Bloggers on the road: Cris e Pierpaolo a Manchester (seconda parte)

Con colpevole ritardo, dovuto ad impegni personali e ad un nuovo tour inglese che rappresenterà la nuova puntata di Bloggers on the road, eccomi di nuovo per raccontarvi il nostro secondo giorno a Manchester dedicato alla casa dello United. Difficile trovare City e United in casa nello stesso weekend e quindi, essendoci goduti la sfida del City il giorno precedente, per lo United dobbiamo accontentarci di una gita ad Old Trafford. Partiti con l’idea di fare un breve giro, qualche foto ed un salto nel megastore, ci ritroviamo, per un colpo di fortuna, a trovare un posto libero in tour che inizia esattamente 5 minuti dopo il nostro arrivo e che coincide perfettamente con le nostre tempistiche per tornare in aeroporto.

La via che porta ad Old Trafford

Ma andiamo con ordine, ci risvegliamo sotto un tempo inglese che più inglese non si può: nebbia, una nebbia fredda che avvolge tutta la città. Volenterosi, salutiamo i proprietari del pub dove abbiamo alloggiato, salto in stazione, depositiamo i bagagli e via sulla metrò leggera cittadina verso la fermata di Old Trafford, che si trova poco fuori città. La metrò leggera ci permette di fare un piccolo tour di Manchester essendo tutta in superficie e vediamo angoli e sprazzi di una città che meriterebbe sicuramente una visita più attenta, non solamente calcistica. Non appena si esce dal centro città, ecco spuntare l’altra Manchester, la Manchester della rivoluzione industriale studiata sui libri, piena di fabbriche che hanno il sapore di quei tempi, alcune delle quali ormai in disuso. Nonostante la triste ed affascinante decadenza di questa parte, riusciamo comunque ad apprezzare un piccolo angolo di storia inglese e mondiale, una storia che ha cambiato totalmente il mondo. Ma finalmente arriviamo alla fermata Old Trafford, dalla quale lo stadio dista circa 1 km: ad accoglierci però è il Lancashire Cricket Ground, esattamente a fianco della stazione, tanto che dal treno si vedono le tribune. Purtroppo l’impianto è chiuso (e lo stanno anche rinnovando) e non troviamo nessuno che possa aiutarci a dare una sbirciatina dall’interno: proseguiamo quindi verso il nostro Old Trafford, che è facilissimo da trovare. A differenza di altri “turisti” che si recano nella casa dello United vestiti con gadget del City, noi ci avviciniamo rispettosamente, con sosta doverosa al cartello che introduce la via dello stadio, la Sir Matt Busby way, per le foto di rito.

La facciata di Old Trafford

Lo stadio appare maestoso nella sua grandezza, ad accoglierci la statua della United Trinity: Charlton, Law, Best. Sinceramente si resta senza parole, nonostante sia una grigia domenica senza partite; per me il tutto assume un significato particolare perchè Old Trafford doveva essere la mia prima meta inglese qualche anno orsono, per la trasferta di Champions del Milan che dovetti saltare per una brutta influenza il giorno prima della partenza: è come se si chiudesse una sorta di cerchio virtuale e davanti ad un pezzo di storia di Manchester non si può non stare in rispettoso silenzio. C’è comunque movimento, il megastore è aperto, ma noi proviamo prima ad andare nella zona tour/museo per chiedere informazioni e la fortuna è dalla nostra: c’è un tour in partenza, acquistiamo i biglietti e ci addentriamo nella tana dei ragazzi di Sir Alex Ferguson.

La United Trinity

La nostra guida è quanto di meglio potessimo desiderare: classico signore inglese sulla settantina, con accento tipicamente di Manchester, ma in grado di farsi capire benissimo nelle spiegazioni. Il nostro giro comincia dai posti più nobili della Sir Alex Ferguson stand, da dove si può godere di una vista praticamente perfetta sul campo di gioco. L’impianto da dentro è semplicemente meraviglioso, un profumo di storia e modernità che sinceramente non avevo ancora respirato in qualsiasi altro stadio da me visitato. Le curiosità sull’impianto sono tante, la nostra guida ci racconta anche dell’innovativo sistema di irrigazione dell’impianto e mille altre cose, troppe per ricordarle tutte; è interessante comunque notare come il terreno di gioco, scoperto, non sia rimasto disastrato dalla copiosa nevicata del giorno precedente. Ci muoviamo nei vari settori dello stadio prima che la guida ci accompagni in uno dei punti più significativi di tutto Old Trafford: il Munich Tunnel e la zona dedicata al ricordo dell’orrendo 6 febbraio 1958, quando un grave incidente aereo cancellò buona parte di una grande squadra. Domina la zona l’orologio bloccato sull’ora del disastro, rilevanti anche le varie targhe a ricordare la formazione di quel Manchester, i caduti e i feriti dell’incidente. Incredibile come tutti noi partecipanti al tour ci ritroviamo d’improvviso a parlare a bassa voce senza sorriso sulle labbra, come se fossimo in un luogo sacro. Di certo Manchester non ha dimenticato quella tragedia, dalle cui ceneri nacque poi un’altra grandissima squadra.

