La passione per il calcio inglese

L’idea che sta alla base di questo blog, spazio, sito web, chiamiamolo come più ci garba. è rappresentare un punto di vista in particolare, quello dell’appassionato non addetto ai lavori, sul calcio inglese. Estenderei il concetto a tutto il calcio britannico, anche se noi ci occupiamo solo di quello facente parte della Football Association non è che ci faccia schifo il Kilmarnock, per dire. Dicevamo, il punto di vista dell’appassionato, che spazia dai resoconti di partite e commenti su giocatori del passato a resoconti di viaggi oltremanica. Non ci siamo ancora chiesti, però, il motivo di questa passione, ciò che sta alla base del nostro essere, appunto, appassionati. Ci proverò, senza la presunzione di analizzare e individuare i motivi che spingono un ragazzo che abita in Italia a soffrire per un Everton-Liverpool, o ad emozionarsi se suonano “God Save the Queen” a Wembley.

L’altro giorno mi è stato chiesto: cosa ci trovi di bello in una maglia tutta bianca (del Tottenham)? Ora, i tifosi dell’Arsenal potrebbero ironizzare rispondendo “niente”, ma vi assicuro che non me lo ha chiesto un tifoso dell’Arsenal. Ho pensato, tra me e me, che quella persona avesse ragione: in fondo è solo una maglia bianca, magari abbinata – come è abbinata – a un paio di pantaloncini blu scuro. Aveva ragione perchè non capisce ciò che una semplice maglia rappresenta, una storia lunga cento e più anni. Solo noi lo capiamo. La maglia bianca del Tottenham, la maglia rossa a maniche bianche dell’Arsenal, la maglia a rigone blu orrizzontali del QPR, la maglia azzurra del Manchester City etc. si apprezzano se si riesce a leggere tra quei colori la storia, una storia scritta da giocatori, stadi, tifosi. La prima caratteristica del vero appassionato di calcio inglese è, dunque, capire e apprezzare la tradizione: non esiste squadra inglese (forse fatta eccezione per il Wigan e l’MK Dons) che non abbia da raccontare una storia, magari riguardante un vecchio stadio pericolante o un giocatore fenomenale che ha dedicato tutta la sua vita al club. E qui entrano in gioco altri fattori circa la tradizione, come appunto gli stadi, vero oggetto di culto dell’appassionato di calcio inglese, che magari come il sottoscritto trova più affascinante il The Dell al moderno St Mary’s (esempio a caso). O magari le vecchie partite, una finale di FA Cup degli anni ’60, un filmato di Youtube su un Spurs-Manchester United del 1975; la storia, la tradizione, il passato in cui il presente ha le radici è dunque il primo motivo che abbiamo individuato per giustificare la nostra passione senza limiti.

Il secondo motivo è l’atmosfera. E dire che è cambiata, negli anni. Hillsborough, il rapporto Taylor, e tutto ciò che fece seguito a quella tragedia hanno cambiato radicalmente lo stadio inglese, passato da luogo di calca, di tifosi ammassati sugli spalti a bomboniera che ospita tifosi seduti al loro posto, o comunque ordinatamente in piedi. Entrambe, personalmente, le trovo bellissime. Rimaniamo tutti scioccati, immagino, da vedere tifosi ondeggiare sugli spalti, correre in avanti al goal, per poi tornare indietro, tutti schiacciati, tutti tremendamente in bilico tra esultare e rimanere soffocati. Ma è uno shock positivo, affascinante, impossibile negarlo. Certo, poi ci sono gli anni ’70 e 80′ con le loro note vicende, ma gli scontri di quegli anni, il fenomeno hooligan, i Bushwackers, o l’ICF, o gli Headhunters, contribuiscono, vogliate ammetterlo o no, a formare l’atmosfera del calcio inglese, per quanto a mente fredda tutti noi ripudiamo un comportamento degenerativo come quello in questione. Ora è diverso, ma l’atmosfera rimane un punto chiave su cui si basa la nostra passione. Anfield che canta “You’ll never walk alone”, gli stadi pieni, magari sotto la pioggerellina inglese, i tifosi che applaudono la loro squadra retrocessa sono tutti fattori che contribuiscono alla voce “atmosfera”, che rappresenta a mio modo di vedere il secondo motivo della nostra passione.

