Un pomeriggio tra i tifosi del Leicester City

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Venerdì-Sabato-Domenica-Lunedì Cristian ed io eravamo a Londra. Lascio a lui il resoconto del viaggio, e mi concentro su un momento in particolare: l’incontro con i tifosi del Leicester City, a Londra per la sfida di FA Cup tra la loro squadra e il Chelsea. Proprio come noi (che non tifiamo nè Leicester nè Chelsea). E’ Domenica, e dopo un giro a Loftus Road ci avviciniamo a Stamford Bridge 3 ore prima della partita, dato che dobbiamo ritirare i biglietti al ticket office e vogliamo farlo in tutta tranquillità, senza incontrare code. Breve giro nel fornitissimo Store del Chelsea (sono bellissimi questi store, forse sintomo però di quanto ormai il calcio sia commerciale), acquisto del programma della partita, tour intorno a Stamford Bridge e già compaiono i primi tifosi del Leicester. D’altronde sono annunciati in 6.000 in arrivo dal Leicestershire..

Finito il giro di primo impatto con lo stadio andiamo a mangiare in un locale Tex-Mex alla stazione di Fulham Broadway, e dalla metro nel crescente afflusso di tifosi eccone altri del Leicester, solo alcuni con la maglia bianca come suggerito dalla società, ma tutti comunque colorati dai colori della loro squadra. Si notano anziani signori, famiglie, giovani tifosi, tutti con l’aspetto di chi è venuto a vedere una partita di calcio e non a fare la guerra, ed è un primo punto a favore loro rispetto ai nostri standard. Ci lanciamo sull’hamburger piccante immaginandoci il clima che troveremo alla partita.

Decidiamo di entrare allo stadio con molto anticipo per goderci lo spettacolo delle tribune che si riempiono e dei giocatori che entrano in campo, e prenderci anche la classica birretta pre-partita. Gli spalti sono ancora vuoti, solo nello Shed End, per l’occasione riservato totalmente ai tifosi ospiti, spuntano le prime due bandiere Foxes. Col passare del tempo inizia l’afflusso di spettatori, ed è proprio il settore del Leicester a riempirsi con maggior velocità, risultando stracolmo al fischio d’inizio (in generale lo stadio presenta solo qualche spazio vuoto nella parte alta dell’East Stand). Una partita di Coppa con lo stadio pieno: segnate +2 al punteggio Inghilterra-Italia.

La partita scorre via secondo pronostici, con il Chelsea che segna 2 volte in pochi minuti a inizio partita ma con un Leicester abbastanza pericoloso davanti, mentre il reparto arretrato lascia particolarmente a desiderare, con Bamba e Morgan davvero troppo legnosi per gli scattanti Kalou, Sturridge e un Torres in giornata di grazia. I tifosi, in compenso, vincono la partita contro i seppur ottimi sostenitori locali: un canto continuo, rumoroso, gioioso, dedicato a chi pensa che la Premier e in generale il calcio inglese sia uno spettacolo riservato a spettatori teatrali muti e noiosi. Segniamo dunque +3 al punteggio del paragrafo precedente.

Le esplosioni ai goal del 1-3 e del 2-4, favolose nella loro inutilità, anche unite ai gesti di scherno rivolti ai tifosi Chelsea divertiti dal tutto, concludono una partita più equilibrata di quanto possa dire il risultato finale, nonostante la superiorità dei londinesi sia stata chiara durante i 90 minuti di gioco. I giocatori del Leicester vanno ad applaudire i loro tifosi, festanti nonostante la sconfitta, mentre i cori che si alzano dagli spalti fanno chiaramente capire che il Chelsea andrà a Wem-ber-lee. Una festa che coinvolge tutti, con gli sconfitti che non sradicano seggiolini e li tirano in campo, non danno fuoco a nulla, non mandano a cag… i loro giocatori. Segniamo +4.

A questo punto il tifoso italiano si domanderà: chissà quanto li han tenuti dentro allo stadio prima di farli uscire, come avviene da noi. Sbagliato: i tifosi ospiti escono subito, insieme a quelli di casa. E nelle vie del deflusso, tra poliziotti a cavallo di cavalli incredibilmente tranquilli, gli sfottò continuano, a pochi centimetri e col sorriso sulle labbra, e senza coltelli in tasca. “Chelsea, Chelsea!” cantano i tifosi di casa, a cui i tifosi Foxes rispondono con “Leicester, Leicester!” e così via, senza risse, senza che i tifosi ospiti debbano nascondere la sciarpa sotto la giacca per paura di essere aggrediti. Segniamo +5.

La maggior parte dei tifosi del Leicester si dirige verso la stazione del tube di Fulham Broadway sulla District Line, per raggiungere la stazione di Euston – con cambio a Embankment. E qui inizia lo spettacolo vero. Una marea di tifosi inizia a cantare, a fare baccano battendo sui vetri della metropolitana, a prendere in giro i tifosi Chelsea. Qualche chicca: il coro anti-Nottingham (“oh Nottingham is full of sh…”), il coro “abbiamo perso 5-2 ma ancora cantiamo”, la presa per i fondelli ai tifosi del Chelsea accusati di essere non-londinesi (“i tifosi del Chelsea che arrivano da Manchester possono cambiare qui a Victoria per il treno”, udito sul treno alla fermata, appunto, di Victoria). Unici. Rimango colpito da una ragazzina, maglietta (a maniche corte! che freddo) del Leicester, sciarpa al collo, seduta sulle gambe della mamma e col papà vicino. Vogliamo segnare +6? Segniamo, dai.

Intere famiglie, ragazzine, ragazzi, signori anziani, tutti lì a seguire il loro local team. E a darci una lezione di tifo, fatto di sfottò e cori, ma senza che questo significhi danni agli altri; senza accoltellamenti, tessere del tifoso e gabbie. Il modello inglese, preso come esempio qui da molti, non è attuabile nella sua interezza perchè manca un aspetto essenziale: la cultura sportiva. Ringrazierò sempre John, Richard etc. nomi inventati di gente che avrei voluto conoscere e che mi hanno davvero insegnato in un pomeriggio londinese il concetto di tifo vero, quello che ti fa fare 100 km per andare a vedere la tua squadra a Stamford Bridge, sapendo già che al 90% perderà, tornando a casa cantando e col sorriso sulle labbra. Io non segno più il punteggio, perchè ormai è chiaro, hanno vinto loro.

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