Viaggio nella Londra del calcio: Millwall

Millwall Football Club
Anno di fondazione: 1885
Nickname: the Lions
Stadio: The Den, Zampa Road, London SE16
Capacità: 20.146

“Una sbronza, una scazzottata, una partita: questo è il Millwall”. Adoriamo dottoroni da salotto che fan di tutto per cercare di spiegare una realtà, chiaramente non riuscendoci perchè non la vivono (ci scusiamo già in anticipo dovessimo fare lo stesso errore), e poi una semplice frase di uno che quella realtà la vive davvero spiega il tutto con chiarezza e semplicità; come sempre, per conoscere le cose devi averne esperienza. E Harry the Dog l’esperienza ce l’aveva eccome, essendo uno dei leader delle temibili F-Troop, una delle più temute firm di tutto il panorama hooligans britannico poi diventate Millwall Bushwackers. In quella semplice frase c’è davvero racchiusa la quint’essenza del Millwall: il suo essere la squadra degli ultimi, di quelli che alla Domenica mattina si risvegliano dalla sbronza della sera precedente, che in settimana lavorano nei cantieri del Tamigi o in qualche deposito portuale e che per Dio, il Millwall è la loro squadra, e guai a chi gliela tocca. Il sempre meraviglioso concetto del support your local team è qui portato agli estremi, e ci viene quasi da dire che non esistono realtà simili per legame tra squadra e quartiere (per quanto sia forte ovunque). Per la verità, dalle parti di Cold Blow Lane le cose ultimamente sono un po’ cambiate, ma quell’odore di depositi di gomme e di porto il Millwall ce l’ha addosso tutt’ora. E i tifosi, che molti pensano essere ormai standardizzati col resto del Regno Unito, forse forse non lo sono, visto che la parola che più spesso accompagna i racconti di chi è stato al The (New) Den è “intimidating“. Un ambientino accogliente.

La Isle of Dogs oggi

Collocare il Millwall, dopo l’introduzione, diventa quasi superfluo. South Bermondsey e in precedenza New Cross, proletariato urbano, lavoratori portuali, la Londra che lavora – nonostante i tempi stiano cambiando come cantava Dylan, e l’economia subisca mutazioni – la Londra che non conosce i turisti casinisti di Piccadilly Circus. Poi certo, la globalizzazione ha raggiunto anche questa porzione di terra a sud del Tamigi, per cui magari si incontrano meno problemi a muoversi nel quartiere rispetto ad anni fa, ma tutto sommato eviteremmo di fare troppo i turisti medi dalle parti di The Den, perchè non si sa mai e da quelle parti (ma in generale in tutto il panorama del tifo inglese di una volta) i turisti non sono esattamente visti come portatori di pecunia, come invece accade da Cool Britannia o dal negozio di souvenir della stazione. Ma d’altronde perchè un turista dovrebbe andare da quelle parti? No one likes us, no one likes us, no one likes us and we dont’ care cantano i tifosi dei Lions, non piaciamo a nessuno, ma chissenefrega, siamo il super Millwall from the Den, e gli altri se ne vadano tutti a….il concetto è poi questo: degli altri non gliene frega nulla, poichè gli altri li ritengono l’ultima ruota del carro, violenti, razzisti, omofobi e chissà cos’altro e scaricano spesso le responsabilità di qualsiasi avvenimento violento sui tifosi del Millwall, ormai marchiati con l’etichetta di “cattivi”, ed ecco che automaticamente scatta l’identificazione col Millwall, che svolge per certi versi la funzione sociale di compattare quartieri certamente difficili intorno alla squadra, e pazienza se non si vince nulla, non è quello che conta.