Il terzo motivo, che si incastra in qualche caso con i due sopraelencati, è la voglia di fuggire da un mondo malato, ovvero il calcio italiano. Calciopoli, le varie inchieste sulle scommesse che si sono susseguite nel corso degli anni, i passaporti falsi, le liti sugli arbitraggi, le regole cambiate in corsa mi hanno fatto venire, ma sono quasi certo di poter estendere il discorso a molti di voi, la nausea. E allora un Mondo dove la moviola non esiste (l’arbitro lo si contesta, questo è da dire, ma non se ne parla per mesi), dove i simulatori vengono fischiati dai loro stessi tifosi, dove non esistono scandali di nessun tipo (se non le scappatelle dei giocatori, ma onestamente a noi, con chi trombano, poco ce ne importa), dove, incredibile ma vero, le trasmissioni calcistiche parlano di calcio! (Match of the Day, fantastico, a partire dalla sigla) indubbiamente questo mondo è un ottimo rifugio per noi migranti dal calcio italico, un rifugio in cui chiediamo volentieri asilo politico, o meglio asilo calcistico – di tifo. Ed è bello pensare che noi, che lo conosciamo bene, sappiamo che è inattuabile da noi il “modello inglese”, e ci scappa da ridere quando l’opinionista di turno, che ben che vada sa al massimo che l’Arsenal è una squadra di Londra, prova a convincerci(si) che andrebbe attuato anche qui da noi, immaginandosi famigliole intere varcare gli ingressi del nuovissimo impianto di Palermo (o di Genova, o di Firenze) per un derby Palermo-Catania (o Milan-Inter, o Roma-Lazio così abbiamo fatto tutta l’Italia).

Esiste infine un tifoso, un appassionato di calcio inglese un po’ indigesto al sottoscritto, ovvero quello che segue per “moda” o esclusivamente in relazione a una squadra. Magari il tifoso in questione si è innamorato del Manchester United di Ferguson del 1999, e da allora segue solo i Red Devils, facendo della passione per il calcio inglese una semplice conseguenza del suo tifo sfegatato. E’ un tifoso, però, che tende a trasferire nell’ambito pallonaro albionico il linguaggio e il modo di fare tipici del tifoso italiano, e magari preferisce lamentarsi dell’arbitro per un torto alla sua squadra piuttosto che apprezzare un goal di Alan Shearer con la maglia del Blackburn nella stagione 1995/1996. Non vado pazzo per questo tipo di tifoso, però molte volte si tratta di un modo per conoscere il calcio inglese, la passione verso il quale nascerà col tempo. E a proposito di tifo, chiudo questo post con una riflessione: è davvero possibile tifare una squadra inglese? In Italia non esistono confini geografici al tifo, tant’è che la Juventus fa pienoni al Sud, con gente che magari a Torino non è mai stata in vita sua; in Inghilterra invece si è più legati al, meraviglioso, concetto di “support your local team”, e non bisogna stupirsi se l’Huddersfield fa medie spettatori da metà Serie A italiana. Non voglio qui aprire una discussione trita e ritrita, ognuno tifa per chi vuole e deve andarne fiero, però per me, parere personale, è impossibile tifare una squadra inglese, di cui conosciamo poco o nulla, che magari abbiamo visto dal vivo, certo, ma che non “viviamo” 24 ore su 24. Esistono passioni forti, quelle sì, tipo la mia, ma che non escludono altre simpatie (“tifo” per una squadra di Londra, ma ne ho un’altra molto in simpatia, per esempio), che ti prendono (conosco grandi “tifosi” – sempre tra virgolette, altrimenti perderebbe senso il mio discorso precedente – del Liverpool, o dello United), che ti fanno anche star male. Ma io, “tifoso” del Tottenham, mi sono sentito tifoso (stavolta sì, senza virgolette) solo una volta, prima di Tottenham-Bolton, quando mi sono messo al collo la mia sciarpa bianca e blu e ho realizzato che da lì a poco mi sarei incamminato verso la metropolitana per andare allo stadio. Una sensazione unica, impossibile da rivivere a kilometri di distanza.

