite, la soluzione venne trovata quando Hills acquistò un pezzo di terra sul quale sorgerà il Memorial Ground. Sarà la casa della squadra fino al 1904.

Nel 1898 si optò per il professionismo, il che stonava abbastanza con la filosofia di squadra, sostanzialmente un workers team, una squadra di lavoratori. Quindi, benchè ai lavoratori fosse ancora concesso sostenere allenamenti e provini, si incentivò da parte della proprietà (Hills, le cui veci nella squadra erano fatte da quel Payne, diventato nel frattempo club secretary, già incontrato prima) la ricerca di giocatori professionisti. Payne tornò con Charlie Craig, Syd King (segnatevi questo nome soprattutto) e David Lloyd, e una sospensione da parte della federazione per aver avvicinato un giocatore del Birmingham City con metodi non proprio conformi al regolamento. Il Thames Ironworks FC vinse al primo tentativo la Southern League Second Division, guadagnando quindi la promozione in First, categoria mantenuta la stagione successiva vincendo lo spareggio salvezza (5-1) contro il Fulham. Si arriva così al 1900. Hills decise di rendere la società calcistica una public company, per raccogliere denaro da investire in altri progetti; i tifosi vennero chiamati a raccolta, specie dai giornali locali, affinchè comprassero quote del club. Il West Ham Guardian scrisse: “With regard to next season however, a meeting will be called, and the Mayor of West Ham will be asked to preside, at which gathering the locals will be asked to take up 500 £1 shares. If this amount be raised Mr A. F. Hills will add to it another £500, and, in addition, grant the use of the Memorial Grounds (…) It is probable too, that the name of the club will be changed to Canning Town“. Ed effettivamente il nome venne cambiato, ma in West Ham United.

Thames Ironworks FC, 1897

Syd King venne nominato manager (e lo rimarrà fino al 1932), anche se ufficialmente era club directory. Le prime stagioni si giocarono ancora al Memorial Grounds, che, come scritto dal West Ham Guardian, Mr Hills mise a disposizione della nuova società; nel 1904 però la squadra si trasferì in un nuovo impianto, chiamato originariamente “The Castle” e situato nella zona di Upton Park, est di Londra, che successivamente diventò Boleyn Ground perchè si dice che su quel terreno sorgesse un castello in cui Anna Bolena risiedette per un certo periodo, se non addirittura di sua proprietà. La prima partita nel nuovo stadio (10.000 spettatori) vide il West Ham opposto al…Millwall, squadra anch’essa di origine industriale come detto, una rivalità che dura ancora oggi dovuta a vicinanza geografica e comune estrazione sociale e che meriterebbe ben più spazio di quanto possiamo concendergliene qui. Di pari passo al nuovo stadio venne creato il nuovo stemma del club, che riprese i martelli incrociati del Thames Ironworks, ma con sullo sfondo il Boleyn Castle di cui si diceva prima a proposito dello stadio. Nasceva così uno degli stemmi emblema del calcio inglese. E’ facile anche intuire l’origine dei due soprannomi, Hammers e Irons. La maglia nel frattempo passò da un azzurro cielo con calzettoni amaranto ad amaranto con maniche azzurre, che tuttora rimane la divisa del West Ham.

Fino alla fine della Grande Guerra il West Ham rimase in Southern League. Venne eletto per giocare in Football League solo nel 1919. Nel 1923, insieme alla promozione in Division One (secondi, dietro al Notts County) arrivò anche la prima finale di FA Cup, da giocarsi a Wembley, appena costruito, contro il Bolton Wanderers; i Trotters trionfarono 2-0 in quella passata alla storia come White Horse final, perchè fu necessario l’intervento della polizia, un agente dei quali in sella a un cavallo bianco entrato nella storia del football, per sgombrare il campo da gioco occupato dall’incredibile folla presentatasi alla partita che, evidentemente, non riusciva più a stare negli spalti. Gli anni ’20 segnarono anche un’altra tappa importante nella storia del West Ham, soprattutto per quanto riguarda la percezione della squadra nella cultura popolare: si iniziò infatti a cantare allo stadio, prima delle partite, una canzone che faceva da sottofondo a una pubblicità della Pears, marca di sapone, e che diventerà per tutti, e lo è ancora oggi, l’inno del West Ham. La canzone, inutile dirlo a questo punto, è I’m forever blowing bubbles, e venne adottata perchè, a quanto pare, un giocatore, tal Billy J. “Bubbles” Murray somigliava al protagonista del quadro, Bubbles appunto, dipinto da Sir J.E. Millais. Una concatenazione di bolle, potremmo dire, che regalarono al mondo del calcio la bellissima canzone cantata prima delle partite al Boleyn Ground.