Millwall è una zona della Isle of Dogs, borough di Tower Hamlets, nord del Tamigi. Come sono finiti a sud del fiume? Poi in realtà in linea d’aria il New Den si trova a Ovest rispetto a Millwall, perchè la Isle of Dogs non è altro che quel lembo di terra formato dall’ansa del Tamigi che, se guardate una cartina di Londra, noterete facilmente; ma siccome le divisioni rispetto a un corso d’acqua da che mondo è mondo si fanno nord/sud, non facciamo eccezione. La squadra venne fondata dai lavoratori della J.T. Morgan nel 1885, ed è bene tracciare subito il background che sta alla base della fondazione del Millwall, facendo un po’ di storia industriale britannica che non guasta mai. La J.T. Morgan era un’industria scozzese, fondata ad Aberdeen nel 1849 che si occupava di rifornire la navi di cibo; nel 1870 si decise di aprire una nuova sede in quel di Londra, capitale di quella che era al tempo la prima potenza mondiale, soprattutto per quanto concerneva la navigazione, e si optò per l’area portuale della Isle of Dogs, e precisamente per il dock di Millwall, dal nome dell’omonima zona. La fabbrica attirò manodopera senza limitazioni geografiche, come avveniva sempre a quel tempo, ma ci fu un particolare apporto da parte di scozzesi, ed è infatti opinione diffusa che il primo nucleo del Millwall fosse composto per la maggior parte proprio da loro, ragion per cui vennero scelti come colori il blu scuro e il bianco tipici della croce di Sant’Andrea. Resta il fatto che si trattava di lavoratori, scozzesi o no, che godevano di tempo libero al Sabato da dedicare al football, cosa possibile da poco in quegli anni in cui le prime riforme sociali prendevano lentamente piede.

The Den (1910-1993)

Torniamo dunque alla storia. 1885, nasce il Millwall Rovers, come segretario un 17enne figlio del gestore del pub dove si riuniva la squadra (“The Islanders Pub”) e come presidente il dottor William Murray-Leslie, che nel tempo libero si divertiva a essere un giocatore dell’Irlanda e che, per ragioni misteriose e sorprendenti, non giocò mai nel Millwall. Il Millwall giocò le prime partite contro squadre dell’est di Londra, cosa che l’anno successivo (1886) divenne ufficiale con la creazione dell’East End Football Association, a cui venne associata una Senior Cup, competizione che il Millwall vinse per tre volte consecutive divenendo così proprietaria del trofeo. Millwall (nel frattempo divenuto Athletic) che trionfò anche nelle prime due edizioni della neonata Southern League, la risposta sudista alla Football League e che i dockers contribuirono a fondare; vinsero anche, sempre per due volte, la Western League. Southern League e Western League esistono tutt’ora, sono il 7/8 e 9/10 livello del calcio inglese e per sua fortuna il Millwall non ha più avuto niente a che fare con queste leghe. Comunque, come si vede, fu un inizio piuttosto vincente per la squadra dei lavoratori della J.T. Morton, periodo di successi che rimarrà un caso isolato nella loro storia.

E gli stadi? Dopo aver affrontato la storia del QPR e i suoi 13 stadi, da cui dobbiamo ancora riprenderci, tutto diventa più semplice. Dal 1885 al 1910 il Millwall usufruì di quattro terreni di gioco, tutti posizionati nella Isle of Dogs. Il primo impianto, usato dal 1885 al 1886, era situato in Glengall Road; il secondo in East Ferry Road, dove accorrevano migliaia di persone a vedere la squadra (si parla di folle di 30.000) e che venne usato dal 1886 al 1890; il terzo campo da gioco, l’Athletic Ground, ospitò la squadra dal 1891 al 1901, quando questa si trasferì a North Greenwich, dove rimase fino al 1910. Girovaghi nella Isle of Dogs, non persero mai dunque il contatto con i moli, i lavoratori portuali e gli operai dei cantieri e come detto capitava spesso che folle notevoli assistessero alle partite casalinghe. Perchè allora nel 1910 si decise di attraversare il fiume e posizionarsi a South Bermondsey qualche miglia più a ovest? Forse proprio per questo motivo, per il pubblico sempre più numeroso e per le vittorie del primo periodo, si decise di costruire un nuovo impianto, affidandosi a quello che diventerà il re degli architetti calcistici, Archibald Leitch; lo spazio venne trovato sull’altra sponda del Tamigi e, dopo lavori costati 10.000 sterline, il 22 Ottobre 1910 il Millwall aveva la sua nuova casa, The Den, che inaugurò contro il Brighton (perdendo 1-0). Tifosi ora provenienti dai Surrey Docks del sud Tamigi si mescolarono a quelli della Isle of Dogs che non abbandonarono la squadra, dando vita a quel che vedremo nel paragrafo successivo.

