Viaggio nella Londra del calcio: Fulham

Fulham Football Club
Anno di fondazione: 1879
Nickname: the Cottagers (o The Whites)
Stadio: Craven Cottage, Stevenage Road, London SW6
Capacità: 25.678

Il calcio londinese è bello anche per questo: la vicinanza tra le squadre. E allora, a pochi passi, ma davvero pochi, da Stamford Bridge, casa di un Chelsea ormai diventato squadra “di moda” nel Mondo, c’è Craven Cottage, lo stadio dove gioca il Fulham. La sceneggiatura perfetta a questo punto prevederebbe una squadra in rovina, sconosciuta e un po’ sfigata, mentre il Fulham è invece una realtà tornata alla ribalta da qualche anno, con una solida fanbase, ma che tutto sommato stride lo stesso col Chelsea, le cui magliette vengono indossate in Cina o chissà dove da gente ignara della storia se non dell’esistenza stessa dei Cottagers, almeno fino alla finale di Europa League contro l’Atletico Madrid. Eppure di cose ne avrebbero da dire i Whites, l’altro soprannome della squadra, che tra le altre cose è la più antica tra quelle della capitale, essendo nata nel 1879. Craven Cottage è lì, sul Tamigi, uno stadio a parere nostro fantastico anche per il quartiere che ne fa da contorno, forse il migliore insieme a Chelsea, con la Johnny Haynes Stand che conserva dentro (con i mitici pali in legno che caratterizzano qualsivoglia tribuna abbia la pretesa di definirsi “storica”) e fuori (costruzione di mattoni, più inglese del fish & chips e frutto della geniale mente di Archibald Leitch) un fascino di vecchio calcio, e pazienza per il restyling subito in anni recenti (il Fulham dovette trasferirsi a Loftus Road, casa dell’odiato QPR, per un certo periodo). 15 minuti a piedi, che scorrono via tra alberi e case, dalla stazione di Putney Bridge (District Line) e si arriva a Craven Cottage.

Il Fulham venne fondato nel 1879 dai fedeli della chiesa anglicana della Star Road, West Kensington. Nome originale: Fulham St Andrew’s Sunday School, insomma, un modo per insegnare a giovani anglicani anche nei fine settimana, con la scusa del calcio che stava prendendo piede in tutta la Nazione. Una placca posta presso la chiesa commemora tuttoggi la fondazione della squadra, che nel 1888 divenne semplicemente Fulham FC. Una West London Cup, una West London League – preistoria delle competizioni calcistiche per club – e nel 1898 il passaggio al professionismo e alla ormai arcinota a tutti Southern League. Prima però un passaggio fondamentale vide il Fulham trasferirsi, nel 1896, a Craven Cottage, sua attuale casa, dopo un girovagare tra 8 impianti degno del QPR (dev’essere un’usanza west-londinese). Nei primi anni, fino al 1901, la maglia fu bianco-rossa, prima a due metà, stile Blackburn ma col rosso al posto del blu, poi in stile Arsenal, abbinata dapprima a pantaloncini blu e in seguito bianchi. Nel 1901 il cambio, anche stavolta definitivo: si optò per maglia bianca e pantaloncini neri, e non si tornò più indietro. Nel corso degli anni comparirà del rosso, soprattutto nei calzettoni, in ricordo dei colori originali, ma la sostanza rimarrà quella, purtroppo fino a quest’anno quando la Kappa, in barba alle tradizioni, ha proposto i pantaloncini bianchi, interrompendo una striscia di 110 anni di pantaloncini neri. Nel 1905/1906 e 1906/1907 arrivarono nel frattempo due titoli di Southern League.

Craven Cottage visto dall’alto, con gli sponsor sul tetto stile Griffin Park

Il 1907 coincise anche con l’adesione alla Football League, e una semifinale di FA Cup in cui i Cottagers vennero spazzati via 6-0 dal Newcastle United. Insomma, un club piuttosto vincente, tanto che un uomo d’affari, Gus Mears, dopo aver acquistato lo Stamford Bridge athletics stadium provò a portarci a giocare proprio il Fulham, ma il rifiuto dell’allora proprietario Henry Norris convinse Mears, che evidentemente non la prese troppo bene, a crearsi la sua squadra, che immagino tutti sapete quale sia. La vicinanza, dicevamo, ma questa è altra storia e qui si parla di Fulham. Dal 1907 al 1928 i Cottagers giocarono in Division 2, la seconda serie; alla fine della stagione 1927/1928 retrocessero però in Division 3 South, creata come visto nei viaggi precedenti nel 1920, da cui risaliranno solo al termine della stagione 1931/1932, per farsi poi altri 17 anni in Division 2 (con l’intermezzo doloroso della guerra). Nel frattempo un’altra semifinale di FA Cup, persa nel 1936 contro lo Sheffield United al Molineux di Wolverhampton, interruppe i sogni di gloria del Fulham, che comunque poteva vantare giocatori nel giro delle nazionali come Albert Barrett e Len Oliver (nato a Fulham, peraltro), entrambi 1 cap con l’Inghilterra nel 1929. In questi anni il Fulham passò alla storia sia per il primo giocatore straniero in Football League (l’egiziano Hegazi) sia per il primo giocatore a trasferirsi all’estero, John Fox Watson che nel 1948 lasciò Craven Cottage direzione Real Madrid. Furono anche la prima squadra a vedere hot-dog sugli spalti (1926), ma questo lo diciamo a titolo di mera curiosità.

