Live life in a bubble.

Si sta nuovamente riempiendo di bolle di sapone il cielo di Upton Park. Sono quelle che si alzano sempre più spesso dalle tribune del Boleyn Ground, e che vogliono dire solo una cosa: il West Ham sta tornando. Dopo una serie di stagioni mortificanti, culminate con l’amara retrocessione in Championship, gli Irons stanno finalmente affrescando un campionato di livello, frutto prima di tutto di una gestione assennata in sede di calciomercato. Certo, sono lontani i tempi i cui il West Ham vinceva la Coppa Rimet (la finale del Mondiale del ’66 decisa da una tripletta di Geoff Hurst e da un gol di Martin Peters, con Bobby Moore giocatore-simbolo di quell’Inghilterra a forte tinte claret&blue) e della Academy of Football. Sono lontani i tempi, meno vincenti ma altrettanto esaltanti, di Harry Redknapp in panchina e Paolo Di Canio in campo, della Coppa Uefa e delle Dottor Martens stampate sulle magliette.

Tuttavia la la stagione in corso è comunque  una bella boccata d’ossigeno per tutto l’ambiente, mortificato dalle ultime, pessime, annate. Una boccata d’ossigeno necessaria quanto benefica, così come è sembrata benefica la retrocessione dello scorso anno: il ritorno in Championship, avvenuto sotto la gestione Avram Grant, alla guida degli Irons dal giugno del 2010, è solo la punta dell’iceberg di una gestione scellerata della società, incapace di gettare le basi di un progetto credibile dopo l’esonero del manager Alan Pardew, sollevato dall’incarico dopo il deludente inizio della stagione 2006-2007 (è pesato nella scelta della dirigenza anche la prematura eliminazione in Coppa Uefa per mano del Palermo). Nonostante un calciomercato principesco, che ha portato in claret&blue giocatori come Carlitos Tevez e Javier Mascherano, gli Irons di quell’anno non riescono mai a ingranare le marce alte, navigando nei bassifondi della classifica per tutto lo primo scorcio di Premier. Al suo posto quindi arriva Alan Curbishley (fortemente voluto dal nuovo proprietario islandese Eggert Magnusson), ma la stagione non decolla: solo un super Tevez (7 gol nelle ultime 10 di campionato, compreso quello al Manchester United campione d’Inghilterra) riesce a tenere a galla gli Irons, che strappano la salvezza all’ultima giornata. Nella stagione successiva il West Ham vivacchia a centro classifica, ma ai vertici arriva un nuovo scossone: Magnusson cede la poltrona a Gudmundsson, uomo tra i più ricchi d’Islanda. Complice questo avvicendamento a poche giornate dall’inizio della Premier 2008-2009 Curbishley lascia la panchina, affidata, un po’ a sorpresa, a Gianfranco Zola. L’ex consulente tecnico dell’Under 21, dopo un inizio difficoltoso, stupisce tutti e guida la squadra alla salvezza con due giornate d’anticipo, grazie anche ai gol (8) di Alessandro Diamanti. Come già successo con Pardew e Curbishley, anche il giocattolo costruito da Zola viene rotto sul più bello: il consorzio islandese cede la società prima alla CB Holding, quindi a due imprenditori inglesi, David Gold e David Sullivan. Zola viene esonerato e la nuova proprietà affida la panchina ad Avram Grant. Il resto è storia recente. L’ex allenatore del Chelsea guida la squadra a una delle stagioni più tristi di sempre, e viene sollevato dall’incarico a una giornata dal termine, a retrocessione in Championship già decisa. Nell’ultima, inutile, giornata in panchina si siede Kevin Keen. Magnusson, Gudmundsson, CB Holding, Gold&Sullivan: 4 proprietari nelle ultime 5 stagioni, conditi da altrettanti allenatori (escludendo l’epifania di Keen): sono questi i numeri che di fatto hanno condannato il West Ham al ritorno nel secondo campionato inglese. Per fortuna però la scorsa estate qualcosa sembra essere cambiato: la società ha deciso di puntare fortemente su un tecnico esperto e preparato, quel “Big” Sam Allardyce famoso per l’efficacia del suo gioco piuttosto che per la sua bellezza. Sotto la sua supervisione, gli Irons hanno costruito una squadra perfetta per la Championship, con giocatori di assoluto affidamento: su tutti il difensore Abdoulaye Faye e i centrocampisti Papa Bouba Diop, Mark Noble e Kevin Nolan, veri e propri crack per l categoria. A questi si aggiunge il colpo a sensazione messo a segno nel mercato di gennaio: l’attaccante Nicky Maynard, che rinforza un reparto offensivo già provvisto dell’imprevedibilità di Julien Faubert e di quel Carlton Cole che solo qualche anno fa sembrava una promessa del calcio d’Oltremanica. Una squadra solida e compatta quindi, che sta mantenendo le promesse: al momento infatti, dopo 29 giornate di campionato, il West Ham guida la Championship con 57 punti, uno in più del Southampton e quattro in più del Cardiff City terzo in classifica. Finisse così quindi sarebbe promozione diretta (con tanti saluti agli anni dello yo-yo), anche se ovviamente il romanzo della stagione 2011-2012 è ancora tutto da scrivere. Quello che non potrà essere cancellato, qualunque sarà l’esito del campionato, è la ritrovata euforia che sta avvolgendo tutto l’ambiente claret&blue: finalmente a Boleyn Ground si è rivista una squadra che lotta su ogni pallone, aggressiva e pugnace come i tifosi dell’Inter City Firm. Poco importa se il calcio di Allardyce è quanto di più lontano esista dai principi della Academy of Football, quello che conta è tornare ad avere una Squadra con la S maiuscola. Esempio lampante di tutto ciò è stata l’eroica vittoria nel deby con il Milwall, conquistata lo scorso 4 febbraio. Reduci dall’unica vera figuraccia rimediata in stagione, il 5 a 1 sul campo dell’Ipswich Town del 31 gennaio, gli Irons sfoderano contro i Lions la più bella partita del campionato, che rimarrà negli annali di una rivalità più sentite d’Inghilterra. In 10 contro 11 dal 9′ minuto (espulsione diretta di Kevin Nolan) infatti, i ragazzi di Allardyce sono riusciti nell’impresa di vincere per 2 a 1, mandando in visibilio gli oltre 27.000 tifosi presenti ad Upton Park: l’I’m forever blowing bubbles finale ha avuto il sapore della rinascita per chi tanto ha sofferto, sportivamente parlando, negli ultimi anni. Una vittoria firmata Cole e Reid, in cui è racchiusa tutta l’essenza di una squadra che sta rinascendo dalle ceneri di anni gettati al vento all’inseguimento di un progetto a cui mancava tutto per essere tale. Per un pomeriggio Green Street è tornata ombelico del mondo del calcio londinese: i Leoni sono stati uccisi, e le bolle di sapone hanno ripreso a volare alto. In attesa che il miracolo di Big Sam si completi in primavera e che gli Irons possano tornare sul palcoscenico che più meritano, quello della Premier.

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