The New Den visto dall’alto

Non fece in tempo a essere costruito il The Den che divenne subito un ambiente ostile e intimidatorio. Già dalla cerimonia d’apertura, quando il presidente della FA Lord Kinnaird si vide sbattuto in campo dopo essersi collocato, diciamo così, nel settore sbagliato; non sappiamo cosa si attendesse da quei sud-est londinesi, ma tutto sommato è divertente pensarci ed è molto Millwallesque, per parafrase un capitolo del libro di Nick Hornby di cui è superfluo specificare il titolo. Anche l’usanza primo-novecentesca di applaudire gli avversari quando questi dimostrassero bel gioco e abilità venne totalmente ignorata dai tifosi del Millwall, e francamente ci sfugge qualcosa di concettualmente più lontano da loro che tale prassi, anche se noi ragioniamo nella parte di chi vede la storia, la scrive ma non la fa. No, niente applausi agli avversari, al The Den poteva esistere solo il Millwall roar, il ruggito dei leoni, l’assordante tifo verso la squadra di casa, le proteste verso l’arbitro, i vocaboli non proprio da gentiluomini di Westminster, e che l’avversario si fotta (“I remember running on to the pitch at The Den when I was a youngster with Leicester in the fifth round of the FA Cup. The place resembled a huge trap, and the venom that hit us from the Millwall fans was unbelievable. I remember thinking to myself, maybe it would be a good idea not to score at this place!” dirà anni dopo Gary Lineker); il segno distintivo di questa squadra e questa gente, racchiuso nel motto “we fear no foe” che comparve nelle prime due edizioni del club handbook (il libro della squadra che ogni stagione viene pubblicato e che racchiude un po’ tutto quello che riguarda il club), una frase che divenne ben presto un ideale di vita e che ispirerà una delle più temibili firm del tifo inglese. Il leone, il cui primo, d’ottone, venne presentato dal club proprio nella cerimonia d’apertura (con tanto di iscrizione “non volgeremo mai la schiena al nemico”), era dunque il simbolo perfetto per il Millwall. Al The Den iniziarono a venire malvolentieri tifosi e giocatori avversari, tanto che il Millwall detiene il primato di imbattibilità in quattro divisioni differenti. Effetti del Millwall roar..

Nel frattempo Southern League e Football League si fusero, o meglio venne tutto aggregato alla più prestigiosa Football League e il Millwall fu tra le squadre fondatrici della Division 3 South; Millwall che tolse l’appellativo di Athletic dal nome ufficiale e diventò semplicemente Millwall F.C., come lo conosciamo tutt’oggi. Lo spostamento al The Den non impedì, anzi aumentò l’afflusso di spettatori, tanto che il Millwall divenne ben presto, nonostante prestazioni che la vedevano oscillare tra terza e seconda serie, una delle dieci squadre più seguite d’Inghilterra. Una squadra che anche sul campo stava migliorando, e acquistò una reputazione di squadra ostica da affrontare specialmente in FA Cup (tra le vittorie più importanti un 3-1 all’Huddersfield campione d’Inghilterra nel 1927) ma che purtroppo, quando molti ritenevano che potesse diventare tra le migliori, venne investita dall’onda d’urto della Seconda Guerra Mondiale. Stadio bombardato (19 Aprile 1943), le conseguenze della guerra che si facevano sentire, solo la forza d’animo di quella gente che proveniva dal basso e che aveva nel Millwall una della ragioni di vita salvò la squadra da un destino segnato: la ricostruzione del The Den, ad esempio, fu opera di tifosi volontari che non si rassegnavano all’idea di perdere i loro amati Lions. Attaccamento ai colori si dice, ma no, qui è qualcosa di più.