Hurst, Moore, Peters. Leggende

Syd King, nel frattempo, venne letteralmente silurato. Era il 1932, e oltre ai risultati negativi accumulati sul campo (retrocessione, serie di partite senza vittorie) il fattore che portò al licenziamento del manager (ufficializzato il 3 Gennaio 1933) fu l’alcolismo di King, che si presentò a una riunione dirigenziale “drunk and insubordinate”, stando alle parole di un membro della dirigenza. Era la fine di un mito, del simbolo stesso del primo West Ham che la storia abbia conosciuto (“West Ham is Syd King“, sentenziò l’East Ham Echo nel 1923). King venne sostituito da Charlie Paynter, nel club ormai da diverse stagioni. Paynter rimarrà sulla panchina degli Hammers per 18 stagioni, e la longevità divenne consuetudine per i manager del West Ham, squadra che incredibilmente ha avuto più allenatori dal 1990 al 2012 (8) che dal 1900 al 1990 (6). Il regno di Paynter al Boleyn venne messo a dura prova dalla guerra che decimò la squadra, ma nonostante ciò una War Cup venne messa in bacheca nel 1940. Paynter non riuscì a causa del conflitto mondiale a completare il suo progetto, che prevedeva una ristrutturazione completa, a partire dalla filosofia stessa della squadra, che si sarebbe dovuta orientare alla crescita di giovani talenti. Un argomento che tornerà presto a comparire e che creerà uno dei miti degli Hammers.

Paynter si ritirò nel 1950 (arrivò tardi alla panchina, intorno alla cinquantina d’anni) e venne sostituito da Ted Fenton, ex giocatore del club che nel 1948 venne chiamato a sostegno di Paynter per riorganizzare il club, e che portò a compimento l’idea sopracitata dell’ex manager. Fenton pose le basi per la nascità della West Ham Academy, detta anche The Academy of Football (termine che verrà usato solo successivamente però, quando manager era Greenwood – e lo vedremo), nata oltre che per una filosofia di fondo anche per esigenze economiche – mancavano i fondi per completare la squadra attraverso acquisti. Si creò così un gruppo di giocatori che passerà alla storia per il Cafe Cassateri, locale davanti al Boleyn con cui Fenton raggiunse un accordo sui prezzi e sui pasti, facendolo diventare in qualche modo il locale ufficiale della squadra, dove i giocatori si riunivano per qualsiasi tipo di discussione, dalla tattica a discorsi più leggeri. Fenton condusse il West Ham alla promozione in First Division nel 1958, dopo un’opera di ristrutturazione del club che coinvolse come abbiamo visto l’academy, il Cassateri e la tattica stessa, affascinato com’era dal mito dell’Ungheria anni ’50. Fenton tracciò la strada che i futuri allenatori degli Hammers dovettero, giocoforza, seguire, e che portò grandi soddisfazioni al club.

Moore mostra la Coppa delle Coppe alla folla festante

Ted Fenton venne sostituito, nel 1962, da Ron Greenwood, ex vice allenatore all’Arsenal, non prima di aver fatto esordire due giocatori provenienti da quell’academy che tanto aveva incentivato. I nomi di questi due giocatori sono Geoff Hurst e Robert “Bobby” Moore (a cui si aggiunse Martin Peters, firmato da Fenton ma fatto esordire da Greenwood), e se non sapete chi sono possiamo pure chiudere qui il discorso. Greenwood raccolse i frutti di questo lavoro, andando a vincere il primo trofeo importante della storia del West Ham, la FA Cup del 1964, battendo in finale il Preston North End per 3-2, una vittoria che gli anglosassoni definirebbero dramatic visto che fu ottenuta all’ultimo minuto grazie a un goal di Ronnie Boyce. La conseguente partecipazione alla Coppa delle Coppe si rivelò un trionfo, e davanti ai quasi 100.000 di Wembley il West Ham sconfisse 2-0 il Monaco 1860. Bobby Moore, capitano, in difesa, Martin Peters a centrocampo, Geoff Hurst in attacco: la spina dorsale di quel West Ham e della Nazionale inglese, che, nello stesso anno in cui gli Hammers persero la finale di Coppa di Lega contro il W.B.A. andò a vincere il suo primo e unico Mondiale, in casa, proprio con protagonisti i tre prodotti della West Ham Academy. Hurst segnò una tripletta in finale nel 4-2 alla Germania Ovest, l’altra rete fu di Peters e l’immagine di Moore, capitano anche della Nazionale, che alza la coppa entrò nell’immaginario di ogni tifoso inglese di calcio e non.

