The greatest player who (n)ever lived

Verso le 3 del pomeriggio del 6 Febbraio 1958, all’aeroporto Riem di Monaco di Baviera, il volo 609 della British European Airways sta per effettuare il suo terzo tentativo di decollo. La pista è fangosa e i primi due tentativi sono falliti a causa di un problema al carburatore. Mentre comincia leggermente a nevicare, dalla stazione si consiglia di annullare il volo per fare dei controlli al motore ma il capitano James Thain è di diverso avviso. E’ convinto che il problema non sia particolarmente grave è che una soluzione di emergenza basterà, causando come unico inconveniente il fatto che l’aereo decollerà solo nell’ultimo tratto della pista.

Bisogna aspettare qualche minuto, innumerevoli schizzi di fango lanciati dall’aereoplano in disperata accelerazione e l’urlo del capitano Thain stesso (“Christ, we won’t make it!”) per capire che non sarà così. L’aereo non riesce a decollare prima della fine della pista, distrugge la recinzione dell’aeroporto e si schianta violentemente contro l’abitazione di una famiglia di sei persone. Delle 44 persone a bordo di quell’aereo, solo 21 sopravviveranno. Tra questi, il futuro sir Bobby Charlton.

Finisce così la storia (perlomeno la prima parte) di una delle squadre più forti dell’epoca (erano di ritorno da un vittorioso quarto di finale di European Cup, l’antenata della Champions League) e tra le più affascinanti dell’intera storia del football britannico. Parliamo dei Busby Babes, i ragazzi terribili del Manchester United  di fine anni 50, reclutati, allenati e fatti crescere sin da giovanissimi da sir Matt Busby. Una storia fantastica e triste allo stesso tempo, che lascerà lo United con grandi successi (raccolti anche successivamente all’incidente) ed enormi rimpianti. Ma non è dei Busby Babes di cui voglio parlarvi (anche se lo meriterebbero), ma del migliore tra i “kids” scomparsi in quel disastro aereo. Il migliore di tutti i tempi, secondo qualcuno. Duncan Edwards.

I “Busby Babes” del ’57. Duncan è il primo dopo il portiere. Notare anche Bill Foulkes in sesta posizione.

Quando si valuta un giocatore di epoche lontane, in mancanza di consistente materiale video, e’ sempre difficile separare la leggenda dalla realtà. Se poi questo giocatore è tragicamente morto alla tenera età di 21 anni, dopo aver già mostrato al mondo qualità pazzesche, ecco che i ricordi possono essere influenzati dal dolore o dall’affetto di chi li rievoca. E’ con scetticismo che per la prima volta mi avvicinai al mito di Edwards ed è ovvio che nessun giudizio generale potrà mai essere preso. Ma qualsiasi testimonianza sia riuscito a recuperare su di lui dice la stessa identica cosa: il migliore. Period.

Dice Bobby Charlton: “Chiedetemi chi è il miglior giocatore che abbia mai visto. Chiedetemi chi è il miglior giocatore con cui abbia mai giocato. Chiedetemi chi è il miglior giocatore contro cui abbia mai giocato. La risposta è sempre la stessa: Duncan Edwards. Non chiedetemi quanto grande sarebbe diventato, sfida la mia immaginazione. E ricordatevi che io giocato non solo con George Best e Dennis Law, ma anche con Bobby Moore. E contro Pele’. Erano tutti grandiosi, ma Duncan era il migliore”.

Matt Busby e Duncan Edwards, 1957.

Duncan nasce verso la fine del 1936 a Dudley, nel Worcestershire. Comincia a giocare a calcio nelle squadre della sua scuola, della selezione scolastica di Dudley e della contea. La sua altra passione è la Morris Dancing (tipica danza folk Britannica), disciplina in cui eccelle. A 11 anni è costretto a scegliere tra rappresentare l’Inghilterra nel torneo scolastico di calcio o la sua contea in quello di Morris Dancing. Con qualche titubanza (sic), sceglie la prima.

Jack O’Brien, scout dello United, lo vede giocare e manda un messaggio a Busby:”Ho appena visto un ragazzetto di 11 anni che un giorno giocherà per la nazionale inglese”. Non sappiamo se O’Brien fosse sempre così profetico, ma di sicuro in quella occasione ci prese in pieno. E non dovette aspettare neanche molto, visto che Duncan farà il suo debutto con la maglia inglese a soli 18 anni e 183 giorni, un record che rimarrà intatto fino al debutto, in tempi più recenti, di Michael Owen. Leggenda vuole che, in seguito alle mirabolanti prestazioni di Duncan nel torneo nazionale scolastico, dirigenti dello United si siano precipitati a casa sua poco dopo la mezzanotte del suo 16simo compleanno, per fargli firmare un contratto professionistico il prima possibile. La storia è tutt’ora incerta e forse poco rilevante, quel che c’è di sicuro è che Edwards farà il suo debutto in Prima divisione (l’antenata dell’odierna Premier League) a soli 16 anni e 184 giorni, e poco dopo conquisterà un posto da titolare in squadra.