Il 1949 vide finalmente i Cottagers esordire nella massima serie del calcio inglese (abbiamo già detto che in bacheca non ci sono trofei? Era scontato, ma ve lo anticipiamo comunque, e per ora in cinque viaggi abbiamo visto solo una misera League Cup), peraltro senza eccellere nei risultati ma il traguardo era comunque storico per i discendenti dei giovani anglicani della Domenica. La retrocessione arrivò nel 1952, il ritorno in massima serie nel 1959, un intermezzo che vide la terza semifinale di FA Cup nella storia del club (1958) condita dalla terza sconfitta, 2-2 a Villa Park e 3-5 nel replay giocato a Highbury contro il Manchester United. Il ritorno in Division 1 durò, questa volta, più a lungo, nove anni per l’esattezza fino alla nuova retrocessione avvenuta nel 1968. Facciamo una piccola pausa dalla narrazione dei fatti riguardanti la squadra per concentrarci su un giocatore, che proprio in questi anni costruì la sua carriera nel Fulham: Johnny Haynes. Haynes è “il Giocatore”, è Mr Fulham, è il più grande ad aver indossato la casacca bianca e i pantaloncini neri. Nato a Kentish Town, Camden, firmò da giovanissimo per i Cottagers, di cui divenne ben presto capitano e con cui colleziono 657 presenze totali, di cui 594 in campionato. Primo giocatore a guadagnare 100 sterline a settimana, giocò anche in Nazionale, collezionando 56 caps e capitanando i Leoni 22 volte, salvo perdersi però, causa incidente, i vittoriosi Mondiali del 1966. Un’icona, la cui statua campeggia fuori da Craven Cottage dopo la morte avvenuta nel 2005 a causa di un incidente stradale.

La statua in memoria di Johnny Haynes

Se Johnny Haynes è l’icona in quanto a giocatori, manca invece un manager che abbia segnato la storia del Fulham in modo netto. Quello che ha guidato per più anni i Cottagers è Phil Kelso, scozzese, dal 1909 al 1924 in plancia di comando a Craven Cottage, ma come visto la storia è avara di soddisfazioni (leggasi: vittorie), che generalmente connotano positivamente la carriera, e quindi il ricordo, di un manager. Torniamo alla storia, che da qui fino a fine anni novanta vedrà il Fulham fare la spola tra secondo e terzo livello del calcio inglese, con un picco negativo che vedremo in quarta serie. Un ambizioso programma messo in atto nella prima metà degli anni ’70 vide l’arrivo a Craven Cottage del manager Alec Stock, uno che aveva fatto la fortuna dei rivali del QPR, e addirittura di Bobby Moore, a fine carriera ma comunque capitano dell’Inghilterra campione del Mondo e del West Ham. E curiosamente proprio il West Ham si mise tra il Fulham e la gloria, vincendo 2-0 la finale di FA Cup del 1975, raggiunta come visto dopo vari tentativi dai Cottagers. Da allora si sta ancora aspettando dalle parti di Stevenage Road. La sconfitta non mise fine ai programmi ambiziosi del club, che videro il ritorno di Rodney Marsh (già al Fulham dal 1962 al 1966, poi “tradito” per andare a dare gloria al QPR) e addirittura di George Best, che giocò due stagioni (dal 1976 al 1978) a Craven Cottage, 42 presenze e 8 goal. Gli sforzi furono però vani, e il Fulham non tornò a respirare aria di massima serie.