La squadra che ottenne la promozione in First Division, 1987/88

L’attaccamento viscerale dei tifosi alla squadra è inversamente proporzionale ai successi della stessa, visto che, dalle parti di New Cross (il quartiere che ospitava The Den), non si è mai vinto nulla. E quando diciamo nulla intendiamo nulla: nè FA Cup, nè Coppe di Lega, niente. Le stagioni scorrevano, un po’ di Division 3, un po’ di Division 2, la mancata promozione nella massima serie per un punto nel 1971 (“The class of ’71“, una delle migliori edizioni del Millwall a detta dei tifosi, e ci fidiamo di loro) a rappresentare la vetta più alta, vari incidenti tra tifosi, il fenomeno hoolingans su cui torneremo. Da queste parti passò anche George Graham, tre stagioni e una promozione in Division 2 prima del salto all’Arsenal (e qui tornerebbe in gioco Fever Pitch) e i successi con i Gunners; erano gli anni ’80, e il Millwall si apprestava, finalmente, al suo esordio in First Division. Stagione 1987/1988, John Docherty allenatore, scozzese di Glasgow ma non esattamente Alex Ferguson; in squadra capitan Les Briley, Tony Cascarino, Teddy Sheringham che proprio al Millwall cominciò la sua brillante carriera, insomma una vittoria a sorpresa e una promozione ottenuta davanti al glorioso Aston Villa, che solo cinque anni prima alzava la Coppa dei Campioni. La prima stagione in First Division iniziò con 4 vittorie, 2 pareggi, e la testa della classifica (e il decimo posto finale): i cattivi erano lassù e guardavano tutti dall’alto, con un senso di onnipotenza e orgoglio che ci piacerebbe farci descrivere un giorno da un tifoso che ha provato tutto ciò.

Il Millwall retrocesse la stagione seguente, dopo il decimo arrivò infatti il ventesimo posto, che significava ultima piazza. Si tornò a convivere con le divisioni inferiori, Teddy Sheringham venne ceduto al Nottingham Forest, si cambiò anche stadio abbandonando il The Den e trasferendosi al vicino New Den (1993), decisione che suscitò non poche proteste dei tifosi che vedevano nel trasferimento in una pulita casetta tutta ordinata un tradimento verso la storia e l’idea stessa di Millwall, che, parere nostro, ben era rappresentata dal The Den, il suo disordine e le sue gradinate e quel clima tremendo per chiunque veniva ad affrontare i Lions. Il recente ritorno in seconda serie (Championship) dopo anni di League 1 è la giusta sintesi della storia della squadra, sempre a cavallo tra le due divisioni. Un piccolo e felice intermezzo in tutto ciò è stato il 2004, quando il Millwall ha raggiunto la finale di FA Cup persa (3-0) contro il Manchester United, ma che è valsa l’accesso in Europa nella stagione successiva, una breve esperienza (fuori al primo turno contro il Ferencváros) ma che ha rappresentato un’assoluta novità per gli uomini allora guidati da Dennis Wise.

La storia calcistica del Millwall è sostanzialmente questa, senza grandi trionfi, senza giocatori diventati leggende del calcio. A costo di cadere nel banale e senza voler dare giudizi negativi a priori, è doveroso introdurre l’argomento tifosi, il vero segno distintivo del Millwall. I tifosi del Millwall, come in breve abbiamo già visto, furono fin da subito contraddistinti da comportamenti sopra le righe: il The Den venne chiuso dalla F.A. già negli anni ’20 e ’30 (5 volte in totale, record inglese), con giocatori aggrediti, arbitri e guardalinee vittime di agguati, disordini generali di un pubblico non proprio old british. Ai primi del novecento risale anche la rivalità con il West Ham, altra squadra di lavoratori e portuali che darà vita con il Millwall al derby più sentito e pericoloso d’Inghilterra di cui parleremo in futuro. L’ambiente intorno al The Den favoriva il fenomeno hooligans: una serie di stradine e ponti che sembravano disegnati apposta per agguati e risse, Cold Blow Lane, una via che provocava un brivido freddo a chiunque non fosse di South Bermondsey e dintorni e anche solo sentisse questo nome. I fatti di Luton del 1985 rimangono impressi nella storia del fenomeno hooligans, ma come detto, mentre altrove la violenza è stata estirpata quasi completamente, New Den rimane un caso piuttosto a se stante. I disordini che seguirono una gara di playoff persa contro il Birmingham City nel 2002 vennero descritti come uno dei peggiori episodi di violenza recente dalla BBC, e una gara di FA Cup del Gennaio del 2009 in casa dell’Hull City degenerò nel lancio di oggetti e seggiolini in campo (sebbene non sia chiaro di chi sia la responsabilità iniziale, ed è sempre molto facile condannare i tifosi del Millwall, tanto i violenti sono sempre loro).