Spero sia spunto di riflessione questo pezzo, soprattutto spero arrivino altri input sul perchè amiamo questo particolare calcio, e preferiamo, in una sera d’autunno, guardarci il derby di Sheffield piuttosto che il turno infrasettimanale della Serie A.

4 thoughts on “La passione per il calcio inglese

  1. Si fa davvero fatica a non condividere ciò che vai scrivendo, d’accordo su tutto.Purtroppo solo chi è stato di persona a seguire una partita “live” potrà comprendere bene quanto scritto ma questo blog ( scoperto solo ora ) è un ottimo aiuto per chi ancora è diffidente o neofita del vero british football. Complimenti Alex

    • Ti ringrazio molto per le belle parole spese. Spero troverai sempre spunti interessanti sul blog, vorrebbe dire che stiamo facendo bene il nostro “lavoro” che è appassionare e coinvolgere

  2. Ho 21 anni e tifo Inter da quando ne avevo 5. Crescendo e conoscendo altri campionati oltre al nostro, ho imparato ad apprezzare la Premier League. Prima nutrivo solo una mera simpatia verso di essa, ora invece il tutto è sfociato in una vera e propria passione. Io sono un pallonaro, lo ammetto: sono uno che vive in funzione di poche cose, e tra queste c’è il calcio. Questa mia passione ardente per la Premier si è sviluppata solo negli ultimi 2-3 anni: ho scoperto che non riesco più a sopportare e a digerire il calcio italiano. Dal punto di vista storico, ritengo che il nostro calcio sia stato il migliore (parlo degli anni ’80 in particolare), ma dal 2000 in poi ho avuto la sensazione fortissima che il nostro calcio sia caduto in un baratro senza fondo. Avvicinarmi alla Premier per me ha significato scovare un’oasi felice in cui godere a pieni polmoni il CALCIO, quello vero. E sono fermamente deciso ad avere (a partire dall’anno prossimo) la Premier come campionato di riferimento, e non più la Serie A. Questo non significa che non tiferò più Inter (impossibile, è parte integrante di me, è come la mamma) ma sicuramente seguirò il calcio italiano con molto meno interesse rispetto agli anni scorsi. Per quanto concerne la questione del tifo “patriottico” non sono d’accordo, credo che ognuno debba tifare la squadra che più gli fa “rizzare” i peli dai brividi e dalle emozioni, il resto non conta. Per quanto mi riguarda, c’è in atto un ballottaggio tra Liverpool e Arsenal, sono 2 squadre che mi affascinano da morire ma tifare per entrambe non è ne possibile ne auspicabile. Il Liverpool mi piace per molti aspetti: – Rapporto simbiotico e familiare tra squadra e tifosi; – la Kop e il suo You’ll never walk alone; – la magia di Anfield; – Gerrard, uno dei miei giocatori preferiti da sempre; lo stemma con la fenice, sublime; il passato glorioso e un presente difficile da aggiustare…L’Arsenal invece mi piace perchè: – Londra è la mia città preferita e quando penso ad essa mi vengono subito in mente i Gunners; quel suo appeal “cool”, per certi versi anche sexy; – perchè ho visto “Febbre a 90°” e mi sono emozionato; -perchè ricordo che da piccolo Henry mi ha fatto amare il calcio con le sue funamboliche giocate; – perchè le magliette dei Gunners sono spettacolari ogni anno, ricordo la maglia “granata” dell’anno 2005/06, una delle mie preferite di tutti i tempi; – perchè è la squadra tifata dalla Regina, e non è un dettaglio trascurabile eh!😀 Solo il tempo saprà dirmi quale tra le 2 si approprierà del mio cuore. Detto questo, ti faccio i miei più grandi complimenti per questo blog che trovo a dir poco fantastico e stuzzicante per noi amanti della Premier !!!😀 Ciao Pierpaolo !🙂

    • Grazie mille per i complimenti!🙂 sono d’accordissimo con quel che dici, ovviamente.
      Per quanto riguarda la tua squadra, continua a seguire e prima o poi ti innamorerai di una sola squadra…io••••••••••••• ci ho messo quasi 12 anni per trovare la “mia” squadra, quindi buona fortuna!!!😀
      E grazie ancora per i complimenti, ti aspettiamo ancora😉

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