Gli anni ’80 cominciarono con nuove ambizioni, rispecchiate anche nella decisione di fondare una squadra di Rugby associata ai Cottagers, che giocò le prime partite proprio a Craven Cottage e che oggi, dopo cambi di nome vari (Fulham Rugby League Club, Broncos, Harlequins), è diventata London Broncos. La squadra di calcio nel frattempo ottenne la promozione dalla Division Three alla Division Two con un nucleo solido di giocatori in campo (Gale, Houghton, Peyton, Lewington) che sfiorò addirittura il back-to-back, svanito all’ultima giornata con una sconfitta 1-0 contro il Derby County, partita segnata anche da una lunga interruzione causata da un’invasione di campo. Quella squadra venne smembrata e i sogni di gloria, ancora una volta, dovettero essere messi nel cassetto. La nuova retrocessione (1985/1986) in Division Three era solamente il preludio al periodo più nero nella storia del Fulham. Otto anni di terza serie, diventata nel frattempo Second Division (la Premier league portò al cambio del nome di seconda, terza, quarta serie, come immagiamo sia noto a tutti), e quando sembrava non ci fosse più speranza di tornare a livelli maggiormente consoni alla squadra arrivò addirittura la retrocessione in Third Division, il quarto livello del calcio inglese, il punto più basso della storia del Fulham.

Saha festeggia la promozione in Premier

Era il 1994. L’inferno durò tre anni, fino al 1997, quando la squadra ottenne la promozione come seconda classificata, a pari punti col Wigan campione, a causa di un cambio di regole (invece della differenza reti, il discriminante in caso di arrivo a pari punti venne stabilito fosse il numero di reti segnate) che il proprietario della squadra per ironia contribuì a far entrare in vigore. Nel 1996 il Fulham era penultimo in Third Division, a un passo dalla Conference e l’addio alla Football League. Si salvò per miracolo. Proprietario in quegli anni tal Jimmy Hill, che si fece indietro nella stessa estate del 1997, post-promozione, quando il club venne acquistato dall’uomo d’affari egiziano Mohamed Al-Fayed. Era l’inizio della risalita. L’ambizioso programma di Al-Fayed mirava entro cinque anni a tornare nella massima serie; venne nominata alla guida della squadra (al posto di Micky Adams, fautore della promozione) una coppia d’assi, Ray Wilkins e Kevin Keegan, ma Wilkins lasciò dopo breve tempo causa diverbi con la proprietà e il Re divenne l’unico manager, portando il Fulham alla promozione stravincendo di fatto il campionato con 101 punti (grazie anche ad acquisti come Paul Peschisolido, 1.1 milioni di euro, record per la terza serie). Era il ritorno al secondo livello del calcio d’Albione, ma non finiva lì, non doveva finire lì secondo i piani di Al-Fayed. Keegan lasciò per rispondere alla chiamata irrinunciabile della Nazionale, e venne nominato manager Paul Bracewell.

Bracewell non finì nemmeno la stagione, sollevato dall’incarico a causa di una posizione a metà classifica che non rispecchiava le aspettative, e che “costrinse” il Fulham a un ulteriore anno in First Division. Al-Fayed optò allora per il francese Jean Tigana, il quale costruì un nucleo di giocatori giovani e forti (su tutti, Louis Saha) e che condusse il Fulham alla promozione in Premier League dopo 33 anni (in realtà era l’esordio in Premier, il ritorno dopo 33 anni era relativo alla massima serie, specifichiamo sempre). Capitano era Chris Coleman, futuro manager della squadra (dovette lasciare l’attività a causa di un incidente), in campo anche quel Sean Davis che giocò con la maglia dei Whites in tutte e quattro le serie professionistiche, un piccolo record condiviso con pochi nella storia. Le prime stagioni in Premier furono segnate dal rifacimento di Craven Cottage, che costrinse il Fulham a emigrare a Loftus Road (2002/2003 e 2003/2004) e condivere lo stadio con gli odiati rivali; si rischiò anche la retrocessione, nel 2002/2003, con Tigana sostituito da Chris Coleman appunto, e la salvezza ottenuta per il rotto della cuffia. Dopo qualche stagione tranquilla, il 2006/2007 fu nuovamente a rischio retrocessione, Chris Coleman venne sostituito ad Aprile con Lawrie Sanchez (il contratto di Coleman, già stabilito che non venisse rinnovato, venne terminato il 10 Aprile). La salvezza arrivò alla penultima giornata, 1-0 contro il Liverpool. L’esperienza di Sanchez terminò invece a stagione 2007/2008 in corso, con la squadra ancora in lotta per la sopravvivenza in Premier; venne sostituito da Roy Hodgson.