Ora, sappiamo bene che ne viene fuori un ritratto che suona più o meno così: squadra che non vince nulla, tifosi violenti, spesso protagonisti di risse o anche solo insulti e sorrisini a giocatori piuttosto “effeminati” (vedere un David Beckham al Millwall, o un Cristiano Ronaldo, rimane un mio particolare sogno; qui amano i duri), squalifiche del campo. Per quanto ci riguarda ci limitiamo a riportare qualche fatto (perchè ce ne sarebbero centinaia) senza che questo costituisca per forza un giudizio negativo. Insomma, la violenza è sempre condannabile, ma il Millwall è questo, nel bene e nel male, dove il bene è l’attaccamento viscerale alla squadra, e il suo ruolo di punto di identificazione sociale per persone spesso provenienti da classi disagiate, mentre il male è lo sfociare di questa passione in violenza, quasi ci fosse da difendere (e qui siamo noi a cadere nell’errore dei dottoronii che spiegano una realtà dal di fuori, ma in nostra difesa si tratta solo di ipotesi) con le unghie e con i denti un’identità minacciata dal rischio di contagio esterni. E la società? Ha sempre cercato di minimizzare gli avvenimenti, a volte non senza ragioni perchè, come detto, è sempre facile incolpare il Millwall, ma quando lo stesso Millwall nel 1977 invitò il documentario Panorama della BBC al The Den per dimostrare che gli hooligans sì, esistevano, ma era tutto esagerato e gonfiato ad arte dai giornali, venne invece fuori (clamoroso autogoal) che il fenomeno era radicato nella comunità (si tentò di collegarlo al movimento di estrema destra del National Party, ma anche questa, benchè alcuni elementi siano senza dubbio legati all NP, rimane un’ipotesi, una spiegazione e nulla più). Tra i tifosi famosi del Millwall c’è Gary Oldman, di New Cross, figlio di un saldatore e della Londra operaia: il prototipo perfetto del tifoso Lions.

Uno dei ponti che circondano The Den, terrore dei tifosi avversari

Forse è bene lasciare il Millwall così, e ognuno si faccia la sua idea. Ma questo pezzo lo trovo particolarmente evocativo:

“[…] Il mercoledì successivo giocavamo contro il Millwall al Den. Dei Lions si può dire quel che si vuole, ma di sicuro avevano un bel seguito a livello locale. In quasi tutte le città e le aree urbane d’Inghilterra ci si aspetta di vedere in giro ragazzi che indossano svariate maglie con i colori della diverse squadre, con una certa prevalenza del club del posto. A Bermonsdey e in Old Kent Road non si vedono altro che maglie del Millwall. Prova evidente che la squadra è seguitissima dalla comunità locale. E che la paura fa novanta. Una volta – ci eravamo trasferiti da poco nella zona sud-est di Londra – stavo camminando lungo Leathermarket Street. C’era un bambino seduto sul muretto. Avrà avuto otto anni e portava una maglia del Millwall. Quando arrivai alla sua altezza mi fece: “Ehi, capo. Per che squadra tieni?”. “Per il Middlesbrough” risposi io, bello spavaldo. Era un piccoletto, di sicuro ce l’avrei fatta a scappare. Proseguii e quando l’ebbi superato di qualche metro lo sentii cantare: “Vai a firmare, vai a firmare, barbone. Tanto c’avete solo la disoccupazione”. Stupefatto, mi voltai. Quando vide che lo stavo guardando, il bambino si mise una mano in tasca e tirò fuori una monetina. Poi mi gridò: “Eccoti 10 pence. Comprati una casa””.

(Harry Pearson, A season of mellow fruitlessness, 1993)

Una sbronza, una scazzottata, una partita: questo è il Millwall“.

Prossima tappa: Brentford.

Records

  • Vittoria più larga: 9-1 v Torquay United (Third Division South, 29 Agosto 1927); 9-1 v Coventry City (Third Division South, 19 Novembre 1927)
  • Sconfitta più larga: 1-8 v Plymouth Argyle (Division Two 16 Gennaio 1932)
  • Maggior numero di spettatori: 48.762 v Derby County (F.A. Cup, 20 Febbraio 1937)
  • Maggior numero di presenze in campionato: Barry Kitchener, 523
  • Maggior numero di goal in campionato: Neil Harris, 125

Rivali: West Ham; Crystal Palace, Charlton

Link: http://millwallitalia.blogspot.it/
http://www.millwall-history.org.uk/

14 thoughts on “Viaggio nella Londra del calcio: Millwall

  1. Ho scoperto questo blog da poco (purtroppo) e rinnovo i complimenti che vi ho già fatto pochi post fa…davvero un piacere leggervi,qualsiasi sia l’argomento che trattiate. Colgo l’occasione per porre una veloce e forse stupida domanda circa proprio i Lions…E’ possibile vedere qualcosa del “vecchio” Den andando oggi sul posto o è stato totalmente demolito e non vi è traccia della sua presenza?Chiedo questo perchè a livello di stadi londinesi il Millwall F.C. mi manca e i primi di Giugno vorrei fare un salto in zona ed arrivare preparato circa le cose da poter ammirare…Grazie in anticipo per l’eventuale risposta. Alessandro.

