Come nasce un amore, cronaca di una passione in Blue

Come nasce un amore? Come si diventa schiavi di una passione tanto grande quanto difficilmente comprensibile da chi non la vive?

Difficile da dire, difficile da capire, quasi impossibile da spiegare.

Eppure tutti noi viviamo di passioni, più o meno razionali. Di certo, nella categoria delle meno razionali, rientrano le passioni legate al calcio. E ancora meno razionale, se possibile, è la passione che ci lega ad alcune squadre di altri paesi, squadre magari viste solo in televisione, di cui ci si innamora apparentemente (per gli altri) senza alcun motivo. Ma sappiamo tutti che i motivi ci sono, sono reali, sono profondi e importanti, anche se agli occhi di qualcuno possiamo sembrare strani, o addirittura pazzi.

E quello che vi voglio raccontare oggi è una passione sconfinata per un Paese, un campionato, una città ed una squadra. Il Paese, come credo abbiate capito, è l’Inghilterra, il campionato è la Premier League, la città è Londra e la squadra, a differenza di chi di solito scrive di qui, non è il Tottenham, bensì il Chelsea. Vi voglio raccontare di questa passione perché forse spingerà alcuni tifosi, come è successo a me nell’ultimo periodo, a guardare con occhi diversi il campionato italiano, le polemiche arbitrali, i veleni. Spero che aiuterà qualcuno ad allontanarsi da tutto ciò che non fa bene al movimento calcio e a vedere quanto può essere bello uno sport sano, giocato senza esasperare rivalità inutilmente, con stadi sempre pieni e con una cornice di pubblico fantastica.

Voglio parlarvi di un amore con una città nato presto, molto presto. La mia prima visita a Londra, complice un nonno con una casa lì, è stata quando avevo appena pochi mesi. Da allora ce ne sono state tante, almeno a l’anno, e ad oggi si potrebbero quantificare in una trentina più o meno. Andando avanti in me cresceva la passione per la Lazio, e per il suo stile un po’ inglese. Anche questo era retaggio del nonno, che mi portava allo stadio fin da quando era piccolo. E proprio dal nonno viene l’amore per quella squadra di Londra. Tutti lo sappiamo, la città e grande, e ci sono più squadre di quante se ne possano ricordare. Ma la sua scelta, e quindi di seguito la mia, è caduta sui blues, una squadra che per tanti anni è stata avara di successi in patria, che per tanti anni sembrava l’eterna incompiuta, che era finita addirittura in seconda divisione. La squadra piano piano cominciò a risalire la china, cominciò ad avere tra le sue fila diversi campioni, anche italiani, come Zola, Vialli di Matteo, ricominciò a divertire, vincendo anche FA cup, Coppa di Lega e Coppa delle Coppe. In quel periodo, sei o sette anni prima dell’avvento del ricchissimo Roman Abramovič, anche io, come mio nonno cominciai ad avvicinarmi a questo club ricco di storia.

Che dire, i Blues sono unici, quando giocano te ne accorgi in città, vedi ovunque una sciarpa blu, una maglia di Drogba, ogni tanto qualcuno con una bellissima maglietta della Umbro con “ZOLA” sulle spalle. Dietro ogni angolo potresti sentire cantare “Blue is the colour”. Dovunque tu sia ti puoi sentire parte integrante di un tifo “sano”, “vero” e “verace”. Se anche non sei tifoso, se non stai andando allo stadio, basta finire in mezzo a quei capannelli di tifosi, anche per caso, per provare quelle emozioni che sono proprie del tifare la squadra del cuore, dello stare allo stadio e del vivere la propria passione, quando in realtà a volte non sei neanche vicino ad un impianto e magari non sai neanche che ci sia una partita.

E se vi racconto tutto questo è perché io lo vivo quotidianamente. Sia quando sono a Londra che quando sono a Roma, se gioca il Chelsea è come se giocasse la mia Lazio. Non sono mai riuscito, a differenza di mio nonno, ad andare a vedere i Blues allo stadio. Di sicuro è sul taccuino delle cose da fare, voglio finalmente trovarmi di fronte ad un modo diverso di vivere lo stadio, voglio trovarmi a 2 metri dal campo senza controlli assurdi e perquisizioni inutili, voglio respirare le atmosfere di un calcio diverso dal solito calcio avvelenato nostrano. E se ognuno dei nostri tifosi potesse andare a vedere una sola partita, se ognuno potesse vedere i tifosi entrare ed uscire ordinatamente, le due tifoserie (quasi) sempre rispettose, a volte anche i tifosi delle due squadre che bevono birra nello stesso pub pacificamente, forse riusciremmo ad arrivare ad un calcio migliore, ad un tifo migliore, senza l’uso della violenza che ha caratterizzato il cambiamento culturale anglosassone.

One thought on “Come nasce un amore, cronaca di una passione in Blue

  1. Descrivi molto bene la nascta di una passione calcistica !
    Evviva Chelsea
    Evviva Lazio
    Fate qualcosa di più per i vostri tifosi.!

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