La prima parte di stagione del Chelsea

“Siamo in gioco in tutte e tre le competizioni (F.A. Cup, Premier League e Champions League), addirittura in campionato abbiamo qualche punto in più dell’anno scorso”.  Queste erano le parole del vice allenatore Roberto Di Matteo alla vigilia del match di F.A. Cup contro il Portsmouth (vinto dai Blues con un tondo 4-0). Una visione molto ottimistica: in Premier la posizione occupata è la quarta, con ben undici punti di ritardo rispetto alla capolista City e otto nei confronti del Tottenham e dello United. Senza scordare le inseguitrici (essendo il quarto l’ultimo posto per la Champions league), con l’Arsenal indietro di solo un punto. In Champions League i Blues hanno conquistato la prima posizione nel girone E (formato da Valencia, Genk e Bayer Leverkusen), ma non senza fatica: il passaggio del turno è stato in dubbio fino all’ultimo turno, conquistato nella vittoria decisiva contro il Valencia, uno dei pochi incontri della stagione in cui il Chelsea abbia veramente convinto. Il sorteggio degli ottavi ha abbinato la squadra di Stamford Bridge con il Napoli, con la prima gara da giocare al San Paolo. Un sorteggio non positivo per il Chelsea, che viene accoppiata con una delle seconde classificate più forti, rendendo difficoltoso il passaggio ai quarti. Insomma la situazione non è delle migliori, un ritardo importante in Premier League e un ottavo difficile in Champions preoccupano un po tutti, soprattutto il proprietario Roman Abramovich. E pensare che l’entusiasmo ad inizio stagione era grandissimo, con l’approdo sulla panchina di Andres Villas-Boas (fortemente voluto da Roman, che ha dovuto pagare 15 milioni di euro circa per liberare il tecnico), reduce da una stagione vincente con il Porto (Europa League, Campionato e Coppa di Portogallo) e l’acquisto di Juan Mata e Lukaku.

Andres Villas-Boas, alle prese con una stagione difficile

I primi dubbi sono emersi dopo una decina di partite: gli incontri vinti raramente sono accompagnati da prestazioni convincenti, e anzi, si ha l’impressione che un errore difensivo possa essere commesso da un momento all’altro. E proprio questo il più grande problema dei Blues: la difesa, che negli ultimi anni era stato il punto di forza della squadra londinese, viene trafitta troppe volte, spesso per via di errori banali (basti pensare allo scellerato retropassaggio di Malouda nel match contro i Gunners). Eppure il reparto è composto da elementi validi: John Terry e David Luiz, entrambi difensori di livello mondiale, sono i due centrali titolari, Cole e Bosingwa (spesso alternato con Ivanovic) i due terzini. E i punti buttati dal Chelsea cominciano a fare la differenza: partite in cui il pallino del gioco è in mano ai Blues, finiscono per essere pareggiate (se non perse) per disattenzioni e decisioni sbagliate dal reparto difensivo. Meno problematico è il centrocampo, con elementi giovani (Romeu, Obi Mikel, Ramires e Mata) affiancati da giocatori più esperti (Meireles, Lampard). Un centrocampo che fa della fisicità il suo punto di forza, avendo a disposizione giocatore con spiccate doti fisiche. Di contro c’è un tasso tecnico inferiore rispetto alle altre squadre di vertice: sotto questo aspetto Lampard e Mata (sempre più usato come attaccante) sono gli unici a fare la differenza tecnicamente, e spesso il gioco ne risente essendo costretti a manovre più “semplici”. L’attacco è l’altro grande problema del Chelsea: molti dei gol provengono su invenzioni di Mata , calci piazzati o accelerazioni di Sturridge. Un attacco troppo dipendente dai singoli e molto prevedibile: Villas-Boas ha più volte cambiato le carte in tavola, passando da una sola punta, a due (Drogba e Torres in prove di coesistenza sul campo) ed infine l’attuale attacco a 3, con Drogba centrale e Mata e Sturridge larghi.

Daniel Sturridge, capocannoniere dei Blues

Quest’ultimo è una delle poche note positive del Chelsea fin’ora: tornato dal prestito al Bolton, finora ha realizzato ben 9 gol e mostrando grandissimi miglioramenti, guadagnandosi anche la chiamata di Fabio Capello. Male invece Torres: il ragazzo non riesce a decollare, e ultimamente è panchinato a favore di Drogba. Ricapitolando, non è più il Chelsea che subiva pochissimi gol e ne segnava tantissimi, ma una squadra in via di costruzione, che ancora non ha trovato una sua identità dentro e fuori dal campo. Villas-Boas infatti non è riuscito a creare una affinità con i giocatori (cosa che era riuscita a Carlo Ancelotti) e anzi, le liti con i senatori sono state frequenti, con il risultato l’allontanamento di Anelka dalla squadra (ora in Cina). In campo i problemi per il tecnico sono stati soprattutto tattici: varie le formazioni utilizzate (4-4-2, 4-3-3, 4-3-2-1), ma nessuna ha convinto a pieno. Le colpe ovviamente non sono solo del tecnico, ma anche della società che negli ultimi anni ha fatto sempre un mercato “casuale”, senza seguire uno schema o un progetto. E quello che un tifoso Blues si augura, è proprio questo: lasciar lavorar serenamente Villas-Boas e operare sul mercato coinvolgendolo, comprando giocatori che rientrino nei piani del portoghese. Solo allora potremmo valutare il suo operato, sperando che sia una valutazione positiva.

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