Un giorno che i tifosi Fulham non dimenticheranno mai: ottavi di finale, Europa League 2009/2010

Hodgson faticò tantissimo, tant’è che, a fine primo tempo della terzultima partita, il Fulham era virtualmente retrocesso; si giocava contro il Manchester City, e i Cottagers erano sotto 2-0. Una doppietta di Diomansy Kamara (visto anche al Modena) spianò la strada al 3-2 finale, cui seguì la vittoria casalinga contro il Bimingham City e la vittoria a Portsmouth, con il goal di Danny Murphy a 15 minuti dalla fine che significò salvezza. Roy Hodgson divenne un’icona dalle parti di Stevenage Road, con il settimo posto della stagione successiva che significava accesso all’Europa League, mutazione genetica della Coppa UEFA. Ma siamo alla storia recente, con il Fulham finalista della competizione e sconfitto di misura (1-2) in finale da un Atletico Madrid che poteva contare su Aguero, Forlan e altri giocatori di livello Mondiale. Hodgson lasciò direzione Liverpool (esperienza destinata a fallire), sostituito da Mark Hughes a sua volta sostituito, quest’anno, dall’ex manager del Tottenham, l’olandese Martin Jol. Il Fulham continua a vivere stagioni tranquille, forte di una squadra senza stelle (per quanto Dempsey sia giocatore che ci fa impazzire) ma solida, che abbiamo visto dal vivo a Manchester a Febbraio, partita peraltro proibitiva contro il Manchester City schiacciasassi.

Ci risiamo. Una storia piuttosto piatta, direbbe qualcuno poco avvezzo a narrare di storie non riguardanti vittorie, come quella del Millwall, o del Brentford viste in precedenza. Niente trionfi, niente imprese. Però il Fulham, come le altre squadre che abbiamo già vi visto, è lì, 132 anni dopo quel giorno in cui i fedeli di una chiesa anglicana diedero vita alla squadra, ed è l’anima di un quartiere della Londra tranquilla e da film (a proposito, Hugh Grant è un grande tifoso dei Cottagers). Perchè forse quello che abbiamo imparato fin qui è che vincere conta, ma non è tutto; forse le radici contano di più, il rapporto con la comunità, il sapere che c’è una squadra che ti rappresenta, il sostenerla, come quel ragazzo incontrato di recente a Londra che si incamminava verso Craven Cottage, sciarpa bianconera al collo giù per Shepsherd’s Bush Road. Tifare una squadra deve prescindere dalle vittorie, deve essere un legame indissolubile verso qualcosa in cui credi e che ti rappresenta, e si ritorna al solito discors, che prometteremmo di non fare più se sapessimo di mantenerla, la promessa, ma siccome siamo convinti del contrario non promettiamo nulla. Però d’altro canto il nostro viaggio londinese ci sta insegnando proprio questo, oltre a conoscere a grandi linee la storia di una squadra ci fa capire come, a Londra ma in ogni città dell’Inghilterra, tifare una squadra vuol dire tifare per le tue radici.

Clint Dempsey, miglior elemento del Fulham attuale

Precisiamo una cosa, per evitare di cadere nella retorica. Quando il Fulham navigava in cattivissime acque, allo stadio la media spettatori era di 4.000 anime (sempre di più che le nostre squadre di C2, o Lega Pro Seconda Divisione, comunque); dato impietoso se paragonato agli oltre 20.000 attuali. Ma è disaffezione normale e umana, che trascende dall’attaccamento alla squadra. Immaginiamo ci fossero tifosi che, sebbene lontani dallo stadio, soffrissero per le sorti del Fulham, invece di fregarsene come accade qui quando una squadra sprofonda nella categorie minori, salvo poi ricordarsi di tifare per quella quando ritorna a livelli maggiori. E allora viva il Fulham, il suo stadio che si fa beffe degli impianti nuovi di zecca, che è lì a sorvegliare il fiume da più di un secolo e a proteggere quelle maglie bianche, a custodire la magia di una squadra e del suo quartiere. Ritorniamo verso la District Line, seguiamo l’insegna westbound, scendiamo ad Upton Park. West Ham United.

Records

  • Vittoria più larga: 10-1 v Ipswich Town (Division 1, 26/12/1963)
  • Sconfitta più larga: 0-10 v Liverpool (League Cup, 23/09/1986)
  • Maggior numero di spettatori: 49.335 v Millwall (Division 2, 8 Ottobre 1938)
  • Maggior numero di presenze in campionato: Johnny Haynes, 594
  • Maggior numero di goal in campionato: Gordon Davies, 159

Rivali: Queens Park Rangers, Chelsea, Brentford

Link: Italian Cottagers

3 thoughts on “Viaggio nella Londra del calcio: Fulham

  1. Pingback: Viaggio nella Londra del calcio: Chelsea | English Football Station

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