Ron Greenwood consolidò e anzi portò al massimo splendore il sistema di academy immaginato da Paynter e creato nella sostanza da Fenton. Durante il suo periodo da manager esordirono in prima squadra autentiche leggende Hammers, quali Billy Bonds, Trevor Brooking e Frank Lampard Sr. Greenwood venne nominato allenatore dell’Inghilterra nel 1974, e il suo posto alla guida del West Ham lo prese John Lyall, prodotto anch’esso della società, un academy che insomma si estendeva anche agli allenatori. Anche Lyall passerà anni sulla panchina degli Hammers, a testimonianza di scelte sempre felici in fatto di manager ma anche di un ambiente evidentemente adatto a fare calcio. Nella sua prima stagione alla guida del club Lyall mise in bacheca una FA Cup (3-0 al Fulham di Bobby Moore, i casi della vita), mentre l’anno successivo arrivò alla finale di Coppa delle Coppe persa però contro l’Anderlecht (2-4). Insomma, un avvio eccezionale, ben presto però offuscato dalla retrocessione, arrivata nel 1978. Lyall non venne licenziato, scelta anche questa volta azzecatissima visto che due anni più tardi arrivò un’altra FA Cup (1-0 all’Arsenal, goal di Trevor Brooking) mentre il club era ancora in Second Division, fatto che da allora non si è mai più ripetuto. Una finale di Coppa di Lega (1-2 al replay contro il Liverpool) nel 1981 e un terzo posto nel 1986, il più alto piazzamento nella storia degli Hammers, furono gli ultimi sussulti di Lyall, che perse il posto nel 1989 a seguito di un’altra, stavolta fatale, retrocessione.

Brooking segna contro l’Arsenal: l’FA Cup 1980 è degli Hammers

Iniziò un periodo in cui il West Ham, prima sotto la guida di Lou Macari e in seguito di Billy Bonds, fece su e giù tra First e Second Division (che divenne First in seguito alla nascita della Premier League); finalmente gli Hammers poterono esordire in Premier nel 1993, a seguito della seconda promozione in tre anni. Bonds venne sostituito a sua volta, nel 1994, da Harry Redknapp, che rimase manager fino al 2000. Il periodo di Redknapp, oltre ad alcuni risultati eccellenti come il quinto posto del 1998/99, è contraddistinto dal modo di costruire la squadra, che portò a alcuni trasferimenti – taluni record – per giocatori di certo valore (Hartson, Kitson, Lomas, Sinclair, Di Canio etc.) senza tuttavia dimenticare il vivaio, che produsse dapprima Frank Lampard Jr e Rio Ferdinand (oltre a John Terry, che però passò presto al Chelsea) e in seguito Michael Carrick e Joe Cole, tutti elementi che arriveranno a vestire la maglia della Nazionale ma che poco contribuiranno alle fortune del club, a differenza dei loro illustri predecessori usciti dalla West Ham Academy. Una serie di manager si susseguì sulla panchina degli Hammers, Roeder, Pardew, Curbishley. Proprio Pardew (che aveva ottenuto precedentemente la promozione in Premier League dopo un’altra retrocessione) portò il West Ham alla finale di FA Cup del 2006, persa ai rigori contro il Liverpool.

Ci siamo concentrati molto di più sulla storia del club, ma è bene ricordare che, insieme al Millwall, il West Ham vantò (si fa per dire) una delle firm di hooligans più nota, forse la più nota, la InterCity Firm, immortalata di recente dal libro “Congratulazioni. Hai appena incontrato la ICF” di Cass Pennant, membro della firm e di cui vi consigliamo la lettura qualora non l’aveste ancora fatto. Era doveroso menzionarlo. Il resto è storia recente. La proprietà islandese che quasi è costata il fallimento al West Ham, il caos dell’affare-Tevez (acquistato insieme a Mascherano) con relativa causa promossa dallo Sheffield United retrocesso al posto degli Hammers, le stagioni di Curbishley e quella di Zola, fino alla nuova retrocessione avvenuta con Avram Grant alla guida. La stagione appena terminata ha sancito il ritorno in Premier, sotto la guida di “Big” Sam Allardyce, vittoria 2-1 nella finale di playoff contro il Blackpool. Siamo arrivati alle conclusioni: cosa dire del West Ham? In quanto a vittorie la quarta squadra di Londra, anche se sono classifiche che reputiamo stupide, perchè è altro che conta. La magia del West Ham e del suo stemma, di I’m forever blowing bubbles, della sua academy, di Moore Peters Hurst, del goal di testa di Trevor Brooking nel 1980 superano qualsiasi trofeo, fanno parte della storia del beautiful game; le sciarpe a righe claret & blue che dalla stazione di Upton Park si dirigono verso il Boleyn Ground, meravigliose nella lora semplicità, dicono più di qualsiasi vittoria. Ma siccome conta vincere, ce ne rendiamo conto, l’immagine che scegliamo a simbolo degli Hammers è Moore che alza la Coppa del Mondo, che ci ricorda che un tempo qui, l’Academy of Football, il West Ham, scriveva, direttamente o indirettamente, la storia.