Il Munich Tunnel, dedicato alla tragedia di Monaco di Baviera

Proseguiamo, e camminando nelle viscere dello stadio arriviamo nelle zone più attese, quelle dedicate ai giocatori. Dapprima ci portano nella lounge riservata ai familiari, dove le mogli solitamente aspettano i giocatori nel post-partita e dove troviamo anche una board che ricorda tutti i giocatori dello United che hanno giocato in qualsiasi nazionale; poi è il momento di entrare negli spogliatoi. Contrariamente alle attese, sono semplici, essenziali, senza tanti fronzoli o comodità. Spaziosissimi, per carità, ma senza inutili vezzi; ovviamente ogni giocatore ha il suo posto assegnato, contraddistinto per i turisti da una maglia replica sull’appendiabiti. Leggere i nomi mette i brividi.

Il tunnel che porta al campo

Poi il tour continua con l’ingresso in campo dal tunnel attuale con la musichetta di sottofondo a creare atmosfera e prosegue nei meandri dello stadio (non ci fanno passare a bordocampo per la nostra sicurezza, temendo che ci siano piccole lastre di ghiaccio) con arrivo alla vecchia zona spogliatoi e al tunnel storico d’entrata in campo di Old Trafford. Davvero bellissimo, forse la parte più bella di tutto lo stadio perchè sa di vero calcio inglese, sa di storia, fa venire alla mente immagini di giocatori d’epoca a sgomitare nel tunnel prima della partita con la folla urlante sopra di loro. Fantastico. Le panchine sono in tipica tradizione britannica, incorporate nella tribuna e mi prendo l’onore di sedermi al posto di Sir Alex.

Panoramica sulla Stretford End dalla panchina dello United

Ultime foto, ultima occhiata all’impianto (davvero magnifico, visuale splendida in ogni posto) e andiamo ad immergerci nel megastore e nel museo. Inutile spendere parole sulla grandezza e bellezza del megastore, dove si trova di tutto, mentre un racconto lo merita sicuramente il museo perchè vedere lì esposti così tanti trofei mette i brividi: Champions, Fa Cup, Carling cup, Premier Leagues, premi individuali…di tutto e di più! Anche qui la tragedia di Monaco ha un suo angolo con articoli dell’epoca, ma a suscitare in noi emozione è il memorial dedicato a Sir Matt Busby, pieno di omaggi fatti dai tifosi delle squadre avversarie. Ogni grande giocatore dello United ha un suo spazio celebrativo, enorme lo spazio dedicato a Sir Alex ed è unico l’angolino dedicato alla vendita di tutti i programmi di tutte le partite interne del Manchester di quest’anno. Non perdiamo l’occasione e ci compriamo un programma di ricordo, con Pierpaolo che si diverte anche a saccheggiare lo store dello United, portandosi a casa la maglia di Best. Resta il rammarico di non aver visto una partita ad Old Trafford, ma ce ne andiamo soddisfatti verso la stazione e l’aeroporto per il ritorno a casa. Lungo la strada ripensiamo a tutta la fantastica due giorni, che sa più di avventura epica che di mini vacanza, resa unica dal meteo e da una città tipicamente inglese. Ci siamo emozionati, abbiamo visto e vissuto luoghi che sin’ora avevamo ammirato e sognato solamente in tv, abbiamo sentito nominare o visto comparire posti che per un appassionato di calcio inglese sanno di mistico quando alla persona comune sembrano solo degli stupidi nomi di qualche posto sperduto non si sa dove, ci siamo sentiti semplicemente dei veri tifosi di football e questa è la miglior sensazione che questo viaggio ci ha regalato.

Ultima immagine, poetica, di Old Trafford intravisto dalla Sir Matt Busby way

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