Generalmente indicato come “gigante”, “colosso” o “roccia”, Edwards era in realtà poco più alto di 1 metro e 80 (comunque alto per l’epoca) ma aveva una costituzione fisica imponente e incredibilmente definita per un ragazzino di quella età. Quello che tutti sembrano ricordare con ammirazione era la capacità di Edwards di giocare più o meno in qualsiasi posizione del campo con uguale naturalezza. Spesso considerato un centrocampista difensivo, Duncan ha giocato da centrale di difesa, terzino, mezz’ala, ala e in caso di necessità per qualche partita anche centravanti. Don Revie, la star del Manchester City, ricorda di quando lo vide giocare per la prima volta come compagno in nazionale: “Non senti parlare spesso ex-giocatori di grandezza perché è una cosa rara, ma è esattamente quello che vidi in Edwards la prima volta che lo guardai giocare. L’allenatore lo provò in vari ruoli e lui raggiunse lo stesso livello di eccellenza da mezz’ala, mediano, terzino, ala, centravanti”.

Stanley Matthews, Duncan Edwards e Billy Wright

Dice ancora Bobby Charlton: “La maggior parte dei giocatori è molto forte in un aspetto del gioco. Nel gioco aereo, a calciare col destro o col sinistro, possono avere visione di gioco o corsa. Ma Duncan aveva tutto questo. Era fortissimo fisicamente, nel tackle, poteva passare la palla anche a lunga distanza e segnare gol. Era davvero più bravo di tutti noi in tutti gli aspetti del gioco”. E secondo il suo coach Busby “Più importante l’occasione, migliore era la prestazione”. Come nel ‘56, quando giocando per l’Inghilterra contro una Germania campione del mondo, con il risultato fermo sullo 0-0 e 25 minuti da giocare, in seguito a un calcio d’angolo Duncan prende palla al limite della propria area e corre verso la porta avversaria. Ne fa fuori tre o quattro e insacca con una bomba da 30 metri. Il giorno dopo non si parlava d’altro.

Jimmy Murphy fu il mentore di Edwards, lo allenò nelle giovanili e ne seguì la crescita. Un giorno, prima di una importante partita giovanile contro il Chelsea, Murphy era preoccupato che il gioco di squadra non fosse abbastanza valorizzato, oscurato dal talento di Duncan. E disse quindi nello spogliatoio: ”Voglio che sviluppiate il vostro gioco. Quando ricevete palla, non datela immediatamente a Duncan, cercate varie opzioni”. Circa 45 minuti piu’ tardi Murphy si ritrova nello stesso spogliatoio, inaspettatamente in svantaggio. “Ricordate che vi avevo detto di non dare sempre la palla a Duncan? Beh, scordatevelo. Dategli il fottuto pallone ogni volta che ne avete l’occasione”. Lo fecero, e lo United vinse agevolmente.

Qualche anno più tardi Murphy è allenatore del Galles e si trovava ad affrontare Edwards da avversario, con la maglia della nazionale inglese. Nel prepartita, si mette alla lavagna e comincia ad nominare uno ad uno i giocatori inglesi elencandone i punti di forza e quelli deboli. Ne nomina dieci, ma non Edwards. Reg Davies, gallese seconda punta del Newcastle, alza la mano e chiede “E Duncan Edwards?”. “Stacci semplicemente lontano figliolo, non c’e’ niente che io possa dire che possa aiutarci granche’”.

Questo è quello che ci rimane di Edwards. Ricordi, aneddoti, leggende. Una statua nel centro di Dudley.

In seguito all’incidente, Edwards lotterà per qualche giorno nell’ospedale di Monaco, sospeso tra la vita e la morte. Nonostante le pesanti ferite e tra lo stupore dei medici, c’era ancora la speranza che potesse farcela. Non sarà cosi’, e l’Inghilterra e il mondo perderanno non solo un ragazzo di 21 anni ma anche uno dei più grandi giocatori dell’epoca. Qualcuno, come l’attaccante della Stella Rossa di Belgrado Dragoslav Sekularac, pensava fosse già il migliore del mondo. In molti sono sicuri lo sarebbe diventato.  Quel che è certo è che, a 21 appena compiuti, Duncan Edwards aveva già disputato 151 presenze per lo United e 18 per la nazionale Inglese lasciando più o meno tutti a bocca aperta. Duncan Edwards rimarrà quindi per sempre non solo uno dei più limpidi talenti prodotti dal calcio inglese, ma sicuramente il suo più grande rimpianto.

2 thoughts on “The greatest player who (n)ever lived

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