Frank Lampard Jr, uno dei tanti prodotti dell’Academy

Prossima tappa: Charlton Athletic
[Piccola precisazione: quando parliamo di trofei intendiamo solo quelli “maggiori” (titoli di First/Premier, FA Cup, League Cup, competizione europee); quando mettiamo i link invece abbiamo deciso di linkarvi solo siti italiani sulla squadra]

Records

  • Vittoria più larga: 10-0 v Bury (League Cup, 25 Ottobre 1983)
  • Sconfitta più larga: 0-7 v Barnsley (1 Settembre 1919), Everton (22 Ottobre 1927), Sheffield Wednesday (28 Novembre 1959)
  • Maggior numero di spettatori: 42.322 v Tottenham Hotspur (Division One, 17 Ottobre 1970)
  • Maggior numero di presenze in campionato: Billy Bonds, 663
  • Maggior numero di reti in campionato: Vic Watson, 298

Trofei

  • F.A. Cup (1964, 1975, 1980)
  • Coppa delle Coppe (1965)

Rivali: Millwall, Chelsea, Tottenham

Links: Martelli d’Italia; Station 936

9 thoughts on “Viaggio nella Londra del calcio: West Ham United

  1. Mi piace davvero tanto questo sito perchè fa capire benissimo cosa significa il calcio nella cultura anglosassone a differenza del nostro credo calcistico! Son tifosissimo Millwall e leggere che in partite di league One ci son 40 mila spettatori a differenza della nostra serie C dove i paganti sono 1000/1200 fa PENSARE! ho visto in streaming 2 anni fa la promozione dei Lions in Championship e mi ha fatto capire che è meglio seguire il calcio oltremanica………! Complimenti per il sito! Riccardo da Morbegno (SO)

    • Beh, innanzitutto grazie per i complimenti! Credo che il fascino che esercita il calcio inglese sia dovuto tra i tanti fattori anche a questo, al vedere stadi pieni o comunque con tanta gente. Domenica scorsa per la finale playoff di Conference, la nostra serie D, c’erano 40.000 persone a Wembley…numeri che non possono non far innamorare di un calcio e del modo di viverlo! Ancora grazie per i complimenti!

  2. Pingback: Viaggio calcistico a Londra: Crystal Palace | English Football Station

  3. Ciao, ho 19 anni, sono innamorato del calcio inglese, e tra poco sarò a Londra, per caso, mi chiedevo, voi sapevate darmi qualche aiuto per poter fare provini in qualche squadra, che sia di Championship oppure League One, Two .. Un modo per poter contattare i club .. In parole povere un aiuto ! Grazie !!

    • League Two è difficile, te lo diciamo subito. I provini li puoi fare per squadre dalla Conference in giù, ma League Two sono squadre pro e provini non ne fanno quasi mai…comunque se hai un minimo di doti calcistiche (a differenza del sottoscritto, sono una pippa🙂 ) e ami il calcio inglese prova a contattare i siti di squadre dalla Conference North/South e informarti🙂

      • Vorrei fare un provino di calcio di.serie b o c delle squadre inglesi

      • Mi riuscite a dare dei numeri di telefono o dei contatti email delle squadre

      • Noi non siamo ufficialmente in contatto con nessuna squadra. I contatti di ogni team li trovi sul sito ufficiale di ogni squadra (e rispondono solitamente) ma per richieste di questo tipo ti conviene affidarti ad un procuratore che tiri le fila della cosa perchè non credo, personalmente parlando, che basti scrivere una mail e si possa ottenere un provino. Una cosa utile che potresti fare, se riesci, sarebbe montare un video tuo sportivo a corollario della domanda. Non so dove tu abbia giocato, ho letto di persone che dal CND/eccellenza lombarda hanno fatto provini in League Two, ma di più non so.

      • I contatti email li trovi sui siti…ma tu più o meno sai dove vorresti giocare? Le squadre non pro organizzano provini aperti a tutti…quelle pro come dice Cristian no e lì servono agganci tipo procuratore e roba simile

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