    • Ciao e grazie per i complimenti!
      No, purtroppo il The Den è stato demolito e al suo posto sono state costruite case ( http://www.millwall-history.org.uk/TheOldDen-Developed.jpg ), per cui non troverai tracce della sua presenza che non siano magari scritte sui muri o cartelli, ma dubito. Un vero peccato, per quanto il New Den sia molto bello gli manca a mio avviso l’anima che aveva il vecchio Den, dove è nato il tifo made in Millwall. Comunque consigliato il giro dalle parti del New Den, la zona non è spettacolare e sicuramente troverai ben pochi turisti, ma forse proprio per questo conserva un fascino retrò che non trovi a Stamford Bridge o all’Emirates. Poi se vorrai postare qualche foto siamo ben lieti di ospitarle!🙂
      Pierpaolo

    • Già…….i Lions torneranno spero ! Adesso il Millwall ehhhh…….però spero che la fortuna torni a girare anche per noi ! Manca un pezzo di storia senza Millwall però la possiam tener viva e seguirlo anche se è stato retrocesso in Lega 1 ! Purtroppo io non trovo amici / e per andare insieme tenendo conto che si potrebbe prendere i voli economici ! Purtoppo il vecchio Den non c’è più……rimane ripeto un mito vivente !

  2. Davvero ottimo lavoro Pierpaolo! Sono molto contento di questo servizio perchè fa conoscere il mio Millwall non solo per vecchie storie di hoologans e violenze metropolitane. Per quanto riguarda la domanda di Alessandro, hai detto bene tu. Il vecchio caro Den è stato demolito completamente ma in realtà restano comunque alcune tracce della sua antica presenza in diversi piccoli monumenti tra cui una colonna e una targa. Se hai piacere sono a disposizione per le foto.

    • Grazie innanzitutto. Detto da un tifoso del Millwall fa piacere. Purtroppo come ti dicevo nel tuo blog (per cui ti rinnovo i complimenti, per la passione che ci metti, blog sempre aggiornato e davvero consigliatissimo) il Millwall è spesso uguale a violenza. Ma non è così. Io trovo che l’attaccamento viscerale a una squadra non vincente sia una cosa possibile solo in Inghilterra in generale, ma nella zona di influenza del Millwall in particolare. Bellissima realtà da conoscere.
      Per le foto sarebbe ottimo! Magari ne inserisco qualcuna!
      Grazie ancora!

    • Verissimo !!!!!!!!!! Comunque noi grideremo sempre “Mill till die !!! ” ovunque….sì mi sembra che c’è una pagina su fb (vi varò sapere il nome) che colleziona foto vecchie sia del Den,dei primi Budswakers e altro materiale…..
      COYL !!!!!!!!!!

  3. Complimenti per l’articolo e per il vostro blog. Continuate così!!!

    P.S. se puoi contattarmi in privato, avrei da farti una proposta….seria🙂

  4. Ho vissuto per un periodo proprio a South Bermondsey (non più di 300 metri dal nuovo “The Den”) e devo dire che adesso è una zona in cui si vive bene, anzi. Grazie al legame con la squadra si comprende meglio la passione che hanno per il football. Ho visto in un pub la semifinale di FA Cup giocata (e persa) contro il Wigan ed è stato uno spettacolo fantastico. Casinisti e non violento (è vero che anche i bambini di 8 anni intonano i cori a squarciagola!). L’articolo ricrea bene in parte quell’atmosfera, anche se lo stereotipo (neanche troppo) della violenza è sempre dietro l’angolo. Molto interessante, bravo!

  5. Non avremo tifosi celebri ma meglio ! Il Millwall è anche questo : il bello di stare fuori dalla massa !
    Complimenti d’avvero Pierpaolo oltretutto condividiamo la stessa passione,per una squadra sempre piena di guai però hai voglia il suo fascino è unico